Professore: Felice Palmieri
Studente: Giacomo Pozzi
N. Matricola: 0000316121
FATTORE N
Il Nucleare, primo fra tu7 nel “mix
energe<co” del futuro
Sommario –
Introduzione
Emissioni e Concentrazioni
Prime azioni internazionali sul clima
Protocollo di Kyoto
Energia Nucleare
Vantaggi della fissione
Storia del Nucleare
Le aspeIaJve future
Conclusioni
Scenario odierno
Nonostante le incertezze scienJfiche sulle cause dei
cambiamenJ climaJci, i governi dei 18 paesi più
sviluppaJ del pianeta hanno condiviso, prima al G8 di
L’Aquila nel 2008 poi all’assemblea delle Nazioni Unite a
New York, l’esigenza di un’iniziaJva globale per ridurre
entro la metà del secolo le emissioni di anidride
carbonica di almeno il 50% rispeIo ai livelli del 1990.
Ovvero è necessario un impegno di tuIe le principali
economie del pianeta per ridurre in modo drasJco il
contributo dei combusJbili fossili (petrolio, gas e
carbone)
Negli ulJmi 50 anni tale consumo di combusJbili fossili è infa`
notevolmente aumentato toccando livelli mai raggiunJ.
Da esso ne deriva immediatamente un equivalente in
emissioni nell’atmosfera che ha registrato un aumento
verJginoso nell’ulJmo secolo.
Relazione tra emissioni di gas serra e rela<vi incremen<
di concentrazione in atmosfera.
Se prendiamo come riferimento l’anidride carbonica, occorre
specificare che non tuIe le emissioni di questo gas concorrono a
incrementare le concentrazioni in atmosfera, poiché il legame
che esiste tra ciò che viene emesso e ciò che si accumula è
condizionato da complessi scambi che avvengono tra atmosfera,
oceani e suolo.
EsperJ convengono che annualmente circa la metà delle
emissioni di C0 concorrono ad aumentare la concentrazione in
2
atmosfera, mentre la quota residua viene assorbita dai cosidde`
“Carbon sink”, ovvero i serbatoi naturali di stoccaggio di CO
2
Da tale grafico è evidente il notevole aumento delle
concentrazioni, come ci dimostra la variazione della
pendenza della curva aIorno all’anno 1950.
?
La risposta è che la temperatura media della superficie
terrestre ed il livello dei mari conJnuerebbe ad
aumentare per un periodo di tempo lunghissimo,
anche dell’ordine di qualche cenJnaio di anni prima di
potersi arrestare e portarsi in una situazione stabile!
AddiriIura per quanto riguarda lo scioglimento dei
ghiacci il tempo necessario a raggiungere l’equilibrio è
aIorno al migliaio di anni, come riporta il seguente
grafico.
Un ulteriore allarme ci viene dato da alcuni studi
paleoclimaJci, condo` dal 1989 al 1997 in una stazione
arJca, su una serie di “archivi naturari” che hanno
permesso di osservare la situazione in varie epoche
geologiche.
Lo studio si è concentrato su carotaggi di ghiaccio nei
quali è stata analizzata l’aria intrappolata tra gli intersJzi
dei cristalli, al fine di ricavare informazioni sulla
composizione atmosferica e sulle temperature del tempo
in cui si è formato il ghiaccio.
Il risultato è stato formidabile, oIenendo daJ sulle
concentrazioni di gas serra su un arco temporale di 400
mila anni.
Dal grafico precedente possiamo verificare una neIa
correlazione tra l’andamento delle temperature e quello
delle concentrazioni di anidride carbonica e metano, ma
non solo, infa` si conferma anche il faIo che quesJ
picchi di concentrazione sono staJ puntualmente seguiJ
dalle massime variazioni di temperatura del
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