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Igiene e importanza del lavaggio delle mani

Perché lavarsi le mani?

I microrganismi che vivono normalmente sulla nostra pelle, come anche quelli che dimorano ad esempio nell’intestino, non sono tutti “cattivi”: alcuni svolgono funzioni utili. Tuttavia, tra di essi possono nascondersi e proliferare microrganismi patogeni, responsabili di un gran numero di malattie, dal semplice raffreddore a quelle più gravi. Il nostro sistema immunitario è preparato a far fronte a questi microrganismi (se così non fosse, ci ammaleremmo continuamente) ma talvolta, soprattutto in alcune situazioni, è bene dargli una mano… lavandosele. Un lavaggio accurato, eseguito nel modo giusto e con un prodotto idoneo, è sufficiente ad eliminare la maggior parte di questi ospiti sgraditi.

Quando lavarsi le mani

Lavarsi le mani, anche quando non sono visibilmente sporche, è una buona abitudine ed è un gesto opportuno soprattutto in alcune circostanze:

  • Quando si maneggiano alimenti (prima di preparare da mangiare, prima di mangiare), perché i batteri che trasportiamo sulle mani potrebbero passare al cibo ed essere ingeriti;
  • Dopo aver starnutito, o dopo essersi soffiati il naso;
  • Dopo essere andati in bagno e dopo aver cambiato il pannolino a un bambino (in generale dopo il contatto con zone ano-genitali);
  • È opportuno lavarsi le mani quando si entra o dopo essere stati in contatto con una persona malata, dapprima per non trasmettere al malato eventuali microrganismi patogeni, dopo per eliminare quelli che eventualmente ci sono stati trasmessi;
  • Quando si deve medicare una ferita e subito dopo;
  • Dopo aver maneggiato soldi o usato un mezzo di trasporto;
  • Dopo essere stati in contatto con animali (anche domestici, anche se siamo certi che siano “puliti”).

Come lavarsi le mani

Stabilito quando è importante lavarsi le mani, vediamo anche come lavarsi le mani correttamente. Spesso infatti, trascurando alcune zone, consentiamo ai germi di sopravvivere. Seguendo alcuni semplici passaggi avremo mani il più possibile igienizzate.

Le mani vanno lavate preferibilmente con acqua corrente e con sapone. Segui i passaggi che sono indicati dalle Linee Guida dell’OMS:

  • Togli anelli e bracciali: la pelle ospita maggiori quantità di microrganismi nelle zone coperte da anelli (ricordati di lavare e disinfettare frequentemente anche quelli);
  • Bagna le mani con l’acqua, preferibilmente corrente;
  • Passa il sapone. Quale? Sempre quello liquido: alcuni germi proliferano anche sulle saponette!
  • Insapona le mani con cura;
  • Passa bene il sapone su tutte le superfici, sfregando con decisione, senza trascurare lo spazio tra le dita e sotto le unghie;
  • Sciacqua abbondantemente;
  • Asciuga le mani con una salvietta pulita (fuori casa rigorosamente monouso) o con asciugatore elettrico;
  • Utilizza la salvietta per richiudere il rubinetto dell’acqua: in questo modo, i microrganismi che hai lasciato sul rubinetto aprendolo non torneranno a depositarsi sulle tue mani.

E se non c’è l’acqua? Se siete fuori casa, usate un gel idroalcolico che vendono ovunque. Ma attenzione: il gel va bene solo se le mani sono visibilmente sporche altrimenti non penetra e, soprattutto, perché l’alcol di cui è costituito fissa le particelle di sporco invece di eliminarle!

Tempi di lavaggio mani

Ricordate che una corretta igiene delle mani richiede non meno di 40-60 secondi se si è optato per il lavaggio con acqua e sapone e non meno di 30 secondi se invece si è optato per l’uso di igienizzante a base alcolica.

Per avere sempre mani perfette

Per avere sempre mani perfette, senza pericolo che diventino veicolo di microrganismi, ricordati di lavare le mani correttamente nelle situazioni più a rischio e a conclusione della giornata applicare sempre creme nutrienti e idratanti. Le tue mani saranno così sempre pulite e impeccabili. Guarda come frizionare le mani con la soluzione alcolica e come lavarsi le mani con acqua e sapone. Lavarsi le mani significa avere cura del prossimo: i microrganismi presenti nel nostro corpo si depositano sulle mani ed è possibile trasmetterli toccando superfici e persone.

Il 15 ottobre è stata istituita la Giornata del lavarsi le mani. Mani pulite per tutti è il tema scelto dalla Comunità Internazionale per il 2019. In effetti gli specialisti della salute presentano questa operazione come la più efficace e la meno costosa per prevenire diverse malattie infettive – la mancanza di acqua potabile provoca il decesso di circa 3,5 milioni di bambini ogni anno nei Paesi più poveri. Altri studi, inoltre, hanno rivelato che il lavaggio delle mani col sapone fa recedere le malattie della pelle, le infezioni oculari e i vermi intestinali. Un mezzo “efficace e poco costoso di prevenzione delle malattie e dunque di salvare vite umane”.

Storia dell'igiene

Pulizia nella preistoria e nella filosofia

Sin dalla preistoria ci adoperiamo per allontanare rifiuti e altri maleodoranti materiali, provvedendo a controllare sia l’aspetto sia l’odore che emettiamo, in un istintivo bisogno di sentirci puliti. Aristotele, per esempio, nella Costituzione degli Ateniesi, parla dell’esistenza di un “assessorato” che dirigeva il lavoro dei coprologi, gli spazzini di allora, che avevano il compito di portare i rifiuti ad almeno due chilometri dalla città, liberando il centro urbano del suo principale problema: l’accumulo d’immondizia nelle vie. Un po’ come oggi a Napoli, l’antica Neapolis fondata dai Greci che, paradosso storico, presenta nei suoi sotterranei prove schiaccianti di abilità nella costruzione di cisterne e reti idriche; Napoli fu insomma fra le prime città a dare un importante contributo alla storia dell’igiene.

Il popolo degli Egiziani ha fatto la storia nell’ambito dell’igiene, infatti nel 3900 a.C. abbiamo la prima legislazione sanitaria: severe istituzioni imposte sul modo di tenere pulite le abitazioni, sulle norme dell’alimentazione, sulle relazioni sessuali ecc.

Nel 1500 a.C. con i Babilonesi vi era una combinazione di razionalismo empirico, misticismo e prescrizioni religiose quali base per uno sviluppo della scienza medica. La legislazione sacerdotale era severissima nel prescrivere la pulizia del corpo per i sacerdoti, nell'infanzia, nell'alimentazione e per le relazioni sessuali. Grande era l'attenzione per la cosmesi, l'attività ginnica ed il culto dei morti.

1500 a.C. – 63 a.C. il popolo ebreo ha avuto delle regole ferree dal punto di vista dell’igiene tanto che si possono vedere in alcuni passi della Bibbia. Nella medicina biblica ed ebraica viene attribuita la funzione medica solo ai sacerdoti. In generale sono state le religioni i primi “ministeri della sanità” con prescrizioni sulla pulizia del corpo (comprese le abluzioni rituali), sul consumo dei cibi, sull’isolamento di malati infettivi.

  • Lavaggi per malati e per coloro che venivano in contatto con essi, con i loro indumenti od oggetti toccati da persone infette o donne mestruate (Levitico cap. 15).
  • Prevenzione del contagio da lebbra (Levitico cap. 13-14).
  • Ordine tassativo di fare i propri bisogni corporali fuori dal campo e di sotterrarli mediante una pala (Deuteronomio 23:12-14).
  • Severe regole igieniche per tutto ciò che veniva in contatto con qualche animale morto (Levitico 11:32-38).
  • Lavaggi personali e di vestiti per svariati motivi, come il contatto con un cadavere, ecc.
  • Obbligo di bruciare e non mangiare assolutamente la carne di sacrifici (che serviva come nutrimento per i sacerdoti) avanzata il terzo giorno (Levitico 19:5-7).
  • La circoncisione di ogni nato maschio l'ottavo giorno dalla nascita, che facilitava l'igiene dell'apparato genitale maschile, in un mondo antico ovviamente privo di acqua corrente. E così via.

Scrive lo storico della medicina Arturo Castiglioni: "Le regole specificate nel Deuteronomio circa il modo in cui i soldati dovevano prevenire il rischio di infezioni provocate dai loro escrementi ricoprendoli con la terra sono un importantissimo esempio di legislazione sanitaria... L'analisi dei testi biblici sembra aver dimostrato che gli antichi popoli semitici, in conformità ai principi più moderni di epidemiologia attribuivano una maggiore importanza agli animali trasmettitori"

L’utilizzo dell’acqua appartiene a un’epoca un po’ più recente. I Greci e i Romani, per esempio, non usavano il sapone, ma uno strumento di legno per raschiare la pelle (lo strigile), pur ricorrendo a frequenti bagni e oli profumati. Gli indios dell’Amazzonia si curavano la pelle con la cenere, gli Arabi avevano da tempo inventato il sapone moderno a base di soda caustica.

Dal Rinascimento all'Illuminismo

In Europa, si faceva largo uso di profumi e ci si puliva “a secco”, con crusca, sabbia e cipria, l’uso dell’acqua per bagnarsi era scoraggiato o addirittura vietato dai medici: l’acqua, secondo loro, apriva i pori della pelle attraverso i quali potevano entrare gravi malattie. Se un bagno veniva concesso, era poi consigliato un giorno di riposo a letto per recuperare il presunto indebolimento del corpo.

Igiene nel senso di salute

Il concetto della salute nell’ambito dell’igiene si può riferire alla preistoria con l’immagine delle Venere paleolitiche. Risalgono ad almeno 29.000 anni fa. Sono riconosciute come rappresentazioni simboliche, non realistiche. Per le loro forme prosperose idealizzano la fecondità, il benessere, la salute, non un canone di bellezza estetica. Danno anche informazioni sull’abbigliamento. Sono ad uso personale e a corredo nelle tombe. Nelle sepolture stesse troviamo rari resti di abbigliamento come conchiglie e ossa lavorate.

Il concetto di igiene come salute appartiene anche alle antiche civiltà (etruschi, romani, cretesi ecc.) con importanza e significato notevolissimi, spesso in forma di pratiche religiose, contiene già insegnamenti preziosi, che la scienza moderna ha confermato.

Greci e Romani

Con i Greci il concetto di salute è ampliato nel senso di “essere in forza” (capacità di combattere), c’è un concetto di equilibrio e di eccellenza dal punto di vista del benessere fisico. I Greci instaurarono un vero programma d'igiene di stato, inteso a ottenere l'armonico sviluppo del corpo e dello spirito.

Con i Romani si era capita l’importanza dell’acqua e l’importanza di avere la disponibilità dell’acqua come benessere personale ma soprattutto diffusero in ogni parte del mondo opere mirabili di igiene pubblica. I Romani, dal II secolo a.C. rafforzano questa pratica e grazie ai progressi della tecnica idraulica riempiono la città di fontane, bagni lussuosi, stazioni termali diffondendo una moda che ottiene presto l’appoggio sanitario. Il medico Asclepiade di Prusa enuncia infatti la capacità dell’acqua di espellere dal corpo gli umori delle malattie.

Medioevo

Nel Medioevo abbiamo un momento di caduta dell’igiene. Nelle città medievali il senso dell’igiene personale e l’usanza di fare il bagno erano abbastanza diffusi, grazie all’eredità culturale romana: bagni pubblici o sale termali permettevano agli uomini di incontrarsi e rilassarsi in un ambiente piacevole. L’igiene urbana, invece, non era la preoccupazione principale: era consuetudine gettare tutto fuori dalla porta, nelle strade si formavano fiumi di acqua sporca e liquame, che favorirono le grandi epidemie (come la peste nera di inizio trecento).

Nel Medioevo, il termine ‘peste’ stava a indicare molti tipi di malattie caratterizzate da epidemicità e alto tasso di mortalità, come il colera, il tifo, il morbillo, il vaiolo: deriva dal latino pestis ‘distruzione’, ‘rovina’, ‘epidemia’, probabilmente affine a peior, pessimus. La peste come malattia specifica viene identificata solo nel 1894, quando Alexander Yersin scopre il bacillo che la provoca (Yersinia pestis), ospitato dai topi e veicolato all’uomo dalle pulci che vivono nella loro pelliccia.

Durante l’età dei Comuni alcune parti almeno dell'igiene riprendono tutta la loro dignità. Vengono istituiti i primi ospedali, torna in onore la costruzione e la vigilanza delle fonti e degli acquedotti, e, sotto l'incubo delle pestilenze, sorgono i primi provvedimenti di quarantena e di polizia sanitaria.

Nel Rinascimento fecero la comparsa malattie gravissime come la sifilide, che si propagavano senza che nessuno sapesse spiegare come. Bernardino Ramazzini è un medico, fondatore della medicina del lavoro, scrive un trattato De Morbis Artificium Diatriba nel 1700 nel quale descrive il principio della sua attività cioè “prevenire è meglio che curare”. Nasce a Modena nel 1633, si laurea lì, poi si trasferisce a Padova dove nel 1700 scrive questo trattato. Proprio a Padova inizia e diffonde questa attività.

Settecento: civiltà industriale e urbanizzazione

Uso i gabinetti comuni nelle case. Divieto di gettare escrementi dalle finestre. Gettare le immondizie in appositi carretti col cassonetto ribaltabile. Nel 1774, il chimico svedese Scheele scoprì il cloro; negli anni successivi si scoprirà la sua azione disinfettante → potabilizzatore delle acque, è una sostanza antimicrobica.

XIX secolo: verso la scienza

Scoperta dei batteri e relativi rimedi. Non c’è più un approccio empirico ma scientifico (= sperimentazione). Persone importanti dell’800: Pasteur che scopre lo streptococco, Koch scopre il bacillo della tubercolosi e il colera, Lister è legato alla scoperta dei batteri nelle ferite e l’utilizzo del fenolo per porre rimedio alle gangrene. Il medico ungherese Ignác Semmelweis; verso il 1850 scoprì nei reparti dell’Allgemeines Krankenhaus di Vienna (il più moderno ospedale europeo dei tempi, inaugurato nel 1784 dall’imperatore Giuseppe II) la causa dell'epidemia di morti post-partum; erano i medici stessi a diffondere la febbre puerperale, da donna a donna, con le loro mani infette in seguito alle autopsie; nei reparti gestiti dalle ostetriche – con una miglior igiene – i decessi erano 10 volte di meno (1% contro il 10%): Semmelweiss impose l’obbligo del lavaggio delle mani con ipoclorito di sodio ed il cambio delle lenzuola alle partorienti: salvò la vita a migliaia di donne, ma venne deriso dai colleghi e licenziato (morirà in manicomio).

19° secolo: l’urbanistica e la scienza entrano in azione

I progetti urbanistici si evolvono, prevedendo la creazione di fosse biologiche e sistemi di scarico delle acque reflue per tutte le nuove costruzioni. È nata la fognatura a scarico diretto. Le acque reflue, ricche di azoto, vengono usate per fertilizzare il terreno (nitrificazione del suolo) mantenendo allo stesso tempo pulite le città. Appaiono le prime fabbriche di concimi. Le stanze da bagno di concezione inglese (con gabinetto, bidè, lavabo e vasca) cominciano a diffondersi in tutta Europa, e le prime esposizioni dedicate all’igiene ne moltiplicano il successo. Cominciano a prendere corpo le prime misure sistematiche di igiene: l’abitudine di lavarsi spesso le mani e la pratica della pulizia personale quotidiana con acqua e sapone. Queste si diffondono a livello internazionale grazie ai medici e ai politici dell’epoca, che si incontrano in occasione di congressi. Lo scopo principale è quello di fermare le malattie contagiose, come la peste, il colera, la febbre tifoide, il tifo, la febbre gialla. È l’epoca delle quarantene. E importante inoltre il ruolo dei medici, che hanno particolare influenza, ed osservano i comportamenti e le infrastrutture (mercati, mattatoi, canali di scolo, ecc.) proponendo interventi per migliorarne l’igiene. Nel 1847, Ignac Semmelweis osserva che appropriate misure igieniche limitano la mortalità da febbre puerperale (infezione frequente dopo il parto), e lo scozzese Joseph Lister, ispirato dai lavori di Pasteur, introduce le procedure di asepsi in chirurgia. È nata una nozione di igiene come sinonimo di prevenzione, le cui parole chiave saranno “pulizia” e “vaccinazione”.

Un passo decisivo venne compiuto con la scoperta dei batteri e l’uso del fenolo. Quando il chirurgo Joseph Lister arrivò a Glasgow, nel 1861, secondo il Royal Infirmary, il 90% dei casi di fratture (frequenti fra gli operai di una città industriale) finiva con l’amputazione. Molti morivano di febbre post-operatoria. Lister notò che la cancrena raramente si presentava fuori dagli ospedali. Non doveva quindi dipendere dai “gas venefici” indicati dalla teoria del miasma, ma da qualcosa che la trasmetteva da un paziente all’altro: fasciature usate, ferri chirurgici, le stesse mani dei medici. Lister usò il fenolo (deodorante per le fogne). Fu un successo, che pubblicò sulla rivista The Lancet il 16 marzo 1867. Questo metodo, detto antisettico, e la disinfezione degli attrezzi chirurgici dimostrarono il valore dell’igiene su base “scientifica”. A Dresda nel 1911 la prima mostra sull’igiene attirò 5 milioni di persone.

Scoperta rivoluzionaria: Louis Pasteur dimostrò poi come la fermentazione di liquidi fosse legata ai batteri e come la bollitura fosse capace di bloccarla. Lister intuì che nelle ferite avveniva qualcosa di simile: se il calore bloccava la fermentazione, che cosa poteva impedire la putrefazione?

Nell’Ottocento si ebbe un rinnovamento delle nozioni sull’igiene. Fino ad allora le città italiane ed europee (eccetto Roma) presentavano poche fontane pubbliche (con acqua di buona qualità); prevalevano pozzi privati scavati nei cortili delle case; l’acqua era prelevata dalla falde acquifere.

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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher olga.perrotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pavanello Sofia.
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