Hugo von Hofmannsthal: vita e opere
Hugo von Hofmannsthal (1874 – 1929) nacque nel 1874 a Vienna da una famiglia borghese. Aveva origini ebraiche da parte del nonno e origini italiane da parte della nonna, che era di Milano. Questo influirà sulla seconda parte della sua produzione teatrale. Bambino prodigio, anticipò tutte le problematiche del suo tempo ed è considerato il primo indagatore della crisi del male dell’artista e del linguaggio, temi centrali in molti scrittori e opere del suo tempo.
La formazione e i primi passi
Prima della sua nascita, Vienna visse una crisi economica dovuta all’evoluzione del capitalismo, e la sua famiglia ne fu colpita. Egli venne educato in casa da un precettore, poiché il padre e il nonno possedevano una vasta biblioteca. Intraprese gli studi in uno dei licei più prestigiosi di Vienna. A 12 anni lesse moltissimi classici antichi e tedeschi. A 15 anni lesse in lingua originale testi greci, latini, francesi, italiani e inglesi. Da qui si comprende quanto il giovane Hofmannsthal fosse precoce.
A 16 anni pubblicò la sua prima raccolta di poesie utilizzando lo pseudonimo di Loris Melikor, nome di un generale russo vissuto all'epoca di Alessandro II. Pubblicò con uno pseudonimo fino al 1895, poiché essendo ancora allievo di un liceo, non gli era consentita l'attività letteraria. I circoli intellettuali della sua Vienna impararono così a conoscerlo e ad apprezzarlo, concordando sulle sue qualità. Egli venne scoperto grazie a Hermann Bahr che lesse una sua poesia su un importante giornale del tempo. Già all’inizio del suo successo aveva raggiunto l’assoluta perfezione poetica e ottenne infatti moltissimo successo.
Opere e principali temi
Scrisse varie opere, tra cui “Il folle e la morte” (Der Tor und der Tod), “Lettera di Lord Chandos” (Ein Brief) del 1901, una lettera immaginaria. Tutta la produzione antecedente alla “Lettera al lord Chandos” è una riflessione sui vantaggi e svantaggi della vita vissuta attraverso la sensibilità estetica.
Dopo la scrittura della “lettera di Lord Chandos”, Hofmannsthal non scrisse più poesie poiché comprese di aver raggiunto il limite del suo linguaggio. A soli 27 anni ha già vissuto il blocco della scrittura. Questa sua crisi nasce dalla sua fuoriuscita da quello che definisce stato di "preesistenza", vale a dire quel particolare rapporto di intima fusione dei giovani con il mondo e la realtà che li circonda.
Alla preesistenza è legato il concetto dell’analogia universale. La radice della crisi è il crollo del sistema delle analogie universali. Hofmannsthal approfondì tale concetto fondamentale in un suo diario intitolato «Ad me ipsum» (“a me stesso”). Il concetto della preesistenza è un sentimento di appartenenza al tutto che ha a che fare con la tradizione neoplatonica e la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo (uomo al centro di una rete di legami universali). Sensazione che diventa coscienza di un mistico legame con il passato (inteso con altre epoche e antenati, con i quali si sente di essere in comunicazione). Il sentimento della preesistenza è una specie di sospensione del tempo.
Hofmannsthal sentiva la sua difficoltà di riconnettersi con questo stato anche a causa di una scarsa fede religiosa. Decise così di abbandonare la poesia, riuscendo a superare la crisi, dedicandosi da questo momento in poi all'attività di drammaturgo, grazie anche al fortunato incontro con il musicista Richard Strauss, al quale scriverà vari libretti musicali, riscattando la sua rinuncia alla poesia trasferendo la sua vena lirica nei libretti musicali e nel teatro.
Crisi e influenze
Così come Hofmannsthal, anche Thomas Mann visse una crisi del linguaggio; in effetti il “Tonio Kröger” rappresenta la crisi che Mann visse analogamente all’esperienza critica di Hofmannsthal. Anche Rilke, nato nel 1875 a Praga, visse nei primi anni del ‘900 una crisi poetica più che linguistica, che risolverà solo quando, recatosi a Parigi, entrò in contatto con l’arte di Cézanne, riuscendo a concepire una nuova arte.
Letture fondamentali per Hofmannsthal sono gli scritti di Novalis. La poetica di Hofmannsthal è divisa in due filoni principali:
- Espressione della presenza della preesistenza (presenza dello stato magico che si riattiva con la poesia).
- Problema dell’Estetismo (svolto nei drammi lirici).
Hofmannsthal scrisse due drammi lirici che divennero lettura obbligatoria di un’intera generazione di giovani: “Gestern” del 1891 e “Der Tod des Tizian” del 1892, dedicato al pittore italiano Tiziano. Si tratta di un dialogo lirico tra alcuni allievi del grande maestro che sta per giungere alla fine dei suoi giorni, i quali si chiedono come potranno raccogliere l’eredità di Tiziano, in quanto sono ancora molto acerbi e vi è così un dislivello tra consapevolezza e capacità artistica che Hofmannsthal avverte nella sua coscienza.
Tale tema verrà affrontato nell’opera scritta nel 1893 “Der Tor und der Tod”, pubblicato nel 1894, definito una sorta di piccolo Werther poiché venne letto su larga scala e il destino del protagonista Claudio divenne lo specchio della sensibilità giovanile del suo tempo. Entrambi i lavori sono ambientati nel Rinascimento italiano. Hofmannsthal scelse il Rinascimento perché è l’età in cui si rinnova l’idea di bellezza antica nel moderno (anche Rilke dedicò alcune opere a temi rinascimentali). Il Rinascimento è rinnovamento e ringiovanimento della cultura europea.
“Erlebnis” (Hofmannsthal, 1891)
Poesia scritta nel 1891, è scandita secondo tappe e punti di svolta ben precisi. È una poesia che colpì Bahr. Nulla di naturalistico è presente al suo interno. Il soggetto, diversamente dal naturalismo in cui scompare, è presente. In tale poesia il soggetto lirico, estraniandosi dalla vita, fa esperienza della morte, rimanendo affascinato da essa e viene dunque sottratto alla vita fino a quando un qualcosa lo richiama alla vita, una nostalgia strana, cioè la nostalgia della vita non vissuta.
Seguendo la regola per cui il poeta simbolista non deve spiegare la sensazione a parole ma usare un oggetto capace di far riecheggiare nell’animo del lettore le stesse sensazioni che vuole trasmettere, Hofmannsthal dà l’idea della nostalgia tramite l’immagine di una nave, dalle vele gialle gigantesche ed estranee, che verso sera naviga sull’acqua blu scuro, passando davanti alla città paterna, senza però potersi fermare. È proprio qui che troviamo la scissione tra il soggetto lirico e il suo alter ego. Ciò che è estraneo nella nave è il fatto che essa porta l’io lirico lontano dalla vita.
Così l’io lirico dalla nave vede vicoli, sente rumori e vede se stesso da bambino seduto sulla riva con occhi da bambino pieni di angoscia che vogliono piangere. Il titolo “Erlebnis” rimanda all’idea dell’esperienza vissuta intimamente. Nella poesia, Hofmannsthal usa diversi piani sensoriali, che è possibile notare già nel primo verso, con il termine “silbergrauen Dufte” ovvero profumo grigio argenteo, usando la sinestesia.
La poesia trasporta il lettore in un singolare paesaggio onirico e crepuscolare, fatto di nubi e vapori grigio-argentei. Si noti l’immagine della valle che si riempie di crepuscolo, reso con il termine “Dämmerung” riferito dunque alla natura; più avanti troviamo lo stesso termine riferito però stavolta all’interiorità, dunque all’incontro tra l’Io e il Mondo “dämmernden Gedanken”. Si tratta di una sensazione non naturale ma artificiale resa con la frase “Doch es war nicht Nacht”. “Meere” come qualcosa di bidimensionale. “Webend” ha a che fare con la concezione dell’Analogia Universale (idea che tutto nel mondo è intrecciato, intessuto uno nell’altro).
L’esperienza del poeta consiste nello sprofondare in questo mare trasparente abbandonando la vita, questo è uno snodo fondamentale della poesia. In una valle al crepuscolo cade in una sorta di trance, giungendo così in una dimensione parallela che è appunto quella della poesia. Nel momento in cui il poeta abbandona la vita, le prime impressioni sensoriali sono quelle di un paradiso artificiale (giungla di piante, calice di ardente oscurità), dunque la bellezza della natura artificiale è contrapposta alla...
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