Raccontare la violenza sulle donne: il meccanismo inceppato della comunicazione
Il lancio dell'hashtag 'Il giorno dopo'
Partiamo da un esempio, hashtag 'Il giorno dopo'. Ero in viaggio con i miei genitori/ho preso 30 a un esame importante/ho fatto il bagno con i miei amici/sono andata con lui e i miei amici alla festa di paese/giocavo con le barbie/sono andata al lavoro sorridendo come se nulla fosse/sono passati 10 anni e ancora vivo quel giorno.
Il lancio dell'hashtag 'Il giorno dopo' è una risposta a un video di un noto politico, Beppe Grillo, 'Mio figlio non ha fatto niente, arrestate me', a cui i giornalisti i mass media hanno dato ampia risonanza (i giornalisti hanno amplificato il messaggio di queste ragazze). Beppe Grillo in sostanza cerca di difendere il proprio figlio, accusato insieme ad altri 3 giovani coetanei di violenza nei confronti di una ragazza di 19 anni. Le argomentazioni del politico richiamano una serie di stereotipi nei confronti delle donne, poiché la ragazza ha aspettato ben 8 gg per denunciare e dopo la violenza è andata a fare kitesurf (secondo la sua visione la violenza dovrebbe comportare gravi danni fisici tali da richiedere delle cure immediate e la denuncia dovrebbe essere istantanea).
Il processo di accettazione della violenza
Al contrario, spesso la violenza può richiedere tempo per essere metabolizzata, vi è un lungo processo di accettazione, che consente di acquisire consapevolezza della violenza subita. La tendenza a ricercare la normalità dopo un abuso è inoltre molto comune. Uno stupro non prevede determinate azioni e reazioni.
Il ruolo dei mass media
Questo hashtag è stato lanciato da Eva Dal Canto, ricercatrice di 29 anni, che il giorno stesso della pubblicazione del video di Grillo ha postato un’immagine con hashtag 'il giorno dopo', 'Il problema è anche che una certa narrazione sembra voler colpevolizzare chi sopravvive. Ci volete morte o in lutto perenne. Si parla poco di sopravvivenza, di quanto sia difficile e di quanti sforzi comporti'.
Altri esempi di Federica (non ha mai denunciato la violenza subita a 21 anni e solo dopo un percorso con un terapeuta è riuscita a riconoscerla) e Giordana (violentata a 9 e 16 anni, che ha preso consapevolezza delle violenze subite dopo molti anni). I giornalisti hanno la responsabilità di raccontare i fatti, ma spesso tali fatti vengono 'distorti' e non vengono presentati in maniera neutrale. I giornalisti spesso commettono degli errori trattando questi argomenti nella scelta delle parole, titoli, immagini.
Regole e provvedimenti
- Sono stati presi una serie di provvedimenti a riguardo: Testo Unico dei Doveri del Giornalista che conferma e sottolinea il dovere del rispetto delle differenze di genere, utilizzando i termini appropriati quando necessario, specialmente nei casi in cui vengano raccontati/trattati i temi del femminicidio, violenze, molestie, discriminazioni.
- Agcom, Autorità per le garanzie delle comunicazioni fondata nel 1997, con una delibera del 2017 ha emesso una raccomandazione sulla corretta rappresentazione dell'immagine della donna nei programmi di informazione e intrattenimento. L'obiettivo è quello di garantire una rappresentazione reale e non stereotipata dei molteplici aspetti e ruoli del mondo femminile ed evitare una percezione fuorviante dell'immagine della donna.
Casi mediatici di errata narrazione
- Nel 2017 Agcom ha condannato Rti (reti televisive italiane, il fornitore di servizi audiovisivi di Canale 5) a una multa di 50.000 euro, perché nel corso del programma 'Pomeriggio 5' aveva trasmesso in fascia protetta un messaggio distorto (per bocca della conduttrice): 'è il troppo amore che spinge l’uomo a comportamenti violenti', alimentando in questo modo dinamiche perverse e patologiche e invertendo il rapporto vittima-carnefice, in cui quest’ultimo si sente legittimato a esercitare pressioni fisiche e psicologiche in virtù di profonda dipendenza affettiva (il caso in questione era relativo a una ragazza ustionata in diverse parti del corpo).
- Nel 2015, vi è stata una segnalazione della trasmissione 'Amore criminale' della Rai, mandata in onda in prima serata, che raccontava storie di femminicidio ricostruite tramite la tecnica del docu-fiction, sulla base della verità processuale e delle testimonianze raccolte con la collaborazione delle forze dell’ordine, in relazione all’eccessiva violenza del programma, potenzialmente nociva per lo sviluppo psichico e morale dei minori. Il caso è stato archiviato da Agcom, che non ha proceduto alla sanzione, in quanto 'i profili critici del programma erano controbilanciati da elementi contestuali da cui emergevano con chiarezza le finalità di denuncia proprie della trasmissione volte a stigmatizzare il femminicidio e la violenza sulle donne'.
Iniziative e manifesti
Rete Giulia, associazione di giornaliste nata nel 2011, ha recentemente pubblicato un manifesto definendo con chiarezza le parole da non usare e i termini da evitare nel raccontare il femminicidio, molestie, discriminazioni e violenze nei confronti delle donne. Nonostante vi sia stato un miglioramento nella sensibilità e cultura dei giornalisti, spesso questi continuano a commettere errori. Inoltre, anche i mass media e la scuola, università veicolano immagini scorrette.
Esempi di errata rappresentazione nei media
- Pazzo di gelosia e drogato, fa una strage 'Lei mi tradiva'. Quattro vittime a Brescia. In questo caso i giornalisti quasi giustificano l’operato dell’uomo, fornendo molti dettagli su di lui, fra cui la componente della gelosia che lo ha spinto a commettere l'atto, nonché l’assunzione di droga che lo ha portato alla 'follia' e il fatto che abbia tentato il suicidio (come se fossero una giustificazione/discolpa), mentre la donna passa in secondo piano, non è menzionato nemmeno il suo nome e viene completamente oscurata.
- Il gigante buono e quell’amore non corrisposto, medesimi errori, giustificazione del comportamento dell’uomo, che viene descritto in un’accezione positiva, lei viene descritta con verbi di azione, lui con verbi che esprimono passività, come se la colpa fosse della donna di averlo illuso, mentre è lei ad essere la vittima. Il termine 'amore' viene poi usato impropriamente al posto di 'molestie'. Vi è una forte mancanza di rispetto nei confronti della donna.
- Maryna lo tradiva: scoperte le 'scappatelle' dell’ucraina/ 'Assurda tragedia della gelosia. I regalini degli amanti con i quali la moglie faceva la bella vita', medesimi errori, donna vittima viene presentata in un’accezione negativa, viene messa in evidenza la gravità dell’atto del tradimento come se fosse peggiore dell’omicidio. Sbagliati anche i termini 'scappatelle, regalini, bella vita', a sottolineare la sua superficialità e la bramosia di denaro come se quasi si meritasse l’atto subito.
- I termini 'Assurda tragedia' e 'accecato dai tradimenti' giustificano il comportamento dell’uomo, come se fosse incapace di controllare le sue azioni a causa della gelosia.
Stereotipi nella scuola e nel linguaggio
- Anche la scuola veicola spesso degli stereotipi sbagliati, es. esercizi di grammatica: 'il papà lavora, la mamma cucina/stira' (azioni della mamma sono sempre legate all’accudimento, azione del papà al mondo lavorativo).
- Anche l’educazione sessuale a scuola spesso è scorretta, per i ragazzi è incentrata sulla pubertà, per le ragazze solo ed esclusivamente sulla maternità (e non sessualità e affettività in senso lato).
- Anche nella stessa lingua italiana, i mestieri di assistenza/accudimento sono sempre espressi al femminile, quelli scientifici al maschile.
- Le rettrici delle Università italiane su un totale di 84 atenei sono soltanto 5 (Università di Venezia, Milano, Aosta, Pisa e Roma), anche questo dato fa pensare. Una donna non arriva a ricoprire cariche elevate perché vengono 'bloccate' prima, viene infatti richiesto loro di scegliere fra carriera e figli.
Bilancio di genere
Il Bilancio di genere dell’Università di Pisa (2017-2019), richiesto dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), mostra che: Le studentesse sono > degli studenti (60%) e le loro performance sono in media migliori in termini di voti e tempi di laurea. La percentuale dei dottorati si inverte. A un anno dalla laurea le donne guadagnano meno rispetto agli uomini, il gender pay gap arriva al 21% a 5 anni dal conseguimento del titolo. Nel 2018 la percentuale di professoresse ordinarie era del solo del 19% (15% nelle discipline scientifiche, cd STEM). Nel 2019 la percentuale di professoresse ordinarie è salita al 21%.
Altro esempio, bilancio di genere università di Firenze e di Siena, trend simile a quello di Pisa (anno 2019): Per Firenze la percentuale di professoresse ordinarie è del 28%, quella di professoresse associate 42,3% (anche in questo caso, predomina la presenza femminile solo in ambito artistico letterario, mentre la presenza di donna è quasi nulla nelle discipline STEM). Per Siena la percentuale di professoresse ordinarie è del 22,9%, quella di professoresse associate 32,1%.
Soluzioni per la parità di genere nelle università
Come si potrebbe ristabilire la parità di genere all’interno dell’università? Partendo dalla prima infanzia, la scuola e la famiglia devono spronare le bambine a rivolgersi anche al mondo scientifico se di loro interesse, ma anche promuovendo corsi appositi all’interno delle università (come questo), creazione di asili all’interno dei posti di lavoro e convenzionati con essi.
Rappresentanza femminile nei media
Anche nel mondo dei media e del giornalismo, la presenza delle donne in ruoli apicali è molto inferiore e le percentuali sono simili a quelle delle università: fra i direttori di giornali solo il 21% è donna, fra i caporedattori il 30% è donna, fra i caposervizio il 38% è donna, fra i redattori il 46% è donna. Vi sono però dei segnali di cambiamento positivi, per esempio dal 1° agosto 2019 Agnese Pini è stata nominata direttrice del quotidiano 'La Nazione', è la prima volta che il quotidiano, in 160 anni di storia, è diretto da una donna. Ancora, nel marzo 2021, Cristina di Domenico è stata nominata caporedattrice del Tgr Toscana, è la prima donna a ricoprire questo ruolo nella redazione Rai Toscana.
Stereotipi nei media
Il mondo dei media molto spesso presenta un’immagine sbagliata/stereotipata delle donne, es del tutorial andato in onda sulla Rai su come fare la spesa al supermercato che ha destato molte polemiche, nonostante l’intento dovesse essere ludico/di intrattenimento (il programma è stato sospeso per qualche giorno, alcuni responsabili della trasmissione sono stati ammoniti e sono state comminate sanzioni). Sembra infatti esemplificare la frase di Rousseau 'La donna deve agire soltanto secondo i piaceri dell’uomo', in sostanza le donne non possono essere diverse dall’immagine stereotipata che attira l’uomo eterosessuale.
Caso Botteri e reazioni
Altro esempio, servizio del 28 aprile 2020 di Striscia la Notizia su Giovanna Botteri, corrispondente Rai a Pechino. Tale servizio riprendeva alcune critiche apparse sui social sottolineando molti elementi relativi all’aspetto fisico della giornalista, fra cui il trucco, la pettinatura e l’abbigliamento. Anche se la ratio del servizio era in realtà quella di denunciare l’hate speech diffuso in rete, le polemiche suscitate sono state numerose.
La replica di Giovanna Botteri è stata molto chiara: 'Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, anche sul rapporto con l’immagine aggressiva, che le giornaliste hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla BBC, una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche marroni gialle e nere, belle e brutte, magre e ciccione, con le rughe, culi, nasi, orecchie grossi. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che tutte noi spingessimo verso un obiettivo minimo come questo per scardinare modelli/stereotipi stupidi, anacronistici e che non hanno più ragione di esistere, discutendo su temi importanti per noi e le generazioni future di donne'.
Iniziative e riconoscimenti al femminile
È necessario anche da parte delle donne fare un passo avanti, es del ministro dell’istruzione, università e ricerca (donna) che ha recentemente rifiutato l’uso del termine 'ministra' per avere un riconoscimento pari a quello del corrispondente maschile.
Esempi positivi di leadership femminile
Oltre a Agnese Pini (direttrice La Nazione) e Cristina di Domenico (caporedattrice Tgr Toscana), rilevante Maria Chiara Carrozza, che è stata ministra istruzione, università e ricerca dal 2013 al 2014 (governo Letta), ed è stata nominata il 12 aprile 2021, presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). È la prima volta che tale ente, nei suoi 98 anni di storia, è guidato da una donna: 'La mia nomina è un bel segnale per le ragazze ma la parità è ancora lontana'.
Violenza di genere nel diritto internazionale dei diritti umani
Partiamo dalla definizione del concetto di discriminazione, genere e sesso: Discriminazione: non poter godere dei diritti umani fondamentali, può essere violata sia l’uguaglianza formale (trattamento uguale degli uguali, uguali diritti per uomini e donne nel nostro caso) sia l’uguaglianza sostanziale (rimozione degli ostacoli che impediscono l’uguaglianza concreta/piena, es albero delle mele che simboleggiano i diritti, deve essere aggiunta una scala per chi non può raggiungerle, garantita da art 3 della costituzione).
Nel diritto internazionale si parla di principio di non discriminazione, più preciso di quello di uguaglianza sostanziale: è vietato trattare in maniera diversa gli uguali in base a specifici motivi di discriminazione (razza, etnia, religione, genere, nazionalità, età, orientamento sessuale, disabilità…).
Tipologie di discriminazione
Sempre in ambito giuridico si può distinguere fra discriminazione diretta (norma/prassi/criterio/atto/disposizione che opera una distinzione sulla base di motivo proibito/vietato, ad esempio patria potestà dopo il 1975 o impossibilità per le donne di fare carriera come magistrato, o non poter far parte del CSM o ancora apartheid) e discriminazione indiretta (norma/prassi/criterio/atto/disposizione all’apparenza neutra ma che ha come risultato quello di porre in una situazione di svantaggio un determinato gruppo di soggetti in base a un motivo proibito), es se si è assenti dal lavoro per > di 5 mesi, si perde il lavoro a prescindere dalla motivazione, altro esempio reale, accesso alle mense scolastiche che prevedeva la presentazione di una serie di documenti; ciò impediva l’accesso alla mensa dei bambini stranieri, nei paesi di origine quei documenti non esistevano o erano difficili da ottenere o ancora quote rosa, che in realtà ha come fine quello di garantire l’uguaglianza sostanziale).
Queste definizioni sono state riconosciute anche nell’ordinamento italiano dal Codice delle Pari Opportunità uomo donna, decreto legislativo dell’11 aprile 2006.
Genere e sesso
Genere: s.m. insieme delle caratteristiche fondamentali che contraddistinguono una categoria o un gruppo di persone. Con genere ci si riferisce sia all’identità che ognuno attribuisce a sé stesso, la percezione che ognuno ha di sé in quanto maschio o femmina (identità di genere), sia all’identità attribuita all’individuo dalla società, le cd costruzioni sociali (ruoli di genere). Le costruzioni sociali possono impedire alle donne il godimento pieno e sostanziale dei diritti umani fondamentali a fronte del riconoscimento formale della parità di genere all’interno della Costituzione (es albero delle mele, chi non è abbastanza alto non arriva a godere di certi diritti, es donne, minoranze, disabili ecc…). Si parla in questo caso di discriminazione sostanziale (di genere).
Diritto internazionale e trattati sulla non discriminazione
Sesso: fa riferimento esclusivamente all’anatomia della persona. La discriminazione è un tema centrale del Diritto internazionale: Possiamo partire dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani 1948 (decalogo dei diritti fondamentali della persona). Importante poi il trattato del 1966, Patto sui diritti civili e politici. Importante poi il trattato internazionale CEDAW dell’ONU (Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Against Women) del 1979, interamente dedicato alla lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna.
I paesi che hanno ratificato il trattato (ossia riconosciuto il trattato all’interno del proprio ordinamento giuridico, hanno accettato di essere vincolati alle regole del trattato) sono moltissimi. Gli Usa hanno firmato il trattato ma non ratificato, Iran, Somalia e Sudan non hanno né firmato né ratificato. Formalmente, quindi, i diritti delle donne vengono pienamente riconosciuti, mentre la disuguaglianza sostanziale e il divario di genere continua a permanere.
Definizione di discriminazione secondo il trattato CEDAW
Analizziamo alcuni articoli: Art 1 Definizione della discriminazione contro le donne 'Qualsiasi distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso che abbia come scopo (discriminazione diretta) o conseguenza (discriminazione indiretta) compromettere o distruggere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali della donna in ambito economico/sociale/politico/culturale'.
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