Financial risk management
Prof.sse: De Vincentiis Paola, Isaia Eleonora
Università degli Studi di Torino
Lezione 1 - 15/02/2021
Classificazione dei rischi
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Rischi finanziari sono determinati da eventi futuri e incerti a cui un individuo/impresa è esposto, posso avere esito positivo o negativo (cioè possono produrre, ad esempio, costi imprevisti, quindi conseguenza negativa, oppure profitti, quindi conseguenza positiva). Esempio: il rischio di cambio - se io oggi acquisto un titolo Amazon, che è quotato in dollari, avendo un investimento in valuta diversa dalla mia, mi espongo al rischio di cambio. Questo rischio fa sì che l’esito dell’investimento non dipenda solo dall’evoluzione del prezzo del titolo, ma anche dal rapporto di cambio euro/dollaro. In particolare:
- Se il dollaro si rafforza rispetto all’euro, avrò conseguenze positive perché l’investimento aumenta di valore, indipendentemente dal prezzo del titolo Amazon;
- Se il dollaro perde valore rispetto all’euro, questo genererà un effetto negativo, fermo restando il prezzo Amazon. Quindi, in questo caso, risulto esposto ad un evento futuro incerto, ovvero l’evoluzione del valore dell’euro rispetto al dollaro. Questa evoluzione futura e incerta potrà produrre esito positivo o negativo per me, cioè aumentare il valore del mio investimento in valuta straniera o diminuire.
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Rischi puri sono quegli eventi futuri incerti da cui originano solo conseguenze negative. Esempio: rischio incendio, rischio furto. In questo caso, avrò costi imprevisti che possono essere più o meno grandi, ma sicuramente dovrò sostenerli e ciò è una conseguenza negativa.
La natura di rischio finanziario e di rischio puro ha un impatto:
- Nel modo in cui viene misurata l’esposizione al rischio;
- Nell’atteggiamento verso la gestione del rischio.
Infatti: nel rischio finanziario, io posso essere interessata a limitare le potenziali conseguenze negative e vorrei preservare al contempo l’upside (cioè la possibilità di avere delle conseguenze positive dall’evento futuro incerto), mentre nel rischio puro potrò essere solo interessato ad eliminare l’esposizione al rischio, qualora non la ritenga accettabile, poiché non ci possono essere conseguenze positive. Nella misurazione del rischio, in un caso vi sarà una distribuzione degli eventi a doppia coda, cioè sul lato positivo e negativo, mentre nell’altro caso l’estensione sarà solo negativa e riguarderà la potenziale estensione del danno.
Analisi dei rischi
Nell’analisi di qualunque rischio vi è sempre la distinzione fra due variabili:
- Probabilità dell’evento;
- Impatto potenziale.
Il rischio deriva sempre da un evento futuro incerto, quindi prima di tutto bisogna valutare la probabilità dell’evento futuro incerto, cioè quanto sia probabile. In secondo luogo, occorre valutare l’impatto potenziale, cioè quanto possa essere grande il danno al verificarsi dell’evento. Queste due variabili determinano l’atteggiamento verso il rischio: si può determinare una matrice incrociando le due variabili.
Quindi potrei avere:
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Eventi altamente probabili, ma con basso impatto potenziale
Può essere un evento che decido di non dover necessariamente coprire, ma limitare con procedure di tipo organizzativo. Esempio: in una banca, gli errori effettuati dai cassieri nelle transazioni allo sportello - quando i clienti prelevano, i cassieri possono sbagliare e consegnare un quantitativo di banconote diverso rispetto a quanto contabilizzato come prelievo. L’evento è abbastanza probabile, l’impatto è contenuto e posso limitarlo con procedure organizzative che portino, ad esempio, il cassiere a contare le banconote in maniera più sicura attraverso macchinari che consentano di contare in automatico le banconote. Si tratta comunque di un evento a cui posso decidere di rimanere esposto perché ha un impatto potenziale contenuto. -
Eventi altamente probabili con alto impatto potenziale
In questo caso sarà necessario coprire il rischio, poiché l’impatto è elevato e la frequenza di accadimento è alta. Sarà pertanto necessario misurare attentamente il rischio ed effettuare interventi di contenimento del rischio. -
Eventi poco probabili con basso impatto potenziale
Si tratta di eventi per i quali posso decidere di non coprire e di non investire più di tanto nella misurazione perché poco probabili e scarsamente rischiosi. -
Eventi poco probabili, ma con alto impatto potenziale
Sono quelli più impegnativi dal punto di vista del risk management. Il fatto che siano poco probabili li rende difficili da stimare in maniera affidabile ma, essendo l’impatto potenziale molto elevato, non devono essere trascurati sia in fase di misura sia in fase di copertura.
Report
Percezione dei rischi: passato e presente
Top 5 risks by likelihood (=probabilità)
Light blue: Economic, Red: Societal, Green: Environmental, Violet: Technological, Orange: Geopolitical (Source: Marsh, Global Risks Report 2021)
Tale report viene compilato intervistando un campione di manager di impresa appartenenti a vari settori merceologici. A questi manager viene sottoposta una lista lunga di potenziali rischi e viene chiesto loro di:
- Indicare quali sono i rischi che ritengono più probabili;
- Identificare sulla stessa lista gli eventi potenziali con impatto più elevato.
Nella prima foto vi è l’esito di queste interviste partendo dal 2012 e arrivando sino al 2021. In particolare, vengono identificati i 5 principali rischi per probabilità di accadimento. Il colore ha un significato (vedi slide). Dai colori si può notare che la percezione dei manager sulla probabilità di accadimento è cambiata in maniera importante dal 2012 al 2021.
2012
Nel 2012 vi era una maggiore varietà di fonti di rischio. Dal punto di vista della probabilità di accadimento si identificavano vari rischi: di natura economica, ambientale, tecnologica e geopolitica. Le principali preoccupazioni erano due rischi di natura economica, ovvero: disparità di redditi (income disparity) e sbilanci fiscali, cioè sbilanci di bilanci pubblici (fiscal imbalances). In terza posizione, vi era un rischio ambientale legato ai gas serra, poi vi era preoccupazione per gli attacchi telematici e, infine, un rischio geopolitico, legato alla scarsità dell’acqua in alcune parti del globo.
Anni successivi
Col passare degli anni, le preoccupazioni legate all’ambiente sono diventate dominanti: nel 2020 tutti i 5 principali rischi per probabilità di accadimento erano i rischi di natura ambientale:
- Eventi estremi di natura meteorologica;
- Fallimento di azioni legate agli aspetti climatici, disastri naturali, perdite di biodiversità e disastri ambientali causati dall’uomo.
Nella lunga lista, quindi, i manager hanno scelto questi cinque rischi come i più probabili. Sono spariti quindi i rischi economici, geopolitici e i rischi tecnologici, legati alle frodi informatiche, furti di identità ecc. Vi è stata una maggiore fiducia quindi dei mezzi tecnologici contro gli attacchi cyber.
2021
La distribuzione del 2021 conferma in larga parte quella del 2020 dal punto di vista della probabilità di accadimento degli eventi, unica differenza è che in quarta posizione abbiamo l’epidemia virale, riferita al Covid-19. La probabilità di accadimento di epidemie è in quarta posizione considerata quindi meno probabile rispetto agli eventi di natura climatica e ai danni causati all’ambiente da parte dell’uomo.
Nel 2021 vengono indicati anche il sesto e il settimo rischio:
- Digital power concentration (concentrazione del potere digitale in mano a pochi soggetti che controllano il mondo digitale) all’interno del globo;
- Digital inequality (cioè la differenza di accesso ai servizi digitali).
Pur arrivando alla settima posizione non troviamo ancora cyber attack, che invece erano nella top 5 dei rischi percepiti fino al 2019, segno di fiducia verso i mezzi tecnologici nel ridurre la probabilità di accadimento di queste tipologie di eventi.
Percezione dei rischi: passato e presente
Top 5 risks by impact (=impatto)
Light blue: Economic, Red: Societal, Green: Environmental, Violet: Technological, Orange: Geopolitical (Source: Marsh, Global Risks Report 2021)
In questo caso, prendendo come riferimento la stessa lista di rischi, l’intervista è stata fatta sempre agli stessi manager, ma riguardava l’impatto potenziale degli eventi. Innanzitutto si può notare che, in questo caso, sono molto diffusi i rischi geopolitici e, più precisamente, nel 2017-2018 e 2019 essi sono considerati gli eventi con maggior impatto potenziale rispetto agli altri, soprattutto per quanto riguarda le armi di distruzioni di massa (quindi sono considerati eventi con minore probabilità, ma con maggiore impatto potenziale).
Qui vediamo più forte l’impatto del covid sulla percezione del rischio, perché, se dal punto di vista della probabilità di accadimento, le infections diseased, cioè le epidemie, erano in 4 posizione nel 2021, nell’impatto potenziale sono al primo posto. Le preoccupazioni ambientali erano dominanti per ciò che riguarda la probabilità di accadimento, mentre per ciò che riguarda l’impatto potenziale, nel 2020 e nel 2021, sono meno dominanti. Quindi: gli eventi estremi dal punto di vista climatico, che vengono considerati molto probabili dal punto di vista della probabilità di accadimento, dal punto di vista dell’impatto potenziale sono in quarta posizione, perché, pur essendo diventati molto frequenti, possono produrre impatti importanti, ma non così drammatici come altri potenziali eventi.
Si conferma, come nel caso della probabilità di accadimento, che la preoccupazione sul fronte tecnologico da parte dei manager non è così elevata e non è nei primi cinque rischi. L’aspetto tecnologico è presente in quinta posizione solo nel 2014 e riguarda i danni creati dai blocchi e cadute dei server aziendale.
In conclusione: vi è una diversità sostanziale tra le due variabili, cioè impatto potenziale e probabilità di accadimento: un evento può essere altamente probabile, ma può avere un impatto potenziale contenuto, altri eventi possono essere poco probabili, ma avere un grande impatto potenziale.
Classificazione rischi finanziari
- Rischi di mercato
- Rischio di credito
- Rischio di liquidità
- Rischi operativi
Ci si concentra sui primi due e si fa un cenno al terzo, il quarto rischio verrà affrontato solo se c’è tempo. La ragione di questa scelta è che i rischi finanziari maggiori che le banche e gli intermediari devono affrontare sono i primi due e, negli ultimi anni, il terzo rischio. Il rischio operativo è un rischio generico, a cui tutte le imprese sono esposte, quindi non sono rischi propri e caratteristici delle banche.
Rischi di mercato
I rischi di mercato rappresentano il potenziale impatto sul conto economico e/o sullo stato patrimoniale di un soggetto determinato dal cambiamento esogeno dei prezzi di mercato/delle condizioni di mercato; in particolare di:
- Tassi di interesse: il valore di mercato delle posizioni assunte è sensibile alle variazioni del tasso di interesse (es. titoli obbligazionari, contratti derivati).
- Prezzi azionari: il valore di mercato delle posizioni assunte è sensibile all’andamento dei mercati azionari (es. titoli azionari, stock-inde future, stock option, etc.).
- Tassi di cambio: il valore di mercato delle posizioni assunte è sensibile alle variazioni del tasso di cambio (es. attività e passività denominate in valuta estera, contratti derivati il cui valore dipende dal tasso di cambio).
- Prezzi delle merci: il valore di mercato delle posizioni assunte è sensibile alle variazioni dei prezzi delle commodity (acquisti/vendite a pronti, commodity swap/future/option).
Si tratta di eventi esogeni, quindi non direttamente controllabili dalla banca o dall’intermediario che possono avere un impatto importante sull’equilibrio economico-gestionale dell’impresa. Esempio: se si modificano i tassi di interesse, questo può riverberarsi in una modifica del valore degli attivi e passivi dello SP e avere conseguenze importanti sul flusso degli interessi attivi e passivi del CE. Di fatto, però, il manager bancario non ha un controllo sui movimenti dei tassi di interesse di mercato, perché è una variabile esogena di cui subisce le conseguenze e di cui può fare solo una previsione al fine di capire quali strategie adottare per posizionarsi in maniera opportuna rispetto all’evoluzione prevista della variabile di mercato. Stesso si può dire per i prezzi azionari piuttosto che prezzi di cambio (si tratta dei prezzi del contesto macroeconomico).
I rischi di mercato sono venuti assumendo una rilevanza crescente nel corso dell’ultimo decennio in seguito a tre fenomeni:
- Processo di securitization: ha portato alla progressiva sostituzione delle attività illiquide con attività caratterizzate da un mercato secondario liquido e, dunque, un prezzo.
- Progressiva crescita del mercato degli strumenti derivati: il rischio per gli IF che li negoziano è rappresentato dalla variazione del relativo valore di mercato causata da variazioni del prezzo del sottostante.
- Nuovi standard contabili: prevedono l’iscrizione in bilancio del VM per una vasta gamma di attività e passività finanziarie.
Rischio di credito
Il rischio di credito è il potenziale impatto sullo SP e sul CE del creditore generato da un cambiamento dell’affidabilità dei suoi debitori.
Commento
È un rischio a cui sono esposti tutti i soggetti che prestano denaro agli altri. In teoria anche le imprese non finanziarie sono esposte ai rischi di credito, soprattutto sulla componente di credito commerciale che concedono alla clientela. Ogni volta che un’azienda automobilistica, ad esempio, consegna auto ai concessionari con accordo che le auto saranno pagate dopo tre/quattro mesi, ha un credito da ricevere dai propri concessionari, quindi l’azienda automobilistica è esposta al rischio di non vedersi pagato il proprio credito.
Due tipologie di rischio di credito
Gli intermediari finanziari e gli intermediari creditizi sono soggetti particolarmente esposti a questo rischio, poiché il loro business consiste nel raccogliere depositi ed erogare prestiti. Si distinguono due tipologie di rischio di credito:
- Rischio di insolvenza (Default risk)
Il rischio di insolvenza è il rischio che un debitore possa non essere in grado o non essere intenzionato a ripagare regolarmente il prestito ricevuto nei modi e nei tempi previsti. - Rischi di migrazione (Migration risk)
Il rischio di migrazione è il rischio che un debitore, durante la vita del prestito, cambi il proprio livello di affidabilità creditizia, diventando più rischioso o meno rischioso pur non incorrendo in un episodio di default.
Questa forma di rischio, benché meno grave del rischio di insolvenza, produce un impatto sullo SP e/o sul CE del creditore. Infatti: se il debitore diventa più rischioso, la banca o l’intermediario è chiamato a effettuare degli accantonamenti a copertura dell’incremento di rischio - questo rappresenterà un onere per l’intermediario che ha erogato il prestito, il quale si troverà a dover vincolare delle risorse finanziarie a copertura di questo incremento di rischiosità del debitore. Questo vincolo di accantonamento ridurrà i margini di profitto del prestito perché la banca, dovendo impegnare maggiori risorse nella copertura del rischio, avrà un rapporto fra ricavi derivanti dagli interessi pagati e capitale impiegato a copertura del rischio via via in deterioramento.
NB. Gli interessi che devono essere pagati dal debitore sono stabiliti al momento della negoziazione del prestito e non possono essere modificati. Il rischio di migrazione può essere anche positivo, quindi il debitore può migliorare la propria affidabilità creditizia - questo permetterà di liberare risorse, che inizialmente erano state vincolate a copertura del rischio, migliorando il profilo reddituale della transazione dal punto di vista dell’intermediario.
NB. Il rischio di credito è un rischio finanziario proprio grazie al rischio di migrazione, che può produrre un effetto positivo se il debitore migliora la propria affidabilità creditizia. Se ci riferissimo solo al rischio di insolvenza, infatti, il rischio di credito sarebbe più un rischio puro. Esempio: Per i prestiti che sono incorporati in titoli negoziabili, quindi sostanzialmente incorporati in obbligazioni, il rischio di migrazione si traduce in un movimento del prezzo delle obbligazioni sul mercato secondario. Ad esempio, l’Italia è considerato un debitore non risk free, cioè presenta un rischio di insolvenza non trascurabile, infatti la Repubblica Italiana ha un rating di livello tripla B, che è l’ultimo livello possibile dell’investment-grade mentre, dalla valutazione immediatamente successiva, comincia il livello junk grade, cioè il livello spazzatura. Il fatto che l’Italia non sia considerata priva di rischio genera il fatto che, per ricevere denaro a prestito, l’Italia deve offrire un...
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