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Evoluzione e ambiente, una breve storia

Il processo di globalizzazione subisce una rapida accelerazione con la scoperta dell’America, esportazione di modelli economici, politici e culturali in realtà diverse, trasformazione dell’ambiente e del contesto di vita originario delle popolazioni locali (a volte con conseguenti danni di rilievo). Il processo di globalizzazione ha sempre accompagnato l’uomo, ad oggi produce effetti negativi se non rispetta l’obiettivo di massimizzare il benessere sociale.

Paesaggio e cultura

Anche il paesaggio è nella maggior parte dei casi un prodotto culturale dell’essere umano, specialmente a partire dall’accelerazione della storia umana a svantaggio di quella naturale (a partire dagli anni ’70).

Rivoluzione industriale

A partire dalla rivoluzione industriale, si modificano drasticamente i nostri sistemi economici, culturali, produttivi e di consumo. Nasce la società dell’opulenza e dei consumi e i nostri modelli (culturali) di vita iniziano ad avere un peso rilevante sull’ambiente. I bisogni mutano e si moltiplicano rapidamente in un circolo continuo. Ai bisogni assoluti si aggiungono i bisogni relativi, insaziabili perché percepiti in relazione agli altri. Aumentano anche gli sprechi e i rifiuti.

Anche i modelli alimentari si modificano, in relazione alla maggiore disponibilità di prodotti provenienti da tutto il mondo e alle nuove tecniche di coltivazione che consentono di produrre sotto particolari condizioni (e spesso elevato dispendio energetico) prodotti tipici di altre realtà. Ad esempio, il nostro modello alimentare si fonda sulla carne di bovino (paesi occidentali in generale); l’impatto ambientale dell’alimentazione occidentale ha un impatto maggiore sulla natura (la catena di produzione della carne comporta maggiore dispendio, e coltivazione di mais per produrre alimenti per gli animali stessi, ingenti quantità di acqua).

Evoluzione e ambiente, dalle origini a oggi

Ecosistemi e umanità

Ecosistemi, l’uomo è parte degli ecosistemi, ma è anche in grado di assoggettare l’ambiente alle proprie esigenze, di dominarlo. Diversamente nelle prime fasi dell’evoluzione umana l’ambiente e l’ecosistema esercitava un'enorme influenza sull’uomo (l’uomo per millenni è stato ‘prigioniero’ del clima, della fauna e della flora, di un equilibrio da cui era impossibile prescindere o allontanarsi).

  • Circa 3 miliardi di anni fa si sono realizzate le condizioni per il sorgere delle prime forme di vita sulla terra (che esiste da 4,5 miliardi e mezzo di anni).
  • L’essere umano è un’acquisizione recente dell’evoluzione (homo sapiens si sviluppa a partire da 500.000-300.000 anni fa).
  • Inizialmente l’essere umano (homo sapiens) era nomade-predatore-raccoglitore. L’ambiente prevaleva sull’essere umano.
  • Circa 13.000 anni fa è avvenuto il passaggio da nomadismo a sedentarietà, rivoluzione agricola a partire dalla Mezzaluna fertile (con l’addomesticamento di animali e piante), l’uomo inizia a prevalere sulla natura.

L’addomesticamento di piante e animali in particolare ha consentito lo sviuppo dell’agricoltura e zootecnia, la creazione di surplus alimentari ed energetici, nasce la società, nascono nuove attività e nuove categorie, ruoli; aumenta la popolazione e si riducono le migrazioni; vengono sviluppati anticorpi ai principali agenti patogeni per effetto del passaggio all’uomo di malattie di origine animale; si sviluppa la scrittura.

Localizzazione dell'evoluzione umana

Perché questo passaggio avviene proprio in Eurasia? In Eurasia erano presenti molte specie animali e vegetali addomesticabili (33/56 totali delle specie erbacee a seme grosso, oltre a specie mammifere sfruttabili dall’uomo), motivo per cui questa transizione è avvenuta prima qui rispetto ad altri luoghi (in America erano presenti solo 2 specie erbacee a seme grosso, e fra gli animali, gli unici addomesticabili erano il cane, il lama e l’alpaca). Inoltre, la disposizione est-ovest dell’Eurasia facilita la diffusione di tecniche di agricoltura e allevamento (poiché il clima è stabile, diverso in America e Africa, la cui disposizione è nord-sud).

Le popolazioni dell’America/Africa rimangono ‘indietro’ perché possiedono minori risorse e vengono annientate dagli Europei proprio a causa di malattie esportate in quelle aree (es conquista del Messico di Cortes in nome della Spagna nel 1521, o conquista del Perù di Pizarro nel 1532 sempre in nome della Spagna). Importante ai fini dell’evoluzione umana la capacità di riadattamento e flessibilità.

Impronta ecologica

Tutto ciò determina tuttavia l’innestarsi di un ciclo di conquista, sfruttamento e abbandono in relazione in particolare all’abbattimento delle foreste (per ottenere nuovi spazi in cui coltivare piante e allevare animali). In generale cresce la popolazione e si riduce la capacità di carico del pianeta (emergono le prime problematiche ambientali relative alla salinizzazione dei terreni, erosione e desertificazione, aventi portata locale e circoscritta, es foreste del Sahara e Medio Oriente trasformate in deserto).

L’ambiente inizia pian piano ad essere modificato attraverso la costruzione di dighe, e strutture per l’irrigazione per esempio. Fino al 1500 i processi di crescita di PIL e popolazione sono molto lenti così come le innovazioni tecnologiche, dal 1500 e in particolare dal 1820, popolazione e PIL iniziano a crescere molto velocemente.

L'impatto della rivoluzione industriale

Ma è con la Prima rivoluzione industriale che l’impatto dell’uomo sulla natura da marginale diviene preoccupante (dalla rivoluzione industriale a oggi il consumo delle risorse e la produzione di energia è stato maggiore rispetto a tutta la storia dell’uomo). Si passa infatti da un regime energetico di tipo somatico/manuale (utilizzo di forza muscolare), in cui l’energia meccanica proviene dal lavoro dell’uomo e la fonte energetica per eccellenza sono piante e animali (energia chimica) a un regime energetico di tipo esosomatico/meccanico/industriale, in cui l’energia meccanica proviene non dall’uomo ma dalla macchina (es motore a vapore, poi a scoppio) e la fonte energetica per eccellenza non è l’energia chimica degli elementi ma l’energia chimica dei combustibili fossili.

Si affermano dunque tutta una serie di processi: industrializzazione, urbanizzazione, inquinamento dell’atmosfera, dei suoli e delle acque, nuove infrastrutture, utilizzo di fertilizzanti, sovrapproduzione. Prima della rivoluzione industriale, il sole come fonte energetica universale (risorse rinnovabili), grandezza flusso, su cui le nostre scelte non possono influire, non abbiamo potere decisionale sulla grandezza flusso, ogni mese riceviamo un certo quantitativo di calore ed energia dal sole, la quantità di energia che arriva sulla terra è data (paragone con stipendio mensile). L’uomo rispetta il ciclo naturale, la potenza energetica è limitata, così come l’impatto sulla natura.

Dopo la rivoluzione industriale, combustibili fossili, (ma anche altre risorse come quantità di pesce, risorse non rinnovabili o rigenerabili in maniera lenta); grandezze stock; attraverso le nostre scelte possiamo stabilire il flusso di estrazione/uso di tale bene. Le nostre scelte incidono sulla durata del bene, sullo stock, e possono determinare la sopravvivenza della risorsa (se flusso di estrazione è compatibile con flusso di rigenerazione della risorsa) o il suo esaurimento. Abbiamo un potere decisionale rispetto a queste risorse, possiamo decidere l’entità del flusso di utilizzo ed estrazione della risorsa stessa.

Parallelamente, l’uomo costruisce convertitori energetici sempre più potenti, che consentono a parità di risorse, a parità di flusso, di produrre più elevate quantità di energia. L’uomo smette di rispettare il ciclo naturale della natura, le attività produttive e industriali non sono più vincolate alla vicinanza a fonti energetiche, la potenza energetica sviluppata aumenta e l’impatto umano sull’ambiente inizia ad essere rilevante e non più limitato a livello locale, bensì globale, nonché qualitativamente e quantitativamente diverso rispetto al passato (es aumento del reddito e della popolazione dal punto di vista quantitativo, aumento dei rifiuti a causa della modifica della abitudini, dei sistemi produttivi e dei bisogni dal punto di vista qualitativo, maggiore impronta ecologica dell’uomo o ancora es della rivoluzione verde).

Impronta ecologica e l’identità IPAT

Modello IPAT, modello economico che ci consente di valutare impatto ambientale dell’attività umana, proposto nel 1972 da Paul Ehrlich e John Holdren nel libro "Impact of population growth". Gioca su 4 variabili fondamentali: impatto ambientale totale, popolazione, benessere economico e tecnologia (Identità IPAT). Importanti i concetti di intensità d’uso e variabile scala (grandezza flusso).

Importante anche il concetto di impronta ecologica dell’uomo o footprint (area biologicamente produttiva di mare e terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da un individuo o da una popolazione e assorbire i rifiuti). La biocapacità o capacità di carico del pianeta o carrying capacity attuale del pianeta è 12 miliardi di ettari globali ed è un elemento dinamico, dipendente dall’impronta ecologica. Emerge il problema di equità intragenerazionale e intragenerazionale (se sfrutto più risorse di quante il pianeta riesca a rigenerare consumo anche quelle destinate ad altri popoli o alle generazioni future). Ad oggi l’impronta ecologica della popolazione mondiale è 18,2 miliardi di ettari globali.

Variabili chiave ed impatto ambientale

Partiamo dalla considerazione di 2 variabili chiave in relazione all’impatto ambientale che sono popolazione (variabile scala) e impatto pro capite (variabile intensità), ossia quanto ciascun individuo consuma e la tecnologia di produzione. Modello sviluppato negli anni '70 in relazione alla forte crescita della popolazione (aumento del carico antropico). La crescita della popolazione dipende da fattori economici (figli come forza lavoro), sociali e religiosi (età matrimonio, usanze…), ambientali (riduzione della fertilità causa inquinamento nelle economie sviluppate).

Negli anni ’70 per la prima volta ci si rende conto che il sistema ambientale e quello economico non sono indipendenti ma legati da un rapporto dinamico di interdipendenza reciproca, il concetto tradizionale di crescita economica entra in una crisi irreversibile (in relazione alle crisi petrolifere, pubblicazione di saggi e rapporti, movimenti di contestazione). È importante distinguere fra ambiente e risorse. Il problema delle risorse può essere superato grazie all’impiego di nuove tecnologie alternative e l’individuazione di nuovi regimi energetici; diversa è la capacità di carico del pianeta (anche se noi smettessimo di sfruttare le risorse non rinnovabili e produrre rifiuti, alcuni processi di alterazione ambientale potrebbero già essersi innescati); ancora, un’altra variabile da considerare è la qualità della vita/sviluppo umano (es se trovassimo il modo di produrre senza vincoli qualsiasi quantità di alimenti, allora la popolazione aumenterebbe a ritmi iper esponenziali).

Il ciclo naturale (ciclo del carbonio) garantisce un equilibrio in termini di CO2 (bilancio della CO2 è in equilibrio grazie ai meccanismi di fotosintesi e respirazione: il carbonio inorganico tramite la fotosintesi è convertito in carbonio organico, che si trasferisce nei vari esseri viventi; con la respirazione cellulare il carbonio organico viene in parte riconvertito in carbonio inorganico, altra parte, quando esseri viventi muoiono vengono decomposti da funghi e batteri e trasformano il carbonio organico in carbonio inorganico), sono le emissioni di CO2 da parte dell’uomo ad alterare questo equilibrio (la combustione dei combustibili fossili scompensa questo ciclo naturale, aumentano la quantità di carbonio inorganico nell’atmosfera, o CO2).

Il modello IPAT (molto importante data la scarsità di strumenti analitici che permettano di definire l’impatto umano sull’ambiente) specifica che l’impatto ambientale può essere espresso come prodotto fra 3 fattori: Ricchezza (consumo o produzione pro capite), Popolazione e Tecnologia (impatto per unità di consumo o produzione).

I=PxAxT Identità IPAT Nessuna delle 3 variabili può esser considerata in maniera indipendente rispetto alle altre, l’Impatto finale è frutto dell’interazione delle 3 variabili (altro esempio di grandezza i cui componenti non possono essere considerati disgiuntamente è l’elasticità, o ancora esempio di acquisto di una macchina euro 6 invece di una vecchia macchina che consuma molto, ma se percorro molti più km il mio impatto ambientale aumenta).

Nessuna delle 3 grandezze è responsabile singolarmente dell’impatto ambientale umano, ma la combinazione delle 3. Se A cresce mentre P e T rimangono costanti, non è corretto dire che la variazione nell’impatto è dipesa solo da A, poiché P e T, pur rimanendo immutati, determinano l’effetto scala. Allo stesso modo, un miglioramento della tecnologia non è detto si trasformi in un minor impatto totale. Se questo si trasforma in una riduzione d’impatto dipende da quale delle tre forze prevale in termini di intensità di variazione.

È necessario uno studio approfondito di quali sono le variabili che influenzano Popolazione, Pil pro capite e Tecnologia. Dobbiamo prendere in considerazione altre variabili che possono influenzare P, A e T.

  • Per esempio, la dinamica dei prezzi (se il prezzo di una risorsa tende ad aumentare, es di una risorsa non rinnovabile al ridursi dello stock, ciò comporta un minor consumo e conseguentemente un maggiore incentivo a investire in innovazione, ricerca e sviluppo altro esempio maggiore domanda di oro, maggiore prezzo oro, maggiore sfruttamento delle miniere d’oro che erano state abbandonate).
  • Ancora, crescita del reddito e crescita della popolazione maggiore alla crescita del reddito dovuta alla riduzione del tasso di mortalità maggiore dell’abbassamento del tasso di natalità (trappola della povertà).

Importante in relazione a ciò la Curva EKC, Environmental Kuznets Curve (Kuznets importante perché parte di un grippo di studio che ha contributo a individuare l’indicatore PIL, introdotto per la prima volta in relazione alla necessità di riconversione economica del dopoguerra), relazione tra aumento del reddito pro capito e aumento dell’inquinamento (peggioramento qualità risorse naturali) e aumento dell’iniquità distributiva del reddito.

Individua una regolarità statistica (valuto come le variabili si modificano, non cerco rapporti causa effetto fra le stesse, ricerca di una linea di interpolazione fra i punti individuati e ricerca di una eventuale regolarità di una funzione rappresentativa, individuazione di una funzione storica nel corso del tempo, per esempio, o comparazione a tempi costanti fra paesi diversi), non una e propria relazione fra variabili. Relazione tra crescita del reddito ed equità distributiva (tasso di povertà, indicatore di equità distributiva è indice di Gini, curva di Lorentz, rapporto fra percentile più alto e percentile più basso di una popolazione in relazione al reddito).

Egli si rende conto che a maggiore reddito corrisponde maggiore iniquità distributiva, ma con una velocità che tende a ridursi, oltre un certo punto un aumento del PIL crea maggiore equità distributiva e la tendenza si inverte (relazione rappresentata da una funzione quadratica, una parabola). La curva di Kuznets ambientale al posto di avere su asse ordinate l’iniquità distributiva ha il deterioramento ambientale (vari indicatori es deforestazione, emissioni pro capite di CO2, rifiuti pro capite prodotti, totale di aree protette), la relazione individuata tuttavia è la medesima.

Nella prima fase di crescita, reddito e ambiente vanno in direzioni opposte, da un certo momento in poi la crescita sembra andare di pari passo con la qualità ambientale. Tornando all’identità IPAT, se la ricchezza pro capite aumenta, nel lungo periodo, a parità di P e T, l’impatto ambientale si riduce. Allora è necessario sostenere la crescita in modo tale da ridurre di conseguenza l’impatto ambientale. A può comportare un I in quanto T diminuisce più di quanto non sia aumentato A OPPURE perché cambia la composizione del reddito, compriamo beni diversi con minore impatto ambientale (ristrutturazione del sistema produttivo (es fase iniziale crescita sviluppo settore primario, seconda fase industrializzazione e terza fase sviluppo dei servizi e declino del settore agricolo, dematerializzazione dei processi produttivi, che rappresenta una percentuale bassa del PIL, minore impatto ambientale; modificazione della composizione del reddito dovuta anche al maggior benessere economico, modifica delle proprie preferenze, maggiore impegno per lotte ambientali quando non vi è necessità di soddisfare i bisogni primari).

La curva di Kuznets si è dimostrata vera solo per alcune tipologie di indicatori ambientali, non per tutti. Ad es aumento di CO2 in relazione a unità di PIL prodotto (ogni $ di PIL prodotto), in questo caso relazione ingannevole in quanto impatto è unitario, mentre a noi interessa l’aumento di CO2 nella sua globalità, reddito pro capite aumenta, popolazione allora è costante o cresce ma Pil cresce più velocemente della popolazione, inverso trappola povertà.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matildedefilippis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica dell'ambiente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Bimonte Salvatore.
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