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Fondamenti di conservazione

Perché fare ricerca storica?

Non più solo per attribuire un edificio al suo "ideatore", ma per comprendere meglio l'oggetto che ho di fronte, la sua genesi progettuale, la sua storia costruttiva e le trasformazioni che ha subito. Intervenire con consapevolezza sugli edifici, dare valore alle cose e affrontare la questione della perdita di materiali.

Catasti storici

I catasti (cessati) non più in uso sono conservati presso gli archivi di stato, fondo catasto.

  • Catasto teresiano (1751): descrittivo particellare
  • Milano, catasto lombardo veneto (1855): geometrico particellare

Catasto:

  • Individuazione numero di particella sulle mappe
  • Individuazione proprietario sulla tavola censuaria dei possessori
  • Ricerca del foglio del partito intestato al possessore
  • Individuazione della data e del numero della petizione di trasporto d'estimo
  • Ricerca petizione nelle volture e individuazione del tipo di atto che consente il passaggio di proprietà

Legno come materiale da costruzione

Tra i più antichi materiali da costruzione, è eterogeneo ed anisotropo (varia a seconda della direzione degli sforzi). Ha buona resistenza a flessione e trazione ed è costituito da materiale igroscopico.

Struttura del tronco d'albero

Il fusto è formato dal midollo, il tessuto connettivo centrale, avvolto da un durame, ovvero dal legno vecchio, fisiologicamente morto. L'alburno è invece la parte giovane, fisiologicamente attiva e destinata soprattutto alla funzione conduttrice, mentre il cambio è il tessuto vegetale nascente, l'anello più esterno, la cui crescita inizia in primavera, rallenta in estate e cessa in autunno. Per la distribuzione della linfa il tessuto principale è il libro, che si trova a diretto contatto con la corteccia, ultimo strato del tronco, che costituisce il rivestimento esterno per il fusto e per i rami.

Tipi di piante per legname da costruzione

Le piante che forniscono la maggior parte di legname da costruzione sono:

  • Conifere (o resinose): come il pino, l'abete, il larice, il cipresso. Sono meno resistenti e meno rigide, più adatte per fare coperture grazie alla possibilità di ottenere elementi lunghi e rettilinei. Sono più costosi e meno reperibili.
  • Latifoglie (o dicotiledoni): come il castagno, il faggio, il frassino, la quercia, il pioppo, l'ontano. Sono poco indicate per le strutture di copertura (lunghezze utilizzabili più corte), costa meno ed è molto reperibile.

La differenza principale tra le due specie consiste nei vasi linfatici che determinano un diverso aspetto degli anelli di accrescimento. Nelle latifoglie sono molto meno distinguibili i passaggi tra le zone tardive e quelle primaverili rispetto alle conifere.

Essenze legnose

Le essenze legnose si distinguono per: colore, tessitura, fibratura. Ulteriore suddivisione si ha tra legni forti, legni dolci e legni fini:

  • Legni forti: Resistenza elevata, ma fibre generalmente compatte che li rende difficili da lavorare (castagno, quercia, olivo e larice). Alcune essenze presentano invece fibre dense ma corte e discontinue, tali da renderli più docili alla lavorazione, ma a scapito della resistenza (olmo, frassino e faggio).
  • Legni dolci: Fibre allungate ed in genere tenere, lavorabilità buona, ma resistenza non elevata. Usati per armature, centine, ponteggi e serramenti (conifere: abete, pino; latifoglie: pioppo, tiglio, pero, acero, ontano).
  • Legni fini: Fibre sottili ed unite, aspetto molto gradevole. Spesso molto duri e dimensioni limitate; per questo l'uso in carpenteria è sporadico (bosso, corniolo, ciliegio).

Dendrocronologia

Datazione basata sulla dimensione degli anelli, o spessore anulare. Consente di datare elementi lignei, confrontando la curva individuale con quella standard di quel tipo di legno e relativa alla regione di provenienza. Il tipo di crescita di ogni anello dipende dalla specie, dalla posizione dell'albero nel bosco (che ne determina l'esposizione alla luce) e soprattutto dal clima. Lo studio della dendrocronologia, che ha arricchito notevolmente la ricerca archeologica nell'ultimo trentennio, si basa sull'esame degli anelli. In ogni specie ed in ogni regione climatica si alternano anni di grande accrescimento ad altri in cui la crescita (e di conseguenza lo spessore degli anelli) è minore. Pertanto le curve dendrocronologiche regionali vengono elaborate in base alla misurazione degli anelli di legni di cronologia certa e consentono di datare, mediante confronto, altri legni la cui datazione non sia nota. La dendrocronologia è un sistema di datazione assoluta.

Principi della dendrocronologia

  1. Gli alberi, nelle regioni in cui vi è una netta distinzione tra la stagione estiva e quella invernale, producono un nuovo anello di accrescimento ogni anno, facilmente visibile nella sezione trasversale del tronco.
  2. Alberi della stessa specie legnosa, viventi nella medesima area geografica, producono nello stesso periodo di tempo, serie anulari simili; infatti, lo spessore di questi anelli varia ogni anno a seconda delle condizioni climatiche.
  3. È possibile confrontare le sequenze anulari di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo di tempo.

La prima fase dell'indagine dendrocronologica consiste nel prelievo dei campioni legnosi, sia da alberi viventi che da legni antichi. Per ogni singolo albero si ricava un diagramma (curva dendrocronologica) che indica lo spessore degli anelli nel passare degli anni. Confrontando queste sequenze con altre ricavate da legni antichi è possibile creare una sequenza continua che può risalire indietro nel tempo per centinaia e a volte migliaia di anni.

Difetti del legno

Difetti morfologici del tronco, difetti della fibratura (elicoidale), difetti degli anelli, lesioni o spaccature (interne, longitudinali, da fulmine), discontinuità della tessitura (nodi: sono resti di rami morti inglobati nella pianta).

Coperture lignee

Le strutture lignee sono spesso trascurate in quanto prive di interesse storico artistico e raramente collocate in vista. I materiali utilizzati nelle coperture lignee sono:

  • Legname (specie legnose locali e di importanza in Lombardia, caratteristiche e forme di utilizzo più diffuse).
  • Ferro

Gli artigiani del legno: i carpentieri erano maestranze specializzate e qualificate affiancate a capimastri e muratori. A volte assunti direttamente dai committenti con contratti separati o dipendenti dall'impresario appaltatore. Tra le maestranze meglio pagate.

Legname

  • Di proprietà della committenza
  • Recuperato dalle demolizioni di edifici di proprietà
  • Di proprietà dell'appaltatore o addirittura dei magistri a lignamine
  • Mercato locale: rivenditore al dettaglio o produttore.

Strutture di copertura: termini specifici

Falde: superfici piane e inclinate del tetto
Linea di colmo: punto in cui le falde si incontrano alla quota più elevata del tetto.
Linea di gronda: linea che individua il bordo inferiore della falda. È il punto in cui in genere è ancorata la grondaia mediante l'inserimento di cicogne.
Displuvio: spigolo creato dall'intersezione di due falde che favorisce lo scolo dell'acqua piovana.
Impluvio: canale creato dall'intersezione di due falde in cui è convogliata l'acqua.

Le coperture sono generalmente a falde, più o meno inclinate in base al clima, all'esposizione e al tipo di manto di copertura, con forme variamente diversificate, anche strutture diverse nello stesso edificio.

Morfologia delle coperture

  • Tetto a una falda
  • Tetto a doppia falda
  • Tetto a falda prolungata
  • Tetto a padiglione
  • Tetto a piramide
  • Tetto a ombrello
  • Tetto a mansarda
  • Tetto a botte
  • Tetto a cono

Strutture di copertura

Ridotto grado di lavorazione degli elementi per strutture non a vista, con elementi portanti sovradimensionati e raramente squadrati. Sono utilizzate specie legnose dell'area geografica circostante, facilmente reperibili e di bassa qualità (anche radici), soprattutto nell'architettura rurale, anche disomogenei per forma, dimensioni e specie (latifoglie in pianura, conifere in area alpina, tranne per fabbriche importanti o strutture a vista). Riutilizzo legnami e chiodi di demolizioni ecc.

Orditura principale (armatura grossa)

  • Trave di colmo, dormiente, puntone, terzere: travi a sezione circolare, quadrata o rettangolare, poggiante su muri perimetrali o centrali.
  • Cavalletti o capriate, in caso di luci notevoli o in mancanza di muri sufficienti per sostenere le travi.

Orditura secondaria (armatura minuta)

  • Travetti
  • Listelli

Manto di copertura (coperto)

  • Coppi in laterizio
  • Lastre di pietra (piode)
  • Scandole lignee
  • Paglia

Orditura alla lombarda

  • Orditura primaria: trave di colmo, dormiente, puntoni, terzere
  • Orditura secondaria: travetti (ortogonali alle terzere), listelli (ortogonali ai travetti), manto di copertura.

Orditura alla piemontese

  • Orditura primaria: falsi puntoni (paradossi) poggianti sulle murature laterali
  • Orditura secondaria: travicelli (ortogonali ai falsi puntoni), listelli ortogonali ai travicelli, manto di copertura.

Capriata

Per luci di medie dimensioni, struttura reticolare ma particolare: i carichi non applicati ai nodi ma sulle aste. Non soggetto solo ad azione normale ma anche flettente. Incastro puntone-catena a 1/3 dell'altezza.

Tipi di capriata

  • Semplice a nodo aperto
  • Semplice a nodo chiuso
  • Alla palladiana
  • Pseudocapriate a cavalletto
  • Capriata tridimensionale

La catena, nella capriata, può essere inglobata nello spessore del solaio e della volta sottostante, a volte costituendone parte integrante come trave di solaio ligneo sottostante o come supporto per un sistema di incatenamento a braga.

Incastri e nodi

L'elenco delle geometrie degli incastri e dei nodi è vario e particolarmente condizionato sia dall'epoca di realizzazione che dall'accesso più o meno agevole a sistemi addizionali in ferro per le connessioni (staffe, regge,...). Le connessioni tra i diversi elementi lignei potevano avvenire tramite incastri operati nel vivo del legno, basati sull'attrito degli elementi e sulla resistenza della sezione residua, per i quali sia il manuale che la documentazione d'archivio illustrano un'infinità di varianti, nonché di terminologie, derivate dalle declinazioni locali.

Il tipo di incastro più diffuso è a dente di sega o a taglio obliquo, efficace per evitare spostamenti assicurando superfici a contatto sia orizzontali che verticali. Le unioni tra i vari elementi potevano essere rinforzate con pezzi complementari come caviglie, staffe e chiodature in ferro oppure da elementi lignei, come cunei, biette per il tensionamento delle staffe, ed infine gattelli, anch'essi chiodati o legati con apparecchi metallici alle strutture, utilizzati per bloccare sui puntoni le saette oppure utilizzati all'estradosso dei puntoni stessi per impedire lo scivolamento delle terzere. In questi casi, se a vista, tali elementi erano elegantemente sagomati, spesso con la caratteristica gola, oppure, se nascosti, appena sbozzati o lasciati informi.

Nodo monaco-puntoni

Il nodo superiore della capriata, in cui convergono i puntoni, ed il monaco, in alcuni casi è risolto facendo appoggiare la trave del colmo direttamente sui due puntoni, reciprocamente collegati senza l'elemento di raccordo, negli altri casi il monaco ha un prolungamento superiore. Senza monaco si evita tale rialzamento ma gli estremi dei puntoni sono opportunamente collegati tramite incastri, reggette o ferri piatti e imbullonati con perni passanti.

Nodo catena-puntoni

Nelle capriate l'attacco del puntone più diffuso è costituito da un semplice intaglio sulla catena a dente cuneiforme, per impedirne lo scorrimento senza indebolire eccessivamente la sezione resistente della catena; una staffa può contribuire ad impedirne la fuoriuscita dalla sede e, stringendo, incrementa il contributo della resistenza per attrito.

Ferramenta

Utilizzate in alternativa o in aggiunta agli incastri mezzo legno per connettere o rinforzare le connessioni.

Elementi di reimpiego

L'utilizzo di elementi di reimpiego era prassi comune nei cantieri antichi, soprattutto per un materiale come il legno, risorsa economicamente preziosa e che facilmente si prestava a smontaggi e riutilizzi dei singoli elementi con funzioni diverse. Altrettanto semplice risulta la loro individuazione all'interno delle coperture esistenti per le evidenti tracce che precedenti utilizzi hanno lasciato sulla superficie dell'elemento ligneo.

Manto di copertura

  • Coppi in laterizio, tegole piane, olandesi, embrici, ecc...
  • Lastre in pietra (piode)
  • Scandole lignee
  • Paglia

Le coperture anche in antichità erano sottoposte a interventi di manutenzione.

Metodi di intervento

  • Fenottatura, con elementi di rinforzo ai lati della struttura.
  • Incalmo con sostituzione di parti deteriorate
  • Aggiunta di stampelle o puntelli a sostegno di travi o catene di capriate per diminuire luce libera di inflessione o per consolidare le strutture.
  • Aggiunta di staffature o altri elementi di connessione in ferro.

Solai piani

Solaio piano: orditure di elementi di trave, con varie dimensioni, realizzate per formare, all'interno dell'edificio, uno o più piani orizzontali. Si dividono in:

  • Impaccato ligneo
  • Solai in pietra
  • Solai di ferro e laterizio

Solaio in pietra

Per le caratteristiche del materiale, usati limitatamente, per ambienti di piccole dimensioni o con pilastrature diffuse (piastre litiche < 2-3m).

Solai lignei

Elementi:

  • Travi: elementi della struttura primaria
  • Travicelli o travetti: elementi della piccola orditura che sopportano direttamente il tavolato.
  • Tavole: assi usate nella formazione del tavolato

I solai possono essere a orditura semplice oppure a orditura doppia o composta.

Orditura semplice

Solaio tipico delle zone più ricche di legname, in cui si utilizzavano travi di sezione media, che vanno direttamente da muro a muro, anche su luci abbastanza elevate; occorre che gli interassi degli elementi sia però contenuto.

Orditura composta

Solai composti da due ordini di travature, cioè dalle travi principali su cui appoggia l'orditura secondaria dei travicelli.

Appoggio delle travi

  • Travi innestate direttamente nel muro
  • Mensole in pietra o laterizio
  • Cosciale
  • Risega della muratura
  • Dormiente
  • Peducci
  • Puntelli (c'è la necessità di lasciare aerata la testa della trave)

Legamenti e connessioni

  • Chiodature
  • Staffature
  • Incastri

Struttura pavimento

Tavolato ligneo sull'estradosso dei travicelli oppure elementi laterizi (pianelle o mattoni), sottofondo o caldana, pavimento

Altri tipi di solaio

  • Solaio a graticcio, solaio con orditura semplice e assito in legno con interposizione di malta
  • Solaio a regolo di controvento (regolo: tavoletta di ridotte dimensioni posta tra travicello e tavolato, dove convergono le due tavole contigue formando il giunto).

Caldana

Sopra il tavolato è presente uno strato detto caldana (spessore intorno ai 10 cm) che ha funzione di isolamento acustico e termico, di regolarizzazione della mancata complanarità delle tavole dell'impalcato. Generalmente composto da grassello di calce e detriti.

Soffitti

Soffitti piani

  • Soffitti integrati
  • Controsoffitti di tavole e cassettoni o a lacunari
  • Soffitti autoportanti e soffitti sospesi
  • Tavolato piano
  • Incannucciate

Soffitti voltati

  • Controvolte a una testa
  • Volte in foglio
  • Volte con mattoni cavi
  • Controvolte a incannucciata

Pavimento

Strato di finitura dei piani di calpestio di ambienti interni o esterni, impiegato per consentire il traffico pedonale o veicolare e assicurare ad essi adeguata resistenza meccanica in presenza di determinate condizioni d'uso.

Requisiti tecnologico-strutturali

  • Compatibilità con la struttura portante
  • Resistenza all'usura
  • Impermeabilità all'acqua piovana
  • Resistenza all'umidità da sottosuolo

Elementi componenti

  • Sottofondo
  • Rivestimento
  • Finitura

Tipi di pavimenti

  • Pavimenti di conglomerato
  • Semplice costipazione del terreno
  • Battuti di argilla (in via secca o in via umida)
  • Battuti di calce (opus siginum, lastrico alla napoletana, terrazzo alla veneziana)
  • Battuti di gesso
  • Pavimenti di elementi lapidei (tarsie, seminati, selciati, lastricati, pavimenti a mosaico)
  • Pavimenti di laterizi (ammattonati di punta, di coltello, di piatto)
  • Pavimenti di legno (tavolati ordinari o intavolati, tavolati a scomparti, pavimenti intarsiati e parquet, pavimenti massicci di tavoloni o prismi di legno)

Scale

Tipi di scale

  • Scale a pozzo: cingono uno spazio vuoto corrispondente al centro della scala
  • Scale doppie simmetriche: disposte simmetricamente rispetto ad un asse
  • Scale a tenaglia: generalmente costituite da tre rampe rette, una centrale e due laterali, collegate da un pianerottolo intermedio.
  • Scale a forchetta: costituite da due scale a "c" accostate lungo la prima rampa
  • Scale a rampe incrociate o alla palladiana: costituite da due scale a rampe rettilinee inserite in un'unica gabbia, con sviluppo incrociato e totalmente indipendente.

Schemi strutturali

  • Scala a collo: gradini sorretti per tutta la loro lunghezza o solamente alle loro estremità.
  • Scala a volo: Le branche sono solo sorrette alle loro estremità dai pianerottoli sui quali insistono
  • Scala a sbalzo: le branche e i pianerottoli sono incastrati in corrispondenza del fianco esterno, nella gabbia, la quale svolge quindi funzione portante.

Scale di legno

Servono essenze abbastanza robuste e dure: quercia, rovere, ciliegio, castagno, oppure essenze meno pregiate (resinose). Si dividono in:

  • Scala a gradini massicci: i gradini, costituiti di un solo pezzo, sono sovrapposti e quindi sostenuti dai fianchi.
  • Scala a sole...
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barber-polimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di conservazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Aliverti Lucia.
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