Il ritorno della storia
Louis Kahn
Louis Isadore Kahn (1901-1974), d’origine estone ma naturalizzato statunitense, si pone in primo piano nel dibattito che nasce quando viene messo in discussione il Movimento Moderno e i suoi ideali. Kahn vuole perseguire un’architettura più colta e meno omologata, libera dal dogma della modernità che rifiuta il passato o che lo prende come modello teorico per poi distaccarsene totalmente. Kahn, differentemente da Wright, non esclude le lezioni dell’architettura europea, forse anche per un sentimento che lo lega all’Europa per la sua origine.
Formato da Paul Cret, si appassiona alle opere tradizionali delle Beaux-art parigine come quelle di Viollet-le-Duc e Labruste e al Compendio di lezioni d’architettura di Durand. Questa sua passione per l’architettura europea lo porta anche a viaggiare in Europa per studiare i borghi medievali italiani, l’architettura classica greco-romana ma al tempo stesso anche l’architettura moderna di Le Corbusier.
Assimilando questi due linguaggi (antico e moderno) Kahn trova la sua originalità: è necessario un ritorno alla monumentalità, come quella dei palazzi tardoromani in mattoni che vede durante il suo viaggio romano, da inserire nel moderno. La produzione architettonica di Kahn riuscirà, senza esprimersi esplicitamente, a confutare tante indicazioni dell’International Style come la ricerca di leggerezza dei volumi tramite il sollevamento dal terreno e le ampie vetrate, con un ritorno decisivo alla massa muraria.
Con Kahn la forma torna a prevalere sulla funzione ed è una forma derivata dagli edifici del passato, soprattutto richiamandosi al medioevo italiano e francese, all’architettura classica, alle piramidi egizie e alle architetture visionarie di Boullée e i codici compositivi di Durand. L’architetto però non invoca un nostalgico desiderio di ritorno al passato, bensì riesamina le architetture antiche e innesca un processo di ritorno alle forme pure e alle loro generatrici.
L’uomo, secondo Kahn, accetta la sua componente emotiva, giovandosene di fronte alle forme semplici ed evocative di edifici molto simbolici, che concretizzino le idee che stanno alla base delle istituzioni che ne stanno all’interno (≠ uomo razionalista che calcola tutto per il suo benessere senza concedersi nulla se non l’utile e l’utilizzabile). I grandi volumi e spazi di Kahn sono da comprendere insieme ad un'altra componente fondamentale: la luce. La luce in Kahn è vista come un vero e proprio materiale, che influisce nella progettazione in maniera diretta.
Opere principali
Le opere di Kahn si concentrano tutte tra il 1950 e la sua morte (1974) e sono costruite soprattutto in India e negli USA. Kahn prevalentemente costruisce edifici pubblici, simbolo delle istituzioni del progresso della civiltà umana; ogni suo edificio è pensato e costruito con enfasi formale, grande impatto emotivo e una grande precisione nei dettagli, a volte a discapito della funzionalità.
Yale University Art Gallery
La prima espressione di rilievo è la Yale University Art Gallery (New Haven, Connecticut, 1950-53) in cui si sente ancora la vicinanza alla modernità di Van Der Rohe però con un’attenzione particolare per gli aspetti legati alla tecnologia e agli impianti. Come professore di Yale, viene incaricato infatti di fare questo ampliamento che trova delle soluzioni originali come la scelta di utilizzare per le solette una struttura a moduli tetraedrici in cemento armato. Esternamente però la Yale art Gallery si chiude con una parete in mattoni priva di apertura, come fosse a protezione dei preziosi oggetti contenuti, mentre, in contrasto, il prospetto verso la corte interna è completamente vetrato.
First Unitarian Church and School
Un diverso atteggiamento lo si nota con la First Unitarian Church and School (Rochester, New York, 1959): il progetto legato alla sfera del sacro intriga la creatività di Kahn e ne scaturisce un disegno con al centro, come fulcro di tutto, il tempio, esemplificato prima in un quadrato e poi modificato in un rettangolo; attorno ad esso si articolano gli altri ambienti ad uso scolastico o per servizi, che fanno a formare una cortina di difesa per l’ambiente dedicato al culto. Il complesso restituisce quindi un’immagine di roccaforte medievale con la movimentazione dei volumi ottenuta da alternanza tra pieni e vuoti: le tagliate verticali della facciata sono incassate nelle pareti in sfondato, così da essere protette dagli aggetti della muratura in mattoni.
Salk Institute
Nel Salk Institute (La Jolla, California, 1959-65) il sito su cui costruire, in affaccio sull’oceano Pacifico, ispira l’architetto a disegnare un progetto di estrema armonia tra spazi aperti ed edifici che costeggiano le piazze orientate verso il mare. Il complesso è in cemento armato a vista con inserti in legno, e nella piazza centrale uno stretto canale porta un esile corso d’acqua a tuffarsi in una vasca ad un livello inferiore.
Indian Institute of Management
Nella sede dell’Indian Institute of Management (Ahmedabad, India, 1963-74) Kahn esplica la forza della massa architettonica con volumi definiti e dimensioni imponenti, che sono però scavati per rispondere ad un preciso illuminamento o areazione o per semplice decorazione. I mattoni a vista dialogano con coerenza con gli architravi in cemento armato, tra i quali spiccano i grandi archi e le aperture semicircolari contrapposte degli edifici dei dormitori.
Parlamento di Dacca
La sua opera più impegnativa è la sede del parlamento di Dacca (Bangladesh, 1962-dopo la sua morte). Il tema gli permette di concretizzare la sua idea per cui le istituzioni hanno un ruolo primario nella vita civile e per cui gli edifici che le ospitano debbano avere un forte valore simbolico. Kahn identifica nella sala dell’assemblea il fulcro dell’edificio, rivestendola di sacralità mettendola al centro del progetto, mentre il resto degli edifici si dispone a corolla di questo nucleo. Il disegno parte da un quadrato.
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