Genetica molecolare 1
Introduzione
Tappe fondamentali degli studi molecolari che hanno dato il via alla biologia molecolare e alla
genetica molecolare:
Esperimento di Griffith 1928
- : scoperta della possibilità del trasferimento di una
sostanza che trasforma batteri non virulenti in batteri virulenti.
Esperimento di Avery
- : ha determinato che la sostanza trasferita è DNA, principio
trasformante
Esperimenti di R. Franklin, Wilkins, Watson e Crick (1953)
- : determinazione della
struttura del DNA
Primi esperimenti di DNA ricombinante
- : scoperta di enzimi di restrizione e della
possibilità di clonare DNA lineare in plasmidi con cui si può trasformare cellule
batteriche
Invenzione della PCR
- : rivoluzione nel campo della biologia molecolare
Sequenziamento del DNA (1977)
- : sequenziamento del genoma di un batteriofago
Sequenziamento del genoma umano (2001)
- : HPG e Celera
ERA POST-GENOMICA: applicazioni del progetto genoma umano, malattie genetiche
- Mendeliana o monogenica: mutazione dovuta a un singolo gene, trasmissione
familiare molto chiara soprattutto per quelle malattie con una penetranza del 100%
(malattia per cui se un individuo eredita la mutazione ha il 100% di probabilità di
manifestare il fenotipo).
- Multifattoriali: malattia dovuta al coinvolgimento di più geni, non tutti gli individui
mostrano gli stessi fenotipi perché questi dipendono anche dal resto del loro genoma e
dalla combinazioni delle mutazioni presenti.
- Cellule somatiche: generalmente dovuta a una mutazione ereditata più altre
mutazioni all’interno di una cellula che insorge successivamente.
Quindi in seguito alla pubblicazione di HGP, si è passati alla ricerca di geni malattia in
patologie mendeliane e ricerca di geni e mutazioni predisponenti a malattie multifattoriali e
oncologiche.
Partendo dalla sequenza completa si può notare che il 99,9% di essa è identica in ogni
individuo, le variazioni fra l’uno e l’altro dipendono dal restante 0,1%. Queste variazioni
consistono in cambiamenti delle singole basi, fra cui conversione di una base in un’altra,
delezioni e inserzioni, i cosiddetti SNP. Questi possono non aver nessun effetto, effetti
innocui o portare allo sviluppo di malattie.
La maggior parte delle malattie genetiche sono dovute a mutazioni puntiformi, tuttavia non
tutte le mutazioni portano necessariamente a un difetto ed è alla base della variabilità
all’interno di una popolazione. La variabilità è molto importante per sopravvivere a un
ambiente che cambia nel tempo, organismi con poca variabilità non hanno molto successo
evolutivo. Due chiari esempi sono rappresentati dal diavolo della Tasmania, in cui non si
verificano fenomeni di rigetto di cellule tumorali trapiantate (ma anche in seguito a
trasferimenti da morsi) e dalla pianta di banana, questa negli anni 50-60 era coltivata una
sola cultivar, in seguito alla diffusione di un patogeno ha determinato la scomparsa della
Gros Michel. Si è quindi iniziato a coltivare la Cavendish resistente al Fusarium, attualmente
però il fungo è mutato e può attaccarla. Per quanto riguarda l’uomo sono stati identificati
quasi 5 milioni di SNP, ma anche altre 70.000 tipologie di variazioni fra cui delezioni,
duplicazioni, inserzioni e inversioni.
Da uno studio su 2500 individui sono
stati identificate 24-30 mutazioni che
causano malattie mendeliane in
eterozigosi. Si è detto che le
mutazioni non causano
necessariamente difetti, ogni giorno
all’interno di ciascuna cellula
avvengono numerosissime lesioni al
DNA (non necessariamente una mutazione, ad esempio ssDNA breaks, depurinazioni, 2
alchilazioni, deaminazioni ecc.), all’interno della cellula sono però presenti sistemi di
riparazione del danno. Ad esempio la luce solare causa circa 100.000 lesioni al DNA in ogni
cellula ogni ora.
Difetti dei processi nella riparazione dei danni al DNA causano instabilità genomica e in
ultima istanza cancerogenesi. Nell’immagine un’idea del processo non funzionante e la
malattia associata.
Cromosoma eucariotico, cariotipo umano e struttura dei cromosomi
Il genoma umano è composto di 23 cromosomi, 22 autosomici più quelli sessuali. L’uomo è un
organismo diploide, per cui per ciascun cromosoma sono presenti due copie, una di origine
paterna e una di origine materna. In seguito alla replicazione del DNA si trovano sdoppiati nei
due cromatidi fratelli, i cromosomi sono stati numerati in base alla dimensione, posizione del
centromero ecc. L’assetto cromosomico normale di un organismo è detto euploidia e la ploidia
è caratteristica per ogni organismo (uomo diploide, banane triploidi, alcuni insetti sono
monoploidi e S. cerevisiae può essere sia aploide che diploide in base alla fase in cui si trova).
Una variazione del grado di ploidia
nell’uomo non è compatibile con la vita,
mentre nel regno vegetale è tollerata bene
e viene sfruttata in agricoltura.
Struttura
I cromosomi sono composti da:
Telomeri
- : terminali del cromosoma,
sono complessi nucleo-proteici.
Centromeri
- : porzione centrale del
cromosoma che prende contatto
con le fibre del fuso mitotico.
Origini di replicazione
- : la replicazione parte da diversi punti, altrimenti ci vorrebbe
troppo tempo per replicare il DNA.
Le varie forcelle di replicazione si incontrano a generare i due cromatidi fratelli (identici,
DNApol genera pochissimi errori) che verranno separati durante l’anafase.
Il DNA ha diversi gradi di compattamento, partendo dalla fibra a 2nm fino ad arrivare a gradi di
condensazione estremamente elevati dei cromosomi metafasici. Il grado di compattamento
dipende anche dalla fase del ciclo cellulare in cui ci si trova.
Ciclo cellulare
G1 : fase di crescita e normale metabolismo cellulare
S : il DNA e i cromosomi vengono replicati e i cromatidi fratelli vengono tenuti in contatto dalle
coesine
G2 : fase di crescita in cui la cellula si prepara alla divisione
M : in cui si ha la divisione cellulare, è la fase più veloce rispetto alle altre e si divide in profase,
metafase, anafase, telofase e citochinesi. Il centromero entra in contatto con i microtubuli
provenienti dal centro di organizzazione dei microtubuli. A questo punto la coesina viene
degradata, i due cromatidi fratelli separati e tirati ai poli opposti della cellula. La coesina
assicura proprio che i due cromatidi fratelli vengano separati in modo corretto.
Durante la meiosi invece in seguito alla replicazione del DNA, i cromatidi fratelli si
appaiano a formare una tetrade e avviene il crossing over, si la segregazione dei
cromosomi omologhi seguita dalla segregazione dei cromatidi fratelli e infine si ha la
formazione di 4 cellule aploidi.
Durante la meiosi i cromatidi fratelli non vengono tenuti associati dalle coesine ma dalla 3
formazione del complesso sinaptinemale che consente il crossing over.
Alterazioni del corredo cromosomico
Possono esserci poliploidie, monoploidie che riguardano l’intero assetto cromosomico e
aneuploidie che riguardano il numero di uno o pochi cromosomi. Queste alterazioni derivano da
eventi di non disgiunzione durante la meiosi a generare gameti sbilanciati. L’errore può
avvenire sia durante la prima divisione meiotica sia durante la seconda, nel caso della
sindrome di down c’è una relazione molto stretta con l’aumentare dell’età della madre.
DNA damage
Il DNA a differenza dell’RNA è una molecola
estremamente stabile, tuttavia può
anch’essa essere soggetta a danni. I danni
possono essere causati da agenti endogeni prodotti dalla cellula stessa o anche esogeni ovvero
molecole esterne (agenti mutageni).
Fra gli eventi principali troviamo:
- Incorporazione di dNTP sbagliati
- Incorporazione di rNTP (ribonucledoside trifosftao) che normalmente non sono
componenti del DNA
- Deaminazione e depurinazione
- Danni da ROS: ossidazione delle basi
- Agenti alchilanti
- Raggi UV (dimeri di pirimidina)
- Fenomeni di rottura di uno o entrambi i filamenti del DNA.
Esistono proteine specifiche per il riconoscimento di una particolare lesione che attivano
specifici meccanismi di riparazione del danno.
Bisogna innanzitutto fare una distinzione fra danno al DNA e mutazione, il primo è una
modificazione della struttura molecolare del DNA mentre la seconda è un cambiamento
ereditabile della sequenza.
Il danno al DNA se non viene riparato correttamente
può portare a mutazioni, queste non possono essere
riparate.
Danni endogeni
Le fonti di danno endogene possono essere:
Mismatch
- : incorporazione di un nucleotide errato
durante la replicazione, si tratta di una lesione e
non di una mutazione (lo diventa nel momento in cui l’errore non viene riparato 4
correttamente).
Deaminazione delle basi
- : tre delle 4 basi possono subire eventi di deaminazione,
ovvero la perdita del gruppo amminico (la citosina diventa uracile, può avvenire in modo
spontaneo).
Depurinazione e depirimidinazione
- : determinate entrambe da eventi di idrolisi
spontanea del legame fra la base e il deossiribosio, si genera un sito apurinico mentre lo
scheletro rimane intatto.
Danno ossidativo
- : i ROS generati dalla respirazione dell’ossigeno che possono andare
ad ossidare le basi portando a diverse alterazioni (danni alle basi e rotture del
filamento). Ad esempio l’ossidazione della guanina porta alla formazione di 8-oxoG (GO).
Incorporazione di analoghi alle basi durante la replicazione del DNA
- : ad
esempio il 5-bromouracile può essere scambiato come una timina, può appaiarsi quindi
a una T o a una G.
Danni esogeni
Fra gli agenti esogeni troviamo gli agenti mutageni:
Agenti idrossilanti
- : idrossilammina che idrossila la citosina a dare 4-idrossicitosina
che al posto di legare una G lega una A.
Agenti alchilanti
- : fra cui l’etilmetansulfonato, che determinano l’alchilazione delle
basi. Tra questi eventi troviamo l’etilazione della guanina a dare 6-etilguanina (G*) che a
questo punto appaia una T invece che una C.
Agenti intercalanti
- : fra cui la proflavina e il bromuro di etidio, si intercalano fra la
molecola di DNA.
Radiazioni ionizzanti
- : generalmente inducono la rottura della doppia elica (raggi x e
gamma), raggi UV-C provocano i dimeri di pirimidine (legame covalente fra due T
adiacenti).
Conseguenza dell’insorgenza di lesioni al DNA
I danni al DNA possono essere trasformati in mutazioni. Fortunatamente nell’uomo solo 48Mb
codificano per geni contro le 3200Mb di genoma totale, di conseguenza la probabilità che una
mutazione avvenga all’interno di una sequenza codificante è bassa. Alcuni esempi di lesioni
trasformate in mutazioni:
mismatch A:G al posto di A:T
- : errore inserito durante la prima replicazione del DNA,
se questo non viene riparto, al secondo round di replicazione una delle due cellule
erediterà in quella posizione una mutazione da A:T a C:G. La cellula a questo punto non
possiede più strumenti per capire che in quella posizione c’è una coppia sbagliata, è
quindi fondamentale che la cellula riconosca il mismatch prima di una seconda
replicazione.
Citosina idrossilata (C*, da idrossilammina)
- : primo round di replicazione, nel
momento in cui la DNApol incontra una C* inserisce una A invece che una G. Alla
successiva replicazione del DNA al posto di una G iniziale verrà inserita una T (cha
appaia giustamente con una A). La C* deve essere riparata prima della prima
replicazione del DNA.
Guanina etilata (G*, da etilmetansulfonato)
- : se il danno non viene riparato, la
DNApol anziché inserire una C inserisce una T, alla successiva replicazione alla T viene
appaiata una A. Si passa dunque da una coppia G:C a una A:T.
5-bromouracile
- : normalmente si comporta come una T e quindi può essere
incorporato nella sequenza appaiato a una A, tuttavia in alcuni casi può appaiarsi con
una G. Può quindi capitare che durante la prima replicazione al posto di una A venga
inserita una G, che alla replicazione successiva verrà appaiata con una C causando una
mutazione da T:A a C:G.
Acido nitroso
- : modifica la C in U, se questo non viene rimosso durante la prima
replicazione verrà appaiato con una A causando, nella successiva replicazione
l’inserimento di una T. Si passa dunque da C:G a T:A. In alternativa l’acido nitroso può
convertire la A in ipoxantina (A*) che se non viene rimossa al primo round di
replicazione viene appaiata con una C che alla successiva replicazione del DNA la
DNApol inserisce una G. si passa quindi da A:T a G:C.
Le mutazioni possono insorgere nelle linee germinali, in questo caso tutte le cellule
5
dell’organismo che origina da quello spermatozoo o cellula uovo conterranno la mutazione.
In alternativa può insorgere in cellule somatiche, questa sarà presente solo nelle cellule che
derivano da quella cellula somatica. Tuttavia nel caso di mutazioni precoci, se queste
avvengono in cellule da cui origina la linea spermatica, potranno essere trasmesse alla
progenie.
Più è precoce l’insorgere della mutazione più è probabile che
questa possa interessare la linea spermatica e quindi essere
trasmessa alla progenie. Un individuo in cui insorgono
mutazioni somatiche viene
definito mosaico, esistono
mosaicismi genetici (se l’individuo
è costituito da linee cellulari che
differiscono per il genotipo) o
cromosomici (se differiscono per il
cariotipo). Esistono diversi gradi di
mosaicismo in funzione di quando
la mutazione insorge, più
precocemente un mutazione
insorge, più l’individuo mostra un grado elevato di mosaicismo
(come mostrato in foto).
Inoltre l’insorgenza di mutazioni è un fenomeno casuale che non è influenzato dall’ambiente (a
meno che l’individuo non si trovi in un ambiente mutageno). Questo è stato dimostrato dal test
di fluttuazione di Luria-Delbruck, le mutazioni
insorgono casualmente senza alcun riferimento al
vantaggio ambientale che ne deriva. Per dimostrarlo si
utilizzarono cellule batteriche infettate con il fago T1,
una mutazione TonR rende il batterio resistente
all’infezione da parte del fago. Se la mutazione che
determina la resistenza fosse indotta dall’esposizione
al fago ci si aspetterebbe che nelle 4 colture iniziali ci
sia un numero di cellule resistenti uguale. Tuttavia
quello che si è visto è che in alcune colture si mostrava
resistenza in altre no, inoltre a seconda del momento
di insorgenza della mutazione si ha un grado di cellule resistenti diverse.
Le mutazioni si suddividono in:
Geniche
- : mutazione puntiforme, sono quelle responsabili della maggior parte delle
malattie genetiche.
Cromosomiche
- : mutazioni che alterano la struttura dei cromosomi (delezioni,
inversioni, traslocazioni ecc.).
Genomiche
- : alterano il numero di singoli cromosomi o dell’intero set cromosomico.
Conseguenza delle mutazioni
Mutazione missenso
- : circa il 45-50% delle mutazioni missenso causano varie
patologie nell’uomo. Una sostituzione di base cambia l’amminoacido codificato per
quella tripletta e può determinare una mutazione neutra (se l’amminoacido sostituito è
chimicamente simile a quello di origine, non causa effetti), una mutazione silente (la
mutazione non cambia l’amminoacido, codice genetico degenerato).
Mutazioni non senso
- : la sostituzione di base determina l’inserimento di un codone di
stop nella sequenza codificante, si generano così proteine tronche che non sono
funzionali.
Mutazioni frameshift
- : inserzioni e delezioni di base determinano lo spostamento del
frame di lettura, mutazione molto drastica.
Esempio della fibrosi cistica: delezione di 3 coppie di basi dalla sequenza (TCT o CTT)
causano la delezione di una Phe dalla catena polipeptidica (ΔF508).
Mutazione in regioni non codificanti
- : possono comunque affliggere la funzionalità 6
della proteina in quanto possono insorgere in regioni intergeniche regolatrici (promotori,
enhancer ecc), in siti di splicing o in regioni 5’ e 3’ non tradotte (hanno un ruolo molto
importante nella regolazione della traduzione dell’mRNA).
Meccanismi di mantenimento della stabilità del genoma
L’insorgere di lesioni al DNA non riparati inducono mutazioni nella sua sequenza, questo porta
a instabilità genomica che è associata a cancerogenesi e malattie genetiche. Le cellule
possiedono un sistema di risposta ai danni al DNA genericamente chiamato DNA Damage
Response network (DDR). Questo sistema si attiva per riparare i danni e permette alla cellula di
tollerare le lesioni evitando che questi vengano tramutati in qualcosa di peggiore. Quando la
DDR non si attiva a causa di mutazioni nelle proteine che regolano questo sistema, allora il
danno si trasforma in mutazioni e in ultima istanza cancro e malattie genetiche. Quando le
lesioni vengono trasformate in mutazioni il sistema DDR non è più in grado di ripristinare la
normalità. È anche vero che la sopravvivenza di una specie è data da un bilancio fra
riparazione e non riparazione dei danni in quanto la non riparazione dei danni e quindi
l’insorgenza di mutazioni è alla base della divergenza fra le specie e l’adattamento
all’ambiente.
Riparazione dei danni al DNA
Le riparazioni dei danni al DNA si dividono in due grosse famiglie, la reversione diretta delle
lesioni (comprende fotoriattivazione e riparazione delle basi alchilate) e l’excisione delle lesioni
(excisione di basi BER, dei nucleotidi NER e riparazione degli errori di
appaiamento delle basi MMR).
Fotoriattivazione
Meccanismo di riparazione diretta che la cellula utilizza per la
riparazion
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