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Atticismo

Atticismo linguistico

Parlando di atticismo si distinguono due fenomeni che s’intersecano ma non sono la stessa cosa: l’atticismo linguistico e quello storico-letterario. La Grecia guadagna un’unità linguistica in tre diversi momenti storici, quando acquisisce una certa unità politica, in modo progressivo; dal trionfo dell’impero talassocratico di Atene nel V secolo il dialetto attico diviene preponderante: ciò diventa il perno della koinè ellenistica, specie per motivi burocratici.

Prima di questo periodo la penisola ellenica presentava numerosi dialetti, chiaramente documentati bene nella lingua letteraria, ma poco in quella parlata. Il discorso principale verte sulla lingua letteraria, documentata, in maniera indipendente dalla provenienza geografica dell’autore (p.e. Pindaro, beota, scrive in una lingua complessa a prevalenza dorica). Esistono una lingua epica, molto stratificata e mai parlata, una ionico-attica per la storiografia, una lingua lirica, dorica per quella corale e eolica per la melica monodica: tali caratterizzazioni vengono sfruttate in chiave identitaria e programmatica dai poeti, specie quelli ellenistici, molto sperimentatori (p.e. la lingua dorica, ma anche eolica, di Teocrito, che inventa un genere a base metrica epica, o lo sperimentalismo metrico e linguistico di Callimaco).

In questo schema il dialetto attico, per motivi storico-politici e culturali, diviene quello principale, per gestire l’impero marittimo e coloniale. La koinè ellenistica ha una forte base attica, semplificata e depurata di molte eccezioni; tale lingua, fondamento dell’educazione del periodo, verrà poi mantenuta tale sotto l’Impero e nel periodo bizantino, arrivando filtrata fino a noi (come lingua morta, quella moderna ha mescolanze col turco). Fino a tempi recenti in Grecia si parlavano due tipi distinti di lingua, la  e la , una lingua popolare ed una dotta, che riflette in parte la dicotomia fra lingua scritta e parlata dell’antichità, sempre più separatesi.

La prosa imperiale si mostra piuttosto stratificata, si hanno alcuni testi in koinè ellenistica, alcuni autori che usano un atticismo rigoroso e altri che non sono rigorosi ma comunque differenziano il loro modello espressivo da quello della koinè. Esempi di autori che non scrivono in dialetto attico sono Epitteto (le cui opere ci sono giunte filtrate da Flavio Arriano), che viene accusato di solecismi e barbarismi, e Galeno, autore prolifico e grande divulgatore della sua dottrina, che preferisce usare la lingua contemporanea che atticizzare, per motivi comunicativi, e ancora i Vangeli.

La scelta del dialetto attico è quindi voluta, non spontanea, ricercata: gli autori che seguono questa scelta lo fanno anche per identità sociale, per dimostrarsi , dotti, contro gli , gli incolti; il mezzo per passare da una categoria all’altra è l’educazione, la formazione (p.e. ne La sala di Luciano, in cui si afferma che un uomo è capace di parlare di una sala solo se è stato educato a parlarne; Filostrato, nelle Vite dei sofisti, mostra Erode Attico che, chiesto ad un giovane come facesse a parlare così bene, si sente rispondere di averlo imparato nella campagne dell’attica).

La retorica non perde perciò il suo primato, ma viene leggermente traslato, non tanto per parlare bene in tribunale, ma per essere educato e formato in ogni situazione. Nel mondo antico, disponendo dell’adeguata preparazione, non è difficile cambiare strato sociale, basti pensare a Luciano, nel Sogno, ove Cultura e Scultura ( e ) si confrontano, chiaramente a favore della prima, che sa meglio difendersi verbalmente; Luciano è il principale atticista del periodo, rigoroso verso l’esigenza normativa.

In età imperiale, inoltre, si diffondono molti lessici attici, una lessicografia prescrittiva della lingua di V e IV sec. a.C. (Frinico, Polluce etc.): il primo lessicografo sarebbe stato Gorgia, e moltissimi ellenisti, da Fileta, si cimentarono. Gli scrittori che atticizzano mettono in ridicolo chi non lo fa, o chi lo fa sporadicamente o male, specie Luciano, con grande ironia; costui scrive anche il trattatello Il maestro degli oratori, in cui si mette alla berlina uno di tali maestri, che insegna in maniera sterile e fredda, dando solo un’infarinatura ridicola.

Filostrato invece mostra negli oratori epidittici i primi esponenti della seconda sofistica, a partire da Eschine: costoro viaggiavano per la Grecia, facendosi pagare moltissimo per i loro insegnamenti, dei veri personaggi (p.e. Polemone). I neosofisti praticavano principalmente la ucronia, gran parte delle orazioni ha argomento storico o pseudo-storico, p.e. quelle di Elio Aristide. Il fattore identitario sta nel parlare di argomenti già trattati da autori del passato in maniera altrettanto efficace, persuasiva.

Atticismo storico-letterario

La nascita di tale filone di atticismo è attribuita a Dionisio di Alicarnasso, in sintonia con la politica culturale augustea; nel trattato epistolare De antiquis oratoris egli scrive ad un romano una lettera di prefazione alla lettura di diversi scritti in cui si analizza lo stile dei grandi oratori del passato. In tale brano si ha l’idea di una decadenza, la cui origine è ben collocabile nel passato, ovvero alla morte di Alessandro Magno, quando l’antica oratoria filosofica (nel senso di “amante della sapienza”, ovvero ricca di contenuti, non solo di forma) viene brutalizzata fino quasi alla scomparsa; la retorica usurpatrice ha caratteri particolare, la teatralità, l’assenza di contenuti e la strumentalizzazione dell’ascoltatore, senza intento formativo.

Alla fine del brano emerge poi una polarizzazione geografica: la musa attica antica ed autoctona contrapposta a quella asiatica ed orientale (nonostante Dionisio sia proprio asiatico); da qui nasce la distinzione fra gli stili oratori dell’atticismo e dell’asianesimo, che però, come parola, non esiste in greco, e non trova perciò riscontri letterari, anche perché l’atticismo risultò vittorioso: l’asianesimo si ritrova perciò più che altro nelle proporzioni, nel ritmo e nella musicalità. Dionisio, in questa lettera, vuole convincere che la posizione giusta è quella atticista, da lui adottata.

Il romanzo antico

Il problema fondamentale, parlando di romanzo antico, è proprio tale termine, da noi apposto anacronisticamente ad un genere letterario non somatizzato dagli antichi. Non c’è traccia, nella teoria letteraria antica, di una definizione unitaria del romanzo, pur avendo alcune idee. Rhode pensava che il romanzo fosse un prodotto della seconda sofistica, con apporti dell’elegia amorosa ellenistica e dai racconti di viaggio, tesi abbastanza debole per l’impianto cronologico, in quanto sono emersi papiri molto più antichi. I romanzi giuntici non sono moltissimi, ma ci danno d

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Grammatica greca, l'atticismo e il romanzo antico, Leucippe e Clitofonte Pag. 1
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gneo Giulio Agricola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Castelli Carla.
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