EMBRIOLOGIA
GENERALE
Prof. Amelio Dolfi
Corso di Laurea in
MEDICINA E CHIRURGIA
a.a. 2014-2015 A.B.
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EMBRIOLOGIA
L’embriologia letteralmente è lo studio descrittivo dell’embrione, in pratica però è lo studio dello sviluppo
embrionale, perché l’embrione non ha una morfologia definita, è una struttura in continuo divenire. Si può
descrivere lo sviluppo embrionale in senso stretto, definito studio dell’ontogenesi, cioè tutta quella serie di
modificazioni e processi ai quali va incontro la cellula uovo dal momento in cui viene fecondata fino a che
non scaturisce un nuovo individuo. Tuttavia si può intendere lo studio dello sviluppo embrionale anche in
senso più ampio, parlando di studio della filogenesi, ossia l’evoluzione della specie. Con questa definizione
si intendono tutte le trasformazioni verificate nell’evoluzione della specie da esseri più semplici, a esseri più
evoluti fino alla specie umana.
L’embriologia è stata oggetto degli studi di molti autori, perché incuriositi da ciò che avveniva sotto l’occhio
umano (Ippocrate aveva intravisto la possibilità dell’esistenza di due semi, uno maschile e uno femminile;
Aristotele prospettava che l’embrione derivasse dall’unione del seme maschile con il sangue femminile;
Galeno riconosce l’esistenza di un seme femminile; Da Vinci raffigurò l’embrione nelle varie posizioni; molti
autori si sono dedicati allo studio dello sviluppo dell’embrione di altri animali, come quello di pollo, che ha
suscitato interesse in Fabrizio d’Acquapendente, Malpighi, Harvey; Graaf cominciò a disporre di strumenti
più avanzati e pensò di aver individuato nell’ovaio della donna la cellula uovo femminile, confondendola in
realtà con i follicoli che contengono la cellula uovo stessa; infine Von Baer, Muller e Haekel ebbero il merito
di correlare studi descrittivi che misero a punto la base dell’embriologia moderna ed estrapolarono leggi
secondo le quali nella ontogenesi dell’uomo si potevano individuare familiarità con lo sviluppo di specie
lontane dalla scala evolutiva dell’uomo..). Scienziati italiani come d’Acquapendente, da Vinci e Malpighi,
conosciuti come i grandi anatomisti del Rinascimento, posero le basi per lo sviluppo sia dell’Embriologia
descrittiva che di quella sperimentale. Fino alla metà del secolo successivo, le idee di Harvey e dei suoi
sostenitori furono in contrasto con l’idea di preformismo, che riteneva già presenti nell’uovo o nello
spermatozoo tutte le strutture corporee. La teoria preformista fu sostenuta per la prima volta dall’olandese
Jan Swammerdam, il quale negò che negli insetti esistesse una vera metamorfosi: la farfalla, per esempio, è
già presente interamente, con gli organi già distinti, nelle uova del bruco. Tutti i germi preesistevano
dall’inizio del mondo, essendo la creazione un atto unico. Pertanto al momento della creazione nelle ovaie
di Eva si trovavano in miniatura tutti gli uomini destinati a nascere fino alla fine del mondo. Lo sviluppo
degli esseri viventi non era altro che svolgimento delle parti impacchettate nel germe con successive
mutazioni quantitative. Il miglioramento del microscopio permise nuove osservazioni al biologo tedesco
Kaspar Wolff che nel 1774 pubblicò la Theoria generationis, considerato il fondamento dell’Embriologia
moderna: si oppose alle idee dei preformisti e dimostrò la gradualità del processo di sviluppo embrionale, o
epigenesi.
L’embriologia è articolata in diverse branche, le principali sono: l’embriologia umana e l’embriologia
comparata. La prima può essere distinta in generale e speciale. Lo studio dell’embriologia generale riguarda
tutto ciò che avviene prima della fecondazione (produzione dei gameti), comprende la fecondazione e poi
lo studio del gamete e della creazione delle cellule che costituiscono il corpo umano, arrivando alla
formazione dei foglietti embrionali. L’embriologia speciale invece parte dalla formazione dei tre foglietti e
ci dice come questi foglietti possano organizzarsi per formare tessuti e abbozzi degli organi, e poi come
questi abbozzi si evolvano per dare origine a sistemi e apparati. L’embriologia comparata si occupa di
mettere in relazione lo sviluppo genetico di varie specie e di vedere nella filogenesi quali sono gli aspetti
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che hanno portato a uno sviluppo avanzato. La teratologia è lo studio di quello che succede a livello
descrittivo e molecolare quando ci sono anomalie nello sviluppo embrionale.
CELLULA UOVO
Lo studio della cellula uovo è quello che destava più: come mai non c’è correlazione tra le dimensioni
dell’uovo e il risultato che ne scaturisce? come mai le uova hanno dimensioni diverse? Si è visto che nelle
cellule uovo, o cellule germinali femminili, ci sono due componenti: il citoplasma, come in tutte le altre
cellule somatiche, e il deutoplasma, un materiale nutritizio, rapportabile ad agglomerati proteici di varia
natura, necessario per le fasi dello sviluppo dello zigote. Tutte le cellule uovo hanno quantità di
deutoplasma rapportate alle esigenze dello sviluppo embrionale, se non a tutte le fasi, almeno a quelle
iniziali. Il deutoplasma, a differenza del citoplasma, non è presente in quantità identiche in tutte le cellule
uovo, per questo si può fare una classificazione delle cellule uovo che tiene conto della quantità del
deutoplasma. Possiamo distinguere uova oligolecitiche, povere di deutoplasma, e uova telolecitiche, che
invece hanno un’abbondante quantità di deutoplasma. Queste possono essere ulteriormente distinte:
possono esserci cellule uovo in cui il citoplasma è concentrato in un polo e il deutoplasma nel polo opposto,
ma con una regione intermedia in cui le due parti sono frammiste. Questa è la situazione tipica delle cellule
uovo della rana. Si parla di uova telolecitiche a scarso differenziamento polare. Si ha poi una situazione più
estrema in cui si ha un’enorme quantità di deutoplasma e il citoplasma galleggia su questa massa
deutoplasmatica sottostante perché è più leggero, quindi si parla di uova a netto differenziamento polare
ed è una condizione tipica delle uova di pollo. Le uova oligolecitiche si trovano nei cefalocordati, animali
che nella scala zoologica vengono prima dei vertebrati, dove c’è una struttura che rappresenta l’asse del
corpo ma non hanno una vera e propria colonna. Si parla anche di uova primarie o di prima intenzione: la
natura li aveva dotati di poco deutoplasma perché si tratta di uova che si sviluppano in ambiente acquatico
e quindi l’embrione può attingere da questo ambiente per nutrirsi; inoltre questi animali hanno un periodo
di latenza, ossia il periodo che intercorre fra la fecondazione e la formazione definitiva del nuovo essere,
piuttosto breve, quindi non hanno bisogno di grandi quantità di deutoplasma. Tuttavia, si trovano uova
oligolecitiche anche nei mammiferi placentati, compreso l’uomo, ma in questo caso si tratta di uova
secondarie o di seconda intenzione, in quanto nella filogenesi vengono dopo le uova telolecitiche a netto
differenziamento polare; cioè dopo che nella scala zoologica c’è stata un’ampia gamma di specie in cui le
uova erano telolecitiche c’è stato un cambiamento evolutivo che ha riportato le uova a contenere una
minore quantità di deutoplasma, per questo motivo si parla di seconda intenzione. Infatti ci si aspetterebbe
che le uova umane siano ricche di deutoplasma perché non si trovano in un ambiente acquatico e perché
presentano uno sviluppo embrionale piuttosto lungo, perciò necessitano di nutrienti. Invece le uova
telolecitiche a scarso differenziamento polare si trovano negli anfibi, animali che depongono le uova in
ambiente acquatico con periodo di latenza un po’ più lungo; mentre le uova telolecitiche a netto
differenziamento polare si trovano nei sauropsidi, rettili e uccelli, ma anche nei primi mammiferi, tra cui
monotremi e marsupiali.
Cos’è che è cambiato dopo monotremi e marsupiali per cui nella filogenesi si passa da uova telolecitiche a
netto differenziamento polare a uova oligolecitiche di seconda intenzione? Quello che cambia è che nei
mammiferi placentati compare un nuovo organo, l’utero, in cui si può formare la placenta per mezzo della
quale si instaurano rapporti tra madre e feto che eliminano la necessità del deutoplasma perché i nutrienti
possono passare dal sangue materno a quello fetale attraverso la placenta, consentendo un nutrimento più
appropriato. 3
Si possono classificare le cellule uovo anche in base alle modalità di divisione dopo essere state fecondate,
infatti nelle varie tipologie di uova l’evoluzione è diversa e si possono descrivere processi di segmentazioni
diversi. Questo perché il deutoplasma incide sulle modalità di divisione: più è abbondante il deutoplasma e
più è difficoltoso il processo di divisione, perché il deutoplasma è inerte rispetto a questi processi di
divisione. Si parla di uova oloblastiche quando la segmentazione è totale, cioè i piani di segmentazione
dividono completamente la cellula uovo in un numero sempre maggiore di altre cellule, per cui le uova
oligolecitiche sono oloblastiche perché contengono scarse quantità di deutoplasma e quindi sono
facilmente suddividibili. Nelle uova telolecitiche a scarso differenziamento polare succede invece che la
divisione è più difficile, ma essendoci comunque abbastanza citoplasma il piano di divisione si forma lo
stesso, quindi anche queste uova hanno come esito una segmentazione totale e sono oloblastiche. Nelle
uova telolecitiche a netto differenziamento polare la divisione è impossibilitata dalla preminente
abbondanza di deutoplasma, per cui viene suddivisa solo la superficie contenente la minima parte di
citoplasma; solo dopo varie fasi di sviluppo si arriva ad avere una stratificazione cellulare, anche se le
cellule più a contatto con il deutoplasma continuano ad essere aperte verso il deutoplasma sottostante.
Queste uova si chiamano meroblastiche e la segmentazione è parziale. LA CELLULA UOVO UMANA è
OLIGOLECITICA DI SECONDA INTENZIONE E OLOBLASTICA.
Ipofisi: ruolo nella gametogenesi (capitolo della neurosecrezione)
La ghiandola ipofisaria produce sostanze ormonali che regolano la gametogenesi. È una ghiandola molto
piccola a forma di pisello di diametro massimo di 1cm circa ed è localizzata all’interno della scatola cranica,
in una insenatura dell’osso sfenoide che prende il nome di sella turcica. Questa ghiandola è collegata
mediante un peduncolo a una parte dell’encefalo che le sta al di sopra, il diencefalo, questo collegamento si
chiama peduncolo ipofisario o peduncolo ipotalamo-ipofisario; infatti il diencefalo è costituito da una parte
più dorsale che si chiama epitalamo, una parte che sta al di sotto chiamata talamo e una parte più ventrale,
più vicina allo sfenoide, che si chiama ipotalamo ed è la parte che il peduncolo collega all’ipofisi. Nell’ipofisi
si possono distinguere tre zone: una parte anteriore chiamate adenoipofisi di origine ectodermica e una
posteriore o neuroipofisi di origine neuroectodermica, collegata all’ipotalamo mediante il peduncolo
ipofisario; tra queste due c’è una terza zona detta parte intermedia. Questa ghiandola comincia a formarsi
nella quarta settimana dello sviluppo embrionale, quando l’embrione presenta una regione cefalica con
una prominenza da cui avrà origine la testa che prosegue con un avvallamento, lo stomodeo o fossetta
vocale primitiva, che è un primo abbozzo della cavità orale. All’interno della zona cefalica si ha l’evoluzione
del tubo neurale con diverse vescicole. Dalla parete che riveste esternamente la volta dello stomodeo si
origina una proliferazione, un gettone cellulare solido, che si spinge verso l’alto e va in vicinanza della
vescicola che si trova nella parte più anteriore del tubo neurale, nel prosencefalo a livello del quale si sta
differenziando il diencefalo. Da questa vescicola prosencefalica si forma un’altra proliferazione che forma
un cordone solido che scende verso il basso e si inserisce dietro al gettone originato dalla volta dello
stomodeo. A questo punto la volta dello stomodeo è formata da ectoderma, dal foglietto che riveste
esternamente tutto il corpo dell’embrione, per cui questo gettone solido è di origine ectodermica, mentre
l’altro gettone proveniente dal diencefalo è di natura neuroectodermica, perché il tubo neurale è di natura
neuroectodermica. Quando si forma l’osso sfenoide il tessuto osseo va a circondare queste due strutture,
derivate una dell’ectoderma e una dal neuroectoderma, e agisce in modo da distruggere il segmento che
univa quella che ormai sta diventano la adenoipofisi dall’ectoderma e questo tessuto osseo va a formare la
sella turcica. Sul versante dorsale invece non si chiudono i bordi dell’osso sfenoide, per cui la parte
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posteriore dell’ipofisi originata dal neuroectoderma mantiene il suo collegamento, che è quello che
abbiamo chiamato peduncolo ipofisario. L’ipofisi ha quindi una duplice origine.
La neuroipofisi contiene cellule dette pituociti e due ormoni, ADH o ormone antidiuretico o adiuretina o
vasopressina, che controlla il riassorbimento dell’acqua a livello dei tubuli renali, perciò se manca si ha il
diabete insipido (vs diabete mellito dovuto all’assenza di insulina), così chiamato per l’eccessiva perdita di
urina che però è povera di glucosio. L’altro ormone è l’oxitocina, che stimola le contrazioni uterine al
momento del parto, ma agisce anche sui centri dell’affettività e per questo è chiamato anche ormone
dell’amore. La neuroipofisi è un serbatoio di questi ormoni, che però non vengono prodotti in questa
ghiandola, per cui si pone il problema di capire come fanno a raggiungere la neuroipofisi. Si è dimostrato
che nell’ipotalamo ci sono dei neuroni raggruppati in due nuclei, chiamati nuclei sopraottico e
paraventricolare, e capaci di produrre questi due ormoni. Per mezzo dei prolungamenti nervosi che
svolgono la funzione di trasporto assonico, le sostanze sintetizzate nei due nuclei vengono traghettate nella
neuroipofisi e questo è possibile perché è rimasto il peduncolo ipotalamo-ipofisario, che mantiene un
collegamento fra neuroipofisi e ipotalamo. Può succedere che rimangano delle cellule di natura
ectodermica nella zona della sella turcica che portino a una conseguente proliferazione in grado di dare
origine a tumori detti craniofaringei.
L’adenoipofisi ha origine dall’ectoderma, che forma le cellule epiteliali e che producono vari ormoni.
L’ormone somatotropo o della crescita (GH o STH), l’ormone tireostimolante (TSH), l’ormone
adrenocorticotropo (ACTH) e poi ormoni correlati alla gametogenesi detti gonadotropine ipofisarie:
ormone luteinizzante (LH), ormone follicolostimolante (FSH) e la prolattina o ormone luteotropo (LTH).
Questi ormoni agiscono su specifici bersagli. Si intende organo bersaglio di un ormone quell’organo le cui
cellule, o tipi cellulari specifici che costituiscono la parte funzionante di quell’organo, sono dotati di
recettori per quell’ormone. I recettori ormonali sono quei dispositivi molecolari che servono per legare
specificamente una sostanza ormonale e in relazione a questo legame, in risposta a cascata, danno il via a
meccanismi di sintesi o attivazione di altre molecole. Vi sono due tipologie di sostanze ormonali: ormoni di
natura peptidica, peptidi a catena piuttosto corta, formati da un numero limitato di amminoacidi, e sono
ormoni che agiscono su recettori che si trovano sulla membrana delle cellule bersaglio, perchè le sostanze
di natura proteica non possono attraversare liberamente il doppio strato lipidico (es. ormoni
dell’adenoipofisi). Quando avviene il legame tra ormone e recettore in risposta viene attivata una serie di
enzimi e proteine che trasferiscono questo segnale dalla membrana all’interno del citoplasma e si riscontra
un aumento dei secondi messaggeri cellulari, tra cui cAMP o GMP ciclico, ma anche ioni calcio o ioni
magnesio. Quando un ormone di natura proteica si lega a un recettore di membrana aumentano all’interno
del citoplasma i secondi messaggeri, che poi interagiscono a livello nucleare con trascrizione di DNA,
attivazione sintesi proteica, ecc e la cellula può andare incontro a divisione o a sintesi di altre sostanze.
Esistono anche ormoni di natura lipidica, in particolare steroidea, che presentano come struttura
molecolare base una molecola che si chiama ciclo-pentano-peridro-fenantrene. Questa molecola base a
seconda di alcuni legami in più o in meno e radicali che possono essere presenti o assenti, dà vita a ormoni
steroidei diversi (cortisolo, aldosterone, estrogeno, progesterone, testosterone). Quando questi ormoni
devono raggiungere un organo bersaglio possono attraversare il doppio strato di fosfolipidi senza bisogno
di un recettore a livello di membrana. Questi ormoni possono interagire con le funzioni cellulari mediante
sostanze capaci di legare l’ormone, chiamati recettori o accettori, che però si trovano dentro il citoplasma.
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Nella cellula dotata di recettori sono capaci di attivare i soliti meccanismi: proliferazione, movimento
cellulare, etc…
Controllo dell’adenoipofisi da parte del sistema nervoso
Fino a qualche decennio fa si pensava che l’ipofisi fosse svincolata dal controllo del sistema nervoso, invece
non è così. Si è visto che ci sono delle cellule nervose capaci di produrre sostanze di natura proteica
chiamate releasing hormons (RH) o fattori di rilascio (RF), che vanno a influenzare specifiche popolazioni
delle cellule dell’adenoipofisi. Per esempio il GNDH è un fat
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