Descrizione
A pochi testi di poesia compete, quanto a Il Giorno di Parini, il pieno diritto di qualifica a opera in fieri; in pochi infatti si staccano dalla propria pagina come da un qualcosa di perfettamente oggettivato. Per alcuni, però, quest'impossibilità si pone nei termini di un rapporto mai risolto. Il Parini fa parte di questi, dal momento che in un arco di composizione di 50 anni non portò mai a termine il proprio lavoro; non solo, ma anche gli elementi già terminati, o addirittura dati alle stampe, continuavano a essere riscritti e modificati.
La storia de Il Giorno
Nella storia particolare di Il Giorno forse questo processo va a ovviare il problema dell'assenza di una struttura originale nel processo della fase iniziale, così che l'esecuzione scalare dei vari poemetti venne man mano imponendo una diversa ristrutturazione dell'insieme. Dire però a priori se le ragioni siano altre è impossibile. Più importante risulta essere, invece, ribadire la necessità di distinguere sulla base della tradizione manoscritta e a stampa, nonché di tenere distinte editorialmente due redazioni de Il Giorno.
Le due redazioni
Una corrisponde al progetto di partenza di un’opera in tre parti di cui realizzate completamente (il Mattino nell’edizione del ’63 e il Mezzogiorno del ’65), e una terza, la Sera, promessa per la primavera del ’67. Una seconda redazione, consegnata unicamente a carte autografe, risponde a un progetto più tardo di un’opera in quattro parti, dove il Mattino e il Mezzogiorno (ribattezzato Meriggio), radicalmente rielaborati, si completano con il Vespro e la Notte.
La tesi dell'ambiguità pariniana, nata su certe dissonanze de Il Giorno, dipende non poco dalla confusione editoriale delle due redazioni del poema, per cui, dalla prima stampa del 1801 a cura di Francesco Reina alla più recente di Mazzoni, non si è trovato ostacolo a mettere insieme il testo del Mattino e del Mezzogiorno, con il Vespro e la Notte ricavati dai manoscritti. In molti casi, contaminare tra le loro lezioni che appartengono a fasi diverse del lungo processo elaborativo diviene un pastiche dove i raccordi interni divengono necessariamente precari.
La struttura delle ultime due parti presuppone il testo delle prime due, come esso appare rielaborato nei manoscritti, e non quello primitivo delle stampe; e dove, per giunta, due toni, due momenti diversi della poesia pariniana, sono costretti a convivere forzatamente insieme, secondo un'unità del tutto illusoria, perché la prima metà risulta temporalmente e, quel che più conta, stilisticamente coeva alle odi giovanili, all’arte del primo Parini, mentre la seconda è contemporanea alle grandi odi dell’età della maturità.
Le difficoltà editoriali
Le difficoltà non terminano qui, dal momento che ogni autografo su cui si fonda la seconda redazione è una trascrizione in pulito, e costituisce quindi una conclusione provvisoria di una fase di lavoro che vi si concreta e, materialmente, vi si annulla. Ne deriva dunque che, salvo casi eccezionali in cui è dato di cogliere l’impiantarsi di una nuova lezione su una lezione precedente, si dispone di documenti che consentono di confrontare tra loro una serie di momenti conclusivi, di esiti.
A tutto ciò si deve aggiungere che Parini non corregge le proprie carte in maniera rettilinea, ma ritorna spesso indietro, quasi a cercare nel passato una sicurezza momentaneamente smarrita; questo tipo di recupero si fa più frequente proprio nell’ultimo periodo di produzione: da un massimo nel Mattino a un minimo nella Notte, mentre per gli altri non si può dire granché dal momento che sono testimoniati da un unico manoscritto.
Si comprende quindi che la soluzione non deve essere cercata nella singola variante, ma nel quadro generale di produzione del poeta.
La prima redazione
Il Mattino del 1763
Il primo cenno al Mattino, il solo che si conserva prima della stampa, cade nel capitolo all’Agudio, da porsi intorno al ’62; la stampa avvenne l’anno seguente, non per esitazione o ripensamenti dell’autore, ma a causa delle sue pessime condizioni economiche. In realtà, in questa prima fase, si avverte quasi una necessità di velocità, un che di resoluto, come si vede nel fatto che al Mattino segua, nel ’65, il Mezzogiorno, e come, nel ’66, Parini dimostra sicurezza nel promettere una terza parte al Colombani. Questa sicurezza però era fittizia, si può dire dal momento stesso in cui i freschi esemplari a stampa del primo poemetto escono anonimi, a Milano, dalla tipografia di Antonio Agnelli.
L’imprimatur del 24 marzo ebbe un successo superiore a qualsiasi attesa; l’edizione, detta prima tiratura, di tiratura certamente limitata a causa delle problematiche di spesa, si esaurì ben presto. Così, dopo qualche mese, fu necessario farne una seconda edizione; questa non era una semplice ristampa, ma venne aggiunta una nota, che spiega Filauzio, e si dovette di conseguenza ricomporre tutto il testo, probabilmente in fretta e furia, come dimostrano gli errori. Quest’occasione venne sfruttata da Parini anche per modificare parte della punteggiatura e alcune grafie delle parole, ma anche per inserire nuove lezioni.
Nella lettera al Colombani, citata sopra, oltre alla Sera, Parini prometteva anche di modificare e di ampliare i manoscritti già stampati; scriveva infatti di suo pugno alcune postille e miglioramenti su esemplari di lavori, in particolare sul Mattino, che dimostrano una cura emendatoria, ma, in quanto lasciano impregiudicato, strutturalmente, l’impianto originale delle prime parti dell’opera, devono ritenersi anteriori al radicale ripensamento del piano de Il Giorno.
Uno dei due esemplari del Mattino, detto a, sconosciuto sin qui agli editori e alle bibliografie, si conserva presso la Biblioteca Nazionale Braidense (AB IX 54), appartiene alla prima tiratura del ’63 e reca, con poche varianti di lezione, crocette e sottolineature certamente di mano del Parini per richiamo a versi o a parole che non lo lasciavano del tutto soddisfatto.
L’altro esemplare, detto b, è invece noto, e viene detto Ambr. IV I; viene spesso citato come esemplare Cerretti, perché o dal Parini a lui donato o perché da lui sottratto al Parini, o anche come esemplare Bentivoglio. Non è propriamente originale, ma la copia che venne tratta da Francesco Reina, servendosi di un altro esemplare dell’edizione Agnelli dove trascrisse varianti, segni e postille autografe dell’originale, ottenuto in prestito tramite il comune amico Leopoldo Cicognara, dal marchese Bentivoglio, a cui Cerretti l’aveva venduto a caro prezzo.
Accadde però che il Reina si avvalse di una copia di prima tiratura (A), mentre il Parini di una della seconda tiratura (A); ciò viene reso palese dal fatto che ai versi 141 e 792 si trovano a lezioni differenti, così che Reina si vide costretto a comprendere, un po’ incertamente nel primo caso e palesemente nel secondo, che vi erano diverse edizioni del ’63 tra loro discordi. Le varianti da lui riportate, allo scopo della creazione di un originale pariniano, oggi scomparso, devono quindi essere integrate.
L’analisi di a e di b permette di capire che Parini si avvalse di due esemplari, in modo abbastanza irregolare. Si hanno luoghi in cui la stessa correzione o lo stesso segno di dubbio ricorre in entrambi, altri in cui a si limita a porre un richiamo, e b invece riporta già una variante della lezione, oppure l’inverso. Per lo più correzioni e dubbi sono, di volta in volta, propri dell’uno o dell’altro.
Il Mezzogiorno del 1765
Un discorso abbastanza uguale a quello precedente è da fare per il Mezzogiorno del 1765. Anche questo uscì anonimo a Milano, ma presso un altro editore, ovvero Giuseppe Galezzi; l’imprimatur porta la data del 24 marzo 1765. Tre giorni prima le autorità, a firma del Fuentes, avevano disposto perché venisse accordata a Parini, per tre anni, la privativa di stampa e vendita della sua nuova operetta, non senza che il dispaccio ufficiale facesse menzione esplicita dell’alto beneplacito del Governatore, il conte Carlo di Firmian.
Anche del Mezzogiorno, nello stesso anno, si ebbe una seconda ristampa, sempre con lo stesso editore; tra le due si hanno differenze tipografiche, indizio che il testo fosse stato ricomposto interamente, anche se non vi sono varianti, grandi o minime, che possano attribuire una volontà parzialmente diversa del Parini stesso.
Alcune varianti in interlinea o a margine si ritrovano insieme alle solite crocette o altri segni che esprimono l’insoddisfazione di Parini. Si ritrovano in un esemplare della prima tiratura conservato nel fondo pariniano dell’Ambrosiana (Ambr. IV 2). Sono di mano del Reina, che li trascrisse, come per il Mattino, da un esemplare corretto dal Parini. Questa copia, detta a, quindi, fa le veci dell’originale perduto.
Sempre all’Ambrosiana si conserva un’altra copia, detta b, (IV.Hie.AA.i.46), tratta direttamente dall’originale, non si sa da chi, in margine a un esemplare della seconda tiratura. La copia del Reina va di pari passo con questa, anche se vi sono presenti delle correzioni presenti in una e assenti nell’altra e viceversa, e le due non si integrano a vicenda.
Si dà il caso, singolare, che tra i manoscritti autografi de Il Giorno che ci sono pervenuti si trovi un bisfoglio e mezzo, l’Ambr. IV, con versi in fase di elaborazione, che sono sempre giudicati dal Reina in poi come stadio successivo della tiratura del ’65, mentre risultano essere antecedenti alla stampa stessa: la fase più antica conservata ai posteri de Il Giorno.
Le prime conclusioni sono dunque che l’apparato del Mattino, con le fasce superiore in A e inferiori in a e b, risulta essere evolutivo; quello del Mezzogiorno è invece in parte evolutivo, per via della fascia bassa dove si vedono le correzioni del Parini tratte dal Reina, e in parte genetico, per la fascia alta contenuti nell’Ambr. IV.
Mancando la Sera, il primo Giorno è un progetto in tre parti in cui sono state realizzate soltanto le prime due; le ristampe e gli esemplari di lavoro non sono che ritocchi e miglioramenti che lasciano impregiudicato l’impianto iniziale, delle semplici varianti puntuali che vanno lette con riferimento ai testi del ’63 e del ’65, e che, cronologicamente, vanno collocate prima del ’70 o poco oltre.
Infatti, nella produzione pariniana vi è un vuoto che comprende grosso modo dieci o dodici anni. Si passa quindi a una prima idea, parzialmente realizzata, a un’altra idea destinata a rimettere ogni cosa in movimento, ovvero la storia incompiuta del secondo Giorno.
La seconda redazione
Gli autografi
Il Parini lasciò, per testamento, i manoscritti delle proprie opere a certi suoi nipoti, che dopo pochi giorni li vendettero all’asta; li acquistò, o meglio li fece acquistare, perché detenuto nell’ex convento dei Teatini a S. Antonio, Francesco Reina, che rientrato alla fine del marzo 1801 dalla Croazia, dove era stato deportato, non risparmiò fatiche e denaro per recuperare anche le altre carte pariniane che gli risultavano sfuggite alla sua incetta. Tutto il materiale acquistato gli servì per la realizzazione della sua edizione delle Operette del Parini, in sei volumi, il primo dei quali contiene il Mattino e il Mezzogiorno sui testi a stampa usciti nel ’63 e nel ’65, e di seguito, a parziale completamento del poema, il Vespro e la Notte, ancora inediti, ricavati dai manoscritti, seppur frammentari.
In calce al testo sono numerose le Lezioni varie, che permettono agli studiosi di accertare la completezza dei testi in mano loro e di quali vennero utilizzati dal Reina.
Dopo la morte del Reina, nel 1825, la storia delle carte di Parini rimase abbastanza tranquilla, come all’inizio; infatti, passarono nelle mani di Felice Bellotti, e rimasero alla sua famiglia fino al 1910, anno in cui vennero donate alla Biblioteca Ambrosiana, dove vennero riordinate da Guido Mazzoni durante il suo lavoro sulla nuova edizione delle opere di Parini.
Manoscritti del Mattino
- Ambr. IV, che reca il titolo autografo
- Ambr. IV, di mano del Parini
- Ambr. IV, IV, IV, di mano del Reina
- Ambr. IV, di mano del Reina
- Ambr. IV, di mano del Reina
- Ambr. IV bis, di mano del Parini
Manoscritti del Meriggio
- Ambr. IV, con il titolo non autografo Meriggio
- Ambr. IV, identico al precedente, di mano del Parini, mentre di altra mano il titolo
Manoscritti del Vespro
- Ambr. IV, con il titolo non autografo
Manoscritti della Notte
- Ambr. IV
- Ambr. IV, con il titolo non autografo La Notte. È una miscellanea di appunti
- Ambr. IV bis, consistente in una serie di foglietti racchiusi in un sesto foglio che funge da coperta; vi si leggono appunti e versi in prosa a matita o a penna
- Ambr. IV, di mano del Reina il titolo La Notte
- Ambr. IV, identico al precedente
- Ambr. IV, identico al precedente
- Ambr. IV, titolo autografo
- Ambr. IV, titolo non autografo
- Ambr. IV, IV, IV, presenti nella s
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Letteratura italiana - il Settecento
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Il giorno solare
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Il Matrimonio
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Appunti su il settecento, Parini