Federalismo e finanza pubblica
La finanza pubblica può essere definita come l'insieme delle attività con le quali Stato, regioni, enti locali e altri enti pubblici si procurano le entrate necessarie a sostenere la spesa per l'erogazione dei servizi (sanità, scuola, trasporti, pensioni, etc) e per consentire il funzionamento delle strutture pubbliche. Oggetto della scienza delle finanze è lo studio dei meccanismi e dei principi che regolano l'attività finanziaria dello Stato e degli enti territoriali, tesa al reperimento e alla gestione delle risorse per l'erogazione dei servizi collettivi.
Distinzione tra modello unitario, federale e federalista
Il modello unitario è un modello centralizzato in cui la redistribuzione dei poteri dipende dal potere legislativo centrale e quindi le maggiori responsabilità sono concentrate negli organi centrali: Stato e Parlamento. La fornitura dei servizi viene demandata ad articolazioni territoriali; queste ultime hanno poca autonomia finanziaria e potere decisionale e pertanto l'erogazione dei servizi sarà tendenzialmente uniforme indipendentemente dalle preferenze dei cittadini e dalla prosperità.
Nel modello federale la distribuzione dei poteri è disciplinata dalla costituzione, ovvero derivano dalla delega degli organi centrali ricevuta dal livello costituzionale. In questo modello vi è così una maggior tutela delle competenze.
Infine, nel modello federalista troviamo un decentramento sia delle funzioni che delle risorse, lo stato diventa uno spettatore che interviene solamente con strumenti perequativi per eliminare gli squilibri e gli effetti distorsivi. Dal punto di vista politico-istituzionale, il federalismo è inteso come il riparto delle funzioni tra il centro e le singole collettività territoriali. I vantaggi e gli svantaggi sono:
- Maggior efficienza allocativa
- Accountability e democrazia; maggior controllo dei cittadini sull'operato degli amministratori dell'ente
- Concorrenza emulativa
- Crescita e miglioramento a livello centrale
- Diseconomie di scala e spill over effect
- Asimmetria informativa e scarso potere politico-corruzione
- Competenze; non sempre i governi locali hanno le competenze necessarie per adottare appropriate politiche di bilancio; la burocrazia locale può essere di qualità peggiore di quella nazionale
- Stabilizzazione e crescita economica
Il buon funzionamento di un sistema decentrato dipende da alcuni requisiti che riguardano l'attribuzione delle funzioni, l'assegnazione delle fonti di finanziamento, i meccanismi di perequazione, le regole che assicurino il rispetto della disciplina fiscale. L'attribuzione delle funzioni concerne la divisione delle responsabilità tra diversi livelli di governo, nei tre ambiti dell'intervento pubblico: allocazione delle risorse, politiche redistributive e politiche di stabilizzazione dell'economia.
Partendo dalla funzione redistributiva, affermiamo che è volta a rendere maggiore la distribuzione delle risorse per risolvere gli squilibri e viene fatta attraverso trasferimenti di reddito, la progressività delle imposte ed altri elementi tipo il controllo dei prezzi. La funzione successiva è quella stabilizzatrice: attraverso tale funzione si combatte l'inflazione e la disoccupazione, si stabilizza un contesto economico. Il suo obiettivo è il sostegno delle economie tramite investimenti volti a ridurre le imposte in determinati cicli economici. Infine, abbiamo la funzione allocativa che è volta ad erogare beni e servizi alla collettività. La funzione è desiderabile sia svolta a livello decisionale decentrato, in base al criterio di efficienza in presenza di beni pubblici locali (Oates), il cui beneficio marginale di consumo interessa soprattutto chi risiede in una certa area. Il decentramento decisionale ci permette di definire politiche modellate sulle preferenze dei cittadini.
Federalismo fiscale
Il federalismo fiscale è un assetto di rapporti finanziari tra Stato e enti locali improntato sui principi di autonomia finanziaria di entrata e di spesa, principi di coordinamento e di responsabilizzazione. Il federalismo fiscale deriva dalla riforma del titolo V della costituzione, in particolare dall'art.119 che vede la sua attuazione con la legge 42/2009.
Evoluzione del sistema italiano
La questione "federalismo" è stata sempre centrale, ma fino agli anni '90 il dibattito su una eventuale riforma ha avuto esiti scarsi. Dagli anni '90 si osservano diversi tentativi per introdurre correttivi in senso federale, che tuttavia hanno creato un sistema ibrido non funzionale alle intenzioni. Ci sono state diverse riforme a partire da quella ordinamentale scaturita dalla legge 142/1990 (trasformata successivamente nel TUEL dlgs 267/2009). A seguire troviamo la riforma organizzativa in cui vi è una divisione dei compiti (consiglio indirizzo strategico, giunta recepisce l'indirizzo strategico e lo indica ai dirigenti, dirigenti attuano l'indirizzo strategico). Nel 1995 abbiamo la riforma contabile con dlgs 77/1995.
Nella prima metà degli anni '90 si introduce anche l'ICI e si riordina il sistema dei tributi locali (introduzione TARSU, TOSAP, ICP – dlgs 504/1992; dlgs 507/1993). Dalla seconda metà degli anni '90, si assiste alla c.d. "devolution" che cerca di attuare il federalismo dalla parte della spesa, assegnando più funzioni agli Enti locali (legge 59/1997; 127/1997 in materia di decentramento amministrativo). Per bilanciare le maggiori funzioni, si introduce l'IRAP (destinata a finanziare il servizio sanitario regionale) e si sancisce la potestà regolamentare degli Enti locali dando la possibilità di sostituire tasse con canoni (dlgs 446/1997).
La "svolta federalista" avviene dal 1999 al 2003; Si delinea a livello legislativo il sistema di devoluzione – federalismo che dovrebbe improntare il futuro assetto dei rapporti tra Stato ed enti locali: dlgs 112/1998.
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Federalismo
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Federalismo fiscale 2 - le imposte
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Appunti - Il federalismo fiscale: concetto e sistema in Italia