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Contrattualismo e giusnaturalismo

Il contrattualismo si riferisce a una concezione filosofica-politica secondo la quale l’origine della società e dello Stato si basa su un contratto stipulato tra i suoi appartenenti. Attraverso il contratto gli individui trasferiscono volontariamente i propri diritti, in modo più o meno ampio, a un’autorità superiore verso la quale portare obbedienza. La realizzazione di tale accordo tra gli uomini segna dunque il passaggio dallo stato di natura, condizione priva di leggi positive, ad un contesto dettato da precise disposizioni normative. Si può quindi notare come il contrattualismo si intrecci con il giusnaturalismo, o meglio ne risulti essere una sua conseguenza. Infatti l’unica via per mettere ordine allo stato di natura e garantire agli individui maggiori sicurezze sembra proprio essere la conclusione di un patto capace di istituire un potere superiore in grado di garantire la convivenza. Quanto detto finora trova riscontro nelle teorie che si sono sviluppate all’interno dell’Europa a partire dal 1600 e che hanno trovato in Hobbes e Locke i principali autori.

Caratteristiche degli autori giusnaturalisti

  • Stato di natura → Inizialmente gli autori sviluppano la condizione degli individui antecedente la formazione dello Stato, tema essenziale per capire poi come deve essere formato lo Stato. Lo stato di natura deve essere inteso come una condizione priva di leggi positive nella quale l’uomo non vive serenamente.
  • Contratto sociale → Elemento che permette agli individui di uscire dallo stato di natura (condizione a loro sfavorevole) formando lo Stato e affidando il potere ad una figura con potere autoritario. Lo stato nasce quindi in modo volontario attraverso un accordo consensuale tra gli individui razionali e non per il volere di Dio che affida il potere ad un sovrano (idea medioevo) e nemmeno attraverso le guerre.
  • Rapporto tra sovrano e sudditi → In conclusione gli autori descrivono il rapporto che intercorre tra sudditi e sovrano istituito. Alcuni autori attribuiscono maggiore o minore potere al sovrano.

L’ateismo rappresenta un punto cardine del contrattualismo moderno poiché viene abbandonata l’idea medievale che il potere fosse attribuito da Dio al sovrano per guidare il popolo. Gli autori giusnaturalisti non fanno riferimento a Dio nelle proprie opere.

Hobbes

Hobbes, autore inglese vissuto tra il 1500 e il 1600, ha scritto due opere principali: "De Cive" (elementi filosofici sui cittadini scritto in latino) e "Il Leviatano" scritto in inglese.

Contesto storico e culturale

Hobbes si pone nella prima metà del 1600, un periodo storico caratterizzato in Inghilterra da diversi conflitti di natura politica e religiosa che portarono alla prima Rivoluzione inglese. Durante tale conflitto il Parlamento prevalse sulla Corona e Re Carlo I, accusato di essere un tiranno, venne condannato a morte. Si assiste quindi al passaggio monarchia – repubblica. Tuttavia, la vita di questa repubblica fu molto corta (fino al 1660) e venne governata dalla figura forte di Oliver Cromwell.

Pensiero di Hobbes

Come altri autori politici, Hobbes cerca una soluzione per mettere fine alla condizione di conflittualità dettata dalle numerose guerre civili presenti nel 17 secolo in Inghilterra. Per risolvere tale conflittualità era necessario secondo l’autore inglese individuare un Re con potere assoluto capace di portare gli uomini verso una situazione migliore. Il potere che Hobbes attribuisce al sovrano può essere definito consensuale e assoluto. È consensuale perché non deriva da Dio (concezione medievale) ma dal consenso del popolo; è assoluto perché gli individui non hanno il diritto di sindacare le decisioni del sovrano in quanto sono stati essi stessi ad affidare il potere al Re con la finalità di raggiungere una situazione pacifica e serena.

Stato di natura per Hobbes

Secondo l’autore inglese, la condizione di natura è dettata dall’istinto di autoconservazione, ovvero da quell’istinto innato nell’uomo che consente agli individui di sopravvivere ed evitare la morte cercando di appropriarsi delle cose utili per sopravvivere. Tale istinto genera all’interno della vita comune una situazione negativa poiché gli uomini, spinti dall’autoconservazione e dal proprio egoismo, cercano di ottenere solo vantaggi senza rispettare la vita dei propri simili. Si crea dunque una guerra di tutti contro tutti. Per Hobbes, l’amicizia è un sentimento falso perché “l’amico” rappresenta una persona che può essere sfruttata per ottenere vantaggi oppure una persona più debole che ci ricordi la nostra superiorità. Nello stato di natura l’uomo è come un lupo tra i lupi il cui unico obiettivo è sopravvivere. In tale condizione non esiste la proprietà privata ma un diritto di tutti su tutto, il che equivale ad affermare che nessuno ha il diritto su niente. Riassumendo, nello stato di natura, gli uomini vivono liberi e uguali ma in una condizione negativa e non serena poiché essi sono soggetti a possibili attacchi da parte di altri individui che mirano a ottenere dei vantaggi spinti dall’istinto di autoconservazione. Nonostante vi siano delle leggi di comportamento che dovrebbero portare l’uomo alla collaborazione queste non sempre vengono rispettate perché manca una punizione in caso di violazione.

Accordo reciproco

Con lo scopo di uscire dallo stato di natura e vivere in una condizione di serenità, gli uomini stringono un patto volontario e decidono in modo autonomo di cedere i propri diritti a un sovrano. In quest’idea si concretizza la teoria dell’autorizzazione secondo la quale il sovrano (il Leviatano) viene autorizzato dagli individui a governare. Per tale motivo gli individui devono quindi rispettare tutti i comandi del sovrano poiché sono stati essi stessi ad autorizzare il suo potere e la sua autorità con lo scopo di superare lo stato di natura.

Rapporto sovrano e suddito

Il potere del sovrano è assoluto di conseguenza i sudditi devono rispettare tutti i suoi comandi. L’unica eccezione alla quale i sudditi possono disubbidire è il comando del suicidio poiché andrebbe in opposizione al diritto di autoconservazione. Il popolo secondo Hobbes non ha il diritto di ribellarsi alle decisioni del sovrano, deve seguire i suoi comandi con l’eccezione dell’ordine di togliersi la vita.

Critica

Le principali critiche poste nei confronti di Hobbes riguardano il potere assoluto che l’autore inglese attribuisce al sovrano. Molti filosofi dell’epoca ritengono fondamentale il diritto di opposizione e ribellione del popolo verso il sovrano. Per Hobbes, invece, il potere assoluto è l’unico modo per mettere fine alle guerre civili presenti in Inghilterra e portare il popolo alla serenità. La monarchia rappresenta la forma di governo migliore secondo lui.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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