Quali qualità dovrebbe avere l'adulto di riferimento?
L'adulto di riferimento deve essere capace di mantenere fiducia e calma interiore. Deve tenere bene a mente di non essere la causa delle difficoltà del bambino, bensì parte della soluzione. Può essere molto difficile soprattutto quando ci si trova di fronte a un comportamento di rifiuto.
Caratteristiche ideali
- Avere esperienza di lavoro e relazione con bambini con difficoltà comportamentali ed emotive.
- Resilienza - senso dell'umorismo - energia.
- Approccio equilibrato alle difficoltà.
- Non facilmente impressionabile - tenace - calmo.
- Capace di lavorare in team con altri docenti, altre agenzie educative e genitori/affidatari.
- Positivo senso di sé - capace di ascoltare e agire con buon senso.
- Empatico - fantasioso - pieno di risorse.
- Disponibile a lungo termine nella scuola (attenzione a non scegliere docenti con contratto a termine o che stanno pianificando di andarsene a breve).
Comportamenti del bambino con difficoltà di attaccamento
- Farvi sentire dequalificati e senza valore a causa del suo sentimento verso se stesso;
- Rifiutarvi apertamente o più sottilmente, non ammettendo di aver bisogno del vostro aiuto.
- Farvi pensare che non ha bisogno di nessun aiuto e che sa cavarsela da solo.
- Spingervi al vostro limite emotivo.
- Tentare di scioccarvi o spaventarvi - tentando di prendere il controllo, dato che si è sempre sentito così "fuori controllo" nelle sue esperienze di abuso, trascuratezza e perdita.
- Trovare il vostro punto debole.
- Provocarvi per farvi perdere la pazienza e urlare e strillare contro di lui.
- A volte, farvi sentire confusi.
- Farvi credere di essere diventati un po' matti.
- Investirvi, comunicandovi come si è sentito circa quel che gli è accaduto nel passato.
- Inserirsi nei vostri pensieri in modo da non essere dimenticato da voi.
La relazione tra l'adulto di riferimento e l'insegnante
È importante che l'adulto di riferimento e l'insegnante lavorino fianco a fianco, supportandosi l'un l'altro nei loro diversi ruoli. Entrambi devono essere molto chiari sui loro ruoli in classe e riuscire a fidarsi reciprocamente. È importante inoltre che l'adulto di riferimento abbia per la classe lo stesso grado di autorità dell'insegnante nell'impartire sanzioni e così via. Per un bambino con difficoltà di attaccamento è importante che gli insegnanti si presentino come un fronte unito.
L'importanza di lavorare insieme
Possono essere di enorme vantaggio i gruppi di supporto per coloro che lavorano come adulti di riferimento per bambini con difficoltà di attaccamento. Un'ulteriore idea potrebbe essere di organizzare un gruppo di colleghi in collegamento online o telefonico di supporto agli insegnanti: tutti modi per ridurre l'isolamento per questo importante ruolo. Altresì importanti sono i collegamenti con altri servizi (per esempio i centri di salute mentale per bambini e adolescenti, i gruppi di adozione e affido, gli operatori nel campo dello sviluppo e della tutela, i servizi di consultazione psicologica). Il ruolo dell'adulto di riferimento è significativo e merita il rispetto della scuola, che deve fornire un buon pacchetto di supporto. Di conseguenza, una giusta strategia per ridurre l'esclusione nella scuola potrebbe essere l'organizzazione di una supervisione per gli insegnanti di riferimento, dal momento che questo approccio rispecchia le migliori pratiche in fatto di salute mentale.
Chi ha bisogno di una figura di attaccamento aggiuntiva?
- Qual è il ruolo principale della figura di attaccamento aggiuntiva?
- Quali qualità dovrebbe possedere tale figura?
- Quali sono le principali sfide nella relazione coi bambini con difficoltà di attaccamento?
- Con chi deve collaborare la figura di attaccamento aggiuntiva?
- Cosa si intende per proiezione? In che modo è possibile utilizzare la proiezione?
- La figura di attaccamento ha bisogno di supporto?
Il ruolo più importante di una figura di attaccamento aggiuntiva è formare una relazione col bambino. Questa relazione può avere un enorme potere nello sviluppare e adattare la visione che il bambino ha di se stesso, degli altri e del mondo. I suoi ruoli primari sono di:
- Sintonizzarsi col bambino.
- Fornire un contenimento emotivo.
- Far sì che il bambino sappia di essere tenuto nella mente.
- Fornire una struttura di sostegno attraverso l'uso dei commenti.
- Aiutare il bambino a far pratica di tutto ciò che è nuovo per lui: per esempio, chiedere aiuto, rilassarsi, risolvere conflitti, dimostrare affetto e divertirsi.
- Comunicare empatia e speranza.
- Perorare la causa del bambino.
- Integrare le informazioni.
- Rendere la classe consapevole delle pari opportunità e lavorare per un obiettivo di integrazione e inclusione.
Dobbiamo essere attivamente coinvolti nella strutturazione di interventi appropriati che aiutino i bambini a stabilire e mantenere relazioni di amicizia. Non dobbiamo credere che siano pronti sul piano dello sviluppo per essere indipendenti. Ricordiamoci che hanno bisogno di aver fatto esperienza di una forte relazione con un adulto di riferimento coerente e sensibile, prima di poter raggiungere l'indipendenza. Hanno bisogno di una base sicura dalla quale partire. Questa base sicura rinforzerà la loro curiosità di uscire ad esplorare il mondo, incluse le relazioni con i pari. Sfortunatamente non ci sono soluzioni immediate. Questi bambini devono sperimentare una relativa dipendenza con un adulto prima di poter muovere verso la capacità di relazionarsi con i loro pari in un modo sano e appropriato.
- Costruisci interventi creativi per "rimuovere" l'etichetta negativa dei bambini che sono rimasti bloccati.
- Assicurati che la tua scuola abbia accesso alle più recenti risorse per rinforzare lo sviluppo delle abilità sociali.
- Segui da vicino questi bambini perché modellino comportamenti appropriati nelle relazioni quotidiane, dal momento che troveranno difficile tradurre e integrare i consigli "al di fuori del contesto".
- Se un bambino deve spostarsi a un livello scolastico successivo, per esempio alla scuola secondaria, accertati che quello che ha raggiunto fino ad oggi sia ben documentato, di modo che i nuovi insegnanti possano continuare il tuo lavoro.
Molti bambini con difficoltà di attaccamento sperimentano già un alto livello di vergogna, dovuto al fatto di aver sperimentato traumi e perdite. Come insegnanti abbiamo la responsabilità di non incrementare ulteriormente questa vergogna. Dobbiamo essere particolarmente abili nelle nostre interazioni nel momento del conflitto. Dobbiamo capire le ragioni profonde della propensione di questi bambini a coinvolgersi in battaglie per il controllo.
- Dai ai bambini una varietà di scelte per consentire loro di avere una qualche possibilità di controllo.
- Sii selettivo nelle battaglie per il controllo.
- Sii esplicito ed empatico quando dai delle istruzioni.
- Usa le carte di timeout e il time in (timeout nel contesto): in modo appropriato.
- Aiuta i bambini ad allenarsi a seguire la tua guida attraverso giochi e attività creative in modo divertente nei momenti tranquilli, per essere preparati a possibili conflitti.
- Prepara un "Libro dei successi" per ricordare al bambino quanta strada ha fatto, nel momento dello scoraggiamento e della regressione.
- Sii forte nella tua gentilezza e gentile nella tua forza.
- Usa il linguaggio in modo saggio.
- Stai attento al potere della proiezione e non reagire!
- Stai attento all'uso dell'umorismo.
- Evita di usare il sarcasmo.
- Mantieni in qualche modo il contatto con il bambino se c'è un conflitto.
- Assicurati che solo uno o due membri dello staff siano coinvolti nella situazione conflittuale.
- Offri sempre attività riparative non appena possibile - a prescindere da quanto destabilizzanti siano stati i comportamenti. Questi bambini hanno bisogno di avere l'opportunità di chiedere scusa.
- Considera molto seriamente i temi della salute e della sicurezza.
- Assicurati che l'esclusione venga usata come ultima possibilità.
- Allenati a riflettere, non reagire.
Indichi gli aspetti centrali del gioco traumatico
- Quali sono le tematiche prevalenti?
- Come si esprime il bisogno di controllo?
- Come si esprimono i vissuti di solitudine e di vergogna?
- Quali sono le caratteristiche specifiche del gioco traumatico nei bambini fisicamente maltrattati?
Attività ripetitiva di temi irrisolti (spesso a carattere aggressivo, sadico e/o masochistico); ridotta simbolizzazione e pensiero concreto, in cui si assiste a un crescendo dell’espressione dell’aggressività e/o dell’alienazione; messa in scena di fantasie connesse a tematiche di liberazione, riparazione o vendetta; tonalità emotiva generale connotata da stress, ansia, pervasiva disperazione e/o depressione; attività disorganizzata, non coerente, meccanica e/o bizzarra nei contenuti e nell’espressione comportamentale.
Principali tematiche nel caso di maltrattamento e abuso
- Bisogno di contenimento: il bambino chiede alla madre o all’adulto presente di essere preso in braccio, di conservare tutti gli elaborati prodotti in seduta e rappresenta nel gioco scene in cui il bambino viene accudito, cullato, nutrito.
- Malattia: il bambino si sente malato, vuole essere visitato, chiede cure fisiche, fa ammalare o morire i personaggi delle storie che inventa.
- Rabbia: distruzione degli oggetti e degli elaborati, il lancio degli oggetti, il desiderio di ferire l’altro, la messa in scena di giochi in cui i mostri vengono colpiti e muoiono.
- Controllo: comportamento adultomorfo e direttivo. Tentativo di operare un’inversione dei ruoli rispetto all’adulto presente, gestendo la situazione in primo piano (p.e. attraverso la rappresentazione di scene in cui il bambino si identifica con un personaggio che detta delle regole ferree e comanda).
- Seduzione e temi sessuali: il bambino cerca di compiacere l’adulto, gli sorride cercando di fargli fare quello che lui desidera, parla dei suoi capelli e dei suoi vestiti in modo adultomorfo. Il bambino mette in atto scene e comportamenti che si riferiscono alle attività proprie della sessualità adulta.
- Vuoto e solitudine: Giovanni prende tutti i personaggi bambini dello Sceno Test e li mette dentro la casetta. Dice che loro vivono lì da soli perché i genitori sono morti. Poi prende uno dei bambini e lo chiama “Gino”. Racconta che gli altri bambini non vogliono mai giocare con Gino, così un giorno lui se ne va dalla casa, ma nessuno si accorge che se ne è andato e quindi nessuno lo cerca.
- Vergogna: Federica prende lo scotch e tappa gli occhi e la bocca della bambola. Dice che la bambola ha un segreto “che è tanto brutto che non si può dire a nessuno”. Prende la bambola e la nasconde sotto ai cuscini, dicendo che la bambola è brutta e cattiva, e non potrà più uscire da lì perché altrimenti tutti la prenderebbero in giro.
- Disgusto e sporcizia.
Caratteristiche specifiche del gioco traumatico nei bambini fisicamente maltrattati
Nelle caratteristiche specifiche del gioco traumatico in bambini fisicamente maltrattati si rispecchiano alcuni sintomi prototipici della vittimizzazione stessa: immaturità evolutiva (più frammentato, meno immaginativo e con scarsa ricchezza creativa); comportamento aggressivo ed oppositivo che può riguardare la sfera dell’ideazione (i contenuti dei temi di gioco), le azioni di gioco (gioco violento) e l’atteggiamento nei confronti del setting di gioco (non rispettare le regole e avere un atteggiamento sfidante e provocatorio nei confronti del terapeuta); comportamento passivo e di ritiro (mancanza di interesse verso il gioco); autodeprecazione e autodistruzione; ipervigilanza, che assorbe le energie attentive e cognitive del bambino, impedendogli di attuare un gioco creativo; dissociazione e estraneamento dalla realtà.
Nel gioco dei bambini sessualmente abusati tra gli indicatori più specifici ritroviamo: il gioco catartico e ripetitivo; aggressività e acting out talvolta aventi il significato di identificazione con l’abusante; dissociazione e depersonalizzazione, come strategie per allontanare e negare la sofferenza travolgente connessa al trauma (White & Allers, 1994); il tema del nurturing e del contenimento; gioco prosaico e rigidamente strutturato, carente nella varietà dell’azione e nella creatività; regressione; gioco sessualizzato.
Cosa si intende per co-genitorialità?
La co-genitorialità definisce la modalità con cui i genitori cooperano tra loro rispetto al prendersi cura del figlio, supportandosi reciprocamente senza interferire l’uno nei confronti dell’altro.
Cosa si intende per transmission gap?
I risultati sebbene rilevino una associazione significativa tra maternal sensitivity e attaccamento, evidenziano come la sensibilità non possa venire considerata il fattore esclusivo e più importante nello sviluppo dei legami di attaccamento. Tali meta-analisi, infatti, pur evidenziando l’importanza di alcuni comportamenti genitoriali quali la mutualità, la sincronia, la stimolazione e il supporto emozionale, sostengono che la sensibilità non possa più venire considerata il fattore determinante nella costruzione di legami di attaccamento sicuri.
La posizione di Fonagy rispetto agli studi di meta-analisi
Tali meta-analisi, infatti, pur evidenziando l’importanza di alcuni comportamenti genitoriali quali la mutualità, la sincronia, la stimolazione e il supporto emozionale, sostengono che la sensibilità non possa più venire considerata il fattore determinante nella costruzione di legami di attaccamento sicuri.
La posizione di Fonagy et al.
Le conclusioni degli studi di meta-analisi sono state poste in discussione sia da Fonagy e collaboratori (Fonagy e coll., 1994; Fonagy e Target, 1997) sia da Meins e collaboratori. Fonagy e collaboratori (Fonagy e coll., 1994; Fonagy e Target, 1997) sostengono come gli studi presenti nella rassegna di Goldsmith e Alansky (1987) sembrino aver confuso due distinti processi psichici entrambi necessari per l’espressione di un comportamento sensibile. Il primo riguarda la capacità della madre di esprimere sentimenti positivi, dolcezza, calore, incoraggiamento e accessibilità; l’altro concerne la capacità della madre di considerare il bambino una entità mentale, un essere umano con intenzioni, sentimenti e desideri.
Somiglianze e differenze tra il costrutto di sensibilità materna e di mind-mindedness
Mind-mindedness (concetto non traducibile letteralmente in italiano ma che assume il significato di “predisposizione a considerare la mente”) Il costrutto di mind-mindedness fa riferimento a una specifica forma di sensibilità materna che implica la propensione della madre a considerare il figlio un agente mentale piuttosto che semplicemente una creatura le cui esigenze debbano venire soddisfatte. A differenza del costrutto di sensibilità materna (Ainsworth et al., 1971), quello di mind-mindedness permette, infatti, di discriminare tra una più generale competenza tesa a rispondere ai bisogni fisici ed emozionali del bambino e una più specifica attenzione agli stati mentali sottostanti il comportamento dei figli, competenza che si ravvisa maggiormente proprio quando i bisogni fisici ed emozionali di questi sono soddisfatti.
Definisca cosa si intende per bullismo diretto e indiretto
- Definisca i diversi ruoli nel bullismo
- Indichi le caratteristiche del bullo e della vittima
- Descriva i possibili fattori di rischio a livello familiare
Profili del bullismo: il bullo e la vittima
Il bullo: Generalmente è aggressivo, fisicamente forte, prono a ricorrere alla violenza, povero nella comunicazione interpersonale, scolasticamente al di sotto della media, con un basso livello di autostima, insicuro. Ha bisogno di sentirsi rispettato, ma non sa distinguere tra rispetto e paura, può venire da un ambiente domestico disfunzionale, è emotivamente immaturo, non accetta responsabilità, pensa che sia divertente dare il tormento ai compagni fisicamente più deboli.
- Ha bisogno di attrarre l'attenzione.
- Stabilisce il suo potere sui membri più deboli del gruppo.
- Pratica il bullismo sia perché crede di essere benvoluto e supportato dal gruppo, sia perché crede che sia eccitante.
- Conosce come l'insegnante reagisce alle piccole trasgressioni ed agli attacchi minori alla vittima. Studia anche il comportamento dell'insegnante davanti alle proteste della vittima. È importante, per questo, che gli insegnanti siano consapevoli e coerenti nel loro atteggiamento.
- Continua a comportarsi da bullo, se non ci sono conseguenze al suo comportamento, se il resto del gruppo è un silenzioso testimone, se la vittima è silenziosa.
Perché essere bullo? I ragazzi che scelgono di fare i bulli esibiscono un livello di rabbia e di aggressività che sentono di dover scaricare su altri, scelti per la loro vulnerabilità – vera o apparente.
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