La politica della destra storica
Nel 1848-49 il territorio italiano è afflitto da vari tumulti. In questo periodo ci sono varie sommosse popolari che hanno come obiettivo la sconfitta del dominio austriaco in Italia. La campagna militare intrapresa fallisce, ma in Piemonte sopravvive ancora il regime costituzionale con lo Statuto albertino. Solo nel 1852, con l’elezione a cancelliere del conte Camillo Benso di Cavour e le sue riforme, potremmo iniziare a parlare di regime parlamentare (costituzione di assemblea elettiva che acquisisce potere di controllo nei confronti del governo e mantenimento dei diritti civili dei cittadini).
Tra le innovazioni più importanti nel Regno di Sardegna apportate da Cavour ricordiamo:
- L’apertura al libero scambio con GB e Francia
- Nomina del Piemonte come punto di riferimento per i gruppi favorevoli all’unificazione italiana
- Attuazione di una modernizzazione legislativa ed economica creando le ferrovie
Nel frattempo, continuano le lotte per ottenere l’indipendenza dal dominio austriaco. Nel 1859 viene intrapresa la II Guerra d’Indipendenza, nella quale interviene la Francia di Napoleone III in favore dell’Italia. L’obiettivo non è ancora l’unificazione italiana ma il restringimento del dominio austriaco e l’ampliamento di quello del Regno Sabaudo. L’unica vittoria concreta è l’annessione della Lombardia. Nonostante ciò, la guerra provoca un terremoto politico nei territori adiacenti dei Ducati delle Due Padanie, della Toscana, e delle Legazioni Pontificie dove i popoli si smuovono per rovesciare i governi pretendendo l’annessione al Regno di Sardegna.
Successivamente, nel 1860 Mazzini e Garibaldi conducono la Spedizione dei Mille con la quale fronteggiano la presenza borbonica nel Regno delle Due Sicilie e vincono ottenendone l’annessione, insieme anche a Marche e Umbria. L’unità d’Italia viene proclamata ufficialmente nel 1861 ma non sarà completa fino al 1870 con la presa del Lazio e di Roma.
La trasformazione politica che caratterizza il territorio italiano è di carattere borghese. A portarla avanti sono infatti gruppi moderati e liberali poiché i gruppi democratici hanno poca influenza sulle masse contadine. Fin da subito la nuova classe dirigente si trova in difficoltà davanti alle sostanziali differenze e rivalità che affiorano tra le regioni, soprattutto dopo la morte di Cavour. Inoltre, deve far fronte alle ostilità di alcuni gruppi. Tra i più importanti:
- La Chiesa, ancora fortemente legata alla monarchia assoluta, che con il Non Expedit del 1868 vieta ai cattolici la partecipazione alla vita politica.
- I legittimisti che volevano il ritorno della monarchia borbonica
- Gli indifferenti, il gruppo più largo, che consisteva in coloro che si dichiaravano non contrari al nuovo stato unitario a patto che quest’ultimo non andasse a imporre cambiamenti che implicassero la perdita dei loro privilegi.
Ci troviamo a questo punto davanti ad una Italia geograficamente unita che necessita però di ammodernamento onde ottenere un’unificazione a livello anche civile. Il nuovo governo si adopera subito per ottenere uno stato moderno attuando un processo di omogeneizzazione delle strutture. Tra le iniziative più importanti ricordiamo l’unificazione monetaria (nascita della Lira), l’unificazione del debito pubblico (che porta all’indebitamento dello Stato), l’uniformazione dei codici (penale, civile, e delle procedure), e l’unificazione dei pesi e delle misure con l’adozione di quelli piemontesi.
Sul fronte scolastico viene introdotta la Legge Casati nel 1859 con la quale si introduce l’obbligo della scuola elementare predisposta su due bienni. Inoltre, la gestione della scuola viene affidata ai comuni che erano però fortemente indebitati, dando vita ad un sistema scolastico molto debole.
Per quanto riguarda l’economia, lo Stato, ritenendo di non dover intervenire eccessivamente in materia economica, decide di adottare una politica di libero scambio (mantenuta fino al 1878) e procede con la costruzione di ferrovie (mezzo di trasporto che facilita la mobilitazione civile ma anche quella delle truppe a livello terreno).
Oltre alle iniziali difficoltà si aggiungono le difficoltà economiche che lo Stato deve affrontare per far fronte al debito pubblico acquisito con l’unificazione e allo sforzo finanziario richiesto per la modernizzazione. Lo stato interviene riducendo le spese, soprattutto sui finanziamenti militari e ferroviari, e facendo leva sui prestiti dall’estero (che perderà in futuro insieme alla fiducia degli investitori). In un tentativo per aumentare le entrate interviene, inoltre, vendendo terreni (beni demaniali) e aumentando la pressione fiscale sui cittadini prima direttamente con imposte sui beni, e poi indirettamente con imposte come la tassa sul Macinato nel 1869. Quest’ultimo è motivo di malcontento e sommosse al Nord. Al clima di difficoltà generale si aggiunge la situazione tumultuosa del Sud, il quale si trovava in grande svantaggio fin dal momento dell’Unità. Con tutte le modifiche apportate quali la vendita di terreni, l’aumento del carico fiscale, e l’imposizione della leva militare che toglieva giovani nel pieno delle loro forze alle famiglie, il malcontento sfocia nel fenomeno del Grande Brigantaggio Meridionale 1861-1865. Lo stato reagisce con la violenza dichiarando gran parte del Sud in stato d’assedio attraverso la Legge Pica del 1863. Il Brigantaggio viene represso lasciando nel popolo insoddisfazione, rabbia, e malcontento nei confronti del governo. Di fronte a questi avvenimenti il governo si trova costretto a dover adottare un’amministrazione accentrata dal 1865 esercitando un forte controllo su province e comuni e introducendo la figura del Prefetto per ridimensionare il potere degli enti locali.
La Destra storica conosce il proprio tramonto nel 1876.
La politica della sinistra storica
Nel 1876 sale al potere la famosa Sinistra storica. Si tende a parlare di rivoluzione parlamentare ma il termine è in realtà improprio perché la classe dirigente mantiene un’ossatura liberale. Quello che è importante notare di questa nuova classe dirigente è piuttosto la provenienza geografica dei membri eletti. C’è una forte presenza di borghesia meridionale (Crispi, Nicotera) e settentrionale (Depretis). La gestione del potere attuata da Depretis contribuisce inoltre a sminuire l’importanza del cambiamento politico. Nel suo discorso di Stradella, Depretis annuncia la necessità di cambiamento nel paese ma al momento delle elezioni la maggioranza che lo porta al potere è disomogenea. Ci sono infatti fazioni estremiste che mantengono posizioni politiche radicali e altre che sono contrarie alla politica rivoluzionaria presentata da Depretis. Il governo, seppur ufficialmente di sinistra, è in realtà caratterizzato dalla politica del trasformismo portata avanti da Depretis per la quale si ha un governo “misto”.
A causa della debolezza della maggioranza nasce la tendenza del governo di attuare provvedimenti in collaborazione con una fazione di destra. Così facendo si riesce ad eliminare l’influenza delle fazioni estremiste sui provvedimenti effettivi del governo. La politica del trasformismo si rivela controproducente per la stabilità del governo che è soggetto a cambiamenti continui.
Tra le riforme più importanti del nuovo governo ricordiamo:
- Legge Coppino 1877: ribadisce l’obbligo e la laicità della scuola elementare
- Riforma sull’edilizia scolastica e istituzione del fondo pensione per gli insegnanti del 1878
- Codice penale Zanardelli 1889 abolisce la pena di morte e ammette il diritto allo sciopero
- Riforma elettorale 1882 che concede l’accesso al voto agli alfabeti e riduce il censo (riduzione del reddito necessario per poter accedere al voto).
A livello amministrativo l’elezione del sindaco è affidata al Consiglio Comunale e si cerca di alleggerire la politica amministrativa accentrata ma il controllo prioritario rimane nelle mani del governo grazie alla Giunta Provinciale amministrativa. Nonostante tutte le modifiche attuate il governo si trova a dover fronteggiare grosse difficoltà economiche per la crisi agraria dovuta alla Grande Depressione e le due minacce clericale e socialista incombenti. Per far fronte alla crisi agraria il governo decide di intraprendere un’inchiesta per comprendere al meglio l’effettiva gravità della crisi (Inchiesta Jacini 1877-1889). Quello che affiora è che nella realtà l’Italia non è affatto un paese ricco sul profilo agrario e che esistono realtà e gravità diverse di zona in zona. Si decide dunque di attuare una politica di protezionismo per la quale vengono istituiti dazi doganali; grazie a questa politica è possibile ottenere risorse da implementare nell’ammodernamento agrario, che però avviene principalmente al Nord.
Al Sud l’effetto del protezionismo non è altrettanto favorevole. Rende possibile il mantenimento di una situazione stagnante senza favorire un miglioramento o peggioramento. L’unica soluzione che i contadini trovano è quella di migrare all’estero e inizia così un periodo di migrazione a lungo termine verso l’America Latina.
Per quanto riguarda le industrie, anche loro richiedono l’attuazione di una politica protezionistica con l’introduzione di dazi protettivi sui manufatti industriali. La spesa pubblica è un ulteriore fattore incisivo per la crescita dell’industria. Grazie alla nuova ambizione di espansione coloniale lo Stato investe risorse nelle industrie che sono incentivate alla produzione di corazze navali e vengono rafforzate le convenzioni ferroviarie per cui le aziende private erano obbligate a rifornirsi sul mercato italiano a meno che i prezzi non fossero più convenienti sul mercato estero.
Nonostante i provvedimenti presi per affrontare le difficoltà la crisi agraria peggiora e aumentano le forze antisistema e la loro opposizione. Da un lato troviamo la Chiesa Cattolica che era ancora una ferma sostenitrice della monarchia assoluta, dall’altro si erano diffuse idee socialiste in Italia e si era formato un movimento contrario al governo attuale che favoriva solo i ceti più alti lasciando indietro i ceti più bisognosi. Davanti a queste problematiche abbiamo due proposte di tipo liberale:
- Proposta di Giolitti che opta per la riaffermazione dell’egemonia borghese con particolare attenzione per le necessità degli altri gruppi sociali
- Proposta di Sonnino, Crispi, e Pelloux che propongono la riaffermazione dell’egemonia borghese, la nazionalizzazione delle masse e la repressione delle opposizioni rosse e nere.
Viene attuata la seconda proposta. Dei governi a seguire ricordiamo:
- Crispi: figura di leader forte che mobilita la borghesia, difende gli interessi del blocco trasformista, reprime le opposizioni rosse e nere e attua una forte politica coloniale per ottenere il consenso delle masse.
- Sonnino: attua un’azione economica di riforma con la quale aumenta le imposte dirette, riduce la spesa pubblica improduttiva. Introduce la riforma del sistema bancario (nasce la Banca d’Italia e le Banche miste) e propone il superamento del sistema parlamentare con il ritorno dello Statuto.
- Pelloux: si fa rappresentante del progetto reazionario dei sostenitori di Crispi. Cerca di attuare un colpo di stato della borghesia con l’obiettivo di ridurre il potere del ceto per garantire libertà di decisione al governo e indebolire di conseguenza il parlamento. Il tentativo viene però fortemente contestato e opposto dal parlamento stesso e termina in fallimento. Verso la fine del secolo la crisi agraria comincia ad alleggerirsi riducendo il forte malcontento delle masse e predisponendo le basi per poter attuare la politica proposta da Giolitti.
La guerra di secessione negli Stati Uniti e la “Gilded Age”
Nel 1883 le tredici colonie ottengono finalmente l’indipendenza dalla Gran Bretagna e comincia così un processo di rapida espansione verso sud-ovest e nord-ovest. La colonizzazione avviene in modo abbastanza frammentario e con la guerra del 1846-47 con il Messico i confini statunitensi assumono il loro assetto definitivo. I primi decenni dell’Ottocento sono caratterizzati da una società complessa basata su una forte disparità tra Nord e Sud. Questa disparità risulta in una vera e propria frattura tra il Nord e il Sud basata principalmente sulla questione della schiavitù.
La schiavitù era un’istituzione legale basata sullo sfruttamento lavorativo dei neri. Diventa motivo di dibattito morale e politico. La società del Nord era una società sviluppata e prona all’industrializzazione nella quale la schiavitù era ormai inesistente, al Sud invece il modello economico era basato sulla piantagione e la schiavitù era una forza lavoro indispensabile per il profitto dei proprietari terrieri. Si arriva ad un primo Compromesso nel 1820 con il Compromesso del Missouri il quale stabilisce una linea immaginaria al nord della quale non può esistere schiavitù. Nonostante tutto, l’obiettivo del compromesso non era l’abolizione della schiavitù ma il suo contenimento, che comunque non si arriva ad ottenere perché l’istituzione poteva continuare ad esistere nei territori, anche a nord della linea immaginaria, nei quali era preesistente al compromesso.
Vengono successivamente emanati altri due compromessi quali il Kansas-Nebraska Act nel 1850 e il Compromesso del 1854 che comunque non comportano nessuna soluzione al problema. Le opinioni sulla schiavitù sono talmente tanto contrastanti che arrivano a creare una frattura all’interno dello stesso partito liberale Whig dal quale nasce il Partito Repubblicano. Alle elezioni del 1861 il Partito Repubblicano, capeggiato da Lincoln, risulta vincitore. Lincoln non voleva in realtà l’abolizione della schiavitù ma trovava assolutamente necessario ostacolare la sua espansione anche al Nord. Alla sua posizione politica si contrappone quella degli oltrazionisti (gruppo estremista assolutamente contrario all’abolizione della schiavitù) che piuttosto che adattarsi alla politica del nuovo governo decidono per la secessione.
Dal 1861 al 1865 si combatte così la guerra di secessione, passata alla storia anche come prima guerra industriale della storia nella quale vediamo l’implemento di armi moderne. Risulta l’importanza in questa guerra delle ferrovie che facilitano la mobilitazione delle truppe e per la prima volta abbiamo un esempio di guerra economica. L’obiettivo era quello di distruggere la base materiale dell’avversario per renderlo inerme e portarlo all’arresa. La strategia intrapresa al Sud è di resistenza, il popolo aveva intuito la superiorità delle truppe del Nord e aveva optato per la resistenza in vista di un compromesso di pace che però non arriverà mai. Nel 1862 inoltre, Lincoln aveva varato l’Homestead Act con il quale concedeva territori alle famiglie contadine a patto che queste ci si trasferissero e le valorizzassero con l’agricoltura ottenendo così gran consenso nelle masse. Nel 1865 le truppe nordiste del governo vincono la guerra e i veri vincitori sono gli industriali del Nord e gli agricoltori e in prospettiva anche il ceto medio bianco del Sud che formerà in futuro una nuova classe dirigente. D’altro lato a perdere invece sono i grandi proprietari terrieri del Sud che perdono la loro posizione e la loro forza lavoro.
Ironicamente a perdere sono infine anche i neri che, nonostante abbiano ottenuto la libertà, si trovano spaesati, in possesso di una libertà della quale non sanno cosa fare perché privi di diritti politici e civili. Oltretutto il superamento della schiavitù come istituzione legale non implica il superamento dell’avversità razziale presente nella società. Tant’è vero che in risposta all’abolizione della schiavitù, nel Meridione vengono emanati i Black Codes che mantenevano legalmente i neri in condizioni palesemente inferiori rispetto alla società generale. Il governo Lincoln reagisce varando il XIV e XV Emendamento con i quali ribadisce i diritti civili e politici dei neri che non hanno però nessuna conseguenza effettiva nella realtà. Gli stati del Sud reagiscono a loro volta emanando legislazioni a sfavore dei neri e si vengono a formare organizzazioni clandestine che portano avanti sentimenti di odio e discriminazione nei confronti dei neri come il Ku Klux Klan (ancora esistente) commettendo anche atti di violenza. La persistenza di questa matrice razziale al Sud porta a lungo andare al disimpegno da parte del governo per sistemare la situazione.
Dopo la guerra di secessione inizia un periodo coniato da Mark Twain come Gilded Age. La società americana è caratterizzata da una ricchezza limitata a piccoli gruppi sociali. Dal 1873 inizia un periodo di Grande Depressione a livello internazionale. Il periodo, infatti, dal 1873 al 1896 è caratterizzato da una deflazione strutturale dovuta ad un problema irrisolvibile ovvero la presenza di un’offerta molto maggiore rispetto alla domanda presente sul mercato. La crisi agraria europea era scaturita dalla capacità degli agricoltori extra-europei di soddisfare la propria domanda e anche quella europea senza problemi. Per proteggere la propria agricoltura si decide dunque di attuare una politica protezionistica che impone dazi doganali per impedire l’importazione di merce estera creando così un fenomeno di sovraproduzione agraria in America che porta gli agricoltori a dover abbandonare le campagne e tornare nelle città in cerca di un lavoro.
Per quanto riguarda l’industria assistiamo ad una seconda rivoluzione industriale che comporta lo sviluppo del settore terziario con l’introduzione di nuovi settori come quello siderurgico, chimico, meccanico, ed elettrico. L’industria, sulla scia del settore agrario, aveva visto un forte impulso...
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