IL MUSCOLO SCHELETRICO E L’ESERCIZIO FISICO
MUSCOLO SCHELETRICO
È sotto il controllo VOLONTARIO, agisce sullo SCHELETRO permettendo: locomozione,
mantenimento postura, linguaggio, respirazione.
CONTROLLO ATT.MUSC.SCH.
Nervi motori il musc.scheletrico è controllato dal SNC. In particolare ogni musc.sch. è
innervato da un motoneurone α, i cui corpi cellulari hanno sede nel corno ventrale del
MS. Dal CORNO VENTRALE si originano gli assoni che fuoriescono dal MS, passando x
la RADICE ANTERIORE. Queste fibre motorie si uniscono alle FIBRE SENSITIVE
derivanti dalla RADICE POSTERIORE formando i NERVI SPINALI. Questo FASCIO
NERVOSO MISTO raggiungerà la periferia. I NERVI MOTORI si ramificheranno in
prossimità del muscolo e ciascun ramo andrà ad innervare una singola fibra muscolare.
La connessione FIBRA NERVOSA-MUSCOLO determina la giunzione neuromuscolare.
Unità motorie Tutti i RAMI NERVOSI che derivano da un singolo motoneurone alfa e
le FIBRE MUSCOLARI innervate, formano l’UNITA’ MOTORIA. Essa è l’unità funzionale
contrattile, poiché quando il MOTONEURONE ALFA manda l’impulso, tutte le FIBRE
MUSCOLARI, innervate dai suoi rami (e quindi costituenti l’unità motoria) si contraggono
in maniera sincrona.
A seconda della funzioni svolte dal muscolo (MOVIMENTI FINI – GROSSOLANI), varia la
grandezza delle UNITA’ MOTORIE:
MOVIMENTI FINI UNITA’ MOTRICI piccole (poche ramificazione del
o motoneurone, quindi poche fibre muscolare innervate da 1 motoneurone alfa)
(es.muscoli occhio)
MOVIMENTI GROSSOLANI UNITA’ MOTRICI grandi (es.muscoli arti)
o
Il numero di unità motorie attivate, determina il GRADO DI CONTRAZIONE.
Considerando che queste unità sono distribuite omogeneamente nel muscolo, la tensione
generata da un muscolo è uniforme anche quando sono attive POCHE UNITA’
MOTORIE.
MINORE è il NUMERO DI FIBRE/UNITA’ MOTORIE, tanto più precisamente può
essere controllata la FORZA MUSCOLARE.
ECCITAZIONE e conseguente CONTRAZIONE della fibra muscolare
A livello della GIUNZ.NEUROMUSCOLARE, il motoneurone alfa rilascia acetilcolina, la
quale determina l’insorgenza di un POTENZ. DI AZIONE lungo tutta la fibra muscolare. La
durata del potenziale nel musc.sch. è < 5ms, questa breve durata del potenziale, permette
una contrazione molto rapida della fibra.
Il pot.azione percorre il SARCOLEMMA, raggiunge i TUBULI T i quali sono collegati con 2
2+
CISTERNE TERMINALI del RS, contenenti Ca . L’arrivo del pot.azione stimola il rilascio
2+
di Ca dalle CISTERNE TERMINALI, con un certo ritardo rispetto al potenziale azione
2+
(qualche ms), determinando un ↑[Ca ] (che raggiunge picco a 20ms) che provoca
l’interazione ACT-MIOS. e quindi l’inizio della contrazione di scossa che sviluppa una
forza chiamata forza di scossa (img.pag.273 Berne & Levy).
2+
Meccanismo che determina la liberazione di Ca
2+
La liberazione di Ca è possibile grazie all’interazione tra TUBOLO T – RS. Questa
interazione è garantita da ponti proteici conosciuti anche come piedi (o pedicelli)
(img.pag.274 B&L), i quali connettono in più punti le 2 strutture. Questi PONTI PROTEICI
2+
sono canali di membrana x rilascio di Ca delle CISTERNE TERMINALI, in risposta a un
POT.AZIONE.
La proteina che costituisce questi ponti, prende il nome di recettore della rianodina
[RYR] (in seguito alla capacità di legarsi al farmaco rianodina), ed è una grossa proteina
omotetramerica (formata da 4 subunità uguali). Gran parte di questa proteina è
localizzata nel mioplasma posto tra CISTERNA TERMINALE – TUBOLO T, mentre solo
una piccola porzione è immersa nella MEMB. RS.
Si ritiene che ogni RYR interagisca con 4 recettori della di-idropiridina [DHRP],
complessi proteici localizzati all’interno della memb. del TUBOLO T. Questi complessi
2+
proteici sono recettori x Ca voltaggio dipendenti. L’arrivo di un pot.azione sul TUBOLO
T, determina un cambiamento di conformazione del DHRP, che a sua volta comporta
2+
l’apertura del RYR, permettendo il passaggio di Ca dal RS al MIOPLASMA.
Altre proteine localizzate in prossimità di RYR:
CALSEQUESTRINA proteina calcio fissante a bassa affinità. È localizzata nel
2+
lume delle CISTERNE TERMINALI. Consente al Ca di accumularsi a elevate
concentrazioni nel lume delle CISTERNE TERMINALI, creando così un gradiente
2+
di concentrazione favorevole all’efflusso di Ca dal RS al MIOPLASMA, quando
RYR si apre.
TRIADINA posta nella memb. delle CISTERNE TERMINALI e legano RYR –
CALSEQUESTRINA.
JUNCTION posta nella memb. delle CISTERNE TERMINALI e legano RYR –
CALSEQUESTRINA.
HRC proteina calcio fissante a bassa affinità. È localizzata nel lume delle
CISTERNE TERMINALI a concentrazioni minori rispetto alla CALSEQUESTRINA.
EVENTO CONTRATTILE
Interazione ACTINA-MIOSINA: formazione PONTI TRASVERSALI
2+
La CONTRAZIONE x poter avvenire ha bisogno di un ↑[Ca ]. La FORZA (tensione)
2+
sviluppata dall’evento contrattile aumenta all’aumentare delle concentrazioni di [Ca ], con
andamento sigmoideo (grafico pag.276 B&L).
2+ 2+
Meccanismo con il quale Ca aumenta TENSIONE il Ca legandosi alla troponina C,
determina un cambiamento nella conformazione dell’intera molecola che modifica la
posizione della TROPOMIOSINA, esponendo i siti di interazione ACTINA-MIOSINA,
formando così un PONTE TRASVERSALE (si genera tensione).
In seguito alla stretta vicinanza tra molecole di TROPOMIOSINA CONTIGUE, al momento
in cui una unità di TROPOMIOSINA modifica la sua posizione, si ha un’influenza anche
sulla molecola di TROPOMIOSINA contingua, esponendo i suoi siti di interazione ACT-
MIOS.
Meccanismo contrazione
4 fasi TEORIA DELLO SLITTAMENTO DEI FILAMENTI
Nelle condizioni di RIPOSO ACT-MIO non interagiscono in seguito alla presenza
1. di TROPOMIOSINA che maschera i siti di interazione. In questo stadio la MIOSINA
presenta nel sito specifico x l’ATP: ADP-Pi.
2+
Una volta che il Ca diffonde tra le miofibrille e si lega alla TROPONINA C,
2. determinando un cambiamento di conformazione. Cambiando conformazione, la
TROPONINA C modifica anche la posizione della TROPOMIOSINA,
smascherando i siti di interazione ACT-MIOS.
A questo punto la MIOSINA va a legarsi con l’ACTINA, tramite il sito specifico x
l’actina, costituendo un PONTE TRASVERSALE.
Da questo legame la TESTA MIOSINICA subisce un cambiamento di
3. conformazione con conseguente rilascio di ADP-Pi. Il distacco di ADP+Pi
determina la flessione della TESTA MIOSINICA, che esercita una trazione sul
FILAMENTO DI ACTINA, spingendolo verso il CENTRO del sarcomero (AZIONE
DI RACHET). Tale azione è possibile in seguito all’orientamento bipolare della
miosina
Il distacco dell’ADP dalla TESTA MIOSINA libera il sito di interazione x ATP e
4. immediatamente un nuova ATP si lega alla TESTA MIOSINA. Questo evento
riduce l’affinità della MIOSINA x ACTINA, determinando il distacco della TESTA
MIOSINA da ACTINA.
La MIOSINA idrolizzerà ATP ADP + Pi e parte dell’energia viene utilizzata x
riportare la TESTA MIOSINA nella posizione di riposo.
2+
Se i livelli di Ca nel mioplasma sono ancora ELEVATI si ha un altro ciclo, con
formazione di ulteriori PONTI TRASVERSALI, producendo ulteriori contrazioni del
muscolo. L’AZIONE DI RACHET è in grado di muovere il FILAMENTO SOTTILE di circa
10nm. 2+ 2+
Il ciclo continua fino a quando il SERCA sequestra Ca nel RS, abbassando i livelli di Ca
2+
intracellulare e provocando la dissociazione del Ca dalla TROPONINA C. Questo
evento provoca il ritorno nella conformazione iniziale della TROPONINA C e
conseguentemente anche della TROPOMIOSINA che andrà mascherare i siti di
interazione ACT – MIOS.
Cosa succede se l’ATP si esaurisce? l’esaurimento di ATP (come si verifica con la
morte), blocca il ciclo nella FASE 3, cioè si formano i complessi ACT – MIOS. in maniera
permanente, in quanto non interviene nessuna nuova ATP a provocare la dissociazione.
In questo stato il muscolo è rigido (RIGOR MORTIS).
Esistono poi delle incertezze su quante molecole di MIOSINA contribuiscano alla
generazione della FORZA (leggi pag.277 B&L). 2+
Meccanismo che determina il sequestro di Ca 2+
Il rilasciamento del muscolo striato, si ha quando viene sequestrato Ca intracellulare
nel RS. 2+ 2+ 2+
La captazione di Ca nel RS è dovuta all’azione di una pompa Ca (Ca -ATPasi).
Questa pompa è presente in tutte le cellule in associazione con il ret.endoplasmatico e
prende il nome di SERCA (Sarcoplasmic Endoplasmic Reticulum Calcium ATPase). Il
SERCA è la più abbondante proteina del RS del musc.scheletrico ed è presente x tutta
2+
la lunghezza dei TUBULI e nelle CISTERNE TERMINALI. Essa trasporta 2 Ca nel
lume ogni 1 ATP idrolizzata.
Lungo i tubuli longitudinali del RS è presente una proteina calcio fissante a bassa
2+
affinità, la SARCALUMENINA, che si ritiene sia coinvolta nel trasferimento di Ca dai
siti di captazione nei TUBULI LONGITUDINALI ai siti di rilascio nelle CISTERNE
TERMINALI.
TIPI FIBRE MUSCOLARI NEL MUSCOLO SCHELETRICO
Nel m.scheletrico possiamo differenziare 2 tipologie di fibre (es.pag.278):
Fibre scossa rapida:
IIB:
o ATPasi miosinica “rapida”: è l’aspetto discriminante fondamentale
tra fibre I e II; questo enzima comporta che la scissione di ATP, in
risposta a stimolo nervoso, è più rapida nelle fibre II rispetto alle
fibre I. Ciò comporta che l’energia x la contrazione è resa
disponibile più rapidamente nelle FIBRE II che non nelle FIBRE I.
Le diverse isoforme delle catene pesanti di miosina, ognuna con ATP-
asica diversa, sono: MHC-I ad esempio ha un’ attività ATPasica 3-4
volte più bassa rispetto alla MHC-IIx mentre la MHC-IIa ha un’ attività
intermedia tra le due.
La stessa fibra può avere diversi tipi di ATPasi: alcune mostrano
una predominanza di ST-ATPasi (MHC-I), mentre altre presentano
prevalenza di FT-ATPasi (MHC-IIx e IIa), ne consegue che la forma
MHC-I è caratteristica delle fibre muscolari di tipo I - la forma
MHC-IIa è caratteristica delle Fibre muscolari di tipo IIa – forma
MHC-IIx è caratteristica delle Fibre muscolari di tipo IIb.
↑enzimi glicolitici
↓enzimi ossidativi
↓mitocondri
2+
RS molto sviluppato. Pertanto la liberazione del Ca all’interno della
cell. avviene più prontamente nelle fibre II rispetto alle I. Si ritiene
che questo contribuisca a una maggiore velocità di attivazione
delle fibre II (nell’uomo la vel.attivazione fibre II è mediamente 5-6
volte superiore a quella delle fibre I). Anche se la quantità di F
prodotta dalle fibre è quasi uguale, è stato visto che la P espressa
da una fibra II è dalle 3-5 volte superiore a quella fibre I: ciò
potrebbe spiegare in parte come i soggetti che presentano una
prevalenza fibre II nei m.gambe siano tendenzialmente velocisti
migliori rispetto a soggetti che hanno invece una maggiore
percentuale di fibre I.
dipendenza dal metabolismo glicolitico, determina un maggior
affaticamento, di conseguenza hanno una bassa resistenza
aerobica e sono usate x svolgere compiti di breve periodo ad alta
intensità.
SERCA 1, presenta un’attività superiore rispetto al SERCA 2, pertanto
2+
la ricaptazione del Ca nel RS avviene molto più rapidamente nelle
fibre II rispetto alle I, e di conseguenza hanno velocità di
rilasciamento maggiore. 2+
isoforma TROPONINA C presenta 2 siti interazione con Ca ad alta
affinità.
IIa vengono definite “intermedie” x il fatto di avere caratteristiche comuni ad
o entrambe le tipologie (lente-rapide), hanno perciò ↑capacità glicolitica –
ossidativa, ma sono scarsamente presenti nell’uomo mentre più comuni
negli altri mammiferi.
Fibre scossa lenta (tipo I):
ATPasi miosinica lenta
o ↓enzimi glicolitici
o ↑enzimi ossidativi
o ↑mitocondri
o RS meno sviluppato rispetto a fibre II
o dipendenza dal metabolismo OSSIDATIVO, possibile grazie a
o ↑mitocondri
e ↑enzimi ossidativi, tra quest’ultimi si ha una ↑mioglobina, proteina che
permette trasporto di O intracellulare e che presenta il gruppo EME (come x
l’emoglobina) determina il caratteristico colore rosso di queste fibre.
Fin quando sono possibili i processi ossidativi, le fibre ST producono ATP
che consente alle fibre di rimanere attive. La capacità di mantenere
l’att.muscolare x un periodo prolungato di tempo è denominata resistenza
muscolare: le fibre ST possiedono un’elevata resistenza aerobica. Per
questo motivo vengono reclutate prevalentemente durante prestazioni di
resistenza a bassa intensità (es. maratona) e durante la maggior parte
delle att.giornaliere che richiedono scarsa F muscolare (es.cammino).
SERCA 2
o 2+
isoforma TROPONINA C presenta 1 sito interazione con Ca a bassa
o affinità, di conseguenza fibre I iniziano a sviluppare tensione a
2+
concentrazioni Ca minori rispetto a fibre II che hanno isoforma
2+
TROPONINA C con 2 siti legame Ca .
Altre differenze, tab. pag.279 B&L.
La maggior parte dei muscoli è MEDIAMENTE composta:
50% tipo I
o 25% tipo IIa
o 25% tipo IIb
o
Le percentuali esatte dei tipi di fibre variano notevolmente nei diversi muscoli e da
individuo a individuo. In genere però, la composizione di fibre è simile nel braccio e
nella gamba di uno stesso individuo. Alcuni ricercatori hanno dimostrato che persone
con una predominanza fibre I nei m. gambe hanno probabilmente un’alta percentuale
di fibre I nei m.braccia (stessa relazione è valida nel caso siano le fibre I prevalenti).
Tuttavia esistono alcune eccezioni, ad es. il M.SOLEO è composto quasi esclusivamente
da fibre I in tutti gli individui.
Determinazione del tipo di fibra Nella maggior parte dei casi, la composizione delle
fibre muscolari è GENETICAMENTE determinata e cambia poco dall’infanzia all’età
adulta (gemelli monozigoti possiedono quasi la stessa composizione di fibre, mentre
presentano profili diversi in gemelli dizigoti). Il patrimonio genetico va a determinare quali
motoneuroni innervano ciascuna fibra muscolare: quando si è stabilita
l’innervazione, le fibre muscolari si differenziano secondo il tipo di n. dal quale
vengono stimolate.
L’allenamento di resistenza, forza e l’inattività muscolare, possono causare una
modificazione nelle isoforme di miosina che dipende dalla DISPONIBILITA’
2+
TEMPORALE DI [Ca ]intracell.:
2+
Concentrazioni [Ca ] COSTANTI fibre St.
o 2+
Concentrazioni [Ca ] INTERMITTENTI fibre Ft.
o 2+
A seconda della differente concentrazione di Ca nell’unità di tempo si determina
attivazione di vie signalling differenti, tra cui quella della CALCINEURINA.
Pertanto l’allenamento può indurre piccole variazioni (forse <10%) nelle percentuali di
fibre ST e FT. Inoltre, è stato dimostrato che l’allenamento di resistenza induce una
riduzione della percentuale fibre IIb ed un aumento valore percentuale fibre IIa
(intermedie).
L’INVECCHIAMENTO può provocare una modificazione nella distribuzione delle fibre
ST e FT: con l’invecchiamento i m. tendono a perdere le unità motorie FT, il che
determina un incremento percentuale di fibre ST.
TIPO DI FIBRA E SUCCESSO NELLO SPORT La composizione delle fibre muscolari
nei fondisti e velocisti è decisamente diversa (tab.pag.58):
M.GAMBE FONDISTI predominano fibre ST (es.pag.59). Oltre a predominare tale
tipologia di fibre, l’AREA DELLA SEZIONE TRASVERSA di una di queste fibre è
mediamente superiore del 22% rispetto a quella x le fibre FT.
M.GAMBE VELOCISTI predominano fibre FT.
I nuotatori hanno tendenzialmente una prevalenza di fibre ST nelle braccia (60-65%)
rispetto a sogg.sedentari (45-55%), ma non è presente una sostanziale differenza tra
buoni nuotatori e nuotatori di alto livello.
Tuttavia non è solo la PREDOMINANZA DEL TIPO DI FIBRA che determina la
predisposizione a divenire campioni su breve o lunghe distanza, ma entrano in gioco
anche altri fattori come: FUNZ.CARDIOVASCOLARE – MOTIVAZIONE –
ALLENAMENTO – DIMENSIONE DEI MUSCOLI.
MODULAZIONE FORZA DI CONTRAZIONE
Unità motoria
Tutte le fibre muscolari possono essere innervate da 1 solo motoneurone alfa, le fibre
che sono innervata dallo stesso motoneurone alfa costituiscono l’UNITA’ MOTORIA.
Una unità motoria è costituita pertanto dalla stessa tipologia di fibra muscolare (tipo I o
II) e l’eccitazione del motoneurone che innerva una certa UNITA’ MOTORIA, attiva
contemporaneamente tutte le fibre di quella unità motoria. Distinguiamo:
UNITA’ MOTORIE LENTE (10-180 fibre) costituite da fibre tipo I innervate da un
motoneurone facilmente eccitabile.
UNITA’ MOTORIE RAPIDE (300-800 fibre) costituite da fibre tipo II innervate da un
motoneurone scarsamente eccitabile.
Questa differenza nell’assetto delle unità motorie implica che, quando un singolo
motoneurone ST stimola le proprie fibre, il numero di fibre m. che si contraggono è
decisamente inferiore rispetto a quando è un motoneurone FT a stimolare le proprie
fibre. Dunque, le fibre FT raggiungono il picco di tensione più rapidamente e
collettivamente producono più forza delle fibre ST.
Di conseguenza, la grandezza dell’unità motrice (quindi
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