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Domande comunicazione di massa Appunti scolastici Premium

Appunti di Comunicazioni di massa basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Grandi dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze della comunicazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Comunicazione di massa docente Prof. N. Grandi

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Althusser, i concetti di bricolage e omologia di Levi-Strauss e il concetto di egemonia di Gramsci.

Hebdige ha affrontato lo studio della produzione di senso che, ha luogo al livello della forma

materiale delle subculture. Egli propose di iniziare a costruire una grammatica in grado di

decodificare “i messaggi nascosti inscritti sulla superficie della subcultura”. Egli si diceva attratto

dagli oggetti mondani (spille, scarpe, moto…) che assumevano una dimensione simbolica,

diventando delle sorte di marchi. La ricerca di Hebdige si è quindi sostanziata nella descrizione

minuziosa e attenta del processo mediante il quale gli oggetti sono resi sempre di più portatori di

significato in quanto “stile” della subcultura. Per definire il processo di costruzione dello stile di una

subcultura è necessario fare riferimento al concetto di bricolage elaborato da Levi-Strauss,

quando sostiene che le usanze magiche dei popoli primitivi devono essere considerate come

sistemi di connessione implicitamente coerenti e in grado di estendersi all’infinito in quanto gli

elementi di base possono essere utilizzati in una grande varietà di combinazioni capaci di generare

fra loro nuovi significati. Hebdige, sempre riferendosi a Levi-Strauss utilizza anche il concetto di

omologia, spiegando come (e prendendo l’esempio dei punk) lo stile punk, definito principalmente

dalla violenza dei suoi cu tuo, definì una propria subcultura che significò “caos ad ogni livello”,

anche se ciò fu possibile solo perché lo stile stesso era perfettamente ordinato. La struttura interna

di ogni subcultura specifica è caratterizzata da una estrema regolarità.

10. la storia dei mezzi di comunicazione moderni inizia con il libro stampato. Dal medioevo in poi ci

fu una rivoluzione sociale nella quale il libro svolse un ruolo fondamentale. In questo periodo

nacquero i nuovi concetti di autore, editore e copyright. Ma il vero impulso alla nuova

comunicazione fu data dal giornale, il quale fin dall’inizio fu caratterizzato da un’uscita regolare,

finalità multiple quali l’informazione, la pubblicità, l’intrattenimento, lo svago ecc…, e un carattere

pubblico, ovvero aperto. Dopo il giornale, inteso come mezzo di comunicazione per eccellenza,

alla fine dell’Ottocento nasce il cinema. L’offerta del cinema non risultava nuova per quanto

riguardava i contenuti, ma il cinema servì ad una nuova organizzazione del tempo libero, offrendo

un modo economico a tutte le famiglie per passare insieme i propri momenti di svago. Il cinema,

forniva alla classe lavoratrice alcuni dei benefici culturali di cui già godevano le classi superiori.

Possiamo definire tre filoni significativi riguardanti il cinema: l’uso propagandistico del cinema a fini

nazionalisti o sociali, l’emergere di numerose scuole di arte cinematografica e l’avvento del cinema

sociale documentaristico. Altri due mezzi di comunicazione fondamentali, furono la radio e la

televisione, nate rispettivamente negli anni 30 e 50 del ‘900. La televisione soprattutto riuscì a

compiere il difficile compito già intrapreso in parte dal cinema, quello di distribuire la

comunicazione dal centro alla periferia, riuscendo a coinvolgere il maggior numero di soggetti.

Un’altra importante caratteristica della televisione è il senso di intimità e di coinvolgimento

personale che essa sembra essere in grado di coltivare tra lo spettatore a casa e il presentatore

sullo schermo. La televisione oggi è la fonte primaria di informazione per la maggior parte dei

cittadini e il principale canale di comunicazione fra politici e cittadini. Altri mezzi di comunicazione

di massa furono la musica registrata, e oggi internet, il quale ha cambiato completamente il

fenomeno della comunicazione, favorendo un aspetto globalizzante delle notizie.

11. per newsmaking si intende la capacità di “fare notizia” nell’ambito del giornalismo. Il concetto di

newsmaking si basa su quello di notiziabilità, inteso come l’insieme degli elementi attraverso i quali

l’apparato informativo controlla e gestisce la quantità e il tipo di eventi da cui selezionare le notizie.

Quindi prima di produrre una notizia bisogna sempre domandarsi: quali eventi sono ritenuti

sufficientemente interessanti, significativi, rilevanti per essere trasformati in notizia? Il fenomeno

del newsmaking si basa ovviamente sull’importanza dei valori/notizia (risposta n.4)

12.

13. vedere risposta 2

14. vedere risposta 6

15. Giorgio Grossi ci parla del rapporto tra giornalismo, fatto-notizia e realtà sociale, basandosi sul

concetto di “costruzione della realtà”. Egli ci presenta due modelli di analisi contrapposti: il primo

modello è quello della de-realizzazione della realtà informativa. I media tendono a costruire una

realtà apparente, illusoria, una distorsione o manipolazione della realtà oggettiva. Ogni realtà,

individuale o collettiva, è costruita secondo procedimenti di riduzione, selezione e

contestualizzazione che sono al tempo stesso vincoli e risorse. Il secondo modello è quello della

iper-realizzazione della realtà informativa: questo modello viene ad argomentare che i media

creano la realtà sociale, cosicchè molte realtà e molte occorrenze sono rese visibili e interpretabili

solo mediante i mezzi di comunicazione di massa. Inoltre, Grossi, fa il punto della situazione

parlandoci di colui che definisce “professionista della comunicazione” (giornalista) definendolo

come colui che ha un ruolo istituzionalizzato a costruire la realtà sociale. Egli sostiene che tra il

giornalista e l’audience vi sia un accordo comunicativo e una fiducia negoziale socialmente definiti

circa il fatto che le costruzioni di realtà pubblicamente rilevanti sono attribuite ai professionisti della

comunicazione, i quali devono, costruire questa realtà collettiva, devono fornire attribuzioni di

senso ad eventi, temi, processi di rilevanza pubblica sulla base di vincoli cognitivi, che regolano gli

stessi modelli di scambio e di interazione nella vita quotidiana. Il ruolo del giornalista è

profondamente collegato al concetto di professionalità.

16. il modello semiotico-enunciazionale ha prodotto dei risultati convincenti anche nel campo di

studio relativo alla stampa femminile. L’idea centrale di questi studi è che si possa effettuare una

tipologia dei periodici femminili in base al tipo di contratto di lettura al quale essi sono informati. E

questo ambito conta di due componenti distinte: una composizione rivolta ad analizzare ciò che

viene definito “progetto redazionale” di un certo giornale, cioè il sistema di valori, i punti di vista e le

credenze in esso circolanti; una componente che può essere definita “dispositivo di enunciazione o

contratto enunciativo” che analizza la relazione tra enunciatore ed Enunciatario. Nel caso delle

riviste di genere, vengono utilizzate particolari strategie finalizzate a coinvolgere il maggior numero

di lettori o ascoltatori: la strategia della complicità che consiste nel costruire il destinatario come

una sorta di co-enunciatore, rappresentato nel testo sotto la forma di varie figure: la prima consiste

nell’interpellazione, attraverso l’uso di forme come l’imperativo; la seconda consiste nel costruire

un soggetto che prenda parola in prima persona; la terza consiste nella rappresentazione di un

dialogo tra enunciatore e enunciatario, in cui viene spesso utilizzato il “noi”; e la strategia della

distanza, che può distinguersi tra distanza pedagogica (in cui l’enunciatore si pone come

insegnante verso l’enunciatario, tenendolo a distanza), e una distanza non pedagogica, in cui i

discorsi dell’enunciatore appaiono più come reportage che come “insegnamenti”.

17. La teoria della spirale del silenzio fu sviluppata negli anni settanta del Novecento da

Elisabeth Noelle-Neumann. La teoria si occupa dell'analisi del potere persuasivo dei mass media.

La tesi di fondo è che i mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto la televisione, grazie al

notevole potere di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull'opinione pubblica, siano

in grado enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni

minoritarie e dissenzienti. Nello specifico, infatti, la teoria afferma che una persona singola è

disincentivata dall'esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un'opinione che percepisce

essere contraria alla opinione della maggioranza, per paura di riprovazione e isolamento da parte

della presunta maggioranza. Questo fa sì che le persone che si trovino in tali situazioni siano

spinte a chiudersi in un silenzio che, a sua volta, fa aumentare la percezione collettiva (non

necessariamente esatta) di una diversa opinione della maggioranza, rinforzando, di conseguenza,

in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza.

18. possiamo individuare almeno sei tipologie di pubblico che viene raggiunto dai mezzi di

comunicazione di massa: il pubblico potenziale, cioè tutti coloro che hanno le competenze di

base e la possibilità pratica di ricevere i messaggi; il pubblico pagante, cioè tutti coloro che

pagano per accedere ad un prodotto mediale; il pubblico attento, cioè coloro che di fatto leggono,

guardano e si informano riguardo a determinati contenuti; il pubblico interno, cioè coloro che

rivolgono la loro attenzione a particolari sezioni di un giornale o particolari programmi o generi in

televisione; il pubblico cumulativo, cioè il numero o la percentuale di un dato pubblico potenziale

raggiunti in un dato periodo; e il pubblico target, cioè il segmento di un pubblico potenziale preso

di mira da parte di un particolare emittente.

19. quando ci riferiamo ai concetti di framing, agenda setting e priming siamo nell’ambito degli

effetti che la comunicazione ha sul pubblico. Per framing ci si riferisce all’influenza sul pubblico da

parte delle prospettive e delle cornici interpretative entro cui vengono contestualizzate le notizie e i

resoconti degli eventi. Con il termine agenda setting si intende il processo attraverso cui

l’attenzione prestata ai temi o alle questioni presentati dalla copertura informativa influenza l’ordine

della consapevolezza pubblica delle tematiche e la loro attribuzione di importanza. Con gli effetti di

priming, intendiamo quel fenomeno che accade quando le persone guardano contenuti violenti, e

questi attivano o innescano pensieri e valutazioni simili, che portano a una maggiore

predisposizione all’uso di violenza nella situazioni interpersonali.

20. per genere mediale si intendono le categorie di contenuto che hanno un’identità collettiva

riconosciuta sia dai suoi produttori (i media) che dai suoi fruitori (il pubblico dei media). Questa

identità riguarda i suoi fini (informazione, spettacolo, ecc…), la sua forma (lunghezza, ritmo,

struttura, linguaggio, ecc…) e il suo significato, ossia il suo riferimento alla realtà. Il genere inoltre

segue una determinata struttura narrativa, o una successione di azioni prevedibili, dei codici o

“sistemi di significato”, che permettono all’utente di riconoscere immediatamente di quale genere si

sta trattando. Il concetto di genere è utile per non smarrirsi nell’abbondante produzione mediale e

per poterne descrivere e classificare i contenuti. Berger inoltre, ipotizzò che tutto il contenuto

televisivo possa essere classificato secondo quattro tipi: i concorsi (programmi di competizioni fra

giocatori, quiz, sport), che sono finalizzati al coinvolgimento emotivo degli spettatori; l’attualità,

che si riferisce all’informazione, ai documentari e ai programmi di attualità; questa tende a essere

generalmente non emotiva; i persuasivi, che riflettono l’intenzione da parte dell’emittente di

convincere, specialmente attraverso la pubblicità o qualche forma di patrocinio o propaganda; gli

sceneggiati, che coprono quasi tutto l’arco delle fiction.

21. guardare risposta n. 8,9 e 21

22. il termine “massa” unisce una serie di concetti importanti. Inizialmente il termine aveva una

connotazione negativa, e si riferiva alla moltitudine o alla folla, che veniva giudicata rozza,

ignorante e potenzialmente irrazionale e indisciplinata. Ma poteva anche essere usato in

un’accezione positiva, in particolare nella tradizione socialista dove stata a indicare la forza della

solidarietà tra la classe operaia quando si organizza per uno scopo collettivo o quando deve

resistere all’oppressione. Il pubblico come gruppo (di massa) fu un termine coniato da Herbert

Blumer. (vedere risposta n. 3). Per quanto riguarda il pubblico inteso come mercato si intende

un particolare pubblico che viene influenzato dal fenomeno della globalizzazione, il quale viene

visto dalla società come un insieme di consumatori individuali. I confini di questo pubblico si

basano per lo più su criteri economici; i membri di questo pubblico non hanno relazioni tra loro,

non hanno un’identità comune, la loro formazione è temporanea e non vi è un loro riconoscimento

ufficiale. Per quanto riguarda invece la definizione di pubblico come gruppo, dobbiamo definirlo

come una collettività che esiste indipendentemente dalla sua identificazione come insieme di

ascoltatori. Oggi il miglior esempio di un pubblico mediale che, in qualche modo, costituisce un

gruppo sociale è rappresentato dai lettori di un giornale locale o dagli ascoltatori di una particolare

stazione radiofonica.

23. vedere risposta n.2

24. gli effetti dei media sono semplicemente le conseguenze dell’attività, intenzionale o meno, dei

mezzi di comunicazione di massa. Esistono molti modi di distinguere i vari tipi di effetti dei media.

Principalmente vi sono tre tipologie: l’effetto reciproco, che riguarda le conseguenze per una

persona o un’istituzione quando diventa oggetto del coverage dei media, cioè il fatto che alcuni

eventi, per il solo fatto di essere teletrasmessi vengono modificati; l’effetto boomerang, cioè un


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraForni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Grandi Nicola.

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