Estratto del documento

High-tech

Nei primi anni sessanta si afferma da un lato il miglioramento delle condizioni socio-economiche dei paesi industrializzati, ma dall'altro si manifestano le prime inquietudini che sfoceranno con il '68. La messa in discussione del Movimento Moderno, l'aumento delle possibilità offerte nel campo tecnologico per l'edilizia e una maggiore capacità di analisi critica, spingono una nuova generazione di architetti a proporre progetti, spesso utopici, che rivendicano la stessa carica emotiva delle avanguardie. Dopo la guerra la tecnologia era vista come simbolo di distruzione, ma negli anni '60 ritorna la sua fascinazione data dalle conquiste nello spazio e lo sviluppo della tecnologia.

Archigram group

In questo contesto così si vuole pensare ad una città contemporanea in sintonia con questo futuro legato più alla fantascienza che a un progetto urbanistico realizzabile, e il gruppo che maggiormente rappresenta questa tendenza è l'Archigram Group inglese (Peter Cook, Dennis Crompton, Warren Chalk, David Greene, Ron Herron e Michael Webb) che durante gli anni '60 realizzano numerose provocazioni come la Walking City (1964) o la Plug In City, quest'ultima rappresentata come città altamente tecnologica ma poco duratura. La ricerca degli Archigram pone al primo posto per il miglioramento della città moderna lo sviluppo delle infrastrutture come punti nodali per la crescita della città nuova.

Richard Buckminster Fuller

Tra i modelli dell'Archigram gioca un ruolo da protagonista anche Richard Buckminster Fuller che crea la Dymaxion House (1928), cellula abitativa ipertecnologica riproducibile in serie, e le Cupole Geodetiche, cioè strutture realizzate con materiali leggeri e installabili in qualunque luogo che saranno utilizzate per il padiglione americano all'expo di Montreal del 1967. L'architettura però esce dall'esperienza Archigram catalogandolo come prodotto di consumo coinvolto nelle logiche del capitalismo e del consumo di massa.

Kenzo Tange e Metabolism

Kenzo Tange (1913-2005), profondo conoscitore di Le Corbusier, con il suo Piano per Tokyo del 1960 si fa portavoce di un modello urbanistico incentrato sull'utilizzo di megastrutture tecnologiche che contengono il flusso del traffico, della comunicazione e altre funzioni, così facendo da portabandiera al gruppo giapponese Metabolism (Kikutake, Kurokawa, Otaka, Maki, Isozaki, Kawazoe) attivo dal 1960. Metabolism parte dalla visione della città che si trasforma continuamente come un organismo vivente ed elabora con esagerazione dimensionale e ipertecnologia delle città utopiche come la Città Spaziale di Isozaki o la città galleggiante di Kikutake.

Le proposte degli Archigram e dei Metabolism provocano tante reazioni, come quella del gruppo Superstudio italiano o del coevo Archizoom, entrambi con lo scopo di promuovere un'architettura e un design direttamente derivato dalla cultura pop, insistendo sull'aspetto razionale e tecnologico. La concretizzazione della loro teoria è esposta alla mostra Superarchitettura a Pistoia nel 1966.

I Five di New York

Il tentativo di impedire la completa ricusazione del Movimento Moderno viene perseguito invece dai "Five" di New York: Eisenman, Graves, Gwathmey, Hejduk, Meier. I Five raggiungono la notorietà grazie a una mostra al MOMA curata da Frampton nel 1969 ma erano già attivi nel decennio precedente. I Five tendono a ricercare gli aspetti essenziali delle pure forme geometriche concentrandosi sulle relazioni tra le forme e il loro processo di unione.

L'opera di Eisenman è soprattutto legata a questo concetto tant'è che definisce semplicemente con una numerazione progressiva tutte le case progettate e realizzate dopo la metà degli anni sessanta fino alla fine dei '70, quando si avvicina al decostruttivismo. Graves, Gwathmey e Meier eleggono il purismo del primo Le Corbusier come riferimento, ma dei tre solamente Meier prosegue la propria ricerca. Meier si forma alla facoltà di Cornell, inizia a studiare nello studio di Owings e Merril e poi di Breuer.

Michael Meier

Nei primi progetti, come la Casa per i genitori nel New Jersey o la Casa Smith (1965) sono un evidente tributo alla Casa sulla cascata di Wright e Villa Stein di Le Corbusier. Nel 1971 Meier progetta la Casa Douglas: immerso in una foresta sul lago Michigan, l'edificio è giocato su più livelli colmati da passaggi aerei, cui si accede tramite un ponte all'altezza del tetto; complessiva di tutto è l'utilizzo del colore bianco, segno distintivo dell'architetto americano.

Meier negli anni successivi progetta anche il Museo di arti decorative di Francoforte (1979-85) e il Museo d'arte contemporanea di Barcellona (1987-95) e il Getty Center di Los Angeles (1985-97). Meier ha progettato anche la Chiesa del Giubileo a Roma (2003) in cui un caro modello a Meier, la nave, trova la sua applicazione, e il criticato Museo dell'Ara Pacis (1996-2006) che per la sua linearità della forma è molto vicino alle opere di Van Der Rohe.

Hi-tech e l'influenza di Archigram e Metabolism

Con gli anni '70, dopo le esperienze dei gruppi Archigram e Metabolism e gli esperimenti di Fuller, si va verso una tendenza che accomuna più architetti basata sulla fascinazione per la tecnologia concretizzata con l'esaltazione delle strutture e degli apparati tecnologici, con ripresa diretta delle idee che già si fondavano nell'Eclettismo di fine '800, nel Costruttivismo russo e nel Futurismo italiano. Con il termine Hi-tech si va quindi a classificare proprio questi architetti, che nella scena internazionale fanno un uso esibito della tecnica e delle soluzioni strutturali, esaltando la tecnologia delle loro opere.

Richard Rogers e Renzo Piano

Richard Rogers (1933) si accosta negli anni '60 agli utopici Archigram e successivamente insieme al compaesano Foster danno vita al Team 4, con cui esordiscono con vari progetti residenziali fino alla svolta con la fabbrica della Reliance Control (Swindon, 1967), che segna la fine del sodalizio dei due. Uno dei primi progetti di Rogers è la Zip Up House (1968-71), un prototipo di abitazione adattabile a ogni luogo grazie a un sistema di pilastrini regolabili in altezza, rivestita in alluminio coibentato e impostata sulla libera gestione degli interni. Le novità stanno nelle scelte strutturali e dei materiali, ma anche nella riproposizione del modello di casa come macchina da abitare delle elaborazioni di Le Corbusier.

Da questo progetto rimangono i caratteri essenziali di Rogers: ricercare soluzioni alternative sul piano strutturale per garantire la massima flessibilità e la diversificazione dei servizi rispetto al nucleo dell'edificio (come Kahn). A questi caratteri è da aggiungere la costante attenzione agli elementi più tecnologici per garantire l'ottimizzazione del risultato finale. Negli anni '70 Rogers e Renzo Piano vincono un concorso internazionale per la costruzione di un centro artistico.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 6
Hi-tech: Renzo Piano, Santiago Calatrava, Norman Foster e Jean Nouvel Pag. 1 Hi-tech: Renzo Piano, Santiago Calatrava, Norman Foster e Jean Nouvel Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 6.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Hi-tech: Renzo Piano, Santiago Calatrava, Norman Foster e Jean Nouvel Pag. 6
1 su 6
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Montanari Guido.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community