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Legislazione alimentare - domande esame

Di che cosa si occupa la legislazione alimentare?

La legislazione alimentare racchiude tutta quella serie di norme, decreti e regolamenti che mirano a garantire un’alimentazione salubre e genuina nell’ottica di tutelare la salute umana. In questi ultimi decenni si è verificata una indubbia evoluzione del concetto di salute. Se il diritto all’alimentazione inteso come diritto a disporre di una quantità di cibo sufficiente ad assicurare la sopravvivenza è un diritto umano fondamentale, saldamente fondato sul diritto internazionale, occorre evidenziare che la Costituzione Italiana non afferma in maniera diretta l’esistenza di un tale principio; tuttavia esso viene comunemente annoverato, in base ad un’interpretazione “estensiva” dell’articolo 32 (secondo il quale “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”) nell’ambito più ampio del diritto alla salute.

Lo “stato di salute” non riguarda solo il singolo ma si riflette sulla collettività, per cui la relativa tutela non si esaurisce solo in situazioni attive di pretesa ma implica e comprende anche il dovere di non ledere né porre a rischio con il proprio comportamento, la salute altrui. “L’alimentazione” così come individuata nella Carta Costituzionale dovrebbe pertanto intendersi come comprendente quelle norme che attengono all’igiene ed al controllo dei prodotti alimentari e che si svolgono su tutte le fasi della vita del prodotto alimentare (produzione, preparazione, confezionamento, imballaggio e vendita).

Se fino a poco tempo fa le tutele normative erano rivolte prevalentemente a garantire le qualità organolettiche e quelle nutrizionali degli alimenti, il progressivo “raffinarsi” delle procedure di produzione degli alimenti ha spostato l’attenzione dalle sole qualità organolettiche alla ben più importante dimensione di benessere correlata alla salute, e quindi all’igiene degli alimenti. È in questa prospettiva che la sicurezza alimentare ha acquistato un’importanza determinante e la diretta conseguenza è stata un’intensificazione degli sforzi legislativi al fine di ampliare le garanzie normative sull’igiene dell’alimento sia esso direttamente o trasformato e/o conservato.

Le fonti in materia di legislazione alimentare

L’intero scenario dell’ordinamento alimentare si mostra abbastanza complesso a causa della discontinuità di formazione e del cosiddetto “affastellarsi” di leggi, regolamenti e disposizioni tipiche di un sistema che cresce e si dipana nel tentativo di porre un tempestivo rimedio al continuo evolversi di tecnologie, usi, mode, culture etc...

L’interconnessione tra diritto all’alimentazione e diritto alla salute, inteso come diritto alla salubrità degli alimenti, nel nostro Paese appare con tutta evidenza sin dal testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto n. 1265, il 27 luglio del 1934. La sezione I del Titolo IV contenuta nella predetta normativa era infatti dedicata alla vigilanza igienica sulla genuinità e salubrità degli alimenti e delle bevande. Tali articoli prevedevano quindi il controllo da parte delle autorità sanitarie, al fine di assicurare la “tutela della sanità pubblica”.

Successivamente, il Titolo IV è stato modificato dalla Legge n. 283 del 30 aprile 1962 e dal suo regolamento di esecuzione. L’impianto normativo di questa Legge, che ha abrogato molte delle previdenti norme sanzionatorie contenute nel testo unico, era sostanzialmente basato sull’intento di “limitare gli effetti negativi derivanti dalla ipertrofia e dalla frammentazione della normativa penale in materia alimentare”.

  • Autorizzazione sanitaria
  • Libretto di idoneità sanitaria
  • Commercio di alimenti nocivi e sostanze non genuine
  • Divieto di impiegare nella preparazione di alimenti e bevande, vendere o somministrare per il consumo sostanze alimentari nocive (cioè che abbiano ingredienti di qualità scadente o che ne modifichino la composizione naturale o in cattivo stato di conservazione o con cariche microbiche superiori ai limiti stabiliti o insudiciate o con aggiunta di additivi non autorizzati dal Ministero della Sanità o che contengano residui di prodotti usati in agricoltura e tossici per l’uomo).

Il successivo decreto n. 327 del 26 marzo 1980 (del Presidente della Repubblica), ha dettato invece obblighi in materia di:

  • Requisiti di stabilimenti, ristoranti e laboratori (in sostanza i locali devono essere distinti e separati con separazione e attrezzature idonee tali da garantire l’igienicità dei prodotti e devono essere in numero adeguato al potenziale di produzione)
  • Norme igieniche per i locali e gli impianti
  • Igiene del vestiario

Il controllo dei prodotti destinati all’alimentazione e, più in generale, le attività connesse sono pertanto sottoposti in Italia al rispetto di un impianto normativo che fa capo, da un lato a leggi quadro che disciplinano la materia e individuano il modello preventivo (Legge 283/62 etc) e dall’altro ad una serie di norme che disciplinano comparti specifici e/o alimenti particolari, di cui le più recenti derivano dal recepimento di direttive dell’Unione Europea.

Normativa Europea

Le radici dell’Unione Europea risalgono alla fine della seconda guerra mondiale. L’idea dell’integrazione europea è nata per far sì che non si verificassero mai più simili massacri e distruzioni tra paesi. Dagli anni ’50 ad oggi non solo i singoli Paesi ma anche la comunità europea ha proposto, elaborato ed attuato una serie di politiche atte a garantire un alto livello di sicurezza alimentare.

I momenti storici attraverso i quali si è giunti all’esistenza di un documento unico essenziale per migliorare le norme di qualità e rafforzare tutte le fasi di controllo della catena alimentare sono:

  • 1957: Il Trattato di Roma, documento costitutivo della Comunità Europea cita tra gli obiettivi il miglioramento costante delle condizioni di vita dei popoli che ne fanno parte.
  • 1962: Entra in vigore la PAC (Politica agricola comune) il cui obiettivo è quello di garantire l’autosufficienza alimentare dei cittadini europei.
  • 1972: Viene proposta una politica che protegga i consumatori.
  • 1986: L’Atto unico europeo introduce il concetto di consumatore. Si stabilisce che nei confronti del consumatore si debba perseguire un livello di protezione elevato.
  • 1993: Il Trattato di Maastricht prevede un titolo dedicato alla tutela dei consumatori.
  • 1997: Il Libro Verde della Commissione europea sui principi generali della legislazione alimentare nell’UE, avvia la riflessione sulle norme vigenti e sui possibili miglioramenti.
  • 2000: Vede la luce il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare che sottolinea la necessità di informare chiaramente i cittadini circa qualità, rischi e composizione degli alimenti. Si evidenzia anche l’intenzione di elaborare un quadro giuridico che regolamenti l’intera catena alimentare.
  • 2002: Regolamento n. 178/2002, testo fondatore della nuova legislazione in materia di sicurezza alimentare. Viene istituita l’autorità europea per la sicurezza alimentare.
  • 2003: Viene riformata la PAC e vengono formulati regolamenti su OGM per garantire l’elevato livello di tutela della salute umana, degli animali e dell’ambiente.
  • 2004: Vengono formulati i regolamenti 852, 853 e 854/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari e le norme per i controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano.

È quindi a partire dagli anni ’70 che si è sviluppata una politica in materia di consumo che comprende al suo interno anche la legislazione alimentare. Tale politica infatti non era inizialmente prevista nel trattato di Roma. Nello stesso tempo, mentre la politica a favore dei consumatori entrava a far parte del quadro generale di realizzazione del Mercato interno, la Legislazione in materia di prodotti alimentari subiva un cambio di strategia: se infatti inizialmente la comunità europea aveva utilizzato una duplice impostazione, ossia l’emanazione di direttive “orizzontali” riguardanti in generale diversi aspetti degli alimenti e l’emanazione di direttive verticali destinate a regolamentare specifiche condizioni e requisiti di determinati prodotti, poiché l’attuazione dell’impostazione verticale risultava estremamente complessa e poco efficace, in seguito venne deciso di reimpostare la predetta strategia dando priorità all’impostazione orizzontale con l’obiettivo principale di tutelare la salute dei consumatori e garantire la libertà di circolazione dei prodotti.

Contemporaneamente è stata introdotta una distinzione di “competenze” per cui l’adozione dei provvedimenti di base è attribuita al Consiglio Europeo e al Parlamento mentre la Commissione, è competente in materia di provvedimenti relativi alle procedure applicative e a taluni aspetti particolari e specifici.

Libro Verde

La Commissione europea nel 1997 pubblicò il Libro Verde sui principi generali della legislazione alimentare europea. Il Libro Verde permise di avviare una riflessione sulle norme vigenti e sui possibili miglioramenti. Fu infatti pubblicato con l’obiettivo principale di avviare una consultazione sulla futura evoluzione della legislazione comunitaria in materia alimentare e definire gli obiettivi della stessa al fine di:

  • Garantire la libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico
  • Garantire un elevato livello di tutela della salute pubblica e della sicurezza dei consumatori
  • Basare la legislazione su prove scientifiche e sulla valutazione del rischio
  • Promuovere la competitività dell’industria europea
  • Attribuire la responsabilità principale della sicurezza dei prodotti alimentari ai produttori e fornitori
  • Garantire una legislazione razionale e comprensibile a tutti gli utenti
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Scienze giuridiche IUS/04 Diritto commerciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher patiscia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione alimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vitale Andrea.
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