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Epidemologia

Slide di epidemiologia sullo screening. Gli argomenti trattati sono: sensibilità, specificità, test sensibile, test specifico, valore predittivo di un test o screening, valore predittivo positivo e negativo, rappresentazione di esempi in maniera schematica.

Esame di Metodologia Epidemiologica docente Prof. P. Scienze mediche

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ESTRATTO DOCUMENTO

QUANTITÀ DI MALATTIA NON ANCORA

DIAGNOSTICATA SVELATA DALLO SCREENING

È INFLUENZATA DA DIVERSI FATTORI:

1) PREVALENZA DI MALATTIA NON ANCORA

RICONOSCIUTA

DIPENDE DAL LIVELLO DI CURE MEDICHE DI UN PAESE

(scarsa diagnosi pregressa di malattia screening molto

utile)

2) SENSIBILITÀ DEL TEST

DEVE ESSERE ELEVATA PERCHÉ IL TEST SIA UTILE

3) SCREENING MULTIFASICO

È TALVOLTA CONVENIENTE APPLICARE PIÙ TEST DI

SCREENING PER DIVERSE MALATTIE NELLA STESSA

VISITA

4) FREQUENZA DELLO SCREENING

LA FREQUENZA IDEALE VARIA DA MALATTIA A

MALATTIA

5) PARTECIPAZIONE ALLO SCREENING E AL FOLLOW-UP

LA MALATTIA SOTTO STUDIO DEVE ESSERE

PERCEPITA DALLA POPOLAZIONE DA SOTTOPORRE

ALLO SCREENING COME UNA SERIA MINACCIA ALLA

È FONDAMENTALE CHE SIA POSSIBILE INTRAPRENDERE

SALUTE PERSONALE, MINACCIA CHE PUÒ ESSERE

UN’AZIONE APPROPRIATA (TERAPIA) IN RISPOSTA AI

ANNULLATA DALLA PARTECIPAZIONE AL PROGRAMMA

RISULTATI DEL TEST DI SCREENING. 12

DI SCREENING

REQUISITI PER POTER EFFETTUARE UN TEST DI

SCREENING

1) La condizione studiata dovrebbe essere un

importante problema di salute

2) Ci dovrebbe essere un trattamento accettato per i

pazienti con malattia riconosciuta

3) Dovrebbero essere disponibili strutture per la

diagnosi e il trattamento

4) Ci dovrebbe essere una fase latente o di

sintomatologia iniziale facilmente riconoscibile

5) Ci dovrebbe essere un test adatto

6) Il test dovrebbe essere accettabile per la popolazione

7) La storia naturale della malattia (incluso lo sviluppo

dalla fase latente a quella conclamata) dovrebbe

essere adeguatamente compresa

8) È necessario un consenso su chi sia necessario

trattare come paziente

9) Il costo per un caso identificato (inclusa la diagnosi e

il trattamento) dovrebbe essere bilanciato

economicamente in relazione alla possibile spesa per

la cura medica in complesso

10) La ricerca dei casi dovrebbe essere un processo

continuo e non un progetto fatto “una volta per

13

tutte”.

METODOLOGIA EPIDEMIOLOGICA APPLICATA

ALLE MALATTIE INFETTIVE

I primi dati storici riguardanti l’epidemiologia delle malattie

infettive si riferiscono al numero di decessi dovuti ad

epidemie.

Es.: ◄ XIV secolo PESTE IN EUROPA

25 milioni di morti su una popolazione totale

di 100 milioni

◄ 1520 AZTECHI

metà della popolazione deceduta per vaiolo

Lo storico degli aztechi, Jacques Soustelle, scrive che la

vittoria degli spagnoli sugli aztechi fu determinata da

tre fattori:

1. Il primo fattore fu quello religioso: Montezuma fu

convinto per molto tempo che Cortès fosse un Dio

azteco.

2. Il secondo fattore fu una terribile epidemia di vaiolo che

colpì gli aztechi.

3. Il terzo fattore consiste nel fatto che la guerra degli

spagnoli non fu soltanto la loro guerra ma quella di

numerosi popoli e stati coalizzati contro gli aztechi a

cui gli spagnoli fecero da guida

◄ 1918-21 RUSSIA

2.5 milioni di decessi per tifo

◄ 1919 MONDO 15

20 milioni di morti per influenza

LA PESTE NERA IN EUROPA (1348)

La peste ebbe origine in oriente, con ogni probabilità in Cina, e si

diffuse con grande rapidità, raggiungendo nella primavera del 1347

la prima città europea: si trattava di Caffa in Crimea, che a quel

tempo era un centro di commercio dei Genovesi.

Si stima che nel 1348 sia morta una percentuale compresa tra il

trenta e il cinquanta per cento della popolazione.

1347

1348

1349

1350

1351

1352 1348-1537 in Italia

Frequenza del ogni 2-3 anni

contagio Napoli, 1400 Milano, XVI sec.

9 volte 18 volte 16

1478,1481,1493,1495\7 ogni 2 anni fino al 1528

ogni 4 anni fino al 1550

LO SCAMBIO DI MICROBI TRA I DUE MONDI:

LA SIFILIDE, IL VAIOLO E LA SINDROME

INFLUENZALE.

sifilide Vaiolo

influenza

Il confronto con la popolazione spagnola illustra alcuni

aspetti chiave dell’indagine epidemiologica:

- base genetica della resistenza;

- pressione selettiva applicata dagli agenti

patogeni sulle comunità umane;

- la nozione di immunità acquisita. 17

La diminuzione della mortalità globale in Europa e in Nord

America negli ultimi tre secoli, con un incremento dell’attesa di

vita alla nascita da 25-30 anni nel 1700 a circa 70-75 anni nel

1970, è ascrivibile principalmente al DECLINO DELLE MORTI

CAUSATE DA INFEZIONI BATTERICHE E VIRALI .

Le ragioni di tali cambiamenti sono in sintesi:

- migliori standard igienici

- migliori standard di nutrizione

- mutazione genetiche dell’uomo

- mutazioni genetiche dei patogeni

Nonostante il calo della mortalità globale in Europa, la frequenza

e la grandezza delle epidemie é aumentata durante il 18° e 19°

secolo a causa di:

- cambiamenti dei “pattern” sociali

- crescita di grandi centri urbani

L’inversione di questa tendenza osservata nei Paesi sviluppati

nell’ultimo secolo é legata ALLO SVILUPPO E ALLA DIFFUSIONE

DELLE VACCINAZIONI .

I principali successi delle vaccinazioni di massa consistono

nell’eradicazione del vaiolo e nella notevole diminuzione

dell’incidenza di difterite e poliomielite paralitica in Europa.

18

POLIOMIELITE

Morbosità per poliomielite in Europa dal 1938 al 1953

19

Da Donle Weltseuchenatlas

FATTORI SPECIFICI MALATTIE

Eventi sociali : crescita demografica Introduzione dell’HIV;

e migrazioni (movimenti da zone diffusione dell’HIV e di altre

rurali alle città); guerre o conflitti civili; infezioni a trasmissione

abitudini sessuali; tossicodipendenza sessuale;

L’HIV ha, al momento attuale, un notevole impatto

epidemiologico ed emotivo, con milioni di infetti e centinaia di

migliaia di morti.

L’attenzione rivolta all’infezione da HIV fa spesso dimenticare

molte infezioni batteriche e virali, come morbillo e pertosse, che

rappresentano le principali cause di morte nei Paesi in via di

sviluppo.

Queste patologie, insieme ad altre quali malaria e dissenteria di

origine batterica o virale, svolgono un ruolo fondamentale sulla

mortalità umana età-specifica del mondo. 21

MICRORGANISMI HABITAT

• SAPROFITI Ambiente naturale (sostanze

organichein decomposizione, acque,

suolo)

• COMMENSALI Organismi viventi ai quali non

provocano danno; vivono sui

tegumenti (pelle; mucose; apparato

respiratorio, digerente, genito -

urinario; congiuntive; ecc.)

• PARASSITI Organismi viventi a cui provocano

danno

• PATOGENI Ambiente naturale; organismi

OPPORTUNISTI viventi Pseudomonas aeruginosa;

Escherichia coli; Staphylococcus

epidermidis; Candida

I PATOGENI OPPORTUNISTI possono essere responsabili di

processi infettivi quando vengono meno le normali barriere

difensive che impediscono loro di penetrare nell’ospite in

condizioni ordinarie (ipoalimentazione, immunodeficienza, grave

patologia debilitante).

Le infezioni da microrganismi patogeni opportunisti costituiscono

oggi un grave problema soprattutto in ambiente ospedaliero per

una serie di fattori:

• impiego di trattamenti immunosoppressori

• impiego di cateteri che raggiungono cavità normalmente

sterili (cuore, vescica, trachea, ecc…) 22

• reparti per ustionati, politraumatizzati, immaturi.

MICROFLORA ABITUALMENTE RESIDENTE

NELL’UOMO

Costituiscono la microflora residente i microrganismi

costantemente presenti in un dato distretto corporeo ad una data

età dell’individuo.

OCCHIO

Sulla congiuntiva si trovano Streptococcus epidermidis,

Neisseria spp., bacilli Gram-negativi. La microflora congiuntivale

risulta tuttavia limitata dal flusso delle lacrime che contengono

lisozima.

APPARATO URINARIO

Bacillus, coliformi, Proteus, stafilococchi, streptococchi,

difteroidi

APPARATO RESPIRATORIO

Alla nascita naso, faringe laringe, trachea e bronchi sono sterili,

ma già dopo 24 ore risultano colonizzati da streptococchi e altri

batteri. Nell’adulto le mucose del nasofaringe rappresentano un

ambiente adatto allo sviluppo di molte specie microbiche aerobie

ed anaerobie 23

APPARATO DIGERENTE

BARRIERE DELL’OSPITE

L’ospite oppone tutta una serie di difese fin dal primo contatto

con il parassita. DIFESE ASPECIFICHE

FATTORI GENERALI

Igiene personale; età; razza; fattori etnici (comportamentali);

stato nutrizionale; condizioni fisio-patologiche.

BARRIERE FISICHE

Cute e mucose

BARRIERE CHIMICHE

Secrezioni e sostanze antibatteriche:

lacrime; saliva; urine; lisozima; acidi grassi; sistema del

complemento; interferoni; bacteriocine prodotte dai batteri

commensali presenti in molte mucose in grado di inibire lo

sviluppo di batteri patogeni.

DIFESE BIOLOGICHE

Microflora indigena; fagocitosi; opsonizzazione;

infiammazione; cellule natural killer (NK) sottopopolazione dei

linfociti in grado di uccidere direttamente le cellule bersaglio

DIFESE SPECIFICHE

1. Immunità umorale dovuta a linfociti B

2. Immunità cellulo-mediata dovuta ai linfociti T

24

STORIA NATURALE DI UNA MALATTIA

Il ciclo-tipo di una malattia può essere suddiviso in diverse fasi,

alcune delle quali possono sovrapporsi:

1. ESPOSIZIONE : è l'evento iniziale che dà origine all’infezione;

2. PERIODO DI INCUBAZIONE : tempo che intercorre tra

l'esposizione e la comparsa di sintomi clinici. Per le malattie

non trasmissibili esso è detto periodo di latenza . Questo

periodo varia ampiamente in rapporto al tipo di agente,

all'ospite ed a numerosi altri fattori;

3. PERIODO PRODROMICO : periodo di transizione tra lo stato di

salute e quello di malattia, caratterizzato dai primi sintomi

(spesso non specifici della malattia);

4. MALATTIA CLINICA

: in questo periodo i sintomi della malattia

raggiungono la loro massima evidenza; se la malattia è grave,

può provocare la morte dell'ammalato;

5. REGRESSIONE : periodo in cui i sintomi si fanno meno

intensi; spesso la regressione è dovuta alla reazione

dell'ospite (es. produzione di anticorpi). Tuttavia, è possibile

che l'ospite non riesca a guarire completamente, e quindi la

malattia entra in una fase detta di «cronicizzazione», cioè

acquisisce i caratteri della «malattia cronica»;

6. CONVALESCENZA E GUARIGIONE : in questa fase si ha il

ristabilimento completo delle funzioni dell'organismo, che

ritorna in stato di salute. Notare che alcune malattie

provocano lesioni permanenti e quindi inibiscono una

guarigione perfetta;

7. STATO DI PORTATORE : in questa fase, che in molti casi NON

si verifica, nell’individuo alberga l'agente (ed è capace di

trasmetterlo ad individui recettivi), senza manifestare alcun

segno di malattia. Il «portatore» è in stato di infezione

26

subclinica o di infezione latente.

Tutte le persone infette, incluse quelle con solo colonizzazione,

sono potenziali fonti di infezione per altri.

Un PORTATORE é una persona infetta che non ha malattia

conclamata ma che é, ciononostante, una potenziale fonte di

infezione per altri.

Il termine PORTATORE include persone la cui infezione rimane

inapparente ( ASINTOMATICO

) per tutta la sua durata, come

soggetti per i quali lo stato di portatore precede o segue la

malattia conclamata ( PORTATORE IN INCUBAZIONE E

CONVALESCENTE )

.

TIPO DI PORTATORE ESEMPI

INAPPARENTE Virus polio, meningococco, virus

epatici

IN INCUBAZIONE Virus della varicella, morbillo e

virus epatici

CONVALESCENTE C. diphteriae , virus dell’epatite B,

salmonelle

CRONICO S. typhi , virus dell’epatite B

Un soggetto con infezione inapparente non é necessariamente

un portatore (Es. la maggior parte dei tubercolino-positivi non

27

dissemina attivamente bacilli tubercolari).

In senso lato, si possono riconoscere diversi tipi di portatore, in

rapporto all’evento “malattia”:

1. PORTATORE ASINTOMATICO o INAPPARENTE : soggetto che

si infetta ed elimina l’agente patogeno senza sviluppare la

malattia;

2. PORTATORE IN INCUBAZIONE : soggetto che si trova nel

periodo di incubazione di una malattia e che può diffondere

l’agente patogeno anche prima del manifestarsi della malattia

stessa;

3. PORTATORE CONVALESCENTE : soggetto che ha superato la

malattia e che si trova nel periodo di convalescenza e

continua ad eliminare l’agente patogeno dopo la guarigione

clinica per un tempo variabile in rapporto al tipo di agente ed

all’ospite;

4. PORTATORE CRONICO : soggetto che continua ad eliminare

l’agente patogeno dopo la guarigione clinica per periodi

molto lunghi o per tutta la vita. 28

SERBATOI

I serbatoi possono essere definiti come gli organismi viventi o la

materia inanimata (Es. il suolo) in cui un agente infettivo

normalmente vive e si moltiplica, in cui ha il suo habitat naturale e

da cui può essere trasmesso ad ospiti recettivi.

Perciò i serbatoi di infezione possono consistere in esseri umani,

animali e sorgenti ambientali.

Il serbatoio è componente essenziale del ciclo per mezzo del

quale un agente infettivo si mantiene e si perpetua.

- Nel ciclo più semplice, il serbatoio è umano e si può

schematizzare come segue:

UOMO UOMO UOMO

 

(Es. Malattie respiratorie batteriche e virali, infezioni

stafilococciche e streptococciche, ecc.)

- Altre malattie sono acquisite da diverse specie animali (Es. TBC

bovina dalle mucche, brucellosi da mucche e capre, ecc.).

Tali malattie sono conosciute come ZOONOSI = infezioni

trasmissibili, in condizioni naturali, da animali vertebrati all’uomo.

In tali patologie l’uomo non è elemento essenziale (serbatoio

usuale) del ciclo vitale dell’agente. Perciò:

ANIMALE ANIMALE ANIMALE

 UOMO

- Alcune infezioni, poi, sono caratterizzate da cicli più complessi

30

come serbatoi multipli, diversi stadi di sviluppo dell’agente.

(Es. Infestazioni da vermi, schistosomiasi, malaria, ecc.)

COMPONENTI DEL PROCESSO INFETTIVO

AGENTE INFETTANTE

Molti organismi viventi possono provocare malattie nell’uomo,

dai virus più piccoli a complessi organismi multicellulari.

Molte caratteristiche degli agenti infettanti sono INTRINSECHE

ALL’AGENTE STESSO , non dipendendo dall’interazione con un

ospite.

Tra di esse vi sono:

- MORFOLOGIA

- DIMENSIONI

- CARATTERISTICHE CHIMICHE

- ANTIGENI

- ESIGENZE NUTRITIVE

- CAPACITA’ DI SOPRAVVIVERE IN VARI VEICOLI

- ESIGENZE DI TEMPERATURA E UMIDITA’

- SPETTRI DI OSPITI

- CAPACITA’ DI PRODURRE TOSSINE

- CAPACITA’ DI ACQUISIRE RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

- CAPACITA’ DI ACQUISIRE INFORMAZIONI GENETICHE

(plasmidi). 31

PATOGENICITA

Capacità propria di un microrganismo parassita di causare un

danno all’ospite; si misura attraverso la VIRULENZA che viene

definita grazie ad alcuni parametri:

• CARICA MICROBICA INFETTANTE: numero minimo di

microrganismi necessario per dare inizio all’infezione;

• VELOCITÀ DI RIPRODUZIONE

• INVASIVITÀ capacità di moltiplicarsi in vivo (alcuni m.o.

invadono tutto l’organismo come il virus del morbillo e della

rosolia, altri invadono organi bersaglio come il virus dell’epatite; i

m.o. non invasivi possono restare localizzati nel sito di impianto

come i cocchi piogeni)

• TOSSINOGENICITÀ capacità di elaborare tossine (alcuni

microrganismi non invasivi possono provocare danni a distanza

dal sito di penetrazione producendo esotossine con specifiche

azioni lesive)

Sia i microrganismi patogeni invasivi che quelli non invasivi

possono produrre o liberare per disfacimento diverse altre

sostanze (metaboliti tossici, esoenzimi, endotossine)

responsabili di lesioni a livello locale e generale.

INFETTIVITA

Capacità di un microrganismo patogeno di penetrare, attecchire e

moltiplicarsi all’interno dell’ospite.

CONTAGIOSITA

Capacità di un microrganismo patogeno di passare da un

32

soggetto recettivo ad un altro a seguito della sua eliminazione

all’esterno dell’ospite nel corso del processo infettivo.

La comprensione delle caratteristiche intrinseche può essere

fondamentale per comprendere l’epidemiologia e le modalità di

trasmissione di un agente. Diversi ceppi dell’agente correlati ad

esempio ad epidemie o alla diffusione in certe aree geografiche

possono differire in alcune caratteristiche intrinseche.

Molte proprietà attribuite agli agenti infettivi in realtà dipendono

dall’ INTERAZIONE TRA L’AGENTE E L’OSPITE.

Le più importanti sono INFETTIVITA’, PATOGENICITA’,

VIRULENZA E IMMUNOGENICITA’.

Condizioni ambientali, dose e via di infezione possono mutare

tali proprietà dell’agente infettante.

Lo stesso patogeno ottenuto da fonti diverse può differire in

queste quattro proprietà.

L’ETA’, LA RAZZA, LO STATO NUTRIZIONALE possono

notevolmente condizionare la capacità di infettare, di provocare

una malattia modesta o grave, o di immunizzare un ospite o una

popolazione di ospiti.

L’ INFETTIVITA’ è definita come la capacità di un agente di

invadere e moltiplicarsi in un ospite.

Dal punto di vista sperimentale, l’infettività è considerabile

come il numero minimo di agenti necessario a provocare

l’infezione nel 50% di un gruppo di ospiti della stessa specie

(ID50). Tale numero varia in funzione dell’agente, via di

somministrazione, sorgente, età e razza dell’ospite.

Es.: INFEZIONE AD ELEVATA INFETTIVITA’ MORBILLO

INFEZIONE A BASSA INFETTIVITA’ LEBBRA

33


PAGINE

50

PESO

4.68 MB

AUTORE

summerit

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia Epidemiologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Scienze mediche Prof.

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