Organizzazione sociale e diritto
Il diritto è una forma di un insieme di norme che possono esistere e funzionare solo se c’è un gruppo umano organizzato, dotato di un ente incaricato di produrre le regole e farle rispettare (istituzione). Alcune di queste regole vengono definite ‘norme giuridiche’ perché accompagnate da una sanzione coercitiva che ne garantisca il più possibile il rispetto.
Il diritto è definibile inoltre come una serie di pretese di un soggetto degne di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Occorre distinguere due tipi di diritto: oggettivo e soggettivo.
Diritto oggettivo
Il diritto oggettivo è un insieme di norme giuridiche. Secondo il normativismo, è composto da tutte le regole di condotta create dallo Stato o da soggetti da lui autorizzati (Kelsen). Secondo l’istituzionalismo, invece, è l’insieme di norme prodotte da un ordinamento giuridico, cioè un gruppo umano organizzato.
- Plurisoggettività (gruppo umano)
- Organizzazione (istituzione)
- Normazione (norme giuridiche)
Diritto soggettivo
Il diritto soggettivo è la pretesa di un soggetto, riconosciuta dall’ordinamento giuridico come degna di tutela. Secondo il positivismo giuridico, il diritto soggettivo esiste quando c’è un diritto oggettivo che lo riconosce. Il giusnaturalismo invece afferma che il diritto è legato alla natura dell’uomo, quindi non necessita di norme di diritto oggettivo che lo riconoscano.
Il problema del positivismo è che può usare il diritto come giustificazione di aberrazioni. Il problema del giusnaturalismo è che non c’è niente e nessuno che definisca quali sono i diritti di cui l’individuo è titolare.
Dopo la Seconda Guerra mondiale si è cercato di positivizzare il diritto naturale, cioè di tradurre quest’ultimo in norme giuridiche.
Diritto pubblico
Il diritto pubblico, che interessa la collettività, è quell’insieme di norme che hanno per oggetto l’ordinamento dello Stato, e comprendono quelle:
- Sulla plurisoggettività (cittadinanza)
- Sulle istituzioni (norme sull’organizzazione dello Stato)
- Sui rapporti tra istituzioni e plurisoggettività (diritti e doveri)
- Sulla normazione (come si produce il diritto)
- Sui rapporti con ordinamenti giuridici extrastatuali
Al diritto pubblico non appartengono però le norme che regolano i rapporti tra privati, quelle interessano il diritto privato.
Diritto costituzionale
Il diritto costituzionale è quella parte di diritto pubblico che nell’ambito della Costituzione. La normazione dello Stato è costituita da norme contenute nella Costituzione.
La Costituzione italiana è composta da 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali (numeri romani), alcune delle quali sono a breve termine e altre non perdono efficacia. Non ha un preambolo/premessa, e gli articoli sono suddivisi in 3 gruppi:
- Principi fondamentali (art.1-12)
- Diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54)
- Ordinamento della Repubblica (art. 55-139)
Gli ultimi due sono divisi in titoli, a loro volta divisi in sezioni.
Diritto vivente: La Costituzione vive al di fuori del testo, a seconda delle interpretazioni date. Il diritto vivente è il diritto come risulta dall’interpretazione consolidata attraverso il ripetersi di diversi precedenti.
Lo Stato
Si possono dare 2 definizioni:
- Lo Stato è l’ordinamento giuridico a fini generali, che esercita il proprio potere su un territorio e il popolo che vi appartiene.
- Lo Stato è una forma storica di organizzazione del potere politico che si caratterizza perché esercita il monopolio della forza legittima su un territorio dove vive una popolazione e si avvale di apparati amministrativi.
Lo Stato è un modo di organizzare il potere politico, che è un tipo di potere sociale. Nell’ambito delle società umane si auto-istituiscono dei governanti e dei governati. I primi esercitano il proprio potere sociale, che può essere di diversi tipi:
- Politico-potere -> ha a che vedere con l’uso della forza, imponendo sanzioni
- Economico-potere -> i governanti dispongono di beni e risorse che i governati non hanno
- Potere ideologico -> si basa sulle conoscenze grazie alle quali i governanti possono manipolare i governati.
La forza legittima, sulla base della quale lo Stato si organizza, si ha quando i governati l’avvertono come tale, come degna di essere seguita, riconoscendo ai governanti il loro ruolo.
Il potere può essere legittimo perché basato su una legittimazione di tipo carismatico, tradizionale o legale-razionale (delle regole stabiliscono chi sono i governanti).
Lo Stato si distingue dagli altri ordinamenti per l’elemento della sovranità. Essa può essere interna o esterna all’ordinamento giuridico dello Stato.
- Sovranità esterna: è sovrano quell’ordinamento che non deriva la sua esistenza da un altro e che è capace di escludere ingerenze esterne.
- Sovranità interna: riguarda i rapporti dello Stato con i soggetti interni, può essere considerata come supremazia.
Forme di Stato
Con forma di Stato si intende la relazione tra sovranità, popolo e territorio.
- Con il riferimento al popolo si individuano:
- Stato autoritario → sovranità concentrata in un unico soggetto
- Stato democratico → sovranità distribuita su tutto il popolo
- Con riferimento al territorio si individuano:
- Stato federale → sovranità spartita tra entità substatali che ne esercitano dei frammenti
- Stato unitario → la sovranità resta concentrata nello Stato centrale
- Stato regionale → le regioni hanno un'importante autonomia legislativa
Lo Stato moderno nacque in Europa tra il XV e il XVII secolo. Il potere era organizzato secondo l’ordinamento feudale, retto da una serie di rapporti privati: popolo e territorio erano patrimonio del re. I regni però subivano interferenze da parte dell'Impero e della Chiesa. Si parlava infatti di particolarismo giuridico, che faceva sì che esistesse una pluralità di regole da applicare alle diverse componenti della società sulla base delle diverse categorie.
L'economia chiusa e basata sull'agricoltura fece sentire il bisogno di creare reti di comunicazione sicure, implicando eserciti e investendo nella produzione di armi sempre migliori. Tutto ciò richiedeva soldi, così che il re dovette imporre dei tributi. Si basa infatti sul fisco la nascita dello Stato moderno.
Stato assoluto
Nello Stato assoluto i sovrani ottenevano il potere attraverso l'ereditarietà di esso. Questa forma di Stato aspirava all'affermazione della propria sovranità interna ed esterna. Le decisioni venivano prese da un monarca assoluto, che emanava leggi, nominava giudici, era a capo dell'esercito e imponeva tributi.
Veniva chiamato anche ‘Stato per ceti’ perché spesso continuavano a esistere le strutture sociali dell'ordinamento feudale.
Alla fine del '700 si iniziò a parlare di assolutismo illuminato, poi di ‘Stato di polizia’, il cui obiettivo era la garanzia del benessere e felicità dei sudditi.
Stato liberale di diritto
Lo Stato assoluto venne progressivamente sostituito dallo Stato liberale di diritto dopo la rivoluzione francese e americana. Questa forma di Stato era finalizzata alla garanzia dei diritti individuali da tutelare nei confronti delle ingerenze del monarca assoluto. Nacque con l'emergere della classe borghese, che richiedeva libertà economica, parità dei diritti e un ruolo nella gestione del potere (potevano eleggere una camera del Parlamento).
Lo Stato liberale di diritto si serviva di:
- Principio di legalità: ogni atto dei poteri pubblici deve trovare fondamento e limiti in una norma previa, la quale è generale (vale per tutti) e astratta (dura nel tempo), oppure che sia espressione della volontà generale.
- Nozione di Costituzione in senso moderno: atto giuridico vincolante per tutti i soggetti dell'ordinamento, per garantire i diritti e costituire il fondamento dei poteri.
- Principio della separazione dei poteri: le diverse funzioni dello stato devono essere conferite a organi diversi.
Il potere esecutivo fu affidato al Governo (applicazione delle leggi); il potere legislativo fu affidato al Parlamento (predisposizione di norme generali e astratte); il potere giudiziario fu affidato alla Magistratura (applicazione della legge nelle controversie).
Contraddizioni nello Stato liberale di diritto: si volevano garantire solo le libertà negative, il principio di uguaglianza era fasullo, le Costituzioni erano flessibili. Lo Stato liberale di diritto entrò in crisi dopo la prima guerra mondiale, non riuscendo a fronteggiare l'estensione del suffragio, e venne sostituito dallo Stato autoritario.
Stato autoritario
Lo Stato autoritario riprende un po' i concetti di quello assoluto. Si ebbero anche Stati totalitari, che però vennero eliminati dopo la seconda guerra mondiale e rimpiazzati da Stati democratici pluralisti. Altri Stati si avviarono verso una forma di Stato contemporaneo.
Stato contemporaneo
Lo Stato contemporaneo ha come principale finalità, perseguita dai pubblici poteri, quella di mantenere l'unità in un contesto pluralista. Per fare ciò, tutti i poteri costituiti sono limitati dalla Costituzione. Inoltre si promuove l'uguaglianza sostanziale attraverso politiche pubbliche che restituiscono risorse dando a tutti le stesse possibilità. Definendo questo stato pluralista si evidenzia il fatto che il popolo esiste ed è politicamente attivo, e che esso è formato da gruppi diversi tra loro e riconosciuti dall'ordinamento.
Stato democratico
Lo Stato democratico è un tipo di Stato contemporaneo, nel quale esiste una corrispondenza tra governanti e governati, ed ha le seguenti caratteristiche:
- Principio di maggioranza → si adottano le decisioni prese dalla maggioranza
- È garantito il rispetto delle minoranze
- Le minoranze possono diventare maggioranze
- Le decisioni delle maggioranze sono controllate dalle minoranze
Stato costituzionale
È uno Stato contemporaneo anche lo Stato costituzionale, caratterizzato da una Costituzione rigida, che è una norma suprema. La Costituzione prevale sulla legge grazie alla presenza di due garanzie:
- Esiste un meccanismo detto 'giustizia costituzionale' che elimina dall'ordinamento tutti gli atti/leggi contrari alla Costituzione.
- Un procedimento aggravato di revisione costituzionale, ovvero per modificare la Costituzione servono maggioranze più ampie di quelle che possono approvare una legge.
Per questo la Costituzione rigida è garantita, ed è anche fondamentale, perché viene accordata tra diverse parti al momento in cui uno Stato viene fondato.
Stato sociale
Lo Stato contemporaneo è chiamato anche Stato sociale, e ha come fine l'uguaglianza sostanziale, che consiste nella rimozione delle differenze che ostacolano il raggiungimento dell'uguaglianza formale. Lo Stato pluralista è anche decentrato, perché il potere è distribuito nel territorio in favore degli enti infrastatali.
Lo Stato contemporaneo poi va in crisi, negli anni 2000, per diverse cause tra cui:
- Globalizzazione economica, che sfugge ai limiti giuridici
- Nuove tecnologie informatiche, ovvero i social condizionano la competizione democratica
- Pluralismo sociale sempre più complesso per i vari movimenti migratori, generando un rifiuto della diversità (strumentalizzato dai movimenti populisti)
- Crisi dello Stato sociale a causa di mancanze economico-finanziarie, quindi difficoltà nel mantenere la coesione sociale.
Stato regionale
Con la Costituzione nasce lo Stato regionale, che promuove e riconosce le autonomie locali. La Costituzione prevede due tipi di regione:
- Statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino, Friuli): hanno apposite leggi costituzionali che ne definiscono l'autonomia in termini più ampi.
- Statuto ordinario: le condizioni di autonomia sono definite dal titolo V della parte II della Costituzione.
Si sceglie lo Stato regionale per combattere le disuguaglianze territoriali, per limitare il potere e come garanzia contro l'autoritarismo. Lo Stato regionale italiano ha un tipo di regionalismo differenziato, obbligatorio ed esteso all'intero territorio. Le regioni hanno potestà legislativa. Ai comuni spettano le funzioni amministrative (principio di sussidiarietà).
Con il principio della leale collaborazione, lo Stato deve coinvolgere le regioni nelle decisioni che interferiscono con le competenze delle stesse (conferenza Stato-regioni). Con la revisione del 2001 aumentano le competenze delle regioni, in particolare nelle materie in cui hanno potestà legislativa. Questa modifica venne fatta nel tentativo di aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione e per conferire più autonomia. Questi obiettivi però non sono stati raggiunti, infatti la revisione costituzionale del 4 Dicembre 2016 voleva ridurre le competenze legislative delle regioni per poi trasformare il Senato in una camera di rappresentazione delle regioni (è stata bocciata dopo il referendum).
Al momento si cerca di usare l'art.116, comma 3, per introdurre un regionalismo asimmetrico a favore delle regioni più ricche.
Organizzazioni internazionali
Dopo il secondo dopoguerra gli Stati accettarono di limitare la propria sovranità (esterna) per costruire un ordinamento interno finalizzato al mantenimento della pace e garanzia dei diritti umani. Questo ordinamento ha i seguenti elementi:
- Plurisoggettività → gli Stati
- Istituzioni → organizzazioni internazionali
- Normazione → diritto internazionale consuetudinario (si forma nel tempo) e il diritto internazionale pattizio (attraverso i trattati).
Le Organizzazioni internazionali possono essere suddivise geograficamente:
- A carattere mondiale → tendenzialmente vi partecipano tutti gli Stati
- A carattere regionale → vi prendono parte solo gli Stati di una certa area.
In base alle finalità invece possono essere:
- A finalità settoriale → FIFA, INTERPOL, Banca Mondiale, Fondo Monetario
- A finalità generale → ONU
Il diritto prodotto dalle istituzioni internazionali deve essere recepito dagli Stati attraverso i meccanismi che ciascuno prevede. Solitamente, con poche eccezioni, non ci sono sanzioni che derivano da una violazione di queste norme, in quanto il diritto internazionale ha difficoltà ad essere vincolante. Queste norme, che sono serie di previsioni non vincolanti, sono chiamate 'soft law' ed hanno lo scopo di indicare delle linee guida di condotta.
Nella nostra Costituzione ci sono dei riferimenti alle organizzazioni internazionali che rispecchiano il rapporto tra diritto interno e internazionale come si configura nel secondo dopoguerra.
- Art 10 → parla del diritto internazionale consuetudinario
- Art 11 → si riferisce alla sovranità esterna.
In Europa ci sono due organizzazioni a carattere regionale con finalità generali: il Consiglio d'Europa e l'Unione Europea.
Unione Europea
L'Unione Europea è un unicum sovranazionale nel mondo, non ce ne sono altre simili, al punto che è stata creata una nuova categoria per descriverla. Essa è infatti un'organizzazione che produce, con le sue stesse istituzioni, norme giuridiche vincolanti non solo per gli Stati, ma anche per i cittadini.
Storia: si voleva creare un'organizzazione in Europa per evitare il ripetersi degli accadimenti bellici, e soprattutto per risolvere il rapporto tra Francia e Germania. Sei Paesi si misero d'accordo per firmare un trattato per gestire in comune il carbone e l'acciaio, così nacque la CECA. Si portò avanti l'integrazione dal punto di vista economico, creando un mercato unico e stabilendo un accordo su quella che veniva considerata l'energia del futuro, l'atomica (EURATOM).
Dopodiché nel 1992 nacque l'UE, che con il trattato di Lisbona restò l'unica organizzazione. Gli strumenti dell'integrazione sono i trattati internazionali e la giurisprudenza della Corte di Giustizia.
Organizzazione: per molti aspetti è intermedia tra uno Stato federale e un'organizzazione internazionale. Ne prendono parte 28 Paesi, 27 nel 2019 con l'uscita del Regno Unito.
- L'organo principale di decisione politica è il Consiglio dei Ministri, in cui vengono rappresentati tutti gli Stati membri con lo stesso peso.
- C'è poi il Consiglio europeo, che decide le linee di indirizzo delle politiche europee, il Consiglio dell'UE invece è dove si approvano queste linee di indirizzo.
- La Commissione dà impulso alla legislazione europea e all'esecuzione, affiancata dal Parlamento che ha potere legislativo ed è eletto ogni 5 anni dai popoli degli Stati membri.
Consiglio d'Europa
È un'organizzazione internazionale formata da 47 Stati, e si occupa principalmente della democrazia e dei diritti umani. I suoi organi principali sono il Comitato dei Ministri, con potere decisionale, l'Assemblea Generale, designata dal Segretario, che è responsabile delle attività del Consiglio.
Vi è poi il Commissario dei diritti umani e la Corte Europea dei diritti dell'uomo. Quest'ultima è un tribunale con sede a Strasburgo e fa applicare un trattato, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
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