Introduzione
L'economia si occupa di imprese e coloro che acquistano.
Produrre
Non creare qualcosa ma trasformare, mettere insieme dei beni per ottenere un bene superiore per poi metterlo in vendita.
Ricavo
R = Prezzo bene * Produzione, parte attiva. Si originano quando vendo la produzione.
Fattore della produzione
Ciò che entra in produzione, derivano da altre imprese (es: mangimi), li impiego per produrre.
Costi
C = Fattori della produzione * Prezzo, parte passiva.
Chi organizza tutto è l'imprenditore, colui che decide la produzione:
- Sostiene i costituisce
- Vende quindi ha un ricavo
Profitto
±T = Ricavo – Costi. NO Guadagno. Può essere sia positivo che negativo.
La produzione, specialmente quella agricola, dà beni non conservabili che però posso essere trasformabili (es: latte in polvere, carne congelata) ma con dei costi in più. Il produttore persegue il massimo profitto.
Processo di produzione
Come si realizza la produzione, quindi la tecnologia, acquisto fattori diversi per ogni tecnologia e ogni tecnica ha profitti diversi.
Accanto ai prodotti primari obiettivo della produzione posso ottenere obiettivi secondari (es: galline fuori carriera, deiezioni) che hanno un decadimento e quindi possono diventare prodotti di scarto se il mercato non li acquisisce e perciò devo spendere per smaltirli.
Fattori della produzione
- Terra e risorse naturali: Tutti quei fattori che non derivano da processi produttivi umani e quindi non possiamo riprodurli. RISORSE = Ciò che c'è nel sottosuolo, la loro disponibilità nel tempo varia perché varia la tecnologia per estrarli.
- Capitale: Tutti i fattori che derivano da processi produttivi umani, sono quindi riproducibili e magari migliorare la qualità. Il capitale può essere:
- Differenziato: Denaro
- Indifferenziato: Il resto (es: farmaci, mangimi), li ha fatti qualcun'altro:
- Monociclici: A utilità semplice, si usano una volta (es: mangimi)
- Policiclici: Si usano più volte (es: bovina)
- Lavoro: Crea maggior problematiche perché può essere acquisito solo in uso e deve essere gestito in modo etico, può essere:
- Manuale: Operai salariati, più nel compartimento agricolo
- Intellettuale: Impiegati
- Autonomi
- Subordinati: Mette il proprio fattore al servizio di imprese
Funzione di produzione
= quanto si produce in relazione ai costi, non è una funzione economica è sempre uguale perché ci sono dei fattori fissi e variabili (es: produzione di latte può variare con il mangime), se invece fossero tutti variabili.
Y = f (V1,V2 ....Vn)
Nella funzione si tengono tutti i fattori fissi a parte uno così si vede meglio come cambia il grafico.
Y = f (V1,V2 ....Vn)
Y = Produzione, è espressa in unità tecniche come Kg/l
V1 = Fattore della produzione
Passato il massimo della produzione la funzione può rimanere costante o diminuire a seconda se un eccesso del fattore provoca dei problemi o no.
I fattori variabili possono variare nel continuo (es: produzione latte), quelli fissi lo sono comunque nel breve periodo (es: numero bovine). Il tempo non fa parte dei fattori produttivi, è un vincolo e contabilizzato come costo.
massima Y ho il massimo R
Dove ho la E quindi non interessa tanto al produttore. Per questo si usa il grafico della produttività marginale = π = Δy/ΔV1, ci dice l'andamento della produzione totale, misuro quanto aumenta la produzione ad ogni Kg di mangime che dà in più, si raggiunge uno 0 che corrisponde al massimo ricavo dove 1 Kg in più di mangime ad esempio non fa variare la produzione. Faccio diversi gruppi di studio per effettuare questa sperimentazione e misuro le differenze tra i diversi gruppi. Quando arrivo allo 0 vuol dire che non c'è più differenza tra i gruppi. Il punto di massima produzione corrisponde al punto di flesso della funzione di produzione. Il grafico si chiama anche legge della produzione marginale decrescente perché è quella la parte del grafico che interessa al produttore, la discesa infatti ci dice che l'incremento della produzione è via via più piccolo.
Costi
- Interni: Legati a fattori di proprietà dell'imprenditore, sono valutati a costo di opportunità.
- Esterni: Tutti quelli per acquistare fattori sul mercato perciò il loro prezzo è deciso da quest'ultimo.
In un'economia di mercato tutti i fattori possono essere acquisiti sul mercato, anche il denaro (banca).
Se: ±T = Ricavo – Costi esterni; Acquisisco tutti i fattori esterni; Imprenditore astratto. Altrimenti imprenditore concreto se mette qualcosa di suo, in questo caso non si parla più di profitto ma di ricavo netto = RN = R-C esterni, nell'RN sono inclusi i costi interni perché sono dei benefici. Non si parla quasi più di profitto perché quasi tutti gli imprenditore sono concreti.
CFT
Abbiamo un costo fisso totale = CFT e uno medio = CFm = che rappresenta una costante fratto una cosa che continua a crescere fino ad un certo punto che non può essere infinito quindi CFm non è mai 0. Meno produco più i costi fissi. Anche per i costi variabili ne ho di totali = CVT, il cui grafico è la funzione di produzione ribaltata perciò quando ho il massimo R il CVT è molto alto, e di medi = CVm = che sono l'incidenza media dei costi variabili, dopo una "depressione" aumentano piano piano. Ci interessa ancora di più il costo medio marginale = ΔCVT/ΔY, esprime l'incremento del costo variabile rispetto all'incremento di produzione.
Il costo medio totale è il costo di produzione = CmTOT = CFm + CVm = Costo unitario medio, diminuisce sempre ma sta sempre sopra il Cm e il Cma perché è la somma. Il Costo totale = CTOT = CVT + CFT.
La funzione di massima produzione consente di avere il premio per la massima produzione di qualcosa quindi non è proprio inutile (viene definita campionessa quella con la massima produzione, le figlie di questa sul mercato valgono di più).
Quanto deve produrre l'imprenditore per avere il massimo profitto possibile nel breve periodo (grafico). Il prezzo è dato dal mercato.
Ho il massimo T quando Tma = 0, questo è dato dall'ultima y = Rma - Cma quindi è il costo tenendo conto del prezzo a cui vendo. L'Rma è dato dal prezzo, per avere il massimo profitto Rma e Cma devono essere uguali (•). RT = area ottimale = y * p = Area sotto la retta fino alla produzione massima, questa massima y (X) dà il CTOT = y * CmTOT. Se aumento la produzione oltre quella massima, il Cma aumenta di più del prezzo e quindi ci perdo, ho Tma negativo quindi spendo di più per dare da mangiare che per vendere. La differenza tra l'area di R e di CTOT ci dà il profitto massimo.
Perché per decidere quanto produrre si guardano solo i costi variabili e invece quando guardo quanto spendo tengo conto di tutti i costi? Perché i costi fissi l'impresa li ha comunque mentre i variabili sono modificabili.
Il Cma ci dice quanto costa produrre per ogni unità aggiuntiva, questo incontra il CmTOT nei loro punti minimi. Si inizia a produrre quando il prezzo è maggiore o uguale al CmTOT, quando è uguale (A) il profitto è zero poi aumenta, l'imprenditore esce dal mercato quando il prezzo scende sotto il CVm minimo (B), tra questi due punti l'imprenditore resiste perché i costi fissi ci sono sempre e quelli variabili riesce a coprirli ma il suo profitto totale è negativo.
- A = Produzione in entrata
- B = Produzione in uscita
Perché se una parte dei costi fissi è data dai costi interni aumenta la resistenza sul mercato? Perché il prezzo non è deciso dal mercato e quindi l'imprenditore concreto accetta un compenso minore rispetto al prezzo di quel fattore sul mercato.
Offerta
La curva dell'offerta = S è la parte crescente del Cma, ci dice per ogni livello di prezzo quanto dobbiamo produrre e quindi lega la produzione ai vari prezzi. L'offerta è data dalle imprese = y, se il prezzo si alza y aumenta e viceversa quindi il legame è diretto perché se il prezzo aumenta l'impresa può permettersi di produrre di più tenendo conto solo dell'offerta.
A parità di prezzo cosa fa aumentare la produzione?
Se cambiano i costi e quindi c'è un miglioramento nella tecnica. Essendo C = v1 + p1 ci può essere un miglioramento sul fattore o sul suo prezzo.
Δq/qε = Elasticità fisica = Δp/p
Δq = Variazione quantità di offerta
Δp = Variazione del prezzo
Quindi l'elasticità ci dice come varia l'offerta al variare del prezzo. È difficile che varino nello stesso modo e quindi con ε = 1, se il prezzo varia e la quantità dell'offerta no ε è rigida fino al limite con ε = 0, se infine ε = ∞ vuol dire che a qualunque prezzo l'offerta aumenta quindi ε è molto elastica. Tanto più i cicli produttivi sono lunghi tanto più l'offerta è rigida, è quello che succede nelle produzioni agricole. ε misura la capacità dell'offerta di adeguarsi al prezzo, più presto si adegua più è elastica.
Domanda
La domanda dei prodotti finali è influenzata da:
- Numero consumatori
- Gusti o preferenze
- Prezzo del bene
- Reddito consumatore: Il reddito non viene consumato tutto (risparmi)
Se diminuisco il prezzo la quantità di domanda aumenta, a parità di prezzo la domanda aumenta se il reddito aumenta. La domanda dipende anche dal tipo di bene che può essere:
- Surrogato: Bene che può sostituire un altro (zucchero/canna), hanno aspetto indiretto sulla domanda dell'altro: se il prezzo di uno sale la domanda dell'altro sale perché costa meno anche se il prezzo di quest'ultimo non è variato.
- Complementari: Beni che si usano insieme (macchina/carburante), se il prezzo di uno sale cala la domanda dell'altro.
L'elasticità della domanda ha la stessa formula, se è minore di 1 è molto rigida, = 1 unitaria e maggiore di 1 elastica, i prodotti a breve scadenza hanno una domanda rigida.
Punto di equilibrio
= • = quantità di equilibrio, la domanda = offerta, è il punto a cui il mercato tende ma non ci si arriva quasi mai.
- Offerta > Domanda, la quantità che rimane al produttore se vuole venderla deve abbassare il prezzo fino a 2, il giorno dopo magari ne porta di meno, 3, ma magari la domanda a quel prezzo è più alta quindi si hanno continue oscillazioni per tendere a •. Per ogni posto diverso da • qualcuno non è contento: se la produzione sta sotto a quel punto i consumatori non sono soddisfatti e disposti forse a pagare di più per averlo; se la produzione è sopra a • l'imprenditore non è contento e disposto ad abbassare il prezzo per vedere tutto. Tutto questo vale per prodotti che non possono essere conservati e quindi devo venderli subito sennò li perdo.
Può anche succedere che pur aumentando il reddito del consumatore la domanda non aumenti perché si comprano meno cose ma più pregiate.
Mercato
Il prezzo di mercato è un prezzo che si è già verificato in passato. Le principali forme di mercato sono:
- Concorrenza perfetta: Libera concorrenza = Tanti piccoli produttori con beni omogenei, la concorrenza deve essere trasparente sia sul fronte delle tecniche di produzione sia sul prezzo, deve esserci libertà di entrata e uscita dal mercato, la prima è più difficile. L'omogeneità è di base rispettata ma può essere forzata differenziando (es: sistemi biologici, OGM ecc) e quindi posso agire sul prezzo. Se il ricavo totale è dato dal mercato perché fa il prezzo allora posso agire solo sui costi e sulla differenza per avere maggiore profitto. Se un imprenditore vuole vendere un bene ad un altro prezzo rispetto a quello di mercato non può perché nessuno lo comprerà e quindi il prezzo resta costante perché tutti producono la stessa cosa.
- Monopolio: Un unico grande produttore, il monopolista può definire il prezzo, è una situazione teorica che in pratica si realizza se ci sono pochissimi produttori. MONOPOLIO DI FATTO = Stato, definisce il prezzo e quindi non si può trattare. Per fissare il prezzo, il monopolista fa riferimento ai costi di produzione e decide il suo margine di profitto = T = C+ Rma, non può agire sul reddito del consumatore quindi non determina la quantità di prodotto venduto e non conosce il suo ricavo totale e nemmeno il suo profitto totale perché dipendono dalla domanda.
Flusso circolare del reddito
Le imprese per produrre usano terra, capitale e lavoro: la terra, il lavoro e il capitale indifferenziato possono essere messi a disposizione dalle famiglie perciò c'è flusso di beni reali o di fattori della produzione in cambio di flusso monetario del denaro. Le imprese producono servizi grazie al flusso di beni e mette sul mercato i beni e i servizi e le famiglie possono comprarli grazie al flusso di denaro con la formazione di un altro flusso monetario.
Questo vale se un'impresa non si auto sostiene perché se un'impresa produce qualcosa solo per sé stessa non c'è flusso.
Lo Stato si assume dei servizi che abbiano un utilizzo per tutti, vengono erogati e non venduti oppure pagati in parte con le tasse. Per produrli lo Stato sostiene costi che prende dal prelievo fiscale da famiglie e imprese; inoltre parte del lavoro delle famiglie va alle imprese e parte allo Stato e quindi questo si comporta come un'impresa e perciò contribuisce alla creazione della domanda.
Imprese
Imprenditore = Articolo 2082 del Codice "Colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata ai fine della produzione e/o allo scambio di beni e servizi". Quindi ha finalità di lucro e deve avere delle capacità.
Piccolo imprenditore
= Articolo 2083 del Codice "Colui che svolge un'attività di impresa prevalentemente con il lavoro proprio e dei propri familiari". Quindi rispetto a tutto il lavoro impiegato quello interno deve essere la maggioranza rispetto a quello dei lavoratori subordinati.
Imprenditore agricolo
= Viene definito come un settore a parte e protetto. Articolo 2135 del Codice "Colui che svolge le seguenti attività: coltivazione del fondo, allevamento del bestiame e selvicoltura. Vengono inoltre riconosciute le attività di: trasformazione, conservazione e commercializzazione di prodotti derivati dalle attività precedenti anche di provenienza non aziendale".
- Coltivazione del fondo = Qualunque produzione vegetale
- Allevamento del bestiame = Tutti i tipi di allevamento (acquacoltura, api ecc) escluso l'allevamento dei cavalli da corsa
- Selvicoltura = Cure ai boschi. Trasformazione = Processi che partono da un prodotto agricolo. L'unico vincolo delle attività secondarie è che il prodotto deve essere di produzione prevalentemente aziendale (es: produttore di latte deve avere almeno il 50% del latte proveniente da sue bovine).
Decreto 228 del 2001 ha preso atto di tutte le sentenze e del fatto che il comparto agricolo continua a perdere addetti (alpeggio sempre più abbandonato e quindi dà problemi di boschi e di assestamento), si fanno quindi rientrare in attività agricole tutte le attività connesse ad esse purché vengano svolte con mezzi dell'attività agricola, sono ritenuti agricoli anche solo parte dei processi produttivi (allevamento degli avannotti). Ciò ha avuto effetti sul comparto forestale e sulla manutenzione del territorio e ha fatto rientrare in questo comparto gli agriturismi, le imprese di pulizia delle strade dalla neve, taglio dei boschi ecc. Il problema che sorge: è necessario che l'imprenditore sia titolare di un certo quantitativo di terreni perché i redditi catastali sono legati ai terreni, non ne deve essere proprietario per forza ma legalmente titolare (affitto, uso gratuito ecc).
Piccolo imprenditore agricolo
= Coltivatore diretto = Più del 90% delle imprese agricole sono di questo tipo. È uguale al piccolo imprenditore ma è sufficiente 1/3 del lavoro proprio e/o familiare.
Piccolo imprenditore dell'industria
= Artigiano
Tutto il mondo produttivo paga le imposte, per tutte le imprese eccetto quelle agricole pagano in base ad un reddito che emerge dal bilancio, quelle agricole le pagano in base a redditi catastali, ne deriva che le imprese agricole non hanno obblighi di bilancio a fini fiscali.
Sindacati = Organizzazioni professionali = Forme di difesa degli interessi delle diverse categorie, non sono obbligatorie, svolgono anche servizi di assistenza tecnica e legale e di solito all'impresa questi servizi costano meno che da un privato non a scapito della qualità del servizio. Hanno connotazioni politiche, nel comparto agricolo:
- Coltivatori diretti: Un tempo con Democrazia Cristiana, ha il più alto numero di imprese
- Confagricoltura: Più di destra, più conservatrice, poche imprese ma grandi
- CIA = Confederazione italiana agricoltori: Più di sinistra, non ha molte imprese associate ma molti imprenditori motivati e innovativi
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