Premessa
Sincronia e diacronia
Sincronia analizza la lingua a un determinato stadio del suo sviluppo → Diacronia analizza la lingua nel suo sviluppo storico → si incrociano e si integrano a vicenda → “È sincronico tutto ciò che si riferisce all’aspetto statico della nostra scienza [la linguistica], è diacronico tutto ciò che ha rapporti con le evoluzioni. Similmente, sincronia e diacronia designeranno rispettivamente uno stato della lingua ed una fase di evoluzione” F. De Saussure
Lingua scritta e lingua orale
La lingua orale evolve più rapidamente di quella scritta, che tende ad essere più statica (“memoria nel tempo”).
La classificazione delle lingue
Classificazione morfologica
Raggruppa le lingue in base alle loro caratteristiche morfologiche (e sintattiche) → peculiarità formali
- Lingue flessive: lingue indoeuropee “flettono” le parole; le relazioni grammaticali e sintattiche sono accompagnate da modificazioni formali + Ablaut (o vowel gradation)
- Lingue agglutinanti (kōchaku gengo): caratteristica della giustapposizione → affissi che hanno la funzione di esprimere i rapporti grammaticali
- Lingue isolanti o analitiche: formate da parole invariabili che possono assumere più funzioni a seconda della posizione nella frase; spesso lingue monosillabiche (tan’onsetsu gengo) o monosillabiche-isolanti.
- Lingue incorporanti: il verbo incorpora o abbraccia a sé soggetto e oggetto
Classificazione genetica
1 Stabilisce le relazioni genealogiche tra le lingue Metodo comparativo somiglianza nei 3 sistemi che compongono le lingue (sanscrito e lingue indoeuropee) →
- Sistema fonetico/fonologico
- Sistema lessicale
- Sistema grammaticale sintattico
“corrispondenze sistematiche” → presenza di cambiamenti regolari da uno stesso etimo della lingua madre.
Famiglie linguistiche rilevanti per il giapponese
- Famiglia uralo-altaica
- Gruppo uralico
- Gruppo altaico
- Famiglia sino-tibetana
- Gruppo cinese
- Gruppo tibetano-birmano
La parentela tra il gruppo uralico e quello altaico non è ancora del tutto dimostrata.
L'origine della lingua giapponese
Le teorie sull'origine della lingua giapponese
Teoria Ainu
Difficilmente sostenibile → Ainu: caucasici e non mongolici → non geneticamente imparentati con i giapponesi. Le due lingue hanno caratteristiche molto diverse. J. Patrie → la lingua Ainu geneticamente legata all’Altaico.
Teoria meridionale o austronesiana
Relazione del giapponese con le lingue maleo-polinesiane → similarità con le lingue uralo-altaiche. Murayama → il giapponese è una lingua mista: il lessico è molto indebitato dal gruppo maleo-polinesiano, la sintassi e la morfologia sono indebitate dal gruppo altaico.
2 ipotesi:
- Il giapponese consisterebbe di un sostrato austronesiano e un superstrato altaico
- Il giapponese sarebbe una lingua ibrida austro-altaica
Somiglianze:
- No genere grammaticale
- Polisillabiche
- No raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola
Differenze:
- Predicato prima del soggetto (o subito dopo)
- Attributo posposto
Influenze:
- Non distinzione tra /l/ e /r/
- Nessun dittongo e nessuna affricata
- Struttura sillabica: CV o V
- Nessun raggruppamento consonantico o vocalico
Teoria settentrionale
Favorita dalla maggior parte dei linguisti.
- Koreano
Affinità:
- No articoli
- No genere grammaticale dei nomi
- Plurale non marcato
- No pronome relativo
- Uso frequente di posposizioni
- Pone il modificatore prima del modificato e l’oggetto prima del verbo
- Lessico base comune
- Cinese
Similarità lessicali; teoria non molto sostenibile → prestiti lessicali su larga scala.
- Lingue uralo-altaiche
Caratteristiche:
- Armonia vocalica
- Assenza di articoli
- Assenza di prefissi e presenza di suffissi
- Processo di agglutinazione
- Plurale non sempre indicato
- Sconosciuta la categoria del genere
- Interrogazione formata aggiungendo una particella finale
- Genitivo precede sempre il nominativo
- Agg. attributivo precede sempre il nome a cui si riferisce e resta invariato
- Poca subordinazione in favore della giustapposizione
- Ciò che è “accessorio” deve precedere ciò che è principale
Affinità:
- No raggruppamenti consonantici in posizione iniziale
- No articoli (indefiniti e/o definiti)
- No genere grammaticale
- Coniugazione verbale diversa da quella delle lingue indoeuropee
- Processo di agglutinazione (uso particelle)
- Modificatori prima del modificato
Diversità:
- Il giapponese ha solo sillabe aperte (terminanti con vocale), esclusa la /-n/ (successiva)
- No armonia vocalica in giapponese (si è persa)
- Mancano particelle comuni
- Il giapponese non ha suoni dakuon a inizio parola
- Suoni altaici in giapponese si sono trasformati in sillabe che iniziavano per /w/, /y/ o vocale
Similarità fonetiche:
- Parole polisillabiche e radici polisillabiche
- Assenza di raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola
- Assenza a inizio parola di /r/ (e di /l/)
- No armonia vocalica
- Sistema fonetico giapponese più povero di quello altaico
Similarità lessicali:
- Parole simili (parti del corpo, fenomeni naturali, colori, animali, piante, utensili, armi, ecc.)
- Radici in comune con il coreano e con il medio mongolo
Similarità sintattiche:
- Struttura SOV (Soggetto Oggetto Verbo)
- Rettume ante regens
- Prevalenza frasi coordinate su quelle subordinate
- Assenza pronomi relativi
Similarità morfologiche e grammaticali:
- Formazione delle parole tramite suffissi (agglutinazione)
- Uso suffissi agglutinativi per le declinazioni
- Similarità nella suffissazione dei casi (es.: di luogo e moto a luogo)
- Similarità nei pronomi
Teoria più accreditata: Giapponese come lingua ibrida.
Lingua giapponese fino al periodo Nara
Generalità
Necessità: avere una lingua di comunicazione → Lingua parlata nella zona di Nara divenne quella ufficiale. → scritta usata dai letterati e dagli uomini colti (nobiltà).
Sistema di scrittura non autoctono e non bene adattato alla lingua giapponese → difficile ricostruzione del sistema fonetico.
Testi scritti: → kanbun (cinese classico) [poesie in lingua yamato] fine VII sec. mokkan (scritti su rastrelli di legno) Kojiki, Nihon Shoki, Fudoki, Man’yōshū.
Caratteristiche della lingua antica giapponese
- Kinsekibun → iscrizioni su pietra o metallo: troppo brevi = poche informazioni
- Polisillabico (per lo più due sillabe; poche con tre; rare con quattro o cinque -composti-).
- Struttura CV o V (a inizio parola). No insiemi di consonanti o vocali all’interno della parola
- Non erano ancora presenti le affricate (t , d )
- Il qualificante precede il qualificato
- Il predicato è alla fine della frase
- No generi grammaticali, suffissi per il possessivo, ergativi, articoli o gruppi attributivi posposti.
- I suffissi agglutinativi del plurale sono usati per i pronomi personali e sono rari per i nomi
- La declinazione è agglutinante
- Non c’è armonia vocalica (boin chōwa)
- La coniugazione dei verbi è agglutinante: ci sono modi e tempi, ma non hanno persona o numero. Esiste la forma cortese. Forme diverse a seconda della posizione sintattica più uso di suffissi.
- Le particelle seguono il nome e i verbi ausiliari il verbo principale.
- Non vi sono parole che iniziano con la /r/.
Il sistema vocalico
Forse anticamente vi erano solo 4 o 5 vocali (assente la /e/?) da cui se ne svilupparono 8. Mootori Norinaga → sistema a 8 vocali del giapponese antico [Kokiden, vol.1 “kana no koto”]. Studi sull’uso del man’yōgana → serie di vocali! per alcune sillabe venivano regolarmente usate per le stesse parole una serie di caratteri, diversi da un’altra serie usata per la stessa sillaba in parole diverse. Queste due serie sembravano aver ruoli diversi e separati pur rappresentando apparentemente la stessa sillaba. 12 sillabe con queste caratteristiche (Ki Mi Hi, Ke Me He, Ko So To No Yo Ro [Mo solo nel Kojiki]) (doppia serie di i e o).
Ognuna di queste sillabe distinte in due tipi corrispondenti a serie di caratteri:
- kōrui (Tipo A)
- otsurui (Tipo B)
→ diverso valore fonetico delle sillabe a seconda del gruppo. 13 sillaba /mo/, meno ricorrente delle altre. *doppia serie di sillabe dal punto di vista della ricostruzione del sistema fonologico (onsetsu ketsugō hōsoku) del giapponese antico. Serie C+V → quindi esistono due elementi che possono costituire la variazione tra le due coppie di sillabe * ipotesi più accreditata : è la vocale → sistema vocalico giapponese antico aveva 8 vocali (tutte brevi) /i/, /ï/, /u/, /e/, /ë/, /ö/, /o/, /a/
Tipo A (kō) → /i/, /e/, /o/ caratteristiche più palatali e quindi un suono più compatto e acuto (pronunciate in modo netto)
Tipo B (otsu) → /ï/, /ë/, /ö/ meno chiaramente pronunciate (più aperte e più sfumate)
N.B: serie /s+V/ → /s/ pronunciata /s/, /ts/ oppure /ʃ/ /tʃ; serie /z+V/ → /z/ pronunciata /z/, /d / oppure /ʒ; serie /h+V/ → /h/ pronunciata / / oppure più anticamente /p/
1. Le sillabe che contengono le due /o/ kō e otsu non sono mai compresenti nello stesso morfema (o radice di parola). ← possibile residuo di armonia vocalica
2. Le sillabe che contengono /u/ e /ö/ sono raramente compresenti nello stesso morfema soprattutto nei morfemi di due sillabe composti con /u/ e con /o/, questa /o/ non è mai /ö/
3. Le sillabe che contengono /a/ e /ö/ sono raramente compresenti nello stesso morfema. Doppia /mo/ solo nel Kojiki → Yasumaro volle tener conto di una particolarità già scomparsa. Possibile esistenza di un residuo di armonia vocalica (boin chōwa) → vocali di uno stesso tipo (o stesso timbro) in un sistema fonologico di vocali divisibili in due diversi tipi.
Importanza dell’ordine in cui le sillabe doppie scomparvero: avvenne progressivamente a partire dalle consonanti pronunciate dalla parte anteriore della bocca e progressivamente verso la parte posteriore per finire con le alveolari che vengono prodotte nella parte più retrostante del cavo orale. Ôno Susumu: ipotesi che nei tempi remoti esistessero solo 4 vocali (/a/, /i/, /u/ e /ö/), le altre 4 si formarono in seguito alla riduzione dei dittonghi formati dalle vocali primitive. Mentre il Tipo A resta invariato, il Tipo B in particolari situazioni può variare in modo regolare.
- Pre-Nara: sistema a 8 vocali in distribuzione senza restrizioni
- Inizio Nara: sistema a 8 vocali con distribuzione ristretta
- Nara: sistema a 8 vocali con ulteriore restrizione della distribuzione
- Tardo Nara: sistema a 6 vocali con la distinzione /o/ - /ö/ che sopravvive dopo la /k/
- Heian: all’incirca il sistema attuale. L’hiragana registra solo 5 vocali. es.: agg SHIKI → SHII (cfr. ONBIN)
Origine dei dittonghi
Nel giapponese antico non esistevano dittonghi, i casi VV derivavano da una serie VCV in cui la C è caduta. Periodo Heian, a causa dell’influenza del cinese, iniziarono a manifestarsi dei dittonghi. Nelle parole composte in cui due vocali venivano a trovarsi una accanto all'altra si tendeva a ridurle ad una.
Le consonanti
- Consonanti sonore (/g/, /d/, /b/,... [dakuon → sonore]) non erano presenti nella prima sillaba (eccetto la /r/). Le sonanti (nasali, liquide, vibranti e semiconsonanti) sono spesso presenti a inizio parola. Regola interrotta con i prestiti dal cinese.
- La nasale /n/ è il risultato dell'elisione delle vocali /i/ e /u/ dopo /n/ o /m/ (hatsu onbin)
- All'inizio di parola (bunsetsu) non vi erano dakuon e suoni in /r-/
- Pronunciata / e/ o /t e/ (forse tutta la serie)
- /F/ → /h/ → probabilmente letta /p/
- Prestiti dal cinese → mutamenti del sistema fonologico (raddoppio dei suoni presenti). Shōten → dal XII sec. : segni che indicano l'accento delle parole.
Casi di consonanti particolari
- W inizialmente /wi/, /we/, /wa/ e /wo/, no /wu/, col tempo cadde
- H appare nelle reduplicazioni. Nella zona della capitale /ha/ probabilmente pronunciata /fa/ (almeno in posizione iniziale). Il passaggio da una consonante labiale a una aspirata si chiama shin'on taika.
- H intervocalica (-y-). Voc+e o Voc+i trovano evidenza in -y-
- Lettura wa i u e o di [ha] [hi] [hu] [he] [ho]
Hagyo tenko ondakuon suoni della serie /ga/, /za/, /da/ e /ba/ (consonanti sonore) vengono dall'antico cinese. Nel man’yōshū erano distinte dalle seion e scritte con kanji diversi. Erano probabilmente prenasalizzati (precedente da suono nasale) → prenasalizzati.
Rendaku → cambiamenti fonetici dovuti all'unione di due parole.
Yōon, sokuon e hatsuon
- Yōon → una /y/ o una /w/ tra una consonante ed una vocale (per rendere pronuncia parole cinesi)
- Sokuon → raddoppiamento consonantico
- Hatsuon → -n davanti a consonante
Y → kai yōon, W → gō yōon
(es.: kya, pya, kwa)
Alcune sillabe particolari
- C+o: riduzione di un dittongo
- C+ë: raramente nella prima sillaba di una parola polisillabica, parecchi monosillabi
- C+ï: pochi casi nella radice
Il lessico
Wago preponderanti. Introdotte anche i kango e parole di origine sanscrita (cfr. Buddhismo).
1. Radici relazionate: A. Masatsugu → le radici delle parole in antico giapponese appartengono a gruppi di radici relazionate per suono e significato. Differenti vocali per parole di significati affini (come nel manciù, lingue altaiche).
2. Formazione della parole: Molti composti e parole derivate
- L'iniziale della seconda parola è sonoro
- Alternanza di /ë/ → /a/
- Alternanza di /ï/ → /ö/ - /u/
- No regole di armonia vocalica
I predicati
→ jutsugo o yōgen: parole declinabili (verbi e aggettivi). La declinazione ha 6 varianti (6 basi).
- mizenkei
- ren’yōkei → sospensiva / sost.
- Rentaikei → + kakri masubi
- shūshikei → concludere frasi
- izenkei
- meireikei → imperativo
Aggettivi
Gli aggettivi non hanno i gradi di comparazione. La coniugazione di quelli qualitativi consiste di forme che denotano la posizione sintattica. Aggettivi che si fusero con il verbo ari → forma moderna del passato piano.
I verbi
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