COME E' ORGANIZZATA LA DISPENSA
Questa "dispensa" è tutt'altro che una raccolta di appunti "scritti bene": essa si propone
di formulare un cammino logico all'interno della chimica, procedendo passaggio per
passaggio e non dando per scontato niente. La mole di pagine è quindi direttamente
proporzionale a questo: DON'T WORRY, infatti, poiché la stragrande maggioranza delle
parole sono soltanto spiegazioni di concetti, spiegazioni che spesso, per essere impresse,
vengono anche ripetute più volte. Spero che la lettura sia scorrevole. Sono state inoltre
SOTTOLINEATE tutte le parole preziose e chiave nella comprensione di un dato concetto,
N.B.
e si è aggiunto un surplus di (nota bene) nei quali si è voluto chiarire eventuali
ambiguità, rafforzare un concetto, esemplificare con la realtà quotidiana o trattare di casi
spinosi. IL CAMMINO PROPOSTO
N.B. Questa parte contiene chiari riferimenti agli argomenti trattati: essendo lunga e
proponendo il cammino logico della dispensa "all'osso", senza spiegazioni, è un peso e
uno spreco di tempo leggerla "a freddo" (se si vuole vedere a grandi linee gli argomenti
trattati, si guardi l'indice della pagina successiva). La sua lettura è infatti consigliata
mentre o appena finita una data sezione, per tenere sempre a mente dove si sta andando,
invece che errare senza meta e senza speranza.
Indi, il nostro percorso prevede: una partenza di poche righe sulle nozioni base, giusto
per intenderci sui nomi che verranno usati in seguito. Da qui tratteremo la storia della
scoperta dell'atomo, ovvero di come si è arrivati a teorizzare un atomo come un insieme
di protoni, elettroni e neutroni; apriremo quindi una parentesi su come si sia andati a
catalogare i diversi atomi attraverso l'osservazione empirica, e di come si possa utilizzare
questa classificazione per il lavoro in laboratorio. Torneremo quindi all'atomo poiché,
anche se i "pezzi" del modello (elettroni, protoni e neutroni) erano stati definiti, non era
ancora chiaro in che modo si potessero combinare gli uni agli altri; si seguirà quindi il
percorso di studi della fisica quantistica che, partendo dallo studio della luce, scoprì
caratteristiche assolutamente inattese dell'elettrone, che divenne sempre di più l'oggetto
di studio di tale materia. Si concluderà quindi ricollegandosi al vecchio modello atomico,
completandolo, sostanzialmente, con il concetto di orbitale. Si andrà quindi a studiare
come viene definito un orbitale, aprendo una parentesi sul suo contenuto energetico (lo Z
efficace). Successivamente, si osserverà come gli elettroni riempiano gli orbitali
(analizzando anche un caso particolare), per poi riagganciarsi alla tavola periodica, e
mostrare la correlazione fra: elettroni negli orbitali, posizione di un dato atomo nella
tavola, caratteristiche che si ripetono periodicamente. Sarà quindi concluso lo studio
dell'atomo come entità singola, e si potranno studiare i legami fra diversi atomi: si partirà
quindi dalla teoria di Lewis, che spiega il legame covalente e quello ionico, con i concetti
di elettronegatività e risonanza, e la "eccezione" del legame dativo; si studierà poi come,
sommando la teoria di Lewis alla cosiddetta teoria VSEPR, si possa studiare la forma
della molecola, ovvero il modo con cui i legami si orientano nello spazio, studio
fondamentale per prevedere la polarità di una molecola. In seguito, si tornerà indietro di
qualche passo, rileggendo la teoria di Lewis alla luce degli studi sulla fisica quantistica e
del concetto di orbitale, studiando la teoria del Valence Bond, con i suoi legami di tipo
sigma e pigreco. Si giungerà poi all'apice di questa teoria con la sua riformulazione nella
teoria degli orbitali ibridi. Tuttavia, giunti a questo punto non si sarebbe ancora in grado
di poter giustificare la forma della molecola di O e il legame metallico, casi che
2
richiederebbero la trattazione della teoria degli orbitali molecolari (che si trova in fondo in
appendice). Alla luce di questo, si analizzerà il legame metallico cercando di spiegare le
sue caratteristiche e la sua unicità, provando a dare ragione di esse, senza entrare però
troppo nel dettaglio. Si aprirà una piccola parentesi per parlare di materiali conduttori e
isolanti. Giunti a questo punto, si osserverà come nel legame covalente ci si sia fermati al
livello di grandezza delle molecole, mentre i legami ionici e metallici possono già spiegare
la creazione di entità macroscopiche. Per questo motivo, si studieranno le forze
intermolecolari, ovvero i tipi di legami fra le molecole riagganciandosi alla polarità di una
molecola; per concludere il tutto, si parlerà dei due ultimi casi particolari: i solidi
covalenti e la solubilità dei composti ionici in acqua. Tutto sarà poi sintetizzato in una
tabella.
In appendice, oltre alla teoria degli orbitali molecolari, saranno poi riportate tutte quelle
nozioni appartenenti più alle situazione pratiche che allo studio teorico e rigoroso: il
bilanciamento stechiometrico, la resa di una reazione, le diverse formule che si possono
dare di una molecola, la teoria dei gas perfetti e un accenno alla nomenclatura.
INDICE
4 - Introduzione alla chimica
La nascita del modello atomico
Dalton
5 - Thomson
6 - Rutherford
7 - Ultime puntualizzazioni
La creazione della tavola periodica
8 - Le sigle
Gli isotopi
La massa
9 - La mole
11 - I limiti del modello atomico, la nascita della fisica quantistica
Dove ci si era fermati?
13 - Il corpo nero
14 - L'effetto fotoelettrico
15 - Gli spettri atomici
16 - I nuovi modelli atomici
Bohr
19 - Heisenberg
20 - De broglie
21 - Schrodinger
23 - Lo studio dell'orbitale
Lo Z efficace
26 - Gli elettroni negli orbitali
27 - Particolarità sui 3d
,
28 - Riaggancio alla tavola periodica (Z Raggio atomico, Energia di Ionizzazione, Affinità
eff
elettronica)
32 - Le interazioni fra gli atomi: i legami La teoria di Lewis
34 - Il legame dativo
La risonanza
35 - Eccezioni alla regola di Lewis
L'orientamento dei legami: la teoria VSEPR
39 - Perché tutto questo? Studio della polarità
Un nuovo approccio allo studio dei legami
La teoria del Valence Bond
41 - Gli orbitali ibridi
42 - Il caso particolare: il legame metallico
44 - Isolanti e semiconduttori
45 - I legami intermolecolari
49 - Gli inevitabili casi speciali
I solidi covalenti
50 - Il legame fra molecole e ioni
52 - Appendice
- Gli orbitali Molecolari
- La risoluzione degli esercizi (bilanciamento stechiometrico, resa di una reazione,
conversione in moli, formule di una molecola, i gas ideali, la nomenclatura)
INTRODUZIONE ALLA CHIMICA
Veloce accenno sulle nozioni BASE: la materia è formata da 90 TIPI di atomi naturali,
che vengono chiamati ELEMENTI. Questi atomi si combinano fra loro tramite delle
generando dei PRODOTTI. Se i prodotti sono formati da una SOLA
REAZIONI CHIMICHE,
SPECIE (un solo tipo) di atomo o di molecola, sono chiamati SOSTENZE PURE. Esse si
e COMPOSTI. Elemento se essi sono formati da un solo ed unico
dividono in ELEMENTI
tipo di ATOMO, indipendentemente dal fatto che questo sia nella sua forma atomica (He,
, H ....). Composto, invece, se essi sono formati da un solo
Au, Fe...) oppure biatomica (O 2 2
(H O, CO ...) o da un solo tipo di LEGAME IONICO (NaCl...):
tipo di MOLECOLA 2 2
ovviamente la differenza fra molecola e legame ionico sarà spiegata in seguito. Se la
materia non è una sostanza pura, essa è quindi una MISCELA, che può essere
se NON si distinguono le sostanze pure che la formano (come l'aria o il
OMOGENEA se si distinguono le sostanze che la formano (come mischiando
latte), ETEROGENEA
l'acqua con l'olio).
Esistono poi tre STATI DI AGGREGAZIONE: solido, liquido e gassoso.
LA NASCITA DEL MODELLO ATOMICO
Iniziamo il nostro cammino partendo proprio da quel nostalgico e dolce aneddoto, che ad
tutti i professori amano ricordare: la prima volta che l'uomo utilizzo la parola ATOMO,
opera del filosofo Democrito (circa V sec a.C.), il quale intuì che la materia dovesse essere
formata da particelle infinitamente piccole, che lui, chiamò, appunto, atomi. FINE
ANEDDOTO. DALTON
Infatti, fu solo nel 1803 che si sviluppò la prima teoria atomica avente veri fondamenti
scientifici, teoria formulata da Dalton, e che può essere enunciata in 5 punti:
1. La materia è costituita da particelle indivisibili: ATOMI
2. L’atomo è la più piccola parte di un ELEMENTO
3. Gli atomi di un elemento sono tutti uguali
4. Le reazioni chimiche avvengono tra atomi INTERI
5. In una reazione chimica gli atomi degli elementi rimangono INALTERATI in NUMERO e
QUALITA’
N.B. I punti 4 e 5 sono conseguenza della LEGGE DI LAVOISER sulla CONSERVAZIONE
DELLA MASSA, che afferma che: in tutte le reazioni chimiche la massa si conserva,
ovvero la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti.
di
Legge che, nella sua semplicità espositiva, si pone come CARDINE FONDAMENTALE
tutta la chimica, ad eccezione dello studio delle fusioni nucleari.
In conclusione, l'atomo, secondo Dalton, è una sferetta INVISIBILE E INDIVISIBILE di
materia NEUTRA.
N.B. Naturalmente la teoria era ancora ai suoi esordi: per Dalton, ad esempio, esisteva
l'atomo di acqua, che quindi non era una molecola formata da ossigeno e idrogeno, come
oggi invece sappiamo. THOMSON
Sulla linea tracciata da Dalton si poSe poi Thomson, a cui è attribuita la SCOPERTA
DELL'ELETTRONE (1897).
Nel suo esperimento, infatti, egli osservò che, in un tubo sotto vuoto, con all’estremità
due elettrodi collegati ad un generatore, all'accensione di questo si formava una scarica
elettrica in movimento dal catodo verso l'anodo. Inoltre queste scariche, dette "raggi
catodici", deviavano se sottoposte ad un campo magnetico esterno: esse dovevano quindi
essere costituite da particelle cariche elettricamente. Per di più, se sottoposte ad un
campo elettrico esterno, deviavano verso il polo positivo: di conseguenza la carica delle
particelle che componevano la scarica doveva essere negativa (cariche di segno opposto si
attraggono). Inoltre, poiché i raggi non dipendevano dalla particolare natura del catodo,
Thomson comprese come le particelle negative (di cui erano composti i raggi catodici)
dovessero essere proprie di ogni atomo. Queste particelle presero quindi il nome di
ELETTRONI.
Poiché, tuttavia, l'atomo è GLOBALMENTE NEUTRO, Thomson concluse che queste
particelle cariche negativamente dovessero essere bilanciate da altrettante particelle
cariche positivamente, che presero il nome di PROTONI.
Elettrone e protone hanno quindi la STESSA CARICA in valore assoluto (che fu poi
calcolato da Millikan), che differisce però per il segno. Da notare, tuttavia, che il protone
ha una MASSA molto maggiore del neutrone: pesa infatti circa 1800 VOLTE tanto.
Secondo Thomson queste due particelle formano la materia, ed in essa si
dispongono casualmente: la materia è infatti vista infatti come una
nuvola di cariche +, nella quale galleggiano le cariche - (da qui il
volendo
nomignolo dato a questo modello, detto A PANETTONE,
ricordare la disposizione disordinata dei canditi all'interno del dolce).
RUTHERFORD
Seguì poi, nel 1911, Rutherford, a cui è attribuita la scoperta del NUCLEO.
Egli, infatti, bombardò con particelle α (le particelle alfa, che non sono altro che nuclei di
2+
) una sottilissima lamina di oro (contenente quindi pochi strati di
elio, aventi sigla He
atomi), osservando che alcune particelle risultavano deviate una volta
attraversata la lamina, mentre la maggior parte proseguiva senza
intoppi il proprio percorso. Tuttavia, 1 su 20.000 particelle “rimbalzava
indietro come se avesse colpito un macigno”, un evento che scioccò
Rutherford, in quanto incompatibile con il modello di Thompson, in
accordo con in quale tutte le particelle avrebbero dovuto attraversare
la lamina. Ciò portò quindi Rutherford a modificare il modello atomico,
nel quale il numero degli elettroni rimase uguale a quello dei protoni, con la differenza
che la massa (che sono sostanzialmente tutti protoni dell'atomo) è concentrata in uno
circondato da un enorme spazio vuoto,
spazio estremamente piccolo (il NUCLEO),
occupato dai soli elettroni. Nell'esperimento, urtando questo nucleo, le particelle α
rimbalzavano all'indietro, in quanto, ovviamente, incapaci di scinderlo, ovvero di rompere
i legami fra i protoni del nucleo, come potrebbe avvenire invece in un processo come la
fissione nucleare; per di più, in questo caso, particelle alfa e nucleo hanno stessa carica
(da notare che le particelle alfa non sono altro che un nucleo di elio, e che cariche aventi
stesso segno si respingono). dove appunto la massa
L'atomo proposto da Rutherford è quindi un ATOMO NUCLEARE,
è concentrata in un solo punto, circondato da un enorme spazio vuoto; inoltre, il modello
è definito anche come PLANETARIO: gli elettroni infatti si dispongono nella zona di
spazio vuoto intorno al nucleo, e qui iniziano ad orbitare intorno ad esso, analogamente a
quanto succede, ad esempio, nel nostro sistema solare fra il Sole e i pianeti che lo
circondano.
N.B. Perché Rutherford usò proprio l'oro, invece di regalarne un po' alla moglie stanca di
avere un marito che preferiva le particelle α a lei? Perché l'oro è un materiale
estremamente malleabile: è infatti il metallo che può essere ridotto nelle lamine più sottili
di tutti. ULTIME PUNTUALIZZAZIONI
ricordare Chadwich, colui che, nel 1932, scoprì il NEUTRONE,
Da ultimo, è DOVEROSO
una particella di massa SIMILE al protone (è infatti leggermente inferiore), ma avente
carica nulla. In un atomo i neutroni si posizionano nel nucleo, assieme ai protoni.
N.B. Puntualizziamo quindi alcuni fatti della chimica:
1. L’atomo è una struttura essenzialmente VUOTA, poiché la materia occupa una
regione limitatissima dello spazio: il raggio atomico è infatti 100.000 volte
maggiore del raggio del nucleo (se infatti l'atomo fosse grande come lo stadio di
San Siro, il suo nucleo corrisponderebbe a una ciliegia al centro del campo).
nelle reazioni chimiche.
2. Il nucleo non è MAI INTERESSATO
3. L'elettrone è, invece, l'unico vero oggetto di studio della chimica: è infatti
l'elettrone ad entrare in gioco nella formazione di qualsiasi legame.
4. Le ENERGIE in gioco nelle REAZIONI CHIMICHE (in cui sono coinvolti solo gli
con la rottura e la formazione di nuovi legami) sono MILIONI DI
ELETTRONI
VOLTE INFERIORI alle ENERGIE in gioco nelle REAZIONI NUCLEARI (in cui sono
coinvolte solo le PARTICELLE DEL NUCLEO).
un legame OCCORRE energia.
5. Per ROMPERE di un legame si SVILUPPA energia.
Nella FORMAZIONE
Per fissare il punto 5, è utile fare alcuni esempi: quando l'acqua si trasforma in ghiaccio,
energia sotto forma di calore; si formano nell'acqua, infatti,
ad esempio, viene LIBERATA
diversi legami poiché si passa dallo stato liquido (particelle piuttosto libere di muoversi e
quindi con pochi legami) a quello solido (particelle "bloccate"). Naturalmente il calore che
si sviluppa è molto poco, indi non è consigliato usare la propria ghiacciaia come camino.
Altro esempio è la combustione della benzina (o comunque di gran parte delle sostanze):
come fa la benzina a muovere le macchine (sprigionando quindi energia), se nel motore il
sempre più prezioso liquido viene consumato (e i legami che lo compongo quindi rotti)?
Semplicemente perché, sebbene si rompano i legami fra i componenti della benzina
(consumando quindi energia per rompere questi legami), il legame che questi componenti
instaurano con l'ossigeno è estremamente più forte ed energetico di quello che viene
rotto: l'energia, alla fine, risulterà quindi sprigionata.
LA CREAZIONE DELLA TAVOLA PERIODICA
Definito, a grandi linee, cosa è l'atomo, diamo quindi qualche definizione circa il modo in
cui esso viene catalogato: esistono infatti diversi tipi di atomo, che differiscono gli uni
dagli altri, perché hanno un numero diverso di protoni (stessa cosa sarebbe dire che
differiscono per il numero degli elettroni, visto che in un atomo protoni ed elettroni devo
essere presenti in egual numero per equilibrare la carica).
Il PADRE della PRIMA TAVOLA PERIODICA (della quale paleremo nel dettaglio in seguito)
fu il chimico russo Mendeleev, che nel 1869 decise di catalogare le conoscenze che fino
ad allora erano state prodotte: da notare che egli fece tutto questo 30 anni prima che si
venisse a conoscenza dell'elettrone, potendosi fondare, quindi, sulla sola osservazione
empirica; nonostante ciò, egli riuscì anche a teorizzare l'esistenza di elementi che non
erano ancora noti (come il Germanio) vedendo i "buchi" della tavola che stava
costruendo, che non erano stati ancora riempiti: gran parte delle previsioni che egli fece
sulle caratteristiche di questi elementi, inoltre, risultarono poi pienamente coincidenti
con i dati sperimentali. LE SIGLE
Nella tavola periodica, ogni elementi è riportato nella forma che segue:
Dove:
X è il simbolo chimico (la sigla del nome dell'elemento: O è l'ossigeno, H è l'idrogeno, C è
il carbonio etc etc..)
A è il numero di massa, che indica quindi il numero dei PROTONI più, eventualmente, il
numero dei NEUTRONI (poiché gli elettroni hanno massa trascurabile)
che è EQUIVALENTE a quello
Z è il numero atomico, ed è quindi il numero dei PROTONI,
degli ELETTRONI GLI
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Fondamenti di chimica
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Fondamenti di Chimica - Appunti
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Riassunto di Fondamenti di chimica
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Forze di Van Der Waals