Neuropsicologia: domande aperte del paniere
Lezione 2
Modelli di specializzazione emisferica umana
I principali modelli proposti per spiegare almeno parzialmente la specializzazione emisferica sono:
Modello della rappresentazione e/o elaborazione verbale e spaziale
Il modello verbale e spaziale fu il primo ad essere proposto (Milner; Kinsbourne). Secondo questo modello, l’emisfero sinistro è un elaboratore verbale, mentre l’emisfero destro è un elaboratore percettivo-spaziale. Il lato della specializzazione emisferica dipende dal modo in cui l’informazione viene elaborata ed è rappresentata internamente; è il formato (codice) della rappresentazione interna, e non il tipo di stimolo, a determinare la prevalenza dell’uno o dell’altro emisfero.
Modello dell’organizzazione nervosa focale e diffusa
Semmes propose un modello che richiamava la diversa organizzazione nervosa dei due emisferi. Attribuisce infatti le differenze interemisferiche al livello ‘macro-strutturale’ (non di singole cellule, ma di macro strutture neurologiche), ed avanza l’ipotesi che l’emisfero sinistro abbia una organizzazione basata su centri specifici ben circoscritti, e che quindi la rappresentazione delle funzioni sensoriali e motorie sia di tipo focale. Al contrario, l’emisfero destro non sarebbe organizzato sulla base di centri specifici circoscritti e perciò la rappresentazione delle funzioni sensoriali e motorie sarebbe diffusa.
Modello di elaborazione analitico-globale
Tale modello origina dalle ricerche sul riconoscimento ed il confronto di forme visive. Si ha un processo analitico tutte le volte che gli elementi costitutivi degli stimoli vengono elaborati indipendentemente l’uno dall’altro; si ha invece un processo globale quando le forme sono processate sulla base delle caratteristiche strutturali globali o delle relazioni tra le componenti, dunque gli elementi costitutivi di uno stimolo non vengono elaborati indipendentemente gli uni dagli altri. Il modello analitico-globale sostiene che l’emisfero sinistro è specializzato per una elaborazione di tipo analitico e l’emisfero destro è invece specializzato per una elaborazione di tipo globale.
Modello di specializzazione emisferica per frequenze spaziali alte o basse
Questo modello cerca di ricondurre la specializzazione funzionale dei due emisferi non a un modo di elaborare l’informazione ma piuttosto alle caratteristiche fisiche dello stimolo. Si usa definire le frequenze spaziali in termini di cicli per grado di angolo visivo. Così si parla di frequenze spaziali ‘alte’ quando è alto il numero di cicli per grado e di frequenze spaziali ‘basse’ quando è basso il numero di cicli per grado. Secondo Sergent, l’emisfero sinistro sarebbe specializzato per le frequenze spaziali alte e il destro per quelle basse.
Lezione 3
Studi di caso singolo in neuropsicologia
Studi di caso singolo: Si approfondisce lo studio di un solo paziente, tenendo conto delle sue caratteristiche socio-demografiche (es. sesso, età, livello di scolarità) e delle sue peculiarità cliniche (es. sede ed estensione della lesione, prestazione ai test neuropsicologici proposti). La rilevanza dello studio di caso singolo risiede in considerazioni di diversa natura. Fra quelle analitiche, si pensi ad uno studio comparativo di due trattamenti su un gruppo di soggetti. Si ipotizzi che un trattamento funziona ‘mediamente’ bene per tutti, l’altro trattamento invece funziona benissimo per metà dei partecipanti e non ha per nulla effetto per l’altra metà dei partecipanti. Uno studio tipico, basato sull’analisi di gruppo, condurrebbe a concludere che non vi sia differenza statistica significativa nei due trattamenti mentre invece i due trattamenti hanno effetti diversi fra loro. Cruciale nella metodologia del caso singolo è la qualità della misurazione, ovvero la scelta del modo, degli strumenti e della frequenza delle misurazioni.
- Pro: si approfondisce l’indagine delle caratteristiche di quel paziente specifico, evitando generalizzazioni e approssimazioni spesso improprie derivanti dal confronto fra pazienti diversi.
- Contro: non abbiamo garanzia che ciò che abbiamo trovato nel paziente X sia estensibile anche ad altri pazienti. Potrebbe infatti succedere che peculiarità proprie del paziente X portino a conclusioni che non valgono per nessun altro paziente (portata esplicativa ed euristica estremamente ridotta).
Studi di gruppo in neuropsicologia
Studi di gruppo: i pazienti possono essere selezionati sulla base di criteri neurologici comuni (es. sede della lesione) e/o comportamentali (certo quadro neuropsicologico: es. deficit di memoria a breve termine per materiale verbale). Con questo metodo si è tentato di ovviare all’incompletezza e all’ambiguità insite nelle ricerche di caso singolo, conseguendo inoltre un vantaggio statistico derivante dalla maggiore quantità di dati disponibili e confrontabili. Infatti, lo studio di gruppi di pazienti, permette di ridurre il peso della variabilità casuale dipendente dalle caratteristiche individuali. Le conclusioni non si basano più su una serie di descrizioni cliniche ed osservazioni informali di pazienti, ma sull’applicazione di più rigorosi metodi di indagine scientifica.
- Pro: dati confrontabili e risultati generalizzabili;
- Contro: alto rischio di incorrere in bias metodologici (fonte di errore non casuale; errore che inficia la misura valida del fenomeno in studio quale che sia l’ampiezza del campione); facile tendenza a omogeneizzare e considerare i pazienti più simili fra loro di quanto non siano in realtà.
Lezione 4
Sintomatologia cognitiva nella sindrome da disconnessione
Le principali funzioni cognitive coinvolte nella sindrome da disconnessione sono:
Vigilanza e attenzione selettiva
In compiti monotoni di rilevamento di stimoli presentati in varie modalità di senso, i pazienti presentano periodi di «areattività». È stato sostenuto che tali periodi si evidenziano solo quando il paziente è un ricettore passivo di stimoli, e non quando deve utilizzare gli stimoli per compiti cognitivi complessi. Inoltre, quando stimoli diversi e complessi vengono inviati simultaneamente ai due emisferi del cervello commessurotomizzato, il paziente spesso tende a rispondere solo agli stimoli di un lato e a ignorare quelli dell’altro lato: l’esecuzione di compiti diversi in parallelo da parte dei due emisferi separati costituisce l’eccezione anziché la regola. È stato dimostrato che c’è una relazione inversa fra l’accuratezza della prestazione cognitiva di un emisfero e il grado di difficoltà di un’altra prestazione cognitiva eseguita simultaneamente dall’altro emisfero: ciò sembrerebbe implicare che, anche dopo la commessurotomia, i due emisferi attingerebbero a una riserva comune di risorse attenzionali. In conclusione, né la quantità finita di risorse attenzionali, né le modalità con cui esse vengono destinate ai processi cognitivi sono modificate sostanzialmente dalla commessurotomia.
Memoria
In genere, la commessurotomia anche totale non produce disturbi di memoria che interferiscono significativamente con lo svolgimento delle attività di vita quotidiana. Tuttavia, a prove psicometriche più sofisticate, deficit mnestici sono presenti. Tenendo conto dell’importanza delle regioni peri- e paraippocampali e temporali per la memoria, è semplice intuire come le commessure ippocampale e anteriore, le quali interconnettono queste regioni attraverso la linea mediana, possano intervenire nei processi mnestici alterandoli almeno parzialmente.
Linguaggio
Si è osservato che le capacità linguistiche dell’emisfero destro disconnesso risultano superiori a quelle degli afasici gravi con lesioni estese dell’emisfero sinistro. Sembrerebbe infatti che nei pazienti afasici gravi le normali potenzialità di comprensione verbale di un emisfero destro intatto possano essere ostacolate e disorganizzate da segnali patologici partenti dall’emisfero leso e trasmessi dalle commessure cerebrali. È stato quindi ipotizzato che anche nel cervello integro le manifestazioni della competenza verbale dell’emisfero destro potrebbero essere inibite dall’emisfero dominante, e che il taglio delle commessure libererebbe i meccanismi linguistici dell’emisfero subordinato dal controllo repressivo dell’emisfero dominante.
Lezione 5
Il ruolo della psicologia cognitiva negli studi di neuroimaging
Una prospettiva sistemica rivela che, durante l'esecuzione di compiti cognitivi, l'attività neuronale del cervello è localizzata fortemente a livello delle regioni corticali, per quanto esse possano essere ampiamente distribuite. Nel determinare quali regioni siano attive, e durante quali compiti, si comincia a comprendere come il cervello suddivida le operazioni cognitive complesse in componenti più semplici. Il fatto che gli esperimenti di neuroimaging abbiano fornito informazioni attendibili e riproducibili sui centri dell'attività neuronale durante compiti che vanno dalla vista al linguaggio, alla memoria e all'abilità di apprendimento, dimostra che il cervello non è un organo omogeneo, nel quale tutti i processi cognitivi impiegano gli stessi gruppi di neuroni, ma è piuttosto una struttura altamente organizzata in unità funzionali specifiche.
Negli studi di attivazione vengono utilizzati tre tipi di compiti psicologici: i compiti di base, usati per rappresentare uno stato inattivo; i compiti bersaglio, comprendenti un compito o un sotto-compito di interesse; i compiti di comparazione, che manipolano o mantengono costante una componente di interesse. Le differenze nell'attivazione regionale tra scansioni di compiti attivi, o fra scansioni di compiti attivi e di base, riflettono differenze nelle richieste associate ai compiti. I compiti cognitivi complessi sono quasi sempre costituiti da numerose sotto-operazioni: per esempio, nella maggior parte degli esperimenti di attivazione, un soggetto riceve istruzioni, percepisce stimoli, svolge determinate operazioni cognitive e risponde apertamente in un modo prescritto.
Il metodo più diretto per affrontare un esperimento consiste nel caratterizzare un paradigma del compito bersaglio tenendo conto delle informazioni introdotte, delle necessità di elaborazione e dei risultati. L'esperimento ideale mantiene fisse due di queste tre componenti nei vari compiti di comparazione, e manipola il più basso numero possibile di variabili per volta. Quando si progettano i compiti psicologici per un esperimento di neuroimaging, occorre tenere presente che variazioni apparentemente piccole nei loro tratti superficiali possono avere effetti sorprendenti sui corrispondenti schemi di attivazione. Di conseguenza, è importante cercare di adattare per quanto possibile questi parametri alle condizioni sperimentali. Infine, va sottolineato che sebbene una data scomposizione funzionale possa sembrare giustificata e completa, il suo ruolo è quello di avanzare un'ipotesi di lavoro che rappresenta una soltanto delle numerose alternative possibili. La validità di una particolare scomposizione funzionale può sempre essere messa in discussione.
Lezione 6
Modalità della cui elaborazione è responsabile il sistema somatosensitivo
Il sistema somatosensitivo è responsabile dell’elaborazione di quattro principali modalità:
- Il tatto discriminativo: capacità di riconoscere superficie, dimensione e forma degli oggetti, così come la percezione del movimento sulla pelle;
- La propriocezione: il senso della posizione statica e il senso di movimento degli arti del corpo;
- La nocicezione: la percezione del danno tessutale, spesso percepito come dolore;
- La sensibilità termica: la sensazione di caldo e la sensazione di freddo.
La maggior parte delle informazioni tattili e propriocettive viene trasmessa attraverso il sistema delle colonne dorsali-lemnisco mediale, mentre le informazioni dolorifiche e termiche vengono trasmesse attraverso il sistema antero-laterale. La corteccia somatosensitiva, situata nel lobo parietale, presenta tre divisioni principali: le cortecce somatosensitive primaria e secondaria e la corteccia parietale posteriore.
Lezione 7
Relazione tra il sistema dei neuroni specchio e il linguaggio
Negli ultimi anni, soprattutto dopo la scoperta dei neuroni specchio, si sta affermando un nuovo modo di considerare le funzioni linguistiche, che si discosta dalla visione secondo cui il linguaggio utilizzerebbe soprattutto rappresentazioni simboliche amodali, e afferma, invece, una concezione embodied (incorporata) della comunicazione. Questa teoria implica un diretto coinvolgimento dei sistemi implicati nella percezione e nella programmazione del movimento nelle operazioni linguistiche. È stato proposto che il sistema specchio rappresenti il meccanismo neurofisiologico da cui si è evoluto il linguaggio. Un passo necessario per l’evoluzione del linguaggio è il trasferimento del significato da un gesto al suono che rappresenterà quel significato nel linguaggio. Una serie di studi ha effettivamente dimostrato una diretta relazione tra apparati motori dedicati alla prensione di oggetti e apparati motori buccali.
Definizione di linguaggio e cenni di linguistica
Il linguaggio è un'abilità tipicamente umana che sembra svilupparsi in modo spontaneo nel bambino ed è utilizzato in maniera apparentemente automatica. Le lingue parlate sono di solito caratterizzate da:
- Dall'uso del canale vocale per la produzione e di quello uditivo per la comprensione;
- Dalla cosiddetta 'doppia articolazione': tutte le lingue sono costituite da un numero limitato di unità non significanti (fonemi) a partire dalle quali vengono formati numeri illimitati di unità significanti (parole di una lingua, combinabili in modo da formare frasi);
- Altra importante proprietà delle lingue parlate (non condivisa dai codici comunicativi degli animali) è la creatività: capacità di un nativo di una data lingua di produrre enunciati mai uditi o addirittura mai formulati prima, comprensibili e accettabili da altri nativi di quella lingua.
La scienza che studia il linguaggio è la linguistica, a sua volta suddivisa in varie discipline.
- Fonologia e fonetica studiano le proprietà distintive e acustiche dei fonemi caratteristici di una data lingua, e cioè il 'suono minimo' che distingue due parole per il resto uguali.
- Morfologia studia la struttura interna e la concordanza delle parole (es. tra aggettivo e sostantivo). Il 'morfema' è la più piccola unità linguistica dotata di significato. Infatti le parole sono formate da uno o più morfemi che si distinguono in liberi (costituiti da un unico morfema, es. articoli) e legati (composti da due o più morfemi, es. cavall-o).
- Semantica si occupa del significato delle frasi, delle parole o dei morfemi che vengono descritti tramite tratti semantici. La parola 'cane', per esempio, appartiene alle classi semantiche maschio, animale, ma non a quella di femmina, umano.
- Sintassi riguarda le modalità con cui le parole, con o senza flessioni appropriate, vengono collegate per comunicare mediante frasi i significati desiderati. Le frasi sembrano essere le unità minime del discorso.
- Pragmatica, infine, analizza la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell'uso di una lingua al contesto psicologico e interpersonale entro il quale la comunicazione ha luogo.
Lezione 8
Lettura e principali deficit ad essa associati
Esistono due tipologie diverse di lettura:
- Lettura globale: capacità di leggere la parola riconoscendo graficamente l’insieme delle lettere (lettura a vista);
- Lettura fonetica: capacità di leggere la parola mediante il riconoscimento e la codifica del suono (fonema) di ogni sua lettera (lettura a suono).
Tale complessa capacità può andare incontro a varie tipologie di disturbi. I disturbi di lettura sono associati a difficoltà nella comprensione del linguaggio.
Deficit di lettura
- Alessia pura: incapacità di leggere, conservando la capacità di scrivere. È provocata dalla lesione alle aree che producono una cecità nel campo visivo destro e che distruggono le fibre del corpo calloso posteriore.
- Dislessia: difficoltà acquisita nel corso dello sviluppo a leggere. Se ne distinguono varie tipologie:
- Dislessia superficiale: è indotta dalla lesione del lobo temporale sinistro, che provoca difficoltà nella “lettura globale” della parola come un tutto.
- Dislessia fonologica: è indotta dalla lesione del lobo frontale sinistro, che provoca difficoltà solo nella lettura di parole non familiari.
- Dislessia per la forma della parola: Difficoltà nella lettura sia globale sia fonetica.
- Dislessia diretta: è indotta dalla lesione di aree occipito-temporali. Il paziente è in grado di leggere a voce alta senza comprendere tuttavia il significato di quanto letto;
- Dislessia evolutiva: è una condizione ereditaria (oppure causata da fattori pre- o perinatali) che ostacola lo sviluppo di aree del linguaggio in persone di intelligenza e capacità.
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