Il settore tessile
È opportuno considerare la prima rivoluzione industriale come composta non da una, ma da un insieme di rivoluzioni nel sistema tradizionale di attività economica, ognuna derivante in parte da una serie di cause indipendenti ed ognuna interagente con le altre nel produrre effetti cumulativi, le cui cause è molto difficile isolare. Possiamo dire che la rivoluzione demografica, la rivoluzione agraria, la rivoluzione dei trasporti e la rivoluzione commerciale furono le condizioni preliminari più importanti per la riuscita dell’industrializzazione e l’elevato sviluppo economico che l’accompagna. Generalmente si assume sia al centro della prima rivoluzione industriale lo sviluppo della moderna industria manifatturiera e tutto ciò che essa implica: unità produttive di grandi dimensioni, per esempio, macchinari che fanno risparmiare tempo e favoriscono l’organizzazione del lavoro.
Le industrie rivoluzionarie
Ci furono due attività industriali che più di tutte le altre sperimentarono per prime i mutamenti rivoluzionari nella tecnologia e nell’organizzazione economica che resero l’Inghilterra “l’officina del mondo”. Esse furono l’industria del cotone e l’industria del ferro. Si è d’accordo che il primo motore sia stato l’industria del cotone.
Perché il cotone?
Il problema interessante è perché il cotone e non un’altra industria qualsiasi ha aperto la strada e come una singola industria ha potuto svolgere un ruolo tanto importante nel ristrutturare l’economia di una nazione.
- Scarsa densità dell’industria del cotone all’inizio della sua trasformazione: meno soggetta a regolamentazione;
- Maggiore attitudine del cotone alla meccanizzazione: fibra più uniforme e meno instabile rispetto alla lana, cioè con caratteristiche che la avvantaggiavano in una fase in cui le macchine non erano ancora perfezionate;
- Mercato dei tessuti di cotone più elastico e suscettibile di espansione: i tessuti di cotone, resistenti, leggeri e colorati avevano già conquistato i mercati europei, dove si era verificata una sorta di successo anche sui mercati oltreoceano (America e Africa in particolare);
- Maggiore elasticità dell’offerta della materia prima: il passaggio da un raccolto di cotone all’altro richiedeva meno tempo dell’allevamento delle pecore;
- Concentrazione geografica dell’industria cotoniera: clima umido, molto adatto per la filatura; ricchezza di acqua e presenza di giacimenti di carbone che assicuravano abbondanti fonti di energia inanimata; buona offerta di manodopera a basso costo; vicinanza al porto di Liverpool; diffusione della coltivazione del lino;
- Capacità dell’economia britannica di soddisfare la domanda di fattori di produzione dell’industria del cotone: grande offerta di manodopera, anche specializzata; buona offerta di cotone greggio attraverso i canali del commercio internazionale;
- Precocità nell’adozione delle macchine: profitti dell’innovatore.
Industria laniera nel XVIII secolo
Nel XVIII secolo, l’industria laniera è ancora il fulcro dell’economia britannica, la più importante per numero di addetti, valori di prodotto e capitale investito, e offre il modello caratteristico della tradizionale forma di organizzazione della produzione: a domicilio. Si tratta di un’industria:
- Di antica costituzione, che adottava metodi di produzione rimasti invariati da secoli;
- Diffusa territorialmente, con delle zone di concentrazione nel West Country, nell’East Anglia e nello Yorkshire;
- Dipendente da una materia prima largamente disponibile in loco, la lana appunto;
- In grado di lavorare un panno di lana fine e di ottima qualità;
- Esportatrice;
- Protetta dallo Stato in quanto vi era il divieto di esportazione della lana, il divieto di emigrazione di lavoratori qualificati, divieto di importazione di tessuti che potessero far concorrenza ai panni di lana sul mercato nazionale e l’obbligo di seppellire i morti con gli abiti di lana. Inoltre, è sottoposta a una rigida regolamentazione, vi erano prescrizioni relative alla lunghezza, alla larghezza e al peso delle pezze, alle modalità di svolgimento del ciclo di lavorazione.
Industria cotoniera nel XVIII secolo
Nel XVIII secolo, l’industria cotoniera è ancora un’industria di modeste dimensioni. Si tratta, infatti, di un’industria:
- Di recente costituzione, è stata introdotta nel paese da immigrati europei nel XVII secolo;
- Localizzata a Lancashire;
- Dipendente da una materia prima, il cotone, non disponibile in loco, bisognava quindi importarlo;
- Produttrice di un tessuto grossolano (ordito in lino e trama in cotone), incapace di competere con i tessuti di cotone indiani;
- Organizzata come un’industria a domicilio: la filatura soprattutto in campagna e la tessitura anche in città;
- Boicottata per tutelare gli interessi dei produttori lanieri (Calicò Acts: legge/serie di leggi emanate dal Parlamento inglese secondo la quale dalla colonia indiana non poteva più essere esportato il prodotto finito (il calicò, detto anche “cencio della nonna”, tessuto leggero) ma solo cotone grezzo per favorire la nascente industria tessile inglese.