Domande comunicazione di massa
- Subculture
- Modelli di comunicazione
- Pubblico di massa
- Valori notizia
- Usi sociali della tv secondo Lull
- Globalizzazione e imperialismo culturale
- Informazione secondo Grossi
- Bricolage
- Omologia
- Nascita dei media (stampa e cinema in primis)
- Newsmaking
- Ricerche sul consumo televisivo
- Modello informazionale e decodifica aberrante
- Cultura globale
- Ruolo del giornalista (Grossi)
- Modello enunciazionale (riviste femminili)
- Spirale del silenzio
- Tipi di pubblico
- Framing, agenda setting e priming
- Genere mediale
- Hebdige e la grammatica – Levi Strauss
- Concetto di massa, pubblico come gruppi e come mercato
- Differenza tra modello semiotico-testuale e informazionale
- Effetti sul comportamento
- Rischio
Subculture
Alcuni studiosi decisero di concentrare i loro studi sui testi soffermandosi sulla questione delle subculture. Essi avevano due scopi ben precisi: ridefinire la categoria di cultura e precisare i rapporti da instaurare con l'interazionismo simbolico e l'etnografia. Questo avvenne principalmente nell'ambito dei Cultural Studies dove la cultura iniziò ad essere vista come un insieme di piccoli gruppi o frammenti di classe, che sviluppano il proprio "distinto modello di vita" dando forma a nuove visioni di vita sociale e materiale. Le subculture giovanili vennero descritte come la risposta delle classi operaie giovanili nei confronti della cultura dominante. Possiamo definire le subculture come forme di resistenza, espresse soprattutto nell'ambito dell'universo simbolico (modi di vestire, modi di agire, modi di comportarsi) e non tanto a livello di opposizione politica. Phil Cohen distinse tre livelli entro i quali una subcultura dovrebbe essere indagata:
- Un livello storico, così che la problematica possa essere isolata in una specifica porzione di classe;
- Un livello strutturale o semiotico di studio dei subsistemi di stile, dove viene fatta un'analisi riguardante gli abiti, lo slang, la musica e altri elementi simbolici;
- Un livello fenomenologico, che permette di indagare come le subculture vengono vissute dagli stessi soggetti che ne fanno parte.
Modelli di comunicazione
Inizialmente la comunicazione veniva vissuta solamente sotto il punto di vista della teoria degli effetti, dove ci si faceva bastare l'idea che la comunicazione consistesse semplicemente nel passaggio di un contenuto, il messaggio, da un emittente a un ricevente. Successivamente si è sentita la necessità di avere altri modelli più approfonditi riguardanti la comunicazione e possiamo distinguerne tre:
- Il modello comunicativo della teoria dell'informazione;
- Il modello semiotico-informazionale;
- Il modello semiotico-testuale.
Modello semiotico-informazionale
Il secondo modello analizzato è quello semiotico-informazionale. Questo modello mette in discussione due punti che invece erano fondamentali nel modello informazionale:
- Che l'informazione sia definibile come ciò che rimane costante attraverso tutte le operazioni reversibili di codifica e di traduzione;
- Che l'informazione si propaghi secondo un codice uniforme e comune a emittente e ricevente.
Secondo i due studiosi, Eco e Fabbri, si possono verificare quattro casi che portano a queste incongruenze:
- Incomprensione del messaggio per totale carenza di codice;
- Incomprensione del messaggio per disparità di codici;
- Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali;
- Rifiuto del messaggio per delegittimazione dell'emittente.
- Ciò che i destinatari ricevono non sono dei messaggi singoli, ma degli insiemi testuali;
- Gli strumenti che guidano l'interpretazione non sono tanto dei codici perfettamente strutturati, ma piuttosto degli insiemi di pratiche testuali sedimentati nel contesto culturale;
- I destinatari non ricevono mai un unico messaggio, ma ne ricevono molti, sia un punto di vista sincronico che da un punto di vista diacronico.
Pubblico di massa
Herbert Blumer fu il primo a definire la massa un nuovo tipo di formazione sociale della società moderna, contrapponendola ad altri aggregati come il gruppo, la folla e il pubblico. In un piccolo gruppo tutti i membri si conoscono, condividono gli stessi valori, hanno rapporti stabili nel tempo e interagiscono in vita di qualche obiettivo; la folla è più grande ma è ancora ristretta entro confini osservabili in uno spazio particolare, la sua composizione morale non è né strutturata né ordinata; il pubblico tende ad essere relativamente grande, disperso e stabile. Il pubblico si forma attorno a un problema o a una causa, a sostegno di un interesse o di un'opinione e in favore di un cambiamento politico. Con il termine massa invece, ci si riferisce ad un'entità più grande rispetto alle tre descritte prima. La massa è disaggregata, i suoi membri non si conoscono. La massa è eterogenea perché è composta di tutti gli strati e gruppi sociali, ma è anche omogenea nella scelta di un particolare oggetto di interesse e come tale era vissuta da quelli che volevano ma...
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