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ESTRATTO DOCUMENTO

L’efficacia di una legge può essere fatta

- retroagire: le leggi tributarie retroattive assu-

mono a presupposto manifestazioni di capacità contributiva passate. In realtà l’art. 3 del

codice dei diritti del contribuente stabilisce che “…le disposizioni tributarie non hanno

effetto retroattivo”.

Norme particolari sono dettate per quanto riguarda l’efficacia nel tempo dei decreti leggi: un

decreto legge entra in vigore ed acquista efficacia il giorno stesso della sua pubblicazione sulla

Gazzetta Ufficiale, ma “perde” efficacia sin dall’inizio se non viene convertito in legge dal Par-

lamento entro 60 giorni dalla pubblicazione; in caso di mancata conversione, le Camere posso-

no regolare con legge i rapporti sorti sulla base dei decreti non convertiti.

“Le modifiche eventualmente apportate al decreto legge in sede di conversione hanno efficacia

dal giorno successivo a quello della pubblicazione della legge di conversione, salvo che

quest’ultima non disponga diversamente.”

A parte i decreti legge, normalmente una legge e gli altri atti aventi forza di legge perdono effi-

cacia quando:

- Vengono abrogati da altra fonte di pari forza o in seguito a referendum abrogativo;

- Vengono dichiarati incostituzionali;

- Scade il termine dagli stessi previsto per la loro operatività.

Ma quando diverse leggi si succedono nel tempo a regolare la stessa materia, quale legge dob-

biamo applicare in tali casi? La nuova legge si applica anche ai fatti passati, oppure i fatti pas-

sati continuano ad essere regolati dalla legge in vigore all’epoca in cui gli stessi si realizzaro-

no?

A tal proposito dobbiamo distinguere le norme sostanziali dalle norme processuali e ancora dal-

le norme procedimentali; per le prime vige il principio del tempus regit actum, ovvero si appli-

ca la legge in vigore nel momento in cui atti, fatti e comportamenti si sono verificati.

Per le altre, invece, si applica la legge di più immediata applicabilità, quindi le nuove norme

sono di regola destinate ad essere applicate anche ai processi ed ai procedimenti in corso, anche

se relativi a fatti o situazioni verificatasi in passato. questa regola subisce una deroga; l’art.

Per quanto riguarda le norme tributarie sanzionatorie

2 del codice penale stabilisce che “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una

legge posteriore, non costituisce reato”.

Ed inoltre, afferma il principio della retroattività degli effetti della legge penale più favore-

vole, ovvero in campo penale si applica la legge più favorevole al reo.

In campo tributario, se viene abrogata una norma incriminatrice, perché il comportamento san-

zionato non lo si ritiene più penalmente rilevante, tale norma non sarà più applicabile neppure

per il passato.

– L’interpretazione della norma tributaria

3

Una qualsiasi disposizione di legge è inevitabilmente portata ad evolversi nel tempo, sia per il

continuo mutare dello stesso ordinamento in cui è inserita, sia per il mutare del linguaggio (del

significato delle parole), sia per il mutare dello stesso contesto (politico, economico, sociale) in

cui è destinata ad operare; pertanto una legge, pur restando inalterata la sua formulazione lette-

rale, può divergere col tempo, nei contenuti, da quella che poteva essere l’originaria intenzione

del legislatore.

Quindi una norma è frutto dell’interpretazione che si da alla stessa, ma ciò non significa che la

norma sia “creata” dall’interprete.

Dei criteri con cui procedere all’interpretazione in campo tributario nulla si dice, di conseguen-

za si applicano le disposizioni dettate in via generale dall’art. 12 delle preleggi del codice civi-

le, per il quale l’interpretazione è letterale, ovvero bisogna ricercare il significato delle parole e

la connessione tra esse, oltre che alle intenzioni del legislatore.

Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, è necessario fare rife-

rimento a norme che regolano casi simili o materie analoghe (analogia legis), oppure fare ri-

corso ai principi generali dell’ordinamento (analogia iuris). 9 | Pag.

Il ricorso all’analogia può avvenire nel caso di disposizioni tributarie a carattere processuale o

procedimentale; tuttavia, sono sottratte alla possibilità di applicazione analogica le disposizioni

(criminali o amministrative) dato il divieto all’analogia

tributarie che prevedono sanzioni penali

sancito dall’art. 14 delle preleggi al codice civile e la riserva assoluta di legge prevista dall’art.

25 Cost.

Per quanto riguarda le disposizioni normative che prevedono le varie fattispecie imponibili o ne

disciplinano i relativi elementi costitutivi, dottrina e giurisprudenza sono orientate ad escluder-

ne l’applicabilità in via analogica per vari motivi, in primis per la riserva relativa di legge stabi-

lita dall’art. 23 Cost.: tassare un certo fatto, seppure indice di capacità contributiva, in mancan-

za di una specifica norma di legge che ne preveda la tassazione, comporterebbe, infatti, la vio-

lazione del principio di legalità.

In realtà l’esistenza di un limite all’applicabilità dell’analogia andrebbe ricercato nella natura

stessa delle norme tributarie, in quanto queste sono norme c.d. a fattispecie tipica ed esclusiva,

ovvero sono norme complete, destinate a disciplinare tutte le possibili ipotesi che la legge in-

tende tassare (ed è proprio il principio di legalità di cui all’art. 23 Cost. che imprime rigidità al

sistema impositivo).

All’interpretazione della norma tributaria può provvedere lo stesso legislatore (interpretazione

autentica), mediante apposita legge, al fine di eliminare eventuali dubbi sul significato della

norma.

L’interpretazione autentica può avvenire unicamente ad opera di una legge ordinaria (statale o

regionale), a seconda che si tratta di tributi facenti parte del sistema tributario dello Stato o del-

le regioni.

La legge interpretativa deve limitarsi a chiarire il significato della disposizione normativa inter-

pretata, lasciandone del tutto inalterato il testo e, per questo motivo, tale interpretazione ha va-

lore sin dal momento in cui la disposizione fu emanata (in riferimento alla norma interpretativa,

non si tratta di retroattività poiché questa si limita ad evidenziare quelli che erano gli effetti che

sin da allora dovevano ritenersi prodotti dalla norma interpretata). 10 | P a g .

CAPO QUINTO

GLI ELEMENTI STRUTTURALI DEL TRIBUTO:

PRESUPPOSTI OGGETTIVI E SOGGETTIVI

Abbiamo definito il tributo come una prestazione patrimoniale dovuta in base a obbligazioni

nascenti ex lege (art. 23 Cost.), ovvero obbligazioni legate al verificarsi di determinati fatti o

situazioni di fatto della vita sociale, detti presupposti di fatto del tributo.

Il generale dovere di prestazione tributaria, che fa capo a “tutti”, si traduce in uno specifico ob-

bligo solo in presenza di una certa capacità contributiva; come abbiamo già visto, vengono as-

sunti a presupposti impositivi unicamente quei fatti o quelle situazioni di fatto che siano di per

sé indici (diretti o indiretti) di capacità contributiva, ovvero indici di ricchezza o di capacità

economica.

1 Presupposto di fatto e imponibili

Il realizzarsi del presupposto di fatto è indicazione del se il tributo è dovuto o no, ma non del

suo ammontare; il tributo può essere previsto in misura fissa o in misura variabile.

Nel primo caso, la legge stabilisce il quantum in un certo ammontare prestabilito; il secondo

caso è il più frequente, nel quale l’ammontare del tributo è ragguagliato ad una grandezza,

espressa in termini monetari, la c.d. base imponibile del tributo.

L’ammontare del tributo è determinato applicando all’imponibile la relativa aliquota (in per-

centuale).

Di norma, la base imponibile rappresenta la capacità contributiva che si intende tassare, ovvero

rappresenta il presupposto economico sostanziale del tributo.

2 I presupposti soggettivi del tributo: le posizioni soggettive attive in particolare

In presenza di un rapporto di imposta o di obbligazione in senso proprio, la titolarità del diritto

alla prestazione tributaria spetta all’ente impositore (quindi, allo Stato per i tributi erariali, alle

regioni per i tributi regionali, e così via per gli altri enti locali); di conseguenza, spetta all’ente

impositore il diritto alla riscossione del tributo, il potere di effettuare verifiche e controlli, di

chiedere informazioni e sottoporre questionari, di emettere eventuali atti di accertamento, …

Per quanto riguarda i tributi erariali, lo Stato ha tradizionalmente sempre esercitato i relativi di-

Ministero dell’Economia

ritti e le relative potestà attraverso il e delle Finanze, il quale può av-

valersi di apposite “agenzie” alle quali sono affidate le attività a carattere tecnico-operativo, da

svolgersi in piena autonomia seppur sotto la vigilanza del ministero di riferimento.

Tali agenzie sono:

L’Agenzia competente a svolgere i servizi relativi all’amministrazione, al-

- delle entrate:

la riscossione e al contezioso dei tributi diretti e dell’imposta sul valore aggiunto;

L’Agenzia competente a svolgere i servizi relativi all’amministrazione, al-

- delle dogane:

la riscossione e al contenzioso dei diritti doganali e della fiscalità interna negli scambi

internazionali, delle accise sulla produzione e sui consumi;

L’Agenzia

- del territorio: competente a svolgere i servizi relativi al catasto, servizi esti-

mativi relativi al valore di beni immobili, i cui risultati sono utilizzati dagli uffici am-

ministrativi dell’Agenzia delle entrate per l’applicazione dei tributi di propria compe-

tenza.

Altro importante titolare di posizioni soggettive attive è la Guardia di finanza, corpo armato

dello Stato alle dirette dipendenze del Ministero dell’Economia e delle Finanze che coopera

con gli uffici delle imposte per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini

dell’accertamento e per la repressione delle violazioni delle leggi d’imposta (tuttavia non hanno

poteri di accertamento e di riscossione essendo tali poteri riservati agli uffici locali delle agen-

zie fiscali ed in parte anche a Equitalia S.p.A.). 11 | P a g .

3 Le posizioni soggettive passive: il contribuente di diritto e il contribuente di fatto

è colui che è tenuto all’adempimento della prestazione tributaria stabilita per

Il contribuente

legge; tuttavia, non sempre il contribuente, che sia formalmente tale sotto il profilo giuridico, è

l’effettivo portatore della capacità contributiva che si intende colpire e in funzione della quale

si legittima costituzionalmente il prelievo.

Quindi, nell’imposizione diretta le due figure (il titolare della capacità contributiva e

l’obbligato alla prestazione tributaria) coincidono, ma ciò non vale nell’imposizione indiretta;

ad esempio, nell’IVA colui che materialmente corrisponde il tributo non è direttamente il con-

(l’effettivo portatore della capacità contributiva colpita dal tributo),

sumatore bensì il soggetto

(imprenditore, artista o professionista) che pone in essere la cessione del bene o la prestazione

del servizio.

Per definire le due posizioni distinguiamo:

- Contribuente di diritto (o percosso): colui che è giuridicamente tenuto a corrispondere

il tributo (nel caso dell’IVA è l’imprenditore);

colui che di fatto è destinato a sopportare l’onere eco-

- Contribuente di fatto (o inciso):

nomico del prelievo (il consumatore).

– La solidarietà nel debito d’imposta

4

La titolarità del debito d’imposta non sempre fa capo ad un unico soggetto, infatti nella titolari-

tà del debito tributario possono concorrere più soggetti, tutti ugualmente tenuti alla prestazione

oggetto dell’obbligazione (si pensi, ad esempio, agli eredi che rispondo solidalmente delle ob-

bligazioni il cui presupposto si è verificato anteriormente alla more del dante causa).

Nella solidarietà, l’amministrazione finanziaria, per soddisfare l’intero proprio credito, può ri-

volgersi ad uno qualsiasi dei condebitori solidali; l’adempimento della prestazione da parte di

comporta sia l’estinzione della propria che di tutte le altre obbligazioni.

uno dei condebitori

Ciascun debitore è tenuto ad adempiere per intero, ma se lo fa ha diritto dei rivalersi sugli altri

condebitori per le rispettive quote di competenza.

5 Il sostituto d’imposta

sostituto d’imposta

Il è colui che, in forza di disposizioni di legge, è obbligato al pagamento di

imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto…

Fanno capo al sostituto due distinti obblighi:

di effettuare una ritenuta sui redditi o altre somme corrisposti al sostituito (ri-

- L’obbligo

valendosi su quest’ultimo sin dal momento della corresponsione di tali somme);

L’obbligo di versare all’erario l’ammontare delle ritenute effettuate.

-

Vi sono due diversi modi in cui può operare la ritenuta del sostituto:

1) Ritenuta a titolo di imposta: la ritenuta è destinata ad operare in via definitiva, nel

senso che il versamento della ritenuta da parte del sostituto estinguono ogni obbligazio-

ne, sia in capo al sostituto che al sostituito.

In sostanza, la ritenuta a titolo d’imposta equivale all’applicazione di un’imposta sosti-

tutiva;

2) Ritenuta a titolo di acconto: al sostituito spetta unicamente il diritto di portare in de-

trazione, dall’ammontare dell’imposta che sia da lui dovuta, l’ammontare delle ritenute

subite (e versate dai sostituti). Un esempio sono le ritenute d’acconto effettuate dal da-

tore di lavoro sui redditi corrisposti ai propri dipendenti; il datore di lavoro, all’atto del

su questi una ritenuta e provvede a versarli all’erario.

pagamento dei compensi, effettua

A fine anno, il datore di lavoro rilascerà al dipendente una certificazione (il CUD) sulla

quale è riportato l’ammontare delle ritenute effettuate; il dipendente potrà utilizzare tale

per scomputare le ritenute stesse dall’ammontare dell’imposta dovuta.

certificazione

In entrambi i casi lo scopo è eleggere a contribuente di diritto il soggetto che corrisponde i red-

diti, così da meglio assicurare la tassazione in capo a colui che è l’effettivo portatore della ca-

pacità contributiva che si intende colpire, cioè il percettore dei redditi stessi (il contribuente di

fatto). 12 | P a g .

– Il responsabile d’imposta

6 responsabile d’imposta

Il è colui che in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamen-

insieme con altri, per fatti o situazioni esclusivamente riferibili a questi.

to dell’imposta

A differenza del sostituto d’imposta, il quale è obbligato in base ad un’obbligazione propria,

indipendente rispetto all’obbligazione del sostituito, il responsabile d’imposta è solidalmente

responsabile del debito d’imposta con altri; si tratta di una solidarietà dipendente o accesso-

ovvero l’obbligazione del responsabile è strettamente correlata con l’obbligazione del ter-

ria,

zo.

Se si estingue l’obbligazione principale si estingue anche l’obbligazione del responsabile.

Un esempio è quello previsto in tema di imposta di registro: sono obbligati solidalmente al pa-

gamento di tale imposta (oltre alle parti contraenti ed alle parti in causa, coobbligati in via pari-

i pubblici ufficiali che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto (tipicamente i

taria) anche responsabili d’imposta.

notai), proprio in quanto

7 Il diritto di rivalsa e la surrogazione

Tutti questi casi (sostituto d’imposta, contribuente di diritto, responsabile d’imposta) sono tutti

accorgimenti che si spiegano e si giustificano in funzione della comune esigenza di realizzare

più agevolmente il prelievo tributario e che, tuttavia, sarebbero del tutto incostituzionali se non

si permettesse a tali soggetti di rivalersi su coloro che sono gli effettivi portatori della capacità

contributiva che legittima il prelievo, traslando su di essi il relativo onere economico.

Ci sono tre modi per perseguire tale risultato:

- Attraverso il prezzo o il corrispettivo: il fabbricante paga il tributo e ne porta

l’ammontare ad aumento del prezzo, trasferendolo sul consumatore finale;

Fare ricorso ad un sostituto d’imposta, il quale provvede ad effettuare una

- ritenuta sui

redditi corrisposti o da corrispondere al sostituito;

- Attribuendo al contribuente un diritto di rivalsa, ovvero un vero e proprio diritto di cre-

dito pari all’ammontare da lui dovuto, da far valere nei confronti del contribuente di fatto

13 | P a g .

CAPO SESTO

L’OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA E LE SUE VICENDE

– La nascita dell’obbligazione tributaria

1

Come abbiamo visto, i tributi sono dovuti in forza di obbligazioni la cui nascita è ricollegata

dalla legge alla sussistenza, al verificarsi o al venire meno di determinati fatti o situazioni di

(ecco perché l’obbligazione

fatto della vita sociale, detti appunto presupposti di fatto del tributo

tributaria è un’obbligazione nascente ex lege).

In realtà, secondo una parte della dottrina, per perfezionare il tributo non sono sufficienti i pre-

supposti di fatto del tributo, ma è necessario avere ulteriori elementi, differenti da tributo a tri-

buto; ad esempio, nell’imposta diretta sul reddito sono atti costitutivi del rapporto di debito-

credito tra il contribuente e l’ente impositore la oppure l’avviso

dichiarazione dei redditi di ac-

di questa o ancora l’avviso di accertamento emesso a rettifica

certamento emesso in mancanza

di una dichiarazione infedele.

Tali atti non hanno carattere meramente dichiarativo ma sono veri e propri elementi costitutivi

della fattispecie dell’obbligazione d’imposta; senza tali atti non sarebbe configurabile alcun

credito a favore dell’amministrazione finanziaria, né alcun debito a carico del contribuente.

Tuttavia, la Cassazione ha più volte contrastato tale teoria, stabilendo che la dichiarazione non

costituisce il titolo dell’obbligazione tributaria, la quale nasce a seguito dell’insorgenza del fat-

to che giustifica l’imposizione, ma integra semplicemente il procedimento tributario.

Ad ogni modo, è riduttivo parlare di obbligazione tributaria con il solo riferimento al realizzarsi

dei c.d. presupposti di fatto del tributo; infatti, è frequente il ricorso a prelievi di imposta effet-

tuati prima che sia stato realizzato il presupposto impositivo (si pensi agli acconti IRPEF).

2 Tributi istantanei e tributi periodici

In base al momento in cui i presupposti del tributo si realizzano distinguiamo imposte istanta-

nee e imposte periodiche:

- le imposte istantanee sono quelle il cui presupposto si esaurisce in un unico atto, fatto o

comportamento (un esempio di imposta istantanea è l’IVA, nella quale ogni singola

operazione di cessione di beni o prestazione di servizi costituisce un autonomo presup-

posto che da luogo ad una distinta, autonoma obbligazione);

- le imposte periodiche sono quelle che assumono a presupposto impositivo la situazione

periodo d’imposta),

di fatto risultante al termine di un certo periodo di tempo (detto

quale conseguenza dell’esercizio di una certa attività nel corso di tale periodo (ne sono

un esempio le imposte dirette sul reddito).

3 Possibili effetti distorsivi determinati dalla tassazione su base periodica

Una corretta tassazione del reddito, in conformità dei principi costituzionali della capacità con-

tributiva e dell’uguaglianza tributaria, imporrebbe che venisse preso in considerazione il reddi-

nell’intero arco temporale di vita del soggetto considerato, in modo

to effettivamente prodotto

da tenere conto non solo del reddito maturato in un certo periodo, ma anche delle perdite even-

tualmente subite in altri periodi; ad esempio, un soggetto che produce 400 di reddito un anno si

e uno no, nell’arco di 4 anni matura lo stesso reddito di un soggetto che ha prodotto 200 di red-

dito ogni anno, tuttavia ha subito una tassazione maggiore, a causa dell’incidenza delle maggio-

ri aliquote marginali sulla parte di reddito da 200 a 400.

Questo effetto distorsivo determinato dalla progressività del tributo, potrebbe essere risolto

conguagli d’imposta

procedendo goni anno a sulla base di tutti i redditi prodotti negli anni

precedenti; il che è praticamente impossibile.

Un altro effetto distorsivo può verificarsi in sede di tassazione di società commerciali, dove, ad

esempio, a redditi conseguiti in alcuni anni si alternano perdite negli anni successivi, magari in

misura tale da azzerare tali redditi conseguiti precedentemente. Fortunatamente, nel nostro at-

tuale sistema, è consentito portare le perdite di un anno in compensazione dei redditi degli anni

in questo modo viene eliminato l’effetto distor-

successivi (c.d. riporto a nuovo delle perdite);

sivo. 14 | P a g .

– L’estinzione dell’obbligazione

4 tributaria

Causa tipica di estinzione dell’obbligazione tributaria è l’adempimento, che solitamente av-

viene mediante il pagamento di una somma di denaro; in taluni casi la legge può prevedere una

prestazione in natura.

Tuttavia il codice civile prevede come ulteriori cause estintive delle obbligazioni, diverse

dall’adempimento:

- la novazione (art. 1230 ss.);

- la remissione (art. 1236 ss.);

- la compensazione (art. 1241 ss.);

- la confusione (1253 ss.);

l’impossibilità sopravvenuta della prestazione per

- causa non imputabile al debitore (art.

1256 ss.).

L’unica che trova applicazione in campo tributario e l’estinzione per compensazione.

L’estinzione per compensazione

5 -

Secondo l’arti. 1241 c.c. “Quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti

si estinguono per le quantità corrispondenti…”: in diritto tributario, la possibilità di estinzioni

dei debiti tributari per compensazione è espressamente prevista dall’art. 8 dello statuto dei dirit-

ti del contribuente.

Una forma più ampia di compensazione è prevista dal D. Lgs. 241/1997, che consente infatti

non solo la compensazione fra debiti e crediti relativi a tributi diversi, anche fra debiti e crediti

tributari facenti capo a enti tributari diversi e tra crediti e debiti tributari e non tributari.

6 I provvedimenti di condono

L’amministrazione finanziaria può rinunciare alla riscossione del tributo, anche se di modesta

entità, salvo che una specifica disposizione di legge espressamente l’autorizzi; ad esempio, in

tema di riscossione delle imposte sul reddito, non si procede a iscrizione a ruolo per somme in-

feriori a 10,33€. 15 | P a g .

CAPO SETTIMO

L’ATTUAZIONE DELLA NORMA TRIBUTARIA

1 Criteri di quantificazione e di realizzazione del credito tributario

I modi in cui pervenire, in concreto, alla realizzazione del prelievo fiscale sono molteplici e

differenti da tributo a tributo.

La più semplice è la riscossione istantanea o immediata: i tributi vengono corrisposti dal con-

tribuente mediante il pagamento di una somma di denaro, senza necessità di particolari proce-

l’imposta

dure applicative (un esempio è di bollo, la quale colpisce una serie di atti indicati in

un’apposita tariffa, la quale fissa l’ammontare del tributo dovuto per ciascuno di essi).

riguarda il nostro ordinamento, l’iter di attuazione del prelievo fiscale è demandato

Per quanto

all’iniziativa degli stessi contribuenti che devono adempiere ad una serie di obblighi, volti alla

l’intervento dell’ente

determinazione e liquidazione del tributo ed al suo versamento all’erario;

impositore è limitato a compiti di controllo e di verifica della regolarità e della correttezza del

comportamento tenuto dai contribuenti (e tale criterio di applicazione vale per le imposte diret-

te come per le imposte indirette).

2 La liquidazione del tributo e la dichiarazione nelle imposte sui redditi

Nel nuovo sistema di imposizione diretta sul reddito, l’attuazione del prelievo fiscale avviene

mediante il ricorso ad una serie di atti da parte del contribuente:

1) autoliquidazione del tributo: determinazione del se e del quanto sia dovuto e, a tal fine,

il contribuente deve raccogliere i dati necessari alla determinazione dell’imponibile, ap-

l’ammontare dell’imposta do-

plicare le relative aliquote, e quindi calcolare (liquidare)

vuta, nonché quella da versare all’erario a conguaglio degli eventuali acconti d’imposta

già corrisposti; dell’ammontare del tributo ancora dovuto

2) versamento diretto (sopra determinato): da ef-

fettuare nei modi e nei termini previsti dalla legge;

all’ente pubblico impositore: recante l’indicazione

3) presentazione di una dichiarazione

di tutti gli elementi che hanno concorso alla determinazione dell’imponibile e alla liqui-

dazione del tributo.

L’ammontare del prelievo è previsto in misura variabile, infatti esso va calcolato in percentuale

dell’imponibile, sulla base di stabilite dalla legge; l’aliquota può essere fissa o variare

aliquote

in base all’imponibile. In base a come operano le aliquote, distinguiamo le aliquote in:

l’aliquota rimane costante, qualunque sia l’imponibile;

- proporzionali:

l’aliquota che aumenta con l’aumentare dell’imponibile;

- progressive:

regressive: l’aliquota che decresce con l’aumentare dell’imponibile.

- l’aliquota o le aliquote stabilite dalla legge si determina

Applicando all’imponibile

l’ammontare del tributo dovuto, che lo stesso contribuente dovrà versare all’erario (tale sistema

di attuazione prende il nome di sistema di autotassazione); quindi, rispetto al passato, l’avviso

di accertamento e solo un atto eventuale ed accidentale, destinato a porre rimedio

all’eventuale comportamento omissivo del contribuente o all’eventuale infedeltà degli atti dallo

stesso posti in essere.

3 Il contenuto della dichiarazione dei redditi

Partiamo dal presupposto che l’obbligazione tributaria preesiste alla dichiarazione e non nasce

da questa; la domanda è se la dichiarazione sia una manifestazione di volontà oppure una mera

dichiarazione di scienza.

In realtà essa si interpone ai due concetti. A questo proposito il problema che si pone è quello

della rettificabilità della dichiarazione da parte del contribuente, al fine di correggerne eventuali

errori od omissioni; la Cassazione con sentenze ha ritenuto che ogni dichiarazione oggettiva-

mente erronea è ritrattabile ed emendabile, al fine di sottrarsi all’assoggettamento ad oneri tri-

butari in tutto o in parte non dovuti. Ovviamente il tutto entro certi limiti di tempo: per la pre-

sentazione delle domande di rimborso di versamenti diretti il termine di decadenza fissato è

quarantotto mesi. 16 | P a g .

Per quanto riguarda la rettifica delle dichiarazioni, le dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA

possono essere integrate (salvo l’applicazione delle relative sanzioni, inferiori rispetto a quelle

previste in caso di accertamento) per correggere eventuali errori od omissioni commessi a dan-

no del fisco, mediante apposita dichiarazione con gli stessi termini di cui sopra.

Lo stesso vale per gli errori o le omissioni che abbiano determinato u maggior reddito o, co-

munque, un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione integrati-

va.

4 Modalità di redazione e di presentazione della dichiarazione dei redditi

Le dichiarazioni vanno redatte, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati

dall’amministrazione finanziaria con apposito provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Uffi-

ciale; le dichiarazioni, salvo eccezioni, vanno presentate all’Agenzie delle Entrate in via tele-

matica, direttamente o tramite soggetti a ciò abilitati (commercialisti, ragionieri, centri di assi-

stenza fiscale…).

Le dichiarazioni vanno presentate (per persone fisiche e le società e gli enti a queste equiparati)

entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.

Preliminarmente si osserva che ogni soggetto passivo deve dichiarare annualmente i redditi

posseduti anche se non ne consegue alcun debito d’imposta e che i soggetti obbligati alla tenuta

di scritture contabili (società, imprenditori, artisti e professionisti) devono presentare la dichia-

razione anche in mancanza di redditi (art.1, comma 1, D.P.R. 600/1973). Infatti, l’interesse del

fisco alla continuità nell’acquisizione delle rilevazioni contabili, giustifica l’obbligo di dichia-

razione, per la sola qualità del soggetto, indipendentemente dalla realizzazione del presupposto

del tributo.

Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche

- Il 730

- Il modello Unico persone fisiche

Il 730 è il modello per la dichiarazione dei redditi dedicato ai lavoratori dipendenti e pensiona-

il contribuente non deve eseguire calcoli e ottiene il rimborso dell’imposta direttamente nella

ti;

busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire dal

mese di agosto o di settembre); se, invece, deve versare delle somme, queste vengono trattenute

dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire dal mese di agosto o

settembre) direttamente nella busta paga. precedente

Possono utilizzare il modello 730 i contribuenti che nell’anno hanno percepito:

 redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (per

esempio contratti di lavoro a progetto);

 redditi dei terreni e dei fabbricati;

 redditi di capitale;

 redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva (per esempio pre-

stazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente);

redditi diversi (come redditi di terreni e fabbricati situati all’estero);

 alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata, indicati nella sezione II del qua-

dro D.

La dichiarazione unificata (modello unico) dei redditi delle persone fisiche è un modello unifi-

cato che permette di presentare più dichiarazioni: devono compilare la dichiarazione in forma

unificata i contribuenti tenuti alla presentazione sia della dichiarazione dei redditi sia della di-

chiarazione Iva (escluse alcune categorie di contribuenti chiamati a presentare la dichiarazione

Iva in forma autonoma).

In particolare, sono obbligati a utilizzare il modello Unico Pf i contribuenti che:

nell’anno precedente (cioè, quello oggetto di dichiarazione) hanno posseduto redditi

 anche in forma di partecipazione, redditi di lavoro autonomo per i quali è

d’impresa,

richiesta la partita Iva, redditi “diversi” non compresi fra quelli dichiarabili con il mo-

17 | P a g .

dello 730, plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o derivanti

dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società residenti in Paesi o territori a

fiscalità privilegiata, i cui titoli non sono negoziati in mercati regolamentati, redditi

provenienti da “trust”, in qualità di beneficiario;

nell’anno precedente e/o in quello di presentazione della dichiarazione non risultano

 residenti in Italia;

devono presentare anche una delle dichiarazioni: Iva, Irap, Modello 770 ordinario e

 semplificato;

devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti.

Inoltre, anche i contribuenti che utilizzano il modello 730 potrebbero avere la necessità di

Investimenti all’estero

presentare alcuni quadri del modello Unico Pf (come il quadro RW -

e/o attività estere di natura finanziaria - monitoraggio - Ivie/Ivafe).

Il modello Unico deve essere presentato, in via telematica, entro il 30 settembre.

dei sostituti d’imposta

5 - La dichiarazione IRAP e la dichiarazione

Qualora il soggetto svolga attività d’impresa o arte e professione deve redigere anche la dichia-

razione ai fini dell’IVA e dell’IRAP, compilando le apposite sezioni del modello unico.

Devono presentare la dichiarazione Irap:

le persone fisiche esercenti attività commerciali titolari di redditi d’impresa (articolo

 55 del Tuir);

 le persone fisiche esercenti arti e professioni titolari di redditi di lavoro autonomo (ar-

ticolo 53, comma 1, del Tuir);

 i produttori agricoli titolari di reddito agrario (articolo 32 del Tuir), esercenti attività di

allevamento di animali e che determinano il reddito secondo un particolare calcolo che

tiene conto del numero dei capi allevati;

 coloro che esercitano attività di agriturismo e che, per la determinazione del reddito, si

avvalgono del relativo regime semplificato (articolo 5 della Legge 413/1991);

 le società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle equiparate

(articolo 5 del Tuir), comprese le associazioni costituite tra persone fisiche per

l’esercizio in forma associata di arti e professioni;

soggetti all’imposta sul reddito delle società (Ires) cioè le società

 le società e gli enti

per azioni e società in accomandita per azioni, Srl, società cooperative e di mutua assi-

curazione; i trust e gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territo-

Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività

rio dello

commerciali; le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità

giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, per l’attività esercitata nel territorio

delle regioni per un periodo di tempo non inferiore a tre mesi mediante stabile orga-

nizzazione (articolo 73, comma 1, lettere a) e b) del Tuir);

 gli enti non commerciali, compresi i trust, società semplici e associazioni equiparate,

non residenti, che hanno esercitato nel territorio dello Stato, per un periodo non infe-

riore a tre mesi, attività rilevanti agli effetti dell’Irap mediante stabile organizzazione,

oppure che hanno esercitato attività agricola nel territorio stesso;

 le Amministrazioni pubbliche.

Le persone fisiche non residenti sono tenute alla dichiarazione Irap se esercitano in Italia atti-

vità commerciali, artistiche o professionali, per un periodo di almeno tre mesi, mediante stabi-

le organizzazione o base fissa, oppure nel caso di esercizio in Italia di attività agricole.

18 | P a g .

Sono invece esonerati dalla dichiarazione Irap:

 i contribuenti esercenti attività d'impresa, arti o professioni che hanno aderito al c.d.

regime forfetario agevolato (articolo 1, commi da 54 a 89, della L. 190/2014);

gli incaricati di vendita a domicilio soggetti alla ritenuta a titolo d’imposta;

 i produttori agricoli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, esonerati

 dagli adempimenti Iva (articolo 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972) a condizione che

non abbiano rinunciato al regime di esonero e non svolgono altre attività rilevanti ai

fini Irap.

I sostituti d’imposta (datori di lavoro ed enti pensionistici, amministrazioni dello Stato, ecc.)

all’Agenzia delle Entrate, mediante una dichiarazione annuale, i dati rela-

devono comunicare

tivi alle ritenute effettuate in ciascun periodo d’imposta, quelli relativi ai versamenti eseguiti,

i crediti, le compensazioni operate e i dati contributivi e assicurativi.

La dichiarazione si compone di tre modelli:

- la Certificazione Unica

- il 770 Semplificato

- il 770 Ordinario.

In relazione ai dati da comunicare e ai quadri del modello da compilare, i soggetti tenuti a

presentare la dichiarazione devono trasmettere uno o tutti i modelli.

I sostituti d'imposta utilizzano la Certificazione Unica (CU), per attestare sia i redditi di lavo-

ro dipendente e assimilati sia i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

La Certificazione Unica va rilasciata al percettore delle somme, utilizzando il modello "sinte-

tico" entro il 28 febbraio e successivamente trasmessa all'Agenzia delle Entrate, utilizzando il

modello "ordinario" entro il 7 marzo, in via telematica.

Nel modello 770 Semplificato vanno indicati:

- i dati dei versamenti effettuati, dei crediti e delle compensazioni operate (solo quando

il sostituto d’imposta non è obbligato a presentare anche il modello 770 Ordinario);

- i dati relativi alle somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi

(da parte del solo debitore principale) nonché le ritenute operate sui bonifici disposti

dai contribuenti per usufruire di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione

d’imposta.

Il modello 770 Ordinario, invece, deve essere utilizzato per comunicare i dati relativi a:

 ritenute operate su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale, operazioni

di natura finanziaria;

 versamenti effettuati, compensazioni operate e crediti d’imposta utilizzati.

6 Le dichiarazioni IVA tutti gli elementi necessari per determinare il volume d’affari

La dichiarazione IVA contiene

del soggetto, gli acquisti effettuati nell’esercizio dell’attività e la liquidazione dell’imposta.

Ogni mese (o trimestre, a seconda del diverso regime) il contribuente è tenuto a versare

all’erario la differenza tra l’intero ammontare dell’imposta liquidata sulle operazioni poste in

e l’intero ammontare

essere nel mese, o nel trimestre appena conclusi, (la c.d. iva a debito)

dell’imposta pagata a monte sulle operazioni di acquisto (la c.d. iva a credito).

Sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale Iva tutti i titolari di partita Iva che

esercitano attività d’impresa, attività artistiche o professionali.

La dichiarazione Iva può essere presentata sia in forma autonoma sia unificata (compresa nel-

la dichiarazione Unico).

La presentazione “in via autonoma” è prevista soltanto per alcune categorie di contribuenti,

quali: con periodo d’imposta non coincidente

 le società di capitali e gli enti soggetti a Ires

con l’anno solare, nonché i soggetti, diversi dalle persone fisiche, con periodo

d’imposta chiuso in data anteriore al 31 dicembre; 19 | P a g .

le società controllanti e controllate, che partecipano alla liquidazione dell’Iva di

 gruppo, anche per periodi inferiori all’anno;

 i soggetti risultanti da operazioni straordinarie o da altre trasformazioni sostanziali

soggettive (fusioni, trasformazioni ecc.), tenuti a comprendere nella propria dichia-

razione annuale il modulo relativo alle operazioni dei soggetti fusi, incorporati, tra-

sformati, ecc., qualora abbiano partecipato durante l’anno alla procedura della li-

quidazione dell’Iva di gruppo;

 i curatori fallimentari e i commissari liquidatori, per le dichiarazioni presentate per

conto dei soggetti falliti o sottoposti a procedura di liquidazione coatta amministra-

tiva, per ogni periodo d’imposta fino alla chiusura delle rispettive procedure con-

corsuali;

 i soggetti non residenti che si avvalgono di un rappresentante fiscale tenuto a pre-

sentare la dichiarazione Iva per loro conto;

 i soggetti non residenti identificati direttamente (articolo 35-ter Dpr n. 633/1972);

particolari soggetti (per esempio, i venditori “porta a porta”), che normalmente non

 sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi, a meno che non siano

titolari di altri redditi per i quali sia previsto l’invio di Unico;

 i soggetti risultanti da operazioni straordinarie o da altre trasformazioni sostanziali

dell’anno successivo a

soggettive, avvenute nel periodo compreso tra il 1° gennaio

quello di riferimento e la data di presentazione della dichiarazione relativa, tenuti a

presentare la dichiarazione annuale per conto dei soggetti estinti a seguito della

operazione intervenuta (fusione, scissione, ecc.).

La presentazione della dichiarazione deve essere effettuata (esclusivamente per via telematica)

nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 settembre nel caso in cui il contribuente sia tenu-

to alla presentazione in via autonoma, oppure entro il 30 settembre nel caso in cui il contribuen-

te sia tenuto a comprendere la dichiarazione Iva nella dichiarazione unificata. 20 | P a g .

CAPO OTTAVO

LA RISCOSSIONE DEL TRIBUTO

1 Considerazioni di carattere generale

Per riscossione si intende il complesso delle norme e degli istituti predisposti dal legislatore per

consentire all’ente impositore di incassare le imposte dovute (a titolo definitivo o a titolo di ac-

conto) dai contribuenti, dai sostituti, dai responsabili d’imposta e loro eventuali coobbligati.

Il sistema di riscossione mediante iscrizione a ruolo, proprio delle imposte dirette, è stato este-

so, in seguito alla riforma, anche alle imposte indirette; inoltre, molti obblighi che prima erano

a carico dell’amministrazione fiscale, ora sono a carico dei contribuenti e dei sostituti

d’imposta, sicché il compito dei funzionari finanziari è essenzialmente limitato al controllo del

comportamento tenuto dai contribuenti ed alla riscossione coattiva del tributo, mediante iscri-

ruolo, nel caso in cui questi ultimi non abbiano provveduto all’adempimento degli ob-

zione a

blighi di legge in materia.

I modi in cui può attuarsi la riscossione del tributo sono rigorosamente disciplinati dalla legge;

il che significa che l’eventuale pagamento effettuato al di fuori dei modi e dei tempi dalla legge

stabiliti è considerato illegittimo e privo di ogni effetto.

Il D.P.R. 602/1973 stabilisce che le imposte sui redditi sono riscosse mediante:

a) ritenuta diretta;

b) versamenti diretti del contribuente;

c) iscrizione nei ruoli.

2 Le ritenute dirette e i versamenti diretti

Le ritenute dirette sono le ritenute effettuate dalle amministrazioni dello Stato sui redditi corri-

sposti ai propri dipendenti e redditi similari, sui redditi di lavoro autonomo per prestazioni rese

nei loro confronti, nonché su alcuni redditi di capitale, provvigioni, contributi, premi e vincite

di lotterie e operazioni a premio.

Sono invece versamenti diretti quelli effettuati dagli stessi contribuenti e dai sostituti

d’imposta, in base ad un obbligo di legge ed alle scadenze dalla legge stabilite, indipendente-

mente da ogni intervento dell’amministrazione finanziaria.

3 Modalità e termini dei versamenti assistenziali, …),

I versamenti unitari dei tributi (IRPEF, IRAP, IVA, contributi previdenziali e

al netto della compensazione, sono effettuati utilizzando appositi “modelli”, contenenti delega

di pagamento rivolta ad una banca, ad un ufficio postale oppure ad un agente della riscossione

convenzionato; in tali modelli, tutti i tributi vanno individuati mediante appositi codici, con

specifica indicazione degli importi che si intendono compensare.

dell’Economia

Con Comunicato Stampa n. 107 del 14 giugno, il Ministero e delle Finanze ha

annunciato la proroga al 6 luglio 2016 del termine per effettuare i versamenti derivanti dal mo-

dello UNICO 2016 per tutti i contribuenti che esercitano attività economiche soggette agli studi

di settore, con volume di affari inferiore a euro 5.164.569.

In alternativa, gli stessi contribuenti potranno effettuare i versamenti con maggiorazione dello

0,40%, entro il 22 agosto 2016.

La proroga riguarda tutti i versamenti che derivano dalla dichiarazione dei redditi (oltre ad IR-

PEF ed IRES, anche cedolare secca, altre imposte sostitutive, IVIE, IVAFE), dalla dichiarazio-

ne IRAP, dalla dichiarazione IVA presentata in forma unificata e quindi interessa anche contri-

buti previdenziali INPS di coloro che sono iscritti alla gestione artigiani e commercianti e alla

gestione separata e il diritto annuale alla Camera di Commercio. 21 | P a g .

SOGGETTI INTERESSATI DALLA PROROGA

Nuovo termine Nuovo termine

Soggetto Termine ordinario ordinario senza 0,4% ordinario con 0,4%

Persone fisiche, professionisti

o imprenditori, con codice at- 16 giugno 6 luglio 22 agosto

tività per il quale è stato elabo-

rato uno studio di settore

Società di persone con codice

attività per il quale è stato ela- 16 giugno 6 luglio 22 agosto

borato uno studio di settore

Società di capitali con codice

attività per il quale è stato ela-

borato uno studio di settore e

che hanno approvato il bilan- 16 giugno 6 luglio 22 agosto

cio nel termine ordinario (29

aprile 2016) o non hanno ap-

provato il bilancio chiuso al

31/12/2015

Le ritenute alla fonte vanno versate, per la gran parte, entro il giorno 16 del mese successivo a

quello in cui le ritenute sono state operate; allo stesso modo, entro il giorno 16 del mese succes-

l’IVA l’IVA

sivo va versata mensile, mentre trimestrale va versata entro il il giorno 16 del se-

condo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari, pertanto nel caso di liquidazio-

ne del primo trimestre gennaio-marzo procederemo al versamento il 16 maggio mentre per

il secondo trimestre aprile-giugno verseremo il 16 agosto (spesso il termine viene posticipato

per venire incontro ai contribuenti a fine agosto) mentre per il terzo trimestre luglio-settembre

procederemo al versamento il 16 novembre.

La liquidazione del quarto trimestre ottobre-dicembre invece ha una particolarità in quanto si

Iva speciali che versano quest’ultimo

versa il 16 marzo, ad eccezione dei contribuenti trimestre

il 16 febbraio invece del 16 marzo (parliamo per esempio dei distributori di carburanti, medici

o autotrasportatori).

4 La riscossione mediante ruolo

Il ruolo costituisce lo strumento di riscossione coattiva delle entrate dello Stato (tributarie e non

tributarie) e di quelle degli altri enti pubblici (anche previdenziali), esclusi quelli economici.

è l’elenco dei

La procedura di riscossione in esame inizia con la formazione del ruolo; il ruolo

debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della riscossione (è, quindi, un

provvedimento amministrativo collettivo, il quale deve riportare il nominativo e il codice fisca-

di riscossione, il periodo d’imposta, l’imponibile e

le dei singoli debitori, il tributo oggetto

l’importo dovuto).

Il ruolo viene, quindi, consegnato agli agenti della riscossione (Equitalia S.p.A. e le sue parte-

cipate), che a loro volta devono provvedere ad emettere e a notificare ai singoli debitori la rela-

tiva cartella di pagamento.

La cartella di pagamento è a sua volta un provvedimento amministrativo, la quale contiene

l’intimazione a pagare le somme iscritte a ruolo entro i termini stabiliti nella stessa cartella, con

l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

Sia il ruolo che la cartella di pagamento devono essere notificati e motivati, ovvero va fatto ri-

ferimento al precedente atto di accertamento, oppure, in mancanza, le specifiche ragioni che li

giustificano.

Ma cosa accade se l’iscrizione a ruolo è stata effettuata in base ad un accertamento non notifi-

cato o notificato erroneamente ad altro soggetto?

In questo caso viene a mancare lo stesso presupposto legittimante l’iscrizione a ruolo, che per-

tanto potrà essere impugnata davanti alla competente commissione tributaria. 22 | P a g .

E nel caso di accertamento illegittimo, ad esempio perché immotivato o non legittimamente

motivato?

L’atto di accertamento, ancorché illegittimo, è comunque efficace, e quindi idoneo a perfezio-

nare il presupposto di legge per l’iscrizione e ruolo, senza necessità di autonoma motivazione.

Ciò che doveva essere impugnato era l’avviso di accertamento (con l’eventualità di richiedere

la sospensione della riscossione).

Con l’iscrizione a ruolo delle imposte non pagate alle scadenze stabilite, sono riscossi anche i

relativi interessi. A tal proposito, la legge prevede tre tipi di interessi:

 gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo: sono applicati sulle imposte o maggiori

imposte iscritte a ruolo a seguito di liquidazione, di controllo formale delle dichiara-

zioni o di accertamento da parte dell’ufficio (in caso di mancata dichiarazione).

Gli interessi vengono applicati a partire dal giorno successivo alla scadenza del paga-

mento fino alla consegna del ruolo alla società incaricata della riscossione, nella misu-

ra del 2,75% annuo (stabilita con decreto ministeriale).

 Gli interessi per dilazione di pagamento: applicati sulle somme il cui pagamento sia

stato rateizzato o sospeso, nella misura del 4% annuo;

 Gli interessi di mora: sono applicati sulle somme iscritte a ruolo risultanti dalla rela-

tiva cartella di pagamento, una volta decorsi inutilmente i termini stabiliti per il paga-

e delle fi-

mento, nella misura determinata annualmente dal Ministero dell’Economia

nanze.

5 Oggetto e specie dei ruoli

La riscossione in base a ruolo opera soprattutto in presenza si situazioni di ordine patologico,

per porre rimedio ad errori, inadempienze o violazioni commessi dai contribuenti, dai sostituti

d’imposta, dai responsabili d’imposta e loro eventuali coobbligati.

Si legittima l’iscrizione a ruolo:

a) Delle imposte e delle ritenute rispettivamente liquidate in dichiarazione dai contribuen-

ti, ma di cui non sia stato effettuato in tutto o in parte il versamento;

b) Delle maggiori imposte e ritenute risultanti dalla liquidazione e dal controllo formale

delle dichiarazioni;

c) Delle maggiori imposte e delle maggiori ritenute risultanti da avvisi di accertamento e

di liquidazione divenuti definitivi per mancata impugnazione. 23 | P a g .

Al di fuori di tali ipotesi, sono riscosse mediante iscrizione a ruolo:

 Le imposte e tasse per le quali il ruolo costituisce la forma ordinaria di riscossione (è il

caso delle imposte relative a alcuni redditi soggetti a tassazione separata e la tassa per lo

smaltimento dei rifiuti solidi urbani). Tale iscrizione a ruolo è “non derivante da ina-

dempimento”;

 Le imposte sui redditi e l’IVA provvisoriamente dovute in seguito ad accertamenti che

siano stati regolarmente impugnati.

In ogni caso, l’ufficio delle imposte non può procedere all’iscrizione a ruolo delle somme deri-

vanti dalla liquidazione e dal controllo formale delle dichiarazioni relative alla imposte dirette e

all’IVA, se prima non mette il contribuente nelle condizioni tali da permettergli di chiarire le

eventuali incertezze che si ponessero in ordine alle imposte da riscuotere.

Pertanto, prima di procedere alle iscrizioni a ruolo, qualora sussistano incertezze su aspetti rile-

vanti della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria deve contattare il contribuente, a mezzo

del servizio postale o con mezzi telematici, per fornire i chiarimenti necessari o a produrre i do-

cumenti mancanti e entro un termine congruo comunque non inferiore a 30 giorni dalla ricezio-

ne della richiesta.

I provvedimenti emessi in violazione di tali disposizioni sono annullabili.

6 Termini di notifica e modalità di pagamento dei ruoli

L’art. 25 del D.P.R. 602/1973 prevede che la notifica della cartella di pagamento deve avvenire

nei termini seguenti:

 Entro la fine del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per

le somme dovute in seguito alla liquidazione;

 Entro la fine del quarto anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazione,

per le somme dovute a seguito di controllo formale;

 Entro la fine del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto de-

finitivo.

Cosa succede se la cartella non viene notificata nei termini di legge?

A venire meno non è il credito tributario ma semplicemente il potere di procedere alla sua ri-

scossione mediante ruolo; il che significa che se il contribuente o il sostituto d’imposta provve-

dessero comunque al versamento, anche se tardivo, del tributo o della ritenuta, un tale versa-

mento non potrebbe in alcun modo considerarsi indebito.

La cartella di pagamento contiene l’intimazione a pagare le somme iscritte a ruolo entro il ter-

mine di 60 giorni dalla notificazione della cartella ed, inoltre, l’avvertenza che, in caso di man-

cato pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

La legge prevede la possibilità per il debitore di ottenere dilazioni e rateazioni dei pagamenti

(in determinate circostante e a determinate condizioni).

7 La riscossione coattiva

Il ruolo, una volta sottoscritto, diventa titolo esecutivo, ovvero si tratta di un atto che consente

agli uffici dell’amministrazione finanziaria e agli enti locali, nel caso in cui non venga effettua-

to il pagamento integrale delle somme iscritte a ruolo, di soddisfare il proprio credito rivalen-

dosi direttamente sul patrimonio del debitore, senza bisogno di rivolgersi previamente al giudi-

ce.

La relativa cartella di pagamento deve essere notificata al debitore e ai soggetti obbligati con

esso; la mancata notifica della cartella di pagamento al debitore, o agli eventuali condebitori,

precludono all’amministrazione finanziaria la possibilità di agire in via esecutiva nei loro con-

fronti.

La competenza a procedere all’esecuzione forzata è attribuita dalla legge agli “ufficiali della ri-

scossione”, nominati dagli agenti della riscossione fra persone aventi determinati requisiti stabi-

liti dalla legge. 24 | P a g .

L’esecuzione forzata comporta l’espropriazione dei beni del debitore o dei coobbligati; agente

della riscossione può promuovere azioni cautelari e conservative, nonché ogni altra azione pre-

vista dalle norme ordinarie a tutela del creditore.

Il procedimento di espropriazione si articola in tre fasi:

 Pignoramento dei beni (mobili, immobili e mobili registrati): è l'ingiunzione che l'uffi-

ciale giudiziario fa al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia

del credito i beni a esso assoggettati e i frutti di essi, con l'avvertimento che qualsiasi at-

to sarà invalido (art. 492 c.p.c.).

 entro 120 giorni dall’esecuzione

Vendita dei beni pignorati mediante pubblico incanto:

del pignoramento;

 La distribuzione del ricavato.

8 Crediti e rimborsi in genere

Solitamente il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta assumono la veste di debito-

ri; tuttavia p, può accadere, per vari motivi, che questi si trovino nella posizione di creditori nei

confronti del fisco. Sono da considerare legati al naturale meccanismo del prelievo:

I crediti risultanti a saldo della dichiarazione dei redditi, dove l’imposta definitivamente

a) d’acconto subite e dei versamenti

liquidata sia inferiore alla somma delle ritenute

d’acconto effettuati nel corso dell’anno;

I crediti risultanti a saldo della dichiarazione annuale IVA, dove l’imposta a monte e

b) fatta valere in detrazione risulti maggiore di quella a debito sulle operazioni a valle;

c) I crediti derivanti da eventuali differenze tra liquidazione provvisoria e liquidazione de-

finitiva dell’imposta di registro.

Invece, attengono agli aspetti patologico quei crediti derivanti da errori commessi dai contri-

responsabili d’imposta che abbiano liquidato e versato il tributo in mi-

buenti, dai sostituti o dai

sura maggiore del dovuto, o addirittura abbiano effettuato il pagamento in mancanza del relati-

vo obbligo.

Inoltre, vi è insorgenza di crediti a favore dei contribuenti in quei casi in cui il tributo sia stato

corrisposto in base ad una norma incostituzionale o in contrasto con le norme comunitarie, o in

base a un decreto legge non convertito.

Infine natura del tutto diversa hanno quei crediti d’imposta che la legge attribuisce a vario tito-

lo, ad esempio per evitare duplicazioni d’imposta oppure a fini di esenzione o agevolazione.

Come possono i contribuenti realizzare concretamente tali crediti?

In alcuni casi il credito può essere fatto valere solo in sede di dichiarazione, in detrazione

all’imposta relativa all’anno in cui il credito è maturato (è il caso, ad esempio, dei crediti pro-

dotti e tassati all’estero).

In altri casi, la legge prevede ulteriori modi in cui il credito può essere fatto valere; ad esempio,

il contribuente può optare per il “riporto a nuovo” del credito (ovvero

nel caso di credito IVA,

destinarlo a scomputo delle imposte che saranno dovute nell’anno successivo), oppure cedere il

credito oppure di chiedere il rimborso del relativo ammontare o ancora di utilizzarlo in com-

pensazione di altri debiti tributari (o extra tributari). 25 | P a g .

26 | P a g .


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kika1994

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in banca, borsa e assicurazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kika1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Vanz Giuseppe.

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