Economia pubblica e storia economica
Esame gennaio forma scritta, DUE SEPARATI (72%+28%)→ ECONOMIA PUBBLICA E STORIA ECONOMICA
ECONOMIA PUBBLICA, PUBLIC FINANCE: come lo stato organizza la finanza pubblica, le forme di prelievo
fiscale, la tipologia di tassazione e le modalità di imposizione ai cittadini ecc.
PUBLICS ECONOMICS: situazioni di mercato inefficienti tali per cui è necessario l’intervento dello stato
La materia è un ibrido.
Premessa
Quali sono le situazioni in cui il ruolo dello stato nell’economia è utile e migliorativo?
1) Quando c’è la necessità di stabilizzare il mercato: il mercato è turbolento, agitato ed è
continuamente bombardato da shock imprevedibili. Occorre che lo stato intervenga per attenuare
le turbolenze. Es. la banca centrale europea aumenta il costo del denaro: è un intervento di
stabilizzazione dell’economia. Es. il governo di un paese ha ridotto la pressione fiscale per la
necessità di stimolare l’economia: è un intervento di stabilizzazione dell’economia.
2) Tipologia di intervento redistributiva: se si lasciasse l’economia procedere da sola, la distribuzione
delle ricchezze non sarebbe fedele ad un principio di equità: si creerebbero diversi gruppi sociali
con diverse ricchezze. Per ridurre le diseguaglianze a livello reddituale ed economico interviene lo
stato. Ridurre i divari serve a far funzionare al meglio l’economia. La redistribuzione viene
innanzitutto fatta con le tasse: nei contesti più tradizionali le tasse colpiscono di più chi ha più
reddito: in questo modo le categorie più ricche devono conferire al fisco le risorse economiche con
cui lo stato crea opere pubbliche anche per i più poveri, p.e. l’assistenza sanitaria pubblica, di cui
usufruiscono soprattutto i meno abbienti. Questo modo è universalmente riconosciuto.
L’introduzione di una flat tax rimuoverebbe la redistribuzione e sarebbe necessario introdurre altri
strumenti.
3) Lo stato si sostituisce al mercato per garantire l’efficienza dell’economia. Quando il mercato
proprio non funziona, per evitare situazioni pregiudizievoli e paralizzanti per lo sviluppo
economico, occorre che ci sia l’intervento del settore pubblico nel settore economico. Se negli anni
90 Tim e Vodafone fossero state libere, il mercato dell’economia sarebbe stato paralizzato→ per gli
accordi sottobanco i prezzi avrebbero creato una situazione di monopolio. Per correggere la
situazione paradossale vi è stato l’intervento dell’antitrust. Altro esempio: lo sviluppo del settore
tessile ha creato inquinamento nel fiume. Il settore pubblico definisce le regole e le sanzioni.
Esistono casi in cui l’intervento dello stato migliora la situazione dal punto di vista pubblico, ma la peggiora
dal punto di vista privato economico aziendale.
Strumento legislativo: La regolamentazione come primo strumento porta spesso a→fast food
Strumento economico: Il secondo strumento è il comportamento dello stato come un’impresa
comunissima del mercato. È uno strumento economico, non legislativo.
Ci sono dei vincoli: va bene avere situazioni in cui lo stato interviene usando strumenti ma lo stato non può
fare tutto ciò che vuole; immaginiamo all’estremo un’economia socialista o dittatoriale degli anni ’60… i
limiti sono di due tipi:1) l’intervento dello stato deve rispettare i principi scritti nella Costituzione, 2) lo stato
deve tenere i suoi conti in ordine: uscite=entrate, 3) lo stato deve garantire un bilanciamento tra efficienza
economica ed equità sociale. Con questi vincoli tutti i governi organizzano il loro modo di operare. Ci sono
quelli che vengono chiamati liberisti che danno una maggiore attenzione all’efficienza e l’atteggiamento nei
confronti del bilancio e dell’equilibrio tra entrate ed uscite è molto superficiale: Trump ha venduto in
maniera molto forte questo concetto. È uno stato meno invadente che lascia il mercato libero di agire.
Viceversa, i keynesiani vogliono che lo stato intervenga e dia attenzione maggiore all’equità sociale e
all’equilibrio tra entrate ed uscite. Tra liberisti e keynesiani non si mette in dubbio che lo stato debba
intervenire, bensì semplicemente quanto.
Stabilito che qualunque intervento dello stato costa e comporta una spesa, quali sono le opzioni che lo
stato ha a sua disposizione per finanziare le sue imprese? Come lo stato può finanziare la spesa pubblica G?
1) Il debito pubblico, chiedere prestiti
2) Le tasse
3) La monetizzazione, ovvero attraverso i soldi della banca centrale
1.DEBITO PUBBLICO
r LM: mercato della moneta
B
A delta G > 0
IS’
IS: mercato dei beni
y
G
Indebitamento: il debito pubblico funziona che lo stato ha bisogno di soldi e chiede un prestito ai cittadini.
Loro trasferiscono risorse e in cambio hanno i titoli di debito (BTP, BOT)
In questo caso stiamo dicendo che questa operazione non influisce sull’economia? in realtà un domani si
creerà ricchezza tra i cittadini che percepiranno gli interessi.
C’è un incremento di Pil ma in realtà l’aumento della spesa pubblica ha fatto aumentare anche i tassi
d’interesse e dunque gli investimenti delle imprese sono diminuiti. Quando lo stato utilizza debito
pubblico produce spiazzamento degli investimenti delle imprese. Attraverso il meccanismo del debito, lo
stato non insegue solo l’obiettivo principale di far crescere il Pil e stabilizzare l’economia, ma insegue anche
l’obiettivo secondario di strappare spazio alle imprese: PIU’ STATO E MENO MERCATO. Questa manovra è
diversa se fatta in un’economia ricca, piuttosto che in un’economia in crisi.
2.TASSE
r LM
B
C IS’ delta G > 0 e delta TA > 0 con delta G = delta TA
A IS’’
IS Y
Lo spiazzamento degli investimenti c’è ancora, perché r sale riducendo gli investimenti delle imprese.
Tuttavia, è più piccolo rispetto al caso dell’indebitamento. In più aumentando le tasse, lo stato ha ridotto il
→
reddito disponibile nelle famiglie, provocando una riduzione dei consumi c’è spiazzamento dei consumi.
L’effetto negativo sull’economia viene da due cause diverse: spiazzamento degli investimenti e dei
consumi, è per questo che il livello di Pil aumenta ma subisce i due shock.
Se dovessimo scegliere tra i due metodi avremmo dei dubbi: il secondo ci porta ad avere un incremento di
Pil più piccolo e a due spiazzamenti, tuttavia stiamo evitando di formare debito; inoltre, lo spiazzamento
delle imprese è più piccolo e dunque lo stato è meno invasivo.
In Italia si è usato molto sia debito pubblico che imposizione fiscale. Noi le presentiamo in alternativa, ma in
realtà possono essere contemporaneamente utilizzate.
NB: forse è possibile capire intanto che i governi si arrangiano come possono, ma a seconda delle
maggioranze politiche, di volta in volta si preferisce il debito o la tassazione… fino agli anni ’90 si utilizzava il
primo strumento, dopo gli anni ’90 si prediligeva la tassazione.
Quando è preferibile l’uno o l’altro strumento? DIPENDE
r CASO DI ECONOMIA IN CRISI: LM “PIATTA”. Intervento con debito
LM
IS IS’ y
in questa economia il governo interviene per reagire alla situazione di crisi e l’intervento è “più spesa
pubblica” finanziandola con debito pubblico. Passando da A a B lo spiazzamento delle imprese è molto
piccolo, per cui il reddito che è andato distrutto è molto poco.
Un’economia in crisi è quella in cui possiamo osare ed usare il debito pubblico che genera poco
spiazzamento delle imprese. Pensiamoci: in questo caso introdurre una tassazione ammazzerebbe
l’economia.
Immaginiamo invece un’economia che è in grande prosperità.
r LM
B CASO DI ECONOMIA PROSPERA: LM INCLINATA. Intervento con debito
A IS’
IS y
Nelle economie prospere sarebbe sconsigliato finanziare la spesa pubblica con debito perché si produce un
enorme spiazzamento degli investimenti delle imprese. Un’economia prospera produce tanto Pil ed è
un’economia felice, dunque possiamo permetterci di alzare le tasse senza creare difficoltà.
Riassumiamo:
abbiamo due strumenti principali per finanziare la spesa pubblica: tasse e indebitamento pubblico.
Entrambi hanno dei costi (spiazzamenti) e producono dei benefici (stimolare l’economia ed aumentare il
Pil). Quale dei due strumenti è preferibile? A prima vista sembrerebbe il caso 1, ma sappiamo che il caso 1
ha il problema del debito, che alla lunga potrebbe causare problemi. La scelta dipende poi dalla politica
vigente e dalla situazione economica (preferibile debito se si è in crisi, tasse se si è in prosperità).
In Italia, negli anni prosperi ‘50-‘60 si è optato, al contrario, per l’indebitamento; così come negli anni di
crisi economica dagli anni ’90 in poi, si è utilizzato, al contrario, lo strumento delle tasse.
3.MONETIZZAZIONE
Fino agli anni ‘90 la banca d’Italia era obbligata a finanziare la politica Italiana. Con la nascita della BCE, vi è
il divieto di fare questa operazione, tranne in casi limite di calamità naturale. Negli USA viene poco
utilizzato, ma potenzialmente sfruttabile.
r LM
LM’
A B delta G > 0 e delta Mo > 0
fferta
IS IS’
y
Lo spiazzamento dei consumi non c’è perché le tasse non le ha toccate nessuno. Lo spiazzamento degli
investimenti potrebbe esserci a seconda di se varia r oppure no, ma comunque è piccolo rispetto agli altri
due casi (in questo caso c’è effetto di tasso d’interesse). Effetto sul Pil? Enorme. C’è generosità del governo
e della banca centrale. È quindi evidente che messa in questi termini il caso è preferibile agli altri due.
L’inghippo sta 1) nell’inflazione, che in questo modello non vediamo perché i prezzi sono fissi, ma nella
realtà c’è; 2) nella credibilità della banca centrale: i mercati finanziari reagiscono ai movimenti della banca
centrale, la sua efficacia deriva dalla credibilità, dovuta alla sua autonomia.
Sostenibilità del debito pubblico
Fin quando possiamo fare debito senza andare in bancarotta? La risposta non è dipendente dalla quantità
di debito: introduciamo qualche concetto.
1. Tutti i ragionamenti sul debito hanno senso solo se si rapporta il debito al Pil.
Debito
Pil
In Italia è pari al 140% in altri paesi è pari al 50/60/70%.
Esattamente come quando si va in banca per un mutuo: si fa attenzione alla dimensione del debito in
relazione all’effettivo stato di ricchezza.
2. il numeratore ed il denominatore nel tempo cambiano. È necessario ragionare con le prospettive future.
3. ricordiamo come nasce e si crea il debito: lo stato spende e in parte potrebbe ricorrere al debito
pubblico. Se non ne ha bisogno il problema non sussiste; viceversa, quando è necessario indebitarsi si è
costretti a dover corrispondere degli interessi. Talvolta è possibile che per sopperire alla mancanza di
denaro per il pagamento degli interessi, sia necessario ricorrere ad altro debito pubblico.
Il debito pubblico ha quindi delle inerzie grandissime (in generale tutto lo stato è come se fosse una barca:
le operazioni che si fanno con il timone non sono immediate, non è come se si guidasse un auto: si possono
vedere le conseguenze di ogni manovra nel giro di anni), ci vuole quindi un lungo lasso temporale per
risolvere delle azioni rivelatesi errate per l’economia e, inoltre, basta poco per ritrovarsi contro tutto il
mercato finanziario: dalle agenzie di rating agli investitori stessi di conseguenza.
Il comportamento dei governi è misurabile attraverso l’analisi del dato sulla spesa pubblica e delle tasse:
facendo la differenza tra questi si può ottenere un valore positivo (brutta situazione), negativo (ottima
situazione→governo virtuoso) o pari a 0. Nel primo caso, significa che è necessario l’indebitamento, nel
secondo e nel terzo caso significa che lo stato è virtuoso.
→
SALDO PRIMARIO: G-TA D
Quando si ricorre all’indebitamento è possibile anche considerare un’altra misura che ci indica lo stato di
salute generale dell’apparato statale, considerando le spese per gli interessi (rB ) pagati sul debito (B):
t-1
SALDO COMPLESSIVO: G+ rB -TA
t-1
Ovviamente “r” varia in base al debito di riferimento (quelli emessi recentemente hanno un r basso,
viceversa quelli che hanno un r alto sono stati emessi in passato), quindi se ne considera una media.
Quando un governo vende un titolo di debito pubblico considerando 1 la durata del titolo con tutte le
incertezze e 2 in base al rischio che l’investitore si assume. Il problema è che essendo il saldo complessivo
una misura derivante da una gestione passata, per quanto un paese si sforzi di essere virtuoso, è
schiacciato dal passato e dai debiti precedenti.
Se si va in crash, in default, debiti contratti dallo stato nei confronti dei cittadini non verranno pagati.
FINE PRIMA LEZIONE.
MODELLO
G + rB = TA + ΔB (debito)+ ΔM (moneta)
t t-1 t t t
Uscite complessive = Entrate complessive →
Y = Y + g%*Y Y = (1+g) Y
t t-1 t-1 t t-1
Pil di oggi = pil di ieri + una percentuale del pil di ieri (quanto è cresciuto)
DIVIDIAMO LA PRIMA EQUAZIONE PER IL DENOMINATORE Y sostituibile con (1+g) Y
t t-1
−
+ = + +
( + )
−
ELIMINIAMO LA MONETA, poiché LA BANCA EUROPEA NON PUO’ PIU’ FINANZIARE I PAESI.
−
+ = +
( + )
−
ΔB B B
CONSIDERIAMO CHE: t = t − t − 1
QUINDI:
− −
+ = + − (
( + ) + )
− −
MINUSCOLIZZIAMO: −
+ = + −
−
+ +
PORTO LE TASSE DALL’ALTRA PARTE: −
− + −
− =
+ +
CHIAMIAMO L’ELEMENTO “g-ta” COME “dt”, cioè saldo primario:
−
+ −
− =
+ +
ISOLIAMO bt: −
+ =
− +
+ +
−
= + − +
+ +
RACCOGLIAMO, OTTENENDO L’EQUAZIONE DI SOSTENIBILITA’:
+
= + −
+
Il debito al tempo t-1 influenza il debito al tempo t, ciò significa che si potrebbe facilmente avere una stima
anche di ciò che succederà nel futuro semplicemente considerando il tempo futuro come il tempo t e il
tempo di oggi come il tempo t-1.
Questa formula si basa su due protagonisti: il saldo primario (dt) e il debito accumulato in passato (il resto
della formula); nel futuro, il rapporto debito/pil dipenderà quindi dal saldo primario di ogni anno e dal
debito accumulato fino a quel momento, su cui si pagano degli interessi. Il coefficiente 1+r/1+g influenza
l’impatto del debito passato sul debito presente: infatti, questo può essere maggiore o minore di 1, a
seconda di com’è g rispetto ad r (se r è maggiore di g, cioè se il tasso d’interesse supera la crescita
percentuale annua del pil del paese, allora il debito è amplificato, viceversa il debito andrà diminuendo).
Quindi può accadere che:
dt > 0 avvenimento cattivo, significa che ho bisogno di fare debiti pubblici (BTP), perché non bastano le
tasse
dt < 0 avvenimento buono, significa che non ho bisogno di fare debiti pubblici (BTP), perché non bastano
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