Riassunti esame di tirocinio finale primo anno
Indice
- Sicurezza del paziente, dell’operatore e dell’ambiente
- Lavaggio sociale ed antisettico delle mani
- Decontaminazione, detersione, disinfezione
- Utilizzo dei detergenti, antisettici e disinfettanti
- Utilizzo dei dispositivi di protezione individuale o dei sistemi di barriera
- Cura della persona allettata
- Posizionamento e mobilizzazione – prevenzione delle lesioni da pressione
- Rilevazione dei parametri vitali
- Somministrazione di ossigenoterapia ossimetria
- Gestione dei rifiuti secondo normativa vigente
- Esecuzione e gestione del cateterismo vescicale
- Esecuzione del clistere evacuativo
- Somministrazione dei farmaci per via naturale e artificiale
- Gestione della terapia infusiva - posizionamento e gestione del catetere venoso periferico
- Esecuzione del prelievo venoso e capillare
- Conservazione e modalità per la consegna dei campioni
- Valori di riferimento dei test ematochimici di laboratorio più frequentemente utilizzati
- Esame chimico-fisico e colturale delle urine e delle feci – bilancio idrico
- Esecuzione di prelievo ematico per emocoltura vena periferica: responsabilità dell’infermiere nell’esecuzione della procedura e nelle modalità di conservazione ed invio del campione
- Assistenza alla persona sottoposta ad intervento chirurgico: presa in carico dell’assistito nella fase pre e post operatoria; sistemazione a letto e controllo da effettuare nell’immediato post operatorio
- Dosaggio dei farmaci nell’adulto
- Gestione del paziente trasfuso
- Accertamento: modalità per l’accertamento; definizione diagnosi infermieristica con metodo PES; definizione obiettivo e criteri per la formulazione
Sicurezza del paziente, dell'operatore e dell'ambiente
Ogni individuo, che è in rapporto con l’ambiente, ha dei bisogni che devono essere soddisfatti per garantire la salute e il benessere. Con il termine “bisogno” si intende la mancanza di qualcosa che sia indispensabile o anche solo opportuno o che si senta il desiderio, si riferisce a cose materiali, spirituali, morali e affettive. I bisogni possono quindi essere di tipo:
- Biofisiologico: mancanza degli elementi dell’ambiente interno per cui è proprio l’alterazione dell’omeostasi che innesca la cascata di reazioni biologiche il cui scopo è la ricerca di un nuovo equilibrio;
- Psicologico: legato al concetto di motivazione;
- Biologici: se non sono soddisfatti sono causa di morte;
- Socio-psicologici: se non soddisfatti producono frustrazione.
Uno psicologo statunitense, Abraham Maslow ha realizzato la “Hierarchy of Needs”, ossia la “Gerarchia dei bisogni”. L’uomo, infatti, presenta dal concepimento fino alla morte alcuni bisogni considerati fondamentali. Ha creato una gerarchia dei bisogni, la cosiddetta “gerarchia di prepotenza relativa”; i bisogni dipendono dalla cultura, dalla realtà e dalla possibilità.
Per ordine di importanza abbiamo dall’alto verso il basso:
- Bisogni fisiologici;
- Bisogni di sicurezza;
- Bisogni di affetto e di appartenenza;
- Bisogni di stima;
- Bisogni di autorealizzazione.
Maslow afferma che è necessario che vengano soddisfatti i bisogni appartenenti alle categorie più in basso prima di quelli situati nelle posizioni superiori. Quelli posti alla base della piramide devono essere compiuti per garantire la sopravvivenza dell’individuo mentre quelli posti vicino l’apice variano con il tempo e spesso anche da individuo a individuo.
Lo scopo dell’assistenza infermieristica è quello di soddisfare i bisogni fondamentali della persona per aumentare l’autonomia dell’assistito e accompagnarlo ad una morte serena.
Anche la nota nursing theorist, Virginia Henderson, si è interessata alla causa andando ad elencare 14 bisogni fondamentali che sono: respirazione, alimentazione, eliminazione, movimento, riposo e sonno, abbigliamento, mantenimento della temperatura corporea, igiene personale, evitare i pericoli ambientali, comunicazione, vivere la propria religione o le proprie credenze, lavorare, ricreazione, apprendimento. Questi bisogni si basano sulla soggettività, globalità, storicità e complessità.
Maslow pone al secondo gradino della sua piramide il bisogno di sicurezza, che deve essere inquadrato nel meta paradigma dell’infermieristica, cioè: paziente, ambiente, assistenza, salute. (Ipasvi 2009) all’articolo 29 afferma che: “l’infermiere concorre a promuovere le migliori condizioni di sicurezza dell’assistito e dei familiari e lo sviluppo della cultura dell’imparare dall’errore, e partecipa alle iniziative per la gestione del rischio clinico”.
Bisogna porre attenzione su alcuni termini:
- Errore: l’errore in Medicina è il fallimento nel raggiungere il risultato desiderato (che non può essere attribuito al caso): può essere manifesto o latente;
- Rischio clinico: Il rischio clinico è la probabilità per un paziente di subire un danno come conseguenza di un errore medico;
- Evento avverso: l’evento avverso è una lesione o morbosità procurata da un atto assistenziale sia con un’azione sia con un’omissione;
- Evento sentinella: l’evento sentinella è un evento inatteso che comporta la morte o gravi lesioni fisiche o psichiche o il rischio di esse. È un indicatore sanitario la cui soglia di allarme è uno. È sufficiente che il fenomeno si verifichi una sola volta perché si renda necessaria un’indagine;
- Evento evitato: errore che ha la potenzialità di causare un evento avverso che non si verifica per caso fortuito o perché intercettato o perché non ha conseguenze avverse per il paziente.
La sicurezza del paziente
Con “sicurezza del paziente” si intende l’assenza per il paziente di danni incidentali nel momento in cui entra in contatto con i servizi sanitari e la garanzia che le procedure e i processi dei servizi riducano la possibilità di errore e a massimizzare la capacità di intercettarli quando accadono. Un evento avverso non è del tutto eliminabile, ma devono essere attuate tutte le misure per prevenirli e/o ridurli.
I principali rischi per il paziente sono:
Cadute
- Accidentali: quando la persona cade involontariamente;
- Fisiologiche imprevedibili: quando sono determinate da condizioni fisiche non prevedibili fino al momento della caduta;
- Fisiologiche prevedibili: quando avvengono nei soggetti esposti a fattori di rischio identificabili.
In ospedale il 14% delle cadute sono accidentali, l’8% imprevedibili, il 78% fisiologiche prevedibili.
Gestione del paziente a rischio di cadute:
- Comunicare il rischio: al paziente e ai parenti; allo staff; allo staff di altri reparti se il paziente viene trasferito; al medico di famiglia (alla dimissione).
- Condividere il piano preventivo/terapeutico: necessità di approccio multidisciplinare e di lavoro in team;
- Possibili interventi ambientali: installazione di maniglie, uso di tappeti antiscivolo, potenziamento dell’illuminazione artificiale;
- Attività fisica: verifica della vista e dell’udito e conseguente trattamento, ausili per la deambulazione, evitare o utilizzare quando necessario la contenzione fisica.
La contenzione fisica rappresenta un atto sanitario-assistenziale effettuato attraverso mezzi fisici-chimici-ambientali utilizzati sull’individuo o applicati al suo spazio circostante per limitarne i movimenti; esistono 4 tipi di contenzione:
- Fisica: applicazione di presidi sulla persona o uso degli stessi come barriera nell’ambiente che riducono o controllano i movimenti;
- Chimica: somministrazione farmaci che modificano il comportamento, come tranquillanti e sedativi;
- Ambientale: attuazione di cambiamenti apportati all’ambiente in cui vive un soggetto per limitare o controllare i suoi movimenti;
- Psicologica: ascolto e osservazione empatica del soggetto che si sente rassicurato e potrebbe ridurre l’aggressività.
Ad esempio, le spondine del letto (mezzi di contenzione fisica e meccanica) servono ad evitare la caduta, soprattutto per i pazienti immobilizzati ma sono considerate una forma di contenzione se vengono applicate contro la volontà del paziente, anche se in genere non circondano tutto il perimetro del letto. Tuttavia, non ci sono prove che la contenzione fisica riduca il rischio di caduta nei soggetti anziani ospedalizzati. Le conseguenze dell’uso della contenzione sono raggruppate in 2 gruppi:
- Danni diretti causati dalla pressione esercitata dal mezzo di contenzione;
- Danni indiretti che comprendono tutte le possibili conseguenze dell’immobilità forzata.
Per questi motivi bisogna ridurre l’uso dei mezzi di contenzione ai soli casi di emergenza e ridurre il tempo in cui vengono applicati. Infatti, all’articolo 30 del Codice Deontologico viene ribadito che: “l’infermiere si adopera finché l’uso della contenzione sia un evento straordinario dovuto ad una prescrizione medica”.
Per valutare i pazienti a rischio di caduta esistono degli strumenti di valutazione, con punteggi che permettono di esprimere se il paziente è più o meno a rischio di cadere sulla base della valutazione di una serie di variabili. Questa valutazione fatta dall’infermiere viene svolta su tutti i pazienti con i seguenti requisiti:
- Età >65 anni;
- Ammessi in regime di ricovero ordinario, medico, chirurgico;
- Con storia pregressa di cadute;
- Allettamento prolungato >7 giorni;
- Con alterazioni dello stato di coscienza, dell’apparato locomotore e con disturbi comportamentali.
Le scale di valutazione del rischio di caduta sono:
- CONLEY: le prime tre domande devono essere rivolte solo al paziente, ciò non avviene se il paziente ha seri deficit cognitivi. Bisogna barrare il valore corrispondente alla risposta fornita. Sommare i valori positivi. La risposta “Non so” è da considerare negativa.
- STRATIFY: tutte le domande ad eccezione della prima devono essere rivolte all’infermiere responsabile. Barrare il valore corrispondente alla risposta fornita. Sommare i valori positivi.
- TINNETTI.
Sicurezza ambientale
Fattori di rischio sanitario ambientali: Il rischio è la probabilità che possa verificarsi un effetto sulla salute in seguito ad una specifica esposizione ad una fonte di pericolo. Gli agenti potranno essere:
- Fisici;
- Chimici;
- Biologici.
Rischi associati all’ambiente, ai trattamenti e alle procedure diagnostiche:
- Rischio elettrico: l’apparecchio elettromedicale viene utilizzato a scopo diagnostico (ecografie, ecodoppler, TAC, RMN, PET, EMG, ECG, EEG) o terapeutico (pompe ad infusione, elettrobisturi, laser e defibrillatori);
- Rischio di incendio: conoscenza degli operatori del piano di emergenza;
- Rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti usate a scopo diagnostico e terapeutico;
- Rischio chimico: deriva dagli effetti di agenti chimici presenti nel luogo di lavoro. L’infermiere nell’utilizzo di qualsiasi prodotto deve portare molta attenzione alla lettura dell’etichetta e della scheda tecnica che accompagna il prodotto.
Rischi per gli operatori
- Rischio chimico: le forme di intossicazione possono essere acute o croniche, legate a:
- Uso disinfettanti e detergenti (Formaldeide, Glutaraldeide);
- Farmaci antiblastici (cancerogeni);
- Sostanze allergenizzanti e sensibilizzanti (lattice);
- Gas anestetici (protossido di azoto, isofluorano).
- Rischio da movimentazione manuale dei carichi:
- Tipologia di persona da mobilizzare;
- Caratteristiche dell’ambiente di lavoro;
- Attrezzature e ausili;
- Organizzazione del lavoro;
- Attività assistenziali.
- Rischio biologico: è la probabilità di sviluppare una malattia in conseguenza di un contatto con un agente biologico; dipende da: infettività, patogenicità, trasmissibilità, neutralizzabilità. Vie di trasmissione: via aerea, contatto, parenterale e trasporto. Malattie più frequenti: AIDS, epatite B e C, Tubercolosi. Precauzioni: standard, da adottare in tutte le situazioni; precauzioni da adottare in aggiunta alle precauzioni standard, con i pazienti in cui si conosce o sospetta un’infezione.
Rischio psicologico
I principali rischi sono 2:
- Mobbing: insieme di comportamenti violenti perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore. Le reazioni possono essere di vario tipo: sindrome maniaco-depressiva, disturbo da stress d’ansia o post-traumatico;
- Burnout: perdita di interesse per la gente con cui si lavora in risposta ad uno stress da lavoro. Tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione, ridotta realizzazione personale.
Lavaggio sociale ed antisettico delle mani
Le cellule superficiali dello strato corneo e la superficie dell’epidermide sono colonizzati da microorganismi: la flora batterica (i batteri che spesso si riscontrano sulla cute sono: Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium e Acinetobacter). Esistono due tipi di flora batterica: residente e transitoria.
Nel 2009 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le linee guida sul lavaggio delle mani come pietra miliare di un progetto più ampio di prevenzione delle infezioni. Le linee guida si focalizzano in modo particolare sui momenti in cui gli operatori si dovrebbero lavare le mani e sull’utilizzo di prodotti a base alcolica per la frizione delle mani, più efficaci nel ridurre o inibire la crescita dei microrganismi rispetto al lavaggio con acqua e sapone e/o con antisettico. I 5 momenti individuati per il lavaggio delle mani o la frizione sono finalizzati a interrompere la catena di trasmissione interumana dei microrganismi:
- Prima del contatto con il paziente;
- Prima di una procedura asettica;
- Dopo l’esposizione a liquidi biologici;
- Dopo il contatto con il paziente;
- Dopo il contatto con l’ambiente circostante.
Il lavaggio delle mani si esegue con modalità e prodotti diversi a seconda delle attività assistenziali che si devono svolgere. Si distingue:
- Lavaggio sociale: si esegue prima di manipolare farmaci o di preparare o servire alimenti; utilizza un sapone, un detergente (non è antisettico; nome commerciale: Lifosan), questo ha lo scopo di ridurre la flora transitoria, ma non intacca quella residente. L’obiettivo è allontanare lo sporco e la maggior parte della flora transitoria della cute. La temperatura dell’acqua consigliata è di 37°C, poiché acqua troppo calda o fredda può dar luogo a irritazioni alle mani. Il rubinetto si chiude preferibilmente con il gomito, e le mani si asciugano per tamponamento (asciugare bene le mani in quanto l’umidità favorisce la crescita batterica). Deve durare 40-60 sec. Quando:
- Inizio e fine turno;
- Prima e dopo la distribuzione degli alimenti;
- Prima e dopo il rifacimento dei letti;
- Dopo ogni contatto con i pazienti;
- Prima e dopo l’uso dei guanti;
- Prima e dopo la somministrazione di terapie.
- Lavaggio antisettico: qualora ci si sporchi con materiale biologico è consigliato eseguire un lavaggio con acqua e sapone e poi con un prodotto antisettico che può essere in soluzione saponosa o in soluzione alcolica (nome commerciale Dermanplus). È un’alternativa alla frizione con soluzione idroalcolica che consiste in acqua e detergenti, che contengono un agente antisettico. Questo lavaggio riduce la flora transitoria e quella residente. Deve durare 40-60 sec (clorexidina gluconato, iodofori e triclosan). Quando:
- Prima e dopo procedure invasive;
- Prima di assistere pazienti immunodepressi;
- Dopo contatto con pazienti contagiosi;
- Dopo l’esecuzione di medicazioni infette e dopo manipolazioni di secreti, dopo contatto accidentale con materiale biologico.
I prodotti per l’igiene delle mani sono:
- Alcol 60-80%: in formulazione appropriata che eviti effetti disidratanti, è un antisettico efficace con ottimo spettro di attività e azione rapida. Non è un detergente, pertanto non è raccomandato in caso di mani sporche o visibilmente contaminate da liquidi biologici;
- Clorexidina 2-4%: in soluzione con detergente è indicata per il lavaggio-antisepsi della cute e delle mani;
- Iodofori 7.5-10%: in soluzione con detergente è indicata per il lavaggio-antisepsi delle mani: buono lo spettro d’azione e la velocità di azione intermedia, scarso l’effetto residuo. Sono riportate dermatiti da contatto in misura maggiore rispetto agli altri antisettici;
- Cloroxilenolo: è un composto fenolico usato come conservante in cosmetica con un EDTA aume
Utilizzo dei dispositivi di protezione individuale o sistemi di barriera
Come indossarli? Come rimuoverli?
- Indossare:
- Camice;
- Maschera o facciale filtrante;
- Calzari;
- Occhiali protettivi o schermo;
- Guanti.
- Rimuovere:
- Guanti;
- Camice;
- Occhiali protettivi;
- Maschera o facciale filtrante;
- Igiene mani.
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Esame di tirocinio finale Infermieristica 3° anno
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Esame di Tirocinio finale Infermieristica 2°anno
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Esercitazione esame scritto di Tirocinio infermieristica
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