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Capitolo I: Caratterri fondamentali del fenomeno giuridico

Cosa sono le regole del diritto?

Il diritto è un complesso di regole di condotta che disciplinano i rapporti tra i membri di una certa collettività, in un dato momento storico. Le regole del diritto mirano a disciplinare in modo stabile i rapporti tra gli individui, in quanto soggetti di quella comunità, e sono funzionali al raggiungimento di tutti i fini di interesse generale; inoltre, esse sono caratterizzate dalla coattività.

Come possono essere qualificati i fatti e gli effetti giuridici contenuti in una norma giuridica?

Le caratteristiche che contraddistinguono il diritto statale sono:

  • Effettività: in quanto i membri della società riconoscono alla regola di diritto un valore obbligatorio e collegano alla sua violazione delle sanzioni.
  • Certezza: si cerca di garantire la conoscibilità delle regole, mediante particolari strutture (ordinamento giudiziario) e particolari istituti (sanzioni).
  • Relatività: le regole del diritto possono avere un contenuto mutevole a seconda della comunità sociale a cui si riferiscono, a seconda dei fini, delle esigenze e dei problemi.

Cos'è un ordinamento giuridico? In base a quali caratteristiche è possibile distinguere gli ordinamenti giuridici?

L’ordinamento giuridico è un apparato organizzativo, di soggetti istituzionali, che assicura la produzione, l’applicazione e l’osservanza dell’insieme delle regole giuridiche. Ci possono essere tanti ordinamenti giuridici quanti sono i possibili fini che possono determinare un’aggregazione di più individui. Inoltre, possiamo distinguere:

  • Ordinamenti generali: soddisfacimento di tutti i possibili interessi sociali.
  • Ordinamenti particolari: soddisfacimento di specifici interessi.

Gli ordinamenti si dividono anche in:

  • Ordinamenti originari: ripetono da sé medesimi il loro carattere di sovranità (Stato).
  • Ordinamenti derivati: ripetono i loro poteri da un altro ordinamento ad essi sovraordinato (Comuni, Province, Regioni).

In sintesi, lo Stato è l’ordinamento giuridico che, attraverso una propria organizzazione (Stato-apparato), assicura la pacifica convivenza e il perseguimento di finalità generali, condivise da una determinata collettività sociale sia sul piano interno che su quello esterno.

Quali caratteristiche proprie hanno gli ordinamenti di common law e civil law?

Negli ordinamenti di common law ci si basa su un tessuto di regole, molte delle quali non scritte, contenute in decisioni giurisprudenziali e basate sull’affermazione di principi tratti perlopiù dall’esperienza e dalle consuetudini. Negli ordinamenti di civil law i sistemi giuridici sono fondati su un tessuto di regole di diritto scritte; la norma giuridica è tale solo se contenuta in atti cui lo stesso ordinamento riconosce la capacità di produrre regole di questo tipo.

Cosa sono le norme giuridiche? E quali sono i criteri di coordinamento delle fonti del diritto?

Le norme giuridiche sono generali ed astratte e sono composte da una fattispecie astratta (atti/fatti che la norma intende disciplinare) e dagli effetti giuridici (posizioni di vantaggio e svantaggio). I criteri di coordinamento delle fonti del diritto sono:

  • Gerarchico: alcune fonti prevalgono su altre.
  • Cronologico: la fonte successiva prevale sulla precedente, solo se sono dello stesso grado.
  • Di competenza: dei vari organi legislativi – riforma 2001 del Titolo V Costituzione.
  • Di specialità: regola i rapporti tra leggi generali e speciali, dando prevalenza a queste ultime.

Quali sono le tipologie di attività interpretativa del giudice?

Il testo normativo è composto da disposizioni; attraverso l’attività interpretativa del giudice si trae il precetto (norma). L’interpretazione può essere:

  • Letterale: in base al significato linguistico.
  • Logica: c’è una coerenza logica del testo.
  • Analogica: si ricava il precetto basandosi su casi simili.
  • Sistematica: le norme vanno coordinate secondo un sistema con al vertice la Costituzione.

Il più utilizzato è il criterio dell’interpretazione logico-sistematica, che mira ad individuare il contenuto di una disposizione dal significato che assume nel settore normativo cui si riferisce.

Capitolo II: Evoluzione delle forme di Stato e delle forme di governo

In che rapporto stanno la forma di Stato e la forma di governo?

La forma di Stato è l’insieme delle finalità che lo Stato si propone di raggiungere e dei valori a cui ispira la propria azione. La forma di governo sono i mezzi organizzativi che consentono di raggiungere le finalità stabilite. Ogni forma di governo va valutata in base alla forma di Stato in cui essa opera.

Quale evoluzione storica ha seguito la forma di Stato?

Le forme di Stato hanno subito una notevole evoluzione storica:

  • Stato patrimoniale (Alto Medioevo 476-1000): struttura feudale, accordi di natura privatistica e difesa del diritto di proprietà; accordi tra i signori su amministrazione, esercito e fisco.
  • Stato assoluto (da Basso Medioevo a Rivoluzione francese 1000-1789): struttura amministrativa stabile, in cui lo Stato assume progressivamente la cura di tutti gli interessi a carattere generale. Esercito, amministrazione e fisco sono organizzati dal Sovrano.
  • Stato di polizia (fine XVIII secolo - variante dello stato assoluto): assolutismo illuminato, con riforme a carattere sociale; l’azione amministrativa è sottoposta al principio della legalità.
  • Stato liberale (da Rivoluzione francese a 1a Guerra Mondiale): stato di diritto, ovvero presenza della Costituzione, garanzia delle libertà individuali e del diritto di proprietà, intervento indiretto statale nell’economia. C’era separazione tra Stato e società.
  • Stato totalitario (da 1GM a 2GM): accentramento del potere nel Capo o nel partito; compressione libertà individuali; forte intervento dello Stato nell’economia e nella società.
  • Stato socialista (da 1GM agli anni ’90): 4 principi → proprietà statale dei mezzi di produzione; riconoscimento delle sole libertà collettive; organizzazione statale basata sul Partito Comunista; economia pianificata.
  • Stato sociale (dal secondo dopoguerra): struttura istituzionale dello stato liberale, in cui c’è intervento pubblico per uguaglianza sostanziale e garanzie di libertà individuali e collettive e un accrescimento degli apparati amministrativi.

Come può essere qualificato uno Stato sulla base delle proprie articolazioni territoriali?

In base al principio dell’autonomia territoriale, la forma di Stato può essere:

  • Unitario (Francia): non c’è autonomia territoriale, ma delle articolazioni amministrative dello Stato centrale sul territorio.
  • Federale (USA, Germania, Svizzera): i membri della federazione hanno una competenza generale, dalla quale sono escluse le materie espressamente riservate dalle norme costituzionali agli organi federali.
  • Regionale (Italia): gli organi centrali dello Stato hanno una competenza generale, fatte salve le specifiche competenze affidate alle Regioni (autonomia legislativa e amministrativa).

Come l’affermarsi del principio della divisione dei poteri ha modificato le forme di governo?

La prima forma di governo fu la monarchia assoluta (Stato assoluto), in cui vi era una struttura organizzativa piramidale ed accentrata; il Monarca era l’unico titolare del potere decisionale. Con l’affermarsi del principio di Montesquieu, c’è stata una ripartizione del potere sovrano tra organi distinti e autonomi. La prima applicazione di questo principio fu la monarchia costituzionale (Stato liberale), nella quale vi era un dualismo tra Monarca e Parlamento, con un progressivo emergere del Governo. In seguito, con l’avvento della forma parlamentare (prima Monarchia, poi Repubblica), il Sovrano perde potere fino divenire, più avanti, Presidente della Repubblica, mentre il Governo inizia un rapporto dialettico nei confronti del Parlamento. Inizialmente il Governo era ancora vincolato alla volontà del Sovrano.

Altre tre forme di governo sono:

  • Presidenziale (Stato liberale/sociale): Il PdR è eletto dai cittadini ed è a capo del Governo, mentre il Parlamento ha poteri di controllo/freno nei confronti del PdR.
  • Semipresidenziale (Stato sociale): il PdR è eletto dal popolo e nomina i ministri; tuttavia, c’è un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento.
  • Direttoriale (Stato liberale/sociale): il Governo ha durata prestabilita, perciò non è possibile lo scioglimento anticipato delle Camere. Per far fronte a ciò, si ricorre spesso a referendum.

Negli Stati socialisti, si sviluppa una forma di governo nella quale il P. Comunista ha un ruolo guida e ci sono vari livelli di assemblee elettive (soviet), che nominano il “Soviet Supremo”.

Come cambia il ruolo del Capo dello Stato nelle forme di governo parlamentari, presidenziali e semipresidenziali?

Nella forma parlamentare il PdR ha il compito di supremo garante delle regole costituzionali, cioè ha poteri diretti all’eliminazione delle cause che impediscono il regolare funzionamento del sistema (es. scioglimento anticipato delle Camere). Nella forma presidenziale il PdR è a capo dell’esecutivo; egli, infatti, ha poteri di nomina e revoca dei più alti funzionari statali e dei Ministri. C’è un rapporto di fiducia tra PdR e Governo. Inoltre, il Parlamento non può essere sciolto dal PdR. Nella forma semipresidenziale, c’è rapporto fiduciario tra Governo e PdR e quest’ultimo è eletto dal popolo; d’altro canto sono presenti l’istituto dello scioglimento anticipato delle Camere e della fiducia parlamentare all’Esecutivo (regime di doppia fiducia).

Capitolo III: Lo stato costituzionale

Sotto quali profili le Costituzioni tendono a porsi come leggi fondamentali?

La Costituzione è un insieme di regole che aspirano a porsi come legge fondamentale di una determinata società. Essa, in base all’art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino, disciplina la tutela dei diritti fondamentali e l’organizzazione dello Stato. La Costituzione è considerata la legge fondamentale in quanto fissa una serie di principi e regole condivisi che fungono da cornice allo sviluppo dei rapporti sociali.

Quali possono essere i criteri in base ai quali classificare i tipi di Costituzione?

In base alle modalità di nascita e alle forme che assume, la Costituzione può essere:

  • Votata (decisa da organi collegiali rappresentativi del popolo) o concessa dal Monarca.
  • Scritta (fonte-atto che riunisce in un testo principi e regole) o consuetudinaria (regole e principi consolidatisi grazie a consuetudini e prassi).
  • Breve (disciplina di carattere generale) o lunga (disciplina articolata e analitica).

In base alla collocazione nel sistema della fonti, la Costituzione può essere:

  • Flessibile (modificata o disattesa da un’altra fonte normativa).
  • Rigida (procedimento aggravato per la sua modifica).

Dal punto di vista del contenuto, la Costituzione è:

  • Procedurale (regola l’esercizio dei poteri pubblici e i modi di produzione del diritto).
  • Programma (orienta l’azione dei pubblici poteri secondo finalità generali).

Dal punto di vista dell’effettività, la Costituzione si distingue in:

  • Formale (rappresentata dall’insieme delle disposizioni contenute nel testo costituzionale).
  • Vigente (parte della Costituzione formale effettivamente operante in un momento storico).
  • Materiale (concezione costituzionale condivisa dalle forze politiche dominanti).

Quali sono i tratti comuni delle Costituzioni contemporanee?

Le Costituzioni contemporanee sono: votate da appositi organi costituenti; scritte, cioè riuniscono in un solo testo normativo tutte le disposizioni costituzionali; lunghe, che contengono norme sia di principio che di diretta applicazione; rigide, ovvero garantite da procedimenti aggravati di revisione e da sistemi di controllo di costituzionalità delle leggi; programmatiche, cioè che fungono da guida all’esercizio dei poteri costituiti. Esse, inoltre, disciplinano sia la struttura e le funzioni degli organi costituzionali, sia la tutela dei diritti fondamentali dei singoli e dei gruppi sociali.

Capitolo IV: Dallo statuto albertino alla costituzione repubblicana

In che termini lo Statuto Albertino disciplina la forma di governo ed i diritti di libertà?

Lo Statuto Albertino, concesso il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto al Regno di Savoia e poi esteso al Regno d’Italia nel 1861, è rimasto in vigore fino al 1848. Esso prevedeva una monarchia costituzionale di tipo dualista (Parlamento formato da una Camera elettiva e dal Senato di nomina regia) e il suffragio era censitario. Era una Costituzione concessa, flessibile e breve, infatti garantiva un esiguo numero di libertà (9 articoli riferiti alle libertà individuali).

Quali fattori determinano la progressiva affermazione di un sistema parlamentare?

La forma di governo adottata mostrò la sua inadeguatezza rispetto alle trasformazioni politiche e sociali che erano maturate. Perciò ci fu una progressiva erosione dei poteri regi a favore del binomio Governo-Parlamento (legame di responsabilità – voto di fiducia e sfiducia). Inoltre, a ciò si accompagna una continua accentuazione della rilevanza politica del Presidente del Consiglio dei Ministri e dello stesso Governo (R.D. 14 novembre 1904, n.466). Inoltre, con le leggi elettorali del 1912 e 1919, fu introdotto il suffragio universale maschile.

Dopo l’Unità si opta per un accentramento politico-amministrativo; per quali motivi e con quali caratteristiche fondamentali?

Furono introdotte leggi di unificazione amministrativa del Regno e il modello napoleonico fu esteso a tutta la penisola (decentramento amministrativo – leggi 2215 e 2248 del 1865).

Quali cambiamenti provoca l’avvento del fascismo sul piano delle istituzioni pubbliche?

Durante il fascismo c’è intervento pubblico nell’economia con il sistema delle partecipazioni statali (IRI); ciò è dovuto alla contingenza economica che si determina alla fine degli anni venti (crisi del 1929). Inoltre, c’è un aumento delle dimensioni della pubblica amministrazione: gli enti pubblici nazionali si moltiplicano (INAIL, ENI…). Oltre a ciò, si verifica un controllo statale sul sistema bancario.

Quali sono gli atti ed i principali avvenimenti che scandiscono il periodo che va dalla caduta del fascismo all’adozione della Costituzione repubblicana?

Il 25 luglio 1943 Mussolini viene revocato e si forma il Governo Badoglio. L’8 settembre viene firmato l’armistizio e il Re si rifugia a Brindisi, mentre nel nord si forma la Repubblica sociale italiana. Con il Patto di Salerno dell’aprile 1944 viene creato il Governo Bonomi con la partecipazione dei partiti del CLN:

  • Umberto di Savoia viene nominato Luogotenente del Regno.
  • Viene rinviata la scelta tra monarchia e repubblica.

Le fasi principali del periodo provvisorio sono la liberazione del nord Italia, l’elezione dell’assemblea costituente (1o referendum istituzionale), l’abdicazione di VEIII, la scelta della forma di governo (2o referendum).

Capitolo V: L'Italia e l'Unione Europea

A quali scopi venne originariamente istituita la CEE?

Le tre Comunità originarie sono la CECA (1951), la CEE e l’EURATOM (1957). L’obiettivo della CEE era quello di creare un mercato comune, attraverso la progressiva eliminazione delle barriere esistenti tra i vari Stati europei, al fine di garantire la libera circolazione di merci/servizi, dei lavoratori e dei capitali.

Quali sono i Trattati che si sono succeduti per realizzare l’integrazione europea?

  • Trattato di Parigi (1951): creazione CECA.
  • Trattato di Roma (1957): creazione CEE e Euratom.
  • Trattato di Bruxelles (1965): unificazione degli Esecutivi delle 3 comunità (1 sola Commissione ed un unico Consiglio dell’Unione, oltre ad un unico bilancio).
  • Atto unico europeo (1986): eliminazione di molte barriere, istituzione del Consiglio europeo e potenziamento del Parlamento.
  • Trattato di Maastricht (1992): la Comunità europea diventa un’unione politica. Si pongono le basi per introduzione moneta unica e istituzione di una Banca Centrale europea. Inoltre viene introdotta la cittadinanza europea.
  • Trattato di Amsterdam (1997): modifiche alla forma di governo comunitaria e rafforzamento della politica sociale europea.
  • Trattato di Nizza (2001): modifiche alla forma di governo comunitaria (nuova composizione Parlamento e Commissione; nuova ponderazione dei voti per decisioni del Consiglio).
  • Trattato di Atene (2003): trattato di adesione tra i 15 Stati membri e i 10 che entrano nell’UE.
  • Trattato di Roma (2004): adotta una Costituzione europea ma non entra in vigore.
  • Trattato di Lisbona (2007): l’UE acquista personalità giuridica e si sostituisce definitivamente alla Comunità europea; c’è anche un progressivo ampliamento dei Paesi membri.
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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MF0909 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Di Carpegna Brivio Elena.
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