FISIOLOGIA DELLA DEGLUTIZIONE E RESPIRAZIONE
Prof. Fabio Carraro
FONAZIONE.
Non siamo nati per parlare, perché la fonazione non è una capacità che abbiamo sviluppato durante
l'evoluzione ma abbiamo adattato degli organi per parlare, abbiamo usato strutture preesistenti, nate
per l'apparato respiratorio e digerente, e le abbiamo adattate per permettere la fonazione, queste
sono: le cavità nasali, faringe, la cavità orale, laringe, trachea, tutte strutture appartenenti
all'apparato respiratorio o digerente, mutuate per avere la fonazione. La fonazione è quindi una
funzione secondaria istallata su una serie di organi designati per la respirazione e l'alimentazione.
La fonazione durante l'evoluzione è stata scelta come metodo elettivo per la comunicazione dagli
umani, perché ha una sua efficacia maggiore.
L'apparato di fonazione è costituito da:
l la gabbia toracica
l la laringe
l la cavità faringale
l la cavità nasale
l la cavità orale: la lingua, il palato duro, gli alveoli, i denti,le labbra, le cavità nasali
l
Tutte queste strutture contribuiscono alla fonazione in vari modi, per modificare i suoni.
Ci sono organi fissi:
l faringe
l palato duro
l alveoli
l denti
sono modulati su un certo tipo di struttura.
Organi mobili:
l pliche vocali
l velo palatina
l lingua
l labbra
sono gli organi che modificano il suono.
Nelle persone adulte è difficile riuscire ad apprendere una nuova lingua, e riuscire a mascherare
l'accento della lingua madre, perché gli organi fissi sono modellati sulla lingua di appartenenza,
proprio per questo nei bambini invece è più facile, semplice e veloce apprendere una lingua nuova
con la pronuncia corretta.
Il vantaggio della comunicazione verbale sono che è simultanea, può essere eseguita e ricevuta
anche in condizione ambientali anche difficili, è modulabile, può essere ricevuta da più riceventi
contemporaneamente, può essere prodotta in modo continuo, è portatile, è rapida. Meccanismo:
durante la fonazione un flusso di aria proveniente dai polmoni viene spinto attraverso laringe,
faringe, cavità orale o nasali, e durante questo percorso l'incontro del flusso d'aria con degli ostacoli
fa si che si generino dei suoni che possono essere interpretati come fonazione.
FISIOLOGIA DELLA RESPIRAZIONE.
I processi ossidativi richiedono ossigeno, per questo dobbiamo respirare. La respirazione può essere
esterna o interna, la respirazione esterna è quella che ci permette di muovere l'aria dall'esterno
all'interno del nostro organismo, e viceversa, mentre la respirazione interna è quella che fa respirare
le nostre cellule. Per poter avere degli scambi e per poter avere degli assorbimenti dobbiamo avere
delle superfici assorbenti bagnate.
Vediamo qualche esempio del mondo animale: i pesci spendono il 25% della loro energia per
respirare, perché nell'acqua è più difficile estrarre l'ossigeno, un altro sistema di respirazione
interessante è quello del lombrico, che respira per diffusione dalla cute, per questo sono sempre
umidi, anche noi se asciugassimo i nostri alveoli non riusciremmo a scambiare l'ossigeno e
l'anidride carbonica.
L'apparato respiratorio serve:
l per gli scambi si ossigeno e anidride carbonica;
l per la regolazione del pH ematico, che è fondamentale e rimanga costante, 7,38 pH;
l e deve rimanere sempre costante ed è mantenuto costante dai tamponi fisiologici, questi
tamponi fisiologici si esaurirebbero se non fossero continuamente riorganizzati e questo
lo facciamo attraverso l'eliminazione dell'anidride carbonica, il pH deve rimanere
costante perché serve per eliminare i metaboliti;
l per bloccare l'ingresso dei patogeni, abbiamo una serie di strutture che servono a proteggerci
dall'inalazione di patogeni, come i peli del naso, che sono le strutture più grossolane, o le
tonsille che permettono il riconoscimento e la risposta agli eventuali agenti patogeni. I
peli del naso sono il primo meccanismo di difesa contro le cose più grandi. Quando
parliamo di respirazione dovremmo dare per scontata l'inspirazione attraverso il naso,
perchè la cavità orale non fa parte dell'apparato respiratorio ma fa parte dell'apparato
digerente, è mutuata dall'apparato respiratorio, possiamo respirare dalla bocca, ma l'aria
non ha la stessa qualità di quella respirata dal naso. Anche il muco, prodotto dall'epitelio
che riveste l'apparato respiratorio, ha la funzione, oltre a quella di umidificare l'aria, di
intrappolare i batteri, che poi vengono espulsi (catarri e muco delle vie aeree superiori) o
digeriti, quando è in atto un processo infiammatorio abbiamo una ipervascolarizzazione
e una ipersecrezione di muco, il muco intrappola i batteri che poi viene eliminato o
digerito.
l vocalizzazione.
La laringe può essere divisa in regione :
l sovraglottica
l glottica
l sottoglottica
Sul piano piano glottico troviamo le corde vocali, o pliche vocali che sono delle strutture che vanno
a interagire con l'aria e, ostacolando l'aria, permettono di generare i suoni per la fonazione.
Effetto Bernulli: l'aria che entra dentro in tubo diventa più o meno grande, e che quindi la velocità
dell'aria varia a seconda delle dimensioni del tubo.
Composizione dell'aria.
L'aria che respiriamo è composta per la maggior parte da azoto, che rappresenta il 78,08%, l'azoto è
un gas inerte perché non scambia con noi, e per il 20,93% è composta da ossigeno, poi in minima
parte, in condizioni normali, troviamo anche un residuo di anidride carbonica, che rappresenta lo
0,03% , il restante 1% è rappresentato da gas rari quali (argon, neon, metano, elio...). L'aria ha una
certa pressione, quindi di i rapporti tra i vari gas sono in funzione della pressione. In fisiologia
quando parliamo di aria diamo per scontato che questa abbia una pressione di 760 mmHg, questa è
la pressione media a livello del mare, ma la pressione può variare sia in funzione dell'altitudine che
del tempo (brutto tempo bassa pressione, bel tempo alta pressione). Se noi parliamo della pressione
parziale dell'ossigeno, che misuriamo in millimetri di mercurio, e il 20% è la quantità di ossigeno
nell'aria, noi possiamo dire che respiriamo circa 159 mmHg, questi numeri sono importanti per
capire come funzionano gli scambi a livello alveolare, quindi la pressione parziale dell'ossigeno
nell'aria è di 159mmHg, se proviamo a calcolare la pressione parziale dell'anidride carbonica
vediamo che otteniamo un numero incredibilmente piccolo, perché possiamo dire che normalmente
non c'è anidride carbonica nell'aria, questo può variare se siamo in un ambiente chiuso, per questo à
così facile eliminare anidride carbonica anche con un Δ molto piccolo.
Quando è nato il nostro pianeta l'ossigeno non c'era , è venuto dopo, e quando è arrivate le forme
animali anaerobi hanno cominciato a morire, perché l'ossigeno è tossico, poi ci siamo adattati a
vivere con queste concentrazioni di ossigeno. Sembra che l'ossigeno sia proprio uno degli agenti
responsabili dell'invecchiamento, se vivessimo con meno ossigeno probabilmente invecchieremmo
meno.
A livello del mare la pressione è 760 mmHg, se vado a 3000 m di altezza la pressione barometrica
scende. Che cosa succede? Io ho sempre la stessa identica quantità di ossigeno, in percentuale è
sempre 20%, il problema è che mi è cambiata la pressione, devo ricalcolare la pressione parziale
dell'ossigeno a questa nuova condizione, ho una pressione parziale di ossigeno di 110 mmHg, a
6000 m di altezza è 74 mmHg, a 9000 m di altezza è 48 mmHg, la pressione parziale di ossigeno
nel sangue è circa 100 mmHg, quindi a 9000 m di altezza non respiro, perché la pressione parziale
di ossigeno nel sangue è più alta di quella esterna, quindi io scambio ossigeno, ma lo scambio
avviene al contrario, è il mio organismo che cede ossigeno all'ambiante, a 9000 m respiro con la
bombola di ossigeno.
L'incidenza di aborti nella popolazione Himalayana è molto più alta dell'incidenza di aborti nella
popolazione normale, perché l'adulto si è adattato ma il feto non ce la fa e ha maggiori problemi.
I ciclisti si allenano a 4000 m, che è un altezza perfetta perché ho una pressione parziale di
ossigeno che è circa uguale a quella del sangue, quindi il mio organismo soffre ma non troppo e
quindi riesce ad adattarsi, aumentando la produzione di eritropoietina, è un ormone prodotto dal
rene (che ha un sistema di sensori per l'ossigeno), l'eritropoietina stimola la cellula staminale
pluripotente del sangue a diventare un globulo rosso, quindi i soggetti che si adattano a stare a
4000 m di altitudine hanno un maggiore numero di globuli rossi, conseguentemente aumenta anche
l'emoglobina, e aumenterà di conseguenza il trasporto di ossigeno, quando poi tornano a
condizioni normali, sul livello del mare, fa si che abbiano molti più globuli rossi degli altri
soggetti, quindi per 2-4 giorni sono decisamente avvantaggiati, dopo di che l'organismo distrugge i
globuli rossi e li riporta a valori normali. Il problema grosso è quando si fanno le olimpiadi a Città
del Messico, che è a 2000 m di altitudine, e per i soggetti che normalmente si allenano a livello del
mare, questo è un grosso svantaggio, a meno che non si faccia una preparazione atletica sul luogo,
con un anticipo tale da permettere un adattamento dell'organismo. Comunque vada le prestazioni
in alta quota sono decisamente inferiori per gli sport aerobici, mentre per gli sport anaerobici non
c'è nessunissima differenze.
Io posso tranquillamente respirare fino circa 4000/5000 m poi dipende anche dalle condizioni dl
giorno, ma sopra di questo io ho dei problemi, per via della pressione.
Lo stesso problema si pone per i piccoli aeroplani, gli aeroplani di linea invece volano a 9000 m di
altezza, ma si respira perché sono pressurizzati a un valore che, per legge, è intorno ai 700 mmHg,
ma le compagnie aeree tengono questi valori alla partenza poi di solito la pressione, durante il volo
è intorno ai 500 mmHg, per questo durante il volo può venire un po' di mal di testa, i soggetti
cardiopatici possono invece avere dei problemi seri per questo sono obbligati a notificarlo alla
compagnia prima di imbarcarsi. I piccoli aerei invece hanno i finestrini e quindi volano a
determinate altezze, più basse, se invece si superano determinate altezze ci vuole la maschera
dell'ossigeno. I caccia non sono pressurizzati e quindi il pilota ha sempre la maschera e respira
una miscela particolare di gas che gli facilità assorbimento di ossigeno e gli permette di respirare
meno.
Quindi fino a 6000-7000 m di altitudine io riesco a respirare aumentando anche la ventilazione ma
poi ho bisogno della maschera di ossigeno.
Nell'aria atmosferica dobbiamo inserire una nuova variabile, l'acqua, infatti l'acqua che noi
respiriamo non è secca, ma contiene una piccola percentuale di acqua. Quando noi iniziamo le
prime fasi della respirazione, la prima modifica che facciamo all'aria inspirata è l'umidificazione,
infatti le strutture delle cavità nasali, come primo effetto sull'aria, è proprio quello dell'idratazione,
quindi si passa da 0,5 % a 6,2%, ma essendo in percentuale il rapporto dei gas, questo aumento di
acqua mi cambia anche tutte le altre percentuali, aumentando l'acqua mi diminuiscono
proporzionalmente tutti gli altri valori. Quando arrivo nell'area alveolare io ho già una certa quantità
di anidride carbonica presente, questa è lì per via degli spazi morti, infatti trachea e polmoni non
sono come l'esofago che è chiuso, ma sono sempre aperti. Questa quantità di anidride carbonica è
piuttosto importante e mi da una pressione parziale di 40,00 mmHg, questa anidride carbonica che
rimane intrappolata negli spazi alveolari, come accade per l'acqua, mi sposta tutte le altre
percentuali, che si abbassano proporzionalmente, quella che a noi interessa di più è quella
dell'ossigeno, che passa a 104,00 mmHg. L'anidride carbonica che è nell'aria atmosferica ha un
valore trascurabile mentre nell'aria polmonare ha un valore molto significativo. Fortunatamente
l'anidride carbonica diffonde benissimo, per cui anche se il Δ tra la pressione parziale di anidride
carbonica nell'alveolo e quella nel sangue è piccolo, riusciamo lo stesso a eliminarla. Noi di fatto
non scambiamo con i valori dell'aria atmosferica ma con i valori dell'aria alveolare.
Il nostro sangue dovrà equilibrarsi con questo valore di ossigeno e con questo valore di anidride
carbonica. Una volta che l'aria è arrivata negli alveoli l'aria dovrà essere espirata. E nell'aria
espirata sempre a 760mmHg troviamo l'acqua, che
non si è modificata, mentre l'anidride carbonica è la
metà, questo perché parte dell'anidride carbonica
rimane negli spazi morti delle vie aeree. L'ossigeno è
più alto di quello alveolare, perché mentre viene
espirata l'aria l'ossigeno scambia con l'aria esterna,
sempre presente nelle nostre vie aeree, per cui l'aria
che noi eliminiamo ha una maggior quantità di aria
relativa perché incontra dell'aria fresca nelle vie aeree
che sono sempre rimaste aperte. Per cui noi
eliminiamo un aria che ha una pressione parziale di
ossigeno pari a 120 mmHg.
L'azoto diventa rilevante per un subacqueo, se io aumento la pressione aumenta anche la diffusione
dei gas nel sangue. Se vado a -10 m e respiro per un'ora quando poi risalgo devo fare le tappe di
decompressione, nonostante sia un gas inerte, infatti l'azoto, se c'è una risalita rapida, forma delle
bollicine (succede esattamente quello che accade quando apro una lattina di una qualsiasi bevanda
gassata, solo che in questa caso le bollicine non sono di anidride carbonica ma di azoto) e queste
mi bloccano il flusso del sangue, il problema non è l'azoto in sé, ma diventa un problema di
emodinamica. La maggior parte dell'azoto mi va a bloccare i capillari polmonari, lì i danni sono
ridotti, ma la formazione di queste bollicine è casuale, e quelle che si formano negli arti inferiori o
nelle coronarie possono provocare dei danni importanti. Un subacqueo quindi se è costretto a una
rapida risalita lo metto nella camera iperbarica per non generare emboli.
L'unità funzionale dell'apparato respiratorio sono gli alveoli, e lì avvengono gli scambi gassosi.
Il sangue venoso arriva al polmone attraverso le arterie polmonari, questo
perché le arterie sono vasi di resistenza mentre le vene sono vasi di
capacitanza: infatti il sangue venoso entra nell'arteria polmonare dal
ventricolo destro, è quindi sottoposto alla pressione generata dalla
contrazione del cuore. Le vene polmonari portano il sangue ossigenato
all'atrio sinistro, che riceve il sangue e grazie alla contrazione del
ventricolo sinistro lo distribuisce a tutto il corpo.
L'importante è quella che viene definita la membrana alveolo-capillare, è la distanza che intercorre
tra il nostro sangue e l'aria che è presenta negli alveoli, questo spazio deve essere il minore
possibile, perché come enunciato dalla legge di Fick gli scambi sono in funzione del Δ di
concentrazione ,della resistenza della membrana e della dimensione della superficie. La superficie
dei nostri alveoli è 70 m? per polmone, avendo una superficie così grande è più facile avere gli
scambi. In condizioni di normalità non scambiamo con tutti gli alveoli, ma respiriamo solo con una
piccola parte, infatti io posso sopravvivere anche con un polmone solo, comunque la nostra
superficie complessiva a disposizione per gli scambi è di 140 m?.
L'albero respiratorio è importante perché lo possiamo dividere in due aree, quella dove avvengono
gli scambi e quella di conduzione, quando si parlava di spazi morti ci si riferiva proprio alla zona di
conduzione che ha una struttura anatomica tale da rimanere sempre aperta, e questi tubi sono
semplici tubi di condizione, gli scambi cominciano a livello dei bronchioli respiratori ma il la
stragrande maggioranza degli scambi avviene negli alveoli. I due polmoni destro e sinistro non sono
uguali, ma dal punto di vista funzionale sono identici. Dal punto di vista anatomico abbiamo: 1
trachea, 2 bronchi primari, 500.000 bronchioli respiratori, 8.000.000 di alveoli, che corrispondono a
una superficie di 70 m?, se io avessi un unico alveolo la superficie sarebbe incredibilmente ridotta.
Il problema dei nostri alveoli è che c'è una variazione di pressione, perché a seconda del livello nel
polmone del mio alveolo la pressione potrebbe essere diversa, e quindi se un alveolo avesse una
pressione diversa da un altro, l'uno tenderebbe a collassare nell'altro, secondo il principio della legge
di Laplace. Quindi io devo far in modo che tutti gli alveoli abbiano la stessa pressione al loro
interno, e questo è possibile grazie alla presenza del surfactante e a un meccanismo anatomico, per
cui tra un alveolo e l'altro ci sono dei piccoli pori, che equilibrano la pressione. Come detto sopra è
necessario che tra i vari alveoli ci sia la stessa pressione perché altrimenti, durante la fase di
distensione dei polmoni, gli alveoli andrebbero a collassare, se un alveolo piccolo collassasse in un
alveolo grande, si formerebbe un unico grande alveolo diminuendo la superficie di scambio. Se per
assurdo tutti gli alveoli collassassero in un unico grande alveo
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