Estratto del documento

Tesina di D'Antonio Erica: Disoccupazione giovanile dal 2007 al 2013

Quadro generale in Europa, in Italia e principali cause

Prima parte: D'Antonio Erica

Seconda parte: Forlesi Martina

Terza parte: Montanari Mattia

Indice

  • Introduzione
  • Quadro generale della disoccupazione giovanile in Europa e nel resto del mondo
  • Quadro generale disoccupazione giovanile in Italia
  • Situazione a livello territoriale
  • Situazione per genere
  • Principali cause della disoccupazione giovanile
    • Crisi economico-finanziaria
    • La rigidità del mercato del lavoro
    • Distanza scuola-lavoro
    • Crisi del sistema pensionistico
    • Concorrenza tra lavoratori stranieri e lavoratori italiani
    • Attaccamento dei giovani alla propria famiglia
  • Giovani Neet
  • Conclusioni
  • Sitografia

Introduzione

In questa tesina verrà analizzata la condizione riguardante la disoccupazione giovanile in Europa e nel resto del mondo per poi approfondire la situazione in Italia, sia a livello nazionale, esaminando il progressivo aumento del tasso di disoccupazione giovanile dal 2007 al 2013, sia a livello territoriale che per genere. Dopodiché si è cercato di individuare le principali cause relative a tale fenomeno facendo in particolare riferimento alla grave crisi economico-finanziaria che ha coinvolto la maggior parte dei Paesi industrializzati, seppur con enormi differenze da Paese a Paese. Infine si pone l’attenzione su quei soggetti, in perenne aumento, che vanno dai 15 ai 24 anni i quali non seguono un percorso scolastico, non sono impegnati in un’attività lavorativa e non la stanno cercando: i Neet. Nelle tesine che seguono, “Giovani inattivi in Italia” di Forlesi Martina e “Rimedi contro la disoccupazione giovanile” di Montanari Mattia, verranno approfonditi altri aspetti e suggeriti dei rimedi sia a livello europeo sia a livello nazionale per combattere questa calamità che affligge in maniera sempre più evidente noi giovani italiani.

Concetti base

Al fine di comprendere meglio le analisi statistiche che verranno effettuate in seguito è necessario definire i principali concetti che riguardano la disoccupazione.

  • Popolazione in età lavorativa: popolazione con età superiore ai 15 anni autorizzata a lavorare.
  • Forza lavoro: numero di persone che dichiarano di essere occupate o che dichiarano di essere disoccupate.
  • Disoccupati: sono disoccupati coloro che non hanno un lavoro e che hanno attivamente cercato un’occupazione nelle ultime quattro settimane oppure stanno aspettando di riprendere servizio dopo essere stati temporaneamente sospesi perché in esubero.
  • Persone non in forza lavoro: individui in età lavorativa, ma non appartenenti alla forza lavoro (essi non sono considerati disoccupati). Tra questi rientrano, ad esempio, i pensionati, le casalinghe e i cosiddetti “lavoratori scoraggiati”, ossia quei soggetti che hanno smesso da tempo di cercare un impiego.

1. Quadro generale della disoccupazione giovanile in Europa e nel resto del mondo

La situazione dei giovani italiani è peggiorata negli ultimi anni ed è attualmente una delle meno favorevoli nel mondo occidentale. L'ultima rilevazione riferita a giugno 2013 indica che in Europa si contano circa 5,5 milioni di giovani sotto i 25 anni senza lavoro: questa cifra corrisponde al 23%. In Paesi come Grecia e Spagna il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge quasi il 60%; in Italia la situazione è solo leggermente migliore: il tasso è ai massimi dal 2004, e quest’anno si sta avvicinando alla pericolosa soglia del 40%. Non attraversano un buon momento neanche Francia e Regno Unito, anche se il livello di disoccupazione fra i giovani 15-24 anni di questi paesi rientra nella media europea. Nonostante percentuali così alte, esistono nazioni che non risentono di questo fenomeno: in testa troviamo la Germania con solo il 7,5% e l’Austria con il 9,3%. È importante ricordare che questi tassi segnalano la percentuale di giovani inoccupati fra i 15 e i 24 anni rispetto a quelli occupati o in cerca di lavoro, e non sul totale della popolazione giovanile.

Percentuali così allarmanti non riguardano solamente l’area europea, ma si possono riscontrare anche nei paesi industrializzati di tutto il mondo, anche se la situazione sembra meno critica. Ad esempio negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 16,3%, mentre in Giappone si rilevano percentuali molto più modeste (7,1%). È interessante confrontare il tasso di disoccupazione giovanile con quello del resto della popolazione: infatti da una ricerca Eurostat riferita all’anno 2013, in buona parte dei paesi aderenti all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) questo rapporto è di 2 a 1. In Gran Bretagna, Italia, Norvegia e Nuova Zelanda è almeno di 3 a 1. Ciò dimostra che, nei periodi di recessione e di grandi difficoltà economiche, i giovani rientrano fra le fasce più deboli, e devono quindi essere tutelati maggiormente rispetto al resto della popolazione.

Il numero di disoccupati tra i 15 e i 24 anni è il più alto mai registrato da quando l’OCSE ha cominciato a raccogliere i dati nel 1976; anche il numero dei giovani che hanno rinunciato a cercare lavoro è al massimo storico.

2. Quadro generale disoccupazione giovanile in Italia

In Italia la situazione, come accennato in precedenza, è fra le più gravi d’Europa. Come è noto i giovani sono “l’anello debole” del mercato del lavoro in quanto hanno meno esperienza e meno preparazione; in molti Paesi inoltre possono essere licenziati più facilmente rispetto ai lavoratori più anziani. Infatti a fronte di un tasso di disoccupazione generale pari a 12,2%, nel nostro Paese la disoccupazione giovanile ha toccato nel primo trimestre del 2013 quota 41%.

Se analizziamo l’andamento di questo dato dal 2007 possiamo facilmente notare come gli aumenti più consistenti si siano verificati attorno al 2008, con ulteriori peggioramenti all’inizio del 2011 e del 2012: questo dimostra il collegamento diretto fra tasso di disoccupazione (in particolare giovanile) e il peggioramento della situazione economico-finanziaria mondiale dovuto alla crisi scoppiata nel 2008 e aggravatasi nel 2011. È inoltre interessante notare come inizialmente si siano verificati aumenti più contenuti, attorno al 4-5%, mentre negli ultimi anni si sono registrate variazioni vertiginose, pari al 9-10%: questa è l’ulteriore prova del fatto che i giovani sono impreparati ad affrontare periodi di recessione.

Un’altra osservazione è quella riguardante i lievi miglioramenti che si possono notare fra il secondo e il terzo trimestre di ogni anno: ciò dimostra l’importanza del settore turistico per l’economia italiana. Infatti durante la stagione estiva un gran numero di giovani trova un impiego temporaneo, abbassando così i valori relativi al tasso di disoccupazione giovanile.

Situazione a livello territoriale

Analizzando nel dettaglio la distribuzione del tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese, si osserva come la situazione non sia omogenea. Infatti nel Mezzogiorno si raggiunge la drammatica quota del 51,2% mentre al Nord la situazione è relativamente migliore, pari al 33,4%. Questo dato è in gran parte dovuto all’arretratezza economica e alla mancanza di opportunità che da sempre contraddistinguono le regioni del sud Italia. Le ragioni di tale divario sono molteplici.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Disoccupazione giovanile, Politica economica Pag. 1 Disoccupazione giovanile, Politica economica Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Disoccupazione giovanile, Politica economica Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Disoccupazione giovanile, Politica economica Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eridantony di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Castellani Massimiliano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community