Lezione 14
Quotazioni giornaliere delle principali valute contro il dollaro
A proposito del sistema a cambi fissi, si analizza una tabella che riporta, per un periodo di tempo abbastanza lungo, la dinamica del cambio dell’euro con il dollaro. Negli anni che precedettero l’introduzione dell’euro esisteva un tasso di cambio del dollaro con l’ECU, la moneta paniere definita attraverso una composizione fisica quantitativa che indicava, per ogni valuta appartenente al sistema monetario europeo, il peso con il quale gravava complessivamente in quest’area.
Il valore di un ECU fu fissato a un euro il 1/1/1999, una regola da cui discende il fattore di conversione di ogni vecchia moneta con la nuova (per l’Italia 1936,27 lire). È possibile, andando a ritroso, ricostruire il valore dell’ECU prima dell’avvento dell’euro. Ad esempio, il valore dell’ECU al 31/12/98 era 1,17 dollari. Appena entrato in vigore l’euro, il suo tasso di cambio era già sceso: 1 euro valeva 1 dollaro, deludendo le aspettative e andando contro le previsioni di un possibile rafforzamento della moneta.
Questo rapporto di cambio però non sta ad indicare nulla di per sé in termini di equilibrio e stabilità, in quanto si tratta semplicemente di un cambio nominale; se si vuole invece dire qualcosa a proposito dell’adeguatezza del cambio della valuta, si deve far ricorso al cambio reale, che tiene conto dei prezzi interni e dei prezzi esteri. In seguito il cambio continuò ancora a scendere fino a toccare 0,83 nel luglio 2001.
Passaggio ai cambi flessibili
Con la caduta di BW si è passati ai cambi flessibili e un passaggio a tali sistemi fa sì che si possano registrare oscillazioni anche molto forti, quindi tutto ciò è un qualcosa che non deve creare grande turbamento. Si dovettero però cercare delle spiegazioni sul fatto che l’euro stesse andando nella direzione opposta. In corrispondenza di questo momento di minimo, eccezionalmente le banche centrali decisero di mettersi d’accordo, per segnalare ai mercati che questa caduta era eccessiva e che quindi rappresentava una possibile fonte di turbolenza.
La BCE, che fino ad allora rifiutava di intervenire in quanto il suo obiettivo non era la difesa del cambio ma la stabilità dei prezzi, interviene e chiama ad intervenire anche le altre banche centrali vendendo dollari e acquistando euro, al fine di inviare ai mercati l’informazione che era necessario dare una svolta, perché un eccessivo indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro significa importazioni più care e, di conseguenza, prezzi in euro più elevati d’inflazione importata.
Andamenti e implicazioni economiche
L’euro così comincia a crescere, fino ad arrivare ad un suo massimo di 1,60 nel 2008. Questo dimostra cosa può succedere in un sistema a cambi flessibili quando i tassi fluttuano anche di molto nei vari anni.
Negli ultimi anni si oscilla tra 1,20 e 1,40, toccando 1,40 quando la FED annuncia una politica monetaria espansiva più ampia di quanto siano quelle attuate dalla BCE, quindi c’è un flusso di capitale che si muove dagli USA verso l’Europa. Raggiunge livelli intorno a 1,20 quando invece in Europa scoppia una crisi in alcuni paesi come la Grecia e l'Italia.
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