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Sistemi economici

Sistemi economici: insieme delle istituzioni, dei rapporti giuridici e sociali, delle consuetudini, dell’organizzazione di una società che concorrono a formare e regolare l’economia di una nazione. Nel tempo se ne sono susseguiti molti, ma nessun sistema è mai stato “puro”: ognuno di essi, seppur presentando caratteri prevalenti in contrasto con quelli dei sistemi precedenti, coesisteva e compenetrava con i sistemi precedenti e periferici.

Feudalesimo (476-1492)

Era un sistema chiuso e statico che si fondava sul concetto di terra signorile e lavoro servile, dove la produzione era finalizzata all’uso dei beni prodotti (non c’era accumulazione). Rispetto alla precedente formazione schiavistica, rappresentò un accelerato processo di ruralizzazione dell’economia, basato sulla cessione della terra dal signore al vassallo, all’interno di una società gerarchica che dal signore passava fino ai servi della gleba. Questi ultimi e i coloni dovevano fornire al signore prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie e dovevano pagargli le c.d. “corvée” (in natura), come censo per l’uso delle terre che coltivano e nelle quali abitavano.

L’economia feudale adempiva, dunque, sia a funzioni produttive sia fiscali mediante il lavoro necessario unicamente per il proprio sostentamento ed il lavoro eccedente erogato sotto forma di corvée al proprio signore: in un tale sistema, l’accumulazione era impossibile.

Inoltre, il feudalesimo era un sistema:

  • Chiuso, perché si basava sull’autoconsumo e non v’era alcun tipo di scambio commerciale monetizzato.
  • Stazionario, perché le variabili macroeconomiche che vi operavano all’interno rimanevano fisse, facendo ripetere il sistema ogni volta uguale a sé stesso: ogniqualvolta che la popolazione aumentava, carestie e malattie si propagavano, decimandola di nuovo e portandola al punto di partenza.

Cesura: XI sec, dove l’innovazione tecnologica migliorò facendo sì che aumentasse sia la produzione (quantità massima di output dati certi input) sia la produttività (indice di competitività). Fu in questa fase che cominciò quel processo di accumulazione che rese possibile la trasformazione dalla rendita in natura alla rendita in moneta, grazie anche alla crescita e allo sviluppo delle economie urbane. Si affermò sempre di più il lavoro artigiano e dei maestri e, sin dal XII sec, le città cominciarono ad attirare sempre un numero maggiore di mercanti: si verificò un processo di abbandono delle campagne in favore delle città.

Verso la fine del ‘400, il sistema feudale entrò definitivamente in crisi. Le cause principali sono:

  • Trasformazione della rendita in natura in rendita monetaria
  • Scoperte geografiche, che ampliarono i mercati e gli spazi commerciabili
  • Incremento demografico
  • Passaggio da un’economia chiusa e di sussistenza ad un’economia aperta e commerciale

Mercantilismo (XV–XVIII sec)

Viene considerata la prima forma di capitalismo, anche se con un forte intervento statale. Si fondava sul commercio su grandi distanze, favorito dalle scoperte geografiche. La prosperità del mercantilismo dipendeva dal controllo sulle relazioni di scambio che l’autorità centrale della società doveva esercitare, mediante un’idonea politica fiscale (sistema mercantile-tributario). La ricchezza veniva identificata con la quantità di metalli preziosi che si possedeva.

In Europa, il mercantilismo assunse diverse forme:

  • Spagna Bullionismo: si privilegiava la tesaurizzazione dei metalli preziosi, esportati dalle colonie, mediante una tassa che s’imponeva alle colonie proprio per le esportazioni, ripagandole con importazioni di metalli inferiori o in natura.
  • Inghilterra aggressiva politica commerciale attraverso la marina mercantile per incrementare le riserve di metalli preziosi. L’Atto di navigazione del 1651 sancì il monopolio dei trasporti con le proprie colonie e proibì alle navi straniere d’importare prodotti che non provenissero dai propri Paesi d’origine.
  • Francia Colbertismo, dal ministro del Re Sole: egli voleva che la Francia diventasse la prima nazione d’Europa per i manufatti di lusso, ed intervenne con forti misure protezionistiche: grandi incentivi statali uniti a dazi protettivi sulle importazioni.

Il mercantilismo, nei Paesi in cui venne attuato, rappresentò “un momento di dominazione politica sugli altri” (Zagari), mediante la colonizzazione e l’intervento dello Stato con monopoli legali, privative e barriere protezionistiche. A fine ‘700, il mercantilismo entrò in crisi:

  • L’equazione ricchezza = metalli preziosi si rivelò errata: non si comprese che un forte incremento nella bilancia commerciale (esportazioni > importazioni), attraverso l’influsso dei metalli con conseguente incremento della circolazione monetaria, causava l’incremento dei prezzi. Ciò abbassava la competitività internazionale del Paese, rendendo meno conveniente acquistarvici, a vantaggio dei Paesi esteri.
  • Crollò la fiducia nei sistemi monetari (si grattava l’oro dalle monete, i re erano più ricchi degli altri per questo motivo).

Significativo fu proprio che a partire dall’Inghilterra e dalla Francia, Paesi padri del mercantilismo, questo sistema fu messo in crisi. Pur se con sfumature diverse, e talvolta accentuate, la nascente economia politica cominciò a identificare la ricchezza di una nazione con la produzione ed il lavoro (nasceva in quegli anni in Francia la teoria fisiocratica), anziché con i metalli preziosi e lo scambio, e a compiere, così, i primi passi.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludols29 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Di Taranto Giuseppe.
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