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Estetica delle arti visive

Agli albori della nascita della disciplina estetica, come disciplina scientifica (con tutti i paradossi evidenti che ciò vuol dire e comporta), con Baumgarten, si parla di uno dei problemi principali, ovvero il principio soggettivo della bellezza, che va costantemente perfezionato in tipico stile razionalista, fino ad arrivare a livelli sempre più alti, poiché prima di essere oggettiva è una facoltà soggettiva. Questo sarà il problema principale del mondo estetico da qui (1750) in avanti.

I padri della filosofia: Aristotele e Platone

Per proseguire dobbiamo fare riferimento ai due padri della filosofia occidentale: Platone e Aristotele; pur non nominandoli, Baumgarten sa già quanto dicono in merito, non sull’estetica perché sappiamo che l’estetica non c’è prima di Baumgarten, ma sul bello e la bellezza. E quanto dice Platone differisce da Aristotele, pur essendo molto correlati nella nascita della filosofia nella Grecia antica, sostengono pensieri radicalmente opposti.

Non si può parlare di estetica in senso proprio, ma il concetto di bello è stato profondamente tematizzato da Platone ed è il dubbio della sua stessa filosofia, uno dei suoi concetti fondamentali, anche se Platone non si è occupato sistematicamente del bello nelle sue opere, non ha scritto un’opera dedicata solo ed esclusivamente all’elaborazione di questo concetto, al contrario se n’è è occupato aforisticamente, in tipico stile filosofico, anche in maniera contraddittoria.

Aristotele è molto più schematico, preciso e coerente, anche pesante e saggista nel suo modo di procedere. In nessun altro filosofo, soprattutto nella Grecia antica o nell’antichità in generale, il problema dell’arte si presenta in maniera più forte, che in Platone. In tutte le opere si occupa di problemi estetici, non c’è però nessun dialogo dove egli si sia occupato di arte. Egli scrive infatti solo dialoghi, in cui il protagonista principale è Socrate, egli parla per bocca di Platone. Anche se non rappresentano il principale argomento di Platone, che non può definire la sua posizione in merito alla bellezza e nell’arte, al contrario di Baumgarten, poiché è un filosofo, legge i filosofi e si occupa di estetica.

Prima idea che emerge in Platone

  • Identificazione del bello con il buono, quindi bello = buono, anzi ancora di più: il Buono, come idea del bene, di ciò che è buono (e ciò che ha valenza anche morale) è all’origine del bello, è la condizione di possibilità del bello (in matematica si dice CE - condizioni d’esistenza).

Ci sono due citazioni di Platone semplici ed immediate, la prima tratta dal Timeo, uno dei dialoghi platonici, “tutto ciò che è buono è bello” (è subito manifesto, è subito evidente, inteso come “tutto ciò che è buono è bello per conseguenza”), mentre nell’Alcibiade I, altro dialogo, sostiene “un’azione non è forse bella in quanto buona e brutta in quanto cattiva?” (appaiamo brutti nell’azione negativa che compiamo).

  • Identificazione del bello con l’utile, utilitaristicamente. Citazione nella Repubblica, uno dei suoi dialoghi più importanti dove viene teorizzato il governo dei filosofi (la cosa pubblica - la Repubblica): “è e sarà sempre che ciò che utile è bello e ciò che è nocivo è brutto”, quindi il nocivo va contrapposto all’utile, ciò che serve è bello ciò che non serve è brutto, però andiamo verso una concezione di estetica che è peculiare in Platone, ma deve passare attraverso due fasi, nelle quali si rispecchiano appunto queste due forme di identificazione, ovvero “bello = buono e bello = utile”.

E queste due fasi sono la fase metafisica (l’organizzazione del mondo) e la fase politica (occuparsi della polis, cosa è bene per la città):

Metafisica

Ha qualcosa a che fare con l’organizzazione del mondo, come egli si destituisce. Quando diciamo metafisica non diciamo nulla di oltremondano, spirituale, non è questo il significato originariamente, ma bensì oltre la fisica, viene utilizzato per la prima volta da colui che ha archiviato i testi di Aristotele, ma quando sono stati archiviati ce n’erano alcuni che trattavano di fisica e l’archivista non sapeva cosa fare con gli altri testi non fisici, scientifici ed erano più generali, quindi ha archiviato quelli di fisica con “fisica” e gli altri li ha raggruppati con “metafisica” (tutto ciò che viene dopo la fisica). Mentre con noi diventa tutto ciò che va oltre la realtà terrena, Dio, per esempio, è un ente metafisico, così come lo spirito e l’idea del bello.

La prospettiva metafisica di Platone è la suddivisione in due parti del mondo: per lui ci sono due piani dell’esistenza (in cui è suddivisa la realtà): uno terreno/sensibile, soggetto alla mutazione del tempo, materiale, sensibile, che possiamo vedere tutti e di cui possiamo fare esperienza, e un altro immateriale, spirituale, eterno e quindi metafisico. C’è la realtà sensibile e l’Iperuranio (anche chiamato mondo delle idee), che sta sopra quello sensibile. Qual è più originale? L’Iperuranio di cui il mondo sensibile è copia: noi siamo concretizzazioni fisiche, ma siamo copie di un’idea somma, originale, che sta nell’Iperuranio appunto. Il mondo sensibile è però una copia imperfetta del mondo delle idee, a ognuno di noi corrisponde un’idea perfetta (es. idea dell’uomo è un modello perfetto, il quale però si concretizza in un modello imperfetto, cioè ognuno di noi, l’immortalità per esempio è un’imperfezione) un’idea eterna, che vive per sempre. Noi partecipiamo dell’idea, poiché abbiamo parte dell’essenza dell’idea, ma non tutta (es. chiamiamo cane tutti gli animali che corrispondono all’idea che noi abbiamo dei cani, per Platone queste corrispondono a modelli ideali che vivono nel mondo delle idee). Da questo capiamo che Platone ha una brutta visione dell’arte, proprio perché è una copia.

Politica

Ha a che fare anch’essa con l’arte, la prospettiva politica in Platone muove tra due dialoghi, il primo è la Repubblica ed il secondo il Politico, in cui si descrive il modello ideale dell’uomo politico ed è un dialogo tardo, perciò ci concentreremo sulla Repubblica, dove Platone cerca nel mondo terreno quale sia la forma migliore di buon governo, che sia il più possibile vicina al modello ideale, quindi alla perfezione. Ogni cosa nel mondo sensibile ha un corrispettivo nel mondo delle idee, quindi anche l’idea di governo: c’è un mondo di idee del buon governo. Noi possiamo soltanto aspirare a quella perfezione che non raggiungeremo mai veramente, trovando la forma più perfetta di buon governo, al quanto più simile possibile all’idea stessa. Da qui deriva la tesi che il governo debba essere affidato ai filosofi, perché essi sono coloro che sono più vicini alla verità, al mondo delle idee, ma formula anche l’ipotesi del comunismo platonico, che non ha nulla a che vedere con quello contemporaneo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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