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Negoziazioni di beni privati per gestione caratteristica: operazioni di acquisto e

- vendita di merci e servizi che sono ceduti da soggetti privati; si svolgono di norma

secondo la forma dello scambio monetario, ossia mediante lo scambio di un bene a fronte

di una quantità di moneta, il prezzo complessivo, che si determina moltiplicando il

volume di bene scambiato per il prezzo unitario; in altri rari casi lo scambio avviene

tramite la forma del baratto. Nello scambio monetario il prezzo può essere pagato al

momento del perfezionamento del contratto o in un tempo successivo, nel qual caso per il

venditore sorge un credito di regolamento e per il compratore un debito di regolamento.

Altre condizioni di scambio rilevanti sono la qualità del bene, le condizioni di consegna,

le garanzie, le condizioni di assistenza tecnica pre e post-vendita e le penali a carico delle

parti in caso di mancato rispetto di quanto pattuito. Gli scambi si possono svolgere come

singole operazioni isolate o come parte di accordi che prevedono più scambi su anche

temporali lunghi. Per gestione patrimoniale: investimento consistente in acquisto di beni

da reddito e rivalutazione

Negoziazioni di beni pubblici: i contenuti delle operazioni sono vincolati dalla

- normativa pubblica, lasciando margini praticamente nulli alla negoziazione in senso

proprio.

Negoziazioni di lavoro: suscitate dalle operazioni di organizzazione, si sostanziano in

- contratti che l’impresa stipula con i prestatori di lavoro. Riguardo alle retribuzioni si

negoziano la retribuzione periodica fissa; la retribuzione variabile legata ai risultati

personali, di gruppo, complessivi di impresa; il trattamento di fine rapporto e il

trattamento pensionistico. Sono negoziazioni critiche a livello di assetto istituzionale di

impresa ma anche a livello di sistemi economici locali, nazionali e sopranazionali, quindi

sono inseriti in un quadro di normativa speciale e contrattazioni svolte a livello nazionale,

settoriale, aziendale e personale.

Negoziazioni Di capitale di rischio: per gestione finanziaria: consistono nell’acquisire

- la disponibilità di mezzi monetari a titolo di capitale proprio; i conferenti apportano

mezzi monetari all’impresa attendendosi una rimunerazione correlata ai risultati residuali

dell’impresa e quindi incerta. In caso di utili, i conferenti decidono quanta parte

distribuire e quanta trattenere per alimentare lo sviluppo dell’impresa; il rimborso del

capitale proprio, invece avverrà al momento della cessazione della vita dell’impresa sotto

forma guadagno in conto capitale. Il conferimento dà inoltre diritto di voto nelle

assemblee dei conferenti, organi ai quali sono riservate le decisioni essenziali per la vita

dell’impresa. L’oggetto di queste negoziazioni comprende, oltre che l’importo del

conferimento e la durata prevista dell’impresa, le modalità di retribuzione periodica, di

partecipazione al governo economico dell’impresa, di trasferimento ad altri delle quote di

capitale di rischio. Per gestione patrimoniale: investimento in acquisto di azioni

puntando sulla distribuzione dei dividendi e sui guadagni in conto capitale.

Negoziazioni Di capitale di prestito per gestione finanziaria: hanno per oggetto

- l’acquisizione e la cessione di mezzi monetari destinati alla copertura dei fabbisogni

finanziari delle aziende, quindi la disponibilità di una certa quantità di mezzi monetari per

un certo periodo di tempo. Il soggetto che lo riceve si impegna a rimborsarlo entro certi

tempi e concorda di pagare un prezzo sotto forma di interessi passivi proporzionati alla

quantità di denaro ricevuta in prestito, alla durata della disponibilità e al livello di rischio

che il conferente di capitale attribuisce alla negoziazione; il tasso di interesse può essere

fisso o variabile (es. per inflazione). Il ricorso al capitale di prestito si può realizzare in

diversi modi: da aziende di credito, altre imprese, famiglie, conferenti di c.d.r.; tramite

mutui bancari, emissioni obbligazionarie, scoperti di conto corrente; con tempi di

rimborso brevi o estesi a diversi anni. Le relative valutazioni e scelte fanno parte della

gestione finanziaria. Per gestione patrimoniale: investimento in titoli di Stato o

obbligazioni emesse da imprese rappresentato da un deposito in conto corrente, forma di

conferimento di capitale di prestito.

Negoziazioni Di rischi particolari o contratti di assicurazione; volte a coprire in forme

- varie i danni derivanti da possibili eventi negativi nell’ambito della gestione

caratteristica, patrimoniale e di determinati aspetti della gestione tributaria.

Alcuni concetti chiave per la corretta analisi di tutti i tipi di negoziazioni sono:

-I costi di transizione: quando si svolge una negoziazione, i soggetti coinvolti sostengono dei

costi di attivazione e di gestione della negoziazione, denominati costi di transazione, i quali

nascono essenzialmente dal fatto che le parti coinvolte nella negoziazione operano in situazioni

di razionalità limitata e dispongono di spazio per comportamenti opportunistici.

-L'assimetria informativa: le parti coinvolte inoltre si trovano in situazioni di asimmetria

informativa, che può stimolare comportamenti opportunistici e talvolta blocca addirittura lo

svolgimento della negoziazione. Per colmare tale asimmetria si sostengono costi di transazione.

-Gli investimenti specifici: per mantenere relazioni di lungo periodo una delle parti è spesso

indotta ad effettuare investimenti specifici, il cui valore può azzerarsi nel momento in cui la

relazione si interrompe. Chi effettua tali investimenti, dunque, lega le proprie sorti a quelle della

controparte contando di trarne vantaggi e correndo allo stesso tempo rischi addizionali.

-La forza contrattuale: le due parti infine possono presentarsi con forza contrattuale, ovvero

con capacità di influenza nei confronti dell’altra parte più o meno equilibrate.

Un fornitore ad esempio ha grande forza contrattuale se non ha concorrenti, offre un prodotto

critico e non sostituibile, ha effettuato investimenti specifici per il cliente e gode di vantaggio

informativo.

3.2.2.Le attività di configurazione dell'assetto istituzionale

Sono operazioni che determ inano il disegno complessivo dell’impresa: la sua nascita,

configurazione di base, trasformazioni e cessazione. L’assetto istituzionale in un certo momento

di vita dell’impresa è dato dalla configurazione di soggetti nell’interesse dei quali l’azienda si

svolge, dai contributi forniti da tali soggetti e ricompense ottenute, dalle prerogative di governo

economico che fanno loro capo e dai meccanismi e strutture che regolano le correlazioni tra i

contributi e le ricompense e attraverso i quali si esercitano le prerogative di governo economico.

Le attività di configurazione dell'assetto istituzionale sono di primaria importanza le scelte di

configurazione del capitale proprio, le scelte in merito alla configurazione complessiva

dell’organismo personale e alle modalità di partecipazione dello stesso a decisioni e risultati

residuali. Sono di rilevanza anche le operazioni di gestione dei meccanismi e delle strutture

istituzionali, cioè le scelte di fondo compiute con la configurazione dell’assetto istituzionale

influenzano le altre classi di operazioni.

3.2.3 La gestione caratteristica

La gestione caratteristica è l'insieme delle operazioni di gestione che identificano la

funzione economico-tecnica tipica di ciascuna azienda.

Ad esempio in un'impresa manifatturiera

Acquisizione di fattori produttivi→ trasformazione fisico-tecnica→vendita dei prodotti

Raccoglie tutte le operazioni che servono per svolgere l’oggetto sociale della nostra società .

Essa origina costi e ricavi e per differenza un risultato residuale chiamato reddito operativo della

gestione caratteristica. La gestione caratteristica di un'impresa manifatturiera si articola nelle

seguenti coordinazioni economiche parziali INTERDIPENDENTI TRA LORO:

Operazioni di ricerca e sviluppo: attività volte a configurare le caratteristiche del

– prodotto e le modalità di svolgimento dei processi di fabbricazione; si applicano

competenze di tipo tecnico e ingegneristico.

Operazioni di acquisto di merci e di servizi destinati alla produzione: si differenziano

– gli acquisti di impianti e attrezzature destinate a perdurare per lunghi periodi, materie

prime e servizi privati; si applicano competenze di tipo tecnico e commerciale.

Operazioni di fabbricazione: attività di lavorazione ed assemblaggio, programmazione

– della produzione, controllo di qualità, installazione e manutenzione; sono richieste

competenze tecniche e capacità di valutazione di convenienza economica.

Operazioni di commercializzazione: vendita dei prodotti massimizzando la

– convenienza economica; la funzione commerciale è spesso divisa in funzione vendite e

funzione marketing; le competenze necessarie sono di tipo commerciale, di capacità di

valutazione della convenienza economica e tecniche.

Operazioni di logistica: operazioni svolte per trasportare, immagazzinare e movimentare

– materie prime, semilavorati e prodotti finiti; le competenze richieste sono

multidisciplinari e ricoprono esigenze tecniche, amministrative e commerciali.

La gestione caratteristica può anche essere analizzata per processi trasversali, ossia per insiemi

di operazioni accomunati da un forte obiettivo comune e trasversali alle funzioni nel senso che

per il loro perseguimento sono richiesti contributi da tutte le funzioni. Essi sono: processi di

sviluppo di nuovi prodotti e di evasione degli ordini provenienti dai clienti. La gestione

caratteristica suscita inoltre vari insiemi di negoziazioni sotto elencati.

3.2.4. La gestione finanziaria

-La gestione finanziaria è la parte dell’attività d’impresa volta a coprire il fabbisogno

finanziario, ossia il fabbisogno di mezzi monetari necessari per avviare l’impresa e

sostenerne lo sviluppo.

-Il fabbisogno finanziario deriva dai costi e pagamenti che l’impresa deve sostenere prima di

poter conseguire i relativi ricavi e incassi, esso è tanto più elevato quanto più alti sono gli

investimenti richiesti, quanto più lunghi sono i cicli produttivi, quanto più brevi sono i termini di

pagamento nei cfr. dei fornitori e quanto più lunghi sono i termini di pagamento concessi ai

clienti. In alcuni casi si origina un fabbisogno finanziario nullo o un surplus di mezzi monetari,

ma la regola è che l’impresa ha bisogno di finanziatori per coprire il proprio fabbisogno.

-Il fabbisogno finanziario può essere coperto ricorrendo a capitale proprio (di rischio) e capitale

di prestito. La gestione finanziaria in senso lato è l’insieme di operazioni volte a coprire il

fabbisogno finanziario delle imprese mediante capitale proprio e capitale di prestito ; la gestione

finanziaria in senso stretto riguarda solo il ricorso al capi tale di prestito.

La gestione finanziaria si compone di diversi insiemi di attività: previsione ed analisi

– del fabbisogno finanziario, combinazione ottimale di ricorso al capitale di rischio e

prestito, attuazione delle negoziazioni, gestione dei relativi contratti.

Classi di negoziazioni:

• -Le negoziazioni di capitale proprio: gestione del capitale di rischio (decisioni di

copertura del f.f. e decisioni di assetto istituzionale poiché al c.d.r. sono collegati i

diritti di proprietà e di governo dell’impresa; comporta costi rappresentati dalla

rimunerazione attesa dai conferenti e dalle commissioni a momento della raccolta)

• -Le negoziazioni di capitale di prestito: gestione dei debiti di prestito (produce

costi sotto forma di interessi passivi, prezzo pagato per poter disporre di un certo

ammontare di denaro)

3.2.5 La gestione patrimoniale

La gestione patrimoniale è l'insieme delle attività di investimento di risorse monetarie eccedenti

pro tempore i fabbisogni della gestione caratteristica al fine di trarre redditi addizionali a quelli

già prodotti. Inoltre è la combinazione economica parziale finalizzata alla produzione di

redditi addizionali rispetto a quelli della gestione caratteristica mediante l’impiego di

disponibilità originate dal risp armio .

→Mezzi monetari in eccesso rispetto a quelli richiesti dalla gestione caratteristica→ impiego di

disponibilità originate dal 'risparmio'

-A seconda della durata dell’eccesso di risorse, esse possono essere impegnate in investimenti in

titoli di debito pubblico, acquisizione di partecipazione nel capitale proprio di altre aziende,

acquisto di immobili concessione ad altre imprese o allo Stato di crediti di finanziamento.

Vengono prodotti redditi addizionali e attivate negoziazioni di beni, credito di prestito e

pagamento.

→In corrispondenza alla scelta di investimento →negoziazioni di capitale di prestito e di

rischio, di beni privati

Da ricordare: tutti gli investimenti della gestione patrimoniale si ispirano all’obiettivo di

ottenere proventi netti positivi ma comportano cosi accessori certi, rischi di non rimunerazione e

di perdite in conto capitale; è quindi possibile che i risultati netti siano negativi.

3.2.6 La gestione assicurativa

La gestione assicurativa suscita tipicamente negoziazioni di rischi specifici: infatti ogni

istituto è soggetto ad un rischio economico generale, connaturato nella sua natura, e a rischi

particolari, relativi a limitati insiemi di accadimenti economici dell’istituto e definibili

nell’oggetto, nella probabilità di manifestazione e nella grandezza economica del connesso

danno. I rischi specifici sono negoziabili a fronte del pagamento di premi di assicurazione, quindi

un soggetto della negoziazione è solitamente un’impresa di assicurazione. L’assicurazione di

alcune categorie di rischi specifici può essere giudicata di pubblico interesse ed essere quindi

soggetta a regolamentazione pubblica o far capo direttamente alle pubbliche amministrazioni.

3.2.7 La gestione tributaria

La gestione tributaria è l'insieme delle attività di accertamento e liquidazione dei tributi,

derivante dal fatto che ogni impresa è soggetta al pagamento di tributi a fronte del diritto

di fruire dei beni pubblici messi a disposizione dallo Stato; comporta tipicamente costi e

NON ricavi. Si possono distinguere tributi correlabili direttamente ai beni acquisiti, con caratteri

analoghi a quelli dei prezzi pagati per i beni privati; tributi non direttamente correlabili all’uso di

particolari beni pubblici (es. imposte sul reddito e per beni pubblici indivisibili).

3.2.8 Il profilo reddituale e monetario delle gestioni

Il significato economico delle aree di gestione può essere chiarito analizzandone il profilo

reddituale e il profilo monetario.

Analizzare la gestione secondo il profilo reddituale significa indagare il formarsi dei costi

1) e dei ricavi e più in generale dei componenti positivi e negativi di reddito, indagare come

ogni gestione contribuisce al formarsi del risultato residuale, perdita o utile.  gestione

caratteristica e patrimoniale sono gestioni attive, da cui sono attesi risultati residuali

positivi; gestione finanziaria, assicurativa e tributaria sono passive. Un r.r.

complessivamente positivo si ottiene quando la somma del reddito operativo di

gestione caratteristica e patrimoniale è superiore agli oneri complessivi di gestione

finanziaria, assicurativa e tributaria.

Analizzare la gestione secondo il profilo monetario significa studiare i flussi di entrate e

2) uscite, riscossioni e pagamenti suscitati dalle varie classi di negoziazioni: l’impresa è

solvibile (sistematicamente in grado di far fronte con le entrate ai propri impegni di

uscite)?

profilo reddituale e profilo monetario sono interconnessi ma non coincidono poiché:

 • importanti entrate e uscire non corrispondono a costi e ricavi

• molti costi devono essere sostenuti in anticipo rispetto al conseguimento dei ricavi

e delle relative entrate

• molti pagamenti e riscossioni non avvengono in contanti, e i tempi di pagamento

dei debiti di regolamento non sempre coincidono con i tempi di riscossione medi

dei crediti di regolamento.

Per esprimersi sulla redditività occorre capire quanto straordinaria o strutturale sia la

 possibilità di ottenere elevati redditi dalla gestione patrimoniale.

3.2.9 Le attività di organizzazione e di rilevazione

L'organizzazione copre attività riconducibili agli insiemi di progettazione dell’assetto

organizzativo dell’impresa e gestione dei prestatori di lavoro. Il primo insieme consiste nella

progettazione della struttura organizzativa dell’impresa: le scelte in questo ambito sono spesso

codificate in organigrammi e mansionari. Complementare è la progettazione dei sistemi

operativi, suddivisi in sistemi di pianificazione e di programmazione; sistemi di gestione del

personale. Il secondo insieme è l’attuazione dei sistemi operativi di gestione del personale. Tali

sistemi sono progettati in modo tale che l’impresa disponga sempre di un organismo personale

adatto per dimensione e competenze; che le persone siano ricompensate secondo equità e poste

in condizione di crescere personalmente e professionalmente. Occorre coniugare esigenze di

efficienza delle combinazioni economiche con l’esigenza di motivazione delle persone.

La rilevazione è la raccolta, elaborazione e diffusione di dati e informazioni necessari a

prendere decisioni nelle varie aree funzionali e ai vari livelli di responsabilità. Inoltre è

necessaria per decidere come attivare e sviluppare rapporti fra chi porta interessi nei cfr.

dell’impresa e la stessa. Sono output di tali operazioni il bilancio di esercizio, la contabilità dei

costi, le statistiche delle vendite, le analisi di mercati e settori…

3.2.10 Le combinazioni economiche parziali

Le combinazioni economiche generali d’impresa sono articolate in sottoinsiemi denominati

coordinazioni economiche pa rziali

; in un’altra dimensione di analisi si possono invece

individuare quali sottoinsiemi le combinazioni economiche parziali o aree di affari. Le imprese

che operano in diverse aree di affari, o attuano più combinazioni economiche parziali, sono

quelle che hanno compiuto mosse di diversificazione aggiungendo alla gamma di prodotti offerta

una linea molto differente o caratteristiche disomogenee al mercato. Una combinazione

economica parziale è dunque una combinazione prodotto-mercato con propri caratteri

distinti rispetto alle altre combinazioni prodotto-mercato attuate dalla stessa impresa; per

ognuna di esse è possibile calcolare un risultato economico parziale.

- Le imprese che attuano contemporaneamente più combinazioni economiche parziali sono dette

imprese diversificate. Le diverse combinazioni economiche conseguono costi e ricavi in

larga misura specifici. Le varie combinazioni parziali sono avvinte da condizioni di

complementarietà e comunanza; l’articolazione in combinazioni parziali si riflette inoltre nella

struttura organizzativa dell’impresa che diventa una struttura divisionale, articolata per divisioni

corrispondenti alle varie aree di affari. La struttura organizzativa si può articolare anche a

matrice, coesistendo sia le unità organizzative che presidiano le coordinazioni parziali sia quelle

che presiedono le combinazioni parziali.

Nelle imprese diversificate si evidenziano schema generali delle combinazioni economiche

distinguibili in due livelli di diversificazione; le combinazioni di secondo livello si possono

denominare combinazioni economiche elementari o sub-aree di affari. Combinazioni parziali ed

elementari sono sempre connesse da attività comuni, suggerite dall’opportunità di sfruttare

economie di specializzazione, di scala e di raggio d’azione (o di scopo) e che sono segnale di

unitarietà delle combinazioni economiche.

3.2.11 Le varianti per differenti classi di imprese

Le combinazioni economiche sono riconducibili a diversi insiemi di operazioni; a loro volta, i

vari insiemi di operazioni si svolgono in tutte le imprese con peso relativo differente rispetto alla

classe cui appartiene l’impresa.

Op. per acquisire gli input necessari alla produzione; negoziazioni svolte con i

- conferenti di condizioni di produzione  imprese manifatturiere e commerciali

Op. per trasformare gli input in output cedibili ai clienti = op. di trasformazione

- tecnica, fisica, spaziale, logica, simbolica  imprese manifatturiere

Op. per cedere ai clienti i beni offerti; negoziazioni di vendita di merci e servizi

- privati, conferimento di capitale di prestito e di rischio, copertura di rischi

particolari, beni pubblici  imprese manifatturiere e commerciali, imprese che

offrono servizi, imprese di assicurazione, intermediari finanziari; i beni pubblici

sono negoziati dallo Stato, da imprese private che cedono per conto dello stato e

istituti non-profit.

- Op. di impostazione e governo dell’attività aziendale, configurazione dell’assetto

istituzionale aziendale, rilevazione e informazione

3.6 Le relazioni economiche tra le varie classi di istituti: lo scambio

3.6.1 Le relazioni tra le varie classi di istituti

L’ambiente economico in cui un’azienda opera è in larga misura definito dall’insieme delle

aziende con cui essa interagisce e delle relazioni che si instaurano tra le stesse. Tra tutte le classi

di aziende si dà una generale relazione di complementarietà per il comune concorso

all’attuazione dei complessivi processi economici di produzione e consumo. Nel lungo periodo si

manifesta una relazione di complementarietà con caratteri dinamici: si manifestano variazioni

significative dei ruoli relativi svolti dalle varie categorie di aziende.

Le relazioni tra aziende sono determinate inoltre dalla partecipazione contemporanea di

ciascuna persona alle aziende di più istituti: in ciascuna azienda convergono insiemi di interessi

provenienti da persone che sono membri di altre aziende. Si manifesta il carattere di sistemi

sociali aperti, poiché si osservano dinamiche intense di ingresso e uscita di persone.

Le aziende si riuniscono in aggregati variamente formalizzati: le famiglie, istituti primari,

costituiscono la base di aggregati parziali intermedi, che a loro volta confluiscono per parti negli

aggregati nazionali ed internazionali. Le relazioni interaziendali si manifestano soprattutto sotto

forma di prestazioni di lavoro (famiglia- altra azienda); flussi di rimunerazioni (altra azienda-

famiglia); apporti di capitale di risparmio anche in forma di credito in tutte le direzioni, con

corrispondenti flussi di rimunerazione e r imborso; cessioni di beni privati (azienda di produzione

e non-profit – famiglia e azienda composta pubblica) e corrispondenti flussi monetari di

pagamento e riscossione determinati dai prezzi unitari e dai volumi di merci o servizi scambiato

o versamento di contributi e donazioni; flussi di capitale di prestito e corrispondenti flussi di

rimunerazione e rimborso; trasferimenti di rischi parziali a fronte di sinistri e corrispondenti

flussi di premi (altra azienda- settore assicurativo); pagamento imposte e tasse (altra azienda-

azienda composta pubblica); erogazione di beni pubblici (azienda composta pubblica- altra

azienda).

3.6.2 Lo scambio

Mediante lo scambio si attuano i trasferimenti di beni privati a titolo oneroso e si originano le

relazioni di credito di prestito e di assicurazione; altre classi di relazioni e trasferimenti sono le

negoziazioni istituzionali, che comprendono i trasferimenti di capitale di rischio, lavoro e beni

pubblici, beni privati a titolo non oneroso e trasferimenti impliciti. Tuttavia nell’analisi

economica il concetto di scambio si applica a tutti i trasferimenti per analizzarne alcuni aspetti.

Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla specializzazione economica e sulla

proprietà privata e pubblica; lo scambio si attua in forma di scambio monetario, cioè un

corrispettivo dello scambio è moneta o credito monetario. Quando il corrispettivo è invece

rappresentato da merci o servizi si configura lo scambio non monetario, o baratto. Gli scambi si

attuano tra aziende, secondo valutazioni di convenienza economica riferite ad interessi e obiettivi

d’azienda: i singoli scambi fanno quindi parte delle complessive combinazioni economiche

dell’azienda che li attua, le analisi e le decisioni in merito ad essi sono ordinati da insiemi di

analisi e decisioni. Di norma gli scambi sono elementi di mercati, ossia di vasti insiemi di

negoziazioni omogenee; le condizioni definite per ogni scambio risentono delle condizioni del

mercato, quindi per valutare il significato di uno scambio occorre fare riferimento ai contesti

aziendali e di mercato in cui esso si origina.

L’azienda compratrice cede, a fronte del ricevimento di merci, servizi, finanziamenti a titolo di

prestito, moneta o credito monetario; la quantità di moneta o credito monetario è definita dal

prezzo, ossia dal valore monetario attribuito alle condizioni di produzione e di consumo

acquisite. In particolare il prezzo unitario è il valore unitario di scambio attribuito alle

condizioni acquisite; si tratta di prezzo-costo per l’azienda compratrice e prezzo-ricavo per

l’azienda venditrice. Il prezzo unitario è solo una delle condizioni di scambio, cui si aggiungono

le quantità negoziate, la qualità, condizioni di consegna e regolamento, prezzo complessivo.

La teoria dello scambio è connessa alla teoria della moneta, mezzo abituale di regolamento degli

scambi, termine unitario per l’espressione dei valori e capacità di acquisto di chi ne dispone.

Nella costruzione del sistema dei valori che compongono il reddito di esercizio ed il capitale di

funzionamento (valori d’impresa), si distinguono

Valori numerari, valori che esprimono strumenti di regolamento degli scambi, mezzi che

- caratteristicamente sorgono per la funzione tipica della moneta

Valori non numerari, valori che non ineriscono a strumenti di regolamento

-

Le operazioni di scambio infine originano varie forme di credito. Quando le prestazioni

negoziate fondamentali non sono eseguite contestualmente, l’azienda che anticipa la propria

prestazione è creditrice nei cfr. dell’altra. In caso di scambio monetario la prestazione differita è

rappresentata dal pagamento della quantità di moneta corrispondente al prezzo complessivo e si

ha credito monetario; se la prestazione differita ha per oggetto un bene si ha credito in na tura. Il

credito monetario, quando è mezzo temporaneo di regolamento dello scambio, diventa credito di

regolamento o credito numerario. Da esso si distingue il credito di prestito che sorge come

corrispettivo della disponibilità di una data quantità di moneta in un dato periodo di tempo:

oggetto dello scambio è la disponibilità di mezzi monetari, dunque il credito non rappresenta il

prezzo e non è mezzo di regolamento (credito non numerario). Il prezzo in questo caso è

rappresentato dall’interesse, per il quale il prezzo unitario è riferito ad un’unità di durata e ad un

volume unitario del prestito; se l’interesse è regolato in forma posticipata si origina credito di

regolamento monetario.

Capitolo 4- Gli assetti istituzionali

4.1 Un modello generale

L’istituto è visto come un insieme di soggetti che offrono contributi e che ricevono ricompense o

traggono benefici; nel loro insieme tali soggetti compongono la categoria dei portatori di

interessi.

Per la vita duratura di ogni istituto è essenziale un governo unitario, per essere tali ci devono

essere due aspetti:

a) Occorre far si che ogni soggetto conosca il disegno unitario e la parte che può e deve svolgere

nello stesso, efficace per il perseguimento del fine comune.

b) Ad uno ed un solo organo deve essere attribuita la responsabilità delle decisioni ultime, si

tratta di realizzare il principio della unità di comando (Principio della unità del comando).

Si ottiene così un sistema unitario che perduri nel tempo composto da portatori di interessi,

contributi e ricompense. L’istituto si muove in contesti dinamici e le attese dei vari soggetti

mutano nel tempo, per questo occorre prendere decisioni unitarie.

Per un efficace governo bisogna operare scelte contestuali:

Per realizzare un governo efficace occorre:

il SOGGETTO D'ISTITUTO, cioè la persona alla quale è affidato il diritto - dovere di

a) governare un istituto.

i FINI ISTITUZIONALI, cioè le finalità e gli obbiettivi a cui si deve aspirare il soggetto

b) d'istituto.

la STRUTTURA DI GOVERNO, sono i meccanismi e gli organi attraverso i quali si

c) esercita il governo d'istituto.

Combinando questi elementi (a,b,c) si configura l'ASSETTO ISTITUZIONALE, il quale

identifica i soggetti primari e le regole del gioco fondamentali dell'istituto e dell'azienda. Le

scelte di soggetto d'istituto e di strutture di governo sono determinati per attivare rapporti

costruttivi con tutti i portatori si interessi, per assicurare la vita duratura dell'istituto. Quando

sono stabiliti i portatori di interesse, i loro contributi e le loro ricompense tendono ad esserlo

anche il soggetto dell'istituto e le strutture di governo. Quando invece lo sviluppo dell'istituto

richiede che varino i portatori di interesse , i contributi e le ricompense, dovrà modificarsi anche

la decisione in merito a chi debba governare l'istituto e con quali strutture.

4.2.I sistemi di interessi

4.2.1 Lo schema generale

Il punto di partenza di ogni analisi degli assetti istituzionali consiste nell'individuazione dei

portatori di interessi e nella rappresentazione dei rapporti che si instaura con l'istituto.

Applicando lo schema di interessi convergenti negli istituti possiamo constatare:

- Attorno a ciascuno istituto si configura sempre una vasta gamma di interessi di varia natura

(economici, sociali,morali)

- I vari insiemi di interessi sono parzialmente in competizione tra di loro, perché il pieno

soddisfacimento di uno può richiedere il sacrificio di altri

- I contributi provenienti dai veri soggetti sono complementari, ma si possono manifestare

anche parziali fungibilità

- Alcune relazioni sono assimilabili a scambi tra specifiche prestazioni reciproche mentre in

altri casi c'è asimmetria tra ciò che il soggetto da e ciò che il soggetto riceve

- Le varie relazioni sono caratterizzate da differenti rapporti di forza, in particolare, nelle

relazioni di scambio economico è essenziale valutare i rapporti di forza contrattuale che

dipendono da: il grado di concentrazione della domanda e dell'offerta, gli investimenti specifici e

l'asimmetria delle parti.

- Molte delle attese dei soggetti in gioco sono attese implicite, ossia non dichiarate ma sottintese

in base ai valori e alle consuetudini.

4.2.2 Il sistema degli interessi convergenti nell'impresa

Le principali classi di soggetti che offrono contributi alle imprese e che ne ottengono ricompense

sono:

a) una classe di soggetti,

b) i flussi di contributi,

c) i flussi di ricompense,

d) le attese reciproche, esplicite e implicite

e) i vari tipi di contratti che spiegano i rapporti.

I prestatori di lavoro : I prestatori sono coloro che mettono a disposizione tempo,

1) competenze, impegno ed energia, imprenditorialità e creatività, risultati conseguiti e si

aspettano dall’impresa una rimunerazione, condizioni fisiche e sociali di lavoro positivo,

stabilità del rapporto di lavoro, possibilità di svolgere mansioni ricche di contenuto,

stimoli e iniziative, addestramento, formazione e prospettive di progressione. L'impresa

nutre nei confronti dei prestatori di lavoro lealtà, obbedienza, impegno, disponibilità e

auto investimento, orientamento agli obiettivi della posizione e aziendali… [patti

impliciti]-

Si nota che:

- Riguardo ai contratti, nei Paesi ad economia liberista progredita, il prestatore di lavoro gode di

diritti ampi e tutelati ma è sempre soggetto al rischio di perdere il posto;

- La retribuzione è prevalentemente legata a mansione, competenze e performances;

- L’impresa ha il diritto riconosciuto dal prestatore di lavoro di assegnarli compiti ed obiettivi

variabili entro certi campi.

I rapporti di lavoro possono presentare varianti relative al rapporto fra domanda e offerta di

lavoro, agli investimenti specifici effettuati dal prestatore di lavoro, all’osservabilità e

misurabilità di competenze, comportamenti e risultati, al grado di articolazione delle mansioni in

una pluralità di compiti (tasks) fra loro concorrenti. I rapporti di lavoro sono regolati da contratti

collettivi, contratti aziendali e contratti individuali.Rientrano nell'area dei "patti impliciti" le

attese reciproche in merito all'intensità dell'impegno, alla qualità ecc. La partecipazione dei

prestatori di lavoro ai risultati residuali dell’impresa si può realizzare in svariate forme esplicite

o implicite. I prestatori di lavoro possono partecipare sia al risultato reddituale sia al governo

dell’impresa adottando apposite forme giuridiche quali le cooperative di lavoro e le partnership

professionali.

I conferenti di capitale di rischio: conferiscono mezzi monetari a titolo di capitale

2) proprio soggetto al rischio generale di impresa, conferito a tempo indeterminato in

cambio di utili. I loro diritti possono essere ceduti vendendo le quote di capitale di

rischio; in caso di cessazione dell’attività di azienda e di liquidazione, il conferente ha

diritto ad una quota di patrimonio che residua dopo il soddisfacimento di altri

obblighi.

La rimunerazione è composta da una liquidazione periodica degli utili e da un guadagno

in conto capitale rappresentato dalla differenza tra quanto conferito e quanto realizzato al

momento della cessione delle quote/ liquidazione dell’impresa; tale rimunerazione è però

incerta e può configurarsi anche in forma di perdita. Spesso i conferenti hanno anche il

diritto-dovere di esercitare il governo economico dell’impresa ( diritti decisionali

residuali ).

Le attese del conferente di capitale di rischio sono una rimunerazione soddisfacente rispetto a

quella ottenibile da investimenti alternativi; adeguato livello di liquidità dell’investimento,

possibilità di cedere le proprie quote in tempi e condizioni convenienti; possibilità di influenza e

controllo nel governo dell’impresa.

Ci sono poi differenti fattispecie di conferenti di capitale di rischio:

• In base alla negoziabilità delle quote di capitale di rischio in mercati

regolamentati esistono società quotate ad ampio flottante e imprese a capitale

chiuso, cioè società quotate le cui azioni sono facilmente acquistabile vendibili,

dall'altro lato abbiamo imprese a capitale chiuso per le quali può essere

estremamente difficile sìa acquistare che vendere.

• Varia numerosità dei conferenti, distribuzione delle quote possedute ed

interesse a un ruolo attivo: i conferenti possono essere unici, di controllo, di

minoranza attiva o passiva. Possiamo avere un solo conferente di capitale di

rischio oppure una pluralità, in caso di pluralità le quote possono essere

distribuite nelle forme più varie e i conferenti di capitale di rischio possono

ritenere più o meno conveniente partecipare attivamente alla vita dell'impresa.

• Varia natura giuridica ed economica dei conferenti

• Varia partecipazione, diretta o indiretta, agli organi di governo economico

dell’impresa

• Vario grado di concentrazione del rischio del soggetto che ha investito gran

parte del proprio patrimonio o una piccola frazione dello stesso

• Eventuale appartenenza dell’impresa a un gruppo di imprese, posizione di

controllante o controllata; eventuale esistenza di rilevanti relazioni di scambio

nel gruppo

-Si formano le varie figure di conferenti di capitale di rischio: unico, di controllo, di minoranza

attiva, di minoranza passiva.

Dal p.v. generale dell’impresa l’attesa è quella di poter fare conto su numerosi soggetti disposti

ad investire soprattutto nei momenti di crescita, cambiamento ed eventuale crisi; attesa che gli

eventuali azionisti di controllo non la obblighino a comportamenti che ne comp romettano

l’autonomia o la sopravvivenza.

I fornitori: apportano condizioni di produzione di varia natura secondo una pluralità di

1) condizioni di scambio. L'analisi del rapporto tra l'istituto e i suoi fornitori consiste

nell'individuazione di tutti gli elementi che allontanano il rapporto dal modello astratto

della concorrenza perfetta.

-Il rapporto si può esaurire in uno o pochi scambi, o si possono svolgere scambi ripetuti

instaurando relazioni stabili che includono forme di collaborazione nello sviluppo di

know-how tecnologico e commerciale. Le attese dell’impresa sono qualità del bene

(eventuali personalizzazione) e stabilità di essa, prezzo contenuto e tempi di pagamento

non troppo brevi, consegna e garanzie, idee e proposte; l’impresa fornitrice si attende

invece conoscenza anticipata e bassa variabilità della qualità, dei tempi e dei volumi

richiesti, continuità del rapporto, prezzi remunerativi, idee e proposte.

-I rapporti di forza possono essere sbilanciati se uno dei due soggetti è l’unico o il

principale produttore o compratore del bene (oligopolio, monopolio, monopsonio),

quando sono stati attivati investimenti specifici, quando esiste forte asimmetria

informativa.

I conferenti di capitale di prestito: apportano mezzi monetari messi a disposizione per un

2) dato periodo di tempo a fronte dell’impegno di rimborso e pagamento di interessi nella

misura e nei tempi stabiliti. Ci si aspetta condizioni generali favorevoli e allineate al

mercato, varietà e flessibilità delle modalità di finanziamento in relazione alle esigenze

specifiche, support tecnico, disponibilità ad una relazione duratura e di sostegno. I

conferenti sono interessati alla trasparenza, alla solidità patrimoniale dell’impresa, alla

redditività e alla capacità di produrre flussi di cassa sufficienti per rimborsare

puntualmente il capitale e pagare gli interessi.

Il rapporto tra le imprese e il conferente di capitale assume caratteri particolari in due

circostanze:

- quando il finanziatore ha investito una quota rilevante delle proprie disponibilità per

un’impresa in situazioni di tensione reddituale o monetaria, in questo caso la vita duratura

economica dell'istituto finanziatore viene a dipendere direttamente dalle scelte di governo

dell'impresa finanziata, di conseguenza, il finanziatore chiederà di poter partecipare a tali

scelte;

-quando la forma tecnica del finanziamento prevede la possibilità che il prestito si

trasformi in capitale di rischio

Le imprese di assicurazione: coprono rischi particolari (furti, incendi ecc) delle imprese

3) cl ienti a fronte del pagamento di prem i. Il contenuto del rapporto varia in relazione al

grado di prevedibilità dei possibili sinistri che possono essere rischi standard( per i

quali si dispone di lunghe serie storiche di numerosi casi omogenei )o speciali(per i

quali è particolarmente difficile sia prevedere ex ante sia valutare ex post).Si

manifesta quindi il fenomeno della selezione avversa , per cui tendono ad assicurarsi

soggetti che sanno di essere ad alto rischio e che puntano a pagare premi standard

nascondendo la propria situazione e il fenomeno dell’azzardo morale , per il quale

l’assicurato tende a esagerare la valutazione del danno approfittando della difficoltà di

accertamenti oggettivi.

I clienti: acquistano i beni e gestiscono il loro ra pporto secondo le molteplici condizioni

4) di scambio; il patrimonio commerciale (numerosità, intensità e stabilità dei rapporti con i

clienti) è parte fondamentale del patrimonio dell’impresa.Ciò aiuta a spiegare perché

molte imprese compiono grandi investimenti in attività specificamente destinate a

consolidare l'insieme di tali rapporti: le ricerche di mercato, la pubblicità istituzionale...

Alleati istituzionali: imprese partner in aggregati quali i gruppi di imprese, i consorzi, le

5) joint- Ventures, i cart elli, le reti di franchising. i flussi di contributi e ricompense sono

molto vari in relazione al tipo di alleanza. Molte imprese fanno parte di diverse alleanze e

devono quindi gestire diverse relazioni con alleati istituzionali; queste relazioni hanno

spesso un peso determinante nelle scelte strategiche dell’impresa.

I concorrenti attuali e potenziali: imprese che offrono o potrebbero offrire prodotti

6) analoghi in mercati in cui opera l’impresa. Ciascun impresa deve gestire le relazioni con

le imprese concorrenti tenendo presente che:

- il linea di principio è interesse di tutti concorrenti che la competizione sia leale;

- Non sono rari i casi in cui ai concorrenti conviene allearsi per realizzare specifici obiettivi;

- in particolari settori è opportuno che la concorrenza sia temperata per salvaguardare i

clienti e la collettività da possibili effetti indesiderati.

Lo Stato: legato alle imprese da una molteplicità di rapporti che danno luogo a differenti

7) insiemi di contributi, ricompense e attese. Lo Sta to si aspetta che le imprese non adottino

pratiche di evasione e di esclusione fiscale . Esso è produttore ed erogatore di beni

pubblici e precettore di tributi ed è regolatore del comportamento delle imprese

mediante l’emanazione di norme e la gestione delle autorizzazioni. Lo Stato è inoltre

dispensatore di incentivi finanziari e fiscali e per moltissime imprese è un cliente di

grande rilevanza.

Le collettività locali: instaurano relazioni significative con imprese dal ruolo economico

8) importante o dominan te delle stesse. La collettività, in generale, si aspetta benessere e le

imprese si attendono livelli particolarmente elevati di impegno e di fedeltà delle persone

che vi lavorano.

4.3 L'integrazione dei contributi: il soggetto economico

4.3.1. L'integrazione dinamica dei contributi

L’insieme dei portatori degli interessi istituzionali economici e non, costituisce il soggetto

d’istituto, mentre gli interessi economici istituzionali costituiscono il soggetto economico che

esercita le prerogative di un governo economico, fissa gli obiettivi, le strategie, le politiche

dell’istituto, sceglie i soggetti che contribuiranno alla vita economica dell’istituto, progetta ed

attua strutture di governo, di controllo e sorveglia il funzionamento dell’istituto.

Per garantire una vita economica duratura all’istituto occorre che fra i soggetti si instaurino

relazioni di cooperazione; l’integrazione dinamica dei contributi è una condizione di

economicità. La mancanza di cooperazione produce altri costi di coordinamento che riducono il

volume complessivo delle ricompense distribuite dall'istituto tra i vari soggetti. Queste

condizioni si producono attraverso:

vantaggi ottenibili dal l'integrazione armonica e dinamica di tutti i soggetti, dei loro

- contributi e delle loro ricompense;

ostacoli all'integrazione;

- leve per l'integrazione.

-

I vantaggi dell’integrazione si possono apprezzare in un’impresa nella quale si siano instaurate

relazioni di fiducia e cooperazione; tutti i soggetti condividono l’obiettivo della vita duratura

economica dell’impresa e confidano nella ripartizione equa dei risultati in relazione ai contributi.

Tale assetto produce:

- Bassi costi di coordinamento interno;

- Bassi prezzi-costo degli input;

- Migliori qualità, personalizzazione e flessibilità;

- Elevato impegno di tutti i soggetti nell'aggiungere continuamente valore, attraverso

attività svolte ogni giorno;

- Maggior soddisfazione dei bisogni di socialità delle persone che lavorano all'interno

dell'istituto è maggiore motivazione.

Processi di apprendimento collettivo all'interno dell'azienda più estesi è più efficienti.

-

Per ottenere un buon livello di integrazione bisogna superare la problematicità della

configurazione e dell’equilibrio dinamico degli assetti istituzionali derivanti da:

• Obiettivi differenti appartenenti alla pluralità di soggetti presenti a causa della

specializzazione economica (FENOMENO DELLA SPECIALIZZAZIONE

ECONOMICA); essi hanno in comune(e mettono a disposizione) risorse, competenze ed

attività complementari, ma occorre un disegno complessivo che assicuri la coerenza delle

ipotesi in merito alla combinazione ottimale dei vari elementi ed occorre che i soggetti

diano ad esso la loro adesione;

• I vari soggetti sono in competizione nell’ottenimento delle rimunerazioni, che

sottostanno al vincolo delle risorse limitate;

• Si opera in condizioni di informazione incompleta e incertezza circa il futuro, infatti

l'adesione al disegno è condizionata. E alla fine occorrerà riaggiustare le relazioni tra

contributi, risultati e le ricompense

• Gran parte dei risultati dell’istituto si qualifica come risultato congiunto derivante dal

lavoro di squadra, è quindi impossibile determinare il valore dei singoli contributi e le

eque retribuzioni

• Vengono prodotti risultati residuali da assegnare

• I vari soggetti sopportano differenti tipi e livelli di rischio.

Per realizzare l’obiettivo dell’integrazione si agisce su vari insiemi di leve:

1- l’assegnazione del diritto/dovere di governo (organi massimi di governo);

2-assegnazione del diritto/dovere di p ercepire i risultati residuali dell’istituto;

3-progettazione e attuazione dell’assetto organizzativo per guidare il comportamento delle

persone interne all’istituto, si deve:

- Definire e condividere i fini, le strategie e le politiche dell'istituto.

- Definire i compiti assegnati a ciascuna persona e creare una gerarchia di capi.

- Mettere in atto un sistema retributivo.

- Favorire interventi di socializzazione tra le persone dell'istituto.

- Impostare le strutture e i meccanismi di rappresentanza dei prestatori di lavoro.

4- scelta e messa in atto dei meccanismi di integrazione con i soggetti esterni all’istituto. Avviene

con: - contratti,

- Sistema di comunicazione

- Sistemi di controllo da parte dell'istituto nei confronti dei soggetti esterni,

- Stipulazioni di alleanze

Formazione di meccanismi e di strutture attraverso i quali i soggetti esterni possono

- controllare gli organi massimi di governo dell'istituto.

4.3.2 Il soggetto d'istituto, il soggetto economico e i fini istituzionali

IL SOGGETTO D'ISTITUO: Le due scelte fondamentali per la definizione dell’assetto di

governo sono l’identificazione del soggetto di istituto e la definizione dei fini istituzionali. In

tutti gli istituti complessi si procede secondo la seguente logica: una sola categoria di portatori di

interessi nomina i membri dell’organo massimo di governo; le altre categorie di portatori di

interessi utilizzano o attivano speciali strutture di influenza e controllo della condotta dell’organo

di governo. Al soggetto di istituto fanno capo due insiemi di diritti-doveri:

- quello di governare, cioè guidare l'istituto e prendere decisioni ultime;

- quello di godere dei risultati residuali positivi e farsi carico dei risultati residuali negativi.

Il diritto di governo e il diritto dei risultati residuali sono denominati DIRITTI DI

PROPRIETÀ. Il soggetto di istituto non solo è il soggetto che decide, ma si assume anche il

rischio generale connesso all'attività di istituto.Egli deve essere scelto in modo tale da

massimizzare la probabilità che l’istituto perduri nel tempo in condizioni di autonomia. È

quindi opportuno assegnare i diritti di proprietà alle persone il cui benessere dipende

massimamente dall’esistenza e dallo sviluppo dell’istituto, che hanno effettuato rilevanti

investimenti specifici e dunque subirebbero gravi danni da un cattivo governo, disposte ad

assumersi una quota consistente del rischio e che solo governando direttamente si sentirebbero

sufficientemente protette nei loro interessi o alle persone i cui contributi sono critici, scar samente

definibili e controllabili. L’insieme di persone dovrebbe essere a numero basso e omogeneità di

interessi alta, per non sostenere alti costi di governo. Tuttavia il soggetto di istituto ha

interesse a soddisfare le attese di tutti i portatori di interessi.

Il soggetto d'istituto dipende dalla natura dell'istituto:

Famiglia: insieme dei membri della famiglia stessa, talvolta anche famiglia allargata e

 prestatori di lavoro

Stato: insieme di tutti i cittadini e prestatori di lavoro

 Imprese: conferenti di capitale di rischio, prestatori di lavoro con influenza di conferenti

 di capitale di prestito, fornitori, clienti e collettività locali

Istituti non-profit: il s.d.i. gode del diritto/dovere di governare ma non di appropriarsi dei

 risultati residuali o disporre del patrimonio dell’istituto; è di regola composto dai soggetti

che si sono associati per soddisfare bisogni comuni e da quelli che forniscono contributi

all’istituto, con influenza dei prestatori di lavoro retribuito.

I fini istituzionali coincidono con le attese primarie del soggetto di istituto; si denominano

anche interessi istituzionali, mentre gli interessi di altri soggetti sono denominati interessi

non istituzionali. Divisione in relazione alle categorie interessate. ll soggetto di istituto ha

interesse a soddisfare adeguatamente le attese di tutti i portatori di interesse poiché solo in tal

modo l'istituto può perdurare ed egli ne può trarre i frutti di sua spettanza.

IL SOGGETTO ECONOMICO: In tutti gli istituti convergono interessi economi ci (attese di

redditi, di rimunerazioni, di disponibilità di condizioni di produzione e di consumo) e non

economici.(attese di altre specie: sociali, etiche, politiche).

Gli interessi istituzionali economici sono gli interessi economici che fanno capo ai membri

del soggetto di istituto; il soggetto economico è l’insieme delle persone alle quali fanno capo

tali interessi. Divisione in relazione al contenuto. Si configurano quattro classi di interesse

convergenti negli istituti:

- interessi istituzionali non economici

- interessi istituzionali non economici

- interessi non istituzionali economici

interessi non istituzionali non economici.

-

RIASSUMENDO: il SOGGETTO D' ISTITUTO è l'insieme di persone che portano interessi

istituzionali (economici e non); il SOGGETTO ECONOMICO è l'insieme delle persone che

portano gli interessi istituzionali economici.

Il SOGGETTO D' ISTITUTO è l'insieme delle persone che si associano per la realizzazione di

un BENE COMUNE. Ciascun istituto nella sua essenza è identificato da un bene comune e da

una società di persone costituita per il suo raggiungimento. Soggetto economico e soggetto di

istituto coincidono quando tutti i membri dell’istituto portano sia interessi economici sia

non economici istituzionali. I due insiemi restano comunque distinti in quanto determinati con

criteri differenti. Il soggetto economico ha diritti di governo economico del governo di istituto.

L'impresa trova la sua RAGION D'ESSERE nell'economico soddisfacimento dei bisogni che si

connettono sia alla finzione d'uso dei suoi prodotti o servizi, sia alle aspettative dei suoi

partecipanti. Si identifica il FINE DELL'IMPRESA con la realizzazione della "ragion d'essere"

stessa. Gli interessi istituzionali sono fine immediato dell'azienda; gli interessi non istituzionali

sono condizioni di svolgimento dell'azienda.

4.3.3 Le prerogative, i principi e le strutture di governo.

Il soggetto economico (che di regola coincide con il soggetto di istituto) esercita le prerogative di

governo economico che consistono nel diritto-dovere di:

• Fissare obiettivi, strategie e politiche di istituto per quanto attiene la sua dimensione

economica;

• Scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dell’istituto; stipulare patti e

contratti con essi;

• Progettare e attuare le strutture di governo e di controllo dell’istituto, sceglierne la

configurazione giuridica;

• Sorvegliare il funzionamento dell’istituto

Nei casi in cui soggetto di istituto e soggetto economico sono formati da un gran numero di

persone, non è efficiente chiedere a tutti i membri del soggetto economico di partecipare

collegialmente a tutte le attività di governo economico; è necessario configurare strutture e

meccanismi che rappresentino adeguatamente gli interessi di tutti i membri e diano luogo a

processi decisionali efficienti. Se il soggetto economico è composto da una sola categoria di

portatori di interessi:

Si codifica l’esistenza di tre organi : organo supremo di indirizzo composto da tutti i

1) soggetti; organo decisionale di governo economico composto da una sola persona con

specifiche competenze tecniche e manageriali; organo di controllo che verifichi

l’operato dell’organo decisionale

L’assemblea della generalità del soggetto economico detta le linee di indirizzo generale

2) e nomina i membri degli altri organi; l’organo decisionale configura e indirizza l’attività

della struttura organizzativa composta dagli organi direttivi ed esecutivi.

I portatori di interessi che non fanno parte di soggetto di istituto o economico usano

3) strutture e meccanismi esterni per esercitare le loro legittime pressioni di indirizzo e

controllo sugli organi di governo

Ci sono poi due varianti

Nel caso dello Stato: i cittadini nominano i loro rappresentanti che formano gli organi

a) assembleari rappresentativi e questi nominano gli organi decisionali e di controllo

In imprese e istituti non-profit il cui soggetto economico è composto da più categorie di

b) portatori di interessi, occorre configurare più assemblee, una per ciascuna categoria, che

nominano i membri di un organo intermedio rappresentativo che, a sua volta, nomina gli

organi di direzione e controllo.

Il governo economico deve ispirarsi ad alcuni principi generali tra cui economicità e

contemperamento degli interessi.

Il principio dell'economicità: Gli istituti si formano e si svolgono secondo ipotesi di vita

duratura; il loro ordine economico si deve quindi svolgere secondo condizioni che la favoriscano.

Tale vita duratura deve svolgersi secondo economicità: l’azione dell’azienda deve ispirarsi al

principio della vita duratura economica, che si realizza quando l’azienda si svolge in

autonomia economica, ossia senza il ricorso sistematico a coperture delle perdite da parte di altre

economie. L’istituto che sistematicamente dipende da altri per la propria sopravvivenza,

presto o tardi perde la propria autonomia e si dissolve.

Il principio del contemperamento degli interessi: si attua adottando strutture e processi,

atteggiamenti e comportamenti, ispirati alla logica della partecipazione e del confronto. Tali

logiche devono essere apprezzate anche come fonte di efficienza ed economicità poiché in

generale favoriscono la flessibilità aziendale negli ambienti mutevoli, evitano sprechi e

consentono l’espressione di conoscenze e competenze, lo sviluppo e la diffusione di

atteggiamenti innovativi.

5.1 L'economicità

5.5.1 L'equilibrio istituzionale e l'equilibrio economico

L’economicità, o equilibrio economico di un istituto, è una delle condizioni fondamentali

dell’equilibrio istituzionale.

EQUILIBRIO ISTITUZIONALE: Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del

soggetto di istituto condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la vita dell’istituto, le sue

strutture e modalità di governo, le logiche organizzative; ricevono ricompense e benefici equi

rispetto a contributi forniti; quando gli attuali e potenziali membri del soggetto di istituto

sono motivati ad entrare a far parte dell’istituto e a permanervi.

-L’equilibrio istituzionale è un equilibrio di lungo periodo. Gli istituti presentano i caratteri di

continuità o dura bilità: per le persone che partecipano alla vita dell’istituto in modo che le loro

attese siano soddisfatte nel lungo periodo; per fondatori e membri che si aspettano che l’istituto

perduri anche al di là della loro vita; per i patrimoni che si perdono ogni volta che un istituto

cessa la propria esistenza. Bisogna inoltre ricordare il fenomeno dell’inclusione parziale, per il

quale ognuno persegue una pluralità di fini e partecipa contemporaneamente a più istituti.

-L’equilibrio istituzionale è vita duratura ma anche autonoma, dove autonomia significa

sostanziale libertà di scegliere i propri fini e le proprie modalità di governo senza sottostare alla

volontà di altri istituti fatte salve le norme di legge e le gerarchie interaziendali liberamente

concord ate quando si formano aggregati quali i gruppi di imprese.

EQUILIBRIO ECONOMICO: Si ha equilibrio economico, ossia economicità, quando

l’istituto nel suo insieme è in grado di attrarre risorse sufficienti per remunerare tutte le

condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie combinazioni

economiche. L’economicità è la capacità dell’istituto di operare senza accumulare perdite.

L’economicitá si traduce nell’attitudine dell’azienda a perseguire simultaneamente le diverse

finalità economiche d’impresa, ovvero a generare valori per tutti gli attori che partecipino al suo

progetto imprenditoriale. Infatti:

a) L’impresa è un istituto economico che, come tale, trova la sua ragion d’essere nella

creazione di ricchezza

È la generazione di nuova ricchezza che legittima il ruolo dell’impresa nella società

b) umana e che esprime la condizioni di equilibrio del suo funzionamento.

Equilibrio istituzionale ed equilibrio economico sono interconnessi ma non sincroni;

l’equilibrio istituzionale si può manifestare anche in condizioni di perdita, quando però le perdite

si accumulano per periodi estesi, l’equilibrio istituzionale viene compromesso. Si possono

verificare tre manifestazioni: l’istituto cessa di esistere, un altro istituto lo acquisisce o ingloba,

uno o più soggetti si rendono disponibili a ripianare sistematicamente le perdite future. Nel terzo

caso l’istituto perde la sua autonomia sostanziale pur restando in vita, perché i diritti proprietari

vengono trasferiti a chi si accolla le perdite: cambia il soggetto d’istituto.

L’economicità è contemporaneamente un principio ed un obiettivo fondamentale di buon

governo degli istituti.

5.1.2 Durabilità e autonomia

L’ economicitá è l’attitudine dell’azienda a funzionare in modo fisiologico (generare

ricchezza)così da garantire i caratteri di durabilità e di autonomia dell’istituto impresa.

DURABILITA': L’azienda per essere ordine economico di istituto deve essere duratura, deve

cioè svolgere secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da consentire di durare nel

tempo in un ambiente mutevole. Essa, essendo rivolta a soddisfare finalità economiche che sono

a loro volta strumentali per il perseguimento dei fini generali di istituto, non può considerare tali

finalità che in un’ottica duratura di lungo periodo. La continuità e lo sviluppo di un istituto

hanno valore anche per i membri futuri e per la collettività in generale, oltre che per i membri

attuali.

AUTONOMIA: Il carattere dell’autonomia è connesso a quello della durabilità; quando la

durabil

ità non è sostenuta dall’autonomia si rincontrano situazioni patologiche per lo stesso

funzionamento dell’istituto.

Le coperture di perdite e gli interventi di sostegno realizzati per via indiretta vanno

considerati e sono caratterizzati da precarietà, provvisorietà. Inoltre spesso gli istituti devono

piegare le loro finalità agli intendimenti o alle pressioni degli istituti che ne consentono la

sopravvivenza.

5.1.3 I fini e le condizioni di svolgimento delle aziende

Il principio di economicità si declina come perseguimento di fini economici istituzionali e come

rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dell’attività economica. Le

condizioni da rispettare in modo simultaneo del funzionamento delle aziende appartengono a due

ordini: L’economicità è espressa dal grado di raggiungimento dei fini economici istituzionali

1) come la produzione di rimunerazioni monetarie, l’appagamento di bisogni… l’attenzione

si concentra sui fini economici.Accoglie quelle condizioni che assicurano la continuità,

momento per momento, dell’azienda soddisfacendo l’equilibrio tra entrate uscite dei

mezzi monetari (condizione di equilibrio monetario).

In termini di condizioni di svolgimento si fa invece riferimento all’equilibrio reddituale,

2) all’efficienza e alla flessibilità, alla congruenza delle rimunerazioni, alla capacità di

risparmio e all’equilibrio monetario. Condizioni che hanno impatto sull’equilibrio tra

componenti positivi e negativi di reddito L’accento viene posto sull’azienda come

astrazione e strumento di istituto, sulle regole che devono presiedere al suo corretto

funzionamento. Se l’azienda non si svolge secondo convenienza economica, essa non

può essere mezzo per conseguire altri fini di istituto non economici.

Fra le due espressioni esiste un rapporto: i fini economici possono essere intesi come regola

di funzionamento e le condizioni possono concretamente realizzarsi con la definizione dei fini

da perseguire.

L’economicità è quindi una regola di condotta che trova concreta traduzione nel perseguimento

dei fini economici e nel rispetto delle condizioni di funzionamento. Per traslato, si può inoltre

sostenere che esista un’economicità generale di Paese.

5.2 L'economicità delle imprese

Premessa..

L'economicità: necessità di un’azienda di essere in EQUILIBRIO ECONOMICO.

L’economicità è una delle condizioni essenzialidell’EQUILIBRIO ISTITUZIONALE, quindi

principio fondamentale di buon governo degli istituti.

EQUILIBRIO ISTITUZIONALE(“armonia”):i membri del soggetto d’istituto sono

- concordi nel condividere i valori e gli obiettividell’impresa; giudicano equi i compensi in

cambio dei propri contributi; sono motivati a permanere nell’istituto.

EQUILIBRIO ECONOMICO(economicità): l’istituto da solo è in grado di attrarre

- risorse sufficienti per rimunerare tutte le condizioni di produzione econsumo utilizzate

per svolgere le proprie combinazioni economiche → capacità dell’istituto di operare

senza accumulare perdite.

GLI EQUILIBRI: sono interconnessi ma non sincroni: possiamo avere istituti in equilibrio

istituzionale anche in condizioni di perdita; se le perdite diventano però troppo consistenti anche

l’equilibrio istituzionale è a rischio

Se siamo in una situazione di SQUILIBRIO ECONOMICO:

- l’istituto cessa di vivere (LIQUIDAZIONE);

- l’istituto viene rifinanziato da soci o terzi e torna in economicità, ma cambia il soggetto

economico (i diritti proprietari passano a chi si accolla le perdite);

- l’istituto viene comprato/inglobato in un altro (ACQUISIZIONE) che lo bilancia e lo

riporta in economicità.

PRINCIPIO DI ECONOMICITÀ è una regola di condotta degli istituti che si concretizza nel

perseguimento dei FINI ISTITUZIONALI o nel rispetto delle CONDIZIONI DI

FUNZIONAMENTO dell’attività economica.

-Si concentra l’attenzione sui fini economici(appagamento dei bisogni/ produzione

dirimunerazioni …), che possono essere la parte prioritaria dei fini d’istituto.

-Si fa riferimento alle regole che devono presiedere al corretto funzionamento

dell’azienda/CONDIZIONI FONDAMENTALI per poter affermare che l’azienda si svolge

secondo economicità:

equilibrio reddituale

-

- equilibrio monetario

- efficienza e flessibilità

- congruenza delle rimunerazioni

capacità di risparmio

-

5.2.1 L'equilibrio reddituale

Dagli accadimenti che si verificano nell’azienda di produzione, in particolare quelli di scambio

con terze economia, scaturiscono componenti positivi e negativi di reddito connessi

all’acquisizione e al collocamento nel mercato di fattori produttivi e beni, in particolare di

scambio con terze economie. Il fluire dei ricavi nel tempo alimenta la continuità dei processi

produttivi che si susseguono con il sostenimento dei costi; si manifesta un fabbisogno di

capitale dovuto al fatto che i costi siano sostenuti in via anticipata rispetto ai ricavi: a sua volta

la copertura del fabbisogno determina un componente negativo di reddito, gli oneri finanziari.

-Scaturiscono componenti positivi e negativi di reddito connessi rispettivamente

all’acquisizione di fattori produttivi e al collocamento nel mercato dei beni Il fluire dei

componenti positivi deve coprire quelli negativi per assicurare continuità all’azienda .

L' equilibrio reddituale è la condizione fondamentale che esprime l’attitudine della

gestione di rimunerare, con i componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato,

tutti i fattori produttivi compresi il capitale di prestito e il capitale di rischio.

Condizioni che permettono di affermare che l'azienda si svolge secondo economicità:

Tempo a cui riferire l’equilibrio: per garantire che l’azienda sia duratura, deve essere di

1) lungo periodo. Può verificarsi come successione continua di equilibri tra ricavi e costi per

brevi periodi o come successione di equilibri tra ricavi e costi che si realizzano per le

varie commesse poliennali in svolgimento. Un’azienda può avere un equilibrio di

breve ,ma non di lungo periodo: se la situazione di difficoltà perdura, si pregiudica la

sopravvivenza dell’azienda. Se invece manca l’equilibrio di breve periodo, l’azienda

necessita di finanziatori disposti ad assumersi rischi elevati fo rnendo i volumi di capitale

necessari.

Oggetto di riferimento: può esserci equilibrio aziendale o equilibrio super aziendale.

2) L’azienda infatti si dice economica in funzione del gruppo perché solo entro il gruppo

riesce ad essere autosufficiente: si tratta di aziende che raggiungono l’equilibrio

reddituale solo perché operano nell’ambito del gruppo godendo di condizioni e fattori

particolari. In altri casi, l’azienda è economica in funzione del gruppo perché viene

mantenuta in vita poiché offre opportunità o vantaggi alle altre aziende al gruppo senza

che questi si manifestino in componenti positivi di reddito.

Altra condizione da rispettare è il mantenimento di un livello accettabile di

3) efficienza espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi.

4) La congruità dei prezzi- costo, con particolare riguardo alle:

- remunerazioni dei prestatori di lavoro;

-remunerazioni dei conferenti di capitale di rischio.

Altre condizioni da rispettare sono l'equilibrio monetario e la massimizzazione del

profitto.

5.2.2. L'efficienza, le rendite monopolistiche e le economie esterne, la flessibilità.

-L'EFFICIENZA(espressa in termini di rendimento fisico-tecnici) è la relazione che

intercorre tra i risultati conseguiti e i mezzi impiegati, riferito a sfere operative diverse.

Risultati e mezzi possono essere considerati sotto il profilo quantitativo, qualitativo o del valore.

Il principio di economicità non viene rispettato pienamente se le operazioni e i processi

d’azienda si svolgono con gravi inefficienze o palesi errori gestionali e organizzativi. Le

inefficienze possono essere trasferite all’esterno, senza quindi danneggiare l’equilibrio reddituale

dell’azienda, con modalità che però risultano contingenti, legate a fatti particolari e non duraturi

e che penalizzano l’economicità di altre aziende. Due casi rilevanti sono le situazioni di

monopolio e monopsonio, nei quali l’impresa sfrutta le rendite derivanti dal proprio potere

contrattuale particolarmente forte in posizione di venditore o di compratore. Un altro caso è lo

scarico sulla collettività di oneri quali quelli prodotti dall'inquinamento realizzando economie

esterne.

-I RENDIMENTI FISICO-TECNICI: I rendimenti fisico-tecnici sono rapporti che

esprimono risultati non monetari dello svolgimento di operazioni, processi e combinazioni.In

particolare si configurano come rapporti tra volumi e quantità ottenute e qualità delle condizioni

produttive impiegate, date predefinite durate, distintamente per operazioni, processi e

combinazioni(produttività). Non è possibile misurare il preciso concorso di singoli fattori

produttivi al risultato di ogni processo o di ogni operazione svolta. Il risultato risente di tutte le

complementari condizioni di svolgimento delle altre operazioni e degli altri processi che si

svolgono nell'azienda.

- LE ECONOMIE ESTERNE: L’efficienza si persegue anche applicando metodi di lavoro che

consentono di svolgere le operazioni senza sprechi di risorse e tempi, ricercando l’innovazione

dei processi. L’azienda senza un certo livello di efficienza è destinata a vita incerta e limitata

anche se chiude l’esercizio con un risultato reddituale positivo. Mezzi tecnici come il just in time

o il total quality.

-LA FLESSIBILITA': all’efficienza dovrebbe infine essere collegata la condizione della

flessibilità, cioè predisposizione di strutture e combinazioni produttive efficienti in grado di

adeguarsi prontamente all’ambiente.

5.2.3. La congruità delle rimunerazioni

La quarta condizione da rispettare è la congruità dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi

conseguiti, in particolare, la congruità delle rimunerazioni del capitale-risparmio e del

lavoro.

L’economicità aziendale viene quindi perseguita anche grazie al concorso di aziende familiari o

altre aziende di produzione. Se si manifesta un’incongruità dei prezzi e delle rimunerazioni non

si può esprimere un giudizio di piena economicità (es. evasione fiscale, lavoro sottopagato). Il

giudizio di adeguatezza o di congruità dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un esame

delle condizioni di ambiente che caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano. Ad

esempio nelle strutture di domanda e offerta di lavoro e capitale: le retribuzioni corrisposte al

personale devono risultare coerenti con quelle negoziate nell’ambiente; la rimunerazione di

capitale di rischio deve invece essere almeno pari a quella attesa da altri investimenti con un

medesimo tasso di rischio.

Per questo occorre valutare il costo-opportunità, costo figurativo che esprime il mancato

rendimento che il conferente sopporta. Per dire che un’azienda è economica occorre quindi

accertare che essa rimuneri in modo soddisfacente il lavoro e il capitale proprio. (free risk +

premio =costo opportunità Ke)

RIASSUMENDO -->

Per parlare di economicità di un’impresa deve esserci sempre congruità:

a) dei prezzi-costi sostenuti

b) dei prezzi-ricavi conseguiti e soprattutto

c) delle rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro.

Ciò significa che non si trova inpiena economicità un’impresa che ottiene l’equilibrio

reddituale grazie a:

a) particolari condizioni di acquisto dellemerci (prezzi molto favorevoli),

b) imposizione di prezzi molto elevati (monopolio, oligopolio)

c) rimunerazioneinsufficiente dei conferenti di capitale-risparmio e prestatori di lavoro(es.

imprese che si avvalgono di lavorosottopagato).

5.2.4 L'equilibrio monetario

La quinta condizione da rispettare è il vincolo di equilibrio monetario, ovvero oltre

all’equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito, l’azienda deve essere sempre in

grado di far fronte agli impegni di pagamento. Le difficoltà in questo ambito sono di carattere

monetario e finanziario, poiché un rapporto sfavorevole fra costi e ricavi e relativi flussi

monetari si traduce in un maggiore fabbisogno finanziario. La gestione finanziaria deve quindi

cercare di coprire tale fabbisogno, raccogliendo mezzi finanziari con vincolo di credito

sufficienti per consentire lo svolgimento dell’azienda. Nei casi di forte disequilibrio sono

necessari investimenti istituzionali di adeguamento del c apitale proprio.

NB: ASINCRONIA DI EQUILIBRIO MONETARIO E REDDITUALE

Esempio 1: L’impresa A è in equilibrio reddituale → vende a 1 milione di euro prodotti che le

costano 800.000 euro; è tuttavia in disequilibrio monetario→ non è in grado di pagare i

fornitori (supponiamo che abbia investito tutto il capitale di prestito e rischio in impianti) che

vogliono essere pagati “a 30 giorni”, mentre i clienti pagano “a 180 giorni”.

Esempio 2: L’impresa B è in disequilibrio reddituale→ vende a 1 milione di euro prodotti che le

costano 1,2 milioni dieuro; è tuttavia in equilibrio monetario poiché i clienti pagano in contanti,

quindi riesce a pagare i fornitori “a 30 giorni”.

5.2.5 La massimizzazione del profitto

Il principio di economicità non si identifica con un criterio massimizzante, limitato e rivolto

esclusivamente ad una classe di soggetti, quelli conferenti capitale proprio. Esso si traduce nel

rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli a durevole mantenimento e lo sviluppo

dell’azienda, intesa come mezzo per perseguire i complessi fini di istituto. Il criterio della

massimizzazione del profitto è accolto dalla dottrina economica come fondamento di equilibrio

nella teoria dell’impresa. La massimizzazione del profitto è uno schema semplificato della

condotta delle imprese, è una disciplina, come l’economia aziendale, che non può pienamente

accogliere, ma può essere solo un punto di partenza.

IL PRINCIPIO di ECONOMICITÀ NON COINCIDE CON IL PRINCIPIO della

“MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO”

6.2 Il modello del bilancio di esercizio

6.2.1 I contenuti essenziali: il reddito e il capitale

Il modello generale del bilancio chiarisce se l'attività economica sta producendo utili o perdite e

se i fattori produttivi vengono remunerati adeguatamente, a proposito del reddito dell'impresa.

Inoltre individua di quali beni dispone l'impresa, quali diritti vanta e quali sono le obbligazioni, i

debiti, gli impegni nei confronti dei terzi, per quanto riguarda il capitale o il patrimonio

dell'impresa.

Il bilancio d'esercizio si compone di due sezioni complementari: la sezione del reddito di

esercizio e quella del capitale di funzionamento. Ciascuna delle quali è un sistema di valori

rappresentato mediante due tavole:

-'tavola del reddito di esercizio' (conto economico): ci presenta da un lato i valori degli input

inseriti nella produzione e dell’altro lato, i valori degli output della produzione. Si ottiene il

risultato reddituale, ossia l’utile o la perdita di esercizio che è la rimunerazione dell’input

capitale di rischio.

-tavola del capitale di funzionamento (stato patrimoniale): ci presenta da un lato i valori delle

attività dell’impresa, ossia dei suoi beni e diritti e, dall’altro lato i valori delle passività, ossia

delle sue obbligazioni; la differenza, denominata capitale netto, esprime quanto è di pertinenza

dei conferenti di capitale di rischio.

6.2.2. Alcuni concetti di base

L’ipotesi generale è che le imprese abbiano vita duratura senza limiti temporali predeterminati,

una vita pluriennale. (going conce rn principle ). Il governo corretto delle imprese richiede

continui supporti di informazioni e la misurazione periodica delle performance ad intervalli

temporali non troppo lunghi, in questo modo la vita continuativa dell’impresa viene spezzata a

fini conos citivi in sezioni annuali. In termini tecnici, l'esercizio generale dell'impresa (insieme

di tutte le operazioni messe in atto dall'impresa lungo tutta la sua vita) viene scomposto in

esercizi parziali riferiti a certi periodi di tempo. L'esercizio generale è scomposto in più esercizi

annuali.

L'esercizio generale, gli esercizi particolari, l'esercizio annuale, i cicli di operazioni

L’esercizio è l’insieme delle operazioni messe in atto dall’impresa in un certo periodo di

tempo.

Esercizio generale: insieme di tutte le operazioni messe in atto durante l'intera vita dell'impresa .

Esercizi parziali annuali: scomposizione dell'esercizio generale

Periodo amministrativo: l’arco temporale scelto per delimitare l’esercizio parziale .

L’esigenza pratica di suddividere l’esercizio in periodi annuali si scontra con la sostanziale

continuità dei processi economici aziendali, quindi il flusso continuo della vita aziendale viene

spezzato artificiosamente e si creano valori comuni a più esercizi annuali, come le condizioni

produttive pluriennali e le rimanenze di esercizio.

I cicli di operazioni: Le operazioni d’impresa si svolgono secondo cicli temporali di breve,

medio e lungo periodo.

Le condizioni produttive pluriennali: gli impianti che un’impresa acquista in un certo periodo è

che produrranno la loro utilità per un certo numero di esercizi annuali successivi; la vita

economica di tale impianti attraversa un certo numero di periodi amministrativi.

Per costruire correttamente le tavole del reddito dei vari esercizi occorre ripartire il costo

complessivo sostenuto per l’impianto(prezzo di acquisto- ricavo realizzato con lo smobilizzo) tra

tutti gli esercizi; le quote di costo così calcolate si denominano quote di ammortamento.

Al termine di ogni periodo amministrativo tutte le imprese si trovano con produzioni in corso che

rappresentano una parte del valore della produzione realizzata nell’anno dall’impresa, ma che

non essendo ancora finite e vendute non appaiono tra i ricavi di vendita; queste produzioni in

corso alla fine di un periodo si denominano rimanenze finali. Le rimanenze finali sono,

contemporaneamente, le produzioni in corso con le quali si apre l’esercizio del periodo

amministrativo successivo, ma verranno denominate rimanenze iniziali.

Il principio di competenza

I problemi relativi al frazionamento di valori comuni a più esercizi e l’attribuzione di valori

risultanti all’uno o all’altro esercizio si risolvono applicando il principio di competenza. Esso è

un semplice principio di coerenza logica tra tutti i valori che compongono la tavola del reddito.

Richiede che nella tavola del reddito di un certo esercizio siano rappresentati:

• I valori di tutti e soltanto gli output prodotti dall’esercizio.

• Tutti e soltanto i valori degli input utilizzati e assorbiti per produrre tali risultati.

Tali valori sono positivi e negativi, sono i valori di competenza dell’esercizio.

I costi, i ricavi e i componenti positivi e negativi di reddito

Tavola del reddito: La tavola del reddito a tavola del reddito non è la tavola dei costi e dei ricavi;

la tavola del reddito è la tavola dei componenti positivi e dei componenti negativi di reddito.

Taluni componenti positivi di reddito sono ricavi, alcuni componenti negativi di reddito sono

costi.

Costo : il costo di un fattore produttivo è il prezzo pattuito per ottenerne la disponibilità. Il costo

di acquisto delle materie produttive è costo e componente negativo di reddito, invece il costo

di acquisto di un bene pluriennale è un costo, ma non un componente negativo di reddito di un

singolo esercizio annuale. La quota di ammortamento è invece un componente negativo di

reddito, ma non un costo, è una quota di un costo pluriennale.

I componenti positivi e negativi di reddito che non sono anche i costi e ricavi, nascono

essenzialmente per il fatto che, per rappresentare il reddito di un esercizio rispettando il

principio di competenza, occorre ripartire i costi e ricavi comuni a due o più esercizi.

Il reddito di esercizio, il risultato reddituale, l’utile e la perdita di esercizio

Il reddito di esercizio: è l’insieme di tutti i valori della tavola di reddito.

Il risultato reddituale: è uno dei valori della tavola del reddito , a seconda del suo segno si

denomina utile o perdita di esercizio. Il risultato reddituale è calcolato come valore residuale

pari alla differenza fra componenti positivi e negativi di reddito, ed è la rimunerazione di una

condizione di produzione(capitale di rischio) . In quanto tale appartiene alla stessa classe dei

componenti negativi di reddito, non ha però la natura di costo perché non è misurato da un

prezzo, e ha la peculiarità di poter assumere sia un valore positivo sia un valore negativo.

Il capitale di funzionamento

Il capitale di funzionamento è l’insieme dei valori delle attività, delle passività e del capitale

netto determinato al termine di ciascun periodo corrispondente all’esercizio e costruito in ipotesi

di continuità del funzionamento dell’impresa. Va distinto dal capitale economico e dal capitale di

liquidazione.

L'unitarietà del sistema dei valori di bilancio

Il bilancio di esercizio è un sistema unitario di valori, tra i quali si distinguono due sottosistemi

di valori tra loro complementari e correlati sul piano numerico, cioè il reddito di esercizio e il

capitale di funzionamento.

Capitale netto di fine anno - capitale netto di inizio anno =

risultato reddituale dell’esercizio

= componenti positivi di reddito – componenti negativi di reddito

7.1 L'analisi dell'economicità e il capitale economico

7.1.1 Le sintesi di bilancio e gli equilibri delle aziende di produzione

Le sintesi di bilancio come mezzi per la verifica degli equilibri di azienda

Le sintesi di bilancio sono necessarie per apprezzare i diversi equilibri che stanno a fondamento

dell'economicità. La riclassificazione dei valori di bilancio consente di mettere in evidenza

quantità e relazioni che possono aiutare a formulare in modo più immediato giudizi sui diversi

equilibri aziendali.

Le due sintesi di bilancio (sintesi del reddito e sintesi del capitale di funzionamento) formano il

sistema di bilancio o bilancio di esercizio , strumento conoscitivo e supporto informativo

periodico obbligatorio che consente di ricavare un giudizio concernente la capacità dell’azienda

di rispettare il principio di economicità anche nel futuro. È un giudizio che si fonda su quanto

l’azienda ha finora realizzato e le sintesi di bilancio fanno riferimento ad un periodo trascorso.

I valori di bilancio contengono indicazioni per valure le condizioni di economicità futura e in

particolare dalla sintesi di capitale, che è un equilibrio strutturale che esprime un momento di

stasi di una dinamica in corso e che esercita i suoi effetti sulla gestione reddituale e monetaria

degli esercizi futuri, si possono trarre degli elementi di giudizio sulla situazione patrimoniale

dell'azienda al momento della chiusura dell'esercizio.

La riclassificazione della sintesi di bilancio(riesposizione dei valori in esse contenuti in modo

diverso con l'obbiettivo di ottenere ulteriori informazioni) e la costruzione di indici o quozienti

sono mezzi per la verifica degli equilibri dell'azienda.

Il conto economico a ricavi e costo del venduto e l'equilibrio aziendale

Dal conto economico si ottiene la misura del reddito prodotto nel periodo e le informazioni per

l'accertamento della capacità di reddito tendenziale, cioè se il risultato reddituale del periodo è

tale da consentire un giudizio positivo sull'economicità dell'azienda in funzionamento.

La struttura del conto economico a costi, ricavi e rimanenze è utile per valutare la

configurazione di input e output, per mettere in luce i risultati parziali relativi a singole gestioni

o a raggruppamenti di gestioni occorre una struttura a ricavi e costo del venduto.

Vedi pag. 249 TAVOLA 7.1

Da questa struttura si possono evidenziare:

il risultato operativo della gestione caratteristica (insieme operazioni di gestione della

1. funzione economico-tecnica azienda)

il risultato operativo che assomma il risultato operativo della gestione caratteristica ai

2. proventi netti derivanti dalla gestione patrimoniale( si configura come combinazione

economica parziale finalizzata alla produzione di redditi addizionali alla gestione

caratteristica)

il risultato lordo di competenza che tiene conto del risultato operativo e degli oneri

3. finanziari (interessi passivi)

4. il reddito prima delle imposte;

il reddito netto (risultato reddituale), risultante delle operazioni di tutte le gestioni

5. (anche gestione dei tributi)

Se il reddito netto proviene dal reddito operativo della gestione caratter istica allora è un valore

che almeno nel breve periodo può permanere.(esempio a pag. 251)

Il capitale di funzionamento e l'equilibrio patrimoniale

Lo stato patrimoniale(tavola del capitale di funzionamento ) viene riclassificato secondo il

criterio finanziario, con il quale si cerca di capire come gli investimenti rappresentati dalle

voci dell’attivo siano stati finanziati dalle varie forme di finanziamento presenti nelle voci del

passivo e del netto.

Gli elementi dell’attivo al netto dei valori rett ificativi del capitale proprio e dell’attivo ,

esprimono investimenti dai quali si attendono flussi di entrate monetarie ,mentre gli elementi del

passivo possono essere interpretati come le forme o fonti di finanziamento utilizzate per coprire

gli investimenti.

La riclassificazione dello Stato Patrimoniale: (Vedi Tavola 7.3 PAG 253)

Criterio della liquidità: usato per classificare gli elementi dell’attivo a seconda della

a) loro attitudine a trasformarsi in mezzi monetari senza danneggiare la gestione operativa.

Si divide in attivo corrente (scadenza inferiore all’anno; si classifica in liquidità

immediate, differite e disponibilità), attivo fisso o immobilizzato (scadenza superiore

all’anno; si classifica in immobilizzazione finanziarie, materiali nette e immateriali nette)

L’attivo corrente si classifica in:

Liquidità immediata, cioè fondi facilmente negoziabili

- Liquidità differite, cioè crediti che si realizzano entro un anno

- Disponibilità , rappresentate dalle varie classi di rimanenze (materie prime,

- semilavorati e prodotti finiti nelle aziende industriali)

L’attivo fisso si suddivide in:

Immobilizzazioni finanziarie , cioè crediti esigibili oltre l’anno(partecipazioni+

- credito di finanziamento)

Immobilizzazioni materiali nette: sono espresse al netto dei fondi di

- ammortamento, comprendono impianti, mobili, beni con durata economica

poliennale

Immobilizzazioni immateriali nette; espresse al netto degli ammortamenti

- comprendono costi per brevetti e marchi , spese sostenute ma che daranno utilità

negli esercizi futuri e che in quanto tali, si realizzano con il tempo.

Criterio della scadenza: equivalente usato per elementi del passivo e del netto, termine

a) entro il quale occorre far fronte agli impegni. Si divide in passivo corrente e consolidato,

o a medio o lungo termine.

Il passivo e netto comprende:

Il passivo corrente, cioè debiti di regolamento, con scadenza inferiore all'anno

- Il passivo consolidato o passivo a medio loungo termine, cioè con debiti con

- scadenza oltre l’anno + fondo di trattamento di fine rapporto (al netto di quanto si

prevede di liquidare nel breve periodo)

Il capitale netto o capitale proprio: cioè capitale sociale, riserve, utile

- dell’esercizio.

La differenza fra attivo e passivo corrente evidenzia il capitale circolante netto,

 indicatore di equilibrio monetario che mette in correlazione investimenti e fonti che

esercitano un influsso sulla dinamica monetaria dell’anno successivo.

ATTIVO CORRENTE- PASSIVO CORRENTE =CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

Dalla riclassificazione dello Stato Patrimoniale si possono trarre tre tipi di giudizio

sull’equilibrio patrimoniale:

Composizione e struttura degli impieghi: accertando il peso delle poste in termini di

a) trasformabilità in mezzi monetari si valuta l’elasticità strutturale dell’azienda e

l’efficienza nell’im piego delle risorse investite. Si riconosce la capacità dell’azienda a

mutare in un ambiente competitivo, rischio maggiore per le aziende che presentano un

attivo ricco di immobilizzazioni tecniche, rispetto a un’azienda che ricorre a una fornitura

esterna.

Composizione e struttura delle fonti di finanziamento: osservare il rischio finanziario

b) determinato dal peso dei debiti rispetto ai mezzi propri e dalla tipologia di tali debiti.

Equilibrio strutturale tra natura e variabilità delle fonti e degli investimenti: un

c) capitale circolante netto rilevante è una garanzia sulla solvibilità a breve dell’azienda

poiché gli impegni immediati sono coperti dalle prospettive di entrate di cassa a breve

termine.

I flussi di cassa e l'equilibrio monetario

L'equilibrio monetario non coincide con l'equilibrio reddituale, sono differenti per il momento di

trasferimento di cassa.

Il rendiconto delle variazioni dei mezzi monetari è il documento che mette in evidenza la

dinamica monetaria d’impresa sulla base delle consistenze iniziali e finali dei valori numerari

e non e sulla base dei flussi reddituali del periodo per risalire a quelli che sono stati i flussi

monetari.

Il reddito è il risultato di una serie di misurazioni e il prodotto di convenzioni: la determinazione

del reddito riposa su una serie di assunzioni che distinguono il momento delle entrate e delle

uscite monetarie dai momenti di manifestazione e registrazione dei componenti positivi e

negativi di reddito.

Per risalire alla sintesi delle variazioni monetarie si sommano al reddito, con segno opposto, i

valori che non hanno determinato movimenti di moneta e credito (es. ammortamento) e si ottiene

l’utile spendibilI(REDDITO NETTO +AMMORTAMENTI E ACCANTONAMENTI), che

esprime la generazione di un flusso che non è ancora monetario; esso è un potenziale monetario

che diventa effettivo se non si manifestano variazioni nette del livello del capitale circolante

netto operativo.

Aumento capitale circolante netto → aumento crediti di regolamento e rimanenze→

diminuzione debiti di regolamento = parte del flusso dell'utile spendibile è stata assorbita dal

circolante → flusso monetario minore.

Diminuzione capitale circolante netto→ riduzione crediti di regolamento e rimanenze →

aumento debiti di regolamento = flusso monetario elevato.

La gestione reddituale è un flusso di capitale circolante netto, costituito da valori reddituali nati

simultaneamente con i valori che costituiscono il capitale circolante (ricavi sorgono con credito

di regolamento e costi insieme al debito di regola mento) . Il flusso incontra il capitale circolante

netto operativo che assorbe o libera risorse monetarie per ridurre o aumentare quelle provenienti

dalla gestione correntein questo modo si ottiene la variazione che i mezzi monetari liquidi hanno

subito dur ante il periodo.

La sincronia degli equilibri aziendali

Gli equilibri aziendali vanno rispettati in modo dinamico: un’azienda di produzione presenta

condizioni di vita duratura se i suoi equilibri vengono rispettati simultaneamente.

→ Avvio di un'azienda= NO equilibrio reddituale → MA struttura patrimoniale solida con

capitale proprio e disponibilità di cassa → consentono→ equilibrio monetario +spese per gli

investimenti dai quali si otterrà → un flusso di reddito significativo. ←non è una situazione di

crisi aziendale.

Situazioni di crisi →

1-possono manifestarsi quando l’equilibrio reddituale è compromesso per una presenza scarsa

dell'azienda nel mercato o strutture di costi operativi pesanti. In questo caso una struttura

patrimoniale solida consentirebbe di disporre di tempo per trovare i correttivi necessari.

2-In altri casi l’equilibrio reddituale è buono a livello di reddito operativo, ma gli oneri finanziari

raggiungono livelli tali da assorbire quasi tutto il reddito operativo e determinare squilibri

monetari.

7.1.2 Redditività, solidità e liquidità nella mutevole dinamica aziendale .

I quozienti di bilancio

I quozienti di bilancio hanno la capacità di sintetizzare e quantificare fenomeni d’azienda

complessi quali:

1-REDDITIVITA DEL CAPITALE PROPRIO: la redditività si ottiene rapportando una

configurazione di reddito ad un’altra grandezza a questa correlata. Si possono così effettuare

confronti tra imprese diverse e storici nella stessa azienda. Per l’indice di redditività del capitale

proprio (ROE, return on equity) il reddito netto prodotto viene rapportato al capitale netto o

capitale proprio; il reddito netto non è che la variazione che il capitale proprio subisce per effetto

della gestione. ROE = RN/CN saggio di reddito che misura il rendimento del capitale netto, ossia

l’incremento potenziale di capitale netto nel periodo; il ROE deve essere superiore al costo

figurativo del capitale proprio per poter affermare che si sia conseguito equilibrio reddituale. Il

primo dei fattori determinanti del ROE è la redditività della gestione operativa, cioè il

rendimento degli investimenti nelle attività produttrici di reddito indipendentemente dal fatto che

esse appartengano alla gestione caratteristica o a quella patrimoniale. La redditività dei mezzi

propri risente in primo luogo della redditività operativa.

2-REDDITIVITA DELLA GESTIONE OPERATIVA: (ROA, return on asset) ROA = RO/ AN;

essendo il ROA un fattore del ROE, riguardante una parte della complessiva combinazione

economica aziendale, si può affermare che ROE = RO/AN x AN/CN x RN/RO dove il rapporto

AN/CN esprime la relazione tra capitale investito e mezzi propri, quindi indirettamente il peso

del capitale di terzi CT. Infatti AN = CT+CN e quindi AN/CN = CT/CN + CN/CN+1. Il rapporto

AN/CN indica il rapporto di indebitamento RI. Ne consegue che RI= AN/CN= CT/CN+1. Tale

rapporto è utile per apprezzare la solidità patrimoniale dell’istituto; il quoziente che ne risulta ha

effetto nullo se pari a uno e moltiplicativo se superiore a uno, nei casi cioè in cui l’azienda una

capitale di terzi e amplifica quindi la redditività operativa. L’effetto moltiplicativo citato prende

il nome di leverage o effetto leva.

3-TASSO DI INCIDENZA DEL REDDITO NETTO SUL REDDITO OPERATIVO: esprime il

peso dei componenti di reddito estranei alla gestione operativa, oneri finanziari e imposte,

componenti di reddito non di competenza dell’esercizio. TI= RN/RO ha generalmente valore

inferiore a uno poiché i componenti di reddito negativi estranei alla gestione operativa risultano

superiori a quelli positivi; esso esercita un effetto riduttivo sull’effetto leva crescente con gli

oneri finanziari. Se l’indebitamento amplifica la redditività operativa, il TI può annullare o

sovvertire tale effetto. Inoltre solo se il ROA risulta superiore al costo del finanziamento si ha un

complessivo effetto moltiplicativo della redditività operativa.

La redditività del capitale proprio dipende quindi da redditività operativa, indebitamento

 finanziario e incidenza del reddito netto sul reddito operativo. Si conferma inoltre che la

redditività viene influenza dalla solidità e bisogna trovare l’equilibrio fra rischi e

opportunità che la direzione d’impresa si trova a valutare.

4-La redditività operativa può a sua volta essere scomposta in REDDITIVITA DELLE

VENDITE e TASSO DI ROTAZIONE DELL’ATTIVO NETTO ROA= RO/AN = RO/V x V/AN

= ROS x TR

La redditività’ delle vendite (RO/V) misura il grado di convenienza economica delle vendite

effettuate nell’esercizio; è indicatore sintetico sul quale si riflettono variabili a fondamento della

relazione prezzi-costi e prezzi-ricavo.

Il tasso di rotazione dell’attivo netto (V/AN) esprime la relazione tra una dimensione operativa

dell’azienda espressa dal fatturato e una dimensione strutturale espressa dall’attivo netto. Tale

indice segnala la presenza di squilibri tra volume dell’attività svoltasi nell’esercizio e le

condizioni di produzione patrimoniali impegnate. È dunque indicatore di efficienza della

gestione dell’attivo.

1) La solidità patrimoniale richiama il concetto di grado di dipendenza verso i terzi

finanziatori, indicata dal RAPPORTO DI INDEBITAMENTO e dal GRADO DI

COPERTURA DELLE IMMOBILIZZAZIONI (CI), ossia del rapporto tra capitale netto

e immobilizzazioni nette (IM).

CI = CN/IM. Se esso è maggiore di uno, il capitale a pieno rischio è in grado di far fronte

agli investimenti che permangono a lungo nell’impresa. L’indebitamento è tanto più

pericoloso quanto maggiori sono gli oneri finanziari che esso genera, così un basso grado

di copertura delle immobilizzazioni determina una situazione tanto più grave quanto più

le immobilizzazioni tecniche risultano inutilizzate a difficilmente realizzabili.

Per valutare invece la solvibilita di breve o liquidita, vengono usati il QUOZIENTE DI

DISPONIBLITA (QD) e il QUOZIENTE DI LIQUIDITA (QL). QD = AC/PC, rapporto

fra attivo corrente e passivo corrente; QL = L/PC, rapporto tra liquidità immediate e

differite e passivo corrente. Entrambi sono indicatori dell’attitudine della struttura

patrimoniale a fronteggiare gli impegni a breve termine con le diponibilità liquide e con

quelle che potranno diventare tali a breve scadenza.

LA LEVA FINANZIARIA si produce per via della differenza tra costo medio del capitale

2) di terzi (i) e il ROA; se i mezzi di terzi costano meno di quanto rende il ROA, l’impresa

ne trae vantaggio perché incamera la differenza accrescendo il reddito netto. L’effetto

della leva finanziaria aumenta quanto maggiore è la differenza tra ROA e i; quanto

maggiore è la quota di AN finanziata da MT invece che da CN, ovvero quanto maggiore è

il tasso di indebitamento.

La formula generale di passaggio da ROA a ROE è ROE = ROA+ MT/CN x (ROA-i).

introducendo le imposte sul reddito diventa ROE= [ROA+ MT/CN x (ROA-i) x (1-t).

8.1 I processi di rilevazione: i sistemi informativi

8.1.1 Le rilevazioni e i loro processi

Per svolgersi in modo corretto, la gestione e l’organizzazione hanno bisogno di utilizzare dati e

informazioni provenienti sia dall’interno dell’azienda che dall’ambiente in cui essa opera (per

poter prendere decisioni appropriate).

Definizione di rilevazione: Il termine rilevazione può essere inteso come la determinazione

qualitativa e quantitativa, la classificazione, la rappresentazione e l’interpretazione dei fenomeni

aziendali o come la semplice raccolta o rappresentazione ordinata di dati che quantificano

determinati caratteri dei fatti o fenomeni oggetto di osservazione.

Il compito della rilevazione: L'attività d'impresa determina la nascita delle quantità economiche ,

la rilevazione ha il compito di mettere a punto le logiche e i metodi per raccogliere e

rappresentare tali quantità.

La ragioneria: . è la disciplina che si occupa delle rilevazioni e determinazioni

quantitative,studiando i metodi più convenienti.

Per suddividere i sistemi di rilevazione,si considera lo strumento utilizzato perla raccolta delle

quantità economiche :

1-Rilevazioni contabili : si utilizza il conto (tavola a due sezioni che accoglie valori con segno) .

2-Rilevazioni extra-contabili: si distinguono :

• Rilevazioni ELEMENTARI: si utilizzano documenti originari di raccolta, basilari per la

contabilità(fattura, bolla di accompagnamento, contabili bancarie…).

• Rilevazioni STATISTICHE:si utilizzano altri strumenti di raccolta dal conto quali

tabelle, grafici,diagrammi, schede… Informazioni (su vendite,soddisfacimento dei

clienti) che servono per prendere certe decisioni.

Il complesso di tali processi prende il nome di sistema informativo aziendale, diverso dal

sistema delle informazioni che è il risultato dell’attività di rilevazione, insieme di dati e

informazioni interni ed esterni all’azienda, passati e previsti che scaturiscono come output

proprio dal sistema informativo.

8.1.2 Gli oggetti di rilevazione

Le informazioni, riguardo al sistema delle informazioni, possono essere distine in relazione ai

livelli decisionali ai quali esse danno un supporto conoscitivo:

-attività di pianificazione strategica (decisioni sul posizionamento strategico-programma o

budget), prevalentemente esterne, che servono ad orientare l’azienda nelledecisioni sul

posizionamento strategico (dati sulla concorrenza, sui consumatori …);

-attività direzionale (processo di programmazione e controllo, reporting((confronti con le

prime info))), dati prevalentemente interni per impostare il processo di programmazione

econtrollo;

-attività operativa ed esecutiva (informazioni analitiche necessarie allo svolgimento

dell’attività corrente), informazioni utili per lo svolgimento dell’attività corrente(anagrafe dei

clienti, ordini di vendita, info sulle merci spedite …).

Un’altra classificazione delle informazioni fa riferimento alle aree funzionali in cui queste

sorgono e vengono prevalentemente utilizzate le informazioni. Si distingue quindi : il

sottosistema delle informazioni logistiche(flusso fisico e materiale dei prodotti), quello delle

informazioni commerciali(risultati di vendita ecc) , quello delle informazioni di

produzione(dati su capacità produttiva, impianti ecc), quello delle informazioni per la

ricerca e lo sviluppo ecc.

8.1.3 Le finalità della rilevazione

La rilevazione è il processo dal quale si ottengono dati e informazioni, risulta naturale chiedersi a

quali finalità questo processo è indirizzato. Nell’azienda di produzione, le finalità perseguite con

la rilevazione sono :

Informative o indicative, si attira l’attenzione degli operatori aziendali su fenomeni e

a) fatti aziendali(es. seun addetto deve controllare in modo sistematico l’andamento

giornaliero dell’area commerciale, noterà se c’è un andamento anomalo e agirà di

conseguenza)Un andamento anomalo attira l’attenzione e stimola riflessioni che

produrranno un comportamento di risposta. (individuazione del problema)

Prescrittive o decisorie, utilizzo dell’informazione per intraprendere una scelta che sia

b) giudicata conveniente o opportuna sulla base delle informazioni disponibili (risoluzione

del problema)

Valutative o di controllo, apprezzamento dell’attività svolta in cui il giudizio scaturisce

c) da un confronto fra risultato ottenuto e obiettivo programmato. Evidenzia anche

l’importanza di un’informazione presuntiva costruita sulla base di ipotesi di svolgimento

della gestione futura.

9.1 I sistemi di scelte e la struttura delle aziende

9.1.1. L'azienda come sistema decisionale

La vita delle aziende è suscitata ed è alimentata da decisioni che si compongono in processi

anche complessi.

Osservando l’azienda come sistema decisionale si pongono in luce tratti fondamentali della

struttura e dei processi delle aziende. Il governo strategico delle aziende coincide con la qualità

delle decisioni prese . L'economia aziendale è infatti la disciplina delle scelte di convenienza

economica delle aziende e degli aggregati aziendali.

Gli elementi che caratterizzano l’impresa nei progressi decisionali sono:

Tempi e velocita di risposta agli stimoli interni ed esterni: l'esigenza di decidere nasce

1) dal continuo dinamismo interno ed esterno all'impresa, se le mosse dei concorrenti e le

attese dei clienti mutano la risposta dell'impresa deve essere veloce. Se l'impresa anticipa

le mosse dei concorrenti o le attese dei clienti accumula vantaggio competitivo.

Conformismo e novità dei contenuti delle decisioni: l'impresa può adottare una

2) posizione imitativa o di originalità se risponde o anticipa le richieste. I tempi di

decisione e il loro contenuto qualificano quindi fortemente i processi decisionali

dell’impresa.

Rigore delle analisi di convenienza economica comparata: le decisioni in campo

3) economico sono sempre soggette al vincolo della scarsità delle risorse, quindi si

impongono attente e rigorose analisi di convenienza economica comparata, secondo

modelli di analisi economica per le decisioni.

Propensione all’innovazione e investimento in condizioni facilitanti la stessa:

4) l’innovazione può essere usata per rimuovere il vincolo della scarsità: la nuova idea

applicata efficacemente produce migliori risultati a parità di risorse disponibili o pari

risultati con minori risorse. L’innovazione tecnologica ed economica è la linfa del

progresso economico e civile: le imprese ambiziose cercano di attuare condizioni che

stimolino processi decisionali di tipo innovativo.

Propensione al rischio: tutte le scelte si svolgono in condizioni di incertezza e

5) comportano rischi. Il rischio è massimo quando le scelte sono fortemente innovative,

per cui la politica può essere quella dell’imitazione o del miglioramento incrementale

rispetto alle mosse dell’innovatore per quelle imprese che non dispongono di competenze

o sufficiente solidità per sviluppare innovazioni e affrontarne i rischi.

Cura delle modalità di svolgimento dei processi decisionali e investimenti per

6) ridurre i limiti di razionalità e i rischi di ritualizzazione: tutte le scelte si svolgono in

condizioni di razionalità limitata(processi decisionali individuali e collettivi sono

razionali, ma soggetti a limiti di razionalità) Le imprese possono intervenire per

rimuovere in parte i limiti di razionalità e per evitare la ritualizzazione dei processi

decisionali: i processi decisionali sono essi stessi oggetto di intervento e decisione.

Attenzione alle scelte strategiche in termini di flessibilità e di basi per lo sviluppo: le

7) scelte aziendali infine producono conseguenze più o meno ampie e stabili sulle

condizioni di futuro svolgimento dell’impresa, quindi bisogna compiere scelte decise ma

che consentano adeguati gradi di flessibilità, ossia capacità di adattamento a scenari

futuri e incerti e rinnovare continuamente le basi per il futuro.Importante è rinnovare le

base per il futuro sviluppo dell'impresa.

9.1.2 La struttura dell'azienda come frutto delle scelte aziendali

Le imprese si possono dividere in classi:

Scelte di configurazione del sistema di prodotto con il quale presentarsi nei mercati per

a) sollecitare la domanda e per fronteggiare i concorrenti

Scelte di dimensionamento della capacità produttiva e le connesse scelt e di

b) standardizzazione dei prodotti e dei processi

Scelte di estensione interfunzionale e di estensione verticale o di integrazione “a monte e

c) a valle”,attraverso cui l'azienda decide quali attività svolgere al proprio interno e quali

invece fare svolgere ad altri soggetti

Scelte di estensione orizzontale, o di diversificazione o strategie di portafoglio

d) (attivazione di combinazioni economiche parziali),scegliere se attivare una o più

combinazioni economiche parziali tra loro omogenee

e) Scelte di gestione patrimoniale, finanziaria e tributaria

Scelte di formazione e sviluppo del patrimonio materiale e immateriale

f) Scelte relative all’assetto organizzativo e all’organismo personale , cioè della

g) suddivisione dei compiti, della loro coordinazione e dello sviluppo delle competenze

delle persone

Scelte di assetto istituzionale riguarda i rapporti da stringere con i portatori d'interessi,

h) come distribuire i diritti di proprietà, come configurare gli organi di governo e di

controllo con riguardo alle singole aziende e agli aggregati di aziende

→ Tali classi sono l’essenza del governo strategico delle imprese: determinano i componenti del

reddito di esercizio, ossia la performance corrente dell’azienda e la struttura dell’azienda,

ossia la configurazione delle variabili fondamentali che sono base per la performance futura

dell’azienda.

La struttura dell’azienda si compone di cinque macro variabili tra loro interconnesse e

immerse nell’ambiente: (VEDI TAVOLA 9.1 PAG. 301)

L’assetto istituzionale : è la configurazione dei po rtatori di interessi nei confronti

1) dell’istituto, dei loro contributi, benefici e interessi istituzionali, del soggetto di istituto e

delle strutture di governo che regolano le correlazioni tra portatori di interessi, contributi

e benefici combinandoli in un equilibrio dinamico di lungo periodo. Progettare l'assetto

istituzionale significa scegliere i soggetti che compongono l'istituto e che interagiscono

con esso (nell'impresa vuol dire scegliere i prestatori di lavoro, i conferenti di rischio e di

prestito, fornitori e clienti)

Il cuore delle scelte di assetto istituzionale consiste nella scelta di:

assetto proprietario di base (qualfica soggetto di istituto, soggetto economico)

A- forma giuridica(società per azioni,cooperative o professionali)

B- l’insieme degli organi di governo e controllo da attivare, la loro composizione e

C- modalità di funzionamento;

modalità di interazione fra impresa e interlocutori critici;

D- la partecipazione ad aggregati aziendali (gruppi di imprese ecc)ed al relativo

E- governo.

La configurazione delle combinazioni economiche: è l’assetto complessivo delle attività

2) svolte dall’azienda attraverso i suoi membri o prestatori di lavoro. Ciò significa con

quanti e quali sistemi di prodotto proporsi, a quali categorie di clienti e in quali mercati.

Rientrano fra tali scelte:

Scelta della strategia competitva da applicare

A- Scelte di integrazione interfunzionale e verticale(quali attività svolgere

B- all'interno o all'esterno dell'azienda)

Scelte riguardo a come dimensionare le capacità produttive delle attività che

C- si è deciso di svolgere all'interno

Scelta del peso e ruolo da assegnare alle gestioni patrimoniale, finanziaria e

D- tributaria.

Il patrimonio: formato dalle varie classi di condizioni produttive materiali e immateriali

3) utilizzate dall’istituto per svolgere la propria attività economica . Esse sono risprse di

natura varia (monetarie , materiali o immateriali) che si formano ed evolvono come

conseguenza delle scelte che hanno per oggetto l’assetto istituzionale, le combinazioni

economiche , l’assett o organizzativo e l’organismo personale. Alcuni esempi sono le

risorse monetarie acquisite sotto forma di capitale proprio e di prestito derivanti dalle

scelte di assetto istituzionale e gestione finanziaria; le risorse materiali che dipendono

dalle scelte di integrazione verticale, estensione orizzontale e dimensionamento delle

capacità produttive; le competenze tecniche che derivano dalle scelte di gestione del

personale.

L’organismo personale: insieme delle persone che prestano il loro lavoro nell’istituto.

4) Con il loro lavoro e le loro competenze, sono il complemento necessario alle risorse

materiali ed immateriali. Occorre decidere quali profili professionali e personali

privilegiare in occasione di nuove assunzioni; come dimensionare l’organismo

personale in relazione ai carichi di lavoro generali e particolari; come aggiornare e

sviluppare i profili delle persone presenti in azienda; quali condizioni attivare per

sviluppare e mantenere un clima positivo tra i prestatori di lavoro.

L’assetto or ganizzativo: definisce la struttura interna e le modalità di svolgimento dei

5) processi aziendali; esso risulta dalla configurazione di struttura organizzativa (insieme

complessivo delle attività aziendali ripartito in compiti da assegnare alle singole persone

e attivare le condizioni necessarie affinché esse si svolgano in modo integrato),

distribuzione del potere (distribuzione tra i vari organi aziendali dei diritti e dei doveri

di decisione) e sistemi operativi (sistemi di pianificazione e programmazione con i quali

si assegnano obiettivi e risorse e si controllano i risultati, sistemi di gestione del

personale).

Le cinque macro variabili sono legate da relazioni di complementarità e interdipendenza,

manifesta coma interdipendenza tra le decisioni che ne determinano la configurazione. Ciò vuol

dire che ogni configurazione complessiva dovrebbe avere coerenza interna; che ogni variazione

di una macro variabile produce variazioni della configurazione o dei comportamenti delle altre e

che ogni intervento di riprogettazione di una macro variabile rompe la coerenza preesistente. Le

cinque macro variabili inoltre sono influenzate dall’ambiente nel quale l’impresa opera.

La vita economica dell’impresa dipende dall’attivazione di una coerenza interna fra le macro

variabili e di una coerenza esterna fra azienda e ambiente, da intendersi entrambe come coerenze

dinamiche.

9.1.3 L'unitarietà degli istituti e del loro governo : l'orientamento strategico di fondo

Ogni istituto è una realtà unitaria e di conseguenza il suo governo economico deve essere

unitario: tutte le decisioni aziendali devono comporsi in un disegno unitario e coerente. Tuttavia

vista la complessità dell’istituto e la sua dinamicità, è possibile che si prendano decisioni

contradditorie tra loro, che vengano seguiti fini particolari non coerenti con il fine comune, che il

percorso dell’istituto si compia in modo erratico. Secondo il concetto di orientamento

strategico di fondo la strategia aziendale include la definizione dei fini e del campo di azione

dell’impresa: al livello più alto del sistema di decisioni aziendali si colloca l’elaborazione di una

visione di fondo che include fini, obiettivi, campo di attività e filosofia gestionale ed

organizzativa che permea tutte le scelte dell’impresa.

La strategia di impresa dunque si compone di:

Orientamento strategico di fondo , insieme di idee-guida, valori e atteggiamenti che

a) definiscono l’identità, effettiva o ricercata, dell’impresa e che riguardano cosa essa fa o

vuole fare, perché lo fa o lo vuole fare e come.

Indirizzi strategici, scelte strategiche che definiscono in quali arene competitive l’impresa

b) intende operare e in che modo intende affrontare la concorrenza.

9.1.4 L'unitarietà delle combinazioni economiche

Complementarità: più evidente e diffuso fattore di unitarietà delle combinazioni

1) economiche aziendali, si manifesta come complementarietà dei fattori produttivi e dei

vari insiemi di operazioni. Tali relazioni devono essere gestite per garantire che i vari

elementi complementari si presentino nei tempi, volumi e qualità adeguati per attuare in

modo compiuto, tempestivo ed efficiente le combinazioni economiche d’azienda.

Fungibilità o sostituibilità: relazioni speculari a quelle di complementarietà. Si può

2) avere fungibilità parziale o totale fra differenti fattori di produzione, tra classi di

operazioni o combinazioni di fattori di produzione, classi di operazioni e caratteristiche

dei prodotti.

Comunanza: un fattore di produzione si dice comune ai risultati ottenuti se può

3) concorrere all’ottenimento di più risultati. A risorse e processi comuni corrispondono

costi comuni da attribuire per quote ai risultati cui contribuiscono. Le relazioni di

comunanza sono un fattore di unitarietà evidente delle combinazioni economiche e quindi

da tenere in considerazione nelle decisioni aziendali.

Congiunzione: si ha quando da uno stesso processo produttivo escono

4) contemporaneamente e necessariamente più risultati, che si definiscono appunto

congiunti.

Uniformità: può essere di fattori di produzione, di processi produttivi e di prodotti ed è

5) fonte rilevante di unitarietà. Si manifesta come standardizzazione (può essere gestita dalla

singola azienda), uniformazione (svolta secondo standard comuni adottati dalle aziende)

e modularità (progettazione di componenti che possono concorrere alla produzione di

diversi prodotti complessi). L’uniformità è fonte primaria di efficienza.

Interdipendenza: manifestazione della traduzione in termini organizzativi dei precedenti

6) fattori di unitarietà; quanto più forti sono i caratteri di unitarietà delle combinazioni

economiche dell’azienda, tanto più forte è l’interdipendenza ossia l’esigenza che

ciascuna unità adatti i propri comportamenti a quelli delle altre unità.

9.2 L'ambiente economico

9.2.1 L'ambiente economico e non economico ; i confini dell'ambiente

L’ambiente: insieme di condizioni e di fenomeni esterni all’istituto che ne influenzano

significativamente la struttura e la dinamica. L’ambiente economico è l’ordine economico

dell’ambiente, composto da fenomeni e condizioni quali i mercati (insiemi omogenei di

negoziazioni di beni privati, rischi particolari, capitale di prestito); le strutture di domanda e

offerta di lavoro, capitale proprio e beni pubblici; i settori (insiemi di aziende con

combinazioni economiche simili ed operanti negli stessi mercati e nelle stesse strutture di

domanda e offerta); le politiche economiche, monetarie e finanziarie attuate da enti politici e

pubblica amministrazione. L’ambiente non economico rilevante per struttura e dinamica delle

imprese comprende invece fenomeni e condizioni quali il sistema di valori della collettività

sociale in cui si opera, la normativa giuridica nazionale ed internazionale, lo stato e le

dinamiche di scienze, tecnologie e tecniche, le infrastrutture e la configurazione fisica e

climatica del territorio.

La natura multiforme, composita e dinamica delle aziende e del loro ambiente, e la varietà

delle circostanze in cui essi sono indagati, portano a definire variamente i confini

dell’azienda rispetto all’ambiente e i confini dell’ambiente rispetto all’universo (a) e ad

assumere come primo termine di analisi una sola combinazione economica parziale o un

insieme di aziende (gruppo economico o settore) (b).

a) La distinzione tra azienda e ambiente presuppone la possibilità di tracciare un confine tra

i due termini, identificato da due criteri complementari: assumere come confini i limiti ai

quali si estende la struttura giuridica formale e assumere come confini i limiti ai quali di

fatto si estende l’influenza degli organi di governo economico dell’azienda.

b) In generale il concetto di ambiente si intende riferito ad una singola azienda, ma in molti

casi è necessario fare riferimento all’ambiente di insiemi di aziende o ad ambienti riferiti

ad una parte di azienda, soprattutto nei casi che presentano combinazioni produttive

fortemente articolate in combinazioni parziali disomogenee. Si possono inoltre analizzare

i settori intesi come insiemi di imrpese che con prodotti simili competono negli stessi

mercati, definendo e studiando l’ambiente di settore o si possono analizzare le

popolazioni di aziende, insiemi di aziende simili per caratteri generali.

I confini dell’azienda sono infine modificabili, devono essere governati e la loro estensione è

oggetto delle scelte degli organi di governo economico.

9.2.2 I mercati

Un mercato è un complesso dinamico di negoziazioni che hanno per oggetto una certa

classe di beni e che si manifestano con continuità, caratteri omogenei ed elevata interazione

reciproca. Si ha un mercato quando molte negoziazioni con oggetto simile sono attuate

contemporaneamente e con elevata frequenza da un certo insieme di aziende; ciascuna

negoziazione si svolge secondo condizioni simili a quelle che caratterizzano le altre negoziazioni

nel mercato, si possono presentare usi e consuetudini che evidenziano uniformità tipiche.

[negoziazione fuori mercato: caso unico al quale non si possono applicare condizioni omogenee

e correnti di mercato]. Uno stesso bene in un dato periodo di tempo è negoziato in diversi

mercati; il progresso dei sistemi di comunicazione e trasporto tende ad attivare interdipendenze

fra mercati di uno stesso bene prima distinti, creando mercati di vastissima estensione (mercati

globali). Mercati interdipendenti possono essere quelli composti da negoziazioni disomogenee

ma con oggetto beni correlati da relazioni di complementarietà e fungibilità.

Le negoziazioni che formano i mercati sono tipicamente negoziazioni tra aziende, la cui struttura

e dinamica sono spiegate da struttura e dinamica delle combinazioni economiche delle aziende.

Le tradizionali e fondamentali categorie di analisi dei mercati sono la domanda e l’offerta.

9.2.3 I settori

Un settore è un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza.

1) Nelle analisi finalizzate ad interventi di politica economica il settore è l’insieme di

aziende che producono e vendono una certa categoria di beni; l’analisi riguarda

essenzialmente la struttura del settore, in particolare il suo grado di concentrazione.

2) Nelle analisi delle interdipendenze settoriali in termini di flussi di condizioni di

produzione e consumo di mezzi monetari. Il sistema economico viene rappresentato sotto

forma di matrici di settori che evidenziano i flussi in entrata e uscita di ciascun settore,

inteso come insieme di aziende uniformi dal p.v. di input e output. Si guarda

essenzialmente alle relazioni fra settori.

3) Nello studio del contesto competitivo delle aziende di produzione il settore è definito

come insieme di aziende di produzione concorrenti sullo stesso mercato; l’attenzione si

concentra sul comportamento competitivo delle aziende nel settore, ponendosi sul piano

delle politiche e delle strategie aziendali. Se ne ricava che la redditività delle aziende di

un dato settore dipende essenzialmente dalla struttura del settore stesso.

Nel campo degli studi del settore come contesto competitivo d’impresa è rilevante il modello

struttura-comportamento-risultati. I settori di aziende concorrenti sono insiemi di aziende di

produzione che producono beni equivalenti con riguardo alla loro funzione d’uso e che

indirizzano la loro offerta a comuni insiemi di aziende clienti e potenziali clienti; si ipotizza che

esse abbiano combinazioni economiche simili per tecnologia, concentrate su una sola linea di

prodotto e si analizza la struttura del settore secondo tre variabili: il grado di concentrazione del

settore, struttura dei costi (costi unitari di produzione in funzione dei volumi di produzione e in

funzione dei processi di apprendimento) e il livello delle barriere in entrata. La struttura del

settore può essere assunta come principale variabile indipendente che condiziona i

comportamenti delle aziende che fanno parte del settore. Si ipotizza che i settori si possano

configurare secondo alcune forme strutturali tipiche che impongano determinati comportamenti

d’azienda, che a loro volta rendano possibili determinati livelli di redditività: i livelli di

redditività sono spiegati dalla struttura del settore. In ottica dinamica si ipotizza che le aziende

possano arricchire i loro comportamenti di elementi di innovazione modificando la struttura del

settore, soggetta all’influsso di dinamiche di ambiente. Sono esempi di correlazioni struttura-

comportamento-mercato:

1) Struttura di concorrenza perfetta: bassi livelli di economie di scala, concentrazione e

differenziazione del prodotto; le imprese si concentrano sull’efficienza tecnica; i prezzi-

ricavo sono dati dal mercato

2) Struttura di oligopolio non differenziato: sono possibili forti economie di scala, poche

aziende concorrenti offrono prodotti poco differenziati; le aziende concordano politiche

di prezzi uniformi, quanto possibile alti ma limitati ad un livello che scoraggi l’ingresso

di nuovi concorrenti

3) Struttura di oligopolio differenziato: elevati livelli di economie di scala, concentrazione e

differenziazione del prodotto; elevate barriere all’entrata mantengono bassa la pressione

competitiva, la concorrenza fa leva sulla pubblicità, sulla ricerca e sullo sviluppo

La redditività è tanto più elevata quanto maggiori sono le barriere all’entrata, la

 concentrazione del settore e la differenziazione dei prodotti.

Più in generale si può definire il settore come insieme di aziende i cui comportamenti sono

connessi da relazioni dinamiche intense per via di combinazioni economiche simili e per

l’operare sugli stessi mercati, non solo nella posizione di venditori tra loro in concorrenza.

Tali aziende hanno combinazioni simili di processi economici caratteristici e operano nello stesso

mercato o in mercati strettamente collegati.

I mercati rispetto ai quali si definiscono i settori sono mercati di approvvigionamento e mercati

di vendita; i settori si configurano anche intorno alle strutture economiche d’ambiente della

domanda e dell’offerta di lavoro, capitale di rischio e beni pubblici. Ciascuna azienda partecipa a

tanti settori quanti sono i mercati in cui opera in compagnia di un significativo numero di aziende

con combinazioni economiche simili. A ciascun mercato corrispondono uno più settori di aziende

in posizione di offerta ed uno o più settori di azienda in posizione di domanda; spesso i settori di

cui un’azienda fa parte coincidono.

9.2.4 Tre interpretazioni dell'ambiente

Visione centrata sull’efficienza economica relativa: l’ambiente è inteso come ambiente

1) economico composto da aziende. L’azienda di riferimento interagisce con le aziende del

suo ambiente attraverso relazioni di scambio, partecipazione e competizione attuate

secondo logica di razionalità e convenienza economica (razionalità economica). Per la

singola azienda l’ambiente è una variabile complessa e dinamica rispetto alla quale

adattare la propria configurazione e il proprio comportamento; l’azienda è unità

monolitica nei cfr. dell’ambiente; i confini sono segnati in modo univoco dai confini

giuridici e formali. La competitività dell’azienda nell’ambiente dipende essenzialmente

dall’efficienza economica relativa che l’azienda stessa sa esprimere; l’assetto tecnico e

organizzativo, il patrimonio e l’organismo personale si configurano con dimensioni e

caratteri tali da ottimizzare l’efficienza di svolgimento dei processi di produzione e di

consumo, tali da consentire equilibrate e competitive relazioni tra prezzi e qualità dei beni

offerti. Tutto ciò è riflesso anche nel rilevante ruolo attribuito alla gerarchia organizzativa

e ai processi di pianificazione e programmazione quali strumenti di integrazione e

razionalità. La visione dell’ambiente secondo l’ottica dell’efficienza economica relativa

privilegia i valori della razionalità, dell’efficienza, dell’economicità e

dell’indipendenza. Le scelte secondo le quali si evolve la struttura aziendale si ispirano

alla ricerca di un assetto di massima razionalità.

Visione centrata sulla pressione economica reciproca: l’ambiente si configura come

2) campo di forze economiche che premono sulla struttura e sul comportamento

dell’azienda. Tutte le relazioni tra aziende sono anche relazioni di tipo competitivo e

relazioni politiche, ossia relazioni di pressione reciproca; ciascuna azienda tende a ridurre

la pressione subita. La possibilità’ di vita economica duratura si riduce al crescere della

pressione ambientale che richiede livelli di efficienza sempre maggiori nello svolgimento

delle combinazioni economiche; gli elevati livelli di pressione ambientale possono essere

fronteggiati agendo sulle condizioni di efficienza o adottando strategie istituzionali ed

organizzative specificamente volte a ridurre la pressione ambientale. L’ambiente appare

quindi una variabile direttamente modificabile nella sua dimensione della pressione

esercitata sull’azienda poiché per variare il livello di pressione dell’ambiente si opera sui

confini dell’azienda: si attuano scelte di internalizzazione totale o parziale degli elementi

ambientali critici, integrazioni verticali e orizzontali; joint ventures, accordi con clienti,

fornitori e concorrenti ecc. In questa visione le relazioni di tipo economico fanno spazio a

quelle di tipo politico, la tensione verso l’efficienza è mitigata dalla predilezione per

ambienti controllati, il valore dell’indipendenza è in parte sacrificato ai vantaggi di

rapporti collusivi.

Visione centrata sul fenomeno dell’integrazione multicentrica: l’ambiente è composto da

3) elementi di varia natura, ciascuno con proprie logiche di evoluzione, valori e criteri di

azione; tali elementi interagiscono e assumono nuove configurazione e relazione

reciproche. L’ambiente è ambito di espressione ed esercizio di soggettività e

discrezionalità dei differenti attori. Nell’azienda convergono interessi di varia natura con

intensità variabile, componibili secondo configurazioni differenti. L’azienda ricerca

innovazioni atte a realizzare le proprie finalità mentre ogni elemento dell’ambiente si

evolve secondo sue proprie logiche. Le aziende possono configurarsi secondo strutture

policentriche o reti parzialmente sovrapposte; gli aggregati e i gruppi prevalgono su

aziende monolitiche ed isolate spostando l’attenzione sui confini dell’aggregato di

azienda. Nell’ambiente multicentrico operano quindi aziende multicentriche. Le gerarchie

organizzative e gli strumenti di pianificazione e di programmazione si configurano

secondo la logica dei progetti (aggregati di compiti riferiti ad un obiettivo). Qui

l’innovazione e la flessibilità prevalgono sull’efficienza, l’ambiente è caratterizzato da

forti connotati di multidimensionalità, le aziende operano secondo una logica

morfogenetica.

9.3 Il sistema competitivo

9.3.1 La struttura del sistema competitivo :il modello della concorrenza allargata

Il sistema competitivo: spazio economico popolato da clienti, fornitori e concorrenti nel quale

l’impresa si presenta con i sistemi di prodotto risultato della sua attività caratteristica. Il sistema

competitivo è rappresentabile in termini di aziende e relazione interaziendali; la scelta del

sistema competitivo in cui operare è una decisione fondamentale con cui si decide il raggio

d’azione geografico, le fasce di clienti, i concorrenti diretti ecc.

Il modello della concorrenza allargata è uno dei riferimenti piu noti per la rappresentazione

della struttura dei sistemi competitivi. La teoria di base prevede che in ogni settore, la

concorrenza non coinvolga solo le imprese appartenenti al settore stesso ma che essa si allargata

ad altre classi di soggetti, ovvero i clienti, i fornitori, i potenziali entranti e i produttori di

beni sostitutivi. Il termine “concorrenza” in questo caso indica le pressioni esercitate sulle

imprese di un settore da tutte queste classi di attori, pressioni che si manifestano come rivalità tra

concorrenti, potere contrattuale di fornitori e clienti, minacce di ingresso e di sostituzione. La

configurazione di queste forze determina la redditività media conseguibile in un settore e di

conseguenza l’attrattività dello stesso; ogni impresa deve trovare la posizione in cui potersi

difendere da tali forze o poterle influenzare a proprio favore.

La rivalità tra concorrenti è tanto più accesa quanto il settore è frammentato; il tasso di

1) crescita della domanda dei prodotti è basso; i prodotti sono differenziati; i costi fissi sono

elevati o vi è eccesso di capacità; esistono elevate barriere in uscita. Una rivalità accesa

indica forti pressioni sui risultati reddituali e sui prezzi.

Il potere dei clienti è funzione di forza negoziale e sensibilità al prezzo. La forza

2) negoziale aumenta con l’importanza del cliente, la concentrazione del suo settore, i bassi

costi di passaggio da un fornitore a un altro, il possesso di informazioni e la possibilità di

integrazione a monte. La sensibilità al prezzo invece dipende dalla differenziazione e

quindi dalla sostituibilità dei beni, dall’incidenza di essi sul costo o sulla qualità dei

prodotti e dall’intensità della competizione all’interno del loro settore specifico. Allo

stesso modo i fornitori hanno forte potere se il loro settore è più concentrato di quello

della concorrenza, se minacciano di integrarsi a valle, se i beni offerti sono specifici ecc.

Le minacce di ingresso di nuovi concorrenti costituiscono un freno alla redditivita del

3) settore fungendo da deterrenti ai prezzi praticati dai conccorenti del settore stesso. Esse

dipendono dalla solidita degli ostacoli all’ingresso (barriere all’entrata), le quali hanno

varie determinanti come il fabbisogno di capitale [investimenti necessari allo

svolgimento della gestione], le economie di scala [necessarie strutture di grandi

dimensioni], i vantaggi di costo assoluti, la differenziazione di prodotto, l’accesso ai

canali distributivi, le politiche pubbliche, i rischi di ritorsioni da parte dei concorrenti

del settore.

Le minacce di sostituzione minacciano la redditività del settore poiché la presenza di

4) prodotti alternativi comporta una maggiore sensibilità della domanda al prezzo; essi

tuttavia producono stimoli alla differenziazione. I beni sostituibili sono tanto minacciati

quanto i clienti sono propensi a sostituirli con altri, propensione che dipende dal rapporto

prezzo/prestazione dei sostituti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Reboa Marco
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofiabbuzzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Cattaneo - Liuc o del prof Reboa Marco.

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