DISPENSE PER ESAME DI “VACCINI E VACCINAZIONI” CDL BIOTENCOLOGIE AA 2017 / 2018
Epidemiologia delle malattie infettive
Branca della medicina che ha lo scopo di studiare la salute e le malattie in seno alle
popolazioni, principalmente in relazione all'ambiente ad al modo di vita, al fine di
individuare le cause determinanti le forme morbose, la frequenza e l'intensità con cui
esse si manifestano e le condizioni che le ostacolano o le favoriscono. Lo studio della
epidemiologia è alla base degli interventi di prevenzione.
I risultati degli studi epidemiologici vengono espressi sotto forma di tassi o quozienti,
che considerano il numero dei casi osservati, la popolazione in cui si sono verificati ed
il tempo di osservazione. Alcuni indici epidemiologici utilizzati frequentemente per
descrivere l'andamento di una determinata patologia sono per esempi
Morbidità Num. di malati / Popolazione x anno
Mortalità Num. di morti / Popolazione x anno
Letalità Num. di morti / Num. di malati x anno
Incidenza Num. di nuovi casi di una malattia /
Popolazione x anno
Prevalenza Num. di casi totali di una malattia /
Popolazione (in un certo momento)
In Natura esistono una grande quantità di organismi viventi di dimensioni
microscopiche, detti microrganismi. Alcuni di questi sono in grado di provocare
nell'uomo l'insorgenza di un gruppo di malattie definite infettive.
Si distinguono diversi tipi di microrganismi, sulla base dei rapporti che questi
contraggono con l'ospite:
Saprofiti o Commensali: microrganismi che vivono e si moltiplicano a contatto con
l'ospite senza provocare danni; anzi, a volte si può instaurare un rapporto di reciproco
beneficio.
Patogeni: microrganismi che tendono a provocare malattia.
Opportunisti: microrganismi normalmente innocui, ma in grado di provocare malattie,
anche gravi, in seguito ad un indebolimento delle difese dell'organismo. Non sempre il
contatto con un microrganismo porta allo sviluppo di una malattia; si possono infatti
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verificare diverse situazioni in base al rapporto che si viene a creare tra l'aggressività
del microrganismo e le capacità di difesa dell'ospite.
Potremo quindi avere:
Infezione asintomatica: il microrganismo è capace di penetrare e moltiplicarsi
nell'ospite, ma tra essi si crea una situazione di equilibrio, per cui non si ha comparsa
di malattia; il soggetto spesso non è consapevole dell'avvenuta infezione.
Malattia infettiva: il microrganismo supera le difese dell'ospite e riesce a provocare
un danno, causando la comparsa di sintomi clinici, e cioè di malattia. L'aggressività
del microrganismo dipende da vari fattori:
Invasività: capacità di penetrare nell'ospite;
Virulenza: capacità di moltiplicarsi nell'ospite e di creare un danno, in modo diretto
oppure tramite la produzione di sostanze tossiche (tossine);
Carica infettante: quantità di microrganismi che riescono a penetrare nell'ospite.
Le difese dell'ospite sono principalmente costituite da:
Difese aspecifiche (barriere anatomico - funzionali):
integrità della cute
sostanze battericide presenti nei fluidi corporei (es. lisozima)
acidità del succo gastrico
Difese specifiche: rappresentate dal Sistema Immunitario, composto da gruppi di
cellule in grado di riconoscere le sostanze estranee all'organismo e di reagire contro di
queste, tramite l'azione diretta di particolari cellule e la produzione di anticorpi. Le
difese immunitarie sono caratterizzate dalla capacità di memorizzare l'avvenuto
contatto con un determinato microrganismo, per cui, nel caso di un secondo contatto,
la risposta difensiva sarà rapida e immediata. Si parla in questo caso di
immunizzazione.
Pertanto, nei confronti di un determinato microrganismo ogni individuo può presentarsi
come:
immune, quando è protetto dall'infezione in seguito ad un precedente contatto con lo
stesso agente patogeno o dopo una vaccinazione;
recettivo, quando non è mai venuto a contatto e non è mai stato vaccinato contro
quell'agente patogeno; in questo caso può contrarre la malattia
Anche se non mancano esempi di studi epidemiologici compiuti in un passato ormai
lontano, l'epidemiologia può essere senz'altro ritenuta scienza medica giovane. Nel
campo della medicina umana l'epidemiologia è considerata scienza a sé stante da
alcuni decenni; ancor più recente è l'acquisizione di una «mentalità epidemiologica» in
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medicina veterinaria. Si parla qui di «mentalità» o di «approccio» epidemiologico
poiché non è facile stabilire la vera natura dell'epidemiologia, cioè si tratti di disciplina
o teoria o di metodologia o addirittura di ideologia. In effetti, come si vedrà in seguito,
l'epidemiologia spazia in diversi campi dello scibile umano, adottando anche schemi
derivati dal settore logico-filosofico (per esempio le regole del filosofo John Stuart Mill
riguardo alle cause di malattia).
Uno dei più famosi studi del passato, impostato - in buona sostanza - con metodo
epidemiologico razionale ancor oggi valido, è quello compiuto dal dottor J. Snow
(raffigurato nel ritratto a lato), un medico ostetrico che ottenne popolarità attorno alla
metà del XIX secolo per aver per primo utilizzato l'anestesia durante gli interventi
chirurgici. Egli fu pioniere anche nel campo delle malattie trasmissibili, come
dimostrano gli studi eseguiti a Londra in occasione di due focolai di colera. Tali studi
sono universalmente riconosciuti come un "classico" nella storia dell'epidemiologia,
per l'ingegnosità delle osservazioni e per la modernità dell'impostazione metodologica.
Essi vengono qui sommariamente riassunti nei punti essenziali.
Il colera a Londra
Il momento storico corrisponde alla metà del XIX secolo, prima del "periodo d'oro"
della Microbiologia (1879-1900), prima che i batteri venissero riconosciuti come agenti
di malattia e prima della "scoperta" dell'agente del colera dell'uomo (un batterio oggi
denominato Vibrio cholerae). In quel periodo il colera compariva regolarmente in
Europa, causando elevata mortalità oltre a drammatici problemi sociali. Nonostante le
conoscenze mediche a quel tempo fossero assai più limitate di quelle odierne, era
tuttavia noto che:
la principale manifestazione clinica era la diarrea acquosa profusa; venivano
spesso coinvolti interi nuclei familiari;
la malattia colpiva raramente medici e infermiere, benché essi fossero a
costante contatto con ammalati; ciò contrastava con la visione corrente secondo cui le
malattia contagiose venivano contratte attraverso l'inalazione di "miasmi" o
"esalazioni" provenienti dagli individui affetti. La prima epidemia di colera: 1848-49
Dopo una violenta epidemia nel 1832, lo spettro del colera ricomparve a Londra nel
1848, provocando oltre 15.000 morti. Vennero colpite soprattutto le persone che
abitavano nelle povere case situate al di sotto del livello del Tamigi, lungo le banchine
del fiume. La malattia colpì con violenza i quartieri londinesi situati a sud del Tamigi,
ed in particolare - così notò Snow - quelli serviti da due Società di approvvigionamento
idrico: la "Southwark & Vauxhall Water Company" e la "Lambeth Water Company".
L'acqua distribuita da entrambe le società veniva prelevata direttamente dal fiume, in
una zona prossima al centro della città.
Vale la pena di ricordare che in quel periodo erano già relativamente diffusi nella città i
servizi igienici dotati di acqua corrente, e che fin dal 1830 erano stati messi in
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funzione i primi impianti fognari. L'acqua veniva portata alle abitazioni attraverso una
fitta rete gestita da alcune aziende private. Ogni azienda ampliava a propria
discrezione la propria rete, anche in concorrenza con altre aziende, e quindi si era
venuta a creare una sovrapposizione di reti idriche tale che lo stesso quartiere, od
anche lo stesso edificio, era sovente servito da due o più società.
Durante l'epidemia, Snow lavorò intensamente a raccogliere dati ed osservazioni
riguardanti soprattutto le abitudini di coloro che erano stati colpiti e di quelli che erano
rimasti sani, e continuò la raccolta retrospettiva dei dati anche dopo l'estinzione
dell'epidemia. In base alle informazioni raccolte, Snow fu in grado di avanzare le
seguenti ipotesi, per quel tempo molto innovative se non addirittura rivoluzionarie:
il colera veniva certamente trasmesso dagli individui ammalati a quelli sani;
la trasmissione doveva avvenire attraverso un qualche "veleno" (poison) che
era in grado di "moltiplicarsi" nell'individuo ammalato;
il "veleno" poteva essere portato attraverso qualche via, e quindi provocare
malattia a distanza; cioè, non era necessario avere uno stretto contatto con
l'ammalato né tantomeno inalare le sue "emanazioni";
il "veleno" doveva essere introdotto nell'organismo per ingestione di qualche
sostanza, cioé per via digerente, e non per altra via, essendo la diarrea la prima e
principale manifestazione della malattia; l'acqua potabile rappresentava la peculiare,
ma non esclusiva, via di diffusione del "veleno" alle persone sane.
Snow anticipava di 32 anni la "scoperta" del batterio agente del colera (Vibrio
cholerae) e di un decennio la dimostrazione, avvenuta ad opera di Pasteur, che
organismi viventi microscopici sono causa di epidemie. Inoltre, la teoria di Snow
contrastava con quella corrente all'epoca, secondo la quale le malattie venivano
trasmesse dall'inalazione di esalazioni (miasmi). Ecco perché le ipotesi di Snow
vennero accolte freddamente dal mondo scientifico e caddero nel vuoto, alla stregua
della miriade di idee disparate, e per lo più prive di fondamento scientifico, che a quel
tempo si propagavano in occasione di ogni epidemia di colera.
La seconda epidemia di colera: 1853-54
Fra il 1849 ed il 1853 a Londra non vennero segnalati casi di colera. In questo
periodo, una delle due società dell'acqua (la Lambeth) ristrutturò gli impianti,
spostando a monte della città il punto di rifornimento dell'acqua. L'altra società
(Southwark & Vauxhall) continuò a prelevare l'acqua dal tratto di fiume nella City.
Nell'estate del 1853 il colera riesplose; anche questa volta, la maggiore frequenza di
casi di malattia si ebbe a sud del Tamigi. Snow si mise nuovamente all'opera,
raccogliendo ancora i dati riguardanti la mortalità in rapporto alla Società fornitrice
dell'acqua. Lo studio venne ampliato attraverso l'ottenimento - dal "General Registar
Office" - dei dati sul numero di abitazioni servite da una o l'altra delle società
dell'acqua.
I suddetti dati, insieme ad altri (come, ad esempio, quelli riguardanti il numero di
persone servite dalle Società fornitrici di acqua e la relativa mortalità per colera), e pur
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tenuto conto delle sovrapposizioni degli acquedotti, dimostravano con sufficiente
chiarezza - secondo Snow - che l'acqua Southwark & Vauxhall era una causa
importante della malattia. Questa ipotesi era confortata anche dal fatto che la mortalità
nelle abitazioni servite dalla Lambeth, a motivo dello spostamento a monte del punto
di raccolta dell'acqua, era diminuita rispetto alla precedente epidemia.
Nella tarda estate dello stesso anno il colera continuava a colpire con durezza, ed in
particolare si verificò una grave epidemia fra Broad Street e Cambridge Street, proprio
nella zona ove Snow risiedeva (corrispondente all'odierno, centralissimo quartiere di
Soho). Questa epidemia, la cui storia è divenuta leggendaria, venne studiata da Snow
ancor più meticolosamente, e venne anche preparata una mappa della zona, in cui
erano riportati graficamente sia i decessi che la localizzazione delle pompe pubbliche
per l'acqua.
Dall'esame della mappa, era evidente che i casi erano incentrati attorno alla pompa
pubblica di Broad Street (figura), da cui sgorgava acqua della Southwark & Vauxhall.
Snow, di fronte ad una assemblea di increduli ma preoccupati ufficiali governativi,
chiese ed ottenne che la maniglia della pompa di Broad Street fosse rimossa. A
partire da quel giorno, i casi di malattia in quella zona continuarono a diminuire, ed in
pochi giorni la malattia si esaurì. Oggi nelle vicinanze del luogo dove era collocata la
pompa si trova un pub ("John Snow Pub") nel quale è conservata la maniglia originale
(o almeno così si dice) della pompa di Broad Street. Un elemento importante nel
lavoro sistematico di Snow è rappresentato dalla applicazione del principio di
falsificazione dell'ipotesi proprio del metodo scientifico moderno. Infatti, egli attuò una
minuziosa e sistematica ricerca ed analisi di casi che sembravano contraddire la
teoria dell'origine idrica della malattia. Ecco alcuni esempi emblematici, tratti dal lavoro
originale di Snow:
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Ancor prima di "scoprire" l'esistenza del batterio che causa il colera, l'acqua era stata
individuata come fattore importante nella trasmissione della malattia. Su questa base,
lo stesso Snow fissò alcune regole di comportamento che, nelle epidemie successive,
si rivelarono efficaci nel ridurre il contagio e che, nella loro semplicità, sono ancor oggi
valide. Nelle parole originali di Snow, le regole dettavano che:
“tutti coloro che si occupano degli ammalati devono osservare le più strette norme di pulizia; nella
stanza dove è presente un paziente, dovrebbe essere disponibile un catino, acqua ed asciugamani,
da usare con frequenza e soprattutto prima di toccare il cibo; in attesa di essere lavati, gli indumenti
del malato dovrebbero tenuti essere immersi in acqua per evitare l'essiccamento delle feci ed il loro
dissolvimento in polvere. Il materasso e tutto ciò che non può essere lavato dovrebbe essere
esposto per un certo tempo ad una temperatura superiore a 212 gradi Fahrenheit [100 gradi
centigradi] o superiore; occorre fare attenzione all'acqua da bere o utilizzata per la preparazione dei
cibi; essa non deve essere contaminata da scarichi o fogne; l'acqua di provenienza sospetta
dovrebbe essere bollita e, se possibile, filtrata; quando il colera è presente nelle vicinanze, tutte le
provviste portate in casa dovrebbero essere lavate con acqua e portate a temperatura di 212° F; se
compare un caso di colera o di altra malattia trasmissibile fra le persone che vivono nella stessa
stanza, il malato dovrebbe essere portato in un altro luogo ed accudito soltanto dalle persone
indispensabili; poiché è impossibile effettuare una pulizia delle miniere, o installarvi servizi igienici e
mezzi per consumare il pasto in buone condizioni igieniche, il tempo di lavoro dovrebbe essere
suddiviso in periodi di 4 ore anziché di 8, in modo che i minatori possano consumare il pasto a casa;
la gente non dovrebbe essere tenuta all'oscuro della trasmissibilità del colera nell'intento di evitare il
panico o l'abbandono dei malati (...); alloggi adeguati dovrebbero essere messi a disposizione dei
senza-casa e dei poveri; le persone, e specialmente le navi, provenienti da località infette
dovrebbero essere sottoposti ad un periodo di isolamento; nel caso del colera, non è necessario che
questo periodo sia di lunga durata.”
Il lavoro di Snow rivisitato nel XXI secolo
Una prima osservazione riguarda la fortunata circostanza di studiare aree servite
contemporaneamente da reti idriche di due o più compagnie.
Ad un esame superficiale questa situazione potrebbe sembrare negativa ai fini
dell'ottenimento di risultati facilmente interpretabili: infatti, si potrebbe pensare che sia
più facile evidenziare differenze fra interi quartieri serviti da acqua "buona" ed altri
serviti da acqua "cattiva". Non va tuttavia dimenticato che Snow disponeva di dati certi
riguardo al tipo di acqua utilizzata dalle singole famiglie, e quindi la sovrapposizione
degli acquedotti risultò poco influente; anzi, questa situazione apportò
l'incommensurabile vantaggio di ridurre o annullare tutti quei fattori detti di
"confondimento" (confounders) come ad esempio: la classe sociale, la dimensione
degli alloggi, il numero di abitanti, il tipo di alimentazione, il regime igienico ecc.. Tutti
questi fattori sicuramente avrebbero giocato un ruolo importante se i raffronti fossero
stati compiuti su quartieri diversi. Così, venne azzerato anche il fattore "altezza sul
fiume" che alcuni ritenevano associato alla causa del colera.
Altri elementi che giocarono a favore di Snow sono da ricercare nei caratteri clinici
della malattia: il colera è di facile diagnosi (quindi tutti i casi vennero individuati
facilmente), ed induce sintomi così evidenti che è altamente improbabile che si
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potesse nascondere un caso (il colera era - ed è - malattia soggetta a denuncia
obbligatoria alle Autorità).
Inoltre, l'associazione fra acqua e colera nell'epidemia del 1854 risultò molte forte, nel
senso che il rischio di morire per colera nelle abitazioni servite dalla Southwark
Vauxhall era 8.4 volte superiore rispetto alle abitazioni servite dalla La
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