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Economia industriale

Parte teorica: domande vero o false

Non riguarda uno stretto focus sulla manifattura, le fabbriche e processi industriali, ma il termine ‘industria’ va inteso con un significato più ampio, serve per indicare qualsiasi mercato (es. industria del turismo). L’economia industriale si occupa del funzionamento del mercato e dei settori industriali, in particolare del modo in cui le imprese competono tra di loro. Ovvero tutte le strategie che le imprese possono utilizzare per competere tra di loro in un ampio mercato. L’economia industriale è uno dei principali campi della microeconomia. Poniamo particolare attenzione all’analisi di:

  • Mercato oligopolistici = concorrenza limitata (con poche imprese)
  • Strategie che utilizzano le imprese nei mercati oligopolistici relative a un’ampia gamma di variabili (prezzi, capacità produttiva, pubblicità, ecc.) per aumentare i loro profitti e competere in modo più efficace tra di loro.

Un elemento che accomuna tutte queste strategie è la interdipendenza strategica: quello che fa una impresa ha un impatto sui profitti anche delle sue concorrenti. Prevale interdipendenza, ma le imprese sono consapevoli di questo e così fanno calcoli strategici. Il contesto teorico che si applica in questi casi è ‘la teoria dei giochi’. Un altro concetto importante è il potere di mercato, che è proprio l’obiettivo delle imprese: trovare dei modi per far crescere il loro potere di mercato = capacità delle imprese di fissare prezzi superiori ai loro costi marginali/incrementali. Se il prezzo è quasi uguale o uguale = profitti nulli caso da evitare.

Domande fondamentali dell'economia industriale

Quattro domande fondamentali che sono affrontate dall’economia industriale:

  1. Le imprese di una certa industria hanno potere di mercato, cioè sono in grado di fissare prezzi più alti dei loro costi?

    Risposta teorica: calcolare l’equilibrio e vedere se i prezzi superano i costi. Nella realtà empirica la situazione a volte non è così facile, perché la misurazione del potere di mercato è difficile. In certi casi possiamo ricorrere ad approssimazioni, se dovessimo essere convinti che i costi sono proporzionali alla quantità prodotta, allora una buona approssimazione per il potere di mercato può essere il margine di profitto unitario. Questa è una buona approssimazione proprio perché i costi sono proporzionali alla quantità prodotta. Un altro modo per stimare il costo marginale è dividere l’incremento del costo totale dall’anno t all’anno t + 1 per l’incremento della produzione. Esistono diverse tecniche per calcolare il potere di mercato che spesso non danno risultati identici.

  2. In che modo riescono le imprese ad acquisire, mantenere e aumentare il loro potere di mercato?

    Legale: legalmente viene imposto un monopolio che può accadere in vari modi:

    • Attraverso la regolamentazione (es. ENEL che era l’unico che si occupava di energia)
    • Attraverso la politica dei brevetti che vengono concessi alle imprese che creano un nuovo prodotto/tecnologia, in modo che queste imprese possano godere dei frutti delle loro ricerche, delle spese che hanno sostenuto, per creare questi nuovi prodotti. È un monopolio temporaneo perché il brevetto non dura per sempre.
    • Comportamenti strategici (capacità, prezzi, ecc.)
    • Innovazione, marketing, differenziazione del prodotto
    • Accordi collusivi (strategia vista meno bene), fusioni e acquisizioni.
  3. Quali sono le conseguenze del potere di mercato per le imprese e per i consumatori?

    Emergono alcuni principi che non si verificano sempre, ma spesso:

    • Prezzi alti implicano un trasferimento di ricchezza da parte dei consumatori alle imprese.
    • Possono crearsi vari tipi di inefficienza che può provocare un elevato potere di mercato:
      • Inefficienza allocativa che riguarda i consumatori: dove a causa dei prezzi più alti i consumatori vengono esclusi da prodotti che altrimenti avrebbero potuto e voluto acquisire. Il prezzo è troppo alto perché un segmento del mercato non viene servito, anche se sarebbe stato in grado di accedere ai beni serviti sotto condizioni un po’ più competitive.
      • Inefficienza produttiva che riguarda le imprese: in presenza di condizioni meno competitive, e quindi un potere di mercato più alto, le imprese di solito non sono incentivate ad aumentare l’efficienza delle loro operazioni; quindi, hanno dei costi di produzione troppo alti perché non sentono l’esigenza di migliorare le proprie operazioni.
      • Ricerca di una posizione di rendita (visione più politica): si riferisce a un tipo di spesa che le imprese sostengono per influenzare le scelte politiche a loro favore.

    Per tutti questi motivi ci verrebbe da dire che il potere di mercato è il nemico numero uno, questa lettura non è completa, la realtà è più complessa. In un contesto dinamico un certo grado di potere di mercato potrebbe essere positivo, in quanto dà la spinta per innovazione e progresso tecnico. C’è un trade off tra potere di mercato e deficienza, effetti sui consumatori.

  4. Che ruolo possono svolgere le politiche pubbliche per tutelare i consumatori da possibili effetti negativi provenienti dal potere di mercato?

    Dobbiamo distinguere fra due casi:

    • Politiche di regolamentazione = applicabili in casi dove un’impresa ha un potere di mercato molto elevato, se non monopolistico, ed è soggetta alla supervisione di un preciso regolatore pubblico.
    • Politiche antitrust = misure applicabili in contesti molto più ampi, lo scopo di queste politiche è di impedire alle aziende di acquisire potere di mercato in modo pregiudizievole. Non è tanto il potere di mercato il problema in sé, bensì il modo in cui questo potere viene acquisito. L’obiettivo delle politiche è proteggere i consumatori da imprese che vorrebbero avere maggiore potere di mercato in modi pregiudizievoli.

Esempio: farmaci antagonisti dei recettori H2

Farmaci che servono per i disturbi dello stomaco, tra questi c’è il farmaco Zantac che è molto famoso. Il suo successo è illustrativo dei vari temi che incontreremo. Questo farmaco non è stato il primo efficace, infatti il primo farmaco che rappresentava un’innovazione è il Tagamet, di un’altra casa farmaceutica. Quest’ultimo è entrato nel mercato nel 1977 ed è stata una scoperta rivoluzionaria, un esempio di ricerca e sviluppo di altissimo livello. Visto che il Tagamet era molto efficace, il prezzo di vendita era molto più alto dei costi di produzione. Successivamente si è introdotto lo Zantac nell’83 ed era molto simile al Tagamet, ma era anche sufficientemente diverso da non violare nessun brevetto. La stessa cosa valeva per altri due farmaci che curavano gli stessi disturbi. Dieci anni dopo c’erano almeno 4 prodotti simili tra di loro sul mercato, eppure la competizione sul prezzo era molto bassa. Ma come mai? La risposta è la strategia di pubblicità e marketing che ha intrapreso soprattutto la Glaxo e attraverso la strategia di differenziazione riuscì a far prevalere sul mercato lo Zantac anche con prezzi alti. Nel 1988 quest’ultimo è diventato il farmaco più venduto. Qualche anno dopo le due imprese si sono fuse, hanno visto che era nel loro interesse, e nel 2000 è nata la GlaxoSmithKline. I prezzi alti diventano ancora più sorprendenti alla luce anche dal fatto che erano i vari farmaci generici che nel frattempo sono stati introdotti nel mercato. Quando poi è scaduto il brevetto si è aperta la strada dei farmaci generici, eppure data l’aggressiva campagna pubblicitaria precedente la Glaxo fu in grado di non abbassare i prezzi, ma addirittura di continuare ad aumentarli, senza perdere quote di mercato. Anche 15 anni dopo l’estinzione del brevetto, il prezzo di una compressa di Zantac era cinque volte più alto della compressa generica, c’era un valore intrinseco del marchio, che avevano ottenuto attraverso le campagne di pubblicità. I prezzi bassi dei generici hanno avuto effetti positivi per i consumatori. Un finale inaspettato è che nel 2020 la ranitidine è stata ritirata dal mercato statunitense.

Jean Tirole

Economista francese che nel 2014 ha vinto il premio Nobel per i suoi studi sul potere di mercato e la regolamentazione. La sua scoperta più geniale è stata quella di realizzare l’importanza degli incentivi nel disegno della regolamentazione, perché fino ai suoi contributi veniva considerata come un puro problema di ottimizzazione. L’intuizione di Tirole è che la determinazione della regolamentazione, non è un semplice problema di ottimizzazione, ma è un problema principale – agente e cioè è caratterizzato da un comportamento strategico sia del governo (il principale), sia dalle imprese (l’agente). Le aspettative che ha il governo sugli effetti delle sue politiche sulle imprese hanno un chiaro effetto sulle sue decisioni, il governo non si aspetta che le imprese passivamente accetteranno la regolamentazione. Il governo anticipa gli effetti delle sue decisioni e viceversa le imprese anticipano gli effetti delle loro azioni sul governo, così c’è un equilibrio e la sfida diventa: ‘come offrire gli incentivi giusti per ottenere in equilibrio un esito ottimale dal punto di vista sociale.’

Esempio di ottimizzazione

(2 − 1) (, ) = − − + 2 + 22 Per massimizzare questa funzione dobbiamo imporre le condizioni del primo ordine = calcolare le sue derivate e fissarle a zero.

  • Prima derivata rispetto a x = 0
  • Seconda derivata rispetto a y = 0

In generale, le C.P.O, sono necessarie ma non sufficienti per una soluzione ottimale (per i nostri scopi saranno sempre anche sufficienti). Calcoliamo le derivate: 1− ∙ 2(2 − 1) ∙ 2 + 2 = −4 + 4 = 0, 22− + 1 = − + 1 = 0. Risolvendo il sistema di queste due equazioni arriviamo alla soluzione ottima unica: (x*, y*) = (1, 1). Importante ricordare due regole della differenziazione:

  • Regola della catena = se abbiamo la composizione delle due funzioni, allora la derivata della funzione composta è la derivata della funzione esterna moltiplicata per la derivata della funzione interna (f(g(x)))’ = f’(g(x))*g’(x)
  • Regola del prodotto (f(x)g(x))’ = f’(x)g(x) + f(x)g’(x)

Esempi:

  1. Si consideri !'. Quale è la sua derivata? !'x2
  2. Si noti che f(x) = e, g(x) = x, così che f(g(x)) = x- abbiamo f’(x) = e, g’(x) = 2x. Usiamo la regola della catena: (f(g(x)))’ = f’(g(x))*g’(x)
  3. Si consideri f(x , x ) = (a – b(x + x ))x. Quale è la sua derivata rispetto a x ?
  4. Si noti che g (x , x ) = a – b (x + x ) e h (x , x ) = x, così che f (x , x ) = g (x , x ) h (x , x ).
  5. Usiamo la regola del prodotto: abbiamo , = 1.

Oligopolio

Il termine oligopolio indica un mercato in cui operano pochi concorrenti ed è caratterizzato da una interdipendenza strategica tra i concorrenti, cioè le azioni di una impresa hanno un (talvolta forte) impatto sulle sorti delle altre imprese. Le imprese sono consapevoli dell’effetto che le loro azioni hanno sugli altri, per questo, quando un’impresa prende una decisione dovrà tener conto, non solo dell’effetto che ha sul suo benessere, ma anche della possibile reazione delle altre imprese.

Esempi: Coca Cola/Pepsi Cola, Apple/Samsung, Wind/Vodafone/Telecom Italia, ecc. Le aziende possono competere sul prezzo, sulla quantità, sugli investimenti strategici, ecc.

Interdipendenza strategica

“Cambiando la sua strategia negli USA e nel Canada, la Coca Cola sta ... per aumentare di circa il 5% il prezzo delle sue bevande ... L’aumento del prezzo dovrebbe fare aumentare i profitti della Coca Cola. Un elemento importante del successo di questa strategia è il modo in cui la Pepsi Cola ... reagirà. Alcuni analisti ritengono che l’impresa numero due nel mercato delle bevande analcoliche gasate potrebbe decidere di sacrificare i suoi margini di profitto per conquistare quote di mercato a spese della Coca Cola…” – The Wall Street Journal, 16 novembre 1999

Esempio I: Guerra dei prezzi tra Walmart/Amazon/Target

Nel 2009 Walmart (= un grande ingrosso) abbassò il prezzo di 10 best-seller a $10. Amazon rispose facendo lo stesso, infatti quando Walmart scese a $9 di conseguenza Amazon scese a $9, Walmart rispose con $8.99. Amazon non fu in grado di rispondere. Ma Target sì, e abbassò il suo prezzo a $8.99. Walmart scese a $8.98. Come risultato, tutti i venditori erano in perdita: più vendevano, più perdevano. Il prezzo era sceso talmente tanto che vendevano generando perdite, non profitti.

Esempio II: Guerra dei prezzi tra AMD e Intel

Negli anni 2006 e 2007 Intel e AMD furono coinvolte in una intensa guerra dei prezzi. AMD ridusse i prezzi dei suoi prodotti (Athlon 64 X2 5000 e Athlon X2 4600) più del 50%. Intel rispose con una riduzione del 40% del prezzo del suo Pentium D 960, e fece altri grandi sconti su modelli più vecchi (50 / 60%). AMD ridusse il prezzo dell’Athlon ulteriormente del 20-50%. Intel lanciò il nuovo Core 2 con forti sconti (40-50%). Entrambe le aziende subirono importanti perdite, a causa del continuo abbassamento dei prezzi.

Concorrenza di prezzo

Il prezzo di vendita è una decisione fondamentale per l’impresa. Studieremo il modello di Bertrand (che risale al 1883!), il più semplice modello di competizione oligopolistica. Questo modello analizza la concorrenza di prezzo in un contesto duopolistico (ovvero con due imprese) perfettamente simmetrico. Nella successiva lezione introdurremo delle asimmetrie e vedremo come influenzano i risultati. Prima di analizzare il modello di Bertrand occorre definire il concetto di equilibrio che useremo.

Equilibrio di Nash

Concetto fondamentale della teoria dei giochi. In un contesto con n agenti, per ogni i = 1, …, n denotiamo con a l’azione dell’agente i, e con Ai il suo payoff (= profitto, che dipende non solo dalla sua azione, ma dall’azione di tutti).

  • A = insieme delle possibili azioni che potrebbe fare l’agente i

Definizione: un profilo di azioni (a1*, …, an*) costituisce un equilibrio di Nash se nessun agente ha incentivo a scegliere unilateralmente un’azione diversa da quella d’equilibrio. Formalmente, (a1*, …, an*) soddisfa la seguente condizione: Ogni agente i non trova nel suo vantaggio deviare dall’azione di equilibrio e se questo vale per tutti gli agenti, allora questo profilo di azioni costituisce un equilibrio.

Esempio I: Il dilemma del prigioniero

Alice e Bob vengono accusati di aver commesso un reato. Sono entrambi colpevoli. Le autorità li arrestano e li interrogano separatamente (è impossibile comunicare tra di loro). Alice e Bob possono scegliere di confessare o mentire alle autorità. Se tutti e due mentono, vanno entrambi in carcere per 8 anni. Se Alice mente e Bob confessa, Bob va in carcere per 10 anni mentre Alice resta libera. Viceversa, se solo Bob mente. Se tutti e due confessano, vanno entrambi in carcere per 1 anno.

Cosa faranno? Qual è l’equilibrio di Nash in questo gioco? L’equilibrio di Nash è che entrambi mentono. L’obiettivo di Alice e Bob è passare meno tempo possibile in galera. I payoff del gioco sono dati dalla seguente matrice: La scelta migliore per Alice e Bob è di cooperare e decidere insieme di confessare. Eppure, non è mai vantaggioso confessare! (è una strategia dominata). Dato che Alice (risp., Bob) confessa, la risposta ottima di Bob (risp., Alice) è mentire. Dato che Alice (risp., Bob) mente, la risposta ottima di Bob (risp., Alice) è mentire. Siccome Alice e Bob non possono comunicare, l’unico equilibrio di Nash è tale che tutti e due mentono! (Ma il suo risultato è un esito dove tutti stanno male.) Questo esempio ci aiuta a capire perché, in contesti dove c’è questa interdipendenza strategica, l’equilibrio è un risultato molto negativo per la società nel suo insieme.

Esempio II: “Indovina la metà della M...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher scast_00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Athanasoglou Stergios.
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