A. MICROECONOMIA
Capitolo primo
Bisogni e beni economici
1.1. Microeconomia e attività economica
La microeconomia studia il comportamento del singolo individuo,
consumatore o produttore, e l’interagire di questo con gli altri operatori del
sistema. Tale studio si compie attraverso la formulazione di leggi e la
costruzione di modelli idonei alla comprensione dello sviluppo di ogni
attività economica.
L’attività economica dell’individuo è generata dallo squilibrio che
contraddistingue la molteplicità di finalità perseguibili e la limitatezza dei
mezzi disponibili ed utili per il loro conseguimento. Più precisamente,
un'azione economica implica:
a) l'esistenza di una molteplicità di obiettivi che l'uomo intende
perseguire con l'impiego dei mezzi scarsi da lui posseduti;
b) la possibilità - da parte dell'uomo - di scegliere tra i diversi usi dei
mezzi posseduti.
Il meccanismo delle scelte, su cui è basata ogni azione economica, si
pone in moto allorché l’uomo, in presenza di un numero elevato di finalità
non realizzabili contemporaneamente, si trovi a dover graduare gli obiettivi
del suo agire secondo il rispettivo livello di importanza. L’Economia postula
che tale meccanismo sia condotto nel rispetto del “principio edonistico”, “del
minimo mezzo o massimo tornaconto”. In altri termini, l’individuo una volta
fissato l’obiettivo, compie le scelte al fine di impiegare il minimo livello di
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Bisogni e beni economici
risorse disponibili per il suo raggiungimento o, simmetricamente, sceglie le
modalità di impiego di una determinata quantità di risorse allo scopo di
ottenere il massimo effetto utile.
Lo studio della microeconomia, riportato in questo testo, segue le fasi
logiche dell’attività economica secondo il seguente schema generale:
bisogni domanda produzione
costi
offerta
Mercato
1.2. I bisogni
Si definisce bisogno ogni stato di instabilità interiore che induce l'uomo
a procacciarsi i mezzi adatti a sopprimere una certa sensazione di fastidio, o
a prolungare una sensazione di piacere. La quantità di mezzo necessaria per
estinguere completamente un bisogno si dice fabbisogno.
I bisogni naturali sono quelli il cui appagamento non richiede alcun
sacrificio da parte dell’individuo, il quale per soddisfarli impiega mezzi a lui
accessibili e altresì disponibili in quantità praticamente illimitata (ad
Microeconomia
esempio, il bisogno di respirare in quanto l’aria è un bene accessibile ed
abbondante).
I bisogni economici sono invece quelli il cui appagamento richiede
l'impiego di beni disponibili in quantità limitata o di non immediata
accessibilità da parte dell’uomo.
In particolare, i bisogni economici si presentano con i seguenti caratteri:
a) illimitatezza, quando i bisogni aumentano con il progredire della
tecnica e della civiltà;
b) variabilità, allorché variano da individuo ad individuo e, per lo stesso
individuo, mutano nel tempo anche in relazione alle sue condizioni fisiche,
psichiche e sociali;
c) saziabilità, quando il bisogno diminuisce di intensità se viene
progressivamente soddisfatto, finché non si estingue del tutto.
1.3. La classificazione dei bisogni
I bisogni si dicono primari quando il loro appagamento risulta essenziale
per la sopravvivenza dell'uomo; in caso contrario si dicono secondari.
La “reattività” dell'uomo misurata con riguardo alla necessità di
appagamento di un certo bisogno al variare della quantità di mezzo atto a
soddisfarlo, rappresenta l'elasticità di quel bisogno. Un bisogno primario è
logicamente un bisogno rigido; per contro il bisogno - ad esempio - di
collezionare francobolli è un bisogno elastico in quanto strettamente
collegato alla disponibilità del mezzo (il bisogno di collezionare è avvertito
per beni disponibili in quantità limitate), come pure elastico è il bisogno di
possedere un telefonino, ecc..
Se poi si tiene conto delle modalità temporali con le quali si palesano, i
bisogni sono:
- continui, se si manifestano ininterrottamente;
- periodici, se compaiono periodicamente;
- occasionali, se si presentano saltuariamente.
I bisogni, inoltre, possono essere individuali o collettivi, a seconda che
siano avvertiti dall'individuo considerato singolarmente oppure in quanto
membro di una collettività organizzata (ad esempio, rispettivamente, il
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Prof. Benedetto Manganelli – Università della Basilicata
Bisogni e beni economici
bisogno di riposarsi e il bisogno di spostarsi con l'automobile). Tra i bisogni
collettivi vanno annoverati quelli cosiddetti sociali (tra questi, il bisogno di
intrattenere rapporti interpersonali).
Una ulteriore distinzione va fatta tra bisogni concorrenti e bisogni
complementari: i primi si escludono a vicenda, nel senso che il loro
soddisfacimento non può avvenire simultaneamente (è impossibile, ad
esempio, assistere contemporaneamente a due differenti manifestazioni
teatrali); quando invece al soddisfacimento di uno stimolo si accompagna la
necessità di appagamento di un altro stimolo, si parla di bisogni
complementari (ad esempio, il bisogno del caffè e quello dello zucchero).
1.4. I beni economici
Ogni mezzo utile, ossia atto a soddisfare un certo bisogno, si dice bene.
I beni non accessibili all'uomo e/o disponibili in quantità illimitata, si
dicono beni non economici .
Per converso, si dice bene economico ogni cosa che, oltre ad essere utile
ed accessibile all'uomo, si presenta disponibile in quantità limitata ed altresì
permutabile.
La accessibilità del bene economico, ovviamente, si riferisce alla
possibilità dell'uomo di procacciarsi la cosa utile: i materiali presenti su
Giove, quindi, non sono beni economici.
Il fatto, poi, che i beni economici sono disponibili in quantità limitata,
comporta che l'uomo compia un sacrificio per approvvigionarsene.
La permutabilità del bene economico, infine, attiene alla capacità del
bene stesso di essere scambiato con un altro bene.
Al concetto di bene economico, per altro verso, è strettamente collegato
quello di ricchezza. Quest’ultima può essere definita come l’insieme di tutti i
beni economici a disposizione del singolo individuo o della collettività. I
ragione di questo, si può parlare di ricchezza individuale, nazionale o
mondiale, e ciò a seconda che essa si riferisca al singolo soggetto economico
ovvero faccia riferimento ad un ambito di analisi più specificamente
macroeconomico. Microeconomia
D’altro canto, il concetto di ricchezza si presta ad una duplice
interpretazione: si distingue la ricchezza-patrimonio, intesa come “fondo
statico” di beni economici posseduti dall’individuo o dalla collettività in un
dato istante, dalla ricchezza-reddito che va considerata come flusso
dinamico di beni prodotti dall’individuo o dalla collettività che vanno ad
aggiungersi ad un preesistente fondo di ricchezza.
1.5. La classificazione dei beni economici
I beni economici si prestano ad una schematica classificazione in
funzione di alcune caratteristiche.
a) Beni immobili e beni mobili: sono beni immobili la terra ed ogni
stabile costruzione, anche galleggiante o sospesa purché permanentemente
collegata al suolo. Tutti i beni che non rientrano in tale definizione sono beni
mobili.
b) Beni diretti (o di consumo): soddisfano “direttamente” un certo
bisogno senza ulteriori trasformazioni: ad esempio il pane o un indumento.
c) Beni indiretti (o strumentali): costituiscono i mezzi necessari per la
creazione dei beni di consumo. Sono beni strumentali, ad esempio, gli
impianti industriali. La luce elettrica e le altre fonti energetiche fungono da
beni indiretti quando vengono utilizzate per la creazione di altri beni; quando
invece sono utilizzate direttamente per il soddisfacimento di un bisogno
(ad esempio, per riscaldare ed illuminare la casa) vanno classificate come
beni di consumo.
d) Beni complementari: vanno impiegati in maniera congiunta al fine di
appagare un certo bisogno (zucchero e caffè).
e) Beni succedanei: presentano le medesime qualità con riferimento
all'appagamento di un certo bisogno.
f) Beni presenti: sono disponibili all'attualità.
g) Beni futuri: si renderanno disponibili in avvenire.
h) Beni congiunti (o ad offerta congiunta): si tratta di beni che
scaturiscono dallo stesso processo produttivo; non è pertanto possibile
produrre l'uno senza ottenere contemporaneamente l'altro (ad esempio, il
miele e la cera). 5
Prof. Benedetto Manganelli – Università della Basilicata
Bisogni e beni economici
i) Beni connessi: sono quei beni che, pur essendo originati dallo stesso
processo produttivo, possono essere ottenuti separatamente (ad esempio, la
carne e la lana di pecora).
l) Beni durevoli (o a fecondità ripetuta): non esauriscono la loro utilità al
primo impiego.
m) Beni non durevoli (o a fecondità semplice): sono in grado di
soddisfare una sola volta il bisogno. Microeconomia
Capitolo secondo
Teoria del consumatore
2.1. Fattori che influenzano la domanda
Sono ora analizzati i fattori che influenzano la domanda di un bene. Si dice
domanda la quantità di un certo bene richiesta da un individuo o da una collettività
di individui ad un certo prezzo e in un certo istante.
Quando si parla di “legge della domanda” si intende generalmente una
funzione inversa del prezzo. Ciò è vero a parità di tutte le altre condizioni (ceteris
paribus). Il prezzo infatti non è l’unico elemento determinante la domanda. Questa
è anche funzione di altre grandezze tra le quali, innanzitutto, il prezzo delle merci
correlate al bene domandato, il reddito ed i gusti dei consumatori.
La domanda di un bene è – come detto – influenzata dalle variazioni di prezzo
di beni in qualche modo correlati al bene domandato. Possibili correlazioni sono la
succedaneità e la complementarità. Siano ad esempio A e B due beni succedanei
(con A immaginiamo l’automobile e con B i mezzi pubblici, il prezzo a cui far
riferimento per A è il costo dell’autovettura mentre per B è la tariffa del servizio).
Un aumento del prezzo di B provoca un aumento della domanda di A. Se invece A
e C sono due beni complementari (A ancora l’automobile e C la benzina) è evidente
che un aumento del prezzo di C provoca una diminuzione della domanda di A.
Un’altro importante fattore da cui dipende la domanda di un bene è certamente
il reddito del consumatore. Si può facilmente immaginare che un aumento del
reddito abbia come conseguenza l’aumento della domanda del bene in oggetto.
Esistono però beni, detti inferiori, per i quali esistono alternative sul mercato di
migliore qualità (beni superiori). In tal caso l’incremento di redd
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