Gareth Jones
Si definisca il concetto di organizzazione e si illustrino le differenze tra struttura
organizzativa, cultura organizzativa e organizzazione informale
Una organizzazione è intesa come uno strumento di coordinamento dell’azione collettiva fine di
ottenere obiettivi specifici, ovvero al fine di soddisfare bisogni umani: ovviamente, in tal senso,
le nuove organizzazione nascono quando si sviluppano nuovi strumenti tecnologici che
consentono nuove modalità di conversione degli input organizzativi in output e quanto nascono
nuovi bisogni (nella nostra era che è alle porte della 4 rivoluzione industriale, per esempio,
bisogni legati all’elaborazione e diffusione di dati), allo stesso modo le organizzazioni muoiono
quando tali bisogni vengono definitivamente soddisfatti o non sono ritenuti più rilevanti. I
meccanismi tramite i quali si realizza tale tipo di coordinamento fanno riferimento
principalmente all’esistenza di regole, formali o informali, implicite o esplicite, precostituite o
simultanee alla performance degli organization members che possono dar vita a organizzazioni di
tipo formale e organizzazioni di tipo informale. Alla base del concetto di organizzazione è
l’aspetto relativo alla imprenditorialità ovvero la capacità di uno o più individui di cogliere,
nell’ambiente di riferimento, delle opportunità che consentano di soddisfare bisogni tramite
l’utilizzo di risorse e capitale. Uno dei principali scopi dell’organizzazione, quindi, è quello di
creare valore, più di quanto se ne produrrebbe individualmente, tramite un ciclo produttivo e di
vita dell’organizzazione stessa che si sviluppa in 3 fasi:
a. fase di input : tale fase consiste nell’assemblaggio e nel rifornimento di risorse primarie per
la produzione finale di beni o servizi quali risorse finanziarie, risorse umane, raw material,
informazioni e conoscenze e così via. Ovviamente il modo in cui una organizzazione è in
grado di reperire tale risorse determina il quantum di valore prodotto nella fase di input.
b. fase di conversione : fase di trasformazione degli input tramite l’utilizzo di macchinari,
sistemi informatizzati, competenze e conoscenze del personale al fine di creare il prodotto
finito. La quantità di valore dipende dalla capacità dell’organizzazione di sfruttare le
competenze possedute che possono apportare vantaggio competitivo e capacità di
adattamento all’ambiente esterno e alle richieste di mercato.
c. fase di output: fase di realizzazione e di immissione nel mercato dei prodotti e servizi finiti,
salari, valori per gli azionisti. L’organizzazione utilizza il profitto ottenuto dalla vendita di
tale output per acquistare nuovo input e ottenere profitti marginalmente sempre più alti nel
tempo
Ognuna di queste fasi è ovviamente caratterizzata e funzione dell’AMBIENTE di riferimento
in cui opera l’organizzazione stessa inteso come l’insieme di fattori che operano al di fuori
dei confini organizzativi e che incidono sulla capacità organizzative di acquisire e utilizzare
risorse per la creazione di valore.
Una organizzazione è capace di produrre più valore rispetto al singolo contributo di ciascun
individuo grazie a 5 fattori principali che giustificano la necessita di cooperazione e
coordinamento dei membri dell’organizzazione stessa:
1. Divisione e specializzazione del lavoro: per divisione del lavoro si intende il fatto che in
una organizzazione si sviluppano competenze sia generiche che specifiche relative alla
divisione di compiti e di ruoli , frutto di un processo di assunzione dinamica dei ruoli in cui
ogni individuo si concentra in una area specifica di competenza che tramite processi di
dipendenza reciproca, generica o sequenziale porta all’efficienza organizzativa globale
2. Utilizzo di tecnologia al fine di lavorare grandi volumi di prodotto: è stato rilevato come
l’utilizzo di macchinari, strumenti o tecnologie capaci di lavorare grandi volumi di prodotto e
materie prime comporti la produzione di un maggior valore e risparmio grazie allo
sfruttamento delle economie di scala e di raggio di azione. Per economie di scala si intende il
risparmio generato quando si producono beni in grandi quantità utilizzando in modo già
efficiente le risorse; per economia a raggio di azione si intende il risparmio dovuto
all’utilizzo efficiente di risorse che altrimenti sarebbero utilizzate al di sotto del loro
potenziale al fine di sviluppare prodotti diversificati (es. Honda e Toyota con una unical inea
di montaggio hanno prodotto 3 modelli di veicoli)
3. Risparmi sui costi di transazione: all’interno di una organizzazione, al fine di permettere
l’efficienza del coordinamento reciproco fra i membri, è indispensabile che questi
concordino e siano consci dei reciproci ruoli evitando le cosiddette tensioni di ruolo, che sia
chiaro il sistema gerarchico e le linee di influenza, la retribuzione e le modalità di
valutazione della performance o dei risultati ottenuti. I costi di transazione sono quei costi
associati alla negoziazione e al governo degli scambi tra i membri per risolvere tali difficoltà.
4. Capacità di gestione dell’ambiente esterno : una organizzazione, rispetto al singolo
individuo, ha maggiore capacità di gestire gli ambienti esterni, spesso complessi in quanto ha
le risorse e la capacità negoziale maggiormente adatta al fine di prevenire, influenzare o
rispondere alle pressioni dell’ambiente esterno. Di fatti l’ambiente esterno comprende non
solo fattori economici, politici o istituzionali, ma anche le fonti da cui l’organizzazione
riceve gli input (fornitori) e i tipo di mercato in cui opera
5. Esercizio di meccanismi di potere e di controllo : le organizzazione possono usare
meccanismo di coordinamento e di controllo affinché i membri collaborino al perseguimento
degli obiettivi organizzativi tramite la definizione di standard operativi e di produttività.
La TEORIA ORGANIZZATIVA è lo studio che si concentra sulla modalità con cui le organizzazioni
funzionano e influenzano o si adattano all’ambiente in cui operano. Possiamo distinguere tra
struttura organizzativa e cultura organizzativa.
Per struttura organizzativa si intende il sistema formale di compiti e relazioni di autorità che
determinano il coordinamento collettivo dei membri dell’organizzazione e le modalità di utilizzo
delle risorse per conseguire gli obiettivi organizzativi. La finalità principale della struttura
organizzativa è duplice: ha finalità sia di coordinamento che di controllo e la sua efficacia è
determinata in base alla capacità di rispondere alle contingenze dell’ambiente esterno o dovute
a fattori tecnologici o umani. La struttura ognaizzativa varia al variare o ampliarsi
dell’organizzazione ed è fortemente influenzata dai processi di progettazione e cambiamento
organizzativo.
Per cultura organizzativa si intende quell’insieme di norme e valore che determinano il
comportamento organizzativo dei membri e le modalità con cui interagiscono fra di loro, con i
fornitori, clienti e lari soggetti dell’ambiente estero all’organizzaizone. Essa è funzione di
diversi elementi quali i valori della coalizione dominante, l’etica, i sistemi di people
management adottati e dal tipo di sturttura influenzando il modo in cui le persone reagiscono a
una situazione e interpretano ambiente in cui operano. Così come la struttura organizzativa
anche la cultura organizzativa varia al variare dell’organizzazione e può essere gestita o
modificata da azioni di progettazione o cambiamento organizzativo.
Per organizzazione informale si intende la componente “soft” di una organizzazione, ovvero
quell’insieme di regole informali, spesso implicite e simultanee alle attività dei membri
dell’organizzazione che possono incrementare l’efficacia della struttura organizzativa formale
oppure addirittura deviare rispetto a regole formali prestabilite. Di fatti spesso tali regole
emergono dall’interazione dei membri e si distinguono dalle regole formali definite sulla base di
un principio di autorità legittima nella relazione tra collaboratori e manager. Ad ogni modo
spesso le regole informali possono anche contribuire al miglioramento dell’efficacia degli
obiettivi organizzativi e al miglioramento delle competenze, della soddisfazione e della
socializzazione culturale dei membri all’interno dell’organizzazione. Esemplificativo, in tal senso
è l’esperimento e lo studio di G. de Terssac. A tutti i livelli dell’organizzazione le decisioni e il
coordinamento avvengono anche al di fuori dei canali formalmente predisposti perché le persone
interagiscono informalmente. Inoltre molte regole e norme adottate dai collaboratori per
eseguire i propri compiti emergono dalle interazioni informali tra le persone e non dallo schema
formale e dalle regole de manager: istituendo una struttura formale di ruoli interconnessi i
manager creano anche una struttura informale sociale che incide sul comportamento in modi
anche non prevedibile. I manager, quindi, devono considerare gli effetti dell’organizzazione
informale sul comportamento individuale e di gruppo se mettono in atto cambiamenti
organizzativi: di fatti, l’attrazione della struttura formale può scardinare le norme informali alla
base del funzionamento organizzativo. Dato che l’organizzazione è un network di relazioni
sociali informali e una gerarchia di relazioni formali di autorità, i manager devono sfruttare
l’efficacia dell’organizzazione informale per raggiungere gli obiettivi aziendali. I membri
organizzativi, di fatti, cercano sempre di migliorare il proprio status e di vederselo riconsociuto:
ogni organizzazione ha una struttura informale non nota negli organigrammi ma nota ai
dipendenti.
Abbiamo sottolineato come sia la cultura organizzativa che la struttura organizzative siano i
mezzi tramite i quali l’organizzazione raggiunge i propri obiettivi con diversi gradi di efficacia e
riesce a determinare strategie di controllo e coordinamento dell’azione collettiva dei membri, e
che tali due elementi possono essere modificati e influenzati da azioni di progettazione
organizzativa e cambiamento organizzativo.
Per PROGETTAZIONE ORGANIZZATIVA si intende quel processo con cui i manager gestiscono alcuni
elementi e aspetti della struttura organizzativa (sistemi operativi, sistemi di people
management e così via) al fine di incrementare l’efficacia dell’organizzazione nel perseguire gli
obiettivi organizzativi. Principalmente la progettazione organizzativa serve al fine di trovare un
equilibrio tra le pressioni esterne derivanti da fattori ambientali e da eventuali pressioni interne
al fine di garantire il successo o almeno la sopravvivenza ndell’organizzazione avendo una forte
influenza sul comportamento organizzativo stesso: per esempio aziende che operano in settori
quali l’high tech devono essere flessibili e capaci di rispondere in maniera veloce e adattiva alle
richieste rapide del mercato e all’ambiente imprevedibile, instabile e competitivo;
diversamente aziende che operano in settori maggiormente tradizionali sono caratterizzati da
sistemi già rigidi, cambiamenti già lente della tecnologia e quindi necessità di promuovere la
riduzione dei costi di produzione piuttosto che valori di flessibilità e dinamismo.
Il CAMBIAMENTO ORGANIZZATIVO può essere definito come l’evoluzione della progettazione e
trasformazione dell’organizzaizone, ovvero quel processo con cui le organizzazione passano da
uno status quo a uno desiderato finalizzato a accrescere l’efficacia organizzativa stessa trovando
modi innovativi e migliori di usare risorse e capacità di creare valore.
Il cambiamento organizzativo e la progettazione organizzativa sono entrambi fattori
determinanti di alcuni aspetti dell’organizzazione, quali:
1. La capacità di affrontare le contingenze : la modalità con cui è progettata una struttura
organizzativa e la sua capacità di cambiare al modificarsi di elementi determinanti
dell’ambiente esterno o alle richieste del mercato sono elementi fondamentali per assicurare
il successo e la sopravvivenza di una organizzazione. Essa, infatti, deve saper affrontare le
cosiddette contingenze ovvero eventi che potrebbe verificarsi in previsione del quale è
opportuno organizzare un piano opportuno: una organizzazione è efficace tanto quando è in
grado di rispondere alle pressioni esterne dell’ambiente o interne e di ottenere risorse
sufficienti, anche se scarsamente disponibili per la produzione. La capacità di una
organizzazione di attrarre membri competenti, avere clienti fedeli e di ottener appalti
organizzativi dipende strettamente dalla capacità di esercizio di controllo organizzativo
sull’ambiente circostante. Una contingenza che attualmente sta interessando molte
organizzazione è l’espansione dell’ambone globale che porta le organizzazione a cercare di
espandersi in pi mercati esteri; oppure il cambiamento tecnologico che costringe le
organizzazioni, al fine di mantenere un appropriato vantaggio competitivo, di adattare la
propria struttura e sistemi di divisone del lavoro all’introduzione di nuove tecnologie
informatiche e dell’ICT
2. Ottenimento di un vantaggio competitivo : per vantaggio competitivo si intende la capacità
di una organizzazione di ottenere una performance migliore di un altra perché i propri
manager sono in grade di creare un valore superiore con le risorse disponibili. Ovviamente
tale capacità dipende dalle competenze distintive dei manager in quelle attività finalizzate
alla creazione del valore e che sono il risultato di capacità e abilità combinatorie
strettamente caratteristiche di una organizzazione e non riproducibili altrove. Tali
competenze consentono all’organizzazione di sviluppare una strategia per migliorare la
propria performance sul mercato. La modalità con cui un manager definisce la progettazione
della struttura organizzativa e i valori alla base della cultura organizzativa è una componente
determinante del valore creato dall’organizzazione e del vantaggio competitivo ottenibile
proprio perché sono componenti difficilmente replicabili e imitabili frutto della
socializzazione dei membri alla cultura e a specifiche modalità di interazione. Ad ogni modo
la strategia e la progettazione di una organizzazione è sempre in costante evoluzione al fine
di rispondere ai cambiamenti esterni, il livello di efficacia sta nella capacità di rispondere a
questi ultimi: non esiste un modello ideale
3. Gestione dell’eterogeneità : la gestione dell’eterogeneità in termini di diversità di etnia,
cultura, religione e genere è uno delle tematiche più attuali. Di fatti una corretta gestione
della diversità all’interno dell’organizzazione, soprattuto nel processo di decision making,
può essere fonte di soluzioni innovative, sviluppo di nuove conoscenze e competenze e di
maggior vantaggio competitivo per l’organizzaizone. DI fatti competenze nella gestione dei
conflitti e nel processo di problem solving di gurppo, soprattuto quando i team sono costituiti
da componenti eterogenei, può portare a soluzioni ottimali e originali.
4. Capacità innovativa, rapidità e efficienza : Sempre di più, negli ultimi anni, la capacità
delle imprese di rispondere con rapidità alle richieste dell’ambiente esterno competitivo è
una delle determinanti del successo dell’organizzazione: in questo la progettazione
organizzativa hai un ruolo fondamentale. Es: culture time based
Si descrivano i tre principali approcci utilizzabili per la valutazione dell’efficacia
organizzativa e per ogni approccio si forniscano esempi di possibili indicatori utilizzabili per
valutare l’efficacia organizzativa
Per valutare l’efficacia di una organizzazione si deve fare riferimento a 3 processi distinti e
equamente fondamentali che vengono utilizzati dai manager per valutare e misurare l’efficacia
della performance organizzativa nella creazione di valore:
1. processo di controllo : capacità dell’organizzazione di avere sotto controllo l’ambiente in cui
opera ed essere in grado di acquisire e controllare risorse scarse e preziose. Il processo di
controllo è strettamente legato al primo approccio di misurazione dell’efficacia
organizzativa, ovvero l’approccio basato sulle risorse esterne che valuta la capacità
dell’organizzazione di controllare, acquisire e gestire competenze e risorse scarse; ovvero la
capacità dell’organizzazione di esercitare controllo sull’ambiente esterno. Per la
sopravvivenza di una organizzazione, infatti, è di fondamentale importanza la reputazione
che gli stakeholders nutrono nei confronti della stessa e la sua capacità di accaparrarsi
risorse scarse o collaboratori competenti. Per misurare l’efficacia del controllo i manager
utilizzano indicatori come il prezzo dell’azione, il livello di profittaiblita o del return on
investimenti e cos’ via. La capacità del top management di rispondere ai cambiamenti
ambientali e di avviare un eventuale cambiamento organizzativo è un altro indicatore
importante della capacità di controllo così come la riduzione del costo degli input, la qualità
delle risorse e competenze ottenute, il livello di prezzo dell’azione, l’appoggio degli
stakeholders e la costruzione di un network efficace di relazioni e alleanze.
2. processo di innovazione: capacità dell’organizzazione di sviluppare competenze e capacità
per scoprire nuovi prodotti da mettere sul mercato e per progettare nuove strutture o
modificare la propria cultura. Questo criterio di efficacia è strettamente legato
all’approccio basato sui sistemi interni il quale si fonda sulla capaci
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