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Riassunti dal testo: Compendio di Diritto Scolastico, a cura di Rosanna

Sangiuliano (aggiornato alla Riforma Moratti)

Il Diritto Scolastico nella legislazione antecedente alla Costituzione Italiana.

Il diritto scolastico si configura come parte del diritto pubblico che regola

l’amministrazione scolastica, cioè gli organi, strutture e soggetti attraverso cui lo

stato esercita la funzione pubblica dell’insegnamento.

Breve cronistoria del diritto scolastico e di come si è evoluto:

LEGGE CASATI-1859

Nasce la legislazione scolastica italiana e con essa si pone a carico dello stato italiano

la responsabilità dell’azione educativa del popolo.

Viene introdotto il Principio dell’Obbligatorietà e gratuità dell’istruzione attraverso

cui viene affrontato il problema dell’analfabetismo ( 78 % della popolazione) ma non

lo debella perché il principio dell’obbligatorietà non viene poi praticato del tutto in

quanto:

-Vi è l’assenza di prescrizione della frequenza scolastica

- assenza di sanzioni

- viene affidato ai comuni la responsabilità di istituire le scuole in base alle proprie

disponibilità economiche , dappertutto precarie.

LEGGE COPPINO-1877:

Predispone lo stanziamento di fondi ai Comuni per istituire le scuole.

- Ai genitori viene imposto di inviare i figli a scuola fino a 9 anni obbligo

- scolastico fino ai 9 anni), ma non ci sono sanzioni per gli inadempienti

manca la coscienza popolare della necessità e della valenza dell’istruzione.

-

Risultati ancora non positivi in termini di alfabetizazzione.

LEGGE ORLANDO 1904

-Obbligo scolastico esteso da 9 a 12 anni

- Impone ai Comuni di istituire scuole almeno fino alla IV classe elementare

- Assistere gli alunni più poveri attraverso contributi statali ai Comuni con modesti

bilanci i quali però ben presto si rivelano inadeguati impedendo così l’istituzione

delle scuole.

L’Analfabetismo dunque non decresce, ma acquista sempre maggiore forza il

convincimento che sia compito dello Stato e non dei Comuni, la formazione e

l’istruzione dei cittadini. 1

LEGGE CREDARO n. 407 del 1911

- Comincia lentamente il passaggio allo Stato delle competenze e delle funzioni dei

Comuni che non sono capoluoghi di provincia, circa la gestione della scuola; mentre

le scuole capoluoghi di provincia restano affidate ai comuni.

- Vengono stanziati vari fondi per l’apertura nuove scuole, fiorisce l’edilizia

scolastica, migliora la retribuzione degli insegnanti, c’è l’istituzione di scuole serali e

festive per adulti analfabeti.

RIFORMA GENTILE - 1923

Tale riforma avviene nel periodo immediatamente successivo al primo conflitto

mondiale e sono anni in cui lo stato è fortemente impegnato a dare un nuovo assetto

organico al sistema scolastico. Gentile ridisegna l’assetto scolastico ispirandosi

all’ideologia politica del tempo e alla filosofia neoidealista.

La Riforma interessa le scuole di ogni ordine e grado e i punti chiave sono:

- Estensione dell’obbligo scolastico fino a 14 anni, con scuola elementare di 5

anni e corso di avviamento professionale per chi non accede alle medie.

- Scuole speciali per sordi e ciechi

- Insegnamento obbligatorio della religione cattolica.

- Rigidi controlli per inadempienze dell’obbligo scolastico

- Creazione di scuole Magistrali per la preparazione dei maestri elementari.

- La scuola superiore è riservata a pochi

Solo il Liceo Classico permette l’iscrizione a tutte le facoltà universitarie. Alle

- classi meno abbienti è riservata l’educazione del lavoro.

LA SCUOLA DEMOCRATICA: ART. 9, 33, 34 COST.

La Costituzione Italiana promulgata il 27/12/1947 entrata in vigore il 1/1/1948 dedica

alcuni articoli all’istruzione scolastica, considerata uno dei fini di benessere

perseguiti dallo Stato mirando ad una scuola democratica, ponte di passaggio tra

famiglia ( nucleo formativo della persona) e società (luogo di integrazione con gli

altri individui e di esplicazione della personalità).

Art. 9 comma 1. Si riferisce alla Promozione culturale da parte della Repubblica

Italiana, in quanto essa è uno Stato di Cultura con il compito di fornire le condizioni e

i presupposti per il libero sviluppo della cultura.

Concretamente, la promozione culturale si svolge mettendo in opera gli articoli 33 e

34 della costituzione, che riguardano appunto l’istituzione scolastica e che fanno

riferimento a:

-LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO art. 33 comma 1

- LA PRESENZA DI SCUOLE STATALI PER TUTTI I TIPI, ORDINI E

GRADI DI ISTRUZIONE art. 33 comma 2 2

- LIBERA ISTITUZIONE DI SCUOLE DA PARTE DI ENTI O PRIVATI art.

33 comma 3

- PARIFICAZIONE DELLE SCUOLE PRIVATE A QUELLE STATALI SIA

PER GLI EFFETTI LEGALI CHE PER IL RICONOSCIMENTO

PROFESSIONALE DEL TITOLO DI STUDIO art. 33 comma 4

- AMMISSIONE PER ESAMI, AI VARI GRADI DELL’ISTRUZIONE

SCOLASTICA E DELLA ABILITAZIONE PROFESSIONALE Art. 33

comma 5

- LIBERO ACCESSO ALL’ISTRUZIONE SCOLASTICA SENZA

DISCRIMINAZIONI ART. 34 COMMA 1.

- OBBLIGATORIETA’ E GRATUITA’ DELL’OBBLIGO SCOLASTICO art.

34 comma 2

- IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLO STUDIO ANCHE A

COLORO PRIVI DI MEZZI, PURCHE’ CAPACI E MERITEVOLI,

MEDIANTE BORSE DI STUDIO E ALTRE PROVVIDENZE Art.34 Comma

3

Oltre che allo stato in prima persona tali compiti possono essere SVOLTI anche da

altre soggettività quali REGIONI, Province, Comuni ecc. in quanto, nell’Art 9, il

termine Repubblica viene adoperato nella sua accezione più ampia ed è inteso come

lo Stato in tutte le sua articolazioni che provvede alla promozione culturale.

Non fanno parte invece della Nozione di Repubblica tutti gli Enti di diritto privato

( associazioni, istituzioni, fondazioni ) pur riconoscendo loro l’enorme contributo

fornito allo sviluppo della collettività.

Art. 33

art. 33 comma 1: LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO: tale articolo sancisce: “l’arte

e la scienza sono libere e libero è l’insegnamento”. E’ Ovvio che l’identificazione dei

concetti di arte e scienza non è semplice, ma in generale, si è in presenza di

manifestazioni artistiche o scientifiche quando l’oggetto dell’attività ha un fine

estetico in se o è trattato con metodo scientifico.

La libertà di insegnamento può essere intesa in 2 modi :

1) Libertà di insegnamento dal punto di vista delle metodologie e dei contenuti

2) Libertà di insegnamento dal punto di vista organizzativo e struttuale.

Per quanto riguarda il primo punto, la libertà di insegnamento è intesa come

Autonomia didattica e libera espressione del docente, ovvero libera scelta di

3

metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, e di ogni iniziativa

che sia espressione di libertà progettuale, compresa l'eventuale offerta di

insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative

degli studenti. Essa è finalizzata a promuovere, attraverso un confronto aperto di

posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni.

L’insegnamento può essere impartito in qualsiasi luogo, anche isolatamente sia ai

giovani che agli adulti.

La libertà di insegnamento ha però dei limiti che corrispondono:

all’esposizione degli argomenti attuati con metodo scientifico piuttosto che

1) convinzioni personali;

il rispetto del buon costume, con il quale si intende tutti quegli atti o fatti che

2) in un determinato periodo storico suscitano scandalo o allarme sociale

violando il comune senso del pudore ola coscienza collettiva.

3) Il rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola

4) Il rispetto della coscienza morale e civile degli alunni, ovvero i suoi diritti

come uomo

L’insegnamento diventa strumento attraverso il quale dare corpo alla libertà e ai

diritti del discente: diritto all’apprendimento, diritto alla continuità, diritto all’ azione

educativa, diritto alla diversità.

Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero la libertà dell’insegnamento dal punto

di vista organizzativo e strutturale questa è intesa come libertà nella gestione

dell’istruzione.

Infatti gli art. 33 comma 2-3 fanno riferimento alla PRESENZA DI SCUOLE

STATALI PER TUTTI I TIPI, ORDINI E GRADI DI ISTRUZIONE (comma 2) e

LIBERA ISTITUZIONE DI SCUOLE DA PARTE DI ENTI O PRIVATI ( comma

3), per cui allo stato compete la disposizione delle scuole statali per tutti i tipi, ordini

e gradi dell’istruzione e la creazione di norme generali, ma in virtù del principio

costituzionale di libertà di pensiero vi può essere la libera istituzione di scuole private

le quali devono costituirsi e gestirsi senza onere per lo Stato. Tuttavia non esclude

che lo Stato possa intervenire per le scuole o istituti in difficoltà, ovvero scuole

private dove non esistono scuole statali.

Non vi è dunque un Monopolio statale dell’istruzione ma un sistema parallelo, libero

nelle forme organizzative e nei contenuti, nella convinzione che ciò garantisca un

buon funzionamento per entrambi. Le due diverse tipologie di scuola, statale e non

statale, non solo non sono concorrenti, ma sono convergenti, cioè le une devono

garantire il buon funzionamento delle altre, in quanto hanno lo stesso scopo, cioè la

formazione dei cittadini, la loro esistenza consente poi ai cittadini di attuare il proprio

diritto allo studio nella maniera più consona e in strutture scolastiche più aderenti alle

proprie scelte culturali. 4

art. 33 comma 4: PARIFICAZIONE DELLE SCUOLE PRIVATE A QUELLE

STATALI, SIA X GLI EFFETTI LEGALI CHE X IL RICONOSCIMENTO

PROFESSIONALE DEL TITOLO DI STUDIO.

La parità con le scuole è accordata alle scuole che la richiedono in base alle leggi

dello Stato che fissa i diritti e gli obblighi di esse. Questi obblighi fanno riferimento

alla legge sulla parità scolastica 62/2000, la quale costituisce un sistema nazionale di

istruzione a carattere misto, costituito da scuole statali e da scuole paritarie gestite da

privati o da enti locali. Si definiscono scuole paritarie a tutti gli effetti degli

ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l’abilitazione a rilasciare

titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese

quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l’infanzia, corrispondono agli

ordinamenti generali dell’istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle

famiglie e sono caratterizzate da alcuni requisiti di qualità ed efficacia.

Le scuole non statali per ottenere la parità devono avere 8 requisiti:

1. progetto educativo in armonia con la costituzione;

2. disporre di locali, attrezzature didattiche, arredi conformi alle norme vigenti,

3. organi collegiali che partecipano democraticamente;

4. accettare alunni con handicap;

5. applicare le norme vigenti per la tutela e l’inserimento di alunni con handicap,

6. avere corsi completi, non singole classi;

7. personale docente con titolo di abilitazione

8. contratti individuali di lavoro per dirigenti e docenti

Le scuole paritarie sono soggette a valutazione e verifica da parte del Ministero che

ne accerta l’originario possesso dei requisiti descritti, nonché la loro permanenza nel

tempo, anche i direttori scolastici regionali hanno il potere di disporre accertamenti

con periodicità triennale, nell’ipotesi del venir meno ad uno dei requisiti, il direttore

scolastico regionale, si pone un termine temporale per il ripristino del requisito

mancante, e in seguito può anche disporre la sospensione o revoca del

riconoscimento.

Art. 33 comma 5 AMMISSIONE PER ESAMI, AI VARI GRADI

DELL’ISTRUZIONE SCOLASTICA E DELLA ABILITAZIONE

PROFESSIONALE

Art. 34

art. 34 comma 1-2-3 : Strettamente collegata alla libertà di insegnamento è la libertà

di istruzione , nel senso che al dovere statale di istituire su tutto il territorio

nazionale , scuole di ogni ordine e grado, fa fronte il diritto di accedere liberamente al

sistema scolastico, deducibile dall’ art. 34 comma 1 che cita : la scuola è aperta a

tutti (LIBERO ACCESSO ALL’ISTRUZIONE SCOLASTICA SENZA

DISCRIMINAZIONI). 5

E’ un dovere e diritto del cittadino frequentare i gradi dell’istruzione inferiore

obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni ovvero 5 anni scuola elementare + 3 di

scuola secondaria di 1° grado (OBBLIGATORIETA’ E GRATUITA’

DELL’OBBLIGO SCOLASTICO, art. 34 comma 2), nonché di accedere ai gradi

più alti degli studi anche se privo di mezzi, ma capace e meritevole.

Il comma 3 dell’ art. 34, infatti prevede IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO

ALLO STUDIO ANCHE A COLORO PRIVI DI MEZZI, PURCHE’ CAPACI E

MERITEVOLI, MEDIANTE BORSE DI STUDIO E ALTRE PROVVIDENZE e

aiuti finanziari alle famiglie degli studenti bisognosi, realizzando così l’eguaglianza

dei punti di partenza come previsto dall’Art 3 della Costituzione: TUTTI I

CITTADINI DAVANTI ALLA LEGGE SONO UGUALI E HANNO PARI

DIGNITA’,SENZA DISTINZIONE DI SESSO, RAZZA, LINGUA, RELIGIONE,

OPINIONE POLITICA, CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI. E’ compito della

repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando

di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della

persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione

politica economica e sociale del paese. .

Art. 30 : E’ DOVERE E DIRITTO DEI GENITORI MANTENERE,

ISTRUIRE ED EDUCARE I FIGLI., anche quelli nati fuori dal matrimonio. IN

CASO DI INCAPACITA’ DEI GENITORI, LA

LEGGE PROVVEDE A CHE SIANO ASSOLTI I LORO COMPITI.

Art. 38 GLI INABILI E I MINORATI HANNO DIRITTO ALL’EDUCAZIONE E

ALL’AVVIAMENTO

PROFESSIONALE Le riforme successive

LA NASCITA DELLA SCUOLA MEDIA

Legge 1859 del 1962 : SCUOLA MEDIA UNICA.

Il principio costituzionale dell’obbligatorietà e della gratuità dell’istruzione impartita

almeno per 8 anni ( ovvero dal 6° al 14° anno d’età ) trova la sua attuazione in questa

legge che istituisce la scuola media unica che istituisce appunto che…l’istruzione

obbligatoria successiva a quella elementare è impartita gratuitamente nella scuola

media che ha durata di 3 anni ed è scuola secondaria di I grado

Questa scuola media unica abolisce le preesistenti scuole inferiori (3 anni ginnasio, 4

anni magistrale e tecnici, scuola avviamento professionale) ancorate all’ideologia e

impostazione della riforma gentile, per entrare un contesto maggiormente

democratico. 6

LA SCUOLA MATERNA STATALE

La Legge 444 del 1968 istituisce la Scuola materna statale che …accoglie bambini

da 3 ai 6 anni, ai fini di educazione e sviluppo della personalità infantile, assistenza

e preparazione alla scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia. Con

questa legge vi è per la prima volta una sensibilizzazione alle problematiche

educative degli alunni portatori di handicap, prevedendo delle sezioni speciali per

bambini dai 3 ai 6 anni, affetti da disturbi cognitivi e/o comportamentali..

Il carattere statale della scuola materna ne sottolinea la gratuità, mentre

precedentemente l’istruzione prescolastica era affidata ad enti locali,ecclesiastici,

privati e spesso era a pagamento.

IL TEMPO PIENO

La LEGGE n. 820 del 1971 istituisce la SCUOLA A TEMPO PIENO.

Con tale legge il numero di alunni per classe è di max 25 e vi sono materie

integrative che affiancano le materie curricolari e che richiedono un impegno

scolastico maggiore in termini di tempo e un maggiore coinvolgimento dei docenti in

lavori integrati e pluridisciplinari. Lo scopo di questa legge è quello di fornire nuovi

strumenti e metodi per garantire una piena e completa educazione.

I DECRETI DELEGATI

LEGGE n. 477 del 1973: Con tale legge il Governo emana norme sul riordino

dell’organizzazione della scuola e sullo stato giuridico del personale direttivo,

ispettivo, docente e non docente della scuola, a seguito delle contestazioni

studentesche del ’68.

I decreti delegati emanati con D.P.R. del /74 ( n° 416-417-418-419-420) che

confluiscono ora nel TESTO UNICO DELLA SCUOLA contengono norme

giuridiche che riguardano:

 Istituzione e riordinamento di organi collegiale dellaScuola per ogni ordine e grado

 Stato giuridico del personale della scuola

 Compenso per lavoro straordinario del personale scolastico.

 Sperimentazione e ricerca educazione, aggiornamento culturale

 Stato giuridico del personale non insegnante.

I decreti delegati impostano in modo nuovo la professionalità dei docenti e la scuola

diviene una struttura non più verticistica ma orizzontale, in cui l’organizzazione ed il

funzionamento sia sul piano amministrativo che su quello didattico ed educativo

sono affidati ad organi a carattere collegiale democratico che, nel rispetto delle

competenze di ciascuno, assicurano la partecipazione di tutta la comunità scolastica. 7

L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI HANDICAPPATI

Con la LEGGE 444/1968 la Scuola Materna Statale avvia il processo di

integrazione per gli alunni portatori di handicap. Vi sono poi successive leggi quali

quella del LEGGE 118/1971 con le quali si avvia la graduale eliminazione delle

classi differenziali, con limitazione ai casi di gravi deficienze cognitive o gravi

menomazioni fisiche, che rendono impossibile l’apprendimento o l’inserimento nelle

classi normali.

Con la LEGGE 517/1977 il principio dell’uguaglianza ( Art. 3 della Costituzione)

trova riscontro concreto nell’ambito scolastico in quanto sancisce che …per una

scuola democratica realmente aperta a tutti, devono trovare posto anche gli alunni

handicappati. Per questo vengono istituite iniziative di sostegno da realizzarsi

mediante docenti con particolari titoli di specializzazioni (insegnanti di sostegno).

Si rompe così l’impostazione didattica individualistica tradizionale per consentire

l’apertura delle classi e la collegialità dell’insegnamento.

Anche la LEGGE QUADRO SULL’HANDICAP n. 104/92 affronta la problematica

dell’handicap a livello scolastico adottando un approccio di tipo sistemico con il

coinvolgimento di varie istituzioni: famiglie, ASL, Enti locali, centri riabilitativi,

associazioni di volontariato che nella specificità dei loro compiti e funzioni,

concorrono insieme a migliorare la qualità della vita delle persone diversamente abili.

In particolare l’art.13 garantisce il diritto all’istruzione delle persone diversamente

abili in tutte le istituzioni scolastiche di ogni grado e ordine, anche nelle istituzioni

universitarie attraverso la programmazione coordinata dei sevizi scolastici con i

servizi socio-assistenziali, culturali e ricreativi.

LA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO DELLA SCUOLA ELEMENTARE

Con la Legge n. 148 del ’90 si attua la RIFORMA DELL’ORDINAMENTO

DELLA SCUOLA ELEMENTARE : la scuola elementare concorre alla

formazione dell’uomo e del cittadino nel rispetto e valorizzazione delle diversità

individuali, sociali e culturali, si propone dunque di gettare le basi per lo sviluppo

della personalità del bambino promuovendone l’alfabetizzazione culturale.

Ai fini della continuità del processo educativo, viene introdotto l’insegnamento di

una lingua straniera e numerose forme di raccordo pedagogico, curricolare ed

organizzativo con la scuola materna e media.

LA PERSONALITA’ GIURIDICA

A seguito delle numerose disfunzioni del sistema scolastico si è atteso il

riconoscimento della personalità giuridica delle scuole di ogni ordine e grado.

La personalità giuridica porta con sé l’autonomia amministrativa e di bilancio

garantendo una più trasparente situazione economico-finanziaria e una maggiore

responsabilità contabile.. 8

L’Art. 4 della L. 537/93 sancisce dunque che …tutte le scuole hanno personalità

giuridica e sono dotate di autonomia organizzativa, didattica, di ricerca e di

sviluppo, ed e il governo che viene emana i decreti legislativi che :

 Determinino i tempi dell’attuazione dell’autonomia scolastica,

 le Modalità dell’autonomia didattica e le forme di attuazione dell’Autonomia

organizzativa e amministrativa.

IL TESTO UNICO DELLA SCUOLA

Lo scopo del testo unico è quello di raccogliere ed ordinare tutte le disposizioni

legislative vigenti in materia d’istruzione. Esso è emanato dal Governo con la legge

delega 121 del 91 poi con la legge 126 del 93.

È bene ricordare che il Testo Unico non esaurisce in se la disciplina in materia

scolastica, vi sono infatti altre fonti che completano il quadro normativo scolastico,

quali:

DPR 10/4/87 n. 207: disposizioni contrattuali, normative del pubblico impiego.

DPR 10/1/57 n. 3; D.Lgs 3/2/93 n. 29 e succ. modifiche; D. Lgs. 30/3/01 n.165:

disciplina del pubblico impiego, applicazione anche per il personale docente.

LA CARTA DEI SERVIZI SCOLASTICI

Si colloca in un contesto di progressiva sensibilizazione da parte delle Pubbliche

Amministrazioni di usufruire di prestazioni efficienti ai cittadini: infatti con la

direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27/1/94 la Pubblica

Amministrazione adotta la Carta dei Servizi Pubblici come codice di

autoregolamentazione allo scopo di garantire ai cittadini il godimento dei diritti.

Anche la scuola italiana adotta la Carta dei Servizi Scolastici (DPCM 7/5/93) punto

di partenza del processo normativo che ha portato all’autonomia scolastica.

La carta dei servizi scolastici è una sorta di carta d’identità della scuola, un

documento informativo in cui la scuola deve presentarsi (trattandosi di un documento

pubblico deve risultare trasparente e conoscibile). È rivolta ai genitori, e per la prima

volta i fruitori del servizio scolastico sono definiti “utenti”, l’istruzione non è vista

più come un valore concettuale ma come un servizio di cui poter usufruire.

Con la carta dei servizi ogni scuola si impegna ad un servizio + orientato allo

studente e perciò qualitativamente migliore perché ancorato a precisi standard di

qualità quali:

-uguale possibilità di accesso e fruizione dei servizi scolastici, con maggiore impegno

nei confronti di alunni in particolari situazioni;

- imparzialità e regolarità dei servizi scolastici;

- partecipazione alle scelte scolastiche;

- efficienza e trasparenza delle decisioni di politica educativa;

- aggiornamento didattico dei docenti. 9

IL PROCESSO AUTONOMISTICO LEGGE 59/97

La legge 59/97 riprende l’indicazione normativa della legge n. 537/93 inerente la

personalità giuridica e l’autonomia scolastica.

LA RIFORMA DEGLI ESAMI DI MATURITA’

L.425/97: riforma dell’esame di maturità. L’esame consta di 3 prove scritte di cui

una multidisciplinari e l’esame orale. Il rendimento è calcolato in centesimi, viene

introdotto il credito scolastico, attribuito a ciascuno studente dal consiglio di classe

(max 20 punti).

Legge 30/2200 ( Riforma De Mauro – Berlinguer )

Con questa legge è stata introdotta la Riforma dei cicli, ovvero una ristrutturazione

del percorso educativo degli alunni adottando una scansione scolastica articolata in

2 cicli ( scuola di base e scuola secondaria) al posto dei tradizionali 3 cicli.

Questo modello si rifà ai sistemi educativi francese, britannico e spagnolo. Nel

sostituire i 2 cicli ai tradizionali 3 tipici del percorso formativo a partire dalla riforma

gentile, la legge 30/200 ha previsto lo snellimento del corso di studi primario

articolato in 7 anni ( dai 6 ai 12 anni) abolendo la scuola media come percorso a se

stante e accorpandola invece alla scuola elementare come un unico corso, e in più ha

previsto una maggiore qualificazione del ciclo secondario rendendone obbligatoria la

frequenza dei primi 2 anni a carattere prevalentemente orientativo e facoltativi i

successivi 3 anni di indirizzo, quale ponte di passaggio ad un’istruzione superiore.

L’innalzamento dell’età dell’obbligo scolastico e l’obbligo formativo

L’innalzamento dell’obbligo scolastico oltre gli 8 anni previsti dalla costituzione era

da tempo un obiettivo prioritario della politica scolastica in risposta anche

all’esigenza di uniformare il nostro ordinamento a quello vigente negli altri paesi

europei ma anche per fornire agli studenti una base culturale più congrua e facilitare

l’ingresso nel mondi del lavoro. La legge n 9 del 1999 ha disposto dunque

l’innalzamento dell’obbligo scolastico dagli 8 ai 10 anni .

Invece la legge 144 del 1999 ha disciplinato che a decorrere dall’anno 1999-2000 ,

l’obbligo di frequenza delle attività formative fino al compimento del 18 anno di età.

Tale obbligo può essere assolto sia nel sistema di istruzione scolastica, sia nel

sistema della formazione professionale di competenza regionale, sia nell’esercizio

dell’apprendistato.

L’obbligo formativo si intende comunque assolto con il conseguimento di un

diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. 10

L’AUTONOMIA SCOLASTICA

L’Autonomia scolastica nasce ufficialmente nel 1997 con l’art. 21 della legge n. 59

(Legge Bassanini), anche se è stata preceduta nel 1995 dall’istituzione della “Carta

dei servizi scolastici”, punto di partenza del processo normativo che ha portato

all’autonomia scolastica.

La carta dei servizi scolastici è una sorta di carta d’identità della scuola, un

documento informativo in cui la scuola deve presentarsi (trattandosi di un documento

pubblico deve risultare trasparente e conoscibile). È rivolta ai genitori, e per la prima

volta i fruitori del servizio scolastico sono definiti “utenti”, l’istruzione non è vista

più come un valore concettuale ma come un servizio di cui poter usufruire.

Come dicevamo prima il tema dell’autonomia è avviato ufficialmente nel 1997, non

esiste una legge sull’autonomia scolastica, ma nell’ambito della legge 59/97, legge di

riordino e innovazione dell’amministrazione pubblica, l’art. 21 disciplina tale materia

poiché l’obiettivo di tale legge è l’efficienza della pubblica amministrazione,

conferendo alla scuola modernità ed efficienza. Anche se poi il lungo iter normativo

dell’A.S. si conclude con il D.P.R. 275 del 99.

Le ragioni per le quali si è andata imponendo l'esigenza di ristrutturare tutto il sistema

scolastico secondo i criteri dell'autonomia sono di carattere politico, ed economico ,

sociale e culturale.

- Le ragioni politiche sono da individuare nel processo di democratizzazione in atto

in tutte le istituzioni del nostro Paese. Per quanto riguarda la scuola solo l'autonomia

può renderla autenticamente democratica perché permette la reciproca

collaborazione e corresponsabilità al suo interno fra gli operatori e gli utenti, e

all'esterno, con l'ambiente economico, politico, sociale e culturale.

- Le ragioni sociali sono da individuare nel fatto che la scuola acquisisce la

competenza necessaria ad organizzarsi secondo le esigenze e le richieste del territorio

e del tessuto sociale in cui si opera.

- Le ragioni culturali sono me individuare nel fatto che la scuola può innestare la sua

azione educativa e didattica nel tessuto dei valori di cultura, arte, religione che

caratterizzano il territorio in cui la scuola opera

L' autonomia scolastica può esser la condizione necessaria per pensarsi in termini di

servizio perché lega la propria azione alla lettura e interpretazione della domanda

sociale e offre uno spazio di reale progettualità diversificata in base alle esigenze del

territorio.

Come dicevano prima l’art. 21 della legge 57/99 disciplina l’Autonomia scolastica e

l’intero impianto normativo di tale articolo dispone che l’autonomia scolastica si

attua nel momento in cui viene riconosciuta la “personalità giuridica” (con

conseguente attribuzione dei diritti e dei doveri) alle scuole ( elementari e i licei,

statali e non statali) le quali devono avere una dimensione, in termini di popolazione

scolastica, i cui parametri sono precisati dal D.P.R. del ‘98 per garantire un equilibrio

ottimale tra domanda d’istruzione ed offerta formativa. ha delineato dei criteri

11

dimensionali ideali relativi a ciascuna istituzione scolastica che riguardano. Tali

parametri sono:

1. consistenza della popolazione residente nell’area territoriale di pertinenza;

2. caratteristiche demografiche, economiche, socioculturali ed orografiche in

riferimento al bacino di utenza di pertinenza;

3. esistenza di devianze giovanili o criminalità minorile,

4. eventuale complessità di direzione ed organizzazione didattica ed eventuali

altre complessità di gestione per quegli istituti nei quali coesistono differenti

gradi di scuola o differenti indirizzi scolastici.

Con l’autonomia si dà vita ad un sistema organizzativo di tipo orizzontale, in cui la

scuola non è più terminale passivo di norme e regolamenti, ma diventa soggetto

protagonista. Questo ruolo da protagonista si sostanzia in 3 diversi aspetti

dell’autonomia: organizzativa, amministrativa e finanziaria, didattica (quest’ultima

prioritaria rispetto alle altre).

AUTONOMIA FINANZIARIA

Il comma 5 dell’art. 21 prevede l’erogazione da parte dello Stato di una dotazione

finanziaria essenziale necessaria a garantire il funzionamento amministrativo e

didattico, che si divide in assegnazione ordinaria e un’assegnazione perequativa.

L’assegnazione ordinaria è identica per tutti gli istituti, è determinata in relazione a

parametri fissi (numero di studenti, numero delle classi, tipologia di studi), mira a

garantire il sostentamento agli istituti.

L’assegnazione perequativa invece è un’integrazione eventuale, adattata alle esigenze

dell’istituto, tenendo conto delle caratteristiche socioeconomiche e culturali del

territorio, di eventuali sponsorizzazioni di cui gode la scuola. Ciò che resta rimane in

cassa e contribuisce a formare un fondo-cassa a disposizione della scuola.

L’autonomia Didattica

L'autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del

sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della

libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere. Con

essa si intende la scelta libera e programmata di metodologie, strumenti,

organizzazione e tempi di insegnamento, e di ogni iniziativa che sia espressione di

libertà progettuale, compresa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi

o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti. 12

Dunque lo strumento chiave intorno alla quale ruota la logica dell’autonomia

didattica è la FLESSIBILITA’ che consiste nella capacità di modulare le

proprie scelte per una scuola personalizzata, attenta, cioè, alle richieste di

apprendimento e formazione avanzate dagli alunni, dalle famiglie e dal contesto

territoriale (questo senza voler significare l’adattamento supino dei curricoli

all’esistente o la semplice gestione di fenomeni, quali disagio o svantaggio).

Tra le diverse forme di flessibilità dunque quelle più importanti fanno riferimento ai

tempi dell'insegnamento e allo svolgimento delle singole discipline e attività

( Modularità disciplinare).

Per quanto riguarda la flessibilità dei tempi di insegnamento vi può essere :

 la distribuzione diversa dei tempi delle discipline nel corso dell’anno.

Nella scuola dell’autonomia il modo di organizzare il tempo dell’insegnamento

deve essere funzionale ai ritmi di apprendimento degli alunni.

Il monte ore di una o più discipline può, ad esempio, essere articolato in un

progetto intensivo di durata bimestrale o quadrimestrale; ancora, può essere

possibile dedicare in certi periodi dell’anno più tempo per una certa attività e

diluirla in altri periodi; oppure, realizzare aggregazioni disciplinari in alcuni

momenti particolarmente significativi dell’anno (fase dell’accoglienza, settimana

della cultura scientifica, settimana ecologica ecc...). In questo modo, l’aspetto

organizzativo si intreccia con l’aspetto didattico e pedagogico, rendendosi

possibile al massimo la personalizzazione del curricolo;

la strutturazione delle unità di insegnamento in tempi diversi dall'ora di 60

 minuti. Le lezioni delle diverse discipline (fermo restando il monte ore formativo

annuale), possono articolarsi, cioè, in unità didattiche temporalmente diverse

dall’ora, in quanto alcune attività richiedono, inevitabilmente, più tempo ed altre

meno tempo.

Per quanto riguarda la modularità disciplinare:

l'articolazione flessibile del gruppo classe. La classe resta il gruppo di riferimento

 delle attività didattiche e sede di significative relazioni umane, tuttavia è possibile

superare l’unitarietà del gruppo classe mediante l’articolazione modulare di gruppi

di alunni. In questo caso modularità significa pensare i percorsi di insegnamento e

apprendimento per moduli organizzativi diversi dalla classe, funzionali alle stesse

attività didattiche e rispettosi delle specificità dei singoli alunni. Questo permette la

costituzione di gruppi di alunni variamente configurati, aggregazioni, cioè, anche

temporalmente diverse di alunni per conseguire obiettivi anche momentaneamente

diversi:

gruppi per progetti specifici o per attività di tipo integrato (da realizzarsi in

 determinati periodi dell’anno); 13

 gruppi provenienti dalla stessa classe, da altre classi, da altri corsi o da altre

scuole ecc...;

gruppi per attività curricolari che necessitano di un’organizzazione

 particolare (un’attività di ricerca si realizza meglio in un gruppo ridotto

rispetto alla classe; un argomento può essere trattato con modalità frontali nella

classe ed in modo laboratoriale in un gruppo; una tematica può essere

considerata ad un livello di approfondimento, rivolgendosi ad un gruppo

allargato di due classi, oppure ad un altro livello di approfondimento

all’interno di un gruppo più ridotto rispetto alla classe ecc...);

gruppi per interessi o per livello di competenza iniziale (gruppi, questi ultimi,

 che perseguono, per un periodo limitato, obiettivi diversi come il recupero e

l’approfondimento);

l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, calibrati sulle caratteristiche

• degli alunni che si trovano in difficoltà, anche transitorie;

l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari;

• la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di

• orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative

eventualmente assunte dagli enti locali

la scelta dei criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti

• scolastici avuto riguardo agli obiettivi specifici di apprendimento e tenuto conto

della necessità di facilitare i passaggi tra diversi tipi e indirizzi di studio, di

favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra

scuola, formazione professionale e mondo del lavoro

La definizione dei curricoli

Le scuole compongono un quadro didattico unitario nel quali sono presenti :

- discipline e attività fondamentali nell’ambito delle quali esistono alcune a

carattere alternativo tra di loro.

- discipline e attività integrative anch’esse obbligatorie rispetto alle quali esiste la

possibilità dio esercitare una facoltà opzionale da parte degli alunni

- discipline e attività facoltative.

Con la riforma Moratti i curricoli sono sostituiti dalla dicitura Piani di studio

personalizzati che contengono:

un nucleo fondamentale omogeneo su base nazionale che rispecchia la cultura

1. e l’identità nazionale ovvero il curricolo nazionale che è deliberato dal

Legislatore e rappresenta i "saperi essenziali" e tutte le discipline fondamentali,

comuni e obbligatorie per tutti gli studenti ;

una quota riservata alle regioni, il curricolo locale, ricavata dal 15 % delle ore

2. totali di attività didattica che è deliberato dal Collegio dei docenti delle singole

scuole, attraverso un progetto formativo e rappresenta gli " itinerari " che le

14

varie istituzioni scolastiche ritengono necessari per il contesto socio-culturale

in cui agiscono ed è obbligatorio per tutti gli studenti.

Piano dell'offerta formativa.

Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue

componenti, il Piano dell'offerta formativa che è il documento fondamentale che

attraverso cui si esplicita l’autonomia didattica e si esplicita l'identità culturale e

progettuale delle istituzioni scolastiche in quanto in esso si delinea:

la progettazione curricolare, ovvero i curricoli obbligatori corrispondenti agli

- indirizzi di studio, percorsi didattici alternativi , obbligatori e facoltativi

extracurricolare, ovvero discipline e attività didattiche aggiuntive per

- ampliare l’offerta formativa ( insegnamenti speciali facoltativi nel settore

artistico, musicale, informatico, corsi di attività motoria ecc.)

- Programmi di sostegno per portatori di handicap

educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della

- loro autonomia , per cui anche accordi con enti pubblici e privati specialistici,

università ed altre scuole collegate in rete per attività di aggiornamento del

personale, per garantire la continuità tra i vari segmenti scolastici ecc.

Il POF dunque, se da un lato è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei

diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale, dall’altro riflette le

esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo

conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa.

Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli

indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di

amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle

proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei

genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal

consiglio di circolo o di istituto. Il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con

gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche

operanti sul territorio.

Una volta approvato, il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli

alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione.

AUTONOMIA ORGANIZZATIVA:

E’ finalizzata a rendere il servizio scolastico maggiormente flessibile, diversificato,

efficiente ed efficace cercando di ottimizzare le risorse umane e finanziare, materiali

ecc.. In particolare l’ Autonomia Organizzativa si esplica con: 15

1) Gli adattamenti del calendario scolastico ovvero la flessibilità dei giorni festivi di

lezione stabiliti dall'istituzione scolastica autonoma rispetto al calendario stabilito

dalla Regione.

I motivi per cui viene realizzato sono:

- particolari festività

- istituzione di corsi di recupero

- adeguamento delle attività didattiche alle esigenze degli studenti

- realizzazione di progetti contenuti nel POF.

2) L'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e

attività sono organizzati in modo flessibile, privo di ogni forma di rigidità, anche

sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione

delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore

annuale, ovvero le ore effettivamente dedicate allo studio di ogni disciplina in tutto

l'anno scolastico.

L' orario può essere così articolato:

- orario antimeridiano settimanale articolato in sei giorni a settimana

- orario antimeridiano e pomeridiano articolato in cinque o sei giorni a settimana.

Può essere di 27 ore settimanali o di 30 ore per gli alunni che scelgono le attività

opzionali.

3) In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono

essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali

differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano

dell'offerta formativa, fermo restando il rispetto dei complessivi obblighi annuali dei

servizi dei docenti previsti dai contratti collettivi .

Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo.

Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l'autonomia di

ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto

culturale, sociale ed economico delle realtà locali e curando tra l'altro:

a) la progettazione formativa e la ricerca valutativa;

b) la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;

c) l'innovazione metodologica e disciplinare;

d) la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell'informazione e della

comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi;

e) la documentazione educativa e la sua diffusione all'interno della scuola;

f) gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;

g) l'integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d'intesa con i

soggetti istituzionali competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la

formazione professionale. 16

Se il progetto di ricerca e innovazione richiede modifiche strutturali che vanno oltre

la flessibilità curricolare le istituzioni scolastiche propongono iniziative finalizzate

alle innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e

durata, l’integrazione dei sistemi formativi e processi di continuità e orientamento.

Autonomia Funzionale

Consiste nel riconoscimento alle istituzioni scolastiche di competenze e funzioni

riguardanti:

 la carriera scolastica e il rapporto con gli alunni ( iscrizioni, certificazioni

valutazione dei crediti formativi ecc.)

 amministrazione e gestione del patrimonio e delle risorse finanziarie

stato giuridico ed economico del personale.

CONCLUSIONI: nell’attuazione dell’autonomia scolastica ciascuno ha il suo ruolo:

-gli organi collegiali garantiscono l’efficacia e l’efficienza dell’autonomia

- i docenti hanno il compito e la responsabilità dell’insegnamento e

dell’apprendimento

- il capo di istituto esercita le funzioni dirigenziali ecc.

ATTIVITA’ ORGANIZZATE IN RETE CON ALTRE SCUOLE E/O CON IL

TERRITORIO

Per attività in rete delle istituzioni scolastiche si intende la possibilità per le scuole di

associarsi tra loro o con enti esterni. La motivazione è lavorare "in rete"

sinergicamente.

I progetti formativi più frequentemente realizzati tra reti riguardano:

- l'aggiornamento docenti

- progetti riguardanti il territorio.

INIZIATIVE DI CONTINUITA’

Va sottolineato che il documento pone l'accento sull'apertura all'esterno della scuola,

secondo dunque la prospettiva di continuità sia orizzontale che verticale.

Orizzontale nel senso di una continuità non solo con la famiglia ma anche con

 il territorio.

Verticale nel senso di una continuità tra scuola dell'infanzia, scuola primaria e

 scuola secondaria di primo grado.

Nell' ambito della continuità possono essere realizzati:

- raccordo delle programmazioni 17

- scambi di esperienze

- progetti svolti dagli alunni delle cosiddette classi aperte

AMPLIAMENTO DELL'OFFERTA FORMATIVA

Non è solo relativo al "curricolo aggiuntivo", ma riguarda la possibilità che le scuole

hanno di realizzare percorsi formativi per adulti, di consentire l'utilizzazione della

propria struttura in orario extra scolastico, di avviare iniziative di raccordo con il

mondo del lavoro.

MODALITA’ DI VERIFICA

L’art. 4 prevede che le scuole definiscono i criteri per la valutazione periodica degli

alunni, l'art 10, invece, contempo per la scuola una valutazione esterna (anche se

sempre interno all'amministrazione scolastica), finalizzata alla verifica degli standard

di qualità del servizio (prove invalsi)

IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA

RICERCA (MIUR)

Il Ministero della Pubblica istruzione è stato istituito nel 1847 da Carlo Alberto e

per un breve periodo è stato denominato Ministero dell’Educazione Nazionale in

quanto oltre alle competenze dell’istruzione pubblica aveva anche competenze della

cultura altra quali accademie, belle arti ecc. fino a quando poi tali attività sono state

trasferite al ministero per i beni culturali e ambientali.

A seguito Della delega contenuta nella legge Bassanini ( legge 59 /1997) il

Ministero della Pubblica Istruzione perde la sua originaria fisionomia a seguito

dell’accorpamento con il ministero dell’università e della ricerca scientifica

diventando così il MIUR. Successivamente con la legge 300/1999 il MIUR diventa

MURST nel quale confluiscono la ricerca scientifica e tecnologica.

Le funzioni del MIUR :

- Funzioni in materia di istruzione e di ricerca

- Funzioni conferite alle regioni ed enti locali

- Autonomia delle istituzioni scolastiche e delle istituzioni universitarie e degli enti

di ricerca.

Aree funzionali del MIUR:

- Istruzione non universitaria

- Istruzione universitaria , ricerca scientifica e tecnologica.

Il Ministero inoltre si articola in Dipartimenti il cui numero non può essere

superiore a 3, in relazione alle aree funzionali descritte : 18

Dipartimento per la programmazione ministeriale e per la gestione

- ministeriale del bilancio, delle risorse umane e dell’informazione, che

svolge funzioni nelle aree di programmazione ministeriale, bilancio e

monitoraggio del fabbisogno finanziario del Ministero .

Dipartimento per l’Istruzione che svolge funzione nell’organizzazione

- generale dell’istruzione, ordinamenti, curricola e programmi scolastici ecc. ;

riconoscimento dei titoli di studio all’estero ecc.

Dipartimento per l’università , ricerca e tecnologia che si occupa di

- istruzione universitaria e tutto ciò che riguarda l’università la ricerca e

scienza.

Il Ministro

Il Ministro è a capo del Miur, ma non è a capo dell’amministrazione, vi è infatti un

dirigente amministrativo (di 9°grado) che controlla l’operato del Ministro.

Dal Ministro dipendono tutti gli uffici, sia centrali che periferici, che esplicano la loro

attività istituzionale in materia d’istruzione. Il Ministro non lavora da solo, ma è

affiancato da un vice-ministro, e si avvale del lavoro dei sottosegretari (almeno 2 per

il comparto dell’istruzione scolastica e uno per l’università e la ricerca) che lavorano

su delega del Ministro.

Il Ministro può anche avvalersi di uffici di staff, che svolgono attività di supporto al

lavoro ministeriale e di raccordo con l’amministrazione.

L’art. 3 D.Lgs 29/93 ha individuato le funzioni del Ministro dell’Istruzione. Al

Ministro spettano:

- le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei relativi atti di indirizzo

interpretativo ed applicativi (come tutti gli altri ministri deve realizzare delle leggi

ma anche atti normativi che le rendano operative sul piano pratico e che ne

consentano una corretta interpretazione ed applicazione).

- la definizione degli obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per

l’azione amministrativa e per la gestione del comparto scuola e di quello

universitario.

- individuare le risorse umane, strutture materiali ed economico- finanziarie da

destinare alle differenti finalità e comunicarle poi all’appartato dirigenziale e le

singole amministrazioni periferiche dovranno rendere attuabili le decisioni del

Ministero.

- provvedere alle nomine e alle designazioni che saranno poi rese effettive a seguito

della scelta dettate dai parametri sopraelencati (il ministro individua i parametri, la

dirigenza sceglie le persone, comunica la propria scelta alle amministrazioni

periferiche, il Ministro provvede alla nomina).

Al Ministro spetta fare richieste ufficiali di pareri alle autorità amministrative

indipendenti e al Consiglio di Stato.

Ai dirigenti, invece, spettano competenze legate alle adozioni di e provvedimenti

amministrativi, compresi quelli che impegnano l’amministrazione verso l’esterno,

19

gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, attraverso autonomi poteri di spesa,

autonomi poteri di controllo delle risorse umane e strumentali, la responsabilità in

esclusiva dell’attività amministrativa e dei relativi risultati (in caso di inadempienza

c’è il commissariato)

COMPETENZE

Le competenze del ministro (D. Lgs 112/98)

La legge 59/97, nota come “legge Bassanini”, è una legge di semplificazione della

pubblica amministrazione che ha riordinato alcuni ministeri e ha disciplinato, tra

l’altro, anche tutte le competenze del Ministro dell’istruzione, per quanto riguarda

però solo l’area dell’istruzione scolastica e lasciando inalterato il comparto

universitario. La materia è stata in seguito oggetto di un successivo atto normativo, il

D. Lgs112/98 secondo cui è compito del Ministro:

definire i criteri e i parametri per l’organizzazione della rete scolastica,

1. sistema costituito dal network di tutti gli istituti scolastici del territorio italiano

e tutti gli uffici amministrativi che operano nell’ambito scolastico;

2. organizzare il sistema di valutazione della scuola;

determinare e assegnare le risorse finanziarie, sia quelle a carico del bilancio

3. dello Stato, sia quelle a carico delle istituzioni scolastiche;

svolgere funzioni relative ai conservatori di musica, alle accademie di belle

4. arti, o all’accademia nazionale d’arte drammatica, all’accademia nazionale di

danza, agli istituti culturali stranieri presenti in Italia (questo almeno fino alla

legge n.300/99) che ha visto la nascita di nuove tipologie di licei);

Vi sono poi delle funzioni amministrative quali:

- l’organizzazione del comparto istruzione delle scuole militari e qualsiasi altro

ente di difesa presente sul territorio nazionale, nonché nell’ambito dei presidi

ospedalieri;

- l’organizzazione generale di istituti scolastici istituiti da individui non facenti

parte della Comunità Europea o da Enti costituiti per la loro maggioranza da

individui extracomunitari (centri di accoglienza con finalità culturali, istituti di

lingua, ecc).

L’AMMINISTRAZIONE PERIFERICA DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

A partire dal 1997 con il “pacchetto Bassanini”, è stata data una nuova

organizzazione al sistema formativo nazionale che risente delle impostazioni

introdotte sia a livello nazionale che locale; l’autonomia scolastica, il decentramento

amministrativo e la nascita del Ministero per la devolution (legge n.300/99), la

riforma del titolo V della Costituzione con conseguente equiparazione delle leggi

regionali a quelle nazionali (2001).

Per la scuola, tutto ciò ha comportato una riorganizzazione di tutto il comparto

amministrativo periferico del Ministero dell’Istruzione. I due principali organi

periferici del Ministero sono le Sovrintendenze scolastiche regionali e interregionali

e i Provveditorati agli Studi. 20


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto scolastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Sangiuliano Rosanna.

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