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Diritto pubblico: domande esame

Appunti di diritto pubblico con le domande d'esame basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Tira dell’università degli Studi Ecampus - Uniecampus, facoltà di economia, corso di Laurea in Economia e Commercio. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto pubblico docente Prof. E. Tira

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Lezione 11

Descrivere il procedimento di approvazione delle leggi ordinarie.

Le fasi del procedimento legislativo​ . - Il procedimento legislativo si articola in più fasi. La maggioranza degli

studiosi parla di tre fasi diverse – quella dell’iniziativa, quella della decisione e quella dell’integrazione

dell’efficacia – anche se vi è chi parla di quattro fasi, distinguendo la fase della decisione in due distinti

momenti (la fase istruttoria e la deliberazione vera e propria), ovvero distinguendo la fase integrativa

dell’efficacia nelle due fasi della promulgazione e della pubblicazione.

Per quanto riguarda la fase dell’iniziativa, hanno diritto di presentare una proposta di legge: ogni singolo

parlamentare; il Governo; almeno 50 mila elettori; ciascuna Regione​ ; il Consiglio nazionale dell’economia e del

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lavoro​ .

Tra tutti questi soggetti, solo il Governo​ è quello che gode di una competenza di tipo generale e, peraltro, in

determinate materie (bilancio preventivo; rendiconto consuntivo; legge finanziaria) è l’unico soggetto

legittimato a presentare disegni di legge (si parla in questo caso di un’iniziativa obbligatoria e riservata).

Per quanto riguarda la fase della decisione, il procedimento si articola nel lavoro in Commissione e nel lavoro in

Aula. L’organizzazione del lavoro in Commissione risponde non solo a una necessità di carattere procedurale

(se la discussione dovesse avvenire esclusivamente in Aula, il procedimento sarebbe eccessivamente lento e

macchinoso), ma ha anche una sua specifica tradizione nell’ambito della prassi parlamentare. La Costituzione

(e i regolamenti parlamentari) distinguono diverse procedure.

Il procedimento ordinario​ , ovvero il procedimento che viene utilizzato normalmente, viene detto per

commissione referente. Una volta che sia stata presentata una proposta di legge a una delle due Camere, il

Presidente dell’Assemblea la assegna alla Commissione competente per materia perché venga discussa. La

Commissione può essere o una di quelle permanenti o una speciale costituita ad hoc. In ogni caso, le

Commissioni devono rispettare il fondamentale principio della proporzionalità dei gruppi (devono essere

formate, cioè, in modo proporzionale alla consistenza numerica dei gruppi parlamentari). Qualora ci siano più

proposte di legge sullo stesso argomento, la Commissione può unificarle tra loro o, comunque, ridurne il

numero. Nella Commissione possono essere presentati (e votati) emendamenti al testo: l’eventuale reiezione di

un emendamento nella Commissione non pregiudica, tuttavia, la sua riproponibilità durante la discussione

nell’Aula.

Una volta esaurita la discussione del progetto di legge, la Commissione approva il testo insieme a una relazione

finale in cui vengono esposti l’attività svolta e gli orientamenti emersi durante la discussione: di questa

relazione viene incaricato un componente della Commissione, che ne riferisce poi all’Aula (di qui la

denominazione per commissione referente).

Una volta esaurito il lavoro della Commissione, il testo passa all’Aula (fase della deliberazione). Il progetto

viene prima discusso nelle linee generali, poi si passa alla discussione dei singoli articoli, degli eventuali

emendamenti e alla votazione del testo definitivo di ogni singolo articolo e, infine, si passa alla votazione

dell’intero testo di legge, così come risulta a seguito dell’esame svolto articolo per articolo.

Nel caso in cui il Governo voglia bloccarli, può ricorrere alla questione di fiducia (​ Fiducia parlamentare​ ), a

seguito della quale tutti gli emendamenti decadono e si vota soltanto sul testo presentato dal Governo.

I procedimenti legislativi semplificati. -​ Oltre al procedimento ordinario ne sono previsti anche altri

semplificati. Anzitutto, è prevista la possibilità di un procedimento legislativo abbreviato per quei disegni di

​ ​

legge dei quali è dichiarata l’urgenza. In questi casi, la Commissione è ammessa a riferire oralmente e i tempi

vengono ridotti. Un caso peculiare di procedimento legislativo abbreviato è, in particolare, la conversione di un

decreto-legge, che, pur utilizzando il procedimento per commissione referente, vede i suoi tempi

drasticamente ridotti in virtù dell’esiguo margine di tempo entro il quale esso deve essere convertito in legge.

Una procedura diversa da quella per commissione referente è quella per commissione deliberante​ : in questo

caso, alla Commissione spetta non solo la fase istruttoria, ma anche la fase deliberativa. Va detto, però, che

questa peculiare procedura è soggetta a una serie di limiti. In primo luogo, non può essere utilizzata per

alcune specifiche materie, che la Costituzione riserva esclusivamente alla commissione in sede referente

(leggi di delegazione, leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, leggi di approvazioni di

bilanci e rendiconti, materia costituzionale e materia elettorale). Inoltre, resta sempre possibile tornare al

procedimento ordinario quando lo richiedano il Governo, un quinto dei componenti della Commissione o un

decimo dei componenti dell’Aula.

Una forma intermedia tra la commissione referente e la commissione deliberante è la c.d. Commissione

redigente, prevista esclusivamente nei regolamenti parlamentari: alla Commissione spetta la discussione e la

votazione articolo per articolo, mentre all’Aula spetta la sola votazione finale. Pur se non esplicitamente

menzionato, la Commissione redigente incontra gli stessi limiti della Commissione deliberante.

Descrivere il procedimento di approvazione delle leggi costituzionali e di revisione costituzionale.

La Costituzione italiana predispone un procedimento di formazione della legge costituzionale, che è tra i più

facili in confronto con quelli previsti dalle altre costituzioni rigide. Infatti mentre il procedimento ordinario

prevede una sola deliberazione, a maggioranza relativa, di ciascuna Camera sullo stesso testo, seguita dalla

promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, il procedimento per le leggi costituzionali,

disciplinato dall’art.138 della Costituzione, prevede due deliberazioni successive da parte di ciascuna Camera:

in tutto vi saranno quindi 4 deliberazioni, sul medesimo testo: 2 in ogni ramo del parlamento.

L’approvazione delle leggi costituzionali si articola nelle seguenti fasi:

1) nella prima fase è sufficiente che le Camere si esprimano a maggioranza relativa: in questa fase i due rami

del parlamento possono apportare al progetto di legge qualsiasi emendamento ed il testo farà le navette tra

Camere e senato fino a che le due Assemblee non si pronunceranno positivamente sullo stesso testo;

2) il testo deliberato deve essere sottoposto ad una seconda approvazione delle due Camere, che però in

questa fase non possono presentare emendamenti al testo, e quindi vi sono 2 possibilità:

a) le Camere si esprimono favorevolmente sul testo con una maggioranza dei 2/3: e quindi la legge è pronta

per essere promulgata dal Presidente della Repubblica;

b) le Camere si esprimono a maggioranza assoluta: ovvero la metà più uno dei membri di ciascuna Assemblea:

in tal caso il testo è pubblicato in via notiziole sulla gazzetta ufficiale ed entro 3 mesi 500.000 elettori, 5

consigli regionali o 1/5 dei membri di una Camera, possono chiedere un referendum costituzionale per

sottoporlo all’approvazione popolare. Se l’esito del referendum è favorevole (con approvazione della

maggioranza dei votanti) allora la legge sarà promulgata; altrimenti il testo è bocciato.

Quali sono i contenuti costituzionalmente necessari della legge delega?

I contenuti costituzionalmente necessario della legge delega sono contenuti dall'art. 76 della Costituzione.

Deve individuare un oggetto definito e non materie generiche, deve essere indicato il termine entro il quale la

delega può essere esercitata, e deve indicare i principi Ei criteri direttivi cui il Governo dovrà astenersi.

La legge delega e il decreto legislativo.

La Costituzione sancisce che l'esercizio della funzione legislativa, ordinariamente esercitata collettivamente

dalle due Camere, possa essere delegato al Governo, nel rispetto di tre espliciti vincoli: la determinazione di

principi e criteri direttivi, un tempo limitato di validità della delega, entro il quale il Governo può esercitarla,

e oggetti, cioè materie, definiti.

La Legge di Delega​ è una legge ordinaria, approvata dalle Camere sempre con la procedura normale di esame

e di approvazione diretta. Nel suo testo deve contenere l'espressione dei suddetti vincoli costituzionali. Tali

ulteriori vincoli sono a garanzia delle prerogative del Parlamento, a impedire che il Governo possa sostituirsi

alle Camere, arrogandosi di fatto la funzione legislativa.

La delega è conferita al Governo, ossia al Presidente del Consiglio e ai ministri nel loro insieme, e pertanto al

Consiglio dei ministri.

L'atto avente forza di legge emanato dal Governo, di cui è fonte la legge di delega, è detto decreto legislativo

(o anche decreto delegato). Una legge delega può prevedere l'emanazione di uno o più decreti legislativi.

Attraverso la legge delega, il Parlamento può anche conferire all'esecutivo il compito di raccogliere la

normativa vigente in una determinata materia in un testo unico, detto in tal caso testo unico innovativo,

perché a differenza dei testi unici di compilazione è un'effettiva fonte del diritto.

Le norme contenute nei decreti delegati, come qualsiasi atto avente forza di legge, sono soggette alla

giurisdizione della Corte costituzionale, anche per le controversie sull'eccesso di delega esercitato dal

Governo.

La legge delega può essere anche mista, ossia contenere disposizioni di immediata applicazione oltre che

contenuti delegati. Ci sono, poi, materie in cui il Governo non può legiferare, ossia: amnistia e indulto, bilancio

e tributi, ratifica dei trattati internazionali, leggi costituzionali, e leggi di conversione dei decreti-legge.

Attraverso la legge delega, il Parlamento può anche conferire al Governo l'autorizzazione a emanare una serie

di norme a completamento di un decreto legislativo, che introduca innovazioni rilevanti rispetto a una

precedente disciplina di una particolare materia. Tali norme, che sono emanate successivamente al decreto

legislativo, possono essere: norme di attuazione; norme di coordinamento; norme transitorie.

Il Decreto legislativo (spesso abbreviato in D.Lgs.) o Decreto Delegato è un atto normativo avente forza di

legge adottato dal potere esecutivo (Governo) per delega espressa e formale del potere legislativo

(Parlamento).

I decreti legislativi​ sono emanati dal Presidente della Repubblica con la denominazione di "decreto

legislativo" e con l'indicazione, nel preambolo, della legge di delegazione, della deliberazione del Consiglio dei

ministri e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla legge di delegazione.

L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il testo

del decreto legislativo adottato dal Governo è trasmesso al Presidente della Repubblica, per la emanazione,

almeno venti giorni prima della scadenza.

Se la delega legislativa si riferisce ad una pluralità di oggetti distinti suscettibili di separata disciplina, il

Governo può esercitarla mediante più atti successivi per uno o più degli oggetti predetti. In relazione al

termine finale stabilito dalla legge di delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere sui criteri

che segue nell'organizzazione dell'esercizio della delega.

In ogni caso, qualora il termine previsto per l'esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo è tenuto a

richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei decreti delegati. Il parere è espresso dalle Commissioni

permanenti delle due Camere competenti per materia entro sessanta giorni, indicando specificamente le

eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive della legge di delegazione. Il Governo, nei

trenta giorni successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue osservazioni e con eventuali

modificazioni, i testi alle Commissioni per il parere definitivo che deve essere espresso entro trenta giorni.

Qualora il Governo italiano non rispetti la legge di delegazione, vale a dire i principi e i criteri direttivi in essa

stabiliti, si ha il cosiddetto eccesso di delega che, se sottoposto al giudizio della Corte costituzionale, ne

comporta la dichiarazione di illegittimità nella parte che ecceda la delega.

Il decreto-legge.

Il decreto-legge è un provvedimento a carattere provvisorio, che viene deliberato dal Governo (ed emanato

dal Presidente della Repubblica) in casi straordinari di necessità ed urgenza.

Il decreto legge entra in vigore, con forza di legge, appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (senza

attendere i "canonici" 15 giorni di vacatio) e ha una validità di 60 giorni, decorsi i quali decade

automaticamente - con efficacia ex tunc − se nel frattempo non è convertito in legge dal Parlamento.

Per tutelare i rapporti giuridici eventualmente sorti sulla base delle disposizioni contenute in un decreto

legge non convertito, le Camere possono deliberare leggi che facciano salvi alcuni effetti di quest'ultimo.

Va infine ricordato che secondo parte della Dottrina, non potrebbero essere disciplinate tramite

decreto-legge le materie per cui è prevista la c.d. "riserva di Assemblea".

Illustrare il procedimento legislativo ordinario (commissione in sede referente).

Le fasi del procedimento legislativo. - In quanto serie predeterminata giuridicamente e coordinata di atti

rivolti a uno stesso risultato finale, il procedimento legislativo si articola in più fasi. La maggioranza degli

studiosi parla di tre fasi diverse – quella dell’iniziativa, quella della decisione e quella dell’integrazione

dell’efficacia.

Per quanto riguarda la fase dell’iniziativa, hanno diritto di presentare una proposta di legge: ogni singolo

parlamentare; il Governo; almeno 50 mila elettori, ciascuna Regione; il Consiglio nazionale dell’economia e del

lavoro. Tra tutti questi soggetti, solo il Governo è quello che gode di una competenza di tipo generale e,

peraltro, in determinate materie (bilancio preventivo; rendiconto consuntivo; legge finanziaria) è l’unico

soggetto legittimato a presentare disegni di legge (si parla in questo caso di un’iniziativa obbligatoria e

riservata).

Per quanto riguarda la fase della decisione, il procedimento si articola nel lavoro in Commissione e nel lavoro in

Aula. La Costituzione (e i regolamenti parlamentari, cui rinviano gli artt. 64 e 72 Cost.) distinguono diverse

procedure.

Il procedimento ordinario, ovvero il procedimento che viene utilizzato normalmente, viene detto per

commissione referente. Una volta che sia stata presentata una proposta di legge a una delle due Camere, il

Presidente dell’Assemblea la assegna alla Commissione competente per materia perché venga discussa. La

Commissione può essere o una di quelle permanenti o una speciale.

Qualora ci siano più proposte di legge sullo stesso argomento, la Commissione può unificarle tra loro o,

comunque, ridurne il numero. Nella Commissione possono essere presentati (e votati) emendamenti al testo:

l’eventuale reiezione di un emendamento nella Commissione non pregiudica, tuttavia, la sua riproponibilità

durante la discussione nell’Aula.

Una volta esaurita la discussione del progetto di legge, la Commissione approva il testo insieme a una relazione

finale in cui vengono esposti l’attività svolta e gli orientamenti emersi durante la discussione: di questa

relazione viene incaricato un componente della Commissione, che ne riferisce poi all’Aula (di qui la

denominazione per commissione referente).

Una volta esaurito il lavoro della Commissione, il testo passa all’Aula (fase della deliberazione). Il progetto

viene prima discusso nelle linee generali, poi si passa alla discussione dei singoli articoli, degli eventuali

emendamenti e alla votazione del testo definitivo di ogni singolo articolo e, infine, si passa alla votazione

dell’intero testo di legge, così come risulta a seguito dell’esame svolto articolo per articolo.

Nel caso in cui il Governo voglia bloccarli, può ricorrere alla questione di fiducia (Fiducia parlamentare), a

seguito della quale tutti gli emendamenti decadono e si vota soltanto sul testo presentato dal Governo.

Oltre al procedimento ordinario ne sono previsti anche altri semplificati. Anzitutto, è prevista la possibilità di

un procedimento legislativo abbreviato per quei disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza. In questi casi,

la Commissione è ammessa a riferire oralmente e i tempi vengono ridotti. Un caso peculiare di procedimento

legislativo abbreviato è, in particolare, la conversione di un decreto-legge, che, pur utilizzando il

procedimento per commissione referente, vede i suoi tempi drasticamente ridotti in virtù dell’esiguo margine

di tempo entro il quale esso deve essere convertito in legge.

Illustrare il procedimento legislativo decentrato (commissione in sede deliberante).

Una procedura diversa da quella per commissione referente è quella per commissione deliberante: in questo

caso, alla Commissione spetta non solo la fase istruttoria, ma anche la fase deliberativa. Va detto, però, che

questa peculiare procedura è soggetta a una serie di limiti. In primo luogo, non può essere utilizzata per

alcune specifiche materie, che la Costituzione riserva esclusivamente alla commissione in sede referente

(leggi di delegazione, leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, leggi di approvazioni di

bilanci e rendiconti, materia costituzionale e materia elettorale). Inoltre, resta sempre possibile tornare al

procedimento ordinario quando lo richiedano il Governo, un quinto dei componenti della Commissione o un

decimo dei componenti dell’Aula.

Lezione 12

Cosa sono le Commissioni parlamentari d'inchiesta e che poteri hanno?

Le commissioni d’inchiesta sono regolate dall’​ articolo 82 della costituzione italiana​ e possono essere create ad

hoc per svolgere indagini e ricerche su materie e argomenti di interesse pubblico, con gli stessi poteri e le

stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Lo fanno attraverso missioni e sopralluoghi, audizioni con ministri,

l’approvazione di relazioni, l’organizzazione di convegni e più in generale un accurato lavoro di studio e

documentazione.

Possono essere di vario tipo: bicamerali, formate tramite legge e composto da deputati e senatori, o

monocamerali, per la cui costituzione può bastare una deliberazione della camera o del senato. In entrambi i

casi l’atto istitutivo include: gli scopi, la composizione, poteri e limiti, disciplina del segreto, organizzazione

interna e tetto di spese per il funzionamento. L’istituzione di una commissione (attraverso un atto) deve

essere seguita dalla sua effettiva costituzione, con la nomina dei membri da parte dei singoli gruppi. Fra gli

output finali, l’approvazione di relazioni da parte delle commissioni dovrebbe portare il parlamento a

presentare ed eventualmente approvare i necessari atti (da ordini del giorno a disegni di legge) in linea con il

contenuto del documento.

Illustrare l'attività parlamentare di informazione.​ Strumenti conoscitivi a disposizione delle Camere:

Indagini conoscitive

• Indagini disposte dalle Commissioni parlamentari al fine di raccogliere tutti gli elementi necessari per

l’espletamento dei loro compiti istituzionali.

• Le indagini conoscitive sono esclusivamente finalizzate ad acquisire notizie ed informazioni (a differenza

delle inchieste parlamentari); pertanto le Commissioni non godono di alcun potere coercitivo nei confronti dei

soggetti esterni, i quali possono solo essere invitati a collaborare spontaneamente.

Audizioni

• Sono anch’esse finalizzate ad acquisire dati utili allo svolgimento dell’attività parlamentare.

• Possono essere utilizzate sia dalle Assemblee sia dalle Commissioni, che in qualsiasi momento possono

richiedere ad istituti specializzati o agli organi ausiliari previsti dalla Costituzione pareri nelle materie

rientranti nella loro sfera di competenza.

• Le Commissioni permanenti possono chiedere la convocazione e l’audizione dei Ministri o dei funzionari ed

amministratori degli enti sottoposti al controllo del Governo.

Illustrare l'attività parlamentare di controllo.

Principali strumenti di controllo a disposizione dei singoli parlamentari previsti dai Regolamenti delle Camere:

Interrogazione

• Domanda rivolta per iscritto al Ministro competente allo scopo di ottenere informazioni su un dato

avvenimento o di conoscere quali provvedimenti in relazione ad un fatto specifico il Governo intenda adottare.

• La risposta dei membri del Governo può essere scritta o orale.

• In caso di risposta orale, l’interrogante può dichiararsi soddisfatto o meno rispetto a quanto dichiarato dal

Ministro.

• Il Governo, indicandone i motivi, può non rispondere all’interrogazione o chiedere di differire nel tempo la

risposta.

Interrogazioni a risposta immediata: nel calendario dei lavori parlamentari alcune sedute dell’Assemblea sono

riservate allo svolgimento di queste particolari interrogazioni, presentate dai parlamentari dei diversi gruppi

su argomenti di rilevanza generale connotati da urgenza o da attualità politica. Il rappresentante del Governo

ha pochi minuti per rispondere ad ogni interrogazione ed è prevista una breve replica di ciascun interrogante.

Interpellanza

• Domanda rivolta da un parlamentare al Governo affinché spieghi i motivi o gli intendimenti della sua azione

politica su questioni aventi una particolare importanza o, comunque, carattere generale.

• Strumento caratterizzato da una più accentuata rilevanza politico-istituzionale rispetto all’interrogazione;

tende a provocare una presa di posizione del Governo.

• Le interpellanze vengono illustrate dai presentatori che, dopo la risposta del rappresentante del Governo,

possono replicare per dichiararsi soddisfatti o meno.

• In caso di insoddisfazione, l’interpellanza può essere trasformata in una mozione (se almeno 10 deputati o 8

senatori promuovono, sulla questione, una discussione parlamentare).

• I membri del Governo possono chiedere un differimento della risposta, o anche non dare risposta alle

interpellanze indicandone le ragioni.

LE INCHIESTE PARLAMENTARI Art. 82 Cost.

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri

componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione

di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità

giudiziaria.

Le inchieste possono essere utilizzate dalle Camere:

• per approfondire la conoscenza dei comportamenti di apparati statali ed esprimere sugli stessi una

valutazione di ordine politico (funzione di controllo);

• per acquisire dati e informazioni utili per lo svolgimento dell’attività legislativa (funzione conoscitiva).

Poteri delle Commissioni di inchiesta: «gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria»

relativamente allo svolgimento delle «indagini» e degli «esami» di loro competenza.

Le Commissioni sono poste sullo stesso piano della magistratura penale inquirente.

Talvolta le leggi istitutive delle Commissioni di inchiesta attribuiscono a queste poteri anche più estesi

rispetto a quelli dell’autorità giudiziaria.

Possibili “interferenze” tra Commissione di inchiesta e magistratura penale qualora entrambe indaghino sugli

stessi fatti (pur con obiettivi e finalità differenti).

• La Corte costituzionale ha affermato che le Commissioni sono tenute a trasmettere all’autorità giudiziaria

che li richieda tutti gli atti formali in loro possesso concernenti fatti su cui quest’ultima stia indagando o

procedendo.

• La Corte nel 2008, risolvendo un conflitto di attribuzione, ha imposto ai due poteri di agire nel rispetto del

principio di leale collaborazione. L’attività delle Commissioni d’inchiesta termina con la presentazione alle

Camere

Illustrare l'attività parlamentare di indirizzo.

La funzione di indirizzo riguarda:

L'approvazione delle leggi, in particolare delle c. d. leggi di indirizzo politico (legge di bilancio e legge di

● stabilità, legge di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, legge di amnistia e di indulto,

deliberazione dello stato di guerra);

L'articolo 81 Cost. prevede che le camere approvano ogni anno con apposita legge il bilancio e il rendiconto

consuntivo presentati dal Governo.

Le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali hanno funzione di indirizzo politico nel campo

della politica estera.La legge di autorizzazione è necessaria quando la ratifica riguarda un trattato: avente

natura politica; che preveda arbitrati o regolamenti giudiziari; ti comporti variazioni del territorio; che

comporti oneri alle finanze e modificazioni di leggi.

La procedura per la stipulazione di un trattato internazionale coinvolge diversi organi: al Governo è affidata

l'attività preparatoria e di trattativa; al Parlamento spetta l'autorizzazione alla ratifica; al Presidente

della Repubblica spetta la ratifica.

L'amnistia e l'indulto sono atti di clemenza generale la cui adozione spetta al parlamento con legge approvata

con procedimento aggravato. l'amnistia è il mezzo di estinzione del reato. L'indulto è il mezzo di estinzione

della pena o di parte di essa.

Il Parlamento delibera lo stato di guerra. il Presidente della Repubblica dichiara lo stato di guerra. gli atti

adottati dal Governo in virtù dei poteri conferitigli dalle camere sono atti con valore di legge.

Atti non legislativi volti a condizionare le decisioni dell'Esecutivo (mozioni, risoluzioni, ordini del giorno);

La mozione è lo strumento con il quale almeno 10 Deputati e 8 senatori ho il Presidente di un gruppo

parlamentare possono promuovere una deliberazione dell'Assemblea su un determinato argomento. con la

mozione ciascuna camera può esprimere orientamenti di natura politica ed impegnare il governo a

conformarsi adesso oppure a svolgere determinate attività. Può essere proposta e votata solo in

Assemblea. le principali nozioni sono quelle di fiducia e di sfiducia nei confronti del governo.

La risoluzione è destinato a manifestare orientamenti o a definire indirizzi su specifici argomenti. Può essere

deliberata dall'Assemblea sia dalle Commissioni. Può essere presentata dal deputato o senatore.

L'ordine del giorno è l'atto procedurale. può essere approvato sia dall'Assemblea sia delle Commissioni. Può

esprimere indirizzi o inviti rivolti all'Esecutivo di carattere preliminare o accessorio rispetto ad argomenti

cui si riferisce una deliberazione principale.

Strumenti del rapporto fiduciario: mozione di fiducia e mozione di sfiducia.

La mozione di fiducia: il procedimento di formazione dell'esecutivo termina positivamente solo se entrambe le

camere votano la fiducia al Governo, provando a maggioranza semplice la mozione di fiducia. questa deve

essere motivata e votata per appello nominale.

La di sfiducia: atto con cui il Parlamento revoca la fiducia inizialmente accordata al Governo, obbligandolo a

rassegnare le dimissioni. Deve essere motivata e votata per appello nominale. Deve essere firmata da

almeno un decimo dei componenti dell'Assemblea e non può essere messa in discussione prima di tre giorni

dalla sua presentazione.

Lezione 13

Quali tipi di referendum sono previsti dalla Costituzione Italiana?

Il referendum è la richiesta fatta al corpo elettorale di esprimersi direttamente su una determinata

questione. È un istituto di democrazia diretta, ossia di partecipazione diretta e di esercizio immediato della

volontà popolare, senza il tramite dei rappresentanti. Democrazia diretta: una delle forme (insieme alla

democrazia rappresentativa) in cui la Costituzione prevede che il popolo eserciti la sua sovranità.

La disciplina operativa del referendum è affidata ad una legge ordinaria: legge n. 352 del 1970.

La costituzione italiana prevede quattro tipologie di referendum:

Referendum costituzionale, esperibile in via eventuale nell'ambito del procedimento di revisione

● costituzionale.

Referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge.

● Referendum consultivi per la modificazione territoriale delle Regioni:

● fusione di regioni e creazione di nuove regioni.

● passaggio di Province e Comuni da una regione ad un'altra.

Referendum a livello generale:

● referendum disciplinati dagli Statuti delle regioni avente ad oggetto leggi e provvedimenti

● amministrativi delle regioni.

preferendo conferma e ordinarie.

Il referendum abrogativo.

Il referendum abrogativo è l’unico referendum “legislativo” introdotto dai Costituenti: esso ha una funzione

“normativa” ed è infatti definito un atto-fonte dell’ordinamento dello stesso rango della legge ordinaria

(Corte costituzionale, sentenza n. 29/1987).

Referendum abrogativo: istituto di democrazia diretta con cui il corpo elettorale può incidere direttamente

sull’ordinamento giuridico, attraverso l’abrogazione di leggi o atti con forza di legge dello Stato, oppure di

singole disposizioni in essi contenute. Art. 75 Cost.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente

valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il

referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati

internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei

deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza

degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le

modalità di attuazione del referendum.

Il referendum abrogativo è un Atto-fonte del diritto.

Il referendum abrogativo può essere richiesto: da 500.000 elettori; da cinque Consigli regionali.

Non possono essere sottoposte a referendum abrogativo le seguenti categorie di leggi:

le leggi tributarie, le leggi di bilancio, le leggi di amnistia e di indulto, le leggi di

autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Esigenza di prevedere un meccanismo di verifica dell’ammissibilità delle richieste referendarie: la legge

costituzionale n. 1 del 1953 ha affidato tale compito alla Corte costituzionale.

Affinché il referendum abbia un esito favorevole all’abrogazione devono verificarsi due condizioni:

deve partecipare al voto la maggioranza degli aventi diritto al voto (quorum strutturale), ossia la maggioranza

dei cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati (18 anni);

deve risultare favorevole la maggioranza dei voti validamente espressi, cioè i «sì» devono prevalere sui «no»

(quorum deliberativo).

Il referendum abrogativo richiede un procedimento lungo e articolato cui deve essere sottoposta l’iniziativa

referendaria prima di approdare al voto popolare: tale procedimento è disciplinato dalla legge n. 352 del 1970.

Fasi del procedimento referendario

Richiesta di referendum abrogativo (500.000 elettori o 5 Consigli regionali)

● Controllo di legittimità (Ufficio centrale per il referendum)

● Controllo di ammissibilità (Corte costituzionale)

● Indizione del referendum (Presidente della Repubblica)

● Svolgimento del referendum (domenica tra 15 aprile e 15 giugno)

● Proclamazione dell’esito del referendum (positivo o negativo)

Quali sono i limiti di ammissibilità del referendum abrogativo in base alla Costituzione e alla

giurisprudenza costituzionale?

Alla Corte costituzionale spetta il giudizio di ammissibilità.

Il parametro di giudizio della Corte costituzionale è la Costituzione (in particolare l’art. 75 Cost.).

La Corte costituzionale deve innanzitutto verificare che non siano violati i limiti espressamente fissati

dall’art. 75, comma 2, che esclude il referendum per alcune categorie di leggi.

Tuttavia, i divieti di cui all’art. 75.2 Cost. non esauriscono i limiti di ammissibilità al referendum abrogativo.

La Corte costituzionale ha infatti individuato limiti ulteriori in via interpretativa (a partire dalla sentenza n.

16 del 1978).

Materie su cui non è ammesso il referendum ai sensi dell’art. 75.2 Cost.:

le leggi tributarie, le leggi di bilancio, le leggi di amnistia e di indulto, le leggi di

autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Limiti ulteriori elaborati dalla giurisprudenza costituzionale:

la Costituzione e le leggi formalmente costituzionali, per le quali è previsto un procedimento aggravato

● rispetto alla legge ordinaria;

le leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, per le quali la Costituzione “impone” un certo contenuto

● senza lasciare margini di scelta al legislatore;

le leggi a contenuto “comunitariamente” vincolato, per le quali la discrezionalità del legislatore nazionale è

● vincolata al rispetto del diritto dell’Unione europea;

le leggi ordinarie aventi forza passiva rinforzata, la cui adozione deve seguire procedimenti più complessi

● di quello ordinario;

le leggi strettamente collegate a quelle indicate dall’art. 75.2 Cost., a cui viene esteso il divieto;

● le leggi costituzionalmente obbligatorie o necessarie, che devono necessariamente esistere perché

● direttamente previste dalla Costituzione.

Problema dei referendum su leggi elettorali (leggi costituzionalmente obbligatorie, in quanto necessarie per il

funzionamento degli organi costituzionali):

sono inammissibili richieste di abrogazione totale (ciò contrasterebbe infatti con il principio di continuità

● degli organi costituzionali, poiché ne sarebbe impedito il rinnovo);

la richiesta può avere ad oggetto solo alcune disposizioni della legge elettorale (ammessa l’abrogazione

● parziale), a condizione che la disciplina che residua dopo l’abrogazione consenta comunque agli organi

costituzionali di essere eletti e di funzionare (autoapplicatività della normativa di risulta).

Ulteriori ragioni di inammissibilità individuate dalla Corte costituzionale in relazione alla formulazione del

quesito:

la richiesta referendaria, per essere ammissibile, deve essere omogenea, chiara e univoca, al fine di garantire

la libera e consapevole espressione del voto da parte dell’elettore (il quale deve rispondere con un «sì» o con

un «no»); i quesiti referendari non possono contenere una pluralità di domande eterogenee.

La Corte costituzionale decide sulla ammissibilità con sentenza, che deve essere pubblicata entro il 10

febbraio.

Quali sono gli istituti di democrazia diretta?

Gli istituti di democrazia diretta sono:

L'elezione dei rappresentanti ai quali i cittadini delegano l'esercizio della propria sovranità.

L'iniziativa legislativa popolare: il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di

● almeno cinquantamila elettori, di un Progetto redatto in articoli. la camera cui la proposta è presentata

Verifica le firme e accerta la regolarità della richiesta. le camere hanno l'obbligo di prendere le camere di

prendere in considerazione le proposte di iniziativa Popolare, cioè di deliberare su di esse. i progetti di legge

di iniziativa Popolare non decadono a fine legislatura come gli altri progetti e non devono pertanto essere

ripresentati.

Il referendum: è la richiesta fatta al corpo elettorale di esprimersi direttamente su una determinata

● questione.

La petizione: tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per chiedere provvedimenti legislativi o

● esporre comuni necessità. i regolamenti Parlamentari dispongono che le petizioni siano esaminate dalle

commissioni competenti per materia. le petizioni devono essere volte a chiedere provvedimenti legislativi,

esporre comuni necessità.

Lezione 14

Come è delineata dalla costituzione la figura del Presidente della Repubblica?

Il Presidente della Repubblica è un organo stabile (non può essere «sfiduciato» né anticipatamente revocato),

distinto e autonomo dal Governo, dotato di poteri propri, che svolge una attività continuativa e costante quale

Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Il Presidente della Repubblica non è portatore di un proprio indirizzo politico, ma è un organo super partes

titolare di una sorta di «potere neutro».

Nella Repubblica parlamentare il Presidente ha il compito essenziale di risolvere le crisi di governo nominando

il Presidente del Consiglio dei ministri oppure sciogliendo anticipatamente le Camere.

Ai sensi dell’art. 84, comma 1, Cost., «Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia

compiuto cinquanta anni di età e che goda dei diritti civili e politici».

Requisiti di eleggibilità:

- Cittadinanza italiana - 50 anni di età - Godimento dei diritti civili e politici

Ai sensi dell’art. 84, comma 2, Cost., «L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi

altra carica». Si ritiene precluso a chi è investito del mandato presidenziale:

• ricoprire uffici pubblici di qualunque tipo,

• ricoprire cariche private,

• esercitare attività commerciali e professionali,

• avere incarichi in partiti e svolgere attività di partito.

Art. 85, comma 1, Cost.: «Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni».

Il mandato presidenziale dura sette anni. Decorre dal giuramento di fronte al Parlamento in seduta comune.

Art. 91 Cost.: «Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà

alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune».

Il mandato presidenziale viene meno per:

conclusione naturale del mandato;

● dimissioni (sono immediatamente efficaci e irrevocabili, non soggette a

● controfirma in quanto atto personale);

● impedimento permanente;

● morte;

● destituzione (possibile sanzione penale accessoria, irrogabile dalla Corte Costituzionale a seguito di alto

● tradimento o attentato alla Costituzione);

decadenza (situazione teorica ed improbabile - ma non impossibile - che consegue alla perdita di uno dei

● requisiti di eleggibilità alla carica: cittadinanza italiana, godimento dei diritti civili e politici).

Nei casi di scadenza naturale del mandato, dimissioni, impedimento permanente (non inabilitante), il

Presidente della Repubblica diventa senatore a vita, a meno che non vi rinunci (art. 59, comma 1, Cost.).

Ai sensi dell’art. 86, comma 1, Cost., le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa

adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

Supplenza: istituto che consente la continuità delle funzioni presidenziali anche nell’ipotesi in cui il Capo dello

Stato non possa adempierle a seguito di un impedimento. La supplenza ha carattere eccezionale e transitorio

e presuppone sempre un impedimento, temporaneo o permanente.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente

della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il

maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione (art. 86,

comma 2, Cost.).

Impedimento temporaneo: malattia, visita ufficiale all’estero, intervento chirurgico. In caso di impedimento

temporaneo, si attiva la supplenza del Presidente del Senato, ma il Presidente della Repubblica rimane in

carica e, cessato l’impedimento, riacquista i poteri temporaneamente “ceduti”.

Impedimento permanente: prolungato stato di malattia così grave da impedire al Presidente di svolgere le sue

funzioni.

Se l’impedimento è permanente, le funzioni presidenziali vengono esercitate dal supplente fino al giuramento

del nuovo Capo dello Stato (che deve essere tempestivamente eletto ai sensi dell’art. 86, comma 2, Cost.). Lo

stesso vale nel caso di morte o dimissioni del Capo dello Stato.

Problema: manca nella disciplina costituzionale l’indicazione di chi e con quale procedura possa accertare lo

stato di impedimento permanente (si veda la prima sessione di studio).

Il Presidente della Repubblica ha il ruolo di vertice dello Stato e di rappresentante dell’unità nazionale: deve

essere indipendente e super partes.

Previsioni volte a garantire l’indipendenza del Presidente della Repubblica dalla maggioranza parlamentare:

integrazione del Parlamento in seduta comune con i delegati regionali per l’elezione del Presidente;

● segretezza del voto;

● maggioranze richieste, che richiedono un ampio consenso che vada anche al di là

● dei confini della maggioranza politica;

● divieto di presentare candidature ufficiali;

● divieto di sottoporre a discussione in Assemblea le candidature emerse;

● lunghezza della carica (sette anni), che svincola il Presidente da legami politici

● immediati con il Parlamento che lo elegge.

Come viene eletto il Presidente della Repubblica?

Art. 83 Cost.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata

la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi

dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune integrato da 58 delegati regionali,

eletti dai rispettivi Consigli regionali.

Il Presidente del Parlamento in seduta comune è quello della Camera dei deputati. Prime tre votazioni:

maggioranza di 2/3 del collegio. Dalla quarta votazione: maggioranza assoluta.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il

Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Se le Camere sono sciolte,

o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle

Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Unico caso di prorogatio previsto dalla Costituzione (Camere sciolte o mancano meno di tre mesi alla loro

cessazione).

Si ritiene che in questo periodo i poteri del Presidente siano limitati all’ordinaria amministrazione e che, per

gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, siano ammessi solo quelli indifferibili per Costituzione o per

legge. Peraltro, la prorogatio sembra ammissibile anche nel caso in cui il Parlamento non riesca ad eleggere il

nuovo Presidente prima della fine del settennato del predecessore.

In base ad un prassi consolidata, non è possibile presentare candidature ufficiali alla carica di Capo dello

Stato: i nomi degli aspiranti sono proposti in via informale dalle forze politiche, o emergono nel corso delle

votazioni.

Il Parlamento, quando si riunisce in seduta comune per eleggere il Presidente della Repubblica, agisce come

collegio elettorale «imperfetto»: è abilitato a votare ma non a discutere.

Il divieto di formalizzare candidature e il divieto di sottoporre a discussione in Assemblea quelle delineatesi

sono volti ad evitare che il Presidente della Repubblica (rappresentante della Nazione e organo di garanzia)

risulti «emanazione» di uno schieramento politicamente identificato.

Lezione 15

Quali poteri ha il Capo dello Stato per la soluzione delle crisi di governo?

Per la soluzione delle crisi di governo, il Capo dello Stato dispone di due poteri:

nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri (art. 92), quindi nomina di un nuovo Governo che abbia la

● fiducia delle Camere;

scioglimento anticipato delle Camere (art. 88).

Il Presidente della Repubblica interviene in modo determinante nel procedimento di formazione del Governo

(accettazione delle dimissioni del Governo uscente, nomina del nuovo Presidente del Consiglio e, su proposta di

questo, dei Ministri).

Può sciogliere anticipatamente le Assemblee parlamentari nel caso in cui le forze politiche presenti nelle

Camere non siano in grado di formare una maggioranza idonea a sostenere con la fiducia un qualsiasi Governo,

o quando per le due Assemblee sia impossibile assolvere regolarmente le funzioni parlamentari.

La nomina del Presidente del Consiglio e lo scioglimento anticipato delle Camere sono atti definiti «complessi»

o «duali», perché il loro contenuto non è determinato dal solo Presidente o dal Governo, ma si tiene conto

della volontà manifestata anche da altri organi. Sono controfirmati dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Il decreto presidenziale di scioglimento si basa sulla impossibilità del Parlamento di funzionare

correttamente o sulla impossibilità di esprimere alcuna maggioranza e, dunque, alcun Governo.

Unico obbligo previsto dalla Costituzione: il Presidente della Repubblica deve sentire i Presidenti delle

Camere prima di procedere allo scioglimento.

Il parere dei Presidenti delle Camere è obbligatorio, ma non vincolante. Unico limite previsto dalla

Costituzione: divieto di scioglimento delle Camere negli ultimi sei mesi del settennato presidenziale (c.d.

semestre bianco).

Ratio: evitare che il Presidente della Repubblica, alla fine del suo mandato, abusi del suo potere di

scioglimento sperando nella composizione di un nuovo Parlamento a lui più favorevole in vista di una possibile

rielezione.

Il decreto di scioglimento è controfirmato dal Presidente del Consiglio dimissionario, che resta in carica per

l’ordinaria amministrazione.

La Costituzione non precisa in quali casi sia possibile o doveroso esercitare il potere di scioglimento.

In base ai principi che reggono la forma di governo parlamentare, si ritiene che si possa o si debba fare

ricorso allo scioglimento anticipato delle Camere nelle seguenti ipotesi:

quando le forze politiche presenti in Parlamento siano incapaci di formare una maggioranza idonea a

● sostenere con la fiducia un Esecutivo;

quando per le due Assemblee sia impossibile assolvere le funzioni parlamentari (ad esempio, nel caso in cui

● i contrasti insanabili tra le forze politiche finiscano col paralizzare l’attività legislativa).

Illustrare le attribuzioni del Presidente della Repubblica.

ATTRIBUZIONI LEGATE ALLA RAPPRESENTANZA ESTERNA E AI RAPPORTI INTERNAZIONALI

Ratifica dei trattati internazionali, eventualmente previa autorizzazione delle Camere (art. 87, comma 8).

● • Atto che completa un potere tipicamente governativo (i trattati sono conclusi dal Governo).

• Segue ad una autorizzazione delle Camere nei casi previsti dall’art. 80 Cost.

• La funzione del Presidente è solo di controllo.

Accreditamento dei rappresentanti diplomatici (art. 87, comma 8).

● • L’accreditamento dei diplomatici italiani è la richiesta ufficiale rivolta al Capo dello Stato estero di

accogliere il diplomatico in rappresentanza dello Stato italiano.

• La relativa lettera è proposta e controfirmata dal Ministro degli esteri.

• Simmetricamente, il Capo dello Stato riceve i diplomatici stranieri per la presentazione ufficiale.

Dichiarazione dello stato di guerra deliberato dalle Camere (art. 87, comma 9).

● • La decisione spetta al Parlamento, mentre la funzione presidenziale è di esternare ufficialmente la

volontà dello Stato.

Visite ufficiali all’estero.

ATTRIBUZIONI LEGATE AL «POTERE LEGISLATIVO»

Indizione delle elezioni e fissazione della prima riunione delle nuove Camere (art. 87, comma 3).

● • Attività vincolate dalle disposizioni costituzionali.

• Le elezioni delle nuove Camere devono avere luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti, e la

prima riunione deve avere luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni (art. 61, comma 1).

• Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi: proposta del Presidente del Consiglio e

del Ministro dell’interno (che devono controfirmare il decreto presidenziale).

Convocazione straordinaria delle Camere (art. 62, comma 2).

● • Funzione di controllo, di stimolo e di garanzia del funzionamento delle istituzioni (es. Ai sensi dell’art.

77 Cost., le Camere, qualora debbano esaminare un disegno di legge di conversione di un decreto-legge,

anche se sciolte sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni; ciascun Presidente

convoca la Camera da lui presieduta; in caso di inerzia, deve farlo il Presidente della Repubblica).

• Potere formalmente e sostanzialmente presidenziale.

Potere di messaggio alle Camere (art. 87, comma 2).

● • Potere di stimolo nei confronti del Parlamento (esternazione del pensiero politico del Presidente della

Repubblica, ma senza possibilità di invadere la sfera dell’indirizzo politico di maggioranza).

• I messaggi sono atti formali, hanno forma scritta e sono diretti al Parlamento.

• Sono riconducibili ad iniziative autonome del Capo dello Stato volte a richiamare l’attenzione delle

Camere su questioni che egli giudica di particolare importanza (ma all’invio del messaggio alle Camere

non necessariamente segue un dibattito parlamentare).

• I messaggi formali sono sempre controfirmati dal Presidente del Consiglio dei ministri.

• Dai messaggi alle Camere vanno tenuti distinti i «messaggi informali» del Capo dello Stato

(esternazioni atipiche), che non sono espressione del potere costituzionale di messaggio ma della

generale facoltà di esternazione riconosciutagli, hanno destinatari diversi (nella maggior parte dei casi i

cittadini) e non sono controfirmati dal Governo:

o comunicazioni informali che il Capo dello Stato può indirizzare per iscritto ad altre autorità;

o discorsi pubblici che il Capo dello Stato pronuncia nella sede parlamentare (discorso di

insediamento) o altrove (cerimonie pubbliche, visite ufficiali all’estero, schermi televisivi);

o interviste, conferenze stampa e dichiarazioni estemporanee rilasciate ai giornalisti;

o comunicati ufficiali pubblicati sul sito internet della Presidenza.

Nomina di cinque senatori a vita (art. 59, comma 2).

● • Si ritiene che 5 sia il numero massimo possibile di senatori a vita di nomina presidenziale.

• Atto formalmente e sostanzialmente presidenziale (controfirmato dal Presidente del Consiglio dei

ministri).

Scioglimento anticipato di una o entrambe le Camere (art. 88 Cost.).

● • Atto presidenziale / atto complesso.

• Occorre il parere dei Presidenti delle Camere.

• Tale potere non può essere esercitato negli ultimi sei mesi del mandato presidenziale.

• Si veda la seconda sessione di studio.

Indizione dei referendum popolari previsti dalla Costituzione (art. 87, comma 6).

● • Atto formalmente presidenziale e sostanzialmente governativo: proposta del Presidente del Consiglio

e del Ministro dell’interno (che devono controfirmare il decreto presidenziale).

• Il Capo dello Stato dichiara altresì l’avvenuta abrogazione della legge sottoposta a referendum

abrogativo in caso di esito favorevole.

Promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento (artt. 87 comma 5, 73, 74).

● • Atto formalmente presidenziale e sostanzialmente governativo (controfirmato dal Presidente del

Consiglio o dai Ministri competenti per la materia).

• La promulgazione è un atto che dà esecutività alla legge approvata dai due rami del Parlamento e deve

intervenire entro un mese dalla approvazione parlamentare.

• Atto di accertamento volto a constatare la regolarità formale del procedimento legislativo e la

identità dei consensi delle due Camere.

• Si tratta di un atto vincolato, ma che può essere sospeso (art. 74 Cost.): il Capo dello Stato infatti

può, con messaggio motivato e una sola volta, chiedere una nuova deliberazione alle Camere (potere di

rinvio).

o Il rinvio («veto sospensivo») è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale.

o Il potere di rinvio è esercitabile una sola volta: se le Camere approvano nuovamente la legge,

questa deve essere promulgata.

o L’art. 74 non vincola l’esercizio del potere di rinvio a motivi determinati: le ragioni possono

riguardare la legittimità costituzionale (formale o sostanziale) o anche il merito della legge (ma il

Capo dello Stato, dato il ruolo super partes, deve usare cautela nel fare rilievi di opportunità

politica).

o Nella prassi, il più delle volte il rinvio è stato utilizzato per difetto di copertura finanziaria delle

nuove spese ex art. 81 Cost.

Autorizzazione alla presentazione alle Camere dei disegni di legge del Governo (art. 87, comma 4).

● • Atto formalmente presidenziale e sostanzialmente governativo (controfirma del Ministro proponente).

• Il controllo esercitato dal Presidente della Repubblica è molto simile a quello esercitato in sede di

promulgazione, anche se è un controllo preventivo alla formazione della legge.

• Il Presidente non può rifiutare l’autorizzazione, ma può invitare il Governo a riesaminare il progetto se

ritiene che il disegno di legge sia costituzionalmente illegittimo o viziato nel merito costituzionale.

Emanazione degli atti del Governo aventi valore di legge (decreti legislativi e decreti-legge) e dei

● regolamenti del Governo (art. 87, comma 5).

• Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi.

• L’emanazione degli atti legislativi e regolamentari del Governo equivale alla promulgazione delle leggi

approvate dalle Camere.

• Per quanto riguarda i decreti del Governo, si ritiene che il Presidente della Repubblica abbia una

funzione di controllo analoga a quella nei confronti delle leggi, e che quindi possa chiedere al Governo di

rivedere i testi normativi (in particolare, può opporre rilievi di legittimità costituzionale). Ma il Capo

dello Stato non può opporre un «veto assoluto» all’entrata in vigore degli atti legislativi del Governo, se

questo non accoglie le osservazioni presidenziali.

• Nella prassi sono stati rinviati al Governo sia decreti-legge per mancanza dei presupposti di necessità

e urgenza, sia decreti legislativi per inosservanza della legge delega.

Lezione 16

Descrivere il procedimento di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica.

Il procedimento per far valere la responsabilità del Capo dello Stato per alto tradimento e attentato alla

Costituzione si articola in due fasi:

1. Messa in stato di accusa da parte del Parlamento in seduta comune con voto a maggioranza assoluta (fase

politica).

2. Giudizio della Corte costituzionale, integrata da 16 componenti estratti da un elenco di 45 nomi che viene

compilato dal Parlamento in seduta comune ogni nove anni (fase giurisdizionale).

Il procedimento parlamentare di messa in stato di accusa (fase politica) si articola in due fasi:

l’istruttoria, condotta dal Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Commissione parlamentare

bicamerale formata dai componenti della Giunta del Senato e della Giunta della Camera competenti per le

autorizzazioni a procedere), il quale compie delle indagini in relazione alle denunce trasmesse dal Presidente

della Camera (interrogatori di testimoni e assunzione di prove). Tale attività preliminare può concludersi

con un provvedimento di archiviazione per manifesta infondatezza delle accuse;

con una relazione da presentare al Parlamento in seduta comune, contenente le conclusioni del Comitato, che

possono essere favorevoli o contrarie all’accusa;

la decisione da parte del Parlamento in seduta comune, con voto a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta

dei componenti. Dopo l’atto di accusa, il Capo dello Stato può essere sospeso dalla carica in via cautelare con

decisione della Corte costituzionale.

Diverse fasi procedimentali del giudizio della Corte costituzionale in composizione integrata (fase

giurisdizionale):

istruttoria: condotta dal Presidente della Corte o da uno o più giudici da lui delegati; vengono acquisiti

● tutti gli elementi di prova ritenuti utili (tra cui l’interrogatorio dell’imputato);

dibattimento: le parti (commissari parlamentari per l’accusa, avvocati del Presidente per la difesa), in

● contraddittorio tra loro, discutono sulle risultanze dell’istruttoria e formulano le rispettive richieste;

decisione della Corte in camera di consiglio nella sua composizione integrata: assoluzione o condanna.

In caso di condanna possono essere applicate le pene fino alla misura massima prevista dalla legislazione

vigente al momento della commissione dei fatti. Inoltre, possono essere applicate le sanzioni civili,

amministrative e costituzionali (destituzione) adeguate.

La sentenza della Corte è definitiva e non può essere impugnata in alcun modo (ad eccezione delle ipotesi di

revisione).

In che misura il Presidente della Repubblica risponde degli atti compiuti nell'esercizio e fuori

dall'esercizio delle sue funzioni?

Il Capo dello Stato:

NON ha responsabilità politica

NON ha responsabilità giuridica per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, TRANNE nei seguenti

casi: Alto tradimento Attentato alla Costituzione

Il Presidente della Repubblica è politicamente irresponsabile.

In via istituzionale, i comportamenti del Capo dello Stato non sono mai sindacabili secondo criteri di

opportunità politica, in ragione del ruolo super partes del Presidente, cui spettano poteri di garanzia,

controllo e stimolo, ma non di indirizzo politico.

Il Presidente è in ogni caso esposto ai giudizi sfavorevoli che possono essere espressi da una molteplicità di

soggetti (gruppi politici, mezzi di informazione, comuni cittadini) in virtù della libertà di critica.

Nonostante la sostanziale irresponsabilità politica del Presidente, il suo operato può essere liberamente

discusso durante e dopo il settennato: forma di «responsabilità politica diffusa» data dalla suscettibilità ad

essere criticati da parte di commentatori, opinionisti e studiosi (ma le contestazioni politicamente motivate

non devono costituire offese all’onore o al prestigio del Capo dello Stato, punibili ai sensi dell’art. 278 c.p.).

Inoltre, il Presidente della Repubblica è un organo elettivo, il cui titolare, essendo anche immediatamente

rieleggibile, è sottoposto ad un «giudizio politico» sulla sua condotta allo scadere del mandato.

Articolo 89​ . Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri

proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo [cfr. artt. 76, 77 ] e gli

altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Controfirma ministeriale: firma apposta da un membro del Governo sull’atto adottato e sottoscritto dal

Presidente della Repubblica.Essa è un requisito di validità dell’atto, e la sua apposizione rende il Presidente

irresponsabile per l’atto adottato, trasferendo la responsabilità in capo al Governo. La controfirma garantisce

la irresponsabilità del Capo dello Stato.

La controfirma riguarda tutti gli atti presidenziali, tranne:

gli atti personalissimi (es. dimissioni);

● gli atti riguardanti l’organizzazione e il personale della Presidenza della Repubblica;

● gli atti che il Presidente adotta non in qualità di Capo dello Stato, ma come presidente di altri organi

● (del Consiglio superiore della magistratura e del Consiglio supremo di difesa);

le esternazioni atipiche (messaggi non formali);

● il conferimento dell’incarico di formare il Governo.

La controfirma ha un valore di controllo di legittimità costituzionale dell’atto presidenziale da parte del

Governo, quando l’atto è presidenziale; ha un valore determinante del contenuto quando l’atto è governativo

Il Presidente della Repubblica gode di speciali guarentigie penali.

La Costituzione prevede infatti una irresponsabilità generale per tutti gli atti compiuti dal Presidente della

Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni.

Eccezione: reati gravi (alto tradimento e attentato alla Costituzione) dei quali il Capo dello Stato può essere

chiamato a rispondere nella forme della c.d. giustizia politica (art. 90 Cost.).

Viceversa, nessuna immunità dalla giurisdizione ordinaria (civile e penale) è costituzionalmente riconosciuta al

Capo dello Stato per fatti estranei all’adempimento dei compiti presidenziali, né per la sua attività

precedente l’assunzione della carica. In questi casi, il Presidente risponde come un comune cittadino.

Art. 90

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne

che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi

membri.

Le due fattispecie di reato previste dall’art. 90 Cost. sono volte a proteggere i valori dell’unità e dell’integrità

della Repubblica e del rispetto della Costituzione.

Alto tradimento: comportamento diretto a pregiudicare la sicurezza o gli interessi nazionali, o a ledere

l’integrità dello Stato e delle sue istituzioni (es. collusione con potenze straniere).

Attentato alla Costituzione: violazione grave e dolosa del dettato costituzionale, tale da mettere a

repentaglio caratteri essenziali dell’ordinamento.

L’irresponsabilità (civile, penale e amministrativa) del Capo dello Stato, pertanto, non è assoluta: se l’atto

presidenziale compiuto nell’esercizio delle funzioni integra l’alto tradimento o l’attentato alla Costituzione, il

Presidente è pienamente responsabile.

Per gli atti e i comportamenti che il Presidente compia al di fuori dell’esercizio delle sue funzioni, egli

risponde come ogni altro cittadino (responsabilità extrafunzionale).

Lezione 17

La mozione di fiducia.

Il procedimento di formazione dell’Esecutivo termina positivamente solo se entrambe le Camere votano la

fiducia al Governo, il quale deve quindi poter contare su una maggioranza parlamentare che intenda

sostenerlo.

Dunque, ai sensi dell’art. 94, comma 3, Cost., entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo deve

presentarsi alle Camere e chiedere il voto di fiducia (c.d. voto di investitura).

La fiducia all’Esecutivo deve essere accordata separatamente da ciascuna Camera, mediante approvazione a

maggioranza semplice di una mozione motivata di fiducia, votata con voto palese per appello nominale dai

parlamentari, i quali sfilano davanti al banco della Presidenza della rispettiva Camera dichiarando con un «sì»

o con un «no» se intendono appoggiare o meno il Governo.

Se una delle due Camere non accorda la fiducia al Governo, questo è obbligato a dimettersi: crisi di governo

parlamentare.

La mozione di sfiducia.

La mozione di sfiducia è l’atto con cui il Parlamento revoca la fiducia inizialmente accordata al Governo,

obbligandolo alle dimissioni.

Anche la mozione di sfiducia deve essere motivata e votata per appello nominale (chiara assunzione di

responsabilità politica da parte di chi fa cadere il Governo), ed è approvata a maggioranza semplice.

Deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione

prima di tre giorni dalla sua presentazione, per evitare «colpi di mano» delle opposizioni che potrebbero

sfruttare la momentanea assenza nell’Assemblea di parlamentari della maggioranza per presentare una

mozione di sfiducia e obbligare il Governo alle dimissioni.

Nella prassi non è mai accaduto che un Governo si sia dimesso a causa dell’approvazione di una mozione di

sfiducia.

La questione di fiducia.

Non è disciplinata in Costituzione, ma nei Regolamenti parlamentari e nella legge n. 400 del 1988.

La questione di fiducia è uno strumento a disposizione del Governo volto a verificare la permanenza del

vincolo fiduciario con la maggioranza parlamentare e ad ottenere con più facilità l’approvazione dei suoi

programmi.

La questione di fiducia può essere posta dal Governo su un’iniziativa che richiede l’approvazione parlamentare,

nei casi in cui il Governo preveda o tema un voto parlamentare negativo su una deliberazione giudicata

rilevante per il proprio indirizzo politico: in tal modo il Governo dichiara che, ove la sua proposta non dovesse

essere approvata dal Parlamento, riterrà venuta meno la fiducia della maggioranza e di conseguenza

rassegnerà le dimissioni. Attraverso questo strumento il Governo, ponendo l’alternativa secca tra

approvazione e crisi di governo, esercita una pressione sulla maggioranza parlamentare.

Quali sono le funzioni del Governo?

Il Governo non è soltanto il vertice dell’apparato amministrativo dello Stato e svolge oggi numerose funzioni

che sono ben più importanti di quelle storicamente definite «esecutive» (cioè di esecuzione di scelte di

indirizzo assunte dal Parlamento).

Funzione di indirizzo politico (generale e settoriale); Funzione normativa; Funzione amministrativa

LA FUNZIONE DI INDIRIZZO POLITICO

1.Fissazione dell’indirizzo politico del Governo;

2.Presentazione dei disegni di legge alle Camere

In particolare: d.d.l. per l’approvazione del bilancio dello Stato, legge di stabilità e leggi collegate,

autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, amnistia e indulto.

LA FUNZIONE NORMATIVA

Decreti-legge; Decreti legislativi; Regolamenti

LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA

Direzione e gestione dell’amministrazione centrale e periferica dello Stato

Adozione di atti di indirizzo e coordinamento dell’attività amministrativa delle Regioni

Eventuale sostituzione delle amministrazioni regionali e locali, in caso di inerzia e inadempienza, ai sensi

dell’art. 120 Cost.

Descrivere il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento.

Art. 94 Cost.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante

mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può

essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Entro dieci giorni dalla sua nomina il nuovo Governo si presenta davanti alle Camere per esporre il proprio

programma, su cui deve ottenere la fiducia del Parlamento (art. 94, terzo comma, Cost.).

In caso di mancata fiducia, il Presidente della Repubblica si rimette all’opera, secondo la consueta procedura.

La permanenza del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento può essere verificata anche durante il corso

della vita del governo attraverso due procedure:

- la mozione di sfiducia, che consiste in un documento firmato da almeno un decimo dei componenti di una

Camera, nel quale si espongono i motivi per i quali il Governo ha perso il consenso politico che aveva all’inizio.

Se viene approvata a maggioranza dei votanti, il Governo è tenuto a dimettersi;

- la questione di fiducia, che può essere posta dal Presidente del Consiglio relativamente all’ approvazione di

un determinato provvedimento fondamentale per la realizzazione del programma di Governo.

In questo caso il Governo fa dipendere la sua permanenza in carica dall’approvazione del provvedimento.

Infatti, un’eventuale mancanza di approvazione da parte del Parlamento equivale al ritiro della fiducia, con le

conseguenti dimissioni del Governo stesso. Per effetto della questione di fiducia non possono essere proposti

emendamenti al testo su cui è posta.

Illustrare i passaggi del procedimento per la formazione del Governo.

Le consultazioni

Consultazioni: non previste dalla Costituzione, ma si ritiene che rappresentino una consuetudine costituzionale

che vincola il Presidente della Repubblica.

Con le consultazioni si apre il procedimento di formazione del Governo. Lo scopo è ottenere informazioni per

assumere le decisioni più consone alla situazione e per scegliere la persona cui conferire l’incarico di formare

il Governo. Vengono consultati tutti gli esponenti politici e le personalità istituzionali che il Capo dello Stato

ritenga opportuno sentire:

• i presidenti dei gruppi parlamentari;

• i segretari dei partiti politici;

• i Presidenti delle Camere;

• gli ex Presidenti della Repubblica;

• ecc.

Preincarico e/o mandato esplorativo

Si tratta di attività eventuali che dipendono dal contesto politico.

Preincarico: in situazioni di incertezza, si affida alla personalità politica che si intende incaricare,

preliminarmente al conferimento dell’incarico vero e proprio, il compito di accertare, attraverso contatti con i

partiti politici, le condizioni di un eventuale incarico. In caso di esito positivo, la persona che svolge il

preincarico ottiene poi l’incarico.

Mandato esplorativo: compito conferito ad un soggetto super partes (in genere il residente di una delle

Camere) di assumere informazioni volte alla risoluzione della crisi di governo, mediante ulteriori consultazioni

e incontri. La persona cui è affidato il mandato esplorativo non viene incaricata di formare il Governo.

Incarico

Anche l’incarico per la formazione del Governo è uno strumento non espressamente contemplato dalla

Costituzione, ma affermatosi nella prassi. L’incarico al designato viene conferito dal Presidente della

Repubblica oralmente. Il Presidente del Consiglio incaricato è scelto con il compito di formare un Governo che

ottenga la fiducia delle due Camere. Nella prassi, tale scelta è da tempo condizionata dalla legge elettorale,

ed in particolare facilitata dalla previa indicazione data agli elettori, da parte degli schieramenti politici, del

«capo» della lista o della coalizione.

Di regola l’incaricato accetta con riserva, cioè si riserva di consultare a sua volta partiti e gruppi politici, per

accertare se gode o meno della fiducia della maggioranza del Parlamento.

L’incaricato, dopo aver compiuto le sue consultazioni, torna dal Presidente della Repubblica e dichiara se

accetta o meno l’incarico. Se accetta, fornisce al Capo dello Stato la lista dei Ministri e il programma di

governo che presenterà alle Camere.

Nomina del Governo

Se l’incaricato scioglie la riserva e accetta definitivamente l’incarico, il Presidente della Repubblica adotta

tre decreti distinti ma contestuali:

1. Decreto di accettazione delle dimissioni del Governo precedente.

2. Decreto di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri.

3. Decreto di nomina dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio.

Questi tre atti sono decreti del Presidente della Repubblica controfirmati dal Presidente del Consiglio

entrante (e non da quello uscente, per evitare il rischio di un rifiuto di controfirma).

Giuramento

Dopo la nomina (di regola entro 24 ore), i membri del Governo devono prestare individualmente giuramento

nelle mani del Presidente della Repubblica (art. 93 Cost.): giurano fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica.

Il giuramento richiama i doveri di cui all’art. 54 Cost.: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla

Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. // I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno

il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».

Con il giuramento il Governo è immesso nell’esercizio delle funzioni e sostituisce quello precedente (ma solo

per l’ordinaria amministrazione, perché non ha ancora ottenuto la fiducia delle Camere, quindi non è nella

pienezza dei suoi poteri).

Entro dieci giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia da

entrambe (art. 94 Cost.). Se non ottiene la fiducia, il Governo è obbligato a rassegnare le dimissioni nelle mani

del Presidente della Repubblica.

Lezione 18

05. Quali sono gli organi necessari del Governo? E quelli non necessari?

Articolo 92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il

Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i

Ministri.

Il Governo è un organo complesso, composto da altri organi:

Presidente del Consiglio dei Ministri; Ministri; Consiglio dei Ministri.

Vi sono poi organi costituzionalmente non necessari (previsti dalla legge n. 400 del 1988) che integrano la

composizione del Governo:

Vicepresidente/i del Consiglio dei ministri

● Ministri senza portafoglio

● Sottosegretari di Stato

● Segretario del Consiglio dei ministri

● Viceministri

● Comitati interministeriali

● Comitati di Ministri e Consiglio di Gabinetto

● Commissari straordinari del Governo

N.B. La legge prevede un numero massimo di componenti del Governo (Presidente, Ministri, Ministri senza

portafoglio, sottosegretari e viceministri): attualmente è 65.

06. Descrivere la struttura del Governo.

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il Consiglio dei ministri è l’organo collegiale, del quale fanno parte il Presidente del Consiglio e tutti i Ministri

(con e senza portafoglio).

Possono assistere o intervenire alle sedute, ma senza diritto di voto, i titolari di altre cariche pubbliche (es.

Presidenti delle Regioni a statuto speciale).

Il Consiglio dei ministri determina la politica generale del Governo​ e, ai fini dell’attuazione di essa, l’indirizzo

​ ​

generale dell’azione amministrativa​ . Dirime i conflitti di competenza fra Ministri​ . Assume tutte le

​ ​

deliberazioni relative alla funzione di indirizzo politico del Governo​ .

Le attribuzioni del Consiglio dei ministri sono individuate della legge 400/1988. In particolare:

• esprime l’assenso all’iniziativa del Presidente del Consiglio di porre la questione di fiducia dinanzi alle

Camere;

• decide sugli indirizzi di politica internazionale e dell’Unione europea;

• delibera sugli atti concernenti i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, e tra lo Stato e le altre

confessioni religiose;

• delibera sugli atti di indirizzo e coordinamento dell’attività amministrativa delle Regioni;

• delibera sulla presentazione dei disegni di legge alle Camere e su tutti gli atti normativi del Governo;

• delibera sulle nomine di competenza dell’amministrazione statale;

• delibera sulle proposte di sollevare conflitto di attribuzione (o di resistere) nei confronti di un altro potere

dello Stato o di una Regione;

• decide sull’annullamento straordinario di atti amministrativi illegittimi.

Il Presidente del Consiglio presiede il Consiglio dei Ministri.

La Costituzione non prevede una gerarchia all’interno del Governo, ma contempera il principio monocratico

(Presidente del Consiglio che dirige la politica generale e propone la nomina dei Ministri), principio collegiale

(responsabilità collegiale del Governo, cui spettano le decisioni politiche più importanti) e il principio di

autonomia ministeriale (responsabilità individuale dei singoli Ministri per gli atti dei rispettivi Dicasteri).

Il Presidente del Consiglio ha un compito di direzione della politica generale del Governo, per la quale ha una

personale responsabilità politica. In particolare, il Presidente del Consiglio:

• mantiene l’unità dell’indirizzo politico e amministrativo (ma non lo determina, perché è l’organo collegiale

Consiglio dei ministri a fissarlo);

• a tal fine, promuove e coordina l’attività dei Ministri (non c’è una posizione di supremazia);

• ai sensi dell’art. 92, comma 2, propone al Presidente della Repubblica i nomi dei Ministri (ma non può

revocarli).

Nonostante l’assenza di un rapporto gerarchico tra il Presidente del Consiglio e i Ministri, la legge n.

400/1988 (art. 5) ha contribuito a far assumere al Presidente del Consiglio un ruolo di «guida».

Ai sensi della legge n. 400/1988 e del d.lgs. n. 303/1999, il Presidente del Consiglio, tra l’altro:

• pone la questione di fiducia dinanzi alle Camere;

• controfirma tutti gli atti deliberati dal Consiglio dei ministri;

• presenta alle Camere i disegni di legge di iniziativa governativa;

• ha l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza e può apporre

il segreto di Stato (legge n. 124/2007);

• promuove e coordina l’azione del Governo nei rapporti con le autonomie regionali e locali;

• promuove e coordina l’azione del Governo relativa alle politiche europee ed è responsabile dell’attuazione

degli impegni assunti in Europa.

La Presidenza del Consiglio

Ai sensi dell’art. 95, comma 3, Cost., «La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e

determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri».

La Presidenza del Consiglio è una struttura formata da numerosi dipartimenti, uffici e servizi, con migliaia di

dipendenti e collaboratori. Gode di autonomia contabile e di bilancio e di autonomia organizzativa.

I MINISTRI

I singoli Ministri costituiscono il vertice delle strutture amministrative cui sono preposti (Ministeri o

Dicasteri), oltre ad essere componenti dell’organo collegiale Consiglio dei ministri.

I Ministeri si distinguono a seconda dell’attività di cui si occupano.

Ai sensi dell’art. 95, comma 2, Cost., i Ministri «sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei

ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri» (sulla responsabilità dei Ministri, si veda la prima

sessione di studio).

In quanto posti al vertice dei rispettivi Ministeri, i Ministri adottano provvedimenti amministrativi (in forma

di decreto); definiscono obiettivi, priorità e programmi da attuare ed emanano le conseguenti direttive

generali; assegnano le risorse finanziarie ai centri di responsabilità del Ministero.

In quanto membri del Governo, anche se non appartengono alle Camere, i Ministri hanno diritto, e se richiesti

obbligo, di assistere alle loro sedute. Devono essere sentiti dalle stesse ogni volta che lo richiedono (art. 64,

comma 4, Cost.)

Al momento della formazione del Governo, tuttavia, possono essere nominati anche altri Ministri, i quali non

sono a capo di alcun Ministero ma esercitano funzioni attribuite alla Presidenza del Consiglio e ad essi

delegate dal Presidente del Consiglio: si tratta dei Ministri senza portafoglio, organi non necessari ma che

vengono nominati con lo stesso decreto di nomina dei Ministri con portafoglio e che siedono a pieno titolo nel

Consiglio dei ministri.

Non vi è una precisa linea di demarcazione tra ciò che appartiene alla politica generale del Governo (e dunque

è di competenza del Consiglio dei ministri) e ciò che ha carattere settoriale (e quindi ricade nella

responsabilità del singolo Ministro): molto dipende dalla forza politica del Presidente del Consiglio.

07. Come rispondono i membri del Governo per i reati commessi nell'esercizio delle funzioni?

Il Governo risponde del proprio operato a vario titolo. Ha una

Responsabilità politica (rapporto di fiducia Governo-Parlamento)

Responsabilità civile, amministrativa e contabile (art. 28 Cost.)

Responsabilità penale (reati ministeriali)

Il Governo è legato al Parlamento da un rapporto di responsabilità politica:

ciascuna delle due Camere può sfiduciarlo e obbligarlo alle dimissioni (art. 94 Cost.).

• Il Presidente del Consiglio ha la responsabilità politica conseguente alla direzione della politica generale del

Governo (art. 95, comma 1, Cost.)

• Ciascun Ministro risponde dal punto di vista politico anche individualmente (art. 95, c 2, Cost.; art. 89 Cost.).

• Il Governo nel suo complesso e ciascun membro di esso rispondono di una responsabilità politica diffusa: il

loro operato è sottoposto al giudizio dell’opinione pubblica (ma senza conseguenze giuridiche).

Art. 28 Cost.: «I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili,

secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la

responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici».

Ai sensi dell’art. 89 Cost., i membri del Governo, controfirmando gli atti del Presidente della Repubblica, se ne

assumono la responsabilità politica e giuridica.

L’art. 95, comma 2, Cost., si riferisce non solo alla responsabilità politica, ma anche alla responsabilità

giuridica dei Ministri.

Per i reati commessi dai membri del Governo NON nell’esercizio delle funzioni, essi sono giudicati come ogni

altro cittadino.

Per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri rispondono sulla

base di una disciplina speciale, ai sensi dell’art. 96 Cost.

Lezione 19

07. Illustrare le diverse tipologie di regolamento governativo previste dalla legge.

Tipologie di regolamenti governativi

Regolamenti di esecuzione: danno esecuzione alle leggi e ai decreti legislativi, ossia assicurano l’operatività

della legge e degli atti aventi forza di legge (e ora anche dei Regolamenti comunitari).

Regolamenti di attuazione: adottati per l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti

norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale.

Regolamenti indipendenti: adottati nelle materie non disciplinate da leggi o da atti aventi forza di legge,

sempre che non sia prevista una riserva di legge.

Regolamenti di organizzazione: disciplina organizzativa della pubblica amministrazione (in materia c’è una

riserva relativa di legge: art. 97.1 Cost.).

Regolamenti delegati o autorizzati: scopo di ridurre l’area delle materie disciplinate dalla legge

(«delegificazione»), sempre che non vi sia una riserva assoluta di legge.

N.B. La disciplina contenuta nei regolamenti deve riguardare materie non coperte da riserva assoluta di legge.

08. Descrivere il procedimento per la formazione dei regolamenti governativi.

Procedimento per la formazione dei regolamenti governativi

• Proposta del Ministro competente per materia.

• Parere obbligatorio ma non vincolante del Consiglio di Stato (che deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla

richiesta).

• Delibera del Consiglio dei ministri.

• Emanazione da parte del Presidente della Repubblica (con la forma del decreto del Presidente della

Repubblica).

• Visto e registrazione della Corte dei conti (che effettua un controllo di legittimità).

• Pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

09. Descrivere il procedimento per la formazione del decreto-legge.

Procedimento per la formazione del decreto-legge

1. Delibera del Consiglio dei Ministri (presupposto costituzionale: «casi straordinari di necessità e di

urgenza», quali, ad esempio, calamità naturali, epidemie, ecc.).

2. Emanazione immediata del Presidente della Repubblica.

3. Pubblicazione immediata sulla Gazzetta ufficiale.

• Il decreto entra in vigore immediatamente.

• Dalla pubblicazione decorre il termine di 60 giorni per la conversione in legge.

4. Presentazione da parte del Governo alle Camere del disegno di legge di conversione del decreto-legge.

Il decreto-legge è emanato e pubblicato con la denominazione di «decreto-legge», ed è preceduto da un

preambolo in cui devono essere indicate le circostanze straordinarie di necessità e di urgenza che ne

giustificano l’adozione, nonché l’avvenuta deliberazione del Consiglio dei Ministri

10. Descrivere il procedimento per la formazione del decreto legislativo.

IL DECRETO LEGISLATIVO

Norme: art. 76 Cost.; art. 14 della legge 400/1988. Due fasi:

1) Legge di delegazione o legge delega (Parlamento)

2) Decreto legislativo o decreto delegato (Governo)

Legge di delegazione o legge delega

• Legge formale del Parlamento.

• Approvata seguendo il procedimento ordinario (art. 72, comma 4, Cost.): riserva di Assemblea.

• Contenuti costituzionalmente necessari: oggetto definito; limitazione temporale; principi e criteri direttivi.

• Con la delega, le Camere «trasferiscono» al Governo (e solo al Governo) l’esercizio della funzione legislativa,

non la titolarità di questa, che resta in capo al Parlamento: è sempre ammessa la revoca della delega prima che

questa sia utilizzata.

Decreto legislativo o decreto delegato

Procedimento per la formazione del decreto adottato in forza della legge delega:

• Proposta del Ministro (o dei Ministri) competente.

• Delibera del Consiglio dei Ministri.

• Eventuali adempimenti ulteriori, se prescritti dalla legge delega (ad esempio, obbligo di chiedere il parere

delle Commissioni parlamentari, che di regola non è vincolante).

• Eventuale deliberazione definitiva del Consiglio dei ministri, a seguito dei pareri espressi dai soggetti

consultati.

• Emanazione del decreto da parte del Presidente della Repubblica (art. 87, comma 5, Cost.).

• Pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Il decreto è pubblicato con la denominazione di «decreto legislativo» (d.lgs.) e con la stessa numerazione

progressiva delle leggi, ed è preceduto da un «preambolo» nel quale deve essere data indicazione di tutte le

fasi procedimentali.

11. Cosa sono e quali sono gli atti aventi forza di legge?

Atti aventi forza di legge (d. cost.): Sono così definiti i decreti-legge [vedi], i decreti legislativi [vedi], le

leggi regionali [vedi]. Tali atti, pur se dotati della forza di legge, cioè della stessa attitudine ad innovare

l’ordine normativo vigente (c.d. forza attiva) e della medesima capacità di resistere all'abrogazione (c.d. forza

passiva) riconosciuta alla legge formale, subiscono particolari limitazioni.

Decreti legislativi (art. 76 Cost.): una legge del Parlamento delega al Governo l’esercizio della funzione

legislativa.

Decreti-legge (art. 77 Cost.): il Governo adotta atti normativi in «casi straordinari di necessità e d’urgenza»,

ma serve una successiva conversione in legge da parte del Parlamento.

In entrambi i casi, vi è un controllo parlamentare sull’attività normativa del Governo.

12. Descrivere il procedimento per la formazione dei regolamenti autorizzati o delegati del Governo.

Regolamenti delegati o autorizzati: scopo di ridurre l’area delle materie disciplinate dalla legge

(«delegificazione»), sempre che non vi sia una riserva assoluta di legge (si veda la seconda sessione di studio).

Procedimento per la formazione dei regolamenti governativi

• Proposta del Ministro competente per materia.

• Parere obbligatorio ma non vincolante del Consiglio di Stato (che deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla

richiesta).

• Delibera del Consiglio dei ministri.

• Emanazione da parte del Presidente della Repubblica (con la forma del decreto del Presidente della

Repubblica).

• Visto e registrazione della Corte dei conti (che effettua un controllo di legittimità).

• Pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Lezione 20

02. Gli organi ausiliari del Governo.

Organi ausiliari del Governo (e del Parlamento):

• Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (C.N.E.L.): art. 99 Cost.

• Consiglio di Stato: art. 100, comma 1, Cost.

• Corte dei conti: art. 100, comma 2, Cost.

Art. 99

Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di

rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e

qualitativa.

E` organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono

attribuite dalla legge.

Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i

principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia

nell'amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello

successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al

controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce

direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

03. Descrivere le funzioni del Consiglio di Stato.

Art​ . 100​ . Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia

nell'amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e

anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato.

Il Consiglio di Stato​ è ancora oggi il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa; un organo

giurisdizionale speciale (art. 103 Cost.): spetta al Consiglio di Stato pronunciare in via definitiva le decisioni

sui ricorsi presentati dai privati o dagli enti pubblici contro gli atti amministrativi illegittimi.

I membri del Consiglio di Stato:

• per metà provengono dalle file dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), in seguito a promozione;

• per un quarto provengono da un selettivo concorso pubblico;

• per un quarto sono nominati discrezionalmente dal Governo (con decreto del Presidente della Repubblica, su

deliberazione del Consiglio dei ministri, previo parere del Consiglio di presidenza) tra personalità che, per

l’attività svolta o gli studi compiuti, ovvero l’elevata esperienza acquisita, posseggono l’idoneità e le qualità

necessarie.

Ai sensi dell’art. 100, comma 3, Cost., l’indipendenza del Consiglio di Stato e dei suoi componenti di fronte al

Governo è assicurata dalla legge. A tale scopo è istituito, sul modello del CSM, un apposito organo di garanzia

denominato Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

Il Consiglio di Stato si divide in sette sezioni, che possono svolgere funzioni consultive e funzioni

giurisdizionali. Ogni anno, il Presidente del Consiglio di Stato stabilisce la funzione di ciascuna sezione

(consultiva o giurisdizionale) e il riparto degli affari per ognuna di esse. In sede consultiva, il Consiglio di

Stato si esprime attraverso pareri.

Il Consiglio di Stato ha competenza generale e può dare pareri a tutte le amministrazioni centrali che ne

facciano richiesta, senza bisogno di prescrizioni particolari.

Il Governo può richiedere al Consiglio di Stato pareri inerenti la legittimità e la congruità dei suoi atti

rispetto ai canoni di buona amministrazione. I casi più importanti nei quali interviene il Consiglio di Stato sono

previsti dalla legge. Si distingue tra pareri facoltativi e pareri obbligatori.

I pareri obbligatori, se prescritti, devono essere appositamente richiesti, altrimenti l’atto adottato senza

l’audizione del parere può essere annullato per vizio del procedimento.

Casi in cui il parere del Consiglio di Stato è un parere obbligatorio (ma, in genere, non vincolante):

• sui regolamenti adottati dal Governo e dai singoli Ministri;

• sull’emanazione di Testi Unici per il coordinamenti di leggi e di regolamenti;

• sui decreti che contengono la decisione dei ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica;

• sugli schemi generali di contratti tipo, accordi e convenzioni predisposti dai Ministri.

Sono rari i casi di pareri obbligatori e vincolanti, ossia pareri che devono non solo essere richiesti e sentiti,

ma anche seguiti (es. il decreto governativo sul riacquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadino che

l’abbia perduta deve essere conforme al parere emesso dal Consiglio di Stato).

Per ottenere il parere, il Ministro richiede al Presidente del Consiglio di Stato l’emanazione del medesimo.

Il parere viene dato per iscritto, comprende sia la legittimità sia il merito (cioè l’opportunità, la convenienza

dell’atto amministrativo o dell’atto normativo) e può spingersi fino a proporre una diversa soluzione.

Il parere obbligatorio del Consiglio di Stato deve essere reso nel termine di 45 giorni dal ricevimento della

richiesta; decorso tale termine, l’Amministrazione può procedere indipendentemente dall’acquisizione del

parere.

04. Descrivere le funzioni della Corte dei conti.

Articolo 100

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia

nell'amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello

successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al

controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce

direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

La Corte dei conti

Organo ausiliario che esercita alcune funzioni giurisdizionali e alcune funzioni amministrative di controllo sulla

pubblica amministrazione.

• Funzioni di controllo: controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo (oggi molto ridotto); controllo

successivo sulla gestione del bilancio dello Stato; controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato

contribuisce in via ordinaria nei casi previsti dalla legge.

• Funzioni giurisdizionali: in materia di contabilità pubblica, di pensioni civili e militari, di responsabilità dei

pubblici impiegati nei confronti della pubblica amministrazione.

Secondo la Costituzione, tutti gli atti del Governo devono essere sottoposti al controllo della Corte dei conti.

In realtà, le leggi ordinarie limitano tale controllo agli atti emanati con la forma dei decreti del Presidente

della Repubblica e ad alcuni decreti ministeriali.

La Corte provvede alla registrazione degli atti del Governo, cioè li dichiara conformi alle leggi.

Qualora un atto sia in contrasto con una norma di grado superiore, o con la legge di bilancio, lo rinvia al

Governo per il riesame, spiegandone i motivi.

Se il Governo intende emanarlo ugualmente, restituisce l’atto alla Corte chiedendone la registrazione «con

riserva», cioè sotto la sua responsabilità politica.

La Corte dei conti esegue e trasmette ogni 15 giorni al Parlamento l’elenco degli atti registrati con riserva,

affinché il Parlamento, in sede di controllo sull’operato politico del Governo, sia in grado di farne valere la

responsabilità.

N.B. Trattandosi di un controllo di tipo preventivo, l’atto sottoposto a controllo non acquista efficacia fino a

quando non sia stato ottenuto il visto della Corte dei Conti.

La Corte dei conti esercita poi il controllo successivo sul rispetto del bilancio dello Stato: c.d. «controllo

generale di parificazione» del rendiconto consuntivo dello Stato.

Terminato l’anno finanziario, viene fatto il bilancio consuntivo, cioè si controlla la rispondenza o meno della

previsione (contenuta nel bilancio preventivo) al risultato: questo controllo spetta alla Corte dei conti, a

sezioni riunite, la quale riferisce anche su questo al Parlamento.

La Corte dei Conti partecipa inoltre, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo successivo sulla

gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.

Si tratta di un controllo costante di legittimità e di merito, con possibilità di intervento della Corte dei conti

presso i Ministri competenti in qualunque momento.

Anche in questo caso la funzione generale della Corte dei conti è quella di controllare il buon uso del denaro

pubblico riferendo al Parlamento.

IL C.N.E.L.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è un altro organo ausiliario di consulenza del Parlamento e del

Governo.

È un organo di rappresentanza professionale, coperto da persone in parte elette e in parte nominate. I

membri sono esperti e rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro

importanza numerica e qualitativa.

Funzioni del C.N.E.L.:

• Attività di consulenza alle Camere e al Governo, per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite

dalla legge: il Governo e le Camere possono chiedere al C.N.E.L. pareri su materie che importano indirizzi di

politica economica, finanziaria e sociale e, in genere, su ogni questione che rientri nell’ambito dell’economia e

del lavoro.

• Iniziativa legislativa: sulle stesse materie il C.N.E.L. può presentare un progetto di legge (la sua prerogativa

più importante è proprio l’iniziativa legislativa, anche se tale potestà è stata utilizzata solo in rare occasioni e

con scarsa efficacia).

• Può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti

stabiliti dalla legge: sulle stesse materie sopra citate il C.N.E.L. può, di sua iniziativa, esprimere alle Camere e

al Governo sue valutazioni e proposte.

Il C.N.E.L. è composto da 64 consiglieri, oltre al Presidente:

• 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal

Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei ministri;

• 48 rappresentanti delle categorie produttive, dei quali ventidue in rappresentanza del lavoro dipendente (di

cui tre in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati), nove in rappresentanza del lavoro autonomo

e diciassette in rappresentanza delle imprese: nominati con D.P.R. su proposta del Presidente del Consiglio,

previa deliberazione del Consiglio dei ministri;

• 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali,

rispettivamente, tre designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e tre designati

dall’Osservatorio nazionale per il volontariato, nominati con D.P.R.

I membri del Consiglio durano in carica 5 anni e possono essere riconfermati; la loro posizione è incompatibile

con quella di membro del Parlamento. Le nomine sono adottate con decreto del Presidente della Repubblica

previa delibera del Consiglio dei Ministri.

Il Presidente del C.N.E.L. è nominato fuori dai componenti, con decreto del Presidente della Repubblica, su

proposta del Consiglio dei ministri.

Lezione 21

03. In che cosa consiste l'attività amministrativa?

L’ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA (legis executio)

≠ ATTIVITÀ NORMATIVA (legis latio)

• L’attività amministrativa consiste nel provvedere con atti specifici alla cura di interessi pubblici.

• L’attività normativa (primaria e secondaria) consiste nel prevedere i casi cui applicare norme generali e

astratte. (A volte, tuttavia, non è agevole la distinzione tra atti amministrativi generali e atti normativi)

≠ ATTIVITÀ GIURISDIZIONALE

• L’attività amministrativa è svolta a prescindere dal verificarsi di una controversia; deve esserci imparzialità,

ma non terzietà.

• L’attività giurisdizionale deve essere caratterizzata da imparzialità, indipendenza e terzietà.

COMPITI delle pubbliche amministrazioni:

coadiuvare le istituzioni politiche, statali, regionali o locali, nell’azione di governo;

● curare specifici interessi pubblici dando attuazione all’indirizzo politico espresso dagli organi di

● governo;

produrre beni o servizi a favore delle collettività amministrate.

Nell’esercizio di tali attività le pubbliche amministrazioni operano:

come autorità amministrative: hanno una posizione di supremazia e utilizzano gli strumenti del diritto

● amministrativo (provvedimenti amministrativi; contratti pubblici); oppure

come soggetti erogatori di servizi pubblici: si pongono sullo stesso piano dei soggetti con cui si

● rapportano e utilizzano per lo più gli strumenti contrattuali del diritto privato (il diritto comune).

04. Cosa si intende per «pubblica amministrazione» in senso soggettivo e in senso oggettivo?

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

In senso SOGGETTIVO:

Apparato organizzativo preposto allo svolgimento dell’azione amministrativa, che comprende: il complesso

degli organi centrali e periferici facenti capo al Governo, gli organi di governo delle autonomie locali, gli enti

pubblici, le autorità amministrative indipendenti.

In senso OGGETTIVO:

Attività che consiste nella cura e gestione in concreto di interessi pubblici.

05. Cosa sono le autorità amministrative indipendenti?

Le autorità indipendenti sono soggetti istituiti con legge che esercitano funzioni di amministrazione,

regolazione e controllo in settori sensibili o di alto contenuto tecnico, in posizione di autonomia e

indipendenza nei confronti del Governo, allo scopo di garantire una maggiore imparzialità rispetto agli

interessi coinvolti.

Sono formate da personalità scelte con criteri che ne garantiscano l’autonomia e l’indipendenza rispetto agli

organi politici e agli apparati dei Ministeri.

Autorità indipendenti:

• Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB)

• Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS, ex Isvap)

• Autorità garante della concorrenza e del mercato (Autorità antitrust)

• Garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy)

• Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)

• Autorità per l’energia elettrica ed il gas

• Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture

• Commissione di garanzia dell’attuazione della legge n. 146/1990

• Banca d’Italia

Le autorità amministrative indipendenti sono nominate nei modi più diversi; inoltre sono organizzate e

agiscono con modalità non omogenee, che vanno dal controllo di atti, alla fissazione di regole (vere e proprie

norme di carattere tecnico, subordinate alla legge), a poteri di inchiesta e di instaurazione di procedure di

tipo contenzioso simili a quelle giurisdizionali. Non c’è una normazione di base uguale per tutte.

Problema: le autorità amministrative indipendenti svolgono funzioni importantissime ma non rispondono del

loro operato di fronte al Parlamento, né ad altri organi.

Lezione 22

07. Quali sono i principi costituzionali relativi alla pubblica amministrazione?

Art. 5 Cost.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono

dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle

esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 114, comma 2, Cost.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e

funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione

Principio di autonomia​ : l’amministrazione è tendenzialmente affidata agli enti regionali e locali rappresentativi

delle comunità territoriali più vicini agli interessi da soddisfare (principio di sussidiarietà: art. 118 Cost.).

L’autonomia comporta una certa discrezionalità nella scelta dei fini da perseguire e dei mezzi da utilizzare,

sebbene nei limiti stabiliti dalla legge.

Principio di sussidiarietà​ : le funzioni amministrative sono attribuite al livello di governo superiore soltanto

nell’ipotesi in cui sia necessario assicurarne l’esercizio unitario oppure quando il livello di governo inferiore

non sia in grado di curare gli interessi che gli sono affidati.

Principio del decentramento​ : le funzioni amministrative svolte da organi dello Stato (e dunque non da Regioni

o enti locali) devono essere decentrate nel territorio nazionale, o a livello burocratico (funzionari dipendenti

dagli apparati centrali ma collocati in sedi locali) o a livello istituzionale (enti autonomi, come ad esempio le

camere di commercio). Il decentramento comporta minore libertà e discrezionalità rispetto all’autonomia.

Art. 97 Cost.

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei

bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento

e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità

proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Riserva di legge​ per quanto concerne l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei pubblici uffici («I

pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge»).

È una riserva di legge relativa: la legge (o una fonte ad essa equiparata) deve fissare i criteri generali in

materia di organizzazione amministrativa; i «regolamenti di organizzazione» (fonti secondarie) possono dare

attuazione ai principi e criteri generali fissati dalla fonte primaria.

Principio di legalità​ per quanto concerne l’attività delle pubbliche amministrazioni:

• Predeterminazione normativa del potere e delle modalità di esercizio del potere: ogni potere amministrativo

deve essere previsto dalla legge e le modalità del suo esercizio devono essere oggetto di una predeterminata

disciplina normativa;

• Predeterminazione normativa del fine: l’attività amministrativa deve trovare nella legge anche gli obiettivi

da raggiungere;

• L’attività amministrativa deve rispettare la legge e le indicazioni contenute nelle leggi e nelle altre fonti

normative abilitate: gli atti amministrativi contrari a norme di legge possono essere disapplicati, nonché

annullati dal giudice amministrativo.

Principio del buon andamento​ : impone efficacia, efficienza ed economicità dell’intervento delle P.A.

• Efficacia: raggiungimento dello scopo; corrispondenza tra obiettivi proposti e risultati conseguiti.

• Efficienza: rapporto tra risultati e risorse da impiegare per raggiungerli; migliore impiego delle risorse per

il raggiungimento dello scopo.

• Economicità: minimo impiego possibile di risorse.

Principio di imparzialità​ : necessità di una ponderazione e composizione degli interessi pubblici da soddisfare

con gli interessi privati da sacrificare; divieto di discriminazioni arbitrarie e irragionevoli; apartiticità degli

apparati amministrativi.

Principio dell’equilibrio di bilancio​ : è stato inserito nel primo comma dell’art. 97 Cost. dalla legge

costituzionale n. 1/2012, che ha introdotto il principio del pareggio di bilancio modificando l’art. 81 Cost.

Pertanto, oggi le P.A. hanno l’obbligo di assicurare l’equilibrio del bilancio e la sostenibilità del debito pubblico.

Principio dell’accesso mediante concorso agli impieghi nelle P.A​ .: regola generale, salvo i casi in cui la legge

preveda l’assunzione nominativa (es. incarichi dirigenziali) o altre forme di assunzione.

Art. 98 Cost.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di

carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Questo articolo presuppone il principio di indipendenza degli apparati burocratici rispetto agli organi politici e

di distinzione fra attività di governo e attività di gestione amministrativa: principio non espressamente

previsto dalla Costituzione, ma collegato ai principi di buon andamento e imparzialità, nonché alla regola per

cui gli apparati amministrativi sono posti «al servizio esclusivo della Nazione».

Art. 28 Cost.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi

penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si

estende allo Stato e agli enti pubblici.

Principio di responsabilità delle pubbliche amministrazioni e dei pubblici funzionari.

Le responsabilità dei pubblici dipendenti sono di diversi tipi: penale, civile, amministrativa, contabile,

disciplinare. L’art. 28 richiama le prime tre ponendo l’accento sulla violazione dei diritti (ma ciò non esclude

forme più intense di responsabilità delle P.A., ad esempio la risarcibilità dei danni anche per violazione di

interessi legittimi). L’art. 28 introduce il principio della corresponsabilità dello Stato anche se l’atto compiuto

dall’impiegato è un atto illecito.

08. Cosa sono i beni demaniali e i beni patrimoniali?

I beni pubblici possono essere demaniali o patrimoniali.

Beni demaniali:

• Demanio necessario: beni che possono essere solo demaniali.

• Demanio eventuale: beni che sono demaniali quando appartengono allo Stato o agli enti pubblici territoriali.

Beni patrimoniali:

• Patrimonio indisponibile: beni non demaniali appartenenti allo Stato, alle province e ai comuni, di cui non può

essere modificata la destinazione.

• Patrimonio disponibile: tutti gli altri beni dello Stato e degli enti pubblici territoriali.

I beni del demanio dello Stato (sia necessario sia eventuale) sono destinati immediatamente e direttamente al

soddisfacimento di un interesse collettivo.

Per tale ragione i beni demaniali sono sottoposti ad una particolare condizione giuridica: essi sono inalienabili

(cioè non possono essere venduti) e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e

nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.

Spetta all’autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico.

I beni del demanio dello Stato si possono raggruppare in cinque categorie:

demanio marittimo (demanio necessario): lido del mare, spiaggia, rade e porti;

demanio idrico (demanio necessario): fiumi, torrenti, laghi e altre acque pubbliche;

demanio militare (demanio necessario): opere destinate alla difesa nazionale;

demanio stradale (demanio eventuale): strade, autostrade e strade ferrate, aerodromi, acquedotti;

demanio artistico-culturale (demanio eventuale): immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e

artistico, raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche.

I beni patrimoniali sono definiti, per esclusione, come i beni pubblici che non sono beni demaniali.

Il patrimonio può essere indisponibile o disponibile.

I beni patrimoniali indisponibili sono quei beni che, per la loro destinazione ad uso pubblico, hanno bisogno di

una speciale tutela, e perciò non possono essere sottratti alla loro destinazione e hanno una commerciabilità

limitata: foreste, miniere, cave e torbiere; cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico,

paleontologico e artistico; beni costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica; caserme,

armamenti, aeromobili militari e navi da guerra; edifici destinati a sede di uffici pubblici, beni destinati a

pubblico servizio.

I beni patrimoniali disponibili sono tutti gli altri, ossia tutti quei beni che servono a produrre un reddito o una

qualunque utilità a favore dello Stato o dell’ente pubblico, e che hanno quindi una funzione analoga a quella dei

beni dei privati, senza essere soggetti a vincoli di commerciabilità.

Lezione 23

07. Qual è la regola generale in tema di silenzio della P.A.?

Tra le dichiarazioni non formali ci sono le dichiarazioni tacite: il silenzio. Il silenzio della P.A. può avere

effetti provvedimentali.

Regola generale: il silenzio dell’amministrazione equivale ad un provvedimento di accoglimento della richiesta

(silenzio-assenso).

In altri casi, la legge attribuisce al silenzio altri significati ed effetti:

• silenzio-rifiuto o silenzio-diniego (ambito sostanziale);

• silenzio-rigetto (ambito processuale).

08. Quali sono le cause di nullità dei provvedimenti amministrativi?

Cause di nullità del provvedimento amministrativo (tassative):

• mancanza di un elemento essenziale (atto emanato da un soggetto privo di legittimazione a provvedere, atto

che abbia un oggetto inesistente o impossibile, mancanza di forma essenziale, ecc.);

• difetto assoluto di attribuzione (incompetenza assoluta);

• violazione o elusione del giudicato;

• altri casi espressamente previsti dalla legge (c.d. «nullità testuali»).

La nullità opera ipso iure (cioè automaticamente, di diritto) e può essere dichiarata in ogni tempo mediante

sentenza di mero accertamento.

09. Quando un atto amministrativo può essere annullato?

ANNULLABILITÀ

Cause di annullabilità del provvedimento amministrativo:

• Incompetenza (relativa) dell’autorità che ha emanato l’atto (vizio relativo al soggetto);

• Eccesso di potere: l’atto, pur non contrario alle norme di legge, è emanato sviando dalle finalità per le quali è

stato riconosciuto alla P.A. il potere di emanare quell’atto (cattivo uso del potere discrezionale da parte

dell’amministrazione, «sviamento di potere»). Alcuni sintomi del vizio di eccesso di potere:

o illogicità manifesta dell’atto;

o contraddittorietà interna;

o insufficienza di motivazione;

o ingiustizia manifesta per disparità di trattamento;

o travisamento dei fatti;

o mancato rispetto dei principi di ragionevolezza e proporzionalità.

• Violazione di legge: tutti gli altri vizi che non rientrano nell’incompetenza e nell’eccesso di potere.

L’annullabilità non opera automaticamente ma deve essere invocata dai soggetti interessati dinanzi agli organi

giurisdizionali.

Anche indipendentemente dalle impugnative, tuttavia, gli atti amministrativi possono essere ritirati o annullati

d’ufficio dalla stessa amministrazione.

10. Quali sono gli elementi essenziali e accidentali degli atti amministrativi?

ELEMENTI ESSENZIALI:

• Soggetto

• Oggetto

• Causa giuridica

• Motivazione

• Forma

ELEMENTI ACCIDENTALI (eventuali):

• Condizione

• Termine

• Modo

ELEMENTI ESSENZIALI

Soggetto: organo competente ad esercitare il potere adottando il provvedimento.

Oggetto: persona, cosa o situazione giuridica su cui si producono gli effetti dell’atto amministrativo. Deve

essere determinato o determinabile e idoneo a subire gli effetti del provvedimento.

Causa giuridica: finalità tipica di pubblico interesse prevista dalla legge per l’atto in questione.

Motivazione: ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato con indicazione dei presupposti di

fatto e delle ragioni giuridiche che stanno alla base della decisione della P.A. (gli unici atti per cui non è

richiesta la motivazione sono gli atti normativi e gli atti a contenuto generale).

Forma: è tendenzialmente libera; in genere la legge stabilisce quale forma debba avere l’atto amministrativo.

Se la forma è prevista come elemento essenziale, la sua violazione comporta l’annullabilità dell’atto; se è

considerata elemento costitutivo, la sua mancanza comporta la nullità dell’atto.

ELEMENTI ACCIDENTALI

Condizione: l’inizio o la cessazione dell’efficacia dell’atto sono subordinati al verificarsi di un evento futuro ed

incerto.

Termine: indica il momento dal quale avrà inizio l’efficacia dell’atto (termine iniziale) o dal quale cesseranno gli

effetti dell’atto (termine finale).

Modo: può essere apposto all’atto amministrativo solo nei casi previsti dalla legge.

11. Descrivere i caratteri dei provvedimenti amministrativi.

Caratteristiche dei provvedimenti amministrativi:

• Tipicità: per essere valido il provvedimento deve essere espressamente previsto dall’ordinamento.

• Autoritarietà: capacità del provvedimento di incidere unilateralmente sulla situazione giuridica del soggetto

destinatario dell’atto, anche contro la volontà di quest’ultimo.

• Esecutività: capacità di porre in essere le attività materiali che danno esecuzione al provvedimento nei

confronti dei destinatari senza necessità di alcun intervento dell’autorità giudiziaria.

• Esecutorietà: possibilità di esecuzione coatta (forzata) della pretesa della P.A., senza che sia necessario

l’intervento del giudice.

• Inoppugnabilità: i provvedimenti amministrativi possono essere impugnati da parte degli interessati dinanzi

agli organi della giustizia amministrativa o essere oggetto di ricorsi amministrativi entro termini molto

stretti, a pena di decadenza (scopo di consolidare gli esiti dell’attività amministrativa); dopo la scadenza di

tali termini, non sono più impugnabili.

12. Su quali principi si fonda la disciplina del procedimento amministrativo adottata nel 1990 con la legge n.

241?

Principio del giusto procedimento​ : principio accolto nel nostro ordinamento, tende a garantire la corretta

formazione della volontà della pubblica amministrazione, la quale:

• deve svolgersi in forme tipiche (principio di tipicità);

• deve osservare determinate procedure;

• deve garantire pubblicità e trasparenza;

• deve assicurare l’intervento e la partecipazione dei soggetti coinvolti.

Disciplina generale del procedimento amministrativo: legge n. 241/1990, come modificata dalla legge n.

15/2005, dalla legge n. 69/2009 e dalle leggi nn. 116 e 164 del 2014.

Tale disciplina si fonda sui seguenti principi generali in materia di procedimento:

• tempestività ed efficienza;

• obbligo di motivazione degli atti amministrativi;

• garanzie di pubblicità e trasparenza;

• partecipazione al procedimento dei soggetti interessati agli effetti del provvedimento finale, con i quali la

P.A. instaura un vero e proprio contraddittorio;

• diritto di accesso agli atti da parte dei soggetti interessati.

Tempestività ed efficienza:

• obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro il termine che, per ciascun tipo

di atto, la P.A. procedente è tenuta a stabilire; se non è stabilito dall’amministrazione, si applica il termine di

30 giorni; decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento, si applica di regola l’istituto del

silenzio-assenso (artt. 2 e 20).

Obbligo di motivazione degli atti amministrativi:

• indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche alla base della decisione della P.A. (art. 3).

Partecipazione:

• partecipazione al procedimento dei soggetti interessati agli effetti del provvedimento finale, con i quali la

P.A. instaura un vero e proprio contraddittorio (artt. 7 ss.).

Garanzie di pubblicità e trasparenza:

• individuazione di un responsabile del procedimento (artt. 4-6);

• comunicazione di avvio del procedimento;

• notificazione degli atti al destinatario;

• diritto di accesso agli atti da parte dei soggetti interessati (artt. 22 ss.).

13. Quali sono le fasi del procedimento amministrativo?

Il procedimento amministrativo si articola in quattro fasi:

1. Fase dell’iniziativa: l’atto iniziale del procedimento può essere un’istanza proveniente dal soggetto privato

interessato al provvedimento finale (procedimento ad istanza di parte), oppure un’istanza proveniente da un

altro soggetto pubblico (procedimento ad istanza pubblica), oppure un’autonoma scelta della stessa

amministrazione procedente (procedimento d’ufficio).

2. Fase istruttoria o preparatoria: la P.A. raccoglie le informazioni e i dati necessari, anche attraverso pareri

di organi consultivi o di esperti e tecnici; se è necessario acquisire il consenso di diverse amministrazioni, può

essere utilizzata la conferenza di servizi.

3. Fase costitutiva o deliberativa: adozione del provvedimento finale, secondo le modalità e procedure

previste dalla legge (l’atto a questo punto è «perfetto», ma non ancora «efficace»).

4. Fase integrativa dell’efficacia: adempimenti previsti per consentire all’atto adottato di produrre i propri

effetti giuridici (esempio: superamenti dei controlli previsti o particolari forme di pubblicità).

Lezione 024

06. Quali atti possono essere impugnati dinanzi al giudice amministrativo?

Gli atti amministrativi portati all’esame del giudice amministrativo possono essere:

• Provvedimenti (relativi a singoli individui);

• Atti amministrativi generali (che riguardano una generalità determinata di individui);

• Regolamenti (fonti di rango secondario): quando il provvedimento amministrativo impugnato si fonda su

norme di un regolamento ritenuto illegittimo, gli interessati possono portare all’esame del giudice

amministrativo sia il provvedimento, sia la norma secondaria sulla quale il provvedimento si fonda.

07. Quali rimedi sono previsti contro gli atti della pubblica amministrazione?

In Italia vige un sistema dualistico di giustizia amministrativa: la tutela dei singoli contro gli atti della

pubblica amministrazione è ripartita tra giudice ordinario e giudice amministrativo, a seconda della situazione

giuridica fatta valere. Regola generale:

• Lesione di un diritto soggettivo: competenza del giudice ordinario.

• Lesione di un interesse legittimo: competenza del giudice amministrativo.

Tuttavia, ai sensi dell’art. 103 Cost., ai giudici amministrativi può essere riconosciuta la giurisdizione per la

tutela anche dei diritti soggettivi «in particolari materie indicate dalla legge». L’elenco di queste materie si

trova oggi nell’art. 133, d.lgs. 104/2010.

Giurisdizione amministrativa:

• Tribunali amministrativi regionali (TAR) in primo grado;

• Consiglio di Stato (sede giurisdizionale) in secondo grado: contro le decisioni del TAR si può fare ricorso in

appello al Consiglio di Stato nel termine di 60 giorni dalla notificazione.

Si tratta di una giurisdizione generale di legittimità: al giudice amministrativo sono affidati in via generale

tutti i ricorsi per incompetenza, eccesso di potere o violazione di legge contro atti e provvedimenti di

autorità amministrative che abbiano ad oggetto un interesse legittimo.

Inoltre, TAR e Consiglio di Stato hanno anche una competenza al di fuori di quella generale di legittimità:

• in materie tassativamente determinate hanno anche una competenza di merito (es. giudizi di ottemperanza,

volti ad ottenere l’adempimento dell’obbligo della P.A. a conformarsi al giudicato);

• in materie tassativamente indicate hanno una competenza esclusiva, cioè per la tutela sia degli interessi

legittimi sia dei diritti soggettivi.

Gli atti amministrativi portati all’esame del giudice amministrativo possono essere:

• Provvedimenti (relativi a singoli individui);

• Atti amministrativi generali (che riguardano una generalità determinata di individui);

• Regolamenti (fonti di rango secondario): quando il provvedimento amministrativo impugnato si fonda su

norme di un regolamento ritenuto illegittimo, gli interessati possono portare all’esame del giudice

amministrativo sia il provvedimento, sia la norma secondaria sulla quale il provvedimento si fonda.

I provvedimenti amministrativi, per la loro esecutorietà, non vengono sospesi nella loro esecuzione per il solo

fatto della presentazione di un ricorso giurisdizionale. Tuttavia, per «gravi ragioni», può essere chiesta al

TAR o al Consiglio di Stato la sospensione dell’esecuzione dell’atto.Il ricorso alla giustizia amministrativa non

è ammesso per gli atti politici adottati dal Governo nell’esercizio della funzione di indirizzo politico.

I ricorsi devono essere presentati entro termini brevi.

Soggetti legittimati a sollevare ricorso: qualsiasi persona fisica o giuridica che si ritenga lesa da un

provvedimento illegittimo della P.A. e che possa dimostrare di avere un interesse concreto e attuale

all’accoglimento del ricorso.

08. Illustrare il ricorso gerarchico.

Con il ricorso gerarchico il soggetto leso si rivolge all’autorità gerarchicamente superiore rispetto a quella

che ha emanato l’atto (ricorso gerarchico proprio). È un rimedio di carattere generale (cioè è ammesso anche

se non previsto dalla legge). Può essere presentato entro trenta giorni dalla data della notificazione o della

comunicazione amministrativa del provvedimento impugnato.

Il ricorso può avere ad oggetto solo provvedimenti non definitivi, può comprendere ogni reclamo concernente

sia i diritti soggettivi sia gli interessi legittimi, può comprendere censure sia di legittimità sia di merito.

In alcuni casi la legge prevede ricorsi gerarchici impropri, cioè ricorsi di tipo gerarchico rivolti ad autorità

che in realtà non sono gerarchicamente sovraordinate a quella che ha emanato il provvedimento impugnato.

Questi ricorsi hanno carattere eccezionale.

09. Illustrare il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Il ricorso straordinario al Capo dello Stato si conclude con un decreto del Presidente della Repubblica.

È un rimedio di carattere generale. Può essere esperito entro centoventi giorni dalla data della notificazione

o comunicazione amministrativa del provvedimento impugnato.

È ammesso solo per motivi di legittimità ed è esperibile solo nei confronti di provvedimenti definitivi.

La titolarità della decisione nel Capo dello Stato è puramente formale: la titolarità sostanziale spetta al

Governo, con il vincolo di un parere (obbligatorio e vincolante) del Consiglio di Stato.

Tale ricorso è alternativo al ricorso giurisdizionale: l’uso di uno dei due mezzi preclude l’impiego dell’altro. In

genere si percorre questa via per due ragioni: il termine per fare ricorso è doppio (120 giorni) e non è

necessario farsi patrocinare da un avvocato.

10. Illustrare il ricorso in opposizione.

Con l’opposizione il soggetto leso si rivolge alla stessa amministrazione che ha emanato l’atto impugnato,

specificando le ragioni per cui invita l’amministrazione a ritornare sulla sua decisione.

È un rimedio di carattere eccezionale (cioè deve essere previsto tassativamente dalla legge), previsto solo in

determinate materie.

Può essere presentato entro trenta giorni dalla data della notificazione o della comunicazione amministrativa

del provvedimento impugnato. Il ricorso può avere ad oggetto solo provvedimenti non definitivi, può

comprendere ogni reclamo concernente sia i diritti soggettivi sia gli interessi legittimi, può comprendere

censure sia di legittimità sia di merito.

11. Qual'è la differenza tra diritti soggettivi e interessi legittimi?

Lesione di un diritto soggettivo: competenza del giudice ordinario.

Il giudice ordinario non può annullare l’atto amministrativo impugnato (per il principio della separazione dei

poteri), ma può dichiararlo illegittimo e disapplicarlo, nonché disporre il risarcimento del danno.

Lesione di un interesse legittimo: competenza del giudice amministrativo.

Il giudice amministrativo può annullare (o sospendere in via cautelare) l’atto amministrativo.

Il diritto soggettivo è una situazione soggettiva di vantaggio riconosciuta dal legislatore come autonomamente

degna di tutela sia nei confronti dei privati sia nei confronti della pubblica amministrazione.

Il diritto soggettivo è tutelato da una norma che è dettata espressamente a protezione della situazione del

singolo individuo, il quale può invocare in modo diretto la norma stessa, allo scopo di pretendere che altri

tengano un dato comportamento. Il portatore di un diritto soggettivo può farlo valere direttamente e

immediatamente.

In caso di violazione di un diritto soggettivo, il soggetto leso può ottenere la reintegrazione nella situazione

originaria o, se ciò non sia possibile, il risarcimento del danno.

L’interesse legittimo (o interesse «occasionalmente protetto») è una situazione soggettiva di vantaggio

riconosciuta dal legislatore come collegata ad una norma che garantisce in via diretta l’interesse

generale/collettivo, e solo in via indiretta («di riflesso») l’interesse del singolo.

L’interesse del singolo, quindi, è contemplato dal diritto oggettivo non in via primaria, ma solo

occasionalmente. Il titolare dell’interesse legittimo gode di poteri strumentali (ad esempio, può partecipare al

procedimento amministrativo o contrastare un atto della P.A.) in vista della tutela dell’interesse stesso.

Il portatore di un interesse legittimo può farlo valere solo se esso coincide con uno specifico interesse

pubblico.

Chi viene leso nel suo interesse legittimo può ottenere l’eliminazione dell’atto della pubblica amministrazione

che ha causato la lesione.

Lezione 025

03. Che differenza c'è tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti?

I magistrati ordinari possono avere:

• funzioni giudicanti (giudici ordinari);

• funzioni requirenti (pubblici ministeri).

I giudici ordinari hanno una giurisdizione generale in materia civile e penale e rappresentano la gran parte dei

magistrati attualmente in servizio. Le norme sull’ordinamento giudiziario sono contenute nel r.d. 12/1941, più

volte modificato, soprattutto con le riforme del 2005-2007

L’organizzazione della giustizia ordinaria ha due «dimensioni»:

una dimensione «orizzontale», di diffusione sul territorio nazionale, attraverso i distretti giudiziari nei quali

è ripartita; una dimensione «verticale», interna a ogni singolo ufficio territoriale nonché tra gli uffici di un

determinato distretto, per cui si distingue tra giudici di primo grado e giudici di secondo grado. Al «vertice»

è posta la Corte di cassazione, che ha sede a Roma, giudice collegiale di legittimità articolato in diverse

sezioni civili e penali.

La distribuzione del lavoro tra i diversi giudici avviene in base al criterio della competenza (per materia, per

territorio, per valore della causa, …)

La possibilità del ricorso in Cassazione contro le sentenze di appello è limitata alle sole questioni di

legittimità.

I magistrati con funzioni requirenti sono i magistrati del pubblico ministero (p.m.), che svolgono la loro

attività in uffici istituiti presso i corrispondenti uffici giudicanti (le procure: vedi prima sessione di studio).

Compito dei pubblici ministeri non è quello di giudicare una controversia, ma di perseguire l’interesse generale

della giustizia. Essi svolgono quindi una attività di stimolo rispetto a giudizi in corso.

In particolare, nel campo della giustizia penale, hanno l’obbligo di esercitare l’azione penale (art. 112 Cost.); a

tal fine, svolgono le indagini sulle notizie di reato per mezzo della polizia giudiziaria (art. 109 Cost.).

Essi rappresentano la pubblica accusa, e come tali sono una parte nel processo, perciò non hanno la passività e

terzietà proprie del giudice.

I magistrati requirenti, che NON sono giudici, appartengono nel nostro ordinamento allo stesso corpo dei

magistrati giudicanti (a differenza di quanto avviene in quasi tutti gli altri Paesi, infatti, non è prevista una

carriera separata).

La riforma dell’ordinamento giudiziario del 2005-2007 ha tuttavia posto dei limiti al passaggio da funzioni

requirenti a funzioni giudicanti e viceversa da parte dello stesso magistrato: il passaggio può avvenire al

massimo quattro volte nell’arco della carriera del magistrato, e solo dopo che quest’ultimo abbia svolto la

funzione che intende lasciare per almeno cinque anni; inoltre, il magistrato deve cambiare sede.

04. Cosa caratterizza la funzione giurisdizionale rispetto alle altre funzioni statali?

La funzione giurisdizionale è la funzione diretta all’applicazione della legge, attivata su impulso delle parti per

risolvere un conflitto o una controversia, esercitata da un soggetto terzo ed imparziale, vincolato soltanto

alla legge, nel rispetto del principio del contraddittorio fra le parti, della pubblicità del procedimento e della

motivazione delle decisioni.

• Passività del giudice (occorre l’impulso delle parti)

• Terzietà, imparzialità e indipendenza del giudice

• Applicazione della legge nel rispetto dei principi del giusto processo

• Finalità: tutela delle situazioni giuridiche soggettivi degli individui; perseguimento dei responsabili di

comportamenti delittuosi.

≠ FUNZIONE LEGISLATIVA (legis latio)

• La funzione legislativa crea le disposizioni legislative; la sua espressione

tipica è la legge.

• La funzione giurisdizionale, invece, è volta ad applicare la legge, ad «affermare il diritto» (ius dicere), a

garantire l’osservanza delle regole.

≠ FUNZIONE ESECUTIVA- AMMINISTRATIVA (legis executio)

• La funzione esecutiva-amministrativa ha il compito di dare esecuzione a norme di legge, ma NON in

posizione di terzietà né con la specifica finalità di risolvere una controversia, bensì con lo scopo di perseguire

l’interesse pubblico.

• La funzione giurisdizionale deve essere caratterizzata da imparzialità, indipendenza e terzietà ed è volta a

risolvere controversie applicando le norme a casi concreti.

05. Cosa sono i giudici straordinari e i giudici speciali? Sono ammessi nel nostro ordinamento?

Art. 102, commi 1 e 2, Cost.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento

giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali.

Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie,

anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

Tali disposizioni sono riconducibili al principio della unicità della giurisdizione: i soggetti che esercitano la

funzione giurisdizionale sono solo i magistrati ordinari, ed è fatto divieto di istituire giudici straordinari o

giudici speciali.

• Giudici straordinari: giudici istituiti ex post, dopo l’accadimento del fatto che sono chiamati a giudicare, in

violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25 Cost.).

• Giudici speciali: giudici con competenze circoscritte a particolari materie.

Possono solo istituirsi sezioni specializzate per materia all’interno della magistratura ordinaria (es. sezione

lavoro, sezione agraria).

Mentre il divieto di istituire giudici straordinari è assoluto e non ammette deroghe, con riferimento ai giudici

speciali è la stessa Costituzione a prevedere (e quindi «costituzionalizzare») alcune giurisdizioni speciali (art.

103 Cost.). In questo caso, dunque, il divieto va letto come divieto di istituire nuovi giudici speciali, oltre a

quelli già previsti dal testo costituzionale. Giurisdizioni speciali previste dalla Costituzione:

• Giudici amministrativi (TAR e Consiglio di Stato)

• Giudici contabili (Corte dei conti)

• Giudici militari (Tribunali militari)

Lezione 026

12. Quali sono i poteri del Ministro della giustizia in relazione alla magistratura?

La Costituzione attribuisce al ministro della giustizia i poteri di:

1) curare l'organizzazione e il funzionamento della giustizia;

2) promuovere l'azione disciplinare di nanzi al CSM;

3) partecipare al procedimento di conferimento degli uffici diretti;

4) esercitare poteri di sorveglianza sugli uffici giudiziari.

Il Ministero della Giustizia​ (ex Ministero di Grazia e Giustizia​ ) è il ministero​ del g

overno Italiano​ che è

​ ​ ​ ​

preposto all'organizzazione dell'​ Amministrazione giudiziaria​ civile, penale e minorile, dei magistrati​ e di quella

penitenziaria.

l Ministero della Giustizia ha come compito precipuo quello di:

sovraintendere all'organizzazione dei servizi della giustizia, intesi quelli di organizzare gli uffici

● giudiziari come tribunali​ , corti, e servizi afferenti (uffici giudiziari, cancellerie​ , segreterie, ecc.);

​ ​

sovraintendere ai penitenziari​ di Stato, sia gestendo i carcerati e le carceri esistenti tramite la P

olizia

​ ​

● Penitenziaria​ - che dal dicastero dipende - sia effettuando manutenzione o costruendo nuove strutture;

gestire le strutture dei servizi minorili per la giustizia, sia per i minore​ che versano in particolari

● problemi (adozioni, perdita della famiglia, affidamenti, ecc.), sia che abbiano compiuto reati (cosiddetti

riformatori minorili);

gestire degli archivi notarili, ossia gli uffici ove vengono depositati i testamenti​ e altri atti dai notai;

● vigila sugli ordini​ e collegi professionali (quali ad es. avvocati, notai, medici, commercialisti, ingegneri,

geometri, periti, ecc.);

amministrare il casellario giudiziale​ , ossia la banca dati dove sono iscritte tutte le condanne subite;

● sovraintende alla cooperazione internazionale in materia civile e penale;

istruire le domande di grazia​ da proporre al P

residente della Repubblica​ ;

​ ​

● curare la pubblicazione di tutti gli atti normativi​ sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana​ ;

​ ​

● sovraintendere alle modifiche dei codici civile​ , penale​ , di procedura civile​ e penale​ .

​ ​ ​ ​

A capo del Ministero è il Ministro della giustizia nominato dal Governo​ e l'unico a essere citato direttamente

nella Costituzione​ . Essa ne prevede, all'art. 110, le due funzioni fondamentali: l'organizzazione dei servizi e la

titolarità dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Le altre funzioni sono definite con legge

ordinaria. Sul modello francese, anche il ministro della giustizia italiano ha il titolo di Guardasigilli​ in quanto

custode del sigillo dello Stato. In questa veste controfirma le leggi e i decreti al fine di provvedere alla loro

pubblicazione

13. Descrivere composizione e funzioni del Consiglio superiore della magistratura.

Art. 105 Cost.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le

assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei

magistrati.

Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di «governo autonomo» (o di «autogoverno») della

magistratura ordinaria.

Ad esso spettano tutti i provvedimenti relativi allo status e alla carriera del magistrato (assunzioni,

assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari), che in tal modo sono sottratti al

potere esecutivo. Legge istitutiva del C.S.M. (più volte modificata nel tempo): legge 195/1958.

Composizione del Consiglio superiore della magistratura:

• 3 membri di diritto: Presidente della Repubblica (che lo presiede), primo presidente della Corte di

cassazione e procuratore generale presso la Corte di cassazione;

• due terzi: membri «togati», eletti da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie di

magistrati (attualmente sono 16);

• un terzo: membri «laici», eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in

materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio (attualmente sono 8).

Tra i componenti di designazione parlamentare viene eletto un vicepresidente, il quale sostituisce il

Presidente in caso di assenza o impedimento, esercita le funzioni delegategli dal Presidente, si occupa della

gestione dei fondi di bilancio.

Durata in carica dei membri elettivi: quattro anni.

Il Consiglio superiore della magistratura ha funzioni di «amministrazione della giurisdizione»:

• Gestione del personale della magistratura (assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni,

provvedimenti disciplinari);

• Organizzazione degli uffici giudiziari.

Il C.S.M. è vertice della struttura burocratica preposta all’amministrazione della giurisdizione (ma NON è

vertice della magistratura).

Svolge funzioni oggettivamente amministrative (ma NON è parte della pubblica amministrazione).

Contro i provvedimenti del C.S.M. in materia di status e carriera dei magistrati, è ammesso ricorso dinanzi al

giudice amministrativo (TAR Lazio in primo grado, Consiglio di Stato in appello).

Il C.S.M. è competente anche ad adottare i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati

(ammonizione, censura, perdita dell’anzianità di servizio, incapacità temporanea a esercitare un incarico

direttivo, sospensione dalle funzioni, rimozione).

L’azione disciplinare può essere promossa dal Ministro della giustizia (che ne ha facoltà) o dal Procuratore

generale presso la Cassazione (che ha l’obbligo di promuoverla). Il procedimento disciplinare è strutturato

come un processo. La decisione è assunta dalla Sezione disciplinare del C.S.M., che decide con sentenza.

Contro le pronunce della Sezione disciplinare del CSM è ammesso ricorso dinanzi alla Corte di cassazione

(sezioni unite civili).

14. Quali sono le garanzie di indipendenza del giudice?

L’indipendenza riguarda l’aspetto funzionale dell’attività giurisdizionale.

Garanzie di indipendenza esterna:

• Soggezione del giudice soltanto alla legge (art. 101, comma 2);

• Previsione di un organo ad hoc, il Consiglio superiore della magistratura, a tutela dell’indipendenza dei

magistrati (artt. 104-105);

• Accesso alla magistratura dopo il superamento di un pubblico concorso (e non per elezione o nomina da parte

di organi politici) che garantisca imparzialità e un grado elevato di selezione tecnica (art. 106, comma 1,

Cost.);

• Inamovibilità (art. 107, comma 1, Cost.: «I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o

sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore

della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o

con il loro consenso »).

Art. 107, comma 3, Cost.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Tale norma implica il divieto di operare distinzioni tra i magistrati al di là di quelle dovute alla diversità delle

funzioni svolte: in altri termini, non esiste una gerarchia all’interno della magistratura.

Per meglio garantire l’indipendenza interna, i magistrati raggiungono il massimo del trattamento economico e

del «grado» in carriera prevalentemente attraverso il criterio dell’anzianità, a prescindere dall’effettivo

esercizio delle relative funzioni (in tal modo si rende più difficile un’influenza dei magistrati esercitanti

funzioni superiori su quelli esercitanti funzioni inferiori).

Garanzie di indipendenza interna:

• Soggezione del giudice soltanto alla legge (art. 101, comma 2);

• Inamovibilità (art. 107, comma 1);

• Assenza di gerarchie (art. 107, comma 3).

L’art. 101, comma 2, Cost. dispone che «I giudici sono soggetti soltanto alla legge».

E il pubblico ministero? Si ritiene che l’art. 112 Cost. costituisca per i magistrati requirenti il pendant di ciò

che l’art. 101, comma 2, rappresenta per i magistrati giudicanti.

Obbligatorietà dell’azione penale: eguale persecuzione di tutti i reati, da chiunque commessi, di cui il pubblico

ministero sia venuto a conoscenza (senza possibilità di ingerenze da parte di altre autorità).

La Corte costituzionale ha individuato proprio nell’art. 112 Cost. la norma che attribuisce al P.M. una

«istituzionale indipendenza rispetto a ogni altro potere» (sentenza 420/1995).

Garanzie di indipendenza del pubblico ministero:

• Anche i pubblici ministeri rientrano nell’ambito di tutela del Consiglio superiore della magistratura, con la

conseguenza che sono autonomi e indipendenti rispetto agli altri poteri, soprattutto rispetto all’esecutivo;

• Obbligatorietà dell’azione penale.

TUTTAVIA, l’indipendenza interna dei magistrati requirenti appare in qualche modo «attenuata» rispetto a

quella dei magistrati giudicanti:

• L’organizzazione interna delle Procure ha una certa impronta gerarchica, dovuta agli specifici compiti di tali

uffici;

• L’art. 107, comma 4, Cost., dispone che «Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi

dalle norme sull’ordinamento giudiziario» (riserva di legge, mentre le garanzie per i giudici sono previste

direttamente in Costituzione).

Lezione 027

08. Quali sono le giurisdizioni speciali previste dalla Costituzione?

Giudici speciali: organi giurisdizionali non appartenenti alla magistratura ordinaria, che hanno giurisdizione su

materie determinate che richiedono competenze particolari.

Giurisdizioni speciali previste dalla Costituzione:

• Giurisdizione amministrativa (TAR e Consiglio di Stato)

• Giurisdizione contabile (Corte dei conti)

• Giurisdizione militare (Tribunali militari)

Altre giurisdizioni speciali presenti nel nostro ordinamento:

• Giurisdizione tributaria (Commissioni tributarie)

• Tribunale superiore delle acque pubbliche

Giudici amministrativi:

• Tribunali amministrativi regionali (TAR): istituiti con legge 1034/1971, sono giudici collegiali competenti in

primo grado, le cui sentenze sono appellabili presso il Consiglio di Stato;

• Consiglio di Stato: giudice collegiale di secondo grado, è l’organo centrale della giustizia amministrativa, con

sede a Roma. È articolato in sezioni, alcune delle quali con compiti appunto giurisdizionali (mentre altre hanno

compiti consultivi nei confronti del Governo).

I giudici amministrativi hanno storicamente competenza per le controversie in cui è coinvolta la pubblica

amministrazione: tutela degli interessi legittimi nei confronti della P.A.

In alcune materie indicate dalla legge, la competenza si estende anche alla tutela dei diritti soggettivi

(giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo). Le materie affidate alla giurisdizione esclusiva del giudice

amministrativo sono oggi elencate nel Codice del processo amministrativo (d.lgs. 104/2010).

Giurisdizione della Corte dei conti:

• Giudizi sulla responsabilità contabile degli agenti contabili dello Stato, cioè di coloro che hanno il «maneggio

di denaro o di valori dello Stato»;

• Giudizi sulla responsabilità amministrativa dei pubblici funzionari, per danni arrecati alla P.A.;

• Giudizi in materia di pensioni dei pubblici dipendenti (concessione di pensioni ordinarie o privilegiate, diritto

alla pensione per causa di guerra, diritto a ottenere il collocamento a riposo).

La legge 19/1994 ha istituito, in tutte le Regioni, sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti con

circoscrizione estesa al territorio regionale e con sede nel capoluogo di Regione.

Tali sezioni hanno la competenza di primo grado nei giudizi di responsabilità, di conto e pensionistici.

La Corte dei conti (con sede a Roma) è il giudice d’appello.

Presso la Corte dei conti vi è un ufficio del pubblico ministero.

Art. 103, comma 3, Cost.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno

giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Lezione 028

01. Quali sono gli organi degli enti territoriali?

REGIONE COMUNE PROVINCIA

Consiglio regionale Consiglio comunale Consiglio provinciale

● ● ●

Giunta regionale Giunta comunale Giunta provinciale

● ● ●

Presidente della Regione Sindaco (Presidente della Presidente della Provincia

● ● ●

(Presidente della Giunta) Giunta) (Presidente della Giunta)

Lezione 029

06. Descrivere il procedimento di formazione degli Statuti delle Regioni ordinarie e degli Statuti delle

Regioni speciali.

Gli Statuti ordinari sono adottati con legge regionale («rinforzata»). Il procedimento per l’approvazione e la

modifica degli Statuti ordinari è un procedimento aggravato.

Legge approvata dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni

successive adottate ad intervallo non minore di due mesi.

Eventuale questione di legittimità costituzionale promossa dal Governo dinanzi alla Corte costituzionale

entro trenta giorni dalla pubblicazione notiziale dello Statuto (controllo preventivo).

Referendum popolare eventuale (se entro tre mesi dalla pubblicazione notiziale dello Statuto lo richiedono

un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale).

Se non viene sollevata questione di legittimità costituzionale (oppure è sollevata ma non accolta) e

non viene chiesto referendum (o è richiesto ma vincono i «sì»): promulgazione e pubblicazione.

Doppia deliberazione del Consiglio regionale: è richiesta la maggioranza assoluta in entrambe le

deliberazioni. Eventuale questione di legittimità costituzionale promossa dal Governo: in caso di

dichiarazione di incostituzionalità, il percorso dello Statuto deve ricominciare. Eventuale referendum

approvativo: non è previsto un quorum strutturale (cioè non è richiesto un quorum minimo di partecipazione).

I due strumenti di «blocco» del procedimento statutario (giudizio di costituzionalità e referendum)

NON sono alternativi, ma possono esservi entrambi. Per lo Statuto non è richiesta l’apposizione del visto da

parte del Commissario del Governo.

A differenza di quanto avviene per le Regioni ad autonomia ordinaria, lo Statuto delle Regioni ad autonomia

speciale è adottato con legge costituzionale (ma il procedimento previsto dall’art. 138 Cost. è semplificato

perché non vi è la possibilità di chiedere il referendum costituzionale).

Ne consegue che le Regioni speciali, pur godendo di una autonomia più ampia rispetto alle altre Regioni, non

hanno potestà statutaria.

La legge costituzionale 2/2001 riconosce alle Regioni ad autonomia speciale la facoltà di adottare una speciale

legge regionale, da approvare a maggioranza assoluta, per determinare la forma di governo regionale,

analogamente a quanto previsto per gli Statuti ordinari. Tale legge statutaria:

• può essere sottoposta a previo referendum popolare su richiesta di frazioni del corpo elettorale;

• è impugnabile dinanzi alla Corte costituzionale in via preventiva dal Governo entro 30 giorni.

07. Spiegare la posizione degli Statuti ordinari e degli Statuti speciali nel sistema delle fonti.

Lo Statuto è una fonte a competenza riservata e specializzata, subordinato alla Costituzione e sovraordinato

rispetto alla legge regionale.

La legge statale NON può intervenire nelle materie «riservate» agli Statuti (tranne con riferimento ai

principi del sistema elettorale regionale, riservati alla legge statale).

Lo Statuto rappresenta un limite sia per le leggi statali (che non possono invadere la sfera di competenza

riservata dalla Costituzione allo Statuto), sia per le leggi regionali (rispetto alle quali è gerarchicamente

sovraordinato). Gli Statuti speciali sono fonti di rango costituzionale aventi il carattere della specialità.

Gli Statuti speciali prevedono che le rispettive norme di attuazione siano poste in essere dal Governo

mediante decreti legislativi (unico caso di attribuzione in via esclusiva al Governo di un potere di normazione

primaria).

Lezione 030

10. Descrivere la ripartizione della competenza legislativa tra lo Stato e le Regioni delineata dall'art.

117 Cost.

Articolo 117

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [​ 70 e segg​ .] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,

nonchè dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di

asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema

tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere

garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull'istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati

dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno;

s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle

Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni

scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica

e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione;

ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di

trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale

dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema

tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;

casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a

carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo

che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla

legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle

decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione

degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da

legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni.

La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina

dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita

sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive [​ 3

].

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie

funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali

interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato​ .

Nuovi limiti alla potestà legislativa in generale, indicati dal nuovo prima comma dell’art. 117 e operanti sia per

le leggi statali sia per le leggi regionali:

• Costituzione;

• Vincoli europei (non è una novità, ma prima della riforma il fondamento di tale vincolo era ricondotto all’art.

11 Cost.);

• Vincoli internazionali (non solo quelli derivanti dalle consuetudini internazionali, già previsti dall’art. 10 Cost.,

ma anche quelli derivanti dai Trattati internazionali stipulati dall’Italia).

A questi limiti si aggiunge il limite alla potestà concorrente previsto dal comma 3: necessario rispetto dei

principi generali della materia da parte del legislatore regionale.

Come già detto, l’interesse nazionale non costituisce più un limite. Ripartizione delle competenze legislative:

Elenco di materie di competenza esclusiva statale (art. 117, comma 2): leggi statali.

Elenco di materie di competenza concorrente Stato/Regioni (art. 117, comma 3): leggi regionali, ma leggi

statali che determinano i principi fondamentali della materia vincolanti per il legislatore regionale.

• I principi fondamentali sono espressamente fissati in apposite «leggi cornice», oppure desunti

dall’ordinamento vigente.

Tutte le materie che non fanno parte dei primi due elenchi rientrano nella competenza residuale delle Regioni

(art. 117, comma 4): leggi regionali.

• NON si tratta di competenza esclusiva regionale, infatti è possibile un intervento normativo dello Stato.

• Esempi: formazione professionale, agricoltura, turismo, trasporti regionali, ecc.

11. Quali sono i vincoli alla potestà legislativa dello Stato e delle Regioni?

Nuovi limiti alla potestà legislativa in generale, indicati dal nuovo prima comma dell’art. 117 e operanti sia per

le leggi statali sia per le leggi regionali:

• Costituzione;

• Vincoli europei (non è una novità, ma prima della riforma il fondamento di tale vincolo era ricondotto all’art.

11 Cost.);

• Vincoli internazionali (non solo quelli derivanti dalle consuetudini internazionali, già previsti dall’art. 10 Cost.,

ma anche quelli derivanti dai Trattati internazionali stipulati dall’Italia).

A questi limiti si aggiunge il limite alla potestà concorrente previsto dal comma 3: necessario rispetto dei

principi generali della materia da parte del legislatore regionale.

Come già detto, l’interesse nazionale non costituisce più un limite.

12. Descrivere il procedimento di formazione della legge regionale.

Iniziativa

• Ciascun consigliere regionale; Giunta regionale; altri soggetti individuati dallo Statuto (corpo elettorale, enti

locali)

Approvazione

• Esame, discussione e approvazione da parte del Consiglio regionale Approvazione a maggioranza relativa

Promulgazione

• Promulgazione da parte del Presidente della Promulgazione Giunta

Pubblicazione

• Pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Pubblicazione Regione (B.U.R.)

Lezione 031

03. Cosa significa il principio "simul stabunt, simul cadent"?

L'espressione latina​ simul stabunt vel simul cadent​ significa insieme staranno oppure insieme cadranno ed è

​ ​

attualmente usata, in diritto​ , per indicare i casi nei quali il venir meno di una situazione ha, per conseguenza,

la fine contestuale di un'altra e viceversa.

Principio «simul stabunt, simul cadent»

Il Presidente della Giunta regionale e il Consiglio regionale sono eletti contestualmente e il venir meno di uno

dei due organi determina la scadenza anticipata anche dell’altro e il ricorso a nuove elezioni.

Rapporto di fiducia tra Consiglio e Giunta: il Consiglio regionale può approvare una mozione di sfiducia nei

confronti del Presidente della Giunta; in questo caso sorge l’obbligo di dimissioni della Giunta, ma

contestualmente vi è anche lo scioglimento del Consiglio regionale.

In altri termini, Consiglio regionale e Presidente della Giunta «nascono insieme e muoiono insieme».

04. Quale forma di governo è prevista dalla Costituzione per le Regioni? È derogabile?

La nuova autonomia statutaria riconosciuta alle Regioni dalla legge cost. 1/1999 comprende la competenza a

definire la forma di governo (ciascuna Regione ha il potere di scegliersi la propria forma di governo).

Forma di governo «transitoria» delineata dalla Costituzione da applicarsi fino a quando le Regioni non

aggiornino il proprio Statuto (artt. 122 e 126):

• elezione popolare diretta del Presidente della Regione, che rappresenta la Regione ed è a capo della Giunta

regionale;

• Consiglio regionale: anch’esso eletto direttamente dagli elettori regionali, è titolare della funzione

legislativa;

• relazioni tra Consiglio regionale e Presidente/Giunta: riconducibili al modello della forma di governo

neoparlamentare (principio simul stabunt, simul cadent ).

• Ogni Statuto regionale può disporre diversamente, integrando o modificando il modello costituzionale (fino

anche ad escludere l’elezione diretta del Presidente della Regione); la scelta statutaria non può però incidere

sul rapporto di fiducia che deve legare il Consiglio (organo rappresentativo) e la Giunta (organo esecutivo) .

Il Presidente della Giunta regionale e il Consiglio regionale sono eletti contestualmente e il venir meno di uno

dei due organi determina la scadenza anticipata anche dell’altro e il ricorso a nuove elezioni.

Rapporto di fiducia tra Consiglio e Giunta: il Consiglio regionale può approvare una mozione di sfiducia nei

confronti del Presidente della Giunta; in questo caso sorge l’obbligo di dimissioni della Giunta, ma

contestualmente vi è anche lo scioglimento del Consiglio regionale.

In altri termini, Consiglio regionale e Presidente della Giunta «nascono insieme e muoiono insieme».

Scioglimento anticipato del Consiglio regionale

• A seguito delle dimissioni della Giunta per approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del

Presidente della Giunta, oppure per rimozione, impedimento permanente, morte o dimissioni volontarie del

Presidente della Giunta (art. 126, comma 3, Cost.);

• A seguito delle dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri (art. 126, comma 3, Cost.);

• Con decreto motivato del Presidente della Repubblica, per atti contrari alla Costituzione e per gravi

violazioni di legge, o per ragioni di sicurezza nazionale; il decreto presidenziale è adottato sentita una

Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della

Repubblica (art. 126, comma 1, Cost.).

05. Quali sono gli organi della Regione?

Consiglio regionale

• Eletto direttamente dal corpo elettorale regionale

• Titolare della funzione legislativa

• Titolare della potestà statutaria

• Titolare dell’iniziativa legislativa statale

Presidente della Giunta

• Eletto direttamente dal corpo elettorale regionale

• Rappresenta la Regione

• Organo di vertice della Giunta (quindi dell’esecutivo)

Giunta regionale

• Organo esecutivo (funzione amministrativa)

• Membri nominati e revocati dal Presidente della Giunta

Lezione 032

03. Descrivere gli strumenti previsti per l'adeguamento dell'ordinamento italiano all'ordinamento dell'Unione

europea.

• Aderendo alle Comunità europee, l’Italia ha accettato le condizioni di appartenenza fissate dai Trattati

(diretta applicabilità di alcune norme comunitarie, effetto diretto, prevalenza del diritto europeo su quello

interno).

• «Cedimento» della sovranità nazionale.

• Fonte che disciplina l’adesione dell’Italia: la legge di ratifica del Trattato di Roma del 1957 (e di tutti i

Trattati successivi), nonché l’ordine di esecuzione in essa contenuto.

(In quasi tutti gli Stati europei si è ritenuta necessaria una riforma costituzionale)

Art. 11 Cost.

«L’Italia ripudia la guerra […]; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni»

• L’art. 11 Cost. era stato pensato per consentire all’Italia di partecipare all’ONU.

• La Corte costituzionale ha letto nell’art. 11 un’autorizzazione a «cedere» parte della sovranità nazionale per

aderire, «in condizioni di parità con gli altri Stati», alla Comunità europea.

Art. 117, comma 1, Cost.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei

vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Il nuovo art. 117, comma 1, Cost. rende esplicita la sottoposizione della legislazione statale e regionale ai

vincoli derivanti dall’ordinamento europeo, introducendo un parametro di legittimità costituzionale.

L’art. 11 Cost. autorizza le limitazioni della sovranità nazionale.

L’art. 117, comma 1, Cost. riconosce quelle limitazioni, offrendo «giustificazione costituzionale» alle

conseguenze derivanti dalle limitazioni di sovranità a favore dell’ordinamento europeo (superiorità delle

norme europee su quelle interne; diretta applicabilità di alcune fonti europee; idoneità delle fonti europee a

derogare a norme costituzionali, con il limite dei principi supremi; soggezione degli interpreti alle pronunce

della Corte di Giustizia).

L’Italia, in quanto parte dell’ordinamento dell’Unione europea, ha assunto una serie di obblighi, impegnandosi

ad adottare «ogni misura di carattere generale e particolare» per assicurarne l’esecuzione.

Obblighi derivanti dall’appartenenza all’UE:

• Rinuncia alle proprie competenze in tutti gli ambiti (sempre più numerosi) divenuti oggetto di competenza

dell’Unione.

• Necessaria applicazione, da parte di tutti i propri organi, del diritto dell’Unione.

• Partecipazione degli organi costituzionali italiani alla fase ascendente (formazione del diritto dell’Unione) e

alla fase discendente (attuazione del diritto dell’Unione).

Adeguamento automatico: regolamenti dell’Unione europea e norme europee dotate di effetti diretti.

Recepimento: direttive e norme europee prive di effetti diretti.

04. Quali sono le caratteristiche dell'Unione europea?

«L’Unione europea (UE) è un partenariato economico e politico, unico nel suo genere, tra 28 Paesi che coprono

buona parte del continente».

* L’UE è una costruzione del tutto peculiare, sia per il modo in cui è sorta (frutto di un processo iniziato con

l’istituzione della CECA nel 1951 e durato oltre 40 anni), sia per il fatto che essa è al tempo stesso una

«unione di Stati» e una «unione di popoli».

* Obiettivo iniziale: promuovere la cooperazione economica tra i Paesi; ridurre il rischio di conflitti e

garantire la pace (si ricordi che era appena terminata la Seconda guerra mondiale).

* Delega di alcuni poteri e competenze ad istituzioni comuni create dagli stessi Stati membri.

• Le attribuzioni dell’Unione europea sono SOLO quelle espressamente previste dai Trattati («principio di

attribuzione»): competenze specifiche e funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati.

• Il principio di tassatività delle attribuzioni è parzialmente temperato in due casi:

• La UE può esercitare i «poteri necessari» per realizzare gli scopi del Trattato, anche se questo non lo

prevede espressamente (principio di autointegrazione del diritto UE).

• In base al principio dei poteri impliciti elaborato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, l’attribuzione

di una certa competenza implica anche il potere di adottare tutte le misure necessarie per il suo esercizio.


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AUTORE

Crikia95

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
Docente: Tira Elisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Tira Elisa.

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