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Economia agraria Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia e diritto basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Rasero dell’università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di Medicina veterinaria, Corso di laurea in produzioni e gestione degli animali in allevamento e selvatici. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia e diritto docente Prof. A. Mosso

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OFFERTA

La curva dell'offerta = S è la parte crescente del Cma, ci

dice per ogni livello di prezzo quanto dobbiamo produrre e

quindi lega la produzione ai vari prezzi. L'offerta è data

dalle imprese = y, se il prezzo si alza y aumenta e

viceversa quindi il legame è diretto perché se il prezzo

aumenta l'impresa può permettersi di produrre di più

tenendo conto solo dell'offerta. ?

A parità di prezzo cosa fa aumentare la produzione Se

cambiano i costi e quindi c'è un miglioramento nella

tecnica. Essendo C = v1 + p1 ci può essere un miglioramento sul fattore o sul suo prezzo.

Δq

q

ε = Elasticità fisica = Δp

p

Δq = Variazione quantità di offerta

Δp = Variazione del prezzo

Quindi l'elasticità ci dice come varia l'offerta al variare del prezzo. È

difficile che varino nello stesso modo e quindi con ε = 1, se il prezzo varia

e la quantità dell'offerta no ε è rigida fino al limite con ε = 0, se infine ε = ∞ vuol dire che a

qualunque prezzo l'offerta aumenta quindi ε è molto elastica. Tanto più i cicli produttivi sono

lunghi tanto più l'offerta è rigida, è quello che succede nelle produzioni agricole. ε misura la

capacità dell'offerta di adeguarsi al prezzo, più presto si adegua più è elastica.

DOMANDA

La domanda dei prodotti finali è influenzata da:

Numero consumatori Gusti o preferenze Prezzo del bene

• • •

Reddito consumatore Il reddito non viene consumato tutto (risparmi)

Se diminuisco il prezzo la quantità di domanda aumenta, a parità di prezzo la domanda aumenta se

il reddito aumenta. La domanda dipende anche dal tipo di bene che può essere:

Surrogato = Bene che può sostituire un altro (zucchero/canna), hanno aspetto indiretto sulla

• domanda dell'altro: se il prezzo di uno sale la domanda dell'altro sale perché costa meno

anche se il prezzo di quest'ultimo non è variato

Complementari = Beni che si usano insieme (macchina/carburante), se il prezzo di uno sale

• cala la domanda dell'altro.

L'elasticità della domanda ha la stessa formula, se è minore di 1 è molto rigida, = 1 unitaria e

maggiore di 1 elastica, i prodotti a breve scadenza hanno una domanda rigida.

Punto di equilibrio = ● = quantità di equilibrio, la

domanda = offerta , è il punto a cui il mercato tende ma non

ci si arriva quasi mai.

1 Offerta > Domanda, la quantità che rimane al

produttore se vuole venderla deve abbassare il prezzo fino a 2,

il giorno dopo magari ne porta di meno, 3, ma magari la

domanda a quel prezzo è più alta quindi si hanno continue

oscillazioni per tendere a ●. per ogni posto diverso da ●

qualcuno non è contento: se la produzione sta sotto a quel

punto i consumatori non sono soddisfatti e disposti forse a

pagare di più per averlo; se la produzione è sopra a ● l'imprenditore non è contento e disposto ad

abbassare il prezzo per vedere tutto. Tutto questo vale per prodotti che non possono essere

conservati e quindi devo venderli subito sennò li perdo.

Può anche succede che pur aumentando il reddito del consumatore la domanda non aumenti perché

si comprano meno cose ma più pregiate. MERCATO

Il prezzo di mercato è un prezzo che si è già verificato in passato.

Le principali forme di mercato sono:

CONCORRENZA PERFETTA = Libera concorrenza = Tanti piccoli produttori con beni

• omogenei, la concorrenza deve essere trasparente sia sul fronte delle tecniche di produzione

sua sul prezzo, deve esserci libertà di entrata e uscita dal mercato, la prima è più difficile.

L'omogeneità è di base rispettata ma può essere forzata differenziando (es: sistemi biologici,

OGM ecc) e quindi posso agire sul prezzo. Se il ricavo totale è dato dal mercato perché fa il

prezzo allora posso agire solo sui costi e sulla differenza per avere maggiore profitto. Se un

imprenditore vuole vendere un bene ad un altro prezzo rispetto a quello di mercato non può

perché nessuno lo comprerà e quindi il prezzo resta costante perché tutti producono la stessa

cosa.

MONOPOLIO = Un unico grande produttore, il monopolista può definire il prezzo, è una

• situazione teorica che in pratica si realizza se ci sono pochissimi produttori. MONOPOLIO

DI FATTO = Stato, definisce il prezzo e quindi non si può trattare. Per fissare il prezzo, il

monopolista fa riferimento ai costi di produzione e decide il suo margine di profitto = T = C

+ Rma, non può agire sul reddito del consumatore quindi non determina la quantità di

prodotto venduto e non conosce il suo ricavo totale e nemmeno il suo profitto totale perché

dipendono dalla domanda.

FLUSSO CIRCOLARE DEL REDDITO

Le Imprese per produrre usano terra, capitale e lavoro: la terra, il lavoro e il capitale indifferenziato

possono essere messi a disposizione dalle Famiglie perciò c'è flusso di bene reali o di fattori della

produzione in cambio di flusso monetario del denaro. Le Imprese producono servizi grazie al

flusso di beni e mette sul mercato i beni e i servizi e le Famiglie possono comprarli grazie al

flusso di denaro con la formazione di un altro flusso monetario.

Questo vale se un Impresa non si auto sostiene perché se un Impresa produce qualcosa solo per sé

stessa non c'è flusso.

Lo Stato si assume dei servizi che abbiano un utilizzo per tutti, vengono erogati e non venduti

oppure pagati in parte con le tasse. Per produrli lo Stato sostiene costi che prende dal prelievo

fiscale da Famiglie e Imprese; inoltre parte del lavoro delle Famiglie va alle Imprese e parte allo

Stato e quindi questo si comporta come un Impresa e perciò contribuisce alla creazione della

domanda. IMPRESE

IMPRENDITORE = Articolo 2082 del Codice "Colui che esercita professionalmente un'attività

economica organizzata ai fine della produzione e/o allo scambio di beni e servizi". Quindi ha

finalità di lucro e deve avere delle capacità.

PICCOLO IMPRENDITORE = Articolo 2083 del Codice “Colui che svolge un'attività di

impresa prevalentemente con il lavoro proprio e dei propri familiari”. Quindi rispetto a tutto il

lavoro impiegato quello interno deve essere la maggioranza rispetto a quello dei lavoratori

subordinati.

IMPRENDITORE AGRICOLO = Viene definito come un settore a parte e protetto. Articolo

2135 del Codice “Colui che svolge le seguenti attività: coltivazione del fondo, allevamento del

bestiame e selvicoltura. Vengono inoltre riconosciute le attività di: trasformazione, conservazione e

commercializzazione di prodotti derivati dalle attività precedenti anche di provenienza non

aziendale”. Coltivazione del fondo = Qualunque produzione vegetale; Allevamento del bestiame

= Tutti i tipi di allevamento (acquacoltura, api ecc) escluso l'allevamento dei cavalli da corsa;

Selvicoltura = Cure ai boschi. Trasformazione = Processi che partono da un prodotto agricolo.

L'unico vincolo delle attività secondarie è che il prodotto deve essere di produzione

prevalentemente aziendale (es: produttore di latte deve avere almeno il 50% del latte proveniente da

sue bovine). Decreto 228 del 2001 ha preso atto di tutte le sentenze e del fatto che il comparto

agricolo continua a perdere addetti (alpeggio sempre più abbandonato e quindi dà problemi di

boschi e di assestamento), si fanno quindi rientrare in attività agricole tutte le attività connesse ad

esse purché vengano svolte con mezzi dell'attività agricola, sono ritenuti agricoli anche solo parte

dei processi produttivi (allevamento degli avannotti). Ciò ha avuto effetti sul comparto forestale e

sulla manutenzione del territorio e ha fatto rientrare in questo comparto gli agriturismi, le imprese di

pulizia delle strade dalla neve, taglio dei boschi ecc. Il problema che sorge: è necessario che

l'imprenditore sia titolare di un certo quantitativo di terreni perché i redditi catastali sono legati ai

terreni, non ne deve essere proprietario per forza ma legalmente titolare (affitto, uso gratuito ecc)

PICCOLO IMPRENDITORE AGRICOLO = COLTIVATORE DIRETTO = Più del 90% delle

imprese agricole sono di questo tipo. È uguale al piccolo imprenditore ma è sufficiente 1/3 del

lavoro proprio e/o familiare.

PICCOLO IMPRENDITORE DELL'INDUSTRIA = ARTIGIANO

Tutto il mondo produttivo paga le imposte, per tutte le imprese eccetto quelle agricole pagano in

base ad un reddito che emerge dal bilancio, quelle agricole le pagano in base a redditi catastali, ne

deriva che le imprese agricole non hanno obblighi di bilancio a fini fiscali.

SINDACATI = ORGANIZZAZIONI PROFESSIONALI = Forme di difesa degli interessi delle

diverse categorie, non sono obbligatorie, svolgono anche servizi di assistenza tecnica e legale e di

solito all'impresa questi servizi costano meno che da un privato non a scapito della qualità del

servizio. Hanno connotazioni politiche, nel comparto agricolo:

Coltivatori diretti Un tempo con Democrazia Cristiana, ha il più alto numero di imprese

• Confagricoltura Più di destra, più conservatrice, poche imprese ma grandi

• CIA = Confederazione italiana agricoltori Più di sinistra, non ha molte imprese

• associate ma molti imprenditori motivati e innovatori.

Le imprese possono essere in forma:

Singola Maggioranza per lo più per questioni fiscali perché costa meno e ci sono

• meno problemi.

Societaria Sono forme organizzate di impresa. Si costituiscono per mettere in comune i

• fondi e avere un capitale totale maggiore, avere più fattori produttivi e avere dimensioni più

idonee al mercato. In Italia ne esistono un numero definito divise in tre grandi gruppi:

A responsabilità illimitata = Di persona, i soci rispondono con tutto quello che

◦ posseggono, sono più semplici e quindi meno costose ma molto più rischiose. Vanno

bene per società a valore economico contenuto e dove i soci hanno una certa affidabilità.

Tutti i soci valgono uguale nelle decisioni. Esempi sono:

SNC SAS

▪ ▪

A responsabilità limitata = Di capitali, i soci rispondono solo per ciò che mettono

◦ nell'impresa (es: ho messo tre ettari nell'impresa e mal che vada la banca può portarmi

via solo quello), hanno forme organizzative più complicate. Sono idonee per attività

economiche di maggiori dimensioni. I soci valgono a seconda del capitale che investito

quindi anche il voto nelle decisioni è in rapporto a questo. Esempi sono:

SPA

▪ SRL = Società a responsabilità limitata

Cooperative = Società con finalità mutualistica, sono quindi forme di aggregazione che

◦ devono portare a risultati più vantaggiosi per i soci rispetto al mercato. Possono reperire

finanziamenti a livello dello stato per arrivare ai risultati ma questi soci sono avventori e

valgono a seconda del capitale immesso. Tutti i soci ordinari valgono uguale. Le

cooperative possono scegliere se essere a responsabilità limitata o illimitata ma spesso

scelgono la prima. Le cooperative che hanno più rilevo nel comparto agricole sono

quelle che si occupano delle attività secondarie e di quelle a valle della produzione

ovvero per l'acquisto dei fattori. In alcune cooperative se sono socio della cooperativa

devo dare tutto ciò che produco all'infuori di quello che consumo io.

L'impresa per funzionare può essere immaginata come un organismo dove ci sono certe cose

fondamentali:

Produrre beni e/o servizi

• Vendere

• Attività di ricerca e sviluppo, deve continuare a capire cosa succede nel mondo per rimanere

• alla pari delle altre imprese, deve innovarsi.

Per fare ciò l'impresa deve usare i fattori della produzione quindi reperirli sul mercato e gestirli, i

grossi blocchi di fattori sono:

Lavoro Denaro

• •

L'impresa deve fare tutto avendo obiettivo il profitto e svolgendo l'attività produttiva al meglio con i

migliori ricavi con costi contenuti, si deve avere un'idea di come andrà l'azienda nel lungo periodo

(3 anni) con l'obiettivo di migliorare i risultati economici = PIANIFICAZIONE STRATEGICA =

BUSINESS PLAN. GESTIONE ORDINARIA = ATTIVITÀ GESTIONALE = Gestione

annuale o di esercizio. Queste non hanno obbligo per le imprese ma hanno obblighi di tipo

amministrativo che sono fondamentalmente connessi al comparto fiscale.

BILANCIO

Somma Ricavi Somma Costi

Grano 100 Semi 20

Mais 250 Macchine 50

Lana 120 Lavoro 60

Mangimi 80

Totale 470 210

Utile = T 470-210 = 260

Il bilancio è il confronto tra i ricavi di gestione e i costi di gestione e ottengo il risultato del bilancio.

Se è negativo l'utile si chiama perdita e si scrive dall'altra parte. Si fanno:

Bilancio preventivo All'inizio dell'esercizio. Dovrebbe prevedere le attività e i risultati

• inserendosi nelle finalità che stanno nel piano strategico, vede anche come devono variare le

attività. I dati sono previsti in base alle tecniche adottate, alla natura e agli anni precedenti,

devono essere fattibili. Nel fare questo bilancio, siccome R = y * p e C = v * p, devo tenere

conto anche del prezzo che per il comparto agricolo è fatto dal mercato, si ragiona sui prezzi

che ci sono quando si fa questo bilancio e non da quelli che potranno essere in futuro.

Bilancio consultivo Alla fine dell'esercizio. Richiede meno informazioni perché si basa su

• dati certi dell'amministrazione, quest'attività è obbligatoria.

Il termine esercizio considera il tempo in cui l'attività esiste, di solito è annuale.

Si fa poi un confronto tra i due bilanci e a seconda di quello che è successo si valutano le diverse

cose. Se i ricavi sono stati inferiori o i costi superiori bisogna capire se il problema è dell'impresa o

dell'esterno, se ad esempio la produzione è andata bene ma i costi sono saliti, l'imprenditore può

cambiare la tecnica o altre cose.

Il bilancio può essere anche medio, non fa riferimento specifico ad un esercizio ma ad un comparto

generale. Serve a prescindere dagli eventi specifici di un anno. Si considerano dati produttivi e

l'impiego di fattori medi e normalmente viene fatto ai prezzi del momento perché questi sono troppo

variabili per fare la media.

I bilanci devono seguire diversi schemi:

Bilancio contabile Struttura ricavi e costi in un certo modo. La contabilità è d'obbligo per

• le imprese che devono fare bilancio fiscale. Può essere realizzato in forma:

Globale Conti che riguardano tutta l'attività

◦ Parziale Studio solo delle parti dell'impresa, servono a capire meglio cosa succede,

◦ quindi bilanci parziali o contabilità analitica

Bilancio fiscale Tutte le imprese devono fare ai fini di pagare le imposte secondo il

• reddito, eccetto quelle agricole. Questo bilancio è fatto secondo certe regole.

Bilancio economico Consente di dire all'imprenditore concreto quanto gli rimane a fine

• dell'esercizio e quindi il reddito netto. Può essere realizzato in forma:

Globale Parziale

◦ ◦

Bilancio estimativo

Le imprese agricole in pratica non fanno nessun bilancio.

I capitali sono suddivisi in:

Fondiario Più che altro per le imprese agricole, il terreno entra nei fattori di produzione.

• Comprende tutto ciò che è legato alla terra e che è immobile:

Terreni

◦ Fabbricati Sia l'abitazione e tutti quelli di servizio

◦ Impianti arborei

◦ Miglioramenti fondiari Tutti gli interventi sul terreno volti a migliorarne la qualità

◦ e la produttività

Per le imprese non agricole questa parte si chiama Immobilizzazione e comprende il

comporto strutturale dell'impresa.

Agrario Comprende tutto il resto che uso per produrre eccetto il lavoro. Si divide in:

• Scorta Si divide in:

◦ Fissa

▪ Vive Bestiame da vita ovvero che permangono per più cicli produttivi quindi

• non sono compresi i pulcini comprati all'esterno fatti ingrassare e venduti.

Morte Macchine e attrezzi che servono per svolgere l'attività produttiva

Circolante Prodotti di scorta ovvero di magazzini, sono quelle quantità dei fattori

▪ della produzione che l'impresa deve avere a disposizione per far funzionare la

produzione.

Anticipazione Indifferenziato, è la quantità di denaro che l'impresa deve avere

◦ ogni anno per far partire i cicli produttivi

Per le imprese non agricole questo capitale è detto di Esercizio.

Lavoro

Con il bilancio valutiamo il: Ricavi Costi

Reddito netto = RN = PLV - [(Sv + Q + Tr) + (Bl + Ba + Bf )]

e e e

L'RN tutto ciò che rimane all'imprenditore concreto, comprende: profitti, costi da sostenere,

compensi per il suo lavoro e per il suo denaro e per i suoi fattori e i benefici.

PLV = Produzione lorda vendibile = Tutto ciò che si è ottenuto vendendo i prodotti + prodotti che

sono stati realizzati e non ancora venduti quindi in attesa di vendita, se non li inserisco ma

comunque considero i costi che ho sostenuto per produrli sarebbe sbagliato perché avrei un bilancio

che non corrisponde alla verità, vanno conteggiati per quantità e al prezzo di mercato del momento

+ autoconsumi = tutti i prodotti che non sono andati sul mercato ma sono stati realizzati e

consumati dal produttore o da familiari + contributi comunitari = denaro che è dato dalla regione +

entrate che non derivano da vendita di prodotti ma di servizi (es: manutenzione di sentieri). NON

vanno in questa parte i reimpieghi = prodotti realizzati in azienda ma che vanno in un altro

processo produttivo (es: produco il mais e lo do da mangiare ai polli).

Sv = Spese Varie = Acquisto beni e servizi a utilità semplice, tutti i prodotti di

scorta circolanti.

Q = Quote = Costi per i fattori a utilità ripetuta, entrano in ogni ciclo produttivo

proquota quindi ripartisco i costi per i cicli che faccio. Le quote sono tre:

1. Reintegrazione O di ammortamento. Serve a suddividere il costo del

fattore in tutti gli esercizi che lo utilizzano.

Non si calcola sul valore nuovo ma su quello di reintegrazione:

Valore di reintegrazione = Valore a nuova – Valore di rottamazione

La quota di reintegrazione è:

Qr = Valore di reintegrazione

Durata

Più è lunga è la durata più la quota scende. L'azienda che vende

l'apparecchiatura dà una durata tecnica che è data dalla durata da manuale.

Costi esterni Di solito sono fatte funzionare meno di quello che possono fare e perciò

per fattori che possono lavorare di più di quello che dice l'azienda venditrice.

l'impresa OBSOLESCENZA = La macchina funziona ancora bene ma non è più in

acquisisce sul regola con le norme richieste, quindi è superata tecnologicamente. Per gli

mercato, ci animali si parla di Quota di rimonta. I fabbricati di vecchia manifattura

sono sempre hanno durate molto lunghe, per quelli più moderni invece sono più brevi.

2. Manutenzione Serve a far sì che il fattore duri per tutti i cicli

3. Assicurazione Serve a garantire che il fattore duri

I terreni non danno origine a quote perché hanno durata infinita. Macchinari,

fabbricati, impianti arboreei ecc.

Tr = Tributi = Tutti i costi che l'impresa sostiene per rispettare gli obblighi

fiscali, comprendono tutte le diverse tipologie di prelievo:

Imposte Tributi indifferenziati per lo Stato

• Tasse Tributi che vanno a finanziare settori specifici (es: tasse

• universitarie)

Contributi Tributi legati ad un servizio specifico ma obbligatori

• (es: contributi sul lavoro)

Bl = Beneficio di lavoro esterno = Salari e stipendi pagati a lavoratori non

Costi esterni e

della famiglia.

che possono

anche non Ba = Beneficio agrario esterno = Interessi passivi = Interessi pagati ad un

e

esserci se istituto di credito esterno per l'utilizzo di denaro non nostro. Sono interessi

l'imprenditore passivi.

mette tutti i Bf = Beneficio fondiario esterno = Canone d'affitto = Soldi pagati per

e

fattori da sè utilizzare terreni di proprietà di qualcun altro.

Considero solo le voci esterne quindi pagate sul mercato.

Il profitto è la stessa cosa dell'RN quando non ci sono costi esterni.

Qualunque calcolo di bilancio si calcola con una differenza tra parte attiva e costi.

I costi interni sono la componente interna dei benefici.

Avendo l'RN bisogna rapportarlo alle unità di lavoro: RN

Reddito netto unitario = RNU = ULF

ULF = Unità di lavoro familiare = Ovvero solo quelli interni.

RNU ci dice di più dell'RN perché ci dice quanto reddito hanno i singoli lavoratori familiari (es: ho

RN = 40 mila euro se l'addetto è solo uno RN = RNU quindi solo quello ha questo reddito. Se lo

stesso RN ce l'ho in un'impresa di 4 persone l'RN si divide e quindi ogni addetto ha un reddito di 10

mila euro).

Per capire meglio se il risultato del bilancio è buono o meno è meglio calcolare il:

Reddito di lavoro = RL = RN – (Ba + Bf )

i i

RL = Tolgo dall'RN Ba e Bf perché così capisco quanto è compensato il lavoro dell'imprenditore.

i i

Parlo di costi interni e quindi li calcolo a costo di opportunità e quindi vedendo quel capitale in

un'altra attività quanto può valere. L'imprenditore ha usato denaro proprio per comprare macchinare

ecc.

Ba = Beneficio agrario interno = Interesse che l'imprenditore avrebbe potuto avere se avesse

i

investito quel denaro per altro invece che su macchine, bestiame, scorte circolanti e soldi, e quindi

quanto poteva rendergli se investito in un altro modo.

Interesse semplice = I = C * r * t

a a

C = Capitale agrario = Valore attuale del mio capitale, tutto le

a

macchine, il bestiame e i prodotti di scorta.

r = Saggio di interesse agrario = Qualunque capitale dà origine ad un

(es: Investo 1000 euro a

interesse. La scelta è fatta guardando i titoli di stato che si riferiscono al

con un interesse denaro, sono dei tassi nominali e quindi patiscono dell'inflazione. Nel

dell'1,5% per un anno caso dei titoli di Stato il tasso viene emesso alla loro pubblicazione. I beni

dopo mi restituiscono reali non hanno problemi di inflazione. 1,5% vuol dire che 15 / 100 =

1015 euro) 0,015. Essendo un costo interno va calcolato a costo di opportunità.

t = Tempo.

GESTIONE COMPARTO ALLEVAMENTO

Confrontare diverse aziende è difficile perché deve esserci molta omogeneità per il tipo di

produzione e per posizione.

Prodotto netto aziendale = PNA = PLV – (Sv + Q + Tr)

PNA = Prescinde dalle voci di costo interne o esterne è un indicatore che mette le imprese sullo

stesso piano e dà la possibilità di fare confronti. Mentre l'RN permette di fare solo confronti

all'interno di una sola azienda. Se l'impresa non ha benefici esterni RN = PNA. Nel PNA c'è:

profitto, costi interni e benefici.

Il risultato dell'esercizio lo calcolo come RN.

Il comparto allevamento è gestito nel Conto Stalla perché gli animali sono soggetti viventi che nel

corso dell'anno si modificano e quindi richiedono fattori diversi.

ULS = (INV + VENDITE + MORTI) - ( INV + ACQ + NATI)

f i

ULS = Utile lordo di stalle = Tiene conto solo di quanto è successo nella stalla per quanto

riguarda il bestiame. Il nostro attivo finale è quello che ho a fine esercizio in stalla = Inventario

finale (50 bovine in produzione * prezzo), censisco cosa ho in base alle varie categorie a cui

aggiungo le vendite, entrambi espressi in euro, e i morti che sono solo contati perché non danno

origine a ricavi. Il passivo finale va sottratto al primo e comprende l'inventario iniziale ovvero

l'inventario finale dell'anno precedente, gli acquisti e i nati che anche qui sono solo contati. Alla fine

mi trovo una parte degli stessi animali iniziali che però non sono uguali, in una situazione assestata

senza particolari problemi ci ritroviamo ad avere un utile. Per nati e morti si contano comunque

come numero*prezzo tenendo conto che il prezzo è 0 e quindi il risultato finale è 0, sono dati solo

per avere un conteggio finale di capi giusto. L'ULS lo troviamo tra le voci della PLV come ricavo.

VALUTAZIONI PARZIALI

Valutazioni parziali = si riferiscono a singole parti dell'azienda o a singoli processi. Possono

prescindere da un bilancio globale. In ogni caso presentano delle problematiche che le valutazioni

globali non hanno: nel momento in cui mi riferisco ad una singola parte dell'impresa ho dei fattori

che vanno scissi (impresa come organismo che ha diversi organi e i processi di produzione sono

correlati), devo fare delle suddivisioni che non sono reali. Le problematiche fondamentali sono

legate a:

Costi interni, perché di solito ce ne occupiamo alla fine, vanno determinati come quantità e

• valutati, sono calcolati a costo di opportunità.

Quando faccio analisi parziali i costi posso dividerli in:

• Specifici Solo per quel comparto

◦ Comuni Riguardano più attività ma non tutte (es: Trattore lo uso per più processi)

◦ Generali Riguardano la vita dell'impresa nel suo complesso (es: contabilità,

◦ telefono ecc)

Devo quindi trovare dei sistemi per dividere gli ultimi due, sono sistemi artigianali,

tendenzialmente si possono usare dei parametri fisici che sono i più facili da trovare (es:

ripartisco un certo costo in base agli ettari di superficie) questi parametri tecnici si usano per

i costi comuni. Se ho costi generali uso per lo più parametri economici se ho diversi processi

(colture e animali) in generale faccio costare di più chi vende di più.

Nella contabilità analitica vanno contati tutti i costi sia interni che esterni.

I processi hanno più costi specifici, un po' comuni e pochi generali se un'azienda ha un'alta

incidenza di costi interni (che vanno calcolati in base al costo di opportunità).

Si fa la differenza tra costi di mercato e fattori della produzione si vede il profitto relativo a

quell'ambito.

Gli indicatori di tipo parziale sono:

Costo di produzione Dato dal costo medio totale perché l'impresa a sempre costi fissi e

• variabili, significa studiare il processo di produzione sommando tutti i costi fatti per quel

processo che li trovo o nel bilancio globale se è già stato fatto o rilevando il processo e

vedere tutti i fattori impiegati. Se ho prodotti secondari bisogna togliere i costi per questi,

non ne ho se i prodotti secondari non vanno sul mercato o non ne ho proprio.

Anche detto costo unitario medio sono indicatori riferiti alle unità di prodotto. Il risultato

che ottengo è inficiato da una grossa soggettività perché i costi interni hanno molto peso. Il

costo del lavoro cambia molto, il modello si complica se considero tutta manodopera interna

o in buona parte manodopera interna e poca esterna. Lo stesso litro di latte calcolato con gli

stessi metodi in due aziende (stesso allevamento, stessa alimentazione, stesse tecniche) è

sufficiente che una usi solo manodopera interna e l'altra un po' e po' che i costi di produzione

variano di molto. L'unico modo per superare la soggettività è calcolare il costo di

produzione facendo delle ipotesi su i costi interni diversi. Da questi costi si tolgono quelli

per le produzioni secondarie stimati dicendo che i costi di questi equivalgono ai ricavi.

COSTO DI PRODUZIONE =

 Costi sostenuti per produrre – costi per produzioni secondarie

Quantità prodotta

Il costo di produzione serve per definire il prezzo in tutte le imprese che possono farlo =

Ricavo marginale, si aggiunge poi il margine di profitto che vogliamo. Per le imprese

agricole che non possono definire il prezzo (perché sono vicine alla concorrenza perfetta) il

costo di produzione ci serve a valutare il profitto convenzionale o margine di profitto che

possono ottenere sapendo il prezzo di mercato. A questo punto posso fare la differenza fra

colture e allevamenti diversi e scegliere in modo più preciso cosa fare, quindi il costo di

produzione è un indicatore per le imprese in concorrenza perfetta:

Per le impresa che possono decidere se produrre un bene da sé o comprarlo da altre

◦ (mangime)

Per fare bilancio e calcolare le rimanenze

Valore e prezzo di trasformazione Indicatore che vede anche la parte attiva, si calcola per

• prodotti che possono essere destinati al mercato così come sono o possono essere

ulteriormente trasformati e messi sul mercato dopo questi processi. Il prodotto in questi casi

ha un prezzo unitario più elevato ma di solito nelle trasformazioni si riducono le quantità

(es: latte ha un suo mercato come materia prima ma l'impresa può anche trasformarlo in

formaggio 120 L → 20 kg )

Vt = RICAVI – COSTI

prodotti trasformati trasformazione

Parte attiva = ciò che esce dal processo.

I valore di trasformazione ci dice come viene valorizzata la materia prima in seguito alla

trasformazione. Devo decidere a che punto della filiera produrre una trasformazione (es:

produco la toma e la vendo subito o la produco la faccio stagionare e la vendo), bisogna

deciderlo a priori. È sbagliato mettere nei ricavi il prezzo al consumatore finale e nei costi

non contare che non ho fatto tutta la trasformazione e viceversa, in questi casi ottengo un

valore sbagliato, quindi parte attiva e passiva devono essere congruenti.

Tra i ricavi bisogna considerare tutto quello che esce dal processo di produzione e quindi

anche i prodotti secondari. Per i costi includo: le spese varie (es: caglio, etichette, energia

ecc), il capitale agrario e fondiario e le rispettive quote, il lavoro e i benefici (interessi), non

vanno compresi i costi di produzione della materia prima.

Vt

Pt = Quantità materia prima

Il prezzo ci dice la stessa cosa del valore di trasformazione. Lo confrontiamo con il prezzo

di mercato della materia prima e vediamo cosa ci conviene fare. Il Pt lo supponiamo tramite

il bilancio e quindi è tale in base alle valutazioni dei costi interni ed è quindi affetto dalla

soggettività. Il Pt oltre a poter essere usato dall'impresa per decidere preventivamente e a

consuntivo se il processo di trasformazione funziona o no, il Pt è prezzo a cui le cooperative

di trasformazione pagano la materia prima ai loro soci, allevatore che anziché trasformare da

sé il prodotto aderisce ad una cooperativa che lo fa, l'utile che ne esce è dato come prezzo

della materia prima data.

Se hai costi di trasformazione aggiungo i costi della materia prima a prezzo di mercato e

divido per la quantità prodotta ottengo il costo di produzione.

Costo di impiego di un'attrezzatura Si calcola il costo unitario medio sommando:

• I costi fissi per le macchine comprendono:

◦ 1. Q. di reintegrazione => Valore a nuovo / Durata

2. Q. di assicurazione

3. Interesse (Ba) => Valore del macchinario a nuovo * r

4. Bf del locale di ricovero => Valore del capitale * r

Li calcoliamo come costi fissi totali, che quindi per essere sommati agli altri devono

essere divisi per la produzione.

I costi variabili per le macchine comprendono:

◦ 1. Q. di manutenzione

2. Spese varie in forza motrice => Dato tecnico

3. Lavoro

Normalmente li calcoliamo come costi unitari.

Si può fare una valutazione preventiva per sapere se mi conviene continuare ad usare un

conto terzista o impiegare una macchina mia, se la differenza è alta la scelta è facile.

Se vediamo un costo unitario medio elevato dobbiamo chiederci se siamo in grado di

CT

ridurlo, essendo C.U.m = posso:

y

Aumentare la produzione: facendo lavorare di più la macchina facendo del lavoro anche

• per altri, in questo caso aumento quindi anche il costo di lavoro; posso utilizzare la

macchina per lavori non strettamente agricoli (es: pulire le strade).

Ridurre i CT: comprando macchine usate riducendo il mio investimento, in questo caso

• le q. di manutenzione aumentano ma non troppo; comprando l'attrezzatura in società con

altri.

Se faccio questi calcoli a consuntivo è perché vedo che c'è qualcosa che non va e che posso

migliorare e ne devo avere la certezza.

Costo del lavoro

• CATASTO

Il capitale fondiario, essendo beni immobili e fattori naturali, ha una caratteristica come per tutti che

è l'immobilità, per le imprese agricole entrano anche nei processi produttivi (terra). Ha una rigidità

dell'offerta legata al fatto che i terreni non sono riproducibili.

Tutti i terreni esistenti sul territorio italiano sono stati censiti, questo censimento = CATASTO dei

terreni = CATASTO RUSTICO. Il NUOVO CATASTO EDILIZIO URBANO = NCEU =

Censimento degli altri beni immobili che non sono agricoli.

Sono stati costituiti questi catasti per raccogliere tutte le informazioni sui terreni e legarle ai

legittimi proprietari in modo che potevano pagare tasse adeguate. Il nostro catasto è di tipo

geometrico particellare perché ha scelto come unità di misura la PARTICELLA = Porzione di

terreno fisicamente continua che appartiene ad un unico proprietario, con stessa qualità di coltura,

stessa fertilità e appartenente allo stesso comune. Il catasto ha:

1. Documento con mappe numerate con numeri arabi univoci per ogni particella

2. Valutazioni economiche per definire per ogni particella un reddito e quindi una base

imponibile. Queste valutazioni dipendono:

1. Dalle qualità, in origine in numero definito oggi no, sono ad esempio:

1. Seminative Tutte le colture naturali

2. Potenzialità Irriguo o no

2. Dalle classi di fertilità per mettere in relazione la qualità della coltura con la capacità

produttiva

Attraverso dei bilanci estimativi (nell'estimo il profitto è pari a 0 perché è considerato

l'imprenditore ordinario e quindi devo prescindere dalle capacità imprenditoriali) per delle

aziende tipo sono stati definiti due tipi di reddito per ogni particella:

REDDITO DOMINICALE = RD = Dominus = Padrone e quindi riguarda il

• proprietario del terreno. È una sorta di Bf riferito all'epoca censuaria e quindi a molto

tempo fa. È il lordo di imposte.

REDDITO AGRARIO = RA = Riguarda chi conduce il terreno e quindi

• l'imprenditore. È un Ba riferito allo stesso periodo del RD, è quindi l'interesse sul

capitale agrario con l'aggiunta del compenso per il lavoro intellettuale.

Se imprenditore e proprietario coincidono hanno tutte e due i redditi. Sono la base fiscale di

tutti i prelievi fiscali, eccetto IRAP, per le imprese agricole perché servono per calcolare i

contributi.

Il catasto ha un utilità rilevante anche per gli aspetti cartografici perché consente a risalire dalla

rilevazione visiva, passando per la mappa catastale, al proprietario del terreno. È una base

cartografica molto dettagliata.

I fabbricati rurali sono contenuti nel catasto rustico e individuati come una qualità di coltura, queste

particelle non hanno reddito e quindi non pagano le imposte, ciò vale finché mantengono una

funzione rurale e quindi fino a quando rimangono al servizio dell'impresa agricola, a questo punto

andrà a finire nel catasto edilizio.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in produzioni e gestione degli animali in allevamento e selvatici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LoveBarbie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mosso Angela.

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