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Economia industriale parte II

Primo esonero - prof. A. Castelli A.A. 2014-2015

Che cos'è l'economia industriale (Cabral)

L'economia industriale si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, in particolare del modo in cui le imprese competono tra di loro. Si può dire che lo scopo dell'economia industriale è quello di rispondere a 4 domande:

1. Le imprese hanno potere di mercato?

Possiamo misurare il potere di mercato analizzando i profitti (ipotizzando che i costi siano proporzionali alla quantità prodotta). Se quindi i profitti sono bassi, il potere di mercato sarà molto limitato (Harberger studiando l'America). Se in un settore industriale c'è libertà di entrata il grado di potere di mercato non potrà mai essere particolarmente rilevante in quanto se un'impresa aumenta i prezzi (sopra i costi) c'è sempre spazio per un'altra impresa che vende a prezzi più bassi (non inferiori ai costi). Il potere di mercato quindi non può durare a lungo. (Scuola di Chicago).

Altri non sono della stessa visione. Va da sé che in molti mercati le imprese non hanno potere di mercato o ne hanno in misura molto limitata. Ciò che conta è che almeno in alcuni settori industriali esiste un grado rilevante di potere di mercato.

2. Come lo acquisiscono e lo mantengono nel tempo?

Detenere il potere di mercato significa ottenere maggiori profitti. Per un'impresa conservarlo è quindi un obiettivo strategico molto importante.

  • Ottenere monopolio legale che consente di fissare prezzi alti senza che concorrenti possano entrare nel mercato.
  • Comportamenti strategici (politiche di marketing). Es. Harley Davidson che è riuscita a mantenere il potere di mercato nonostante le auto giapponesi siano di gran lunga superiori poiché ha portato avanti un'intelligente politica di marketing, sponsorizzano raduni che recano lei una pubblicità gratuita ed imponente, innovando in maniera lenta i propri prodotti in modo che diventino una sorta di oggetti di culto.

Come mantenerlo nel tempo (vero problema):

Es. Coca Cola: la Coca Cola detiene il 90% del mercato italiano delle bibite analcoliche al gusto cola. Ha mantenuto tale fetta attraverso una politica di sconti selettivi (prometteva sconti ai grossisti se essi promettevano di aumentare la quantità venduta, a spese quindi della concorrenza).

3. Quali sono le conseguenze del potere di mercato?

Dal punto di vista dell'impresa, la detenzione di potere di mercato implica maggiori profitti e quindi maggior valore dell'impresa stessa. Dal punto di vista del benessere sociale le cose sono più complicate.

Fissare un prezzo elevato comporta un trasferimento di risorse dai consumatori alle imprese. Se dal punto di vista del benessere sociale volessimo dare più valore al surplus del consumatore, vediamo come il potere di mercato si traduce in qualcosa di negativo. Fissare un prezzo elevato comporta inefficienza allocativa delle risorse. Tariffe aeree elevate fanno sì che alcuni potenziali utenti non acquistino il biglietto anche se il costo per trasportarli sarebbe molto basso.

Vi è poi un altro problema. Le imprese che detengono di un elevato potere di mercato hanno meno incentivi ad essere efficienti perché non temono la concorrenza. (inefficienza produttiva)

4. Ruolo delle politiche pubbliche

Evitare le conseguenze negative derivanti dalla detenzione di potere di mercato. In tale ambito le politiche pubbliche possono essere suddivise in due grandi categorie: regolamentazione e antitrust.

La regolamentazione si riferisce quindi al caso in cui un'impresa detiene un potere di mercato o quasi e le sue azioni (esempio il prezzo che fissa) sono supervisionate da un regolamentatore.

Paradigma struttura-condotta-risultato

La maggior parte degli economisti analizza i settori industriali facendo riferimento a questo paradigma. Innanzitutto si prendono in considerazione gli elementi che caratterizzano la struttura del mercato: (numero acquirenti e venditori, grado differenziazione prodotto). Poi si presta attenzione alla condotta tipica delle imprese in quel determinato settore industriale (politiche prezzo, pubblicità, posizionamento prodotto). Infine si valuta il livello di efficienza e competitività del settore.

Nesso causalità: la struttura del mercato determina la condotta delle imprese che a sua volta determina l'equilibrio del mercato e la performance delle imprese stesse.

Obiettivi della politica della concorrenza ed altre politiche pubbliche (Antitrust)

Il benessere sociale economico è dato dalla somma fra il surplus dei consumatori e quello dei produttori. Il surplus dei consumatori non è altro che la somma del surplus di tutti i consumatori che acquistano su un dato mercato. Il surplus dei produttori è la somma di tutti i profitti realizzati dai produttori nell'industria.

A parità di tutte le altre condizioni quindi un incremento del prezzo di vendita del bene riduce il surplus dei consumatori ed aumenta quello dei produttori. Solitamente accade che l'aumento dei profitti delle imprese (conseguenti all'innalzamento del prezzo) non compensa la corrispondente riduzione del surplus dei consumatori e quindi il benessere sociale è massimo quando il prezzo di mercato scende fino al costo marginale e si riduce man mano che il prezzo aumenta fino ad eguagliare quello di monopolio (p massimo che le imprese vogliono praticare).

È difficile dire se le autorità a tutela della concorrenza privilegino l'obiettivo dei consumatori o quello del surplus totale. Sebbene l'uso di un criterio piuttosto che di un altro non comporti molte differenze nelle decisioni delle agenzie antitrust, rimane il problema di quale tra i due dovrebbe essere l'obiettivo più appropriato per la politica della concorrenza.

L'autorità spesso privilegiano il benessere sociale. Tuttavia diverse ipotesi reggono la tesi che debbano essere rivolte a favore dei consumatori. Prima fra tutte è la tesi che i consumatori non sono in grado di organizzare un'azione comune (ad esempio chiedere prezzi più bassi) sia perché i costi sono ingenti, sia perché c'è un problema di free-riding in quanto i benefici ricadrebbero anche su coloro che non hanno sostenuto i costi. Anche se tale tesi è molto forte, così come le altre, c'è un problema di fondo. Il benessere del consumatore non tiene conto dei profitti delle imprese. Oggi la maggior parte delle imprese è partecipata proprio dai consumatori stessi (fondi pensionistici, di investimento). I dividendi sono quindi distribuiti ad un vasto numero di cittadini che

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ALEFormia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Castelli Annalisa.
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