ECOLOGIA - SANTINI
25 febbraio2019
STORIA
L’ecologia è una scienza relativamente giovane rispetto alle discipline
naturalistiche tradizionale. Ha un campo d’azione molto vasto perché va
dalle molecole fino alla biosfera (ad esempio il cambiamento climatico) ed è
una scienza di base perché si indagano alcuni fenomeni per il puro interesse
di capire come funzionano ma sta diventando anche una scienza sempre più
applicata. Il termine ecologia spesso viene utilizzato in maniera impropria.
Nasce ufficialmente nel 1866 quando Ernst Haeckel (naturalista tedesco)
conia per la prima volta nel suo libro il termine “ecologia” e lo fa prendendo
due parole greche “olikos” e “logos” (rispettivamente casa e parola),
sostenendo che sostanzialmente l’ecologia è la scienza
dell’ambiente, ovvero il posto dove vive un organismo; dunque l’ecologia
non è altro che lo studio del rapporto tra organismi e mondo esterno, che
può essere il mondo fisico, chimico, biologico.
In realtà però la storia dell’ecologia parte però dalle origini della storia
stessa, cioè dall’antichità e quindi dai greci e dai romani con lo studio del
mondo naturale; ad esempio Aristotele con la “storia degli animali” , Plinio
con “naturalis historia” , Lucrezio con “de rerum natura” e Seneca. Nella
seconda metà del 1700 Linneo sappiamo che introduce la classificazione
binomia, per cui ogni organismo deve essere identificato da due nomi latini,
il primo ne indica il genere e il secondo la specie; inizia però anche ad
intravedere delle relazioni tra gli organismi ma poiché era però un fissista e
un creazionista, credeva che noi osserviamo tante specie quante ne creò
l’ente infinito (Dio). Inoltre, aveva capito che vi sono delle proporzioni
numeriche tra erbivori e carnivori, tra prede e predatori, seppur le attribuiva
ad un’ente superiore.
Un altro studioso importante fu Von Humboldt, un grande naturalista
tedesco, definito da Darwin il più grande scienziato di tutti i tempi; fece un
lungo viaggio in Sudamerica dove a differenza dei naturalisti tradizionali, non
si limitò a collezionare campioni di specie animali e vegetali ma cominciò a
fare un vero e proprio lavoro da ecologo, cioè quello di osservare le relazioni
tra le specie; disse infatti di voler “esplorare l’unità della natura”.
Parallelamente Lavoiser, con la sua opera, pone le basi per la chimica
moderna che saranno fondamentali per le applicazioni della chimica
all’ecologia.
Tra la fine del 700 e gli inizi dell’800, Malthus , che fu un economista
demografo, cominciò a studiare l’andamento delle popolazioni; nello specifico
era interessato all’andamento delle popolazioni umane ma le sue idee furono
messe insieme e riprese dall’ecologa stessa,tant’è che persino Darwin si
ispirò a lui parlando della cosiddetta lotta per l’esistenza. Malthus diceva
infatti che una popolazione cresce secondo una proporzione geometrica
descritta da
un’equazione di tipo esponenziale, teoria detta appunto “dinamica
malthusiana”. Questo è vero solo le risorse sono infinite, la mancanza di
esse fa sì invece che la crescita non sia continua ma che ci sia o una
regolazione o un crollo demografico, è ciò sarà l’oggetto di studio della
demoecologia.
Nel pieno 800, Darwin riesce invece a capire due concetti basilari
dell’ecologia: il concetto di nicchia ecologia che lui chiama “station”che verrà
però formalizzato solo negli anni 50, e quello di rete trofica detta da lui “web
life”, ovvero una rete che si instaura tra organismi che vivono in un certo
sistema.
Durante il XX secolo, nel panorama dell’ecologia si aprono diversi scenari:
• vi è un progressivo affrancamento dalle discipline storiche (in particolare
la zoologia e la botanica), cominciando quindi a costituirsi come una
scienza pienamente autonoma, una scienza a sé, è trasversale alle altre
discipline più tradizionali, abbatte cioè le barriere disciplinari che avevano
caratterizzato (e in parte lo fanno ancora) lo studio dei sistemi naturali
come la botanica e la zoologia che hanno invece ognuna il proprio
campo; quindi l’ecologia non è la somma delle altre discipline ma si
configura nel tempo come un qualcosa di diverso trasversale alle altre
discipline;
• a partire dagli anni 20, si assiste allo sviluppo di modelli matematici: si
comincia a pensare che la matematica può far capire come funzionano le
interazioni tra gli organismi;
• nasce il concetto di ecosistema ;
• vi è un allargamento della prospettiva dell’ecologia che diventa sempre più
globale, si passa cioè sempre più dallo studio locale in un singolo posto e in
un singolo momento a studi di una più grande scala spaziale e temporale ;
• un progressivo interesse per gli aspetti applicativi dell’ecologia.
Tradizionalmente quindi nasce come studio degli effetti dell’ambiente sugli
organismi, quindi è molto vicina a quello che facevano la zoologia e la
botanica; negli anni 20 del 1900 ci si inizia a soffermare sulle popolazioni e
quindi si riprende lo studio di Malthus, ha inizio quindi lo studio teorico della
dinamica delle popolazioni basata anche su dei modelli matematici. Citando
figure importanti sicuramente vi sono Volterra che fu un fisico matematico
italiano e Lodka che era un chimico fisico; essi hanno analizzato la dinamica
sincrona di prede e predatori, non lavorando insieme ma nello stesso periodo
sulla stessa cosa, arrivando alle stesse conclusioni, perciò si parlerà del
modello di Vodka e Volterra.
In seguito nasce inoltre il concetto di comunità che è un passo avanti
rispetto a quello di popolazione (quindi inizialmente si parte dallo studio
dell’organismi, poi si vede ciò che fanno più organismi della stessa specie
insieme, poi ciò che fanno prede e predatori e infine si allarga ancora di più il
campo fino ad arrivare alle comunità). La comunità è l’insieme di tutte le
popolazioni di tutte le popolazioni che coesistono in un certo habitat in un
certo periodo di tempo; si studia quindi come nascono, crescono (crescita
detta successione), sviluppano,
muoiono; c’è quindi un’analogia con ciò che fanno gli organismi (nasce,
cresce e muore) e le comunità come sistemi complessi fatti da molte specie
che interagiscono, hanno più o meno lo stesso andamento importanti. Due
personaggi fondamentali nello studio delle comunità furono Clements e
Gleason che avevano due visioni completamente opposte: il primo le vedeva
come degli organismi, quindi nascono, crescono e muoiono, hanno cioè un
andamento prevedibile, l‘altro come un insieme di specie che stanno insieme
quasi per caso. Oggi sappiamo che la verità sta nel mezzo, forse più vicino a
Clements perché vi sono comunque delle regole che tengono tutto insieme.
Nelle comunità è insito il concetto di rete trofica intuito da Darwin: le
comunità non sono una collezione di qualcosa ma sono dei sistemi i cui
singoli componenti sono tra loro collegati da delle relazioni trofiche (rapporti
di competizione, mutualismo e predazione)
; la rete trofica è un concetto importante non solo per capire come
funzionano le comunità ma ha un’applicazione formidabile perché ci fa
capire che poiché tutti i componenti sono collegati tra loro, il fatto di togliere
un tassello (un componente) non fa in modo he la rete rimanga intatta ma
può avere effetti che si propagano e si ripercuotono sulla comunità stessa
cambiandola, questa propagazione è detta cascata trofica. La formalizzazione
dell’idea di rete trofica si deve a Charles Elton nel 1927.
Si arriva quindi al concetto di ecosistema che è un passo oltre la comunità,
mentre quest’ultima è l’insieme delle specie che vivono in un certo
ambiente, se a questo si unisce la componente fisico-chimica dell’ambiente
si ha l’ecosistema. Quindi (la componente biotica e abiotica e le interazioni
tra questi due compartimenti che vanno in entrambi i sensi perché si
possono
influenzare a vicenda) si arriva alla formulazione del concetto di ecosistema
con l’integrazione dei concetti della demoecologia e dell’ecologia delle
comunità associati alle conoscenze sulla dinamica geologica e climatica e a
quelle della biochimica e della fisiologia; in questo modo può essere
appunto studiato nella sua completezza. Ad esempio posso studiare
l’ecosistema lago senza conoscere esattamente quello che succede a tutte
le specie che ci sono, ma posso capire, analizzare il funzionamento di questo
grande sistema, quindi l’interazione tra le
componenti biotica e abiotica. Importanti per l’ecosistema furono americano
Odum e l’inglese Tansley (quest’ultimo fu quello che ha coniato il termine
ecosistema).
L’ecologia quindi si colloca un po’ ovunque con delle specificità e i gradini
tipici dell’ecologia sono quello basilare dell’autoecologia, cioè lo studio delle
interazioni dei singoli organismi con l’ambiente (ad esempio cosa succede
all’organismo se cambia la temperatura o la disponibilità dei nutrienti) e si
trova nella parte bassa della scala organizzativa diciamo della materia
vivente, tra l’altro parte dell’autoecologia sono discipline l’ecoetologia (studia
adattamenti
comportamentali all’ambiente) e l’ecofisiologia. Poi a salire troviamo
l’ecologia della popolazione, delle comunità, dell’ecosistema e della biosfera
(che rappresenta l’ecosistema degli ecosistemi). Tutte volte che saliamo di
livello si hanno le proprietà emergenti: ovvero proprietà che si hanno
quando più componenti si mettono insieme e che non si può spiegare dalla
semplice somma dei componenti, questo vuol dire che una popolazione non
è solo un insieme di individui ma oltre a questo il fatto che stiano insieme fa
sì che questi si comportino in un certo modo (analogamente un organo non
è solo un insieme di cellule messe lì, ma è un tutt’uno rispetto alla semplice
somma delle cellule). Ma questa scala si può leggere sia dal basso che
dall’alto.
AUTOECOLOGIA
Si occupa di analizzare come gli organismi rispondono a ciò che vi è intorno e
tutto ciò che li circonda costituisce un fattore ambientale che è un qualcosa
che influenza la funzionalità di un organismo; i fattori ambientali sono di vario
tipo, possono essere di natura
• abiotica quindi fattori di tipo fisico e chimico (temperatura, umidità,
salinità)
• biotica cioè legato agli altri organismi o ai loro prodotti, i più importanti
sono le risorse trofiche (ciò che si mangia), predatori e competitori (quelli
che vogliono utilizzare la stessa cosa che vogliamo utilizzare noi);
predazione e competizione sono le due principali forze che regolano la
dinamica degli ecosistemi, delle comunità e delle popolazioni.
I fattori ambientali possono essere ulteriormente divisi in due modi più
funzionali, in :
• condizioni , una condizione è un fattore (una
caratteristica)ndell’ambiente generalmente ma non necessariamente di
natura abiotica, che condiziona la funzionalità di un organismo ma non
viene consumato da quell’organismo stesso; ad esempio la temperatura
può influenzare
la mia funzionalità (mi fa star bene o male) ma il fatto di esporsi al sole
non fa sì che esso venga consumato;
• risorse invece sono delle caratteristiche dell’ambiente (prevalentemente
di tipo biotico) che vengono utilizzate dagli organismi e il loro uso le rende
indisponibili o più rare per altri organismi, ad esempio consumando le
risorse di tipo trofico, queste diventano indisponibili per un altro e questo
consumo delle risorse porta alla cosiddetta competizione che è invece
assente per le condizioni.
Abbiamo detto che le condizioni sono prevalentemente di tipo abiotico e le
risorse prevalentemente di tipo bioetico ma non vi è un’equazione diretta e
questo implica che non sia sempre necessariamente così: ad esempio in una
foresta, lo spazio e la luce che sono abiotici e che generalmente sono nelle
condizioni, in questo caso sono delle risorse perché se ad esempio vi sono
due alberi adiacenti, nel mezzo non ve n’è piò crescere un altro, e venendo lo
spazio consumato dunque diventa una risorsa e tra le piante entra in gioco la
competizione per quello spazio, allo stesso modo la luce normalmente non è
una risorsa ma per una pianta lo è (le fa
crescere e c’è competizione per chi sarà più vicina al sole); quindi si può
evincere come il limite tra condizione e risorsa sia molto labile.
L’autoecologia cosa fa ? Cerca :
• di identificare le condizioni che garantiscono la sopravvivenza, la
crescita e la riproduzione degli organismi;
• di capire come gli organismi funzionano in base alla disponibilità delle
risorse;
• può anche provare a fare un’analisi della distribuzione degli organismi
in funzione della variazione ,ad esempio nello spazio, di condizioni e
risorse. Che probabilità ho che se le temperature continuano a cresce,
ad esempio nei prossimi dieci anni ci siano dei parassiti tropicali?
Questo tipo di informazione lo otteniamo dall’analisi di tipo
autoecologico (vedremo come funziona).
Le applicazioni dell’autoecologia, che è appunto una scienza di base ma tiene
anche conto di possibili applicazioni pratiche, possono essere :
• identificare le condizioni ottimali per garantire la conservazione di
una specie o il suo sfruttamento
• i limiti di una specie, ad esempio di un parassita cerco di capire quali sono
le condizioni che lo limitano
• fornire informazioni importanti per mettere in piedi delle diagnosi
ambientali basate sullo studio della distribuzione degli organismi, detto
appunto biomonitoraggio
• oppure stimare e prevedere come gli effetti delle variazioni delle condizioni
influenzerà la distribuzione degli organismi in risposta ad esempio al
cambiamento climatico.
Parlando delle condizioni, non si può definire a priori, ma sostanzialmente
negli ambienti terrestri le più importanti sono la temperatura e l’umidità ,
segue poi la natura chimica del suolo, illuminazione ecc; negli ambienti
acquatici sono invece salinità e temperatura, poi
concentrazione di vari elementi ecc. L’insieme delle condizioni ambientali
costituisce una specie di contenitore dentro il quale vive un organismo che
noi chiamiamo clima che non è solo la variazione della temperatura ma
fondamentalmente è l’insieme delle condizioni nelle quali
l’organismo si trova a vivere. Come si rappresenta il clima ? Negli ambienti
terrestri una tipica
rappresentazione del clima è il diagramma ombrotermico, si fa vedere come
cambiano le
temperature del corso dell’anno e come variano ad esempio la piovosità e
l’aridità che hanno ovviamente un andamento inverso, oppure con il
climogramma dove invece di rappresentare le due condizioni sull’asse delle y
e il tempo sull’asse delle x, si rappresentano le due condizioni una sull’asse y
e una su quella delle x, qui il tempo viene messo in secondo piano. Il clima
però è rappresentato come valore medio mensile e ovviamente ciò vuol dire
tutto e nulla: ci dà una rappresentazioni a larga scala da un punto di vista sia
temporale che spaziale perché in realtà il clima può essere molto variabile
addirittura anche nello stesso giorno breve distanza; ad
esempio nell’arco delle 24 ore, c’è una variabilità abbastanza pronunciata
ma a seconda che ci si trovi sulla superficie o venti cm sotto, questa
variabilità può essere più o meno accentuata perché un organismo che vive
nel terreno a 20-30 cm di profondità non percepisce variabilità, c’è una
certa stabilità climatica, mentre chi vive sul terreno avverte delle variazioni
giornaliere molto forti.
27febbraio2019
Come si misura la funzionalità di un organismo? In biologia evoluzionistica, il
modo finale di valutare la funzionalità di un organismo è quello di valutare la
sua FITNESS cioè la capacità di un organismo di fare copie di se stesso e di
diffonderle nell’ambiente, nonchè la capacità di diffondere nello spazio e nel
tempo geni uguali ai propri; di fatto si parla di sopravvivere e riprodursi.
Misurare la fitness di un organismo è difficilissimo per motivi semplici: posso
vedere se un organismo sopravvive o meno ma dipende dalla scala
temporale, ci sono problemi di stima della paternità, quindi ci sono difficoltà.
allora si cerca di scomporre la fitenss : nelle sue componenti fondamentali:
sopravvivenza e riproduzione e vedremo come le condizioni possono
alterarle. A volte si scende ancor di più di livello: di usano stimatori ancora
più lontani come dei mercati fisiologici del matebolimo o ancora più lontani.
Dobbiamo essere in grado di legare quello che succede in questo momento
alla fitness futura.
Concentriamoci sulla sopravvivenza. Come si determina l’ambito di
condizioni ottimali? Devo capire cioè quali sono le condizioni ottimali per la
sopravvivenza di un organismo e ho due possibilità: o si fanno degli
esperimenti, cioè prendo organismi e li sottopongo a delle condizioni (ho una
vasca
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