Alcuni aspetti della cultura del 400-500 che sono rilevanti poi per i ns testi letterari.
PECULIAR CULTURE, The order of things. The episteme of resemblance. Michel
Foucault – le parole e le cose (The order of things), 1966. Il sapere di questa epoca è
un sapere pseudoscientifico ma che ha ancora in sé molti aspetti che non sono della
scienza. Epoca in cui si prende ancora molto dalla superstizione. Come prima
modernità si apre al sapere moderno che è anche scientifico. Quello che si sa in questo
periodo è una combinazione di superstizioni, credenze e fatti avvalorati dall’
esperienza. Così come l’ha sistematizzato Foucault, questa epoca conosce per quello
che ha a disposizione, per somiglianze, per analogie. Acquisisce il suo sapere con i
mezzi che ha a disposizione. PUO’ CONOSCERE SOLO PER SOMIGLIANZE. Se c’è un
ambito, una sfera che ritengo di conoscere già bene e poi c’è un'altra sfera che
conosco meno bene, forse posso comprenderla se la metto in relazione con sfera già
nota. Illustrazione da Robert Fludd che scrive Microcosm e Macrocosm. Si intende, in
questa epoca e questo viene dall’antichità, una relazione tra microcosmo e
macrocosmo. Microcosmo è inteso il corpo umano messo in relazione con il
macrocosmo, la sfera celeste e tutto quello che è noto in questa epoca. Si ritiene che
ci siano delle corrispondenze univoche tra elementi (astri in cielo) e le parti del corpo
umano. Così come si ritiene che ci siano corrispondenze tra uomo e natura. Questa è
la relazione principale: EPISTEME DELLA SOMIGLIANZA. Tutto il mondo è in relazione
per somiglianze e corrispondenze. Foucault nel suo testo che traccia la storia del
sapere umano, parte da un’epoca che chiama età classica in cui fa entrare la prima
Modernità (il rinascimento) poi si sposta perché parla dell’evoluzione del sapere
umano così come si evolve dal 600 fino al 900. Vede una grandissima variazione, una
rottura tra età classica (anche la nostra epoca rientra) e quello che viene dopo.
Parlando di età classica, scrive: “cercare il senso equivale a portare alla luce ciò che è
somigliante”: come se fosse l’approccio metodologico: per sapere in tutti i campi in
età rinascimentale secondo Foucault. Proprio tenendo conto di Foucault, fa notare una
cosa importante: la somiglianza (da una visione degli elementi della natura che sono
in analogia tra loro, sposta attenzione anche al linguaggio, allo spazio della
rappresentazione di quello che si vede in natura). Se da un lato si vede un certo ordine
e certe corrispondenze in natura, quelle stesse corrispondenze faranno da base al
linguaggio o meglio alle rappresentazioni di quella realtà che per rappresentare quelle
corrispondenze si dotano esse stesse di corrispondenze, si fanno esse stesse analogia.
La natura, il mondo conosciuto sta in relazione con sé stesso attraverso
corrispondenze.
Foucault scrive sempre a proposito dell’età classica: TUTTO E’ IN RELAZIONE, tutto si
riflette nell’altro, ogni regno si riflette nell’altro. I volti che si riflettono nelle stelle: un
retaggio di questa conoscenza che mette in relazione i volti e il mondo celeste, ce
l’abbiamo ancora oggi (oroscopo). Cristianesimo: relazione tra terra e cielo. Queste
corrispondenze sono viste in natura, come sottolinea Foucault, fa rientrare in questa
visione del mondo anche il sapere pre-medico: le piante che hanno in sé dei segreti
che possono essere utili all’ uomo (piante medicamentose). La pianta contiene
qualcosa che può avere effetti benefici sull’uomo, fa parte di quel sapere che mette
tutto in relazione con tutto. A questa visione del mondo corrisponde un’arte del
linguaggio che si fonda su una retorica che insiste moltissimo su figure che sono tutte
della corrispondenza. Parla di una semantic web of resemblance.
Questa epoca conosce per somiglianze, corrispondenze: microcosmo e macrocosmo.
Un sapere che procede per analogie. Il microcosmo ha in sé una serie di
corrispondenze, anche gerarchiche, che corrispondono a un ordine che troviamo anche
nella sfera celeste. Corrispondenza o somiglianza fra la terra e il sole. La vita sulla
terra che crea un ordine e delle proporzioni che si possono osservare nel mondo
celeste. Quindi, come facciamo a rappresentare questo mondo? Come possiamo
rappresentare questo ordine di cose? Questo - osserva Foucault - perchè questo vede
negli scritti dell’epoca (legge i testi come erbolari) e dice: “che linguaggio, che
rappresentazione, la rappresentazione deve ripetere quelle somiglianze”. Linguaggio
che ha una struttura interna, una retorica che è quella della somiglianza. La terra è
come il cielo “sta già adottando una figura che è quella del paragone. Foucalt dice: il
linguaggio che deve rappresentare quella natura lì sarà un linguaggio che si fonda
moltissimo su figure retoriche che sono tutte figure della somiglianza, similitudine,
analogia. Copula è la figura del “questo è quello”. Questa espressione qui si definisce
della “copula”: questo è quello. “E’” come verbo è proprio copula. Il linguaggio che
deve esprimere, rappresentare una natura che si intende tutta in relazione sarà un
linguaggio che adotta figure che sono della somiglianza o della corrispondenza. I nomi,
che sono in genere in latino di figure retoriche, che sono poi le più usate, sono:
amicitia, consonantia, continuum, proportio, similitudo, copula, convenientia (mette in
contiguità – continuità nello spazio), aemulatio, analogia, simpatie.
A livello di linguaggio, se dovessimo fare un’analisi linguistica, a quella natura
corrisponde un linguaggio che adotta quasi automaticamente queste figure retoriche.
Convenientia: magiae naturalis, Giambattista Della Porta. Una sua analisi della natura.
Cos’è la convenientia? Trovare corrispondenze tra elementi naturali e oltre la natura di
questa terra (Astri fino a prima causa) e li mette in relazione grazie al loro essere
contigui, vicini nello spazio perché la pianta si accorda con la bestia bruta. Il mondo
animale e vegetale sono contigui. Bestia bruta, la sua qualità è il sentimento e per
questo l’animale brutale si accorda con l’uomo il quale, grazia alla sua intelligenza,
riesce ad andare anche oltre la sfera del mondo terreno e ad accordarsi con gli astri.
Questo legame procede come una corda tesa o “grande catena dell’essere” che crea
un legame reciproco e continuo tra tutte le cose.
De humana physiognomonia, 1588, Della Porta individua delle somiglianze tra il volto
degli uomini e certi animali. Fa significare queste somiglianze: è un sapere che non
possiamo veramente chiamare scientifico.
Che cos’è la magia naturale? E’ un sapere che circola in questa epoca (da Giordano
Bruno – Rinascimento italiano esteso che poi circolerà in tutta Europa. Testi arrivano in
Gran Bretagna. E’ un sapere che parte dall’Italia e raggiunge la Londra elisabettiana).
Giordano Bruno mette in relazione dei mondi lontani: a noi non verrebbe da dire che
ciò che è naturale è automaticamente magico. L’osservazione della natura serve a
coglierne i segreti.
La magia naturale è uno spazio pre-scientifico che però ha anche degli elementi che
saranno di un sapere scientifico verso il quale si sta andando. Alcuni aspetti della
magia naturale che hanno già qualcosa di quella che sarà poi la ricerca scientifica. Un
primo punto è che si ricerca, si studia la natura per coglierne i segreti. Non mi basta
solo osservare, dare un nome alle piante ma mi interessa scoprire cosa può dare
quell’albero che non è immediatamente visibile. Questo è alla base della magia
naturale perché ci sono degli aspetti che vuole scoprire sia lo scienziato che il filosofo
(quasi occultismo). Devo scoprire che cos’è per intervenire sulla natura stessa: nasce
anche una volontà di conoscere per poter poi applicare conoscenze e migliorare le
cose (scienza moderna). Per produrre effetti che possano essere BENEFICI per l’uomo,
per la natura stessa, per il mondo e per la conoscenza stessa che possano portare ad
un “advancement of learning” (Bacon). L’importanza di un sapere che può sembrare
magico e quindi non affatto scientifico ma che ha come intenti degli aspetti, degli
obiettivi che saranno poi quelli della scienza.
G. Della Porta, Natural Magic: caos. Dal caos viene il mondo ordinato che si
sistematizza in aspetti della natura. Figura di donna però con 3 seni. Fa da contraltare
alla natura, l’arte: la natura è una donna e l’arte è rappresentata da uomo. La natura
la ordina e la suddivide in 4 parti che sono i 4 elementi (da conoscenze antiche
classiche - Aristotele): fuoco, aria, acqua, terra.
Tillyard, testo 1943 The Elizabethan World Picture. Come analizza quella visione del
mondo? L’età elisabettiana. Visione del mondo elisabettiana secondo Tillyard: 1)
ordine che nasce da quel caos iniziale ma il mondo conosciuto è in ordine ed è un
unico grande ordine. Questo ordine si manifesta o come catena, nei testi di questa
epoca, o come un set di corrispondenze e una danza perché la danza rappresenta
l’armonia, è associata alla musica, sono movimenti fluidi, in continuità, una danza è
una manifestazione dell’armonia del corpo. Siamo alla danza con musica che
rappresenta un ordine che si manifesta nell’armonia dei suoni e dei movimenti. Film
che si inventa un mondo patinato anche col cielo stesso visibile, The Truman show. A
un certo punto in quel film accade qualcosa che somiglia molto a questa stampa e a
questa visione più antica di tutto in relazione o contiguo con tutto. Ricordiamoci questi
3 modi che sono visti all’opera nel mondo: chain, set of corrispondence e dance.
Vediamo esempi:
Corrispondenze che si raccontano, si descrivono tra corpo umano e natura. Testo di
Walter Raleigh, History of the world, 1614. Si propone di scrivere una storia del mondo.
inizio che lui individua a poco dopo la nascita di Cristo. Egli scrive, parlando del corpo
umano: ha stabilito una corrispondenza tra sangue che si diffonde attraverso i rami
delle vene per tutto il corpo si può far corrispondere a quelle acque che sono portate
da ruscelli e fiumi sulla terra: il sangue nel nostro corpo somiglia ai fiumi e ai ruscelli.
La serie di corrispondenze continua: il suo respiro e l’aria. Il calore naturale che ha il
corpo umano corrisponde a quel calore che è anche della terra. Tra le parti del corpo
umano e le parti della terra stessa. Questo è il tipo di sapere che si dà: per far capire
come circola il sangue nel corpo umano a chi non può vederlo, la descrizione è questa
e stabilisce una descrizione col mondo noto.
Quel sapere che procede per corrispondenze è un sapere di cui anche il discorso
politico si appropria. Passo da un discorso di James I, 1609 che lui tiene alle camere
del parlamento in cui parla della monarchia e per far comprendere la necessità della
monarchia al parlamento con un discorso che stabilisce 3 similitudini. Monarchia come
la cosa più importante sulla terra e poi spiega perché. E’ la cosa più importante per
questo derivare il loro potere dal potere divino: i re non sono solo i luogotenenti di Dio
sulla terra e per questo siedono sul trono di Dio ma anche perché sono chiamati da Dio
stesso e queste 3 somiglianze principali che sono utili a illustrare questa superiorità
della monarchia: 1 – prende dalla Parola di Dio; le altre 2 prese dallo spazio della
politica e dalla filosofia. Nelle Scritture, i re sono chiamati dei e perciò il loro potere è
paragonato al potere divino. Seconda somiglianza: i re sono paragonati anche ai padri
di famiglia. Un re è veramente il parens patrie: padre politico del suo popolo.
Quell’espressione “padre di famiglia” opera lo slittamento a “padre di tutto il popolo”.
Ultima corrispondenza: re come testa, capo microcosmo che è il corpo dell’uomo. Idea
platonica che il corpo del re, in quanto riflette un ordine divino, viene celebrato come
l’esempio da emulare. (Vaughan Hart). Il corpo del re in sé deve essere preso a
esempio dell’armonia sulla terra. Un linguaggio che procede per similitudini che viene
appropriato da un discorso politico.
Prima di questo: Thomas Elyot, Boke named the governour, 1531: per lui, che sta
parlando a chi deve governare, come ben governare, insiste sull’importanza di un
ordine sociale. Importanza di un ordine nella società degli uomini. Questo ordine deve
essere negli uomini perché è già nella natura. In natura, Dio ha ordinato la natura
perché, senza ordine, non ci sarebbe nulla di stabile o permanente. Lui dice questo per
poter poi legittimare un ordine monarchico, che vi sia nella società un solo capo a
legiferare, a governare tutti gli altri.
Julia Briggs, 1997: in quell’argomentazione di Elyot, c’è un’ideologia di fondo, un voler
trasmettere una nozione che è una nozione però interessata, non disinteressata. Julia
Briggs dice: “questa cosa qui, è una costruzione del discorso, è un’abilità di Elyot.” Ma
è ben possibile che quell’ordine della natu
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