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Disturbi d'Ansia

L’ansia è un’emozione naturale di per sé utile all’adattamento. L’ansia può essere espressione di un conflitto interno che va indagato per poi essere rielaborato: essa può rappresentare un segnale in risposta al quale l’Io mette in atto delle difese per impedire che pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza. In generale... Vedi di più

Esame di Basi biologiche e genetica umana docente Prof. M. Vigna Taglianti

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Disturbi da attacchi di panico

Si caratterizza per la presenza di un’improvvisa e intensa paura, la cui

durata varia da alcuni secondi a qualche minuto, ma causano al paziente

considerevole angoscia. Esso si accompagna a sintomi somatici come

sudorazione, tremori, tachicardia, dispnea, a sintomi dissociativi di

depersonalizzazione (cambiamento peculiare nella consapevolezza di sè)

e derealizzazione (dejà vu e sensazione di marziano), e a sintomi

cognitivi come la sensazione di impazzire, di perdere il controllo o morire.

Dimostrano il coinvolgimento di fattori neurofisiologici, anche se nessun

dato empirico è in grado di spiegare che cosa scateni l’inizio di un attacco

di panico.

Questa sindrome è molto diffusa in particolare tra i giovani. La violenza con

cui si manifestano gli attacchi di panico lascia un segno profondo nella

memoria in particolare nella memoria somatica del soggetto. Termina con

la completa interruzione dell’attività momentanea del paziente.

Nei soggetti femminili un fattore eziologico è l’abuso sessuale e fisico

durante l’infanzia.

Il disturbo di panico può essere o non essere associato ad agorafobia. Nei

casi in cui il disturbo di panico è associato ad agorafobia, il soggetto

sviluppa una forma secondaria di ansia anticipatoria che lo porta a

mettere in atto condotte di evitamento, nel tentativo di non avere una

nuova ansia panica in un luogo da cui può risultare difficile la fuga, quindi si

preoccupa di quando e dove avverrà l’attacco successivo.

Conseguentemente, i pazienti tendono nel tempo a limitare in maniera

sensibile la loro vita sociale, lavorativa e affettiva, riducono i loro viaggi per

paura di avere un attacco in un luogo dal quale non possono fuggire

facilmente. 8

p. Massimo Vigna-Taglianti

Due teorie patogenetiche

inibizione comportamentale a ciò che non è

Kagan e coll. (1988)

• noto

: i pazienti mostrano una vulnerabilità innata neurofisiologica

predisponente che può interagire con specifici fattori stressanti

ambientali per produrre il disturbo. I pazienti sono spaventati da tutto

ciò che loro è strano nell’ambiente fanno quindi affidamento sui genitori

che però non saranno sempre presenti. Esteriorizzano la propria

inadeguatezza proiettandolo nei genitori che considerano inaffidabili.

Hanno allo stesso tempo paura che ciò provochi un allontanamento dei

genitori;

Comprensione della patogenesi del disturbo sulla base della teoria

• dell’attaccamento: spesso questi pazienti vedono la separazione e

l’attaccamento come processi non compatibili. Si è sensibili sia alla

perdita della libertà che alla perdita di sicurezza vogliono evitare sia la

separazione, in quanto risulta essere troppo minacciosa, sia

l’attaccamento, in quanto risulta essere troppo intenso. Questo provoca

uno stile d’interazione ipercontrollante.

Milrod (1998): questi pazienti sono soggetti a sensazioni di

• frammentazione del Sé, e possono necessitare di figure importanti che

li aiutino a sentire di avere un senso stabile di identità. 9

p. Massimo Vigna-Taglianti

Terapia psicodinamica

Dati empirici indicano che interventi psicodinamici possono giocare un

• ruolo importante nella terapia del disturbo;

Nel corso di una terapia psicodinamica le difficoltà relazionali del paziente

• spesso vengono riprodotte nel transfert verso il terapeuta: evidenti conflitti

che coinvolgono rabbia, indipendenza e separazione. L’ansia può essere

dovuta anche alla paura di perdere il terapeuta.

Di considerevole aiuto per la terapia è l’esame dei meccanismi di difesa

• usati in maniera specifica per evitare la rabbia: fantasie di rabbia

incontrollabile, o anche omicida, possono essere elementi centrali nella

terapia. L’importante è esaminare questi tipi di rabbia e com’erano vissuti

rispetto ai genitori;

In genere è richiesta una combinazione di terapia farmacologica e

• psicoterapeutica.

Meccanismi di difesa vengono utilizzati per evitare la rabbia durante la terapia.

Preferenzialmente vengono usati meccanismi di difesa quali:

meccanismi di formazione reattiva per tenere lontano un impulso

à

1. inaccettabile adotta un tratto di carattere opposto;

annullamento retroattivo pensiero che annulla l’azione inaccettabile

à

2. portata a termine;

somatizzazione;

3. Esternalizzazione.

4. I meccanismi 1. e 2. possono aiutare il paziente a disconoscere affetti

• negativi come la rabbia.

I meccanismi 3. e 4. spesso agiscono sinergicamente per prevenire una

• riflessione interna. 10

Fobie

La fobia (dal greco phóbos = timore) è una paura immotivata ed eccessiva

• per oggetti, situazioni o attività particolari, che inducono il soggetto a

mettere in atto comportamenti di evitamento per non esporsi allo stimolo

fobico, per paura di vivere un’intensa risposta ansiosa, che può prendere

forma di un attacco di panico.

Come i disturbi d’ansia sono tra i più comuni tra i principali gruppi dei

• disturbi mentali, così le fobie sono di gran lunga i disturbi più comuni

all’interno dei disturbi d’ansia.

Nel DSM-IV-TR le fobie sono suddivise i 3 categorie:

Agorafobia senza storia di disturbo da attacchi di panico (paura quando

à

1. il soggetto si trova in ambienti non familiari o ampi di spazi all’aperto,

perché teme di non riuscire a controllare la situazione);

fobia specifica paura irrazionale legata all’esposizione di specifici oggetti

à

2. o situazioni (aracnofobia);

fobia sociale paura di trovarsi in pubblico o in presenza di altri ad

à

3. eseguire una prestazione.

La comprensione psicodinamica delle fobie illustra il meccanismo nevrotico

• della formazione del sintomo. 11

p. Massimo Vigna-Taglianti

Le fobie si inseriscono in un modello di diatesi genetico-costituzionale

• interagente con stressor ambientali, es. la morte di un genitore prima

dei 17 anni.

Alcuni fattori che la potrebbero causare sono:

• Genetici: disposizione ereditaria alla fobia;

• Fattori eziologici ambientali.

Nell’ICD-10 le «sindromi fobiche» includono:

L’agorafobia;

• Le fobie sociali;

• Le fobie specifiche (isolate);

• Altre sindromi fobiche;

• La sindrome fobica non specificata.

Le fobie sono di natura invasiva e coercitiva e dominano la vita intera. Si ha

la sensazione di esserne controllati e la consapevolezza che la paura

proviene dal proprio interno e non può essere controllata dall’esterno. 12

p. Massimo Vigna-Taglianti

Comprensione psicodinamica

Quando i pensieri proibiti sessuali o aggressivi che potrebbero portare ad

una ritorsione punitiva minacciano di emergere dall’inconscio, viene

attivato un segnale d’ansia che porta allo spiegamento di 3 meccanismi di

difesa:

Spostamento;

• Proiezione;

• Evitamento.

Queste difese eliminano l’ansia rimuovendo ancora una volta il desiderio

proibito, ma il prezzo del controllo dell’ansia è la creazione di una nevrosi

fobica.

Una valutazione diagnostica e una terapia adeguate delle fobie devono

includere un’attenta valutazione di come la fobia si inserisce nella rete di

relazioni del paziente. 13

p. Massimo Vigna-Taglianti

Disturbo ossessivo-compulsivo

A caratterizzare questo disturbo è la presenza di pensieri egodistonici

persistenti e ricorrenti che si presentano alla coscienza al di fuori della volontà

della persona.

Ossessioni: pensieri egodistonici ricorrenti.

devono

Compulsioni: azioni ritualizzate che essere compiute per alleviare

l’angoscia.

Questo disturbo, quindi, è un modo di regolare l’ansia inappropriata, non in

sintonia con l’io e con la percezione di sé.

Può succedere che le persone non ricordino con esattezza quando sono

comparsi i primi sintomi ossessivo-compulsivi: questi si manifestano in modo

insidioso, causando inizialmente una modesta sofferenza e aggravandosi

progressivamente.

In relazione al contenuto delle ossessioni e delle compulsioni vengono distinte:

Contaminazione paura di improbabili o irrealistici contagi o

• à

contaminazioni;

Dubbio patologico esigenza di controlli protratti e ripetuti senza

• à

necessità finalizzati a riparare o prevenire disgrazie o incidenti;

Simmetria bisogno che tutto sia in ordine secondo delle precise regole,

• à

esagerata tendenza del continuo controllo;

Accumulo conservare ed accumulare oggetti per paura di esserne privi

• à

quando se ne potrà avere bisogno;

Pensieri invalidanti possono essere di natura aggressiva o sessuale

• à

associati alla mancata traduzione in comportamenti compulsivi, per paura di

cadere in un senso di angoscia e di colpa. 14

p. Massimo Vigna-Taglianti

La prevalenza nel corso della vita è tra l’1,2 e il 2,4% è comune.

Il disturbo è spesso complicato da depressione e da una grave

menomazione nel funzionamento professionale e sociale, tale da

condizionare in maniera significativa anche i familiari e i colleghi.

Osservazioni empiriche mettono in evidenza il ruolo svolto da fattori

genetici e neurobiologici nello sviluppo del disturbo.

I sintomi

I sintomi possono rientrare in 5 categorie principali:

rituali che comportano verifiche;

1. rituali che comportano pulizia;

2. pensieri ossessivi non accompagnati da compulsioni;

3. lentezza ossessiva;

4. rituali misti.

5. (Baer, Jenike, 1986) 15

p. Massimo Vigna-Taglianti

Terapia

I sintomi dei pazienti con OCD sono refrattari (non rispondono) alla

• psicoanalisi e alla psicoterapia orientata all’insight (Jenike et al., 1986;

Nemiah, 1988; Perse, 1988; Zetzel, 1970).

Risultano efficaci in alcuni pazienti farmaci come la clomipramina e la

• fluvoxamina anche se i trattamenti farmacologici non rappresentano

una soluzione definitiva ai problemi dell’eziologia e della patogenesi del

disturbo.

OCD può essere scatenato da stressor ambientali e la gravità dei

• sintomi varia in relazione alla presenza e all’assenza di stress nella vita

del paziente. Infatti può provocare problemi relazionale, è associata ad

un elevato rischio di divorzio o di separazione.

I sintomi, in alcuni casi, possono proteggere il paziente da una

• disintegrazione psicotica, assolvendo quindi una funzione estremamente

utile in termini di omeostasi psicologica (equilibrio psicologico nel

soggetto).

La terapia porta ad un’attenta valutazione psicodinamica che dovrebbe

mettere a fuoco la funzione dei sintomi nella struttura intrapsichica globale

del paziente. 16

p. Massimo Vigna-Taglianti

Disturbo post-traumatico da stress

Il PTSD si presenta in seguito all’esposizione a un evento estremo che può

comportare per sé o per gli altri una grave minaccia all’integrità fisica. Il

riferimento all’eziologia del PTSD riguarda nello specifico:

Eventi accaduti direttamente alla persona: combattimenti militari,

• aggressione personale violenta, rapimento, tortura. L’evento precipitante

più comune è la morte improvvisa e inaspettata di una persona cara,

stupri, aggressioni violente, ecc…;

Eventi accaduti in qualità di testimoni: osservare il ferimento grave o la

• morte innaturale di un’altra persona dovuti ad assalto violento,

incidente, ecc…

Eventi di cui si è venuti a conoscenza: aggressione personale violenta,

• grave incidente, ecc…

La prevalenza stimata pari al 7,8% circa più di 1/3 della popolazione.

à

I sintomi attivi del PTSD possono interferire con le attività lavorative per un

periodo di circa 20anni.

Le vittime del trauma oscillano tra il diniego dell’evento e la sua ripetizione

compulsiva attraverso flashback o incubi; la mante cerca di elaborare ed

organizzare gli stimoli opprimenti.

Il PTSD dipende più da fattori soggettivi che dalla gravità dello stressor =

significato che il soggetto assegna all’evento. 17

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DESCRIZIONE APPUNTO

L’ansia è un’emozione naturale di per sé utile all’adattamento. L’ansia può essere espressione di un conflitto interno che va indagato per poi essere rielaborato: essa può rappresentare un segnale in risposta al quale l’Io mette in atto delle difese per impedire che pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza. In generale si può definire l’ansia come la conseguenza della sottostima delle proprie capacità di gestione di un evento e da una sovrastima della difficoltà dell’evento stesso.
Oltre alla descrizione della patologia vengono trattati seguenti disturbi d’ansia:
- Attacco di Panico;
- Fobie;
- Disturbo Ossessivo Compulsivo;
- Disturbo Post-Traumatico da Stress;
- Disturbo Acuto da Stress;
- Disturbo d’Ansia Generalizzato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche delle relazione di aiuto
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica!!!!!! di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Basi biologiche e genetica umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Valle d'Aosta - Univda o del prof Vigna Taglianti Massimo.

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