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Hollywood negli anni 20

Hollywood negli anni 20 è già la fabbrica dei sogni centrale nella costruzione dell'immaginario collettivo del 20º secolo. I proprietari degli studios si organizzano in un'associazione di categoria la MPPDA (Motion Picture Producers and Distributors of America). Il produttore è il garante e responsabile ultimo della riuscita del film. Hollywood degli anni 20 accoglie a braccia aperte attori e registi da tutto il mondo, in particolare dalla Germania (reduci dell’espressionismo) e dalla Svezia. La prima generazione di produttori di cinema di Hollywood è in larga parte frutto di un meticciato di razze e culture.

Dal muto al sonoro

Modern Times, 1936, Charlie Chaplin. L’esperienza di visione cinematografica si configura sin dagli inizi come una fruizione niente affatto silenziosa: Lo spazio sonoro di sale e protosale è animato dal rumoreggiare del pubblico che partecipa attivamente reagisce in modo non sempre disciplinato, dalla voce dell'imbonitore che commenta illustra alle scene, dalle battute con cui attori posizionati dietro lo schermo danno voce ai personaggi, dall’accompagnamento musicale che è seguito da un'intera orchestra. In tutti questi casi suoni, musiche e rumori sono live, quindi soggetti a una grande variabilità.

Si parla di cinema propriamente sonoro da quando la tecnologia consente di riprodurre non solo la colonna visiva ma anche le battute di dialogo, i suoni d'ambiente e i brani musicali, tutti parte integrante del film. Il sonoro viene messo in pratica tra il 1926 e il 1927 a Hollywood presso la major dei fratelli Warner che per prima investe sul nuovo ritrovato. Il 6 agosto 1926 viene presentato Don Juan, il primo lungometraggio con colonna sonora sincronizzata con una partitura orchestrale; la pellicola è ancora di fatto muta. Il commento musicale è sincronizzato con le immagini grazie al sistema Vitaphone. Parallelamente viene perfezionato un sistema che consente di impressionare il suono sullo stesso supporto dell’immagine: sound on film.

L'altro film passato alla storia come la prima pellicola autenticamente sonora è The Jazz Singer, 1927, diretto da Alan Crosland per conto della stessa Warner Bros. Contiene non solo musica d'accompagnamento extradiegetica ma anche alcune battute di dialogo e canzoni eseguite dal suo protagonista, un ragazzo ebreo.

Il passaggio dal muto al sonoro non è rapido e il 1927 è un periodo cruciale della storia del cinema: servono circa 5 anni affinché la transizione si compia debitamente non solo sul piano tecnologico industriale ma anche su quello stilistico ed estetico. Il processo di assorbimento dell'innovazione implica che tutti i settori dell'istituzione cinematografica compiano uno sforzo economico e organizzativo di conversione: dal set al circuito delle sale.

Questa innovazione da un lato va a detrimento del genere della comicità muta per antonomasia, quello slapstick-burlesque che proprio durante gli anni 20 aveva conosciuto fasti maggiori; dall'altro lato il sonoro è lo strumento ideale per altri generi cinematografici come la commedia, il melodramma e il poliziesco in quanto narrazioni incentrate sulla parola e soprattutto il musical.

Riflessioni teoriche sul sonoro

Riflessione teorica favorevole al sonoro: alcuni teorici che individuano nella capacità mimetica di riprodurre la realtà accolgono con entusiasmo il mezzo.

Riflessione teorica contraria al sonoro: temono che il suono provochi un appiattimento, individuano nel linguaggio cinematografico la capacità di comunicare con le sole immagini. Chaplin è esponente di spicco di quel cinema muto slapstick seriamente minacciato dal nuovo cinema parlante. In Tempi moderni, film muto realizzato nel 1936 quando ormai la transizione al sonoro si considera pienamente ed efficacemente conclusa, ribadisce ulteriormente la resistenza dell'espressività corporea alla parola.

Il regista: londinese, attore teatrale fin dalla tenera età, sbarca negli Stati Uniti nel 1910. La sua fama tende a sovrapporsi con quella di Charlot. I tratti essenziali di Charlot sono noti: a partire dall'alto, la bombetta, i baffetti, la giacca stretta, il bastone di canna roteato per ostentare disinvoltura, i pantaloni troppo grandi e sformati e le scarpe rotte. È un tramp, un vagabondo.

Strutturate su un macro equilibrio ritmico, le comiche rileggono l’attore a puro oggetto tra gli altri oggetti nello spazio. La sua comicità si legge anche su micro dinamiche interne alle singole scene e sulla composizione di ogni movimento. Il primo motore della comicità di Charlot è la sua affettazione, ovvero l'atteggiarsi a gran signore pur nei panni di un misero vagabondo. Gli elementi di comicità sono la gestualità del corpo, la camminata e la mimica del volto. È inscritto nella sua duplice vocazione di gentiluomo e vagabondo. Il suo effetto comico è legato alla dimensione del patetico. È un autore totale che si dedica alla regia, alla recitazione e in questo caso alla sceneggiatura, montaggio e composizione delle musiche.

La United Artists e la carriera di Chaplin

Nel 1919, insieme a Pickfors, Fairbanks e Griffith, fondano la casa di produzione degli “artisti associati”, la United Artists. Il monello del 1921. Charlot in Tempi Moderni si confronta con il sonoro ma rifiuta la compiuta articolazione della parola. The Great Dictator, 1940, conclude il diretto uso della parola che decreta la fine di Charlot ma non l'arresto della produzione del suo creatore. A differenza di Keaton, Chaplin continua a realizzare film per via di un perfezionismo sempre più maniacale. Chaplin, cittadino britannico, incorre nella caccia alle streghe del senatore McCarthy. In Svizzera realizza i suoi due ultimi film. Vinse un Oscar alla carriera nel 1972.

Sinossi di Tempi moderni

Charlot è un operaio addetto alla catena di montaggio di una grande fabbrica d'impostazione fordista. Un giorno viene chiamato per fare da cavia per la dimostrazione di una macchina automatica per l'alimentazione umana, impazzisce e viene così ricoverato in una clinica dove curano il suo esaurimento nervoso; da lì in poi, in un cantiere navale dove lavora, si imbatte nella monella, una figlia del porto orfana di madre e ben presto di padre.

Il film è ideato in seguito a un lungo viaggio dove Chaplin ha modo di osservare le conseguenze della crisi del 1929 sulla popolazione mondiale. I temi sono disoccupazione, scioperi, fame, miseria, scontri con la polizia, alienazione ed esaurimento nervoso causato dalla catena di montaggio. Il film è strutturato secondo una giustapposizione di macro sequenze: ogni blocco narrativo è dotato di una certa autosufficienza e potrebbe anche essere collocato altrove sulla linea del racconto. Affida alle macchine le uniche parti autenticamente parlate del film. Difende le arti: non occorre usare la voce per far ridere e per comunicare quando anche l'immagine accolga la presenza di suoni e musiche; non c'è posto in essa per la parola di senso compiuto. Uso improprio di oggetti, la costruzione di una situazione di...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicolavitali di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed estetica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Farinotti Luisella.
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