Finanza islamica
La diffusione della finanza islamica in Europa e nel mondo
La finanza islamica è un settore dell’economia in forte espansione; nonostante registri dei tassi di crescita molto elevati, essa costituisce ad oggi solamente il 3% della finanza mondiale. La finanza islamica rispetta la legge islamica (Shari’ah), ovvero l’insieme di regole e precetti tratti dal Corano che contengono riferimenti anche al mondo economico. Essa ha iniziato a espandersi dal 1947, anno in cui venne elaborata una nuova scienza economica basata sui principi della proibizione del riba e del gharar.
Gli stati in cui essa risulta maggiormente diffusa sono riportati nella classifica GIEI (Global Islamic Economic Indicator): nel report 2020, la Malesia si pone al primo posto.
Per quanto concerne l’Europa, la diffusione della finanza islamica ha inizio nei primi anni del 2000. Tuttavia, precedentemente vi furono già dei fattori che facilitarono la sua diffusione:
- Flussi migratori dei musulmani (1945)
- Forti connessioni storiche e culturali con alcuni Paesi europei
- Crescita economica della comunità islamica in un contesto di forte globalizzazione
- Alto tasso di nascite, notevole diminuzione della mortalità infantile e conseguente aumento delle aspettative di vita.
La Gran Bretagna conta 4,13 milioni di musulmani cioè il 6,30% della popolazione, di cui la maggior parte sono concentrati nella città di Londra. Si tratta del principale centro di finanza islamica in Europa – nel 2014 la più grande banca islamica del Qatar ha acquisito la IBB (Islamic Bank of Britain) e sempre nello stesso anno, la Gran Bretagna ha lanciato il suo primo Sukuk.
La Francia è il paese europeo che conta più musulmani, ma, nonostante ciò, la finanza islamica non risulta ancora molto sviluppata. Tuttavia, si sottolinea che nel 2009 vennero messe in atto delle normative per adeguare parte del sistema bancario francese alla legge della Shari’ah per introdurre sul mercato prodotti finanziari islamici.
Per quanto riguarda la Germania, già dal 2004 inizia a fare uso di prodotti Shari’ah compliant, con l’obiettivo di attrarre nuovi investitori. Essa rappresenta il secondo centro di finanza islamica in Europa, stabilendo a Francoforte la prima banca islamica tedesca: la Kuvey Turk Bank.
Nonostante l’interesse mostrato negli ultimi anni con la proposta di legge del 2 maggio 2017 o “Disposizioni concernenti il trattamento fiscale delle operazioni di finanza islamica”, la finanza islamica risulta ancora poco sviluppata in Italia. Le ragioni principali sono le seguenti:
- La domanda di prodotti in linea con i principi della Shari'ah non è ancora matura ed il mercato è frammentato
- Manca un quadro normativo e fiscale di riferimento
- Carenza di personale specializzato
Per quanto concerne il resto del mondo, i paesi in rapida crescita nel settore bancario islamico sono (QISMUT):
- Qatar ospita i primi 5 centri di finanza islamica nel mondo
- Indonesia nel 2019 è salita al 5° posto nella classifica GIEI
- Arabia Saudita ha incrementato di due posizioni il suo ranking nell’indicatore GIEI
- Malesia è al primo posto nella classifica GIEI (4 delle 10 più importanti banche al mondo per emissione di sukuk sono malesi)
- Emirati Arabi, ad eccezione di Dubai, le leggi e le regolamentazioni nazionali dei prodotti e dei servizi finanziari islamici sono ancora molto rudimentali
- Turchia: un recente rapporto di Moody’s prevede che le banche islamiche in Turchia aumenteranno del 100% nei prossimi 10 anni.
In Nigeria, invece, la scarsità dei mezzi economici rappresenta il principale ostacolo all'implementazione di un sistema finanziario Shari'ah compliant.
I pilastri del modello finanziario islamico
L’economia islamica si basa su una serie di fondamenti:
- Zakāt
- Ribà
- Ghàrar
- Maysìr
- Halāl vs Harām
Zakat
La zakāt rappresenta il terzo pilastro dell'Islam: essa consiste nel devolvere parte dei propri risparmi in carità. Il suo pagamento (di solito pari al 2,5% dei cespiti patrimoniali) è considerato essenziale in quanto purifica la ricchezza dalla sua malefica tendenza ad accumularsi nelle mani di pochi.
In molti paesi che hanno adottato la religione islamica come religione di Stato (Pakistan, Yemen, Sudan e alcuni paesi del Golfo Persico) la zakāt viene prelevata direttamente dai conti correnti bancari a fine anno, di essa non viene poi tenuta traccia nei documenti contabili.
I presupposti per l’applicazione della Zakāt sono:
- Essere musulmani adulti: i non musulmani residenti in uno Stato islamico non sono tenuti al suo versamento;
- Possedere un patrimonio o dei beni il cui valore sia equivalente o superiore ad un determinato ammontare, detto Nisab (che equivale a 85 grammi di oro puro o 595 grammi di argento puro);
- Possedere questa ricchezza da almeno un anno lunare.
Riba'
Nell’Islam tutto appartiene a Dio, pertanto anche il tempo. Di conseguenza: non si può applicare un interesse su qualcosa di proprietà divina. Nell’Islam il divieto di interesse è un divieto assoluto (no interessi attivi né passivi). Essi rappresenterebbero infatti una forma di arricchimento senza il lavoro dell’uomo.
Esempio: se una famiglia necessita di comprare una casa, ma non possiede l’intero ammontare, si reca alla banca che diventa socio della famiglia nell’iniziativa – la famiglia corrisponderà l’affitto delle stanze della casa di proprietà della banca fino a diventare, con il tempo, piena proprietaria della casa. Non si paga un interesse, ma un servizio: si ottiene la stessa cosa, con una formula diversa.
NB. In Italia non vi sono banche che operano secondo la legge islamica e questo rappresenta un problema - i musulmani che intendono comprare casa in Italia si finanziano attraverso i parenti. In UK, dove sono presenti 26 banche che offrono servizi di finanza islamica, vi sono clienti anche non appartenenti alla cultura islamica: la finanza islamica, quindi, rappresenta un insieme di servizi fruibili da tutta la popolazione.
Divieto dell’incertezza (Gharar)
Il termine gharar indica “incertezza” intesa come “asimmetria informativa”, ovvero ciò che crea divario tra chi possiede l’informazione e chi no. Da un punto di vista della finanza islamica, con il termine gharar si definisce una mancata o un’insufficiente conoscenza riguardo a un elemento fondamentale di un contratto, come il prezzo di un bene (o servizio).
Affinché un contratto sia considerato valido secondo la Shari’ah, devono essere esplicitati:
- La quantità e la qualità del bene oggetto del contratto
- La sua reale esistenza (deve anche essere verificato che si trovi effettivamente in possesso del venditore).
Pertanto, determinati contratti e operazioni finanziarie non possono essere compiute nella finanza islamica, poiché incerte. Da questo assunto deriva che molti strumenti finanziari islamici sono costruiti per finanziare operazioni precise e conosciute, come per esempio le obbligazioni ṣukūk.
Divieto di speculazione (Maysir)
Poiché il gioco d’azzardo è vietato nell’Islam, la speculazione (in quanto assimilata al gioco d’azzardo) è altrettanto vietata (es: i derivati speculativi). Queste attività non solo presentano un elevatissimo grado di gharar, ma violano un altro principio islamico secondo cui i contratti devono portare benefici a tutte le parti contraenti e non per una sola equa distribuzione delle ricchezze.
Vietato (Haram) vs Consentito (Halal)
Halal significa preservare la purezza della religione e la vita – per Halal si intende tutto ciò che è lecito. In particolare: è consentito tutto quello che non è Haram (gioco d’azzardo, carne di maiale, alcohol, pornografia, armi e attività finanziarie connesse, festeggiare il compleanno). Le banche islamiche non possono finanziare progetti che rientrano nella categoria delle attività illecite.
Nel sistema bancario islamico è fondamentale il concetto di PLS (profit and loss sharing): i profitti e le perdite sono ripartiti tra: depositante, banca e fruitore del capitale. Si tratta di un’importante differenza con il sistema occidentale (dove tutto il rischio ricade su chi prende a prestito il denaro) - seguendo questo principio viene prestata maggiore attenzione alle potenzialità del progetto, giovando alla comunità.
Tipologie e peculiarità della banca islamica
Le istituzioni finanziarie islamiche gestiscono le loro attività sulla base dei principi vincolanti del Corano e sui precetti della Shari’ah, le banche occidentali invece operano senza seguire precisi dettami religiosi, anche se sempre più spesso si stanno orientando verso comportamenti e principi etici.
Il divieto di riba
Nonostante la banca islamica sia un’impresa che persegue, come le banche tradizionali, finalità di lucro svolgendo la funzione tipica di raccolta del risparmio per l’esercizio del credito vi è una sostanziale differenza tra le due. La principale voce del CE di una banca occidentale è rappresentata dal cd. margine di interesse che però non è presente nelle banche islamiche. Infatti, uno dei pilastri del modello finanziario islamico è il divieto di riba – vi è pertanto il divieto di applicare interessi, in quanto questi ultimi sono calcolati in base al tempo, che è di proprietà divina.
PLS
Nel sistema bancario islamico è fondamentale il concetto di PLS (profit and loss sharing): i profitti e le perdite sono ripartiti tra: depositante, banca e fruitore del capitale. Si tratta di un’importante differenza con il sistema occidentale (dove tutto il rischio ricade su chi prende a prestito il denaro) - seguendo questo principio viene prestata maggiore attenzione alle potenzialità del progetto, giovando alla comunità. Più precisamente: le banche convenzionali valutano il merito creditizio e le garanzie patrimoniali, mentre invece le banche islamiche valutano aspetti come la bontà e la validità del progetto e le capacità manageriali.
Un’altra peculiarità delle banche islamiche riguarda la presenza al suo interno dello Shari’ah supervisory board. Esso ha il compito di certificare che l'attività della banca e, più in generale, delle istituzioni finanziarie sia sempre conforme alla legge coranica e alla Sharia.
Funzioni dello Shari’ah Board
- Certificazione della conformità dei prodotti finanziari e dei contratti conclusi
- Controllo sul rispetto delle regole religiose
- L’audit, ossia la vigilanza sulle procedure aziendali e sulla correttezza dei dati di bilancio
- La consulenza a favore del management
Modelli di banche islamiche
Possiamo distinguere tre modelli di banca islamica da un punto di vista organizzativo:
- Banca islamica pura
- Commercializza solo ed esclusivamente prodotti Shari’ah-compliant.
- Necessita di personale specializzato con elevate competenze tecniche e giuridiche.
- Il Regno Unito è il primo centro di finanza islamica in Europa e presenta il maggior numero di banche islamiche pure. Il suo sviluppo è stato reso possibile grazie a:
- Posizione geografica favorevole
- Popolazione musulmana residente (forti relazioni storiche con paesi orientali)
- Alta specializzazione degli operatori
- Succursale di una banca occidentale
- Specializzata nell’offrire strumenti islamici.
- Sportello islamico (islamic window)
- Sono sportelli aperti nell’ambito di banche convenzionali che si rivolgono alla clientela musulmana con operazioni rispettose della legge coranica.
- Si sono sviluppati a partire dagli anni ’80 per venire incontro alle esigenze della popolazione musulmana.
I contratti islamici
Elementi essenziali dei contratti islamici sono:
- La trasparenza
- La completa informazione di entrambe le parti su ogni elemento del contratto.
Uno dei pilastri del modello finanziario islamico è infatti il divieto di gharar. Il termine gharar indica “incertezza” intesa come “asimmetria informativa”, ovvero ciò che crea divario tra chi possiede l’informazione e chi no. Da un punto di vista della finanza islamica, con il termine gharar si definisce una mancata o un’insufficiente conoscenza riguardo a un elemento fondamentale di un contratto, come il prezzo di un bene (o servizio).
Affinché un contratto sia considerato valido secondo la Shari’ah, devono essere esplicitati:
- La quantità e la qualità del bene oggetto del contratto
- La sua reale esistenza (deve anche essere verificato che si trovi effettivamente in possesso del venditore).
Le principali tipologie di contratti islamici sono:
- Mudarabah
- Il finanziatore conferisce il capitale e l’altra parte apporta le competenze tecniche ed il management
- I guadagni sono suddivisi tra le parti secondo percentuali stabilite, mentre le perdite sono sopportate esclusivamente dalla banca offerente
- Musharaka
- Si tratta di un contratto in cui banca e cliente/imprenditore mettono in comune il proprio capitale per partecipare attivamente all’attività di impresa
- Le perdite, a differenza del contratto precedente, ricadono sia sulla banca che sull’imprenditore (in proporzione al capitale investito)
- Murabaha
- La banca acquista il bene per il cliente e ne concede l’utilizzo, tuttavia, la proprietà rimane intestata all’intermediario finché il bene (ad es. una casa) non viene ripagato per intero
- Salam
- Contratto che concerne l’acquisto di beni fungibili con pagamento immediato, ma consegna differita
- Il suo scopo è quello di andare incontro alle esigenze di CCN delle piccole e medie imprese per dare avvio alla produzione
- Istisna
- È un caso particolare di Salam
- Il bene non esiste al momento della stipulazione, tuttavia, esso dovrà corrispondere esattamente alle caratteristiche descritte con dettaglio ex-ante
- Utilizzato principalmente nelle operazioni di project financing e, più in generale, di grandi infrastrutture.
- Ijara
- È l’equivalente del contratto di leasing: si tratta infatti di un contratto di locazione del bene con la possibilità di trasferire la proprietà dalla banca al cliente alla fine del periodo di finanziamento
- Permette di ridurre il pesante onere delle spese in conto capitale
- Qard al-Hasan
- Consiste in un prestito gratuito per persone bisognose, senza alcun interesse
- Viene visto come un atto di generosità, premiato da Allah
- Il suo obiettivo è quello di ridurre la povertà e favorire lo sviluppo economico e sociale.