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Citazioni e riflessioni su menzogna e potere

“Che la menzogna sia necessaria per vivere, anche ciò fa parte di questo terribile e problematico carattere dell’esistenza” - Nietzsche

“Ti spremeremo fino a che tu non sia completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi” - G. Orwell, 1984

Carl Schmitt e l'ideologia dei diritti umani

L’ideologia dei diritti dell’uomo rappresenta l’ennesima impresa del razionalismo occidentale ridestato a nuova vita. Con queste parole Carl Schmitt definisce il titolo giuridico della scoperta. L’analogia tra scoperta e diritti umani consiste nell’essere entrambi frutto dell’attitudine occidentale alla colonizzazione, alla sussunzione di tutte le altre culture ritenute inferiori e indegne.

L’espansione dell’ideologia cosmopolitico-umanitaria è l’ennesima manifestazione della crociata illuminista per la civiltà: un dogma che si erge maestoso, imperante, il precetto di una nuova religione laica basata sull’uguaglianza politico-sociale, sul pregresso e sulla ricerca della felicità. Solo gli occidentali avrebbero potuto scoprire perché può scoprire “soltanto chi sul piano spirituale e storico è tanto superiore da comprendere con il proprio sapere e la propria scienza la realtà scoperta”.

L'espansione dell'ideologia occidentale

Ma siamo sicuri che nelle Americhe sia stata portata civiltà? O è più probabile che siano state sradicate intere culture ritenute barbare? Anche oggi sotto la magica illusione di un mondo di pace, senza guerre, si nascondono operazioni di polizia internazionale mosse da interessi economico-politici di grandi potenze-burattinaie che giostrano occultamente i propri progetti egemonici e neocoloniali.

Sembra proprio che l’O.N.U. abbia assunto una forma analoga alla “potestas spiritualis” medioevale: l’autorità giurisdizionale internazionale che legittimava i principi cristiani a muovere guerra agli hostes perpetui della Chiesa. La guerra doveva avere una justa causa e, se il Papa l’avesse dichiarata, avrebbe assunto i connotati di guerra santa.

La guerra giusta e il concetto di nemico

Lo Jus publicum europeum era riuscito a limitare l’esercizio della guerra. Gli stati, delimitati da confini ben precisi, si consideravano reciprocamente personae morales e duellavano allo scopo di misurare le proprie forze. La cosiddetta guerre en forme era una guerra giusta, non in quanto conforme a un determinato ideale di giustizia, ma in quanto regolata da norme giuridiche.

L’impresa messa in atto dagli stati territoriali tra XVI e XIX secolo è storia passata. Per certi versi sembra essere tornati all’età medievale: il concetto di justus hostis è svanito. Vi è stato sicuramente un regresso. L’idea di nemico è autonoma, non riconducibile a bello brutto, giusto sbagliato, buono o cattivo. Non c’è nessun bisogno di criminalizzare l’avversario, di annientarlo.

Il nemico politico, per Schmitt, non è un mostro da abbattere, ripugnare. É “l’altro, l’estraneo e, per definire la sua natura, è sufficiente che la sua natura indichi, in senso particolarmente forte, il suo essere altro e il suo essere estraneo, essere cioè qualcuno con cui è possibile avere conflitti che non riuscirebbero mai ad essere risolti né richiamandosi a norme generali stabilite in precedenza, né ricorrendo alla sentenza di un terzo ritenuto imparziale”.

Conseguenze della guerra moderna

Se il concetto di nemico si contamina di considerazioni morali, la guerra non ha più limiti e tende sempre ad essere guerra di distruzione totale, senza più rispetto per la sfera civile e sociale. Le guerre combattute in nome della democrazia, della pace hanno sempre più le caratteristiche di guerre sante condotte in nome di una morale universale, accettata globalmente da un’opinione pubblica molto estesa.

A rendere più distruttivi i conflitti contribuiscono tecniche militari sempre più avanzate e l’impiego sempre più frequente di raid aerei a tappeto. I bombardamenti NATO, diretti ad abbattere le forze armate di Gheddafi, hanno portato devastazione generale colpendo anche civili innocenti. Giova ricordare l’interessante riflessione di Schmitt sulla guerra aerea che “elimina il nesso tra il potere che usa la forza e la popolazione che dalla forza è colpita [...] Nel bombardamento aereo la mancanza di relazioni tra il belligerante e il territorio, congiuntamente alla popolazione nemica che in esso si trova, diventa assoluta, qui non è rimasta nemmeno più l’ombra della connessione tra protezione e obbedienza [...]

Il potere della tecnica e l'umanità

La discriminazione del nemico quale criminale e la concomitante implicazione della justa causa vanno di pari passo con il potenziamento dei mezzi tecnici di annientamento e con lo sradicamento spaziale del teatro di guerra. Il potenziamento della tecnologia spalanca l’abisso di una discriminazione giuridica e morale altrettanto distruttiva.

La tecnica di per sé è neutra ma “ogni politica di potenza può servirsi essa” e “ogni tipo di civiltà, ogni popolo ed ogni religione, ogni guerra ed ogni pace può servirsi della tecnica come arma”. Il classico concetto di guerra tra stati egualmente sovrani e dotati di jus belli è stato soppiantato da un nuovo tipo di conflitto: la guerra per l’umanità. La justa causa è l’umanità stessa.

“Proclamare il concetto di umanità, richiamarsi all’umanità, monopolizzare questa parola: tutto ciò potrebbe manifestare soltanto - visto che non si possono impiegare termini del genere senza conseguenze di un certo tipo - la terribile pretesa che al nemico va tolta la qualità di uomo, che esso dev’essere dichiarato hors-la-loi e hors-l’humanité e quindi che la guerra deve essere portata fino all’estrema inumanità”.

L’utopia occidentale del borghese, definito da Hegel come ”l’uomo che non intende abbandonare la propria sfera privata posta al riparo da rischi, [...] e che pretende di vivere dispensato dal coraggio necessario e lontano dal pericolo ricorrente di una morte violenta”, si disvela nel concetto di umanità. La guerra non esiste, deve nascere ”un vocabolario nuovo essenzialmente pacifistico che non conosce più la guerra ma solo esecuzioni, sanzioni, spedizioni punitive, pacificazioni, difesa dei trattati, polizia internazionale, misure per la preservazione della pace”.

Il ruolo dello stato liberale e della tecnica

Lo stato liberale è il terreno più fertile nel quale far germogliare l’ideologia umanitaria. La sua aura di totale neutralità ha un significato politico ben preciso: la confusione, perché ”la confusione peggiore sorge allorché concetti come diritto e pace vengono utilizzati politicamente in modo tale da impedire un chiaro pensiero politico, al fine di legittimare le proprie mire politiche e di squalificare o demoralizzare l’avversario”.

La neutralità è una scelta politica legittima che può compiersi solo se c’è la possibilità reale di muovere guerra, di raggrupparsi in amico-nemico. Nel momento in cui viene escluso il politico, viene esclusa, di conseguenza, ogni plausibile scelta politica, ergo, anche la neutralità. “Se sulla terra vi fosse solo neutralità, allo stesso modo come, insieme ad ogni altra politica, viene meno anche la politica di impedire la lotta, se cade la possibilità reale di combattere”.

Purtroppo lo stato liberale trionfa. L’attuale mondo globalizzato è dominato da economia e tecnica. L’uomo moderno cerca di soddisfare tutti i suoi bisogni con la creazione di tecnologie sempre più raffinate e il frequente consumo di beni effimeri. “Grandi masse di popoli industrializzati aderiscono ancor oggi ad una cupa religione del tecnicismo, poiché esse, come tutte le masse [...] credono di aver trovato qui la spoliticizzazione assoluta che si rincorre da secoli e con la quale cessa la guerra ed inizia la pace universale”.

Il vero dramma è che le guerre non sono cessate affatto e continuano a mietere vittime. Negando la guerra si compie solo un’aberrazione, un gioco sporco e ipocrita. La tranquillità borghese, la sua vita agiata di cultura e consumo, costa cara a tanti popoli sfruttati dallo strapotere delle multinazionali o soggetti a guerre di pace permanenti.

Il problema è definire a chi spetta la gestione dell’enorme potere derivante dal controllo del concetto di umanità. Nell’aforisma di Proudhon: ”chi dice umanità vuole ingannare” è implicito che un regno di pace implica necessariamente una politica di pacificazione gestita da un determinato potere politico. Ciò ”proverebbe il fatto che tale pacifismo dispone tutto sommato di un ben

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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